AFFETTARE, AFFETTARE E AFFETTARE ANCORA UNA VOLTA

Un racconto che annuncia Halloween, che riguarda il pensiero emotivo e il narcisista

Era l’inizio della sera di Halloween e il buio si estendeva sulla terra, oscurandola e avvolgendola come i peggiori effetti del Pensiero Emotivo. Sdraiata sul letto, ad ascoltare il basso gemito del vento c’era Emma Path, ed era abbattuta. Giaceva sul letto e accarezzava pigramente il suo gatto nero, Thrudgo. Il suo gatto si stava crogiolando al ritmo regolare della sua mano e faceva parecchie fusa soddisfatte.

“Oh Thrudgo, cosa devo fare?” si lamentò Em, ma Thrudgo ascoltava a malapena e intanto sognava di sgattaiolare fuori al raduno notturno e dare la caccia a un topo per giocarci.

“Ricordo l’anno scorso a quest’ora, quando ho fatto quella fantastica festa di Halloween con Michael, ed ero vestita con una tuta aderente. Non posso credere che sia stato un anno fa. Eravamo così felici allora, tutto era meraviglioso, eccitante e poi in un batter d’occhio è cambiato. L’uomo di cui mi ero innamorata era scomparso, sostituito da uno sconosciuto, una persona che mi ignorava, che ha distrutto l’amore che avevamo una volta. Gli ho dato il mio cuore e lui l’ha fatto a pezzettini, mi manca ancora, mi manca davvero, dichiarò e cominciò a singhiozzare.

Thrudgo si girò perché Emma aveva smesso di accarezzarlo ed era molto contrariato. Innanzitutto, perché Emma non gli stava più prestando le attenzioni che meritava e in secondo luogo perché non tirava fuori quella storia penosa da circa cinque mesi, cosa che piaceva a Thrudgo. Aveva dovuto sopportare settimane in cui Emma si lamentava della fine della sua relazione con Michael. Le stesse domande tormentate, “perché è successo?” e “cosa intendeva quando ha detto questo?” e “come ha potuto tutto questo cadere a pezzi. e “intendeva nulla di ciò che mi ha detto?” e “come avrei potuto risolvere le cose?” E avanti così all’infinito Thrudgo era stato felicissimo quando questo lamento circolare era terminato, e lei non ne parlava più Michael lo Scomparso.

“Adesso ci vedo tutti e due”, continuò Em mentre ricordava la festa di Halloween, “che balliamo al chiaro di luna sulla nostra canzone preferita, ero così felice ed è stato solo un anno fa. Solo un anno.

“Mi chiedo dove sia, adesso”, chiese Em a Thrudgo ma era un gatto, quindi non rispose nulla.

“Chissà se è ancora con lei?” mormorò Em mentre la sua memoria si andava alla sua sostituta, la Non Così Attraente Non all’Altezza che a quanto pare si era assicurata l’affetto di Michael.

“Perché diavolo se ne è andato con lei quando era così felice con me? Non riesco ancora a capire cos’ha, che io non ho? ” dichiarò Em.

E così Em riprese un discorso che non si sentiva da molti mesi mentre raccontava le varie malefatte, i dispetti, i comportamenti offensivi e il trattamento decisamente schifoso messo in atto da Michael. E mentre parlava con se stessa, non sentì il rumore della prima fetta che veniva tagliata.

Thrudgo si alzò sul letto e decise di uscire, perché aveva sentito questo discorso molte volte e sapeva dove sarebbe arrivato. Aveva altre faccende di cui occuparsi perché da gatto era egocentrico e interessato solo a tre cose: a chi lo nutriva, a chi lo accarezzava e a quanti topi poteva tormentare. Tutto il resto erano sciocchezze. Di conseguenza, Thrudgo si stiracchiò, alzò gli occhi al cielo, sbadigliò e sgattaiolò fuori dalla stanza lasciando Em al suo Soliloquio di Solitudine.

Raccontò l’inizio della relazione, di come lei e Michael si erano incontrati, lo stuzzicante corteggiamento e l’ipnotizzante seduzione. La sua voce soffocava il suono di qualcosa che veniva affilato, qualcosa di fine, sottile e molto appuntito.

Continuava a ricordare giorno dopo giorno, momento dopo momento, le cose meravigliose e quelle dolorose della relazione. La gioia e il disprezzo, la magia e la sofferenza mentre tirava fuori ogni fatto, ogni evento e ogni avvenimento. Mentre parlava con se stessa, si formò una sfilza di immagini nella sua mente mentre immaginava lei e Michael. Andò a rivisitare vecchi luoghi, passeggiò tra i ricordi e riportò in vita quel cadavere in decomposizione che rappresentava Michael ed Emma.

Si sentiva triste. Turbata e stava soffrendo.

“Ho capito,” dichiarò tra i singhiozzi, “chiamerò Miranda, mi farà sentire meglio”.

Mentre Emma prendeva il cellulare e premeva il pulsante per chiamare la disinformata ma ben intenzionata amica, Miranda, non riuscì a sentire il suono della seconda fetta che veniva tagliata.

“Ciao Em, come stai?” chiese Miranda mentre i suoi ardenti toni empatici risuonavano lungo la linea telefonica. “Oh, non così bene, vedi, è Halloween e mi ricorda che un anno fa stavo con Michael e tutti i ricordi sono tornati a sommergermi e mi manca così tanto. Pensavo di averlo superato ma, oh non lo so, sembra tutto così crudele, “spiegò e poi si lasciò sfuggire un altro singhiozzo di dolore.

“Oh, tesoro,” la consolò Miranda, “Lo so, lo so, non passa mai non è vero? Il bastardo! Come ha potuto farti questo? Eravate una coppia perfetta. Non riesco ancora a capire cosa è cambiato in lui. Sembrava così giusto per te”.

“Lo era, lo è, oh Miranda, è stato solo un anno fa che abbiamo fatto quella festa a casa, ti ricordi?”. chiese Em.

E Miranda si ricordava e così parlò liberamente con Em mentre prendeva l’attizzatoio e attizzava le braci del passato e fece sì che le fiamme quasi spente si riaccendessero e riprendessero vita. Incentivò la sua amica a continuare a parlare dell’uomo che ora la faceva essere sconvolta, ferita e dolorante. Faceva questo perché non sapeva nulla della Maledizione del Narcisismo e priva di questa conoscenza, piuttosto che spegnere qualsiasi discorso su Michael, piuttosto che distrarre la sua amica cambiando argomento o fare un salto da lei per portarla fuori da qualche parte, le permise di impegnarsi in una lunga diatriba su Michael, perché, ben intenzionata ma disinformata, pensava che questo sarebbe stato d’aiuto.

Quindi le due parlarono e parlarono mentre un’ora diventavano due e tutto quello di cui parlavano era Michael. Michael il Magnifico. Michael il Miserabile. Michael il manipolatore. Michael il Pazzo, Michael il Lunatico Michael l’Incantatore e Michael lo Scomparso.

Né Em né Miranda riuscirono a sentire il suono acuto, il che era ovvio perché le loro chiacchiere lo soffocavano.

Alla fine, dopo due ore e mezza di Michael questo e Michael quello, Miranda spiegò che doveva andare dato che avrebbe partecipato al ballo di Halloween alle Torri di Tudor e la chiamata si concluse.

“Mi sento un po’ meglio ad aver parlato con Miranda, è una amica così buona”, osservò Em “e così è stato, mi ha fatto render conto che ora posso guardare il profilo Facebook di Michael. Penso di aver superato il peggio ora, quindi posso scoprire cosa sta facendo, perché dopo tutto hai bisogno di conoscere il tuo nemico, giusto?”

Mentre canticchiava una canzoncina tra sé e sé e apriva il laptop per andare sul suo profilo Facebook e cercare Michael, non riuscì a sentire il rumore della terza fetta tagliata.

Em guardò la pagina Facebook di Michael e l’ultima volta che l’aveva guardata, alcuni mesi prima, aveva visto il Bollettino Relazionale di quanto fosse meravigliosa la Non all’Altezza e il diario di lui era addobbato con le immagini di loro due che sorridevano come il presidente Trump in uno spogliatoio.

Ma ora non più.

Non c’erano foto di loro due. Nessuna frase stucchevole sull’amore e la lealtà che era stata usata per triangolare Em nelle prime fasi dopo il rifiuto di Michael nei suoi confronti. Erano sparite tutte.

“Oooh, devono esserci problemi in paradiso”, commentò Em tra sé mentre continuava a farsi strada tra i post di Michael sui social media. Ad ogni clic si sentiva più felice di vedere che non c’era alcun segno della Non all’Altezza, ad ogni immagine che scorrieva, l’assenza della Non all’Altezza faceva provare a Em una strana sorta di euforia per la sua scomparsa.

“Mi chiedo cosa le sia successo. Immagino che lui si sia stufato di lei, beh non posso biasimarlo, voglio dire, era un vero disastro. Dio sa cosa aveva visto in lei?”.

Il viaggio attraverso i social media che Michael teneva aggiornati in tempo reale non contenevano la minima traccia della Non all’Altezza. Con la curiosità stuzzicata, Em prese il telefono e trovò il contatto di Michael.

“Gli dirò solo ciao e gli augurerò un felice Halloween, niente di male nel fare solo questo”, si disse.

Mentre scriveva il messaggio, non riuscì a sentire il suono della quarta fetta tagliata.

Inviò il messaggio a Michael. Due minuti dopo il suo telefono squillò e sulla schermata di blocco c’era “Michaelangelo” il soprannome che lei aveva scelto per lui e che non aveva mai modificato sulla sua rubrica. Sentì l’impazienza salire mentre afferrava il telefono e apriva il messaggio.

“Ciao Em, è un piacere sentirti. Buon Halloween! Come stai?”

Lei lesse il messaggio e poi lo lesse di nuovo prima di sorridere.

“Deve essere il destino”, dichiarò, “che accada questo un anno dopo”.

Con nervosa eccitazione lei rispose e per i successivi trenta minuti i messaggi si susseguirono, tutti piacevoli, tutti educati, alcuni persino divertenti. Il suo Michael, Michael il Portatore di Allegria era tornato.

Mentre era intenta a scrivere un altro messaggio per lui lo schermo improvvisamente si illuminò e mostrò che Michael la stava chiamando. Esitò. Non si parlavano da mesi, avrebbe dovuto parlare con lui? Si chiese se fosse una buona idea, ma poi di colpo rispose alla chiamata perché voleva sentire di nuovo la voce di lui, sentire la sua risata e inoltre aveva così tante domande.

“Pronto?” rispose.

“Ciao Em,” le giunse quella voce familiare, “ho pensato di chiamarti, molto più facile che continuare a mandare messaggi”, spiegò lui

“Oh certo, certo, nessun problema”, rispose lei.

Ben presto furono nel bel mezzo di una conversazione familiare. Le educate formalità furono messe da parte e si parlarono tra loro come avevano fatto nel meraviglioso inizio della loro relazione. Michael porse a Em le sue scuse per il modo in cui l’aveva trattata. Disse che aveva avuto un momento di follia, che non si sarebbe mai perdonato per il modo in cui l’aveva trattata, che lei non lo meritava e non sapeva cosa gli fosse successo quando aveva scelto la Non all’Altezza. Spiegò che era una pazza, una pazza ossessiva che aveva raccontato bugie su Em e lui, stupidamente ci aveva creduto, ma dopo un po’ si era reso conto che non potevano essere vere, però aveva troppa paura a contattarla e scusarsi perché senza dubbio Em era ancora arrabbiata con lui.

Em disse che era stata arrabbiata con lui per quello che aveva fatto, perché le aveva fatto così tanto male, ma lo perdonava perché si rendeva conto di quanto fosse dispiaciuto. Spiegava come si sentiva e lui rispondeva annuendo con “Capisco” e “Uhuh” e “Hai ragione”. Raccontava il suo dolore, le sue lacrime e la sua rabbia. Gli raccontò di come stesse continuamente seduta ad ascoltare Ed Sheeran, come Adele fosse diventata la colonna sonora degli ultimi mesi e che no, non c’era nessun altro adesso e no, non usciva con qualcuno. Lui ascoltava e diceva tutte le cose giuste. Era tornato. Il suo Michael era tornato.

Parlarono per poco più di un’ora, Em ignara dell’oscuro mondo là fuori, rannicchiata nella sua camera da letto mentre ascoltava Michael che si scusava e mentre lui la riportava ancora una volta a quei magici ricordi.

“Em,” disse Michael, “penso che sia giusto che mi scusi di persona, così puoi davvero vedere quanto mi dispiace per quello che ho fatto. Hai programmi?”

“Ehm, no, no, non ne ho”, rispose lei. Doveva permettergli di venire? Sarebbe stato meraviglioso vederlo, ma l’aveva ferita proprio così tanto.

“Non sono sicura che sia il caso, mi hai spezzato il cuore”, rispose.

“Lo so, lo so, è per questo che ho bisogno di chiederti scusa di persona. Dammi solo dieci minuti e poi me ne vado. Giuro.

“Dieci minuti?”

“Dieci minuti.” “Va bene allora, ci vediamo tra, diciamo mezz’ora?”

“Bene a più tardi,” confermò Michael.

Em sentì quel familiare tuffo al cuore. Lui stava andando a trovarla. Il ritorno del suo re dopo la sua crociata in terre sconosciute. Saltò giù dal letto e corse in soggiorno, riordinando freneticamente. Gli involucri delle barrette di cioccolato furono gettati nel cestino, spense la televisione in modo che il film che aveva messo in pausa, “PS, I Love You” non fosse più visibile e nascose la grande scatola di fazzoletti Kleenex in un armadio. Rassettò i cuscini, si assicurò di riempire la lavastoviglie con le stoviglie che erano posate sul bancone della cucina e accese delle candele. Non c’era tempo per una doccia, ma c’era tempo per cambiarsi, truccarsi e mettere un po’ di profumo.

Mentre metteva l’eyeliner, sorrise a se stessa e vide se stessa per la prima volta da mesi, fu meraviglioso. Sarebbero stati solo dieci minuti, ma voleva che lui vedesse cosa aveva stupidamente gettato via. Fargli vedere che stupido era stato. Premette play sul telefono in modo che gli altoparlanti della casa iniziassero a suonare mentre sorrideva di nuovo. Quando le prime note di Sia iniziarono a suonare ed Emma sentì le sue viscere formicolare per l’eccitazione, non riuscì a sentire nell’aria la quinta fetta tagliata.

Emma aprì la porta. Eccolo lì. Michael. Era sulla soglia della porta con una bottiglia di vino in mano, i capelli ancora leggermente umidi per la doccia veloce e quell’ampio sorriso sul viso, quel sorriso adorabile su quel viso adorabile.

“Ciaooo”, dichiarò quando la porta si aprì e la calda luce della casa di Emma si diffuse fuori nella notte buia.

“Ciaooo” rispose lei e rise, “vieni dentro”, lo invitò.

“Ehm, penso che il tuo gatto abbia preso qualcosa”, osservò Michael mentre scavalcava Thrudgo che stava giocando con un topo sulla soglia. Il gatto si fermò un momento, lanciando a Michael uno sguardo minaccioso con i suoi occhi gialli mentre Michael entrava in casa.

“Hmm, cosa? Oh, sì, lo fa “, rispose Em senza registrare realmente ciò che le era stato detto, mentre fissava Michael che entrava in casa.

La porta si chiuse dietro di loro mentre fuori al chiaro di luna Thrudgo pestava il topo con entrambe le zampe, bloccandolo e affondandovi i denti, finendolo…

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR