Aspettai che Alastor mi fornisse informazioni sull’attrice americana. Non ero particolarmente interessato a parlare con lei dal momento che non l’avevo mai sentita nominare. Se invece Susanna fosse stata in conversazione con, diciamo, Uma Thurman, Kate Blanchett o Jessica Chastain, avrei raggiunto il loro tavolo molto prima. Tutte queste tre non sono solo belle donne, ma anche attrici affermate e quindi avrebbero avuto qualcosa di interessante per me.
«Quell’attrice continua a guardare nella nostra direzione», osservò Jonno.
Annuii in segno di conferma, notando che lei era chiaramente interessata a me. Tuttavia, decisi di cambiare argomento e chiesi a Jonno se avesse avuto notizie di un amico comune. Confermò di averne avute. E così iniziò ad aggiornarmi su come Birksy se la stava passando. A quanto pare, era impegnato in un progetto infrastrutturale in Qatar e stava trovando i Qatariani piuttosto difficili e intransigenti da gestire. Ascoltavo Jonno che mi forniva questo aggiornamento sul nostro amico comune e intanto decisi che avrei ordinato un giro di drink. Feci cenno al cameriere di raggiungere il nostro tavolo e lui obbedì prontamente. Poi mi presi del tempo per scegliere il drink ma anche per incoraggiare quelli seduti al nostro tavolo che avevano già bicchieri mezzo pieni a ordinare un altro drink. Ciò fece sì che l’ordine dei drink richiedesse un po’ più di tempo del solito e questo ovviamente era del tutto intenzionale da parte mia, perché permise a Susanna e all’attrice americana di vedere che in realtà non avevo fretta di parlare con loro.
Mi deliziai al pensiero dell’impazienza di Susanna e sebbene avessi le spalle rivolte verso di lei, riuscivo a immaginare il suo cipiglio mentre mi vedeva ordinare ancora da bere. Avvertii una vibrazione proveniente da uno dei miei telefoni. Non era quello a cui avrebbe risposto Alastor, comunque. Sapevo che era un messaggio di Susanna. Presi il telefono e in effetti c’era un messaggio di lei.
«Sbrigati!», aveva scritto.
Prevedibile, pensai. Esitai per un momento, chiedendomi se rispondere. E poi decisi di farlo.
«Arrivo subito. Sto solo apprendendo l’impatto della biancheria intima bagnata sulle reazioni di termoregolazione e sul benessere termico al freddo», scrissi, sorridendo tra me.
Vedete, a Susanna mancava la pazienza e in molte occasioni in passato mentre mi stava aspettando, ancorché con impazienza, mi aveva inviato ripetuti messaggi con su scritto: “Sbrigati”. Di conseguenza, al fine di neutralizzare la minaccia al costituito controllo, cominciai a inventare una risposta standard a ogni suo tormento, così rispondevo con perle come:
«Sto comprendendo di più sui pericoli nascosti dell’ingoiare spade» o:
«Sono impegnato in una discussione sulla soglia di rottura delle bottiglie sul cranio umano”, o:
«Sono intrigato dall’argomento della pressione sperimentata sulla defecazione avicola», o
«Sto guadagnando popolarità riguardo a se le galline preferiscono gli umani belli», o:
«Sto prendendo il sopravvento sul fatto che la fellatio dei pipistrelli frugivori prolunga il tempo di copulazione». Tirare fuori questi argomenti assurdi mi diverte, ma soprattutto, agita Susanna. Il mio telefono vibrò di nuovo.
«Chi se ne frega della tua biancheria. Vieni subito», aveva scritto.
Questa volta scelsi di non rispondere, dispensando una breve dose di silenzio per imporre il controllo. E poi arrivò una vibrazione diversa. Ah, Alastor. Alzai la mano verso Jonno, interrompendo bruscamente il suo racconto: «Devi scusarmi, Jonno. Questione urgente».
Lui annuì comprensivo, si rivolse a Cameron alla sua sinistra e iniziò a parlare con lui. Io mi alzai e gettai lo sguardo verso il tavolo di Susanna. Lei si girò e mi notò mentre mi avvicinavo al suo tavolo; i suoi occhi si dilatarono per la gioia. Poi si rivolse alle altre due donne e disse qualcosa. Dopo di che si rivolse di nuovo a me e io indicai in direzione del bagno con due dita. Lei scosse la testa in segno di lieve fastidio. Le feci l’occhiolino e mi diressi a sinistra. Notai che Meghan Markle mi guardò dall’alto al basso mentre mi avvicinavo. Le rivolsi un sorriso di riconoscimento che lei mi ricambiò con prontezza: un sorriso a trentadue denti che mi segnalò immediatamente che voleva mangiarmi; interessante.
Non c’era calore nel sorriso; si era acceso come se fosse stato premuto un pulsante. Non le si era formato sul viso, ma piuttosto era apparso come se fosse stato trapiantato lì. Gli occhi erano fissi su di me, la scarsa illuminazione del bar li faceva apparire piuttosto minacciosi. Decisi che avrei dato loro una dose momentaneamente deliziosa di HG. Mi avvicinai al loro tavolo, l’attrice continuava a mantenere il suo sguardo fisso su di me. Non era imbarazzante per uno come me, ma era intrusivo il modo in cui continuava a mantenere uno sguardo fisso su di me. Mi fermai dietro Susanna e le posai delicatamente le mani sulle spalle in modo che non potesse girarsi o alzarsi, interrompendomi. Sia l’attrice che la signora biondo cenere mi guardarono dal basso verso l’alto dai loro posti.
«Buonasera, signore», sorrisi. «E Susanna». La bionda cenere scoppiò immediatamente a ridere e così fece l’attrice circa un secondo dopo. Notai quel micro ritardo e Susanna alzò la mano e diede uno schiaffetto sulla mia mano destra in un castigo giocoso.
«Sarò da voi a breve», spiegai. «Devo andare in bagno. Susanna, potresti ordinare da bere per tutti, per favore? Pago io. Qualsiasi cosa volete, signore». Sorrisi di nuovo.
La bionda cenere ringraziò.
Susanna dichiarò: «Champagne, visto che paghi tu».
L’attrice batté le mani con evidente gioia come farebbe un bambino, prima di posare la sua mano destra sul mio braccio sinistro e dire: «Grazie mille».
La frittata era evidente in quello che aveva detto anche con quella breve frase così come l’inutile tocco della mano. Tolsi la mia mano dalle spalle di Susanna come se mi fossi bruciato, costringendo l’attrice a ritirare la sua mano in modo goffo. Scorsi un momentaneo lampo di irritazione prima che il suo sorriso stampato ricomparisse.
«Torno subito», le rassicurai e mi diressi al bagno, avendo dato loro un piccolo assaggio e aumentando l’aspettativa.
Una volta in bagno mi avvicinai ai lavandini e sorrisi a me stesso nello specchio. C’erano due altri uomini che stavano usando i servizi, entrambi agli orinatoi. Tirai fuori il mio telefono e c’era un messaggio in attesa da Alastor. Lo aprii e iniziai a leggere. L’informazione era un controllo standard del background che essenzialmente mi avrebbe fornito le prime sufficienti informazioni sul soggetto: nome, età, nazionalità, residenze, dettagli sulla carriera, traguardi principali raggiunti, stato civile, patrimonio, legami degni di nota, condanne penali, e così via. E anche una bandiera; l’importantissima bandiera che avrebbe determinato se avevo bisogno di sapere di più, o se potevo procedere sulla base delle informazioni che Alastor aveva estratto per me. Se usciva una bandiera verde, essenzialmente significava: cittadino; nessun problema. Se usciva una bandiera ambra significava: nessuna minaccia; dettagli degni di nota. In sostanza, c’era di più da apprendere su questa persona quindi avrei tratto vantaggio dal concedere ad Alastor più tempo per scavare per me. Se usciva una bandiera rossa, in quel caso significava che stavo affrontando una potenziale minaccia, e si consigliava la discrezione. E se ricevevo una bandiera nera, era una reale minaccia che richiedeva ulteriori azioni. Mi accorsi che uno di quelli che stavano utilizzando il bagno si stava dirigendo verso il lavandino. Così mi girai in modo che non potesse vedere il mio telefono né il mio riflesso nello specchio.
«Buonasera», disse. Io risposi in modo analogo senza guardarlo.
Stavo esaminando le informazioni inviate da Alastor, scorrendole velocemente e notai che questa attrice usava il suo secondo nome e aveva l’età che avevo stimato; la stessa mia. Veniva davvero dagli Stati Uniti, come Susanna aveva spiegato. Notai che era divorziata. Aveva senso che fosse ricca visto che stava ficcando il naso in questo bar. Avvertii un lampo di irritazione quando scorsi un riferimento al fatto che era un’influencer, e che aveva una sorta di blog sullo stile di vita. Che noia, commentai sottovoce.
Mentre il primo uomo usciva dal bagno il secondo si avvicinò per lavarsi le mani. C’era un riassunto della sua carriera di attrice, che era del tutto insignificante. Notai però che era apparsa in ‘Horrible Bosses’ ma non ricordavo la sua comparsa. Non avevo sentito parlare di nessuna delle produzioni elencate tra le sue esperienze; quella dove aveva maturato l’esperienza più lunga era qualcosa chiamato ‘Suits’. Iniziò quindi a formarsi nella mia mente l’idea che fosse una persona insignificante; non valeva la pena di preoccuparsi di lei. E avrei tratto maggior vantaggio a tornare al mio gruppo e invitare l’eterno ingenuo cameriere ad far fronte alla proposta della possibilità degli unicorni (Kripke contro Dummett) per creare una discussione con lui al fine di avere il sopravvento e generare in lui frustrazione quando, mentre continuavo a scorrere le informazioni sul background, arrivai alla fine. E lì, nascosta, c’era una bandiera ambra. Tenendo in mano il mio cellulare osservai il secondo uomo uscire, poi mi voltai verso lo specchio e sfoderai il sorriso dell’indifferente, perfetto, predatore.
Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR

