UNA LETTERA AL NARCISISTA – N. 43: Lettera della protettrice


Caro marito,

Sto scrivendo questo per me e per le mie bambine perchΓ© francamente l’emozione di cui sto per parlare Γ¨ fuori della tua portata.

13 anni. 13 anni di intensa devozione. 13 anni di costante sollevamento, cercando di capire come e perché hai potuto farci del male in modo malato e contorto. Come stavi lì seduto a sogghignare quando ci portavi a piangere o urlare per la frustrazione. Come ti rivoltavi quando mi sentivo distrutta.

Mi sono sempre chiesta perchΓ© le cose di me che dicevi di amare erano le stesse cose di me che tentavi di calpestare. Mi criticavi, di fronte alla gente, era una cosa infida, uno sguardo qui, un ridicolo sogghigno compiaciuto nel farmi sapere che pensavi che qualsiasi cosa dicessi fosse stupida. O anche semplicemente ignorando del tutto me e le bambine, mentre parlavi e ridevi con tutti gli altri, e ogni volta che provavamo a entrare nella conversazione, ti azzittivi e osservavi mentre noi eravamo ferite e umiliate.

Quando cercavo di spiegarti quanto erano offensive le tue azioni nei nostri confronti, rispondevi sempre pateticamente con “cosa ho fatto esattamente”? È sempre il tuo scorrere fino alla linea. L’abuso Γ¨ costante e difficile da esprimere sempre e tu lo sai.

Ne sei troppo felice per sembrare che abbiamo solo frainteso te o la situazione o che siamo troppo bisognose. Sì, ne avevamo bisogno. Io avevo bisogno di un marito che non abusasse di me. Che non avesse rubato per sé le mie qualità più preziose e belle. Le mie bambine avevano bisogno di un padre che le amasse. Che ridesse con loro. Che giocasse con loro. Un padre che non abusasse di loro e le ferisse per puro piacere.

Sai, ho sentito molto su come il narci vince sempre e su come le vittime fuggono impaurite dalla tua specie. Temendo di accendere la tua furia scivoliamo via nell’ombra per chiederci quando o se verrai a prenderci.

Per alcuni forse potrebbe sembrare l’opzione migliore per loro, ma per quanto riguarda noi, non ci nasconderemo da te. La ragione di tale affermazione Γ¨ semplice. Noi non abbiamo fatto nulla di sbagliato. SΓ¬, lo so che per te e il tuo fragile ego tu devi credere un’altra cosa, ma guarda in faccia la realtΓ : sei patetico.

Noi abbiamo giΓ  vinto. Abbiamo vinto perchΓ© possediamo la capacitΓ  di amare sinceramente. Possediamo la capacitΓ  di dire la veritΓ  e trattare gli altri con gentilezza e rispetto. Apprezziamo le cose, come il sole sulla faccia, le cose semplici.

Abbiamo vinto perchΓ© non potevi distruggerci completamente. Guariremo e andremo avanti senza uno sguardo verso di te. Il grosso cattivo spaventoso narcisista? Hah. Sei paranoico e ti guardi costantemente alle spalle per assicurarti che le tue bugie e le tue amanti non siano state scoperte.

Sempre con la paura segreta che la maschera possa cadere. Che tutti scoprano esattamente quanto sei malato e in generale disturbato e offensivo. Porterai te stesso alla rovina perchΓ© non puoi accettare il fatto che hai incontrato la tua metΓ .

Non mi nasconderΓ² da un parassita come te. Non mi nasconderΓ². Non ti riconoscerΓ² nemmeno. Silenzio. Ah, il tuo strumento preferito di punizione, giusto? Ma chi sta ignorando chi? Quando esco di casa ti saluto mai? Quando parli, riconosco ancora davvero le tue parole? No, non lo faccio perchΓ© non mi interessa. Le tue parole non sono altro che bugie e la tua presenza Γ¨ una delusione.

Vederti per lo scarafaggio che sei Γ¨ di per sΓ© una vittoria. Ecco, questo Γ¨ tutto, ta ta. Ti lascio a qualsiasi cosa tu faccia, le bambine e io abbiamo una bella vita da continuare a vivere. Ti direi “arrivederci”, ma scusami, non avevo nemmeno capito che eri nella stanza.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR