IL SENSO DI PERDITA

Le persone fanno sempre fatica con la perdita. Può trattarsi del livello più alto della scala, quando hai subito un lutto e hai perso un familiare molto amato. Può essere la perdita della tua casa, dove hai vissuto per vent’anni, a causa di un danno o di un pignoramento. Può essere la perdita del lavoro, la perdita della buona salute, fino ad arrivare a qualcosa di molto meno importante, ma pur sempre una perdita, come il tuo ristorante preferito quando chiude, o la tua dose quotidiana di caffeina presa al bar perché stai risparmiando.

Togli qualcosa a qualcuno e sperimenterà tristezza, frustrazione, turbamento, rabbia e talvolta confusione. Poiché le persone sono governate dalle emozioni piuttosto che dalla fredda e dura logica, la perdita di qualcosa spesso ha un effetto devastante e traumatico, specialmente rispetto a perdite importanti come un coniuge o un partner.

Un tempo i tuoi genitori sembravano destinati a vivere per sempre. Erano sempre lì. Ti hanno cresciuto, guidato e sostenuto. Ti hanno lasciato trovare la tua strada nella vita, ma se mai avevi bisogno di loro erano sempre lì ad ascoltare e ad aiutare, poi un giorno scopri che se ne sono andati e ti ritrovi con un enorme buco nero nella tua vita.

Il tuo migliore amico, che conosci da oltre venticinque anni, era una parte enorme della tua vita. Parlavi con lui ogni giorno, ridevate di quando eravate più giovani e dei guai in cui vi cacciavate, vi sostenevate a vicenda e attraversavate la vita come un duo dinamico, finché se ne è andato e tu senti un vuoto immenso dalla sua partenza verso l’altra vita o verso un altro continente, a seconda delle circostanze.

Togli qualcosa dalla vita di una persona e a quella persona resta dolore, sconforto e disperazione. Questo è ancora più vero quando si tratta di qualcosa o qualcuno di meraviglioso e delizioso. Allora il vuoto diventa una landa desolata e ululante.

Naturalmente noi siamo pienamente consapevoli di come la perdita influenzi le persone, grazie al nostro ripetuto studio degli individui. Sappiamo anche che essere capaci di donare a qualcuno qualcosa di meraviglioso e poi toglierlo è un segno di notevole potere. Un potere che può essere esercitato con effetti considerevoli. Il potere della revoca, anche solo minacciata, può provocare una reazione estrema nel soggetto. Questo è qualcosa di cui siamo pienamente consapevoli e qualcosa di cui approfittiamo.

All’inizio ti abbiamo dato tutto. Ti abbiamo fornito un amore senza paragoni, una vertiginosa sequenza di complimenti, un bombardamento di desiderio e uno tsunami di lusinghe. Ti abbiamo innalzata, sempre più in alto, e ti abbiamo ricoperta di affetto, passione e generosità. La luce era brillante, calda e dorata, e l’abbiamo lasciata splendere ogni giorno solo per te.

Ti abbiamo permesso di crogiolarti in questo periodo d’oro di estasi assoluta e, in cambio, tu ci hai dato tutto ciò che avevi nel tentativo di mantenere quel periodo d’oro. Senza preavviso lo abbiamo ritirato. La porta è stata chiusa e le imposte abbassate, e là dove un tempo camminavi felice e libera, anche tu ti sei ritrovata trasportata nella landa desolata ululante, dove stavi sola sotto cieli grigi e plumbei mentre un vento freddo e spietato ti sferzava intorno. Sembrava che qualcuno fosse morto.

Laddove un tempo ti rivolgevamo parole così dolci, dolcissime, ora c’è soltanto silenzio. L’abbraccio rassicurante delle nostre braccia e delle nostre labbra è in qualche modo svanito e tu ti senti spogliata e vulnerabile. Tutti i luoghi in cui ti abbiamo portata e che abbiamo condiviso sembrano così lontani, e cominci a chiederti se siano realmente accaduti. Sola e sconvolta, vaghi per questa landa desolata cercandoci. Di tanto in tanto cogli un nostro barlume, ma in un istante siamo scomparsi mentre tu procedi inciampando.

La gentilezza è stata rimossa. Le lunghe notti di congresso sessuale, che andavano oltre qualunque cosa tu avessi mai sperimentato prima, sono state portate via, lasciando il tuo letto come una lastra fredda e dura, dove il riposo deve essere sopportato anziché goduto. Se anche ti onoriamo della nostra presenza in quel luogo dove un tempo ci univamo ogni singola notte, una massa contorta di arti e bocche che esploravano e procuravano piacere, tutto ciò che ora conosci è la nostra schiena, che ti viene presentata con aria di sfida ogni notte. Sempre che veniamo a letto. La stanza degli ospiti o il divano sembrano attrarci più di te, di questi tempi.

Sappiamo che portare via questa passione, questo desiderio, questo interesse, questa generosità e questa gentilezza è come un colpo di martello. È come se fossimo morti, e tuttavia tu puoi ancora vederci, toccarci e sentirci, il che rende il senso di perdita ancora più grande e ancora più confuso.

Come il proprietario di un cane che fa penzolare un osso davanti a un cucciolo che sbava, noi occasionalmente apriamo le imposte e permettiamo al periodo d’oro di tornare, e la gioia e il sollievo che ti travolgono al ripristino di quel tempo, oh, così glorioso, sono elettrizzanti, così come lo sono l’estensione della tua gratitudine e del tuo diletto. Eppure è effimero. È come un sogno meraviglioso che ti ha trasportata lontano da tutto il dolore e la miseria, ma proprio come un sogno, quando apri gli occhi al mattino, è svanito.

Il potere che deriva dalla revoca e dalla tua reazione prevedibile a essa significa che si tratta di un metodo di manipolazione che non può essere ignorato. Concedere e poi negare ti tiene intrappolata nei fili del nostro teatro di marionette, mentre ti strattoniamo avanti e indietro tra il concederti quelle cose che desideri di più e poi portartele via. Le tue reazioni e il controllo che questo ci concede significano che è così semplice e tuttavia così efficace, ed è qualcosa da cui non possiamo mai ritirarci.

H.G. TUDOR – “The Sense of Loss” – Traduzione di PAOLA DE CARLI