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SEGRETI

Ti ricordi quando eri a scuola e tutti i tuoi amici sembravano sapere qualcosa che tu ignoravi? Si scambiavano sguardi d’intesa, facevano allusioni a “quella cosa” e sorridevano, ridacchiando tra loro. Inquietante, vero? Chiedevi che te lo dicessero, li supplicavi, forse ti preoccupavi o ti arrabbiavi, arrivando persino a minacciarli con qualche ritorsione se non ti avessero svelato che cosa sapevano.

Di solito non era nulla. Solo un espediente ideato per giocare con te, per provocare una reazione, per farti reagire — e funzionava. Poi entravi nel segreto e potevi partecipare al gioco, rivolgendo lo stesso trucco al prossimo ignaro. Eppure, quella sensazione di non sapere non ti piaceva, vero? Non piace a quasi nessuno. Quante volte, quando qualcuno è scomparso, le persone angosciate hanno detto:

«È il non sapere che ti divora davvero».

L’apprensione che provi quando aspetti i risultati di un esame. Sai che hai studiato sodo, hai svolto il ripasso nel modo giusto, e ti sembra che l’esame sia andato bene, ma non puoi essere certa, vero. È l’ignoranza, l’attesa del responso, che ti rode dentro fino a quando non hai la conferma.

Aspettare l’esito di esami medici può generare ansia e angoscia. Anche se ci sono cattive notizie, una volta ricevuti i risultati puoi agire, fare piani e decidere come procedere. Ma finché non sai, sei bloccata, paralizzata, congelata. È una sensazione spiacevole nel migliore dei casi, debilitante nel peggiore.

Tu non ami i segreti. Noi ci nutriamo di essi.

Gran parte di ciò che siamo è un segreto. Siamo come una serie di casseforti, scomparti e caveau in cui abbiamo nascosto diversi lati oscuri. Alcuni sono stati rinchiusi lì con l’intento di non essere mai rivelati, né a te né a noi stessi. Altri sono segreti su ciò che siamo davvero, su ciò che facciamo realmente, e noi chiudiamo il coperchio, giriamo la chiave nella speranza che tu non li scopra, che tu non ci smascheri per quello che siamo.

Non vogliamo che tu capisca che quella facciata dorata è solo apparenza, e che sotto, in fondo a una scatola buia, si nasconde l’orrore reale del nostro comportamento. Le azioni passate, le condotte precedenti, vengono archiviate nei recessi più profondi per impedire che tu venga a sapere ciò che abbiamo realmente fatto a un ex-partner, cosa abbiamo detto a nostro fratello al punto da non parlarci più da dieci anni, o l’elenco delle infedeltà che abbiamo commesso.

Se mai ti fosse concesso di addentrarti in quei corridoi oscuri, passeresti davanti a forzieri, cofanetti e casseforti in cui sono rinchiusi i lati oscuri della nostra specie: picchiatore di mogli, alcolista, tossicodipendente, truffatore, omosessuale non dichiarato, manipolatore di spese, traditore seriale, abusatore di anziani, ricettatore, imbroglione, disprezzatore della giustizia, genitore assente, bugiardo, pregiudicato, evasore fiscale, travestito, deviato sessuale… e molto altro ancora.

Tanti segreti, alcuni che forse prima o poi scoprirai, ma la maggior parte resterà per sempre celata. Nascosti, confinati in profondità, affinché occhi indiscreti non scoprano la verità su ciò che diciamo e facciamo.

Ma la nostra segretezza va oltre. Ci piace farti sapere che abbiamo un segreto: lo usiamo per controllarti. Ci divertiamo a farti intravedere qualcosa, per poi sottrartelo subito. Lanciamo mezze frasi, sussurri, commenti velati per stuzzicare il tuo interesse — e poi ci compiacciamo nel non raccontarti nulla. Ci piace questo gioco di piccoli misteri che ti spinge a indagare. Dopotutto, sappiamo bene come ti comportavi da giovane e quanto ti disturbasse quella sensazione frustrante di non poter sapere.

Disturba te e la tua specie più di chiunque altro. Come il ragazzo più grande a scuola che ti ha portato via i soldi della merenda e ora li tiene sollevati sopra la tua testa, quasi a portata di mano mentre salti per recuperarli, la frustrazione che cresce a ogni tentativo.

Vuoi sapere cosa sappiamo, vuoi placare il tuo bisogno di capire. Lo sappiamo, e quindi giochiamo: suggeriamo, alludiamo, lasciamo intravedere, accenniamo — tutto per attirare la tua attenzione. Ti provochiamo con riferimenti ambigui, aspettandoci che tu abbocchi. Restiamo immobili, lo sguardo perso nel vuoto, coltivando un’aura di profondità e mistero, mentre tu ci osservi chiedendoti a cosa stiamo pensando. Naturalmente, ci farai delle domande e noi risponderemo con qualche frase criptica, in modo che tu continui a rifletterci su, a scavare.

Ma ciò che ti abbiamo detto non ha nulla a che fare con ciò che stavamo pensando davvero. Forse stavamo ammirando il paesaggio, forse stavamo scommettendo sul risultato di una partita o più probabilmente valutando quale delle nostre potenziali prede contattare per prima. Eppure tireremo fuori una frase enigmatica, qualcosa che dia l’idea che ci stiamo affannando su questioni profonde, forse troppo complesse per te. Così sembriamo più misteriosi e tormentati.

L’intrigo aumenta il fascino, ma alimenta anche il tuo bisogno di capire. Il trattenere informazioni, impedirti di sapere, la messinscena da romanzo di spionaggio, fa tutto parte dell’atto. I veri segreti, però, non ti saranno mai rivelati. Il segreto a cui alludiamo neanche esiste. È solo un espediente per esercitare controllo su di te. Un modo per legarti, per farti restare lì, a cercare, chiedere, indagare.

Le mezze risposte e gli indizi servono a confonderti, destabilizzarti, creare ansia. I mormorii gli sguardi assenti, le frasi pronunciate sottovoce per farsi sentire a metà: sono solo stratagemmi. Servono a darci un’apparenza di spessore che in realtà non abbiamo. Creiamo mille falsi segreti per distoglierti dai veri, guidandoti altrove e facendo sembrare che dietro di noi ci sia sostanza, profondità. In realtà, vogliamo solo impossessarci della tua attenzione, della tua capacità di analisi, e farla nostra.

E il gioco dei segreti continua anche dopo la fine della relazione. Sempre, quando sei stata scartata, e spesso anche quando riesci a fuggire, i tuoi compagni di letto non sono altre persone, ma domande fantasma: come, cosa, perché, quando e dove? Non ricevi alcuna risposta su ciò che è accaduto — ed è proprio lì che la segretezza assume il massimo potere.

Ti abbiamo intrappolato in un labirinto, e tu cerchi disperatamente di trovare una via per capire come abbiamo potuto fare quello che abbiamo fatto, che cosa ti sia realmente successo, perché ci siamo comportati così, quando torneremo e dov’è che è andato tutto storto?

Durante la danza con noi ti abbiamo condizionato a essere affascinata da noi, a interrogarti, ipotizzare, riflettere, e questo cresce a dismisura fino al momento in cui ti gettiamo via. E tu non puoi fare altro che continuare a voler conoscere i nostri segreti, a cercare di aprire quelle porte, far scorrere quei chiavistelli, sollevare i coperchi, strappare le coperture. Questo ti fa tornare da noi. Ti tiene agganciata nella speranza che un giorno ci sarà una rivelazione epocale, e tutto avrà senso.

Attendi con ansia che i segreti di quella persona che ancora ami vengano finalmente svelati. Ma non accadrà mai. Non da lui. Non da lei. Lo smascheramento arriverà da un’altra parte.

E non è un segreto che adesso tu abbia in mano la chiave dell’universo narcisistico.

H.G. TUDOR – “Secrets” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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