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📑 SOLO PER UNA VOLTA

Ricordi quando volevi svegliarti, raggiungere il tuo cellulare e trovare quel messaggio amorevole ed edificante che ti avevo mandato? Mi sono sempre alzato prima di te e mi sono assicurato che ti venisse recapitato un delizioso messaggio allettante pronto per quando ti saresti svegliata. Come una tazza di tè al mattino, sul tuo comodino, era quel piccolo gesto che ti faceva sentire speciale. Ti diceva che la prima cosa a cui pensavo quando mi svegliavo eri tu. Questo messaggio di amore, desiderio, passione ed eccitazione ti avrebbe fornito il primo fermento della giornata, un delizioso ricordo di quanto sono speciale e di quanto siamo meravigliosi insieme. Il primo messaggio della valanga che sarebbe seguita nel corso della giornata, decine di piccoli regali incartati che apri mentre sorridi, ridi e ti sciogli. Allora non sapevi che questi messaggi erano stati riciclati da quella venuta prima di te e sarebbero stati usati di nuovo per la tua sostituta. Allora non sapevi che altre due persone stavano ricevendo questi messaggi come prima cosa al mattino.

Ora non c’è niente. Non c’è la suoneria di quel messaggio del primo mattino. Non c’è la luce lampeggiante che ti indica che il messaggio aspetta di essere aperto. C’è il silenzio. Mentre i tuoi occhi si aprono, il condizionamento che ho causato ti fa immediatamente ricordare come eri solita sentirti quando arrivava quel messaggio. Dove una volta ti svegliavi con l’eccitazione nello stomaco ora c’è solo la fitta acuta del dolore, poiché sai che non c’è nulla che ti aspetta. Capisci che è così che dev’essere, la necessità di stare lontana da me, ma fa male. Fa male così tanto e per quanto tempo questo dolore resterà con te? Andrà mai via? Quei mesi di messaggi quotidiani mattutini hanno impresso dentro di te uno schema e una smania e non importa quanto duramente ci provi il primo pensiero della tua giornata è sempre:

“Quattro mesi fa mi stava ancora mandando quei messaggi meravigliosi.” Il mese scorso la frase era la stessa, solo che iniziava con tre. Ti giri sulla schiena e anche se sai che non dovresti, non puoi fare a meno di lasciarmi entrare ancora di più nella tua mente ricordando quelle mattine in cui siamo arrivati in ritardo al lavoro per fare l’amore in modo appassionato. Quella veloce sfrecciata in bagno e poi di nuovo nel letto dove io ti stavo aspettando. Ti volti e guardi il cuscino vuoto e tutte quelle sensazioni dolci-amare fin troppo familiari ti travolgono. Sai che non dovresti farlo. Sai che ora dovresti cercare rifugio tra i fantasmi di quello che una volta è stato, ma questo fa diminuire il dolore, solo per un po’ ed è solo un ricordo, non è vero? Pensare a me solo una volta non può fare alcun male vero? Solo una volta. Fai un sorriso contorto a quella frase che è diventata per te una specie di mantra quotidiano mentre combatti per sfuggire alle tossine che ho lasciato dentro di te, l’eredità della mia, oh, così efficace seduzione e avvelenamento di te. Solo una volta controlli i miei tweet, chi mi sta seguendo e chi sto seguendo. Solo una volta hai parcheggiato vicino a dove abitavo e guardato accasciata al posto di guida per vedere chi potrebbe apparire alla mia porta. Solo una volta hai mandato un’amica a osservarmi ad un evento a cui sapevi che sarei stato presente perché ti riportasse ciò che aveva visto. Solo una volta rileggi le e-mail che ti ho mandato. Era solo una volta per tutte queste cose e di più, beh una volta alla settimana, poi una volta al giorno, ma io non so cosa stai facendo vero, quindi dov’è il danno? Solo una volta ritorni sul mio profilo Facebook, lo scandagli, cercando indizi come un disperato detective intento a rintracciare il prolifico killer. Controlli dove ho messo mi piace, una foto qui, un commento lì, alcuni meme sulle relazioni che potrebbero essere una frecciata per te ma non ne sei sicura. Qualsiasi traccia di te è stata cancellata dal mio profilo, sono spariti i messaggi, i commenti e le foto. Qualcun altra è lì adesso, anche se c’è qualche ambiguità. Una donna dai capelli rossi appare in diverse foto, mentre ride insieme a me. Ne vedi una in cui le sue braccia circondano le mie spalle e senti la gelosia bruciante e la rabbia e maledici sia te stessa che me per questa sensazione. Getti il tablet da una parte, borbottando sottovoce, solo un’occhiata che ti ha rovinato la giornata prima che sia iniziata e prometti di non guardare più. Ma lo farai. Solo un’occhiata. Un viaggio attraverso il carosello di immagini, controllando le dita per vedere se vi sono spuntati anelli, sia mie (sarebbe terribile vedere quegli anelli sul mio anulare, cosa che ti ho sempre negato) che delle donne con cui poso (ti fa sentire un tantino meglio se indossano un anello, il che significa che non staranno con me, vero?)

Scorri i miei post su Twitter e ritorni al profilo del mio sito web di lavoro, a leggere la biografia che conosci a memoria. Le tue dita si posano sulla mia immagine del profilo mentre vedi di nuovo la cravatta che mi hai comprato per quel particolare servizio fotografico. Alcuni giorni desideri che venga aggiornata e poi altri giorni questo aspetto ti fa percepire che forse non ti odio, come potrei se permetto ancora a questa immagine di rimanere? Cerchi di non pensare a me ma in qualche modo la tua mente si aggira lì di sua spontanea volontà, serpeggiando attraverso i mille ricordi che sorgono ogni giorno. Forse resterai per un po’ in mezzo ad essi, solo un minuto di ricordo. Nel fine settimana andavi nella stradina del bosco lungo cui eravamo soliti passeggiare durante le assolate mattine di settembre. Nessun altro è mai stato lì. Solo tu ed io. Hai camminato di nuovo in quella stradina, era l’unica volta in cui avevi bisogno di farlo, di conversare con il fantasma della mia presenza e intanto ti ritrovavi a parlare a voce alta con me come se stessi camminando ancora accanto a te, tenendoti la mano. Doveva essere solo una volta ma sei tornata tre volte da allora, giurando ogni volta che questa volta è quella in cui esorcizzerai quegli spettri.

Cosa sto facendo adesso? Senza dubbio mi sto preparando per andare al lavoro, magari facendo la doccia e cantando come facevo una volta nella doccia che facevamo insieme. Sto con qualcuno? Qualcuno sta preparando la colazione per me o si adagia sul letto aspettando che io torni in camera da letto avvolto da un asciugamano? Sembra che sia passato tanto tempo da quando hai avuto mie notizie e così tante cose restano senza risposta, non dette e irrisolte. Come reagirei se tu mi chiamassi? Non puoi costringerti a cancellare il mio numero, nel caso in cui ci fosse quell’ultima conversazione da poter realizzare e mettere a posto così tanti problemi, uccidere tanti demoni e chiudere così tante porte. Che di sicuro sarebbe tutto ciò che serve? Solo una conversazione. Mantienilo come il business, mantieni le tue emozioni sotto controllo ma solo per ottenere delle risposte in modo da poter andare avanti. Sicuramente questo ti è dovuto? Ti chiedi se risponderei qualora tu mi chiamassi? Come reagirei se vedessi il tuo numero sul display? Dubiti che ti abbia bloccato, perché dovrei farlo? Le tue dita giocano con il tuo telefono, devi sapere, solo una volta, solo per far sparire il dolore. Trovi il mio nome. Vuoi sentire di nuovo la mia voce, parlare, nulla di più, ma ti senti ansiosa e la trepidazione serpeggia su di te. Hai bisogno di sapere. Hai bisogno di risposte. Che ne dici di chiamarmi e interrompere prima che io risponda per vedere se richiamo? Sì, è una buona idea, che dimostrerebbe che voglio parlarti, senza la paura di vedere che ti riattacco. È così. Mi telefonerai di nuovo dopo questi mesi di nulla e lascerai che suoni, allora questa agonia sempre presente potrà essere alleviata. Le domande potranno avere una risposta quando ti richiamo. Non ti scioglierai di nuovo tra le mie braccia. No, resisterai a quei dolci incantesimi perché sai cosa c’è dietro di essi. Ti sei guadagnata le stellette in questo senso ma devi avere questa conversazione, per te stessa. Devi sapere che ti parlerò. Un messaggio non è abbastanza immediato. Potrei non vederlo per un po’ di tempo o ritardare nel rispondere, ma una chiamata persa, che porta un potenziale per urgenza e immediatezza e sono obbligato a rispondere vero? Mi chiamerai. Chiamerai e lascerai suonare. Solo per una volta.

H.G. TUDOR

Just the One Time

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📑 SOLO UNA VOLTA. MA È ABBASTANZA

Ricordi quando volevi svegliarti, raggiungere il tuo cellulare e trovare quel messaggio amorevole ed edificante che ti avevo mandato? Mi sono sempre alzato prima di te e mi sono assicurato che ti venisse recapitato un delizioso messaggio allettante pronto per quando ti saresti svegliata. Come una tazza di tè al mattino, sul tuo comodino, era quel piccolo gesto che ti faceva sentire speciale. Ti diceva che la prima cosa a cui pensavo quando mi svegliavo eri tu.

Questo messaggio di amore, desiderio, passione ed eccitazione ti forniva il primo fermento della giornata, un delizioso ricordo di quanto sono speciale e di quanto siamo meravigliosi insieme. Il primo messaggio della valanga che sarebbe seguita nel corso della giornata, decine di piccoli regali incartati che apri mentre sorridi, ridi e ti sciogli. Allora non sapevi che questi messaggi erano stati riciclati da quella venuta prima di te e sarebbero stati usati di nuovo per la tua sostituta. Allora non sapevi che altre due persone stavano ricevendo questi messaggi come prima cosa al mattino.

Ora non c’è niente. Non c’è la suoneria di quel messaggio del primo mattino. Non c’è la luce lampeggiante che ti indica che il messaggio aspetta di essere aperto. C’è il silenzio. Mentre i tuoi occhi si aprono, il condizionamento che ho causato ti fa immediatamente ricordare come eri solita sentirti quando arrivava quel messaggio. Dove una volta ti svegliavi con l’eccitazione nello stomaco ora c’è solo la fitta acuta del dolore, poiché sai che non c’è nulla che ti aspetta.

Capisci che è così che dev’essere, la necessità di stare lontana da me, ma fa male. Fa male così tanto e per quanto tempo questo dolore resterà con te? Andrà mai via? Quei mesi di messaggi quotidiani mattutini hanno impresso dentro di te uno schema e una smania e non importa quanto duramente ci provi il primo pensiero della tua giornata è sempre:

“Quattro mesi fa mi stava ancora mandando quei messaggi meravigliosi.” Il mese scorso la frase era la stessa, solo che iniziava con tre. Ti giri sulla schiena e anche se sai che non dovresti, non puoi fare a meno di lasciarmi entrare ancora di più nella tua mente ricordando quelle mattine in cui siamo arrivati in ritardo al lavoro per fare l’amore in modo appassionato. Quella veloce sfrecciata in bagno e poi di nuovo nel letto dove io ti stavo aspettando. Ti volti e guardi il cuscino vuoto e tutte quelle sensazioni dolci-amare fin troppo familiari ti travolgono.

Sai che non dovresti farlo. Sai che ora dovresti cercare rifugio tra i fantasmi di quello che una volta è stato, ma questo fa diminuire il dolore, solo per un po’ ed è solo un ricordo, non è vero? Pensare a me solo una volta non può fare alcun male vero? Solo una volta. Fai un sorriso contorto a quella frase che è diventata per te una specie di mantra quotidiano mentre combatti per sfuggire alle tossine che ho lasciato dentro di te, l’eredità della mia, oh, così efficace seduzione e avvelenamento di te. Solo una volta controlli i miei tweet, chi mi sta seguendo e chi sto seguendo. Solo una volta hai parcheggiato vicino a dove abitavo e guardato accasciata al posto di guida per vedere chi potrebbe apparire alla mia porta.

Solo una volta hai mandato un’amica a osservarmi ad un evento a cui sapevi che sarei stato presente perché ti riportasse ciò che aveva visto. Solo una volta rileggi le e-mail che ti ho mandato. Era solo una volta per tutte queste cose e di più, beh una volta alla settimana, poi una volta al giorno, ma io non so cosa stai facendo vero, quindi dov’è il danno? Solo una volta ritorni sul mio profilo Facebook, lo scandagli, cercando indizi come un disperato detective intento a rintracciare il prolifico killer. Controlli dove ho messo mi piace, una foto qui, un commento lì, alcuni meme sulle relazioni che potrebbero essere una frecciata per te ma non ne sei sicura.

Qualsiasi traccia di te è stata cancellata dal mio profilo, sono spariti i messaggi, i commenti e le foto. Qualcun altra è lì adesso, anche se c’è qualche ambiguità. Una donna dai capelli rossi appare in diverse foto, mentre ride insieme a me. Ne vedi una in cui le sue braccia circondano le mie spalle e senti la gelosia bruciante e la rabbia e maledici sia te stessa che me per questa sensazione. Getti il tablet da una parte, borbottando sottovoce, solo un’occhiata che ti ha rovinato la giornata prima che sia iniziata e prometti di non guardare più. Ma lo farai. Solo un’occhiata. Un viaggio attraverso il carosello di immagini, controllando le dita per vedere se vi sono spuntati anelli, sia mie (sarebbe terribile vedere quegli anelli sul mio anulare, cosa che ti ho sempre negato) che delle donne con cui poso (ti fa sentire un tantino meglio se indossano un anello, il che significa che non staranno con me, vero?)

Scorri i miei post su Twitter e ritorni al profilo del mio sito web di lavoro, a leggere la biografia che conosci a memoria. Le tue dita si posano sulla mia immagine del profilo mentre vedi di nuovo la cravatta che mi hai comprato per quel particolare servizio fotografico. Alcuni giorni desideri che venga aggiornata e poi altri giorni questo aspetto ti fa percepire che forse non ti odio, come potrei se permetto ancora a questa immagine di rimanere? Cerchi di non pensare a me ma in qualche modo la tua mente si aggira lì di sua spontanea volontà, serpeggiando attraverso i mille ricordi che sorgono ogni giorno.

Forse resterai per un po’ in mezzo ad essi, solo un minuto di ricordo. Nel fine settimana andavi nella stradina del bosco lungo cui eravamo soliti passeggiare durante le assolate mattine di settembre. Nessun altro è mai stato lì. Solo tu ed io. Hai camminato di nuovo in quella stradina, era l’unica volta in cui avevi bisogno di farlo, di conversare con il fantasma della mia presenza e intanto ti ritrovavi a parlare a voce alta con me come se stessi camminando ancora accanto a te, tenendoti la mano. Doveva essere solo una volta ma sei tornata tre volte da allora, giurando ogni volta che questa volta è quella in cui esorcizzerai quegli spettri.

Cosa sto facendo adesso? Senza dubbio mi sto preparando per andare al lavoro, magari facendo la doccia e cantando come facevo una volta nella doccia che facevamo insieme. Sto con qualcuno? Qualcuno sta preparando la colazione per me o si adagia sul letto aspettando che io torni in camera da letto avvolto da un asciugamano? Sembra che sia passato tanto tempo da quando hai avuto mie notizie e così tante cose restano senza risposta, non dette e irrisolte.

Come reagirei se tu mi chiamassi? Non puoi costringerti a cancellare il mio numero, nel caso in cui ci fosse quell’ultima conversazione da poter realizzare e mettere a posto così tanti problemi, uccidere tanti demoni e chiudere così tante porte. Che di sicuro sarebbe tutto ciò che serve? Solo una conversazione. Mantienilo come il business, mantieni le tue emozioni sotto controllo ma solo per ottenere delle risposte in modo da poter andare avanti. Sicuramente questo ti è dovuto? Ti chiedi se risponderei qualora tu mi chiamassi? Come reagirei se vedessi il tuo numero sul display? Dubiti che ti abbia bloccato, perché dovrei farlo? Le tue dita giocano con il tuo telefono, devi sapere, solo una volta, solo per far sparire il dolore. Trovi il mio nome. Vuoi sentire di nuovo la mia voce, parlare, nulla di più, ma ti senti ansiosa e la trepidazione serpeggia su di te.

Hai bisogno di sapere. Hai bisogno di risposte. Che ne dici di chiamarmi e interrompere prima che io risponda per vedere se richiamo? Sì, è una buona idea, che dimostrerebbe che voglio parlarti, senza la paura di vedere che ti riattacco. È così. Mi telefonerai di nuovo dopo questi mesi di nulla e lascerai che suoni, allora questa agonia sempre presente potrà essere alleviata. Le domande potranno avere una risposta quando ti richiamo. Non ti scioglierai di nuovo tra le mie braccia.

No, resisterai a quei dolci incantesimi perché sai cosa c’è dietro di essi. Ti sei guadagnata le stellette in questo senso ma devi avere questa conversazione, per te stessa. Devi sapere che ti parlerò. Un messaggio non è abbastanza immediato. Potrei non vederlo per un po’ di tempo o ritardare nel rispondere, ma una chiamata persa, che porta un potenziale per urgenza e immediatezza e sono obbligato a rispondere vero? Mi chiamerai. Chiamerai e lascerai suonare. Solo una volta.

Ma è abbastanza.
Abbastanza perché la danza continui.

H.G. TUDOR

Just the Once. But It Is Enough

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📰 ALIMENTAMI UNA VOLTA

Il carburante è l’unica cosa che devo avere. È attraverso di esso che funziono ed esisto. Considero tutta l’energia emozionale come nutrimento. Un’assenza di emozione mi causa problemi considerevoli e finirà per determinare il mio distacco e la mia ricerca della stessa cosa da una fonte alternativa più affidabile. Ci sono alcuni che sostengono che tragga energia da alcuni oggetti inanimati, ad esempio, gli status symbol. Guido una macchina costosa, indosso abiti su misura e vivo in una grande casa e tutto ciò apparentemente mi procura carburante. È vero che noi desideriamo queste cose dato che si accordano al nostro senso di diritto a godere. Ci permettono anche di dimostrare il nostro successo e i nostri risultati al mondo intero. Noi bramiamo tali rappresentazioni di successo. Tuttavia, la mia tipologia ed io non desideriamo un orologio Rolex, un i-pad o un cellulare incastonato di diamanti come oggetti in sé. Vogliamo queste cose per la reazione che creano nelle altre persone.

Quelli che ci vedono guidare una Bentley decappottabile rimangono immancabilmente a bocca aperta. Questa reazione al nostro prestigio ci procura il carburante di cui abbiamo bisogno. Le occhiate ammirate che attiriamo quando camminiamo lungo i corridoi dell’ufficio al lavoro indossando uno dei nostri magnifici completi, ci procurano carburante. I complimenti per lo stile delle scarpe, il cottage di proprietà per le vacanze e quel party eccessivo che ha ospitato, sono tutte fonti di carburante per noi.
Gli oggetti inanimati sono piattaforme per l’approvvigionamento di carburante.
Se alcune persone resteranno meravigliate per la nostra scelta dell’automobile, ce ne saranno altre che esprimeranno gelosia e invidia.
Queste reazioni sono accolte anche meglio. I commenti taglienti che accompagnano occhiate verdi d’invidia sono sprecate con noi. Le parole evaporano perché sono le emozioni nascoste all’interno di queste parole e gli sguardi funesti ciò che vogliamo.

Il nostro fascino e dipendenza verso gli oggetti inanimati e la parte che giocano nel procurarci il carburante comunque non termina con ciò che tu consideri come oggetto inanimato in senso tradizionale. Il più efficace oggetto inanimato che ci rifornisce di carburante sei tu. Come possiamo considerare una persona come un oggetto inanimato? Così come per le parole dissipate in feroci commenti ci appigliamo alle emozioni, esattamente allo stesso modo l’identità di chi ci procura energia viene accantonata appena assaporiamo il carburante che possiamo estrarre. Quelle di voi che seduciamo e portiamo nel nostro mondo dove possiamo attingere dalla vostra energia in profondità, vengono considerate niente più che un dispositivo. Non vediamo una persona. Non riconosciamo un’identità. Vediamo una macchina che ha uno e un solo scopo. Fornirci carburante.

H.G. TUDOR

Fuel Me Once

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👤 TI VOGLIO ANCORA UNA VOLTA

160714 I Want You One More Time

“Ti voglio ancora una volta.

Questa volta prometto che sarà l’ultima volta. So che quello che ho fatto è sbagliato.

Sono stato uno stupido e pensavo di aver imparato la lezione. Vedi, ho sempre avuto fretta di arrivare ovunque vado. A volte non ne sono del tutto sicuro, ma so che è in salita, verso la cima. Credo di essere così concentrato su questo, che mi dimentico delle cose che contano veramente. Sì, suppongo di averti dato per scontato. Non è stato sempre così comunque vero? Ti ho dato tutto all’inizio perché era ciò che volevo fare. Volevo compiacerti e renderti la persona più felice del mondo. Ho fatto anche quello vero?

Poi mi sono perso. Penso che forse tu non sei stato d’aiuto, no, non ho intenzione di farlo. Non ho intenzione di incolparti per i miei difetti. L’ho fatto troppe volte. Ti ho ritenuto responsabile dei miei fallimenti, incolpandoti per non avermi aiutato quando avevo bisogno di te lì, punendoti per non aver capito, per non soddisfare le miei necessità e per non darmi ciò di cui avevo bisogno. Mi rendo conto che mi sono comportato da egoista. Ho provato a non farlo. L’ho fatto. So che può non essere sembrato così, ma ci stavo provando, solo che a volte diventa così duro, così difficile. Ma no. Non ho intenzione di incolparti. Potrei. Ci sono molte cose che potrei segnalare. Potrei insinuare che tu sai come punzecchiarmi e che hai intenzionalmente deciso di irritarmi. Potrei insinuare che pensi più ai tuoi amici e alla tua famiglia che a me e questo è il motivo per cui ho sempre provocato una scena durante le rimpatriate e ti ho impedito di vedere i tuoi amici tutte quelle le volte. Potrei dedurre che hai perso interesse per me anche se io continuavo a fare quello che facevo per noi. Potrei sollevare la questione che mi sembravi turbato, quasi come se io non fossi più bravo, anche se entrambi sappiamo che non è così, no? No, ci sono decine, se non centinaia di coltelli che potrei buttarti addosso, ognuno che cerca di ferirti con la mia colpa, ma ora non è il momento per un simile esame. Non abbiamo bisogno di tenere un post mortem su ciò che è stato detto e fatto. Capisco che non è stata colpa tua. Davvero.

Allora perché ho fatto le cose che ho fatto? Ho pensato molto a questo. Quando mi hai lasciato, sono stato capace di riflettere su quello che era successo e, ammetto che in un primo momento volevo incolparti per avermi fatto così tanto male. Ti rendi conto di quanto mi hai ferito, vero? Non potevo funzionare senza di te. Ero rimasto debole, sconvolto e danneggiato. La tua improvvisa scomparsa è stata come una ferita mortale per me, mi diceva che non ero abbastanza bravo per noi, per te. A volte vorrei che cose del genere non mi toccassero, ma poi se la pensassi così, non mi interesserebbe di noi, vero? Io ci tengo. Mi importa così tanto di te e me che voglio un’altra possibilità. Ti voglio ancora.

Voglio mostrarti quanto la vita può essere ancora meravigliosa. Sappiamo entrambi di cosa siamo capaci e ancora di più quando i nostri mondi si scontrano. Abbiamo avuto dei momenti meravogliosi. Posso dire che lo sai e spesso li ricordi. Voglio solo avere ancora questo con te e che venga fatto per noi assieme a tutte, beh le altre cose. Ora mi rendo conto di quanto fosse tossico con la gelosia e le insinuazioni, le accuse e l’invidia. In qualche modo si è infiltrata nella nostra relazione e a poco a poco ha cominciato a tingere il modo in cui ci guardavamo l’un l’altro. A volte mi sedevo, ti guardavo e me lo chiedevo.

“Come siamo arrivati ad essere così distanti?”

Non mi rendevo conto che ancora più distanza veniva posta tra noi. Non mi piace questo. Mi spaventa ad essere onesto. Il pensiero di non stare con te mi riempie di terrore e so che non merito il tuo perdono ma è quello che sto chiedendo. Per favore perdonami perché non sapevo cosa stavo facendo. Stavo agendo nel qui e ora, spinto dalla necessità di andare avanti e quando sono stato preso in quel momento ho dimenticato l’unica persona che significa tanto per me; tu. Ho bisogno che mi sia data l’opportunità di riparare ciò che tu e io abbiamo. So che ci apparteniamo. Siamo uniti inestricabilmente. Te l’ho detto dal primo giorno, è scritto nelle stelle lassù e continuo a credere che sia così. Devo avere quella possibilità di dimostrarti che io posso essere tutte le cose che tu vuoi che sia.

Ho accettato il fatto che devo cambiare. Non c’è speranza per qualcosa di diverso, vero? Devo fare questi sacrifici per dimostrarti che sono migliore di quello che ero e lo farò, ma non posso farlo da solo. Devo stare con te e solo allora avrò la forza per affrontare ciò che deve essere affrontato. Non posso farlo da solo. Me ne sono reso conto. Ho bisogno di te al mio fianco e ti prometto che ne varrà la pena. Sarà proprio come era una volta solo che questa volta sarà meglio. Ti adulerò, ti adorerò, ti proteggerò e ti amerò come nessun altro potrebbe fare. Io ti conosco meglio di chiunque altro. Ecco perché ci siamo incontrati in questo modo, siamo attratti l’un l’altro, due pezzi dell’intero che si appartengono. So che sono stato io a rovinare le cose e l’ho fatto per le mie ragioni egoistiche e deboli. Non abbiamo bisogno di tornare di nuovo lì, non c’è nulla da guadagnare nel ripassare tutto questo ancora una volta. So cosa ho fatto ed è stato sbagliato. Ecco, l’ho detto. Lascia che ci tracciamo una riga sotto. Lascia che andiamo avanti e farò qualsiasi cosa per rispettarti, supportarti e darti ciò di cui hai bisogno e che meriti. Ti amo e ti ho sempre amato. Ti amo e ti amerò sempre. Ti prego, permettimi di dimostrarti che sono l’uomo che credi che sia. Ti voglio ancora una volta, ma questa volta è l’ultima volta.”

Un’ottima resa anche se lo dico a me stesso con un’enfasi appropriata quando è necessario per trasmettere chiaramente il messaggio. Sono impressionato di averlo ricordato così facilmente. Speriamo che lei non possa ricordarlo dall’ultima volta.

H.G. TUDOR

I Want You One More Time