NARCISISMO: TRATTO CULTURALE O UNIVERSALE?

Il narcisismo, caratterizzato da un bisogno innato di controllo, dal senso del diritto, dalla mancanza di responsabilità, dalla mancanza di riconoscimento dei confini, dalle manipolazioni, dall’assenza di empatia emotiva e dal perseguimento degli scopi primari, è stato a lungo stereotipato come un fenomeno tipicamente occidentale e, in particolare, americano. La psicologia popolare e i media lo descrivono spesso come un sottoprodotto dell’individualismo, dei social media e di una cultura improntata al “prima io”.

Tuttavia, potrebbe invece essere che il narcisismo sia un tratto umano in larga misura universale, con schemi di fondo coerenti nelle società di tutto il mondo, mentre la sua espressione e la sua intensità vengono innegabilmente modulate dai contesti culturali, economici e sociali? Questa tensione tra universalità e modellamento culturale si trova al cuore del concetto di narcisismo interculturale.

Uno studio fondamentale del 2025 della Michigan State University, che ha coinvolto oltre 45.000 partecipanti provenienti da 53 Paesi, ha fornito alcune delle prove più solide a sostegno del concetto secondo cui il narcisismo sarebbe un tratto universale. I ricercatori hanno esaminato ciò che hanno descritto come narcisismo grandioso. Ora, come sapete, io parlerò di comportamenti grandiosi, covert e vulnerabili, ma non amo l’espressione “narcisista grandioso”, perché ritengo che sia troppo ampia. Ciononostante, in questo studio stavano cercando i narcisisti più manifesti nei loro comportamenti e hanno riscontrato schemi demografici sorprendentemente coerenti in tutto il mondo. Sospetto che stessero cercando i narcisisti palesi semplicemente perché sono più facili da individuare.

In tutte le culture, gli adulti più giovani hanno ottenuto punteggi più alti rispetto agli adulti più anziani, e gli uomini punteggi più alti rispetto alle donne. Queste differenze di età e genere sono rimaste valide anche dopo aver tenuto conto di variabili culturali quali individualismo, collettivismo o ricchezza nazionale. Ora, soffermandoci qui, noterete che, per quanto riguarda il comportamento più palese, esso sembrava essere maggiormente presente nei giovani e negli uomini rispetto agli anziani e alle donne.

Ho spiegato da tempo che i comportamenti più covert dei Medio-Rango Centrale contano più donne tra le loro fila rispetto agli uomini, il che, nel complesso, riequilibra la situazione, così che, come ho spiegato in passato, la ripartizione tra uomini e donne narcisisti nel mondo è grosso modo paritaria.

Le principali intuizioni emerse dallo studio sottolineano che alcuni meccanismi psicologici, come la ricerca dello status o le motivazioni di auto-esaltazione, sembrano essere profondamente radicati nella natura umana e trascendere i confini.

È interessante notare che gli Stati Uniti, spesso considerati un baluardo del narcisismo, non sono risultati al primo posto della classifica. Si sono collocati complessivamente al sedicesimo posto. I punteggi medi più elevati di narcisismo sono emersi in Germania, seguita da Iraq, Cina, Nepal e Corea del Sud. I più bassi sono apparsi in Serbia, Irlanda, Regno Unito, Paesi Bassi e Danimarca. Questo ribalta la narrazione dell’eccezionalismo americano nell’autocompiacimento.

I Paesi con un PIL più elevato hanno generalmente mostrato livelli più alti di narcisismo, forse a causa di una maggiore enfasi sullo status, sulla competizione e sul successo personale negli ambienti più benestanti. La ricchezza potrebbe benissimo favorire culture dell’indulgenza, nelle quali l’autopromozione produce ricompense maggiori. E naturalmente sappiamo che quei narcisisti impegnati nel perseguimento degli scopi primari ricorrono regolarmente all’autopromozione.

Ancora più provocatoria è la scoperta relativa al collettivismo.

Contrariamente all’assunto a lungo sostenuto secondo cui le società individualistiche, quelle che enfatizzano l’autonomia personale, genererebbero più narcisisti, i dati hanno rivelato livelli più elevati di narcisismo, in particolare per quanto riguarda il bisogno di ammirazione, nelle culture più collettivistiche. Questo mette in discussione le teorie classiche che collegano l’indipendenza occidentale all’inflazione dell’ego.

Nei contesti collettivistici, il narcisismo può svolgere funzioni adattive all’interno di gerarchie sociali complesse, distinguendosi in modo strategico pur mantenendo in superficie l’armonia del gruppo. In altre parole, certi narcisisti riescono a mantenere una facciata.

Ricerche precedenti sostengono questa sfumatura. Uno studio del 2021 che confrontava la Germania, più indipendente, e il Giappone, più interdipendente, ha riscontrato variazioni nel modo in cui il narcisismo si manifestava. I tratti grandiosi, come l’autopromozione estroversa, si associavano maggiormente a forme di autocontrollo indipendenti comuni in Occidente, mentre quei narcisisti che mostravano una maggiore difensività presentavano legami più forti con contesti interdipendenti, nei quali la valutazione sociale e il salvare la faccia hanno un peso maggiore. In altre parole, contesti in cui una particolare facciata conterebbe di più.

Tuttavia, le caratteristiche centrali — in termini di senso del diritto, assorbimento in sé, egocentrismo — persistevano in entrambi gli ambienti. Gli studi dimostrano dunque l’impatto della moderazione culturale.

I comportamenti palesi si correlano a un migliore benessere psicologico, a una maggiore autostima e a una minore depressione, soprattutto nei Paesi individualistici, dove un’auto-esaltazione audace è in linea con i valori culturali. Coloro che presentano tratti più vulnerabili, al contrario, risultano collegati in modo più costante a un benessere peggiore nelle diverse culture. Una meta-analisi interculturale del 2024 ha rafforzato il dato secondo cui, mentre i comportamenti grandiosi possono prosperare nelle società orientate all’io, gli aspetti negativi di questi tratti — antagonismo, sfruttamento — restano costosi ovunque.

Questi risultati, naturalmente, hanno alimentato il dibattito tra natura e cultura. Gli studi sui gemelli e le stime di ereditarietà indicano che il narcisismo possiede una componente genetica sostanziale, accanto anche a un impatto ambientale. In effetti, la componente genetica significativa rimanda a meccanismi psicologici evoluti per la ricerca dello status, presenti in tutti gli esseri umani.

Gli psicologi evoluzionisti hanno sostenuto che i bias di auto-esaltazione abbiano aiutato i nostri antenati a orientarsi nelle gerarchie sociali, ad assicurarsi partner e risorse, vantaggi che persistono universalmente e che, in altre parole, consentono all’individuo di sopravvivere e prosperare in modo efficace.

L’ambiente e la società, tuttavia, plasmano chiaramente l’espressione. I valori culturali influenzano quali aspetti predominino. Le culture individualistiche possono ricompensare la grandiosità palese e il carisma, producendo narcisisti più audaci, che eccellono nell’imprenditoria o nell’intrattenimento.

Le società collettivistiche potrebbero invece incanalare i tratti in forme più gerarchiche, vantandosi in modo sottile attraverso l’onore familiare, il successo accademico o l’orgoglio nazionale. Anche i fattori economici contano. La scarsità nei contesti con PIL più basso potrebbe sopprimere il senso del diritto palese, mentre l’abbondanza lo amplifica. Le pratiche storiche e di socializzazione, gli stili genitoriali che enfatizzano l’unicità anziché la conformità, calibrano ulteriormente questi tratti.

La tecnologia moderna aggiunge un ulteriore livello. Le piattaforme di social media, accessibili a livello globale, ricompensano l’autopresentazione e i comportamenti di ricerca di validazione che alimentano i bisogni del narcisista. Tuttavia, modelli d’uso e ricompense differiscono culturalmente. Nelle società collettivistiche, la condivisione può enfatizzare il successo della famiglia o del gruppo. In quelle individualistiche, il personal branding.

I cambiamenti generazionali, con punteggi di narcisismo in aumento in alcune coorti, appaiono più pronunciati là dove la cultura digitale si interseca con un rapido cambiamento socioeconomico.

Le implicazioni si estendono ben oltre l’accademia. Comprendere il narcisismo interculturale aiuta la salute mentale globale, la selezione della leadership e le relazioni internazionali. In diplomazia, per esempio, riconoscere che i tratti narcisistici nei leader seguono schemi simili ovunque potrebbe aiutare a formulare strategie negoziali. Nel mondo degli affari, i team multiculturali traggono beneficio dalla consapevolezza che gli stili di autopromozione variano, pur derivando da motivazioni comuni.

Il fatto è che la ricerca descrive il narcisismo come qualcosa di universale negli esseri umani — in altre parole, svolge effettivamente una funzione — e successivamente scolpito dalla cultura. Il suo nucleo, fatto di auto-esaltazione, senso del diritto, assenza di empatia emotiva e mancanza di responsabilità, è intessuto nella psicologia umana. Probabilmente, stabilisce lo studio, per ragioni evolutive.

Le società agiscono poi come prismi, rifrangendo questi tratti in espressioni diverse. L’imprenditore vanaglorioso in un contesto, lo studioso ossessionato dallo status o il campione nazionale in un altro. È stato riscontrato che ricchezza, gerarchia e valori moderano intensità e forma, mentre dati demografici coerenti suggeriscono una base universale dell’essere umano.

Il narcisismo non è né puramente americano, né immune alla cultura. È una costante umana plasmata dal contesto, che offre sia vantaggi adattivi sia rischi. Con la globalizzazione e la tecnologia che omogeneizzano le esperienze, sarà interessante vedere se in futuro le differenze convergeranno o persisteranno.

Ma per ora, le prove dimostrano che il narcisismo è un tratto umano universale, mentre la sua espressione — in termini di grandiosità, di comportamenti più covert, di manifestazione di tratti più vulnerabili — è modellata dalle influenze culturali.

H.G. TUDOR – “Narcissism : Cultural ora a Universal Trait” – Traduzione di PAOLA DE CARLI