Le persone, per noi, sono apparecchi, lì per fornirci i nostri scopi primari: carburante e controllo, tratti caratteriali e benefici residui. Usiamo le persone in molti modi diversi: la nostra prospettiva narcisistica ci porta a considerarle come oggetti.
Questo avviene in modo inconscio quando si tratta di narcisisti Inferiore o di Medio-Rango; in maniera consapevole, invece, nei Superiori o nell’Ultra. Noi utilizziamo questi individui per affermare il controllo, estrarre carburante, appropriarci dei tratti caratteriali e ottenere benefici residui: tutto parte del nostro meccanismo per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno.
E poi, quando l’individuo non ci serve più, finisce sul mucchio di rottami. Disimpegnato. Messo da parte. Non più utile allo scopo. Inservibile.
Vuoi visitare un po’ del mio mucchio di rottami? Io, a volte, ci torno. È una vera e propria montagna di apparecchi esausti e scartati. Conosco tutta la storia di questo mucchio di rottami.
Per esempio, guarda questo apparecchio qui. No, non quello: questo. È “John”.
Mi fu molto utile quando entrai a far parte della società. Lui ci lavorava già da otto anni, quando io arrivai, e mi prese sotto la sua ala protettiva, si potrebbe dire. Era una miniera di informazioni, un delizioso beneficio residuale. Lavorava sodo, ma conosceva un sacco di gente, probabilmente perché tutti sapevano che potevano contare su di lui per portare a termine un lavoro. E, a dire il vero, ne approfittavano. Io certamente sì.
Il vecchio, affidabile John. Mi fu utile nel fornirmi tutte quelle informazioni e conoscenze di cui avevo bisogno per avanzare nella mia posizione in quel particolare incarico. Io lo lasciai credere che fossimo amici, finché non mi consolidai di più, e poi le informazioni che mi dava non furono più sufficienti. Così finì sul mucchio di rottami.
Ovviamente, funziona ancora abbastanza bene, ma nel frattempo è arrivato qualcosa di più scintillante e veloce che lo ha reso obsoleto. Quindi, ovviamente, sono andato dietro alla novità, e lui è stato messo da parte. Ogni tanto torno e faccio un recupero, per vedere se funziona ancora, e in quel senso non mi delude. Il buon, vecchio John affidabile.
Ora guarda questa qui: Olivia. Ve la ricordate? Quella dalle gambe lunghe, la fidanzata traditrice, Fonte Primaria Intima, che cercò di lasciarmi e finì invece per essere risucchiata indietro con un recupero preventivo, grazie alla promessa di un viaggio della vita. Una bella dose di falsa promessa futura. Naturalmente non ci andammo mai. Dovevo solo assicurarmi che capisse chi comandava, chi aveva il controllo. E, una volta imparata la lezione, finì qui.
Accanto a lei chi c’è? Ah sì, Elizabeth. Un disastro, vero? Era la supposta “furba” che mi fece causa e finì per pentirsene. Mi fornì moltissimo carburante, mentre affermavo il controllo su di lei ancora, e ancora, e ancora, durante quell’episodio ridicolo, che alla fine la spezzò. Elizabeth ormai funziona a malapena.
Andiamo avanti. Guarda qui: Peter. Era un mio vicino, e scoprii che aveva ottimi contatti in Medio Oriente, proprio quelli che mi servivano per ottenere affari redditizi con loro. Non era il tipo di opportunità che potevi pubblicizzare. Ma Peter mi fu molto utile per entrare in quel club esclusivo e per presentarmi quelle persone. Una volta raggiunto l’obiettivo, finì qui. Non aveva più alcuno scopo.
Curiosamente, accanto a lui ci sono due di quei clienti: Alexander, per esempio. Lo ho prosciugato fino all’osso, e lui pensava che io fossi la cosa migliore del pianeta. Io e Lucy, la mia assistente di allora, ridevamo spesso dei suoi affetti. Non ti serve molto, qui sopra, vero amico? Niente da dire? Una novità.
Dopo di lui ci fu Marcio. Il classico eurotrash, ma con i soldi. Amava pavoneggiarsi. Facilissimo da intrappolare e mantenere agganciato. Fu grazie a lui che guadagnai una serie di clienti, tutti impressionati da ciò che avevo ottenuto per loro. Stupido bastardo, perse tutto alla fine. E allora addio. Non ci si può legare a un fallito. Si passa al prossimo idiota.
E questo qui? Ah, sì: Jimmy. Lo frequentavo all’università. Prendevo in prestito i suoi appunti delle lezioni di tanto in tanto, visto che amava andarci. Così, se io avevo altro da fare, di maggior rilevanza, mi assicuravo sempre che gli appunti me li passasse lui. Non gli dispiaceva: era solo contento che gli dessi una parvenza di accettabilità nel mio gruppo. Voleva solo sentirsi incluso. Non lo vogliamo tutti?
Questa invece è Petronella. Ottima per procurarmi biglietti esclusivi per eventi all’arena, visto che era responsabile marketing lì. E questo è Paul. Lo reclutai, poi gli portai via i clienti e lo feci eliminare. Un colpo da maestro.
Qui c’è Neel, che gestiva un casello autostradale. Mi lasciava passare senza pagare dopo che gli avevo dato qualche “consiglio gratuito”. Beh, non era proprio gratuito, visto che gli costò il lavoro quando raccontai ai suoi superiori cosa faceva. Giusto così: non avrebbe dovuto. Era il modo perfetto per guadagnarmi la fiducia della società dei pedaggi e ottenere la loro attività. Bisogna pur fare una scelta morale, no?
E questa è Kate, amante degli animali, e sua sorella, la mascalzona Amanda. Chissà se quel cane fu mai ritrovato. Probabilmente no.
E lì, Emily, quella delle domande sbagliate. Non ci mise molto a finire qui.
Proseguiamo… un paio di cugini miei: Kerry e Philip. Utili finché non iniziarono a chiedere aiuto di continuo. Sempre al telefono, un peso per me. Inaccettabile. Non potevo farci niente se prendevano decisioni sbagliate, vero? Io li avevo solo messi in contatto con Stephen (eccolo lì). Non ero stato io a dirgli di entrare in affari con lui. Comunque, non è più un mio problema: via, sul mucchio di rottami.
La pila è grande, vero? E siamo solo agli inizi. Ce ne sono così tanti, ammassati uno sopra l’altro, tutti buttati via dopo avermi reso utile. Colleghi, amici, comparse operative, vicini, e così via.
Là c’è il direttore di un’agenzia pubblicitaria, accanto un benzinaio. Più in là, una donna che era abbastanza conosciuta a teatro negli anni ’80. Quello era un calciatore, anche se di serie minori, ormai finito. Quell’altro un architetto, poi direttore di una società di vetri rinforzati: distrutto quando lo misi qui (scusa il gioco di parole). Un poliziotto, un’assistente sociale, un fornaio, una estetista. Ce ne sono a decine. Sembra quasi la sezione annunci di lavoro di un giornale.
Ah, guarda: Joseph, il giornalista. Mi fu utile per anni, passandomi informazioni riservate per pochi spiccioli. Peccato che poi li abbia spesi per la droga, rovinandosi. Irritante, ma inevitabile: e così è finito qui.
E si continua, apparecchio dopo apparecchio. Io li controllavo. Loro mi davano carburante. Mi davano tratti caratteriali. E molti fornivano anche benefici residui: riconoscimento, informazioni, accesso, denaro, status, competenze.
Tutto questo a integrare le mie capacità innate. Sono naturalmente dotato in molte aree e non mi tiro indietro quando serve impegnarsi. Ma bisogna cogliere le opportunità, no? Se non lo fai tu, lo farà qualcun altro. È così che funziona il mondo. Devi essere il primo, devi affermare subito il controllo, colpire per primo, altrimenti non sopravvivi. Io l’ho imparato molto tempo fa, e per fortuna prima che mi costasse troppo.
Trovo interessante camminare su questo mucchio di rottami, questo monumento di apparecchi. Ogni tanto ne scovo qualcuno che può tornarmi utile, lo tiro fuori, lo lucido e lo rimetto in funzione. C’è sempre un uso da trovare per un apparecchio. Ma spesso è più facile – e certamente più divertente – attrarre un nuovo, scintillante apparecchio, con tutte le luci e i campanelli. Perché no? A tutti piace possedere cose nuove.
Sì, mi piace venire qui e osservare questi apparecchi. Mi arrampico sopra di loro, sempre più in alto, ogni volta che scalo questa montagna artificiale. E quando raggiungo la vetta, mi fermo un attimo e ammiro la vista. Guardo indietro e annuisco, notando fin dove sono arrivato. Guardo a nord, a est, a ovest e a sud, e scruto i nuovi orizzonti che conquisterò.
Sì, mi piace osservare quanto in alto sono salito. Gran parte l’ho ottenuta grazie alle mie abilità innate, al mio impegno e al duro lavoro. Ma, per essere giusti, devo dare anche un po’ di credito a questi apparecchi. Perché se non fosse stato per loro… Se non fosse stato per loro… e per il fatto che sono finiti sul mucchio di rottami… io non sarei dove sono oggi.
Tutti i miei simili hanno i loro mucchi di rottami. Alcuni più piccoli, altri meno prestigiosi dei miei. Ma tutti ce l’hanno. E voi, inevitabilmente, ci finirete sopra. Prima o poi.
H.G. TUDOR – “The Narcissist’s Scrapheap” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

