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IL NARCISISTA E LA SENILITÀ

Il narcisismo è una condizione complessa. È caratterizzato da un senso gonfiato della propria importanza, da un bisogno — un bisogno profondamente radicato — di carburante, che si manifesta attraverso la reazione emotiva di coloro che circondano l’individuo, e da una profonda assenza di empatia emotiva.

L’individuo è manipolativo, altezzoso, sprezzante, si comporta in modo improntato al senso del diritto, manca di responsabilità ed è un individuo che mostra vari aspetti della dinamica narcisistica.

Il fatto è che il narcisista viene sostenuto dalla validazione esterna del carburante.

La senilità, che comunemente si riferisce al declino cognitivo legato all’età, come la demenza o il morbo di Alzheimer, introduce uno strato neurologico che naturalmente non crea il narcisismo, ma ne amplifica drammaticamente i tratti fondamentali. La loro combinazione crea ciò che potrebbe essere visto come una tempesta perfetta, nella quale un disturbo patologico preesistente diventa più estremo, non filtrato e distruttivo.

Ora, è importante sottolineare che questo peggioramento non è universale. Alcuni individui possono effettivamente mostrare un ammorbidimento di certi tratti con il declino avanzato, ma per molti, le fasi iniziali e intermedie della demenza intensificano in modo profondo i sintomi del narcisismo. Le famiglie e i caregiver delle persone colpite riferiscono spesso comportamenti che sembrano la versione peggiore della persona che hanno sempre conosciuto.

Nel suo nucleo, il narcisismo coinvolge differenze strutturali e funzionali nelle regioni cerebrali responsabili dell’empatia, dell’autoregolazione e dell’elaborazione emotiva, in particolare la corteccia prefrontale e le aree collegate ai circuiti della ricompensa e sociali del cervello.

Il narcisismo è un meccanismo di autodifesa. Esiste per proteggere il narcisista dalle minacce al controllo. Serve a motivare il narcisista a cercare il carburante che tiene insieme il costrutto; lo spinge a farlo tramite l’acquisizione di tratti caratteriali e l’ottenimento di benefici residui. Questi, come sapete, sono gli scopi primari.

Ora, le aree della corteccia prefrontale e quelle collegate ai circuiti della ricompensa e sociali del cervello subiscono un graduale restringimento come conseguenza del normale invecchiamento. Ma quando arriva la senilità, quando arriva la demenza, questo processo accelera drasticamente. La demenza frontotemporale, in particolare, prende di mira, come suggerisce il nome, i lobi frontali e temporali. Questi governano la personalità, il controllo degli impulsi, il giudizio e l’empatia emotiva.

Quando una persona che è narcisista sviluppa demenza, la malattia danneggia proprio i circuiti che sono già sotto pressione in virtù del suo narcisismo. La patina di appropriatezza sociale, o la facciata, scivola via perché la funzione esecutiva — la capacità del cervello di inibire gli impulsi e considerare gli altri — si erode completamente.

Il declino cognitivo riduce le capacità di coping, rendendo quasi impossibile mantenere l’elaborato falso sé che i narcisisti usano per costruire inconsciamente una copertura del vulnerabile vero sé. Psicologicamente, l’invecchiamento spoglia via, in molti casi, il carburante che un tempo alimentava il costrutto. Per esempio, il successo professionale svanisce, l’attrattiva fisica si riduce, lo status sociale può diminuire, insieme all’indipendenza.

Ora, questo non vale per tutti i narcisisti. Come ho spiegato in Il Narcisista che Invecchia, certi narcisisti sono più adatti ad affrontare queste cose. Conservano la loro ricchezza, conservano lo status, conservano l’attrattiva. Tuttavia, un narcisista che un tempo dominava la stanza e che ora, a causa della demenza, fatica con compiti basilari, subisce una massiccia minaccia al controllo.

La minaccia al controllo alimenta un senso di disperazione, per cui il narcisista è costretto a fare richieste di carburante sempre più frenetiche, e vi è una maggiore manifestazione di furia accesa e calda quando l’ammirazione, l’amore e l’adorazione vengono trattenuti.

Si dà il caso che la svalutazione si correli a un rischio più elevato di Alzheimer, essenzialmente perché lo stress cronico che ne deriva, la disregolazione emotiva e il conflitto interpersonale ammontano tutti a minacce al controllo, che poi incidono sul narcisista. Questo significa che il narcisismo conosce un solo modo di rispondere, ed è scagliarsi contro gli altri, cercare di ottenere più carburante, cercare di annullare le minacce al controllo.

L’aumentata dipendenza si scontra violentemente con la convinzione centrale del narcisista della propria superiorità. Avere improvvisamente bisogno di aiuto è una minaccia al controllo, perché per il narcisista è un’umiliazione intollerabile, e quindi provoca un comportamento difensivo che finisce per alienare i caregiver.

I cambiamenti cerebrali della senilità aumentano anche la paranoia, che nel narcisista è già piuttosto dilagante fin dall’inizio, e accrescono l’irritabilità. La memoria compromessa porta alla confabulazione, laddove il narcisista già riscrive la storia. Tuttavia, quando esistono reali vuoti di memoria, questi costituiscono una minaccia al controllo, e la risposta del narcisismo è inventare racconti autoassolutori che rafforzino la grandiosità.

In effetti, la demenza non inventa nuovi difetti nel narcisista. Ciò che fa è rimuovere i filtri che esistevano e che ne mascheravano molti, amplificando i difetti esistenti attraverso un circolo vizioso di danno neurologico che minaccia il bisogno di controllo.

Come potrebbero manifestarsi i sintomi peggiorati?

Ebbene, il senso di superiorità diventa grottescamente esagerato. Il narcisista colpito da senilità o demenza insisterà nel dire di essere ancora la persona più intelligente del mondo, eppure dimenticherà fatti basilari o si perderà in luoghi familiari.

Per esempio, un ex dirigente con Alzheimer iniziale rifiuta di rinunciare alle chiavi dell’auto, vantandosi della propria perfetta storia di guida, nonostante abbia avuto molteplici piccoli incidenti. Quando viene messo di fronte alle prove — che costituiscono una minaccia al controllo — negherà la realtà: «Non è successo», oppure darà la colpa agli altri. Le strade sono peggiori perché gli altri non sanno guidare correttamente.

Questa negazione si estenderà anche alle cure mediche. Il narcisista con senilità respingerà le diagnosi, sostenendo che i medici sono invidiosi o incompetenti, cosa che naturalmente ritarda il trattamento ed esaspera il conflitto familiare.

Il senso del diritto aumenta. Si trasforma in richieste incessanti e irragionevoli.

Il narcisista pretenderà attenzione 24 ore su 24, 7 giorni su 7, mentre al tempo stesso criticherà gli sforzi del caregiver. Un genitore anziano con, diciamo, demenza vascolare e comportamento da disturbo narcisistico di personalità, pretende che il figlio adulto lo visiti ogni giorno e poi lo rimprovera per non fare abbastanza o per essere arrivato in ritardo, perché viene percepito come una minaccia al bisogno di controllo del narcisista. Il fatto che il figlio adulto abbia un lavoro a tempo pieno e una famiglia è irrilevante.

Potrebbe accadere che il narcisista rifiuti assistenza per lavarsi o vestirsi: «Non ho bisogno del tuo aiuto, non sono indifeso». Eppure, naturalmente, mostra l’ipocrisia del narcisista quando urla e sbraita se viene lasciato a cavarsela da solo, creando doppi vincoli impossibili.

Anche l’accumulo compulsivo è qualcosa che emerge. L’accumulo inutile di oggetti perché “un giorno potrebbero servirmi”, combinato con accuse ai caregiver di rubare i suoi beni, è un’altra manifestazione di questo fenomeno ed è collegato al bisogno di controllo. L’accumulo avviene come conseguenza del mantenimento di quel controllo.

L’assenza di empatia emotiva diventa ancora più pronunciata. Il narcisista mostra zero considerazione per l’esaurimento, il dolore o la vita personale del caregiver. Per esempio, una narcisista donna con Alzheimer in progressione potrebbe chiamare una figlia alle 3 del mattino, e farlo ripetutamente, per ragioni banali, che però a lei sembrano importantissime. Quando la figlia cerca di stabilire un confine o suggerisce un’assistenza di sollievo, ciò minaccerà il controllo del narcisista, con il risultato che lei risponderà con rabbia. Quando la figlia spiega il proprio carico, la risposta sarà spesso sprezzante o accusatoria: «Sei così egoista… dopo tutto quello che ho fatto per te».

Questo lascia naturalmente i caregiver emotivamente svuotati, spesso innescando senso di colpa, perché i comportamenti sono mescolati con una patologia reale come l’Alzheimer.

Le manipolazioni aumenteranno. Il gaslighting classico, che induce gli altri a dubitare della propria realtà, diventa più frequente e convincente nelle fasi iniziali. Il narcisista dimentica di aver promesso di firmare documenti legali e poi accusa i figli di aver falsificato le carte o di cercare di rubargli l’eredità. Naturalmente, il narcisista crede sinceramente alle storie alternative in cui lui resta l’eroe e gli altri sono i cattivi, a causa del pensiero in bianco e nero.

Il narcisista è probabile che cancelli appuntamenti medici o interrompa i farmaci, sostenendo: «Io ne so di più», mentre manipola i familiari affinché abilitino quel comportamento tramite il senso di colpa o l’applicazione del fascino.

La manifestazione di Furia Calda e Accesa, un tempo episodica, potrebbe benissimo diventare quotidiana e particolarmente esplosiva. Piccole frustrazioni, come un pasto in ritardo, vengono percepite come un affronto e scatenano esplosioni sproporzionate, spesso fisiche.

La paranoia aumenta. Sono comuni accuse secondo cui i caregiver starebbero avvelenando il cibo, complottando per l’istituzionalizzazione o spiando il narcisista. Ci sono casi in cui il narcisista potrebbe fare cose come spalmare feci sui muri come atto di controllo e sfida, in conseguenza del sentirsi impotente.

L’ansia e la paura derivanti dai vuoti cognitivi rappresentano minacce ripetute al controllo, il che produce uno stato di ostilità quasi costante.

È anche il caso che il danno al lobo frontale rimuova i freni sociali; pertanto, commenti inappropriati, linguaggio volgare e scenate pubbliche emergono ancora di più. Un narcisista un tempo attento alla facciata e all’immagine può ora fare osservazioni razziste o sessiste senza filtro, flirtando in modo inappropriato durante eventi familiari.

Al contrario, altri narcisisti si ritirano completamente per nascondere il declino, diventando repulsivi e apatici anche come conseguenza della ridotta fornitura di carburante, e tuttavia continuano ad aspettarsi che gli altri orbitino attorno ai loro bisogni.

Spesso vi è anche una fissazione sulle glorie passate, il continuo riportare a galla il passato, che sostituisce l’impegno presente con infinite ripetizioni di vecchie storie nelle quali il narcisista è la star.

Il fatto è che il narcisista era già un problema e, quando arriva la senilità, questo viene amplificato considerevolmente nei modi che ho descritto.

H.G. TUDOR – “Senility and the Narcissist” – Traduzione di PAOLA DE CARLI
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