UNA LETTERA AL NARCISISTA – N. 125: Lettera di AMT

Te ne sei andata.
C’Γ¨ un’immobilitΓ  e un silenzio nello spazio in cui eri. Questo spazio Γ¨ sia dentro che fuori di me. Dentro di me un terrore onnipresente carico di ansia e pesante apprensione perchΓ© te ne sei andata. La tonalitΓ  oscura che tu gettavi sul mondo in generale si Γ¨ ora dispersa come la radura della nebbia. Le mie emozioni ora sono un placido torrente e non sono piΓΉ quel fiume insidioso con inaspettati mulinelli di acqua bianca e cascate. Il mondo Γ¨ un posto piΓΉ calmo ora, anche se le acque che sono nel torrente sono le stesse che una volta erano nel fiume e lo saranno sempre.
Ti amo ancora e mi mancano le cose migliori di ciΓ² che eri tu. Mi mancano le cose che erano belle e vere.Β 
Mi manca ciΓ² che avrebbe potuto essere. Mi manca quello che pensavo fossi. Mi manca quello che volevo che fossi. Mi mancano i ricordi lontani di quando sembravi piΓΉ felice, piΓΉ contenta, piΓΉ intera, piΓΉ speranzosa e piΓΉ ottimista. All’epoca sembravi piΓΉ entusiasta e piΓΉ leggera; come se credessi ancora che la vita fosse buona e ci fosse speranza. Ma era la facciata? Eri ben alimentata durante quei momenti memorabili?
O era la vera te? O era la mia imponente immagine di ciΓ² che volevo che fossi? La madre che volevo
e che per molto tempo pensavo di avere davvero?
Non ha importanza in realtΓ . Ora se ne sono andati sia la vera te che la facciata.
Verso la fine, hai mostrato la tuo vera personalitΓ . Le tue vere emozioni sono emerse. Non c’era piΓΉ l’orgoglio stoico e il controllo costante. C’era paura e dolore. Non volevi stare da solo, nemmeno in una stanza. Quando eri da sola, chiamavi, chiedevi compagnia. Dicevi che ti sentivi come se stessi impazzendo. Eri in uno stato di agitazione e irrequietezza in quei momenti. Mi guardavi con uno sguardo indagatore e carico di domande, aspettando che ti spiegassi perchΓ© ti sentivi cosΓ¬, aspettando che ti confortassi e ti dicessi che tutto
sarebbe andato bene. Io cercavo di calmarti con parole delicate e pazienti. Ti ho accarezzato la fronte mentre ti distendevi sul cuscino. Hai chiuso gli occhi. Avevi bisogno di compagnia: attenzione costante e cura per tutto il giorno.
La facciata era sparita. Non avevi piΓΉ la forza di tenerla in piedi. Non aveva senso.
Mi dispiace tanto Madre. Mi dispiace per te e per come deve essere stata la tua vita. Penso a te e sento un
profondo dolore, punteggiato da momenti di rabbia e risentimento. Rabbia con il mondo perchΓ© ha portato via ciΓ² che avrebbe potuto essere. Arrabbiata con il destino, per averti dato una vita difficile e, di conseguenza, per aver dato a me una madre difficile. Ma questo dolore Γ¨ per te, o Γ¨ una proiezione del dolore che mi Γ¨ rimasto e che provo per me stessa e per tutti noi? Ti abbiamo amato tutti e in realtΓ  hai avuto una bella vita. Ci sei stata cara e sei stata protetta, custodita e amata. Eri in una famiglia devota. Per molto tempo, hai avuto tutte quelle cose.
Hai avuto piΓΉ di quello che abbiamo mai avuto o che abbiamo ora noi che siamo rimasti.
Al tuo funerale, ho consegnato un elogio scritto di mio pugno. Era una facciata. Non riuscivo a dire tutta la veritΓ  cosΓ¬ ho descritto le parti migliori e i tempi migliori. Fare diversamente sarebbe stato assai inappropriato – cosΓ¬ irrispettoso, cosΓ¬ egoista. Ho onorato la tua memoria. Ho detto che eri una madre esemplare. Ironico davvero, visto che quelle parole sono state pronunciate dalla tua figlia capro espiatorio, quella che non potevi riconoscere, lodare e amare veramente senza egoismo. Lo shock emotivo e la tristezza perchΓ© te ne stavi andando, mi ha aiutato a ricordarti completamente buona, completamente amorevole. È stato facile e naturale scivolare nel pensiero emotivo e indossare di nuovo quegli occhiali colorati di rosa. Ha facilitato le cose. La cosa strana era che sapevo che stavo temporaneamente “riformulando” la veritΓ  e sembrava la cosa giusta e l’unica che potevo fare.
Nel mio elogio di facciata ho descritto la tua facciata, poichΓ© questo Γ¨ ciΓ² che la gente sapeva di te. È quello che loro probabilmente volevano sentire o si aspettavano di sentire. Mi sono ricordata dei bei tempi e dei miei ricordi migliori. PerchΓ© rompere l’incantesimo in un momento del genere? Anche se avrei preferito dire la veritΓ , era impossibile farlo in una giornata cosΓ¬ triste.
Alla fine, la verità non aiuta tanto quanto la pace. Come è quel detto? A volte è meglio essere educato che aver ragione. O così la società ci dice. Quindi ho portato la verità a casa con me. Era dentro di me e solo io la conoscevo.
È per questo che le persone credono negli dei e hanno bisogno di capri espiatori? Esseri spirituali e vergognosi sciagurati con cui condividere i loro fardelli di veritΓ ? Esseri abbastanza forti o abbastanza sfortunati da accettare e condividere l’onere della veritΓ . Un peso condiviso Γ¨ un peso dimezzato, come dice quell’altro proverbio. Quelle veritΓ  che non possono essere dette e non possono essere condivise con esseri terreni e uguali a noi. PerchΓ©, beh, la societΓ  Γ¨ troppo sofisticata e troppo rispettosa per sopportare una veritΓ  vergognosa. Quindi gira la faccia e mette da parte la veritΓ , per trattare con dei e capri espiatori.

La mia veritΓ  era che avevo bisogno di conciliare due realtΓ  dolorose che conducevano una battaglia silenziosa dentro di me.
Ho perso una madre che amavo. Era un dolore che tutte le persone che hanno una madre possono capire. tu eri quell‘essere umano che era vicino a me come nessun altro. Mi hai dato alla luce e per molti anni io
dipendevo da te completamente. Mi conoscevi dal primo giorno. Ogni mossa, ogni pappa, ogni passo, ogni parola. Sei stata la prima persona che conoscevo e amavo. Eravamo inseparabili. Allora per me eri il mondo intero e il mio amore per te aveva un potere senza fine.
Oltre al dolore di perdere una madre che amavo, c’era molto di piΓΉ. Quelle altre emozioni segrete erano
dense e pesanti, nere e dolorose. Non hai mai amato la persona che ero. Non ti sei mai preoccupata davvero
dell’unica anima umana che hai messo al mondo e non hai ritenuto necessario proteggere quell’anima. Abbiamo combattuto come gatti e cani. C’era sempre una barriera indistruttibile tra di noi. Eravamo molto diverse, eppure allo stesso modo, in un certo senso. hai rubato la vita reale che avrei potuto avere. Hai deriso e provocato la persona vera che ero, hai rinnegato il mio amore e hai preferito la rabbia e la confusione. Non hai pensato a niente se non a controllare la mia felicitΓ  e modellare il mio futuro. Ho lottato e sto ancora cercando di cercare di essere quella persona reale che dovevo essere.
Ci sono due lati di te che porto dentro di me, Madre. Anche se ora che te ne sei andata, almeno la bruciante
dissonanza si Γ¨ acquietata. Quella battaglia Γ¨ finita. Le fiamme torride sono diventate braci e si limitano a diffondere una luce sbiadita solo se le rimesto.
Addio madre. Non ti giudico o non ti biasimo. Ora ti capisco meglio e ho un’idea del motivo per cui tu eri in questo modo. Ti amo e ti amerΓ² sempre.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR