Un genitore narcisista avrà un impatto su un figlio o più figli per tutta la loro vita in diversi modi, poiché un bambino è solitamente una fonte secondaria non intima all’interno della matrice di carburante del narcisista. Talvolta un bambino può diventare una fonte primaria non intima partner nella matrice di carburante del narcisista e, nei casi di incesto o di abuso sessuale, persino una fonte secondaria partner intima, o addirittura una fonte primaria intima, sebbene tali circostanze siano molto più rare.
Di conseguenza, qualsiasi figlio di un narcisista, sia durante la minore età che dopo aver raggiunto la maggiore età, rimane parte di quella matrice di carburante e, pertanto, è suscettibile alle manipolazioni del genitore narcisista nel perseguimento degli scopi principali.
La natura di tali manipolazioni varia enormemente: dall’insultare il figlio all’aggredirlo fisicamente, dall’interferire nella sua vita e nelle sue relazioni con amici, fidanzati, coniugi, all’interferire con i figli del figlio, fino al prendere decisioni al suo posto, negargli l’accesso alle informazioni o rifiutare di fornire supporto economico. Esiste dunque un’ampia gamma di impatti che possono manifestarsi attraverso le varie forme di manipolazione.
Lo scopo di questo articolo non è descrivere nel dettaglio tutte le diverse manipolazioni messe in atto da un genitore narcisista, bensì analizzare i diversi tipi di impatto che un genitore narcisista può avere su un figlio in età minorile, ossia negli anni formativi compresi tra zero e nove, quando il bambino è esposto ai comportamenti del genitore narcisista.
Il comportamento del genitore narcisista potrà variare, ma sarà sempre guidato dall’assenza di empatia emotiva verso il figlio e dal perseguimento degli scopi principali: carburante e controllo, tratti caratteriali e benefici residui. Se ti domandi se un adulto narcisista ami i propri figli, ti rimando all’articolo I narcisisti amano i loro figli?.
Questo articolo spiega gli effetti più comuni che un genitore narcisista avrà su un bambino piccolo.
1. Il bambino diventa un narcisista.
Se quel bambino ha una predisposizione genetica al narcisismo (un’eventualità molto probabile, avendo un genitore narcisista) ed è esposto a un ambiente caratterizzato dalla mancanza di controllo (anche questa un’eventualità molto probabile, data la presenza di un genitore narcisista), allora esiste la possibilità che quel bambino sviluppi il narcisismo.
Non si tratta però di una conclusione scontata: il fattore genetico potrebbe mancare, oppure potrebbe intervenire un elemento esterno che modifica l’impatto dell’ambiente privo di controllo.
Spiego questo in modo più dettagliato nell’articolo Cosa rende una persona un narcisista, che vi invito a leggere. In ogni caso, uno degli effetti che un genitore narcisista può avere su un figlio è quello di generare a sua volta un narcisista.
2. Il bambino diventa un empatico.
Ai fini della dinamica narcisistica, classifico le persone in quattro gruppi comportamentali generali: i narcisisti; le persone con tratti narcisistici, ma che non sono narcisisti; il gruppo più vasto, i normali; e infine gli empatici. Un empatico può formarsi anche senza l’influenza di un narcisista, ma spesso la sua nascita è proprio dovuta all’esposizione a un narcisista.
Alcuni specifici tipi di scuole e quadri empatici si sviluppano proprio a causa di questa esposizione, e dipendono anche dal periodo in cui essa avviene. Il bambino non diventa un narcisista perché o manca la componente genetica, oppure c’è stato un fattore intervenuto che ha ridotto l’impatto dell’ambiente privo di controllo. Tuttavia, uno degli esiti più probabili di avere un genitore narcisista è che aumenti la possibilità che il figlio diventi un empatico.
3. L’amore come merce di scambio per controllare il bambino.
I narcisisti non amano: privi di empatia emotiva, ne sono incapaci. Tuttavia, un bambino non lo realizza e alcuni narcisisti danno l’impressione di amare attraverso l’empatia cognitiva. In realtà, proprio per la mancanza di empatia emotiva, usano questa apparente forma d’amore come ricompensa, come premio per l’obbedienza del figlio.
L’amore diventa così un mezzo di controllo: un costrutto appreso e utilizzato come punizione (ritiro dell’apparente amore) o come ricompensa (concessione dell’apparente amore), anziché essere donato in maniera incondizionata, come invece accade quando esiste la vera empatia emotiva.
Ciò che un bambino riceve, se lo riceve, è solo una manifestazione di amore: quindi i complimenti, le lodi, gli abbracci, le cure, gli aiuti derivanti dall’empatia cognitiva del narcisista non solo non sono genuini, ma sono usati come una merce di scambio per controllarlo. Questo ha un impatto diretto sul benessere del bambino e sulla formazione dei suoi comportamenti da adulto, condizionando il modo in cui percepirà e risponderà all’amore.
4. La visione del mondo del bambino è plasmata da una dieta di menzogne.
I narcisisti mentono ripetutamente, anche se non sempre. Ci sono situazioni in cui la verità coincide con ciò che per noi è utile, e quindi la utilizziamo: non è corretto dire che i narcisisti mentono sempre. Tuttavia, la menzogna è spesso impiegata, e occorre ricordare che nei narcisisti Inferiore o di Medio-Rango le bugie non sono percepite come tali: per loro sono la loro verità. I narcisisti Superiori, invece, sanno di mentire.
La visione del mondo del bambino viene così modellata da questa dieta di menzogne. Si crea insicurezza, terreno instabile, perché la bugia è uno strumento flessibile: qualcosa è nero al mattino, diventa arancione a mezzogiorno, giallo al pomeriggio, e non è mai stato né nero né arancione. Questo genera confusione, insicurezza, mancanza di certezze — tutto ciò rende il bambino più facile da controllare — ma influenza anche la sua visione del mondo.
Molti, diventati adulti, sviluppano una forte esigenza di verità, una paranoia nei confronti delle bugie, gravi problemi di fiducia. Quando alla fine riescono a oltrepassare il muro di menzogne, ciò che trovano dall’altra parte li porta a considerare la fiducia, l’onestà e l’assenza di bugie come aspetti fondamentali della loro vita. Inoltre, l’imposizione di una menzogna in età adulta ha un impatto molto più forte su chi è cresciuto con questa “dieta di bugie” rispetto a chi non vi è stato esposto.
5. L’imposizione della perfezione.
Al bambino viene richiesto di essere perfetto: non un capello fuori posto, compiti scritti in modo impeccabile, voti eccellenti nei test di ortografia, restare seduto in silenzio senza mai interrompere — in sostanza, gli si chiede di essere un robot obbediente. Ricorda: per il narcisista, il figlio è tanto un oggetto quanto qualsiasi altra persona nella sua matrice di carburante. E poiché un bambino è più facile da controllare, essendo fisicamente più debole e dipendente, subisce questa imposizione di perfezione.
Da adulto, ciò può manifestarsi con comportamenti come il bisogno costante di compiacere gli altri. L’imposizione della perfezione contribuisce spesso alla formazione del Quadro Martire, ovvero l’empatico che si auto-flagella pur di andare oltre i propri limiti per ottenere risultati, garantire che tutto sia perfetto. Se qualcosa non è al suo posto, questo genera in lui disagio, insicurezza, destabilizzazione. Il suo ambiente ne risente negativamente perché l’urgenza di essere perfetti, imposta negli anni formativi, continua a perseguitarlo.
Tutto questo deriva non solo dalla mancanza di empatia emotiva del narcisista, che non permette al figlio di essere semplicemente un bambino, ma anche dalla tendenza del genitore narcisista a utilizzare i tratti caratteriali del figlio e a considerarlo un’estensione di sé. Un narcisista che mantiene una facciata assorbe così il figlio all’interno di quella facciata, costringendolo a essere l’immagine esteriore della perfezione per riflettere positivamente su di sé.
6. Il figlio diventa il genitore del genitore.
È comune che un genitore narcisista si spogli della responsabilità di crescere il figlio. Non tutti lo fanno, perché le esigenze della facciata richiedono al narcisista genitore di occuparsi di aspetti essenziali come nutrire, vestire, mantenere al caldo, educare e disciplinare il bambino. Tuttavia, in alcuni casi — in particolare tra i narcisisti del Quadro Vittima— il genitore narcisista, debole e disperato, finisce per dipendere dal figlio perché si prenda cura di lui.
Vengono inventati infortuni, e spesso anche malattie simulate, al solo scopo di controllare il bambino: così il figlio si ritrova a fare da genitore al proprio genitore, organizzando visite mediche, accudendo il presunto malato costretto a letto, dovendo prendersi cura non solo di sé stesso ma anche dell’adulto.
La malattia, l’infermità o la ferita diventano strumenti che il narcisista genitore utilizza non per affrontare la situazione da adulto — cercando cure o provvedendo a sé stesso — ma per pretendere che il bambino si comporti da servo o da comparsa operativa, correndo a soddisfare bisogni che sono reali (nei rari casi di vera malattia) ma più spesso esagerati o completamente inventati.
Questo viene usato per ottenere la compassione e le cure del figlio. Non solo: il genitore narcisista può anche simulare malattie o ferite nel figlio stesso, o persino provocarle, al fine di mantenere il controllo su di lui e sugli altri. Questa dinamica rientra comunemente nella sindrome di Munchausen per procura. Si tratta di un argomento ampio, che affronterò separatamente, poiché merita un’analisi approfondita.
7. L’infanzia viene negata al bambino.
In continuità con il punto precedente, al bambino non è concessa una vera infanzia: viene trasformato in uno schiavo, una comparsa, un servitore, una bestia da soma, un caregiver del genitore. Gli viene così negata la possibilità di crescere liberamente, di esplorare il mondo secondo i propri tempi, persino di interagire con altri bambini, perché costantemente chiamato a rispondere ai bisogni degli adulti prima che ai propri. Questo non incide solo sulla sua felicità, ma, se diventa un empatico, lo porta ad assumere il tratto del Portatore: continuare a sopportare, ingoiare i problemi, occuparsi dei bisogni altrui, portare pesi sulle proprie spalle.
8. Il bambino viene allevato nel disprezzo.
Il narcisista prova disprezzo verso tutti, e naturalmente questo include i suoi stessi figli, a causa della totale assenza di empatia emotiva. Ciò non solo ferisce profondamente il bambino, ma gli insegna anche che il disprezzo è uno strumento utile per controllare gli altri. Questo comportamento può essere replicato inconsciamente (nei narcisisti Inferiori o di Medio-Rango) o consapevolmente (nei narcisisti Superiori), se il bambino stesso diventa narcisista. Se invece non lo diventa, il continuo disprezzo subito provoca una drastica riduzione dell’autostima e della fiducia in sé, con conseguenze evidenti nella vita adulta.
9. I bisogni del bambino non vengono soddisfatti.
Questo si manifesta in molteplici modi: il bambino non viene nutrito adeguatamente, non riceve supporto emotivo, non viene educato in modo corretto, non viene mantenuto pulito né protetto dalle malattie, non riceve cure quando subisce ferite fisiche, non viene protetto da individui potenzialmente pericolosi. La mancata soddisfazione dei bisogni del bambino provoca inevitabilmente danni di natura fisica, psicologica ed emotiva.
10. Abuso fisico, sessuale o emotivo.
Non è necessario elencare nel dettaglio tutte le modalità con cui questi abusi possono verificarsi, ma si tratta di una conseguenza frequente della genitorialità narcisistica. Senza alcun rispetto per i confini, senza senso di responsabilità e con la convinzione di avere il diritto di trattare il figlio come un oggetto da rimproverare, spezzare, picchiare o abusare — e, soprattutto, in totale assenza di empatia emotiva — il narcisista infligge questi vari tipi di abusi al bambino, tutti finalizzati al controllo e all’ottenimento di carburante.
11. Il bambino diventa una spugna per i problemi dell’adulto.
In parte questo è un’estensione del punto “il figlio diventa il genitore del genitore”, ma più nello specifico riguarda i casi in cui il narcisista (spesso un narcisista di Medio-Rango) si lamenta continuamente della sorte che gli è toccata: utilizza giochi di pietà, si lagna di ciò che gli è accaduto, di come viene trattato ingiustamente, di come il mondo sia contro di lui, di come l’universo lo abbia maledetto.
E invece di affrontare i problemi come farebbe un adulto, la sua mancanza di empatia lo porta a scaricare le proprie difficoltà sul figlio, aspettandosi che il bambino le risolva o, più comunemente, trattandolo come uno sfogo, un orecchio sempre pronto ad ascoltare. Il figlio diventa così una spugna che assorbe i lamenti, le tribolazioni e i problemi — reali o immaginari — del narcisista.
Questo genera paura e ansia nel bambino, esposto prematuramente a questioni adulte. Invece di proteggerlo, il narcisista di fascia media, egoista e privo di empatia emotiva, non vede nulla di sbagliato nello scaricare sul figlio le proprie pene, dolori e frustrazioni, spinto dal senso di diritto, dal bisogno di controllo e dalla mancata percezione dei confini.
12. Il bambino conosce il prezzo di tutto e il valore di niente.
Qui il figlio cresce in un ambiente dorato: non gli manca nulla, ottiene tutto subito, viene trattato come un principe o una principessa, viziato e iperprotetto. Così non impara mai il valore delle cose, non è incoraggiato a impegnarsi, non deve competere per nulla. Entrando nell’età adulta, sviluppa quindi una visione distorta: senso di diritto, grandiosità e incapacità di rapportarsi in modo equilibrato con gli altri, aspettandosi che tutto gli arrivi senza sforzo. Questo, naturalmente, favorisce la formazione di un narcisista.
13. Il bambino vede competizione in tutto.
Ciò accade soprattutto quando il narcisista ha più di un figlio. Uno diventa il capro espiatorio, l’altro il figlio d’oro. A volte il “figlio d’oro” è al di fuori della famiglia — un cugino, un amico del bambino, o il figlio di un amico del narcisista. In ogni caso, i figli del narcisista, a causa dell’oggettificazione, dell’assenza di empatia emotiva e del bisogno di controllo, vengono messi in competizione tra loro, costretti a contendersi le risorse. Può trattarsi della competizione per ottenere il presunto amore del genitore, o addirittura del cibo. In ogni caso, la competizione viene instillata, generando egoismo oppure un senso di impotenza, che si manifesteranno nei comportamenti dell’adulto.
14. Il bambino diventa un compiacente.
A causa della necessità costante di placare e assecondare l’adulto — che agisce con senso di diritto, assenza di empatia emotiva e mancanza di rispetto dei confini — il comportamento dispotico del genitore narcisista porta il bambino a dover continuamente cedere, ritirarsi, nascondersi, viziarlo, compiacerlo, assecondare i suoi sbalzi d’umore e il suo pensiero dicotomico. Non c’è stabilità per quel bambino, nessun ambiente sicuro: solo sabbie mobili.
Alcuni bambini affrontano la situazione ritirandosi o cercando la protezione di un altro adulto (se disponibile), mentre altri reagiscono compensando eccessivamente: fanno di tutto per calmare e compiacere il genitore narcisista. Questo li porta, da adulti, a diventare dei compiacenti cronici, e spesso a sviluppare una vera e propria dipendenza affettiva. Il bambino, infatti, impara che ha importanza solo quando si sacrifica per il genitore narcisista: è soltanto nel momento in cui soddisfa i suoi bisogni che viene riconosciuto o notato. Ciò getta le basi della codipendenza: l’esistenza del narcisista diventa l’unico metro che permette al figlio di sentirsi qualcuno.
15. Nulla è mai abbastanza.
Qualunque cosa faccia il figlio, deve sempre saltare più in alto, nuotare più veloce, segnare più gol, ottenere risultati migliori agli esami. Riceve pochi elogi o nessuno, e gli viene costantemente fatto notare che qualcun altro ha fatto meglio (triangolazione), o che comunque deve impegnarsi di più — tutto questo viene giustificato come se fosse “nel suo interesse”.
Ciò crea un senso di inadeguatezza e la percezione di non poter mai raggiungere il livello richiesto. Questo rappresenta un’altra forma di ambiente privo di controllo (Ambiente di Grado B), che porta il bambino a inseguire continuamente obiettivi spesso irraggiungibili, senza mai sperimentare contentezza, sicurezza o stabilità.
I comportamenti descritti e gli esiti illustrati nei punti da 1 a 15 possono portare allo sviluppo di un narcisista o di un particolare tipo di empatico. A volte il bambino non diventa né l’uno né l’altro e resta un “normale”, ma con specifiche problematiche legate al modo in cui è stato trattato. Tuttavia, un figlio di genitore narcisista ha maggiori probabilità di diventare un narcisista o un empatico, e con quei particolari comportamenti che illustro più dettagliatamente in altri miei video.
Esistono, naturalmente, altri impatti che un genitore narcisista ha su un figlio in tenera età, ma questi sono alcuni dei più comuni e significativi.
H.G. TUDOR – “The Impact of the Parental Narcissist” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

