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LA CAMERA STREGATA

Il tuo cuore ha la sua camera stregata,

Dove cade il trattamento del silenzio,

Sul pavimento ci sono impronte di passi,

Sussurri maligni lungo le pareti.

Anche se il tuo amore perfetto è multiforme,

Questa camera ci sarà sempre,

Il suo dolore persistente e la tristezza,

È destinata ad esistere sempre.

Non importa quanto tu splendi e sorridi,

È un luogo di freddo gelido,

Che ora nessun amore, nessuna gioia, nessuna cura

Può cedere il posto alla sua presa infinita.

Il tuo cuore in questi momenti è infestato,

Dai fantasmi del nostro passato,

Così insidiosa è l’infezione

Sembra che duri per sempre.

Una sagoma si siede vicino alla tua finestra,

Sempre al tuo fianco,

Aspetta e guarda tutta la notte

Ma non risponde mai perché.

Mi siedo lì al chiaro di luna,

L’odio inciso sul mio viso,

E punto un dito per incolpare,

Per evitare la mia vergogna.

Io perseguito il tuo cuore e la memoria,

Il mio veleno scorre sempre,

Per ricordarti del tuo tradimento,

E rimproverarti per avermi fatto ammalare.

Ogni sola e oscurata mezzanotte,

Sentirai il mio lamento accusatore,

Gli argomenti aspri e contorti,

Rimani ancora oltre il pallore.

L’abbagliante bagliore di questo fantasma,

Sembra assorbire e svuotare la tua volontà,

Il ricordo del tormento,

Alberga nel tuo cuore malato e freddo.

Il mio maleficio oscura il tuo ricordo,

Tutto il resto diventa aria sottile,

Le ombre si formano e ora si contorgono,

Così mi vedi sempre lì.

Il bussare al vetro della tua finestra,

Distoglie il tuo pensiero da me,

Un annuncio di tamburi inarrestabile,

Dal buio albero oscurato.

Lì sta la nostra quercia, provata dalla pioggia, i rami piegati,

Un posto che era un santuario,

Ci siamo arrampicati spesso insieme,

Per immaginare di essere liberi.

Eppure ora vicino al monumento senza vita,

Serve solo a torturarti,

La corteccia grigiastra e le ferite più dolorose,

Formano il lamento vuoto della notte.

So che guardi lì ogni notte,

So che mi vedi lì,

La maledizione del tuo cuore dolorante

Mai sollevata da una sincera supplica.

La tua colpa pensierosa incatenata e appesantita,

È nulla per il mio inferno,

Ma il tuo è legato in silenzio,

Dal momento che non lo puoi mai dire.

Sotto i rami di quercia,

È la tomba di quel piccolo bambino,

Che cadde dalla grazia così violentemente,

E non ha mai pianto né sorriso.

Così il tuo cuore resta una camera vuota,

Dove risiederà il mio odio,

E sempre ti punirò,

Per ciò che hai sempre negato.

Ciò che una volta brillava luminoso e dorato,

È opaco e profondamente offuscato,

E il ricordo dei tuoi sbagli,

Ruberà via il tuo sonno.

Ho incolpato lei perciò ora incolpo te,

Tutto deve appassire e diventare cattivo,

Visto che non ho altra speranza che vederti

Come il genitore che non ho mai avuto.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR

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