Sei così bella. Tutto in te emana bellezza. Dal momento in cui ti ho vista sono rimasto incantato. Il modo in cui ti muovevi nella stanza, come se stessi planando da un posto all’altro. I tuoi lineamenti erano quasi glaciali, eppure emanavi tanto calore. I volti si illuminavano quando tu ti avvicinavi, mentre le mani si allungavano per toccarti. Era come se i loro problemi e le loro paure si dissolvessero una volta che avessero messo una mano su di te.
Eri così serena. Il tuo collo era un po’ più lungo del normale, ma io l’ho trovato così irresistibile e la mia mente si è riempita di immagini di me che davo su quel collo morbido il più tenero dei baci. Ho guardato le tue mani, le dita sottili che, con un tocco leggero ma rassicurante, raggiungevano le braccia delle persone. Mentre ero in piedi e ti osservavo muoverti in quella stanza, in quella prima visione mi è venuto in mente Florence Nightingale e come si prendeva cura dei malati e dei feriti nella guerra di Crimea. Portava rassicurazione e guarigione, e tu sembravi fare lo stesso. Le persone alzavano gli occhi che si colmavano di speranza verso di te e poi il sorriso, sempre quel sorriso. Un sorriso che diceva a chi lo riceveva:
«Sei speciale e lo sarai sempre».
Potevo sentire quella tua risata. Era piuttosto profonda e non si addiceva a una persona che sembrava così delicata. Ho amato quella risata dall’istante in cui, vagando per la stanza, è finita alle mie orecchie. I tuoi capelli erano legati, avvolti in una crocchia in cima alla tua testa e ricordo come in seguito facevo scivolare delicatamente le forcine dall’interno lasciando che le tue lunghe ciocche si sciogliessero mentre io ero in piedi incantato di fronte a te. Anche dopo tutte quelle ore passate a occuparti di quella cena, a lavorare in sala, ad assicurare a tutti il loro momento con te, non hai mostrato alcun segno di stanchezza. Era come se la gioia e il calore che emanavi ti rendessero più forte. Sembravi ricaricata da ogni cenno di ringraziamento e da ogni pacca di gratitudine sulla mano.
Tutto di te era bello quella sera. Dalle scarpe costose che avvolgevano i tuoi piedini ai diamanti che portavi al collo e che penzolavano da quelle piccole orecchie elfiche. Sono stato distolto da tutto il resto da quanto eri completamente e assolutamente bella.
Sì, eri una vera bellezza e la bellezza non ti ha mai abbandonata. Il modo in cui i tuoi occhi si riempivano di lacrime, al punto che l’azzurro oceano sembrava luccicare, era così invitante. Il lento rivolo di quelle lacrime sulle tue guance rotonde era seducente. Le rughe su quella fronte di solito liscia mostravano una dignità ribelle che trovavo attraente. Il modo in cui agitavi le braccia per la frustrazione come un frenetico mulino a vento era invitante. Anche quando eri arrabbiata ti muovevi con grazia e coordinazione. Dimostravi in ogni situazione, non importa cosa ti venisse fatto, che eri stata inviata dagli dei lassù, così bella e celestiale. Il modo in cui ti raggomitolavi a palla e ti dondolavi dolcemente era così bello. Le tue suppliche sussurrate perché la smettessi sembravano una brezza estiva che passava attraverso gli alberi di un bosco vicino. Mentre altre potevano sembrare stonate e acide, tu apparivi sempre e solo meravigliosa. Non importa quale emozione ti venisse estratta, non importa con quali mezzi, la tua bellezza interiore ed esteriore restava intatta.
Soprattutto, quanto eri bella quando urlavi! Quella bocca perfetta con le labbra un po’ più piene del necessario, arrotondate in una “O” inorridita mentre il grido di disperazione e terrore saliva dal profondo di te. Non era il lamento della banshee, ma era come il richiamo di una sirena, invitante e melodioso, che si alzava e poi si abbassava. Quanto amavo sentire quel bellissimo urlo. Quanto desideravo vedere i tuoi occhi fissi su di me, quei limpidi occhi azzurri, a mandorla e sensazionali. Sconforto e confusione vi dilagavano dentro, ma la tua bellezza era inalterata. Non riuscivi ad accigliarti. La tua faccia non si contorceva per lo shock, la rabbia o il disgusto. Era come guardare un angelo che stava chiamando dai cieli lassù. Ma, la cosa migliore di tutte, sapevo che la bellezza che mostravi quando urlavi era tutta per me. Ho sempre desiderato sentirti urlare solo per me.
Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR

