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CIÒ CHE TORMENTA IL NARCISISTA: IL DEMONE

Coloro che non comprendono il narcisismo credono che il narcisista sia tormentato dai rimpianti del passato. Non è così. Il narcisista non prova rimorso. Potrà dirti di pentirsi di qualcosa, ma è solo una manipolazione. Non è autentico. Il narcisista non si siede a riflettere sul passato, non prova alcuna responsabilità per ciò che ha fatto.

Alcuni pensano che, da qualche parte, sia ancora rinchiusa una scintilla di empatia emotiva e che, forse, nei momenti di silenzio, il narcisista si lasci andare all’introspezione, provando un pungolo di coscienza, un lampo improvviso di rimorso.

La verità è che il narcisista non si autoanalizza. E anche se potesse farlo, non ha una coscienza da cui attingere, né un rimorso che possa generare alcuna emozione per ciò che è accaduto.

In questi casi, ciò che guida le aspettative è il pensiero emotivo della vittima, che si illude che il narcisista sia frenato dalla coscienza. Ma non lo è. È simile alla convinzione che il karma prima o poi punirà il narcisista, quando in realtà non succede.

Molti si sbagliano su ciò che pensano tormenti il narcisista. Si sbagliano ogni volta. Di solito si tratta di rimorsi, pentimenti, consapevolezza dei propri comportamenti tossici, un improvviso risveglio che li porti a rendersi conto del male che hanno causato a tante persone, accompagnato da un senso di colpa.

Tutto questo è completamente errato. Il narcisista non è strutturato per provare dispiacere verso qualcun altro che non sia se stesso. Non è in grado di prendersi realmente cura di nessuno tranne che di sé.

Ma nonostante questi fraintendimenti, qualcosa che tormenta davvero il narcisista esiste. Bisogna avere il coraggio di addentrarsi nel labirinto oscuro della mente del narcisista e affrontare una verità cruda, che si inciderà nella tua comprensione.

Oltre la facciata scintillante del fascino, l’esuberanza della grandiosità e la costante ricerca di controllo, si cela un regno di oscurità. Un abisso. E in quell’abisso si annida un orrore latente conosciuto come il Demone. Non è una semplice metafora, non è un vezzo poetico, ma la realtà nuda e cruda del mondo interiore del narcisista.

Il baratro è la loro frattura, l’abisso il loro terrore, e il Demone un’entità mostruosa che guida ogni loro atto, ogni loro menzogna, ogni loro manipolazione.

Il narcisista, nonostante tutto il suo clamore, non è un essere completo. È un costrutto, un patchwork di illusioni raccolte da altre persone, cucite insieme per mascherare un problema fondamentale: il baratro.

Questa è la frattura al centro dell’esistenza del narcisista. La prima crepa nell’edificio della sua identità, formatasi nel crogiolo della sua infanzia.

Il baratro non è solo una ferita, ma uno squarcio, una frattura che separa il narcisista dalla persona che avrebbe potuto essere. È il momento in cui il suo io nascente, fragile e incompleto, è stato spezzato da negligenza, tradimento, o da qualche indicibile fallimento da parte di chi avrebbe dovuto prendersi cura di lui.

I dettagli possono variare: l’indifferenza fredda di una madre, il rifiuto brutale di un padre, un mondo che si rifiuta di rispecchiare la loro grandiosità in erba. Ma l’esito è sempre lo stesso: il vero sé del bambino viene abbandonato, lasciato a marcire, e al suo posto nasce il falso sé: il costrutto.

Il baratro è la prova di quel tradimento, una cicatrice irregolare che il narcisista non può sopportare di riconoscere. È la fonte della loro instabilità, la ragione per cui la loro grandiosità è così fragile, la causa della loro fame insaziabile di carburante.

Il falso sé, il costrutto, questa maschera scintillante di superiorità, è costruito per coprire il baratro, per nasconderlo al mondo e a se stesso. Ma il baratro rimane una minaccia costante, un promemoria che sotto il costrutto non c’è nulla, o peggio: qualcosa di spaventoso.

Ogni gesto del narcisista, il fascino, la rabbia, la manipolazione, è uno sforzo disperato per tenere a bada il baratro, per impedirgli di allargarsi, per evitare la caduta nell’abisso che si apre oltre.

Il narcisista non è integro, non è umano nel modo in cui lo intendi tu, ma una creatura di sopravvivenza spinta dal terrore inconscio di ciò che si cela dentro di sé.

L’abisso si manifesta nelle contraddizioni: il fascino che nasconde la crudeltà, l’idillio che precede la svalutazione. È per questo che il narcisista non tollera le critiche: esse intaccano il costrutto, minacciando di rivelarne la frattura. È per questo che il narcisista ha bisogno del carburante, per rattoppare quel costrutto, il falso sé, e impedire all’abisso di spalancarsi.

È per questo che il narcisista proietta sugli altri i propri difetti: accusa il Capro Espiatorio, svaluta il partner, scarica l’amico. Riconoscere le proprie imperfezioni significherebbe guardare dentro l’abisso, e questo il narcisista non può farlo. L’abisso è la sua origine, la ferita, la nascita del narcisista. Ed è la porta sull’orrore più profondo che lo attende.

Se la frattura è l’innesco, l’abisso è la destinazione. Un baratro spalancato oltre il falso sé.

L’abisso non è un semplice vuoto, ma un nulla esistenziale profondo, un buco nero che minaccia di inghiottire il narcisista. Rappresenta il terrore assoluto, la verità che non può affrontare: non è un dio, non è speciale, non è nemmeno umano, ma un costrutto vuoto, un guscio animato e sostenuto dal carburante altrui.

L’abisso è l’assenza del vero sé. La consapevolezza che sotto la facciata non c’è sostanza, né anima, né identità.

Questo è ciò che genera la paura nel narcisista. Il motivo per cui si aggrappa disperatamente all’illusione, al controllo, all’impero di menzogne.

L’abisso non è un vuoto passivo, ma una forza attiva, un’attrazione gravitazionale che tira verso il basso la psiche del narcisista, minacciando di trascinarlo nei suoi abissi. Ecco perché il narcisista non trova mai pace, perché non può riposare, perché deve sempre restare in movimento: sedurre, manipolare, dominare, controllare, alimentarsi.

Fermarsi, riflettere, restare immobile significherebbe rischiare lo sguardo dell’abisso, sentire il suo fiato gelido sul collo. La vita del narcisista è una fuga da questo vuoto. Una recita incessante per tenerlo a bada. Il bisogno di carburante non è semplice vanità, ma sopravvivenza. Le reazioni emotive altrui sono l’unica cosa che tiene insieme il costrutto e impedisce la caduta nel nulla.

L’abisso si manifesta nei rari momenti di vulnerabilità. È lo sguardo impanicato del narcisista quando viene messo in discussione. L’ira che esplode quando il controllo vacilla e si sente ferito. La disperazione che lo spinge a recuperare un apparecchio che aveva abbandonato. È per questo che il narcisista non riesce a stare solo a lungo: la solitudine avvicina l’abisso, il suo silenzio assordante, il suo vuoto soffocante.

È per questo che il narcisista si circonda di specchi: persone, oggetti, conquiste che riflettano la sua illusione, per coprire i sussurri del vuoto.

L’abisso è la verità del narcisista. La realtà che non può affrontare. Ed è il rifugio del demone, l’orrore che si cela dentro.

Il Demone. L’entità mostruosa che abita l’abisso, l’incarnazione della verità più oscura del narcisista. Il demone non è una metafora, ma una realtà: una forza primordiale che guida ogni atto del narcisista, un’ombra che lo perseguita a ogni passo. È la distillazione di quella paura del nulla, un’orribile fusione tra il sé abbandonato e il vuoto che lo ha sostituito.

Il Demone è ciò che rimane quando il costrutto crolla, quando il carburante si esaurisce, quando il narcisista è costretto a guardare l’abisso. È il suo vero sé, o meglio, l’assenza di esso: un orrore informe e contorto che non può essere nominato, né domato, né evitato.

Il Demone è la verità repressa del narcisista. La realtà da cui è fuggito quando si è aperta la frattura. È il bambino che era un tempo: debole, vulnerabile, rifiutato, ora divenuto mostruoso per via degli anni di negazione. È l’insicurezza che non può ammettere, il vuoto che non può sopportare. Il Demone è la sua mentalità, la sua imperfezione, la sua umanità: tutto ciò che rifiuta nel suo tentativo di diventare un dio. È la voce che sussurra negli incubi, l’ombra che vibra nella rabbia, il terrore che alimenta il bisogno di controllo.

Il Demone non è separato dal narcisista, ma fa parte di lui. È il nucleo che ha sepolto, la verità che ha annegato nelle menzogne.

Perché il Demone si nasconde nell’abisso? Perché l’abisso è il suo habitat naturale. Il vuoto in cui è stato gettato il vero sé quando è nato il falso sé. La frattura è stata il tradimento, ma l’abisso è la conseguenza. Il luogo in cui il sé rifiutato marcisce, muta e diventa il Demone.

Il narcisista non può distruggerlo, perché distruggere il Demone significherebbe distruggere se stesso. Non può affrontarlo, perché farlo significherebbe riconoscere il proprio nulla. Così lo tiene rinchiuso nell’abisso, dietro il costrutto, sigillato, distratto dal carburante, zittito dal controllo.

Ma il Demone è sempre lì. Aspetta. Si agita. Minaccia di emergere quando le difese del narcisista vacillano.

Il Demone è la fonte della rabbia. La furia che esplode quando il costrutto è minacciato. Perché ogni sfida rischia di esporre l’abisso, risvegliando l’orrore nascosto.

Il Demone è il motore delle manipolazioni, del bisogno disperato di sedurre, controllare, distruggere. Solo attraverso le reazioni degli altri il demone può essere tenuto a bada. È il gelo della svalutazione, la crudeltà dello scarto, la malvagità della campagna diffamatoria. Perché il Demone si nutre di dolore. Si nutre, si nutre, si nutre.

Il Demone è il motivo per cui il narcisista non può amare. Perché l’amore richiede vulnerabilità, e la vulnerabilità attira lo sguardo del demone.

È il motivo per cui il narcisista proietta le proprie colpe sugli altri, accusa il capro espiatorio, svaluta il partner. Perché riconoscere i propri difetti significherebbe sentire il sussurro del demone.

È il motivo per cui il narcisista accumula apparecchi, amanti, amici, familiari. Ognuno di loro è uno specchio che riflette il costrutto, una barriera contro l’abisso.

Il Demone è l’ombra del narcisista. Il suo terrore. E si nasconde nell’abisso perché lì è stato gettato, e lì il narcisista intende tenerlo per sempre.

L’esistenza del narcisista è una danza invisibile con il Demone. Una lotta disperata per tenerlo rinchiuso sotto il costrutto, dentro l’abisso. Per impedire alla frattura di allargarsi, per evitare la verità del nulla.

Il narcisista deve sedurre, infuriare, manipolare. Tutto per mantenere il controllo e garantirsi il carburante che tiene insieme il falso sé, che soffoca il sussurro del Demone.

Il narcisista si circonda di apparecchi affinché il costrutto venga riflesso.

Ma il Demone è eterno. Un’ombra che non può essere seminata. Si nasconde nell’abisso, in attesa del momento in cui il carburante finirà, il costrutto crollerà, e il narcisista sarà costretto a guardare il vuoto.

Forse quel momento non arriverà mai, perché il narcisista è, prima di tutto, un maestro della sopravvivenza. Le sue manipolazioni sono una fortezza contro la verità. Ma il Demone è sempre lì, a ricordargli ciò che è davvero. Non un dio. Non un essere umano. Ma un costrutto vuoto, spinto da un orrore che non può nominare né affrontare.

La frattura è la sua origine. L’abisso il suo terrore. Il demone la sua verità.

Insieme, formano il narcisista. In un mondo, un labirinto di oscurità che plasma ogni suo gesto, ogni menzogna, ogni crudeltà, ogni manipolazione.

Non è integro. È una creatura di sopravvivenza. Un guscio animato dal carburante altrui. Un costrutto eretto per nascondere l’orrore che si cela dentro.

H.G. TUDOR – “What Haunts the Narcissist : The Creature” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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