UNA LETTERA AL NARCISISTA – N. 64: Lettera della Ballerina

Non abbiamo mai ballato.

Non a un matrimonio, nΓ© a un addio al celibato.
Non al bar, nΓ© in una discoteca.
Non a un concerto rock, nΓ© a una festa.
Certamente non abbiamo mai preso lezioni di danza.
Non abbiamo mai ballato.

Mi lamentavo del fatto che non avevamo mai ballato.

Non abbiamo mai ballato.
Non lo stuzzicante tango . Non un valzer dove si gira. Sicuramente non l’appassionato paso doble. Mentre eri portato per il mambo orizzontale (te lo darΓ² io); quel ballo non sembra essere una grande impresa per la tua specie.

Non abbiamo mai ballato.
Non abbiamo mai ondeggiato in una canzone d’amore lenta e cadenzata. Purtroppo, non abbiamo mai ballato il rock cantando insieme a squarciagola. E sicuramente non abbiamo mai ballato un jig. Non abbiamo mai ballato.

Ah, ma ballare con me tu l’hai fatto.
Hai ballato con me in circolo. Hai ballato con me in schemi che non riuscivo a vedere, eppure in qualche modo lo sapevo istintivamente: dovevi a malapena comandare. Quella era la tua unica area di competenza. Hai scelto bene la tuo compagna di danza. E ho risposto, perchΓ© da qualche parte dentro di me conoscevo giΓ  questa danza a memoria. In qualche modo i passi sono stati impressi nella mia anima. Una danza fatta al meglio con gli occhi chiusi.

Mi lamentavo che non avevamo mai ballato – che non avevamo mai avuto “una canzone”, che non avevamo mai danzato guancia a guancia, o con le braccia strette l’una all’altro – non abbiamo nemmeno sporcato la danza …

Eppure abbiamo ballato … in realtΓ  una danza mortale. Non ho mai capito che stavamo ballando per tutto il tempo.
E poi qualcosa Γ¨ cambiato. Nella tua sicurezza hai ballato con me troppo lontano, troppo duramente o troppo a lungo – i miei passi hanno vacillato. Tu l’hai capito, ma troppo tardi. Hai cercato di togliermi dalla pista da ballo, in un angolo cosΓ¬ lontano che nessuno poteva neppure vedere. E poi hai cercato di coinvolgermi nella stessa danza. “Parla con me” dicevi, ma intendevi dire “balla con me”. E non l’ho accettato … ho vacillato; mi hai chiamato ma era troppo tardi. Le mie scarpe da ballo si erano consumate oltre ogni possibilitΓ  …

Cosa ti aspettavi? Che potevamo comprare un nuovo paio di scarpe per me? In che senso? Quando non Γ¨ rimasto nulla.

E pensavi che avrei ballato fino a ridurmi a brandelli e con le dita dei piedi sanguinanti?

Sei andato via. Non ti importava.

E quando sei tornato, ti aspettavi semplicemente che sarei rimasta lì ad aspettare sulla pista da ballo, con le scarpe logore, per farti riprendere la danza? Hah.

Avevo gettato via le scarpe e ero corsa via, con le dita dei piedi nude visibili, piedi teneri non protetti ma liberi – non te l’ aspettavi vero?
Non pensavi che avessi questo in me.

CosΓ¬ ora, guardandomi indietro, brindo al fatto che non abbiamo mai ballato; una danza reale. Una vera danza. L’unica parte della mia vita (l’unico angolo del mio cuore) dove non sei riuscito ad infiltrarti. A contaminare

Ho sentito che i narci possono fingere un sacco di cose – ma noi non abbiamo mai ballato – perchΓ© non puoi fingere il ritmo. E mi piacerΓ  quel pensiero fino alla fine dei miei giorni. E mi gusterΓ² quel pensiero ogni volta che ballo, senza di te.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR