👤 PERCHÉ NON LO VEDONO ANCHE LORO? – LA FACCIATA DEL NARCISISTA AL LAVORO

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“Okay,” annunci quando ti rivolgi al piccolo gruppo di individui con la tua stessa opinione in piedi accanto a te, “sarà qui da un momento all’altro.” I membri del gruppo annuiscono. Avevi sperato che ce ne sarebbero stati di più, pronti e disposti a protestare, ad indicare agli altri quello che sono io. Quando ti sei avvicinata alle persone per raccogliere il loro sostegno c’è stata una mescolanza di reazioni. Un gruppetto ha immediatamente accettato e sono stati accaniti ed entusiasti nel loro sostegno. Altri hanno spiegato che avevano altre cose da fare in questo giorno e non avrebbero potuto partecipare alla protesta. Hai posto l’accento sull’importanza della protesta non solo a te, ma inviando un messaggio agli altri che avrebbero dovuto assistere ma che erano irremovibili. Le scuse sembravano sincere, visto che spiegavano che avevano già un impegno in essere o che non potevano deludere qualcun altro. C’era anche un gruppo di persone che era d’accordo ma arrivato il giorno della protesta non si fece vedere da nessuna parte. Comunque, ci sono cinque di voi e con uno sforzo concertato dovreste essere in grado di fare abbastanza rumore per attirare la mia attenzione. Anche gli striscioni e i cartelli dovrebbero trasmettere il messaggio. Ti sei assicurata un ottimo punto di osservazione, il che significa che quando la mia macchina si ferma davanti a questo prestigioso edificio non avrò altra scelta che passare davanti a te e alla tua piccola banda di sostenitori. Hai un’eccitazione nervosa nello stomaco nel pensare finalmente di essere in grado di darmi una sferzata di verità e anche di far sapere al resto del mondo che non sono la persona meravigliosa che fingo di essere, ma un individuo assolutamente più spregevole e più oscuro. Sei riuscita ad attirare l’interesse di un paio di notiziari locali che si trovano nelle vicinanze, cameramen e giornalisti raggruppati insieme in attesa di coprire l’evento. Hai promesso loro rivelazioni su un importante uomo d’affari e non vedi l’ora di vedere le reazioni quando rivelerai la verità. Per troppo tempo hai sofferto a causa della mia bocca e delle mie mani e ora è tempo di giustizia. Hai sollevato il cartello con la mano su cui è stampato a grandi lettere “Abusatore Seriale”. Uno striscione è stato steso lungo il muro. È uno striscione dall’aspetto professionale che proclama “Abusatore Alcolista Adultero Aggressore”. Dai un’occhiata agli altri cartelli impugnati dai tuoi sostenitori che specificano una serie di verità su di me che senza dubbio mi faranno infuriare quando le vedrò e mi renderò conto che vengono trasmesse a un pubblico più ampio. Mentre stai controllando questi cartelli, noti che molte persone si stanno riversando nella piazza. Ci sono alcuni soliti passanti come sempre, nonché persone sedute su una panchina a fare uno spuntino, ma ci sono molte più persone che attraversano la piazza e lo stanno facendo di proposito mentre si dirigono verso di te.

“Chi sono questi?” Chiedi. I tuoi sostenitori si girano per vedere le molte persone che ora si stanno riversando in piazza. Noti che stanno portando i propri striscioni e cartelli.

“Sembra che abbiamo attirato qualche altro sostenitore”, dice uno dei tuoi amici.

“Ottimo,” sorridi, “sembra che la voce si sia diffusa.”

“Ehi guarda, c’è Angela, ha deciso di venire alla fine”, aggiunge un altro amico.

“Sì, e Tina e Paula. In effetti, sono spuntati alcuni di loro che avevano affermato di essere occupati. Fantastico!” Osserva un altro amico.

Chiami Angela, salutandola con la mano. Si gira con la testa verso di te ma invece di farti un caldo sorriso e ricambiare il saluto come ti aspettavi ti fulmina con uno sguardo altero e si allontana. Interrompi il saluto, il braccio ancora in aria, perplessa dalla sua reazione. Vedi Angela che dà una gomitata a Tina, la quale si gira verso di te e spinge il cartello che sta portando su e giù con fare aggressivo. Si vede la parola “Eroe” scritta su di esso. Anche il cartello di Paula viene visualizzato, con le parole “Ragazzo D’Oro “.

“Cosa sta succedendo?” Chiede nervosamente un amico. Osservi come il gruppo che hai pensato fosse di amici su cui puoi fare affidamento prenda una posizione un po’ distante dalla tua. Pensi di andare a parlare con loro, ma vengono presto coperti dalle altre persone che si sono riversate nella piazza. Riconosci alcuni volti, alcuni sono miei amici, altri miei colleghi che hai incontrato una o due volte e tutti portano manifesti, cartelli e striscioni. Avverti un senso di terrore che ti insegue mentre guardi la scritta su di loro,

“Un vero gentiluomo”

“Generoso donatore”

“Un amico brillante”

“Amante incredibile”

“Pilastro della comunità”

“Figlio amorevole”

“Fratello meraviglioso”

Complimenti. Un mare di complimenti dipinti e stampati che ora vengono agitati in aria quando scopri di essere circondata da decine di miei sostenitori. Vedi la panoramica delle troupe televisive con le loro macchine fotografiche attraverso la folla di persone appassionate ed entusiaste che stanno osannando il mio nome.

“Che cosa sta succedendo?” Ti chiedi ad alta voce. Cerchi di combattere la sensazione di angoscia diffusa, avvalendoti della determinazione che ti ha spinto a venire qui pronta a smascherarmi.

“Abbiamo bisogno di farci sentire”, annunci e ti rivolgi ai tuoi sostenitori solo per scoprire che se ne sono andati.

“Cosa?” Dici a nessuno in particolare. I cartelli che mi denigrano giacciono sul pavimento e tu ti guardi intorno cercando di individuare i tuoi amici che erano rimasti lì solo fino a un momento fa pronti a protestare e mostrarmi per quello che sono veramente. Vedi una delle tue amiche dall’altra parte della strada e cerchi di farti largo tra la massa di persone, ma è inutile. La tua bocca si apre da sola quando vedi la tua amica che ora agita con entusiasmo un cartello su cui si legge “Ti amo”.

Fumante, torni al muro e trovi un uomo che strappa il tuo striscione.

“Ehi, lascialo stare!” Gli urli.

“Che cosa hai detto?” Chiede aggressivamente.

“Ho detto di lasciar stare quello striscione.”

Ti spingi verso di lui e tenti di togliere le sue mani dallo striscione.

“Questo deve sparire”, dice, “che cose terribili da dire su una gran persona.”

“Di cosa stai parlando?” Dici.

“Di questo”, punta un dito sullo stendardo, “tutte bugie”.

“No, non lo sono, credimi, so esattamente com’è.”

“Aspetta un attimo, tu sei quella psicopatica che lo ha inseguito, vero?” Chiede l’uomo mentre viene travolto da un’istantanea presa di coscienza.

“Io una psicopatica? È quello che ha detto di me? Non è una sorpresa. Lui è lo psicopatico, sai cosa mi ha fatto quell’uomo? Mi ha fatto passare l’inferno.”

“Ridicolo. È solo gelosia da parte tua. Non eri nessuno prima che arrivasse e ti desse così tanto solo per venire tradito. Dovresti vergognarti di te puttana!” Sputa l’uomo.

“Altre bugie!” Urli di rimando, ma lui non ti ascolta mentre un enorme ruggito si scatena dalla folla. Ti dimentichi dello stendardo e invece ti sporgi oltre il muro agitando vigorosamente il tuo cartello mentre la mia auto si profila nel campo visivo. La macchina si ferma e saltano fuori due uomini che indossano un completo nero, portano occhiali da sole e danno un’occhiata tra la calca prima che io esca dall’auto vestito in modo impeccabile, mentre saluto la folla riunita, con un ampio sorriso sul viso. Le telecamere girano e si concentrano su di me mentre il mio nome viene pronunciato all’unisono. Fai del tuo meglio per farti sentire, urlando le verità sulla mia vera natura più forte che puoi, ma è inutile, perché il coro della folla zelante e riconoscente ti sovrasta. La tua frustrazione aumenta mentre guardi me che mi offro all’adulazione. Mi dirigo verso la folla, affiancato dai due uomini che continuano a scrutare il mare di volti sorridenti. Le mani vengono spinte in fuori, desiderose di toccarmi e io stringo la mano alle persone, riconosco questi sostenitori, mentre mi sposto tra la folla fin quando non ti raggiungo. Mi fermo, ti guardo e libero quel fantastico sorriso, i miei occhi si illuminano, proprio come hanno fatto tanto tempo fa.

“Ciao, com’è carino da parte tua essere venuta, così bello vederti qui,” dico.

“Sono qui per far sapere al mondo che bastardo sei!” Rispondi.

“Ehi, non devi far così”, ammonisce una donna alla tua destra.

Prima che tu possa parlare, io alzo una mano e rispondo,

“Va tutto bene, questa è Victoria, ci conosciamo, ho reso la sua vita un inferno.”

“Vedi?” Annunci, “finalmente ammette ciò che ha fatto. Ecco perché lo odio.”

“Lo odi perché ti ha migliorato la vita?” Chiede la signora con voce confusa.

“No, ha detto che mi ha reso la vita un inferno, lo ha fatto, è stato terribile con me. Dille, dille quello che hai fatto”, insisti. Io continuo a sorridere e mi rivolgo all’altra donna.

“È vero, l’ho spinta, l’avrei picchiata, insultata e messa in pericolo,” dico.

“Finalmente, finalmente, l’hai detto,” annunci con un’espressione gioiosa sul tuo viso.

“Sì beh, anch’io sarei felice se mi dicesse questo, donna fortunata,” continua la signora accanto a te.

“Scusi?”

“Ha detto ‘l’amavo, l’avrei deliziata, l’ho isolata dal male’ è un uomo così buono. Vorrei che fosse mio.”

“No, non sta ascoltando correttamente, non ha detto affatto quelle cose” protesti.

“Quest’uomo è un mostro. Ha reso la mia vita un inferno e cerca ancora di farlo. Vero?

“Rendo la tua vita insopportabile”, confermo.

“Vedi?”

“Ha detto che rende la tua vita imbattibile”, interviene un uomo alle spalle, “Signora, non so quale sia il suo problema ma siamo qui per ringraziare quest’uomo meraviglioso di far parte delle nostre vite, deve andare a farsi un giro.”

“Sì, chiaro, non abbiamo bisogno di piantagrane come te” aggiunge un’altra voce. Uno degli uomini col completo nero strappa il cartello dalle tue mani e lo spezza sulle sue ginocchia mentre ti senti strattonata e spintonata. Vieni trascinata indietro mentre la folla aumenta e il varco nel punto in cui eri in piedi si chiude. Riesci vedermi mentre sogghigno e ti saluto con gli occhi che brillano di gioia finché non sono scomparso dalla visuale e tu cadi all’indietro sui duri ciottoli della piazza, espulsa dalla folla. Senti le lacrime di rabbia e frustrazione insieme a quella familiare sensazione di disperazione mentre ti sdrai sulla schiena respirando affannosamente.

“Andiamo, alzati,” dice una voce. Una mano prende la tua e vieni tirata in piedi da un vecchio che è sorprendentemente forte visto i suoi anni avanzati. Ti guida verso una delle panchine lontano dalla folla e il suo supporto rauco.

Ti fa sedere sulla panchina mentre ti asciughi le lacrime.

“Grazie.”

“Non c’è di che.”

“Perché loro non lo vedono per quello che è? Non capisco.”

“Ahh, questo è il problema quando ti imbatti in un demagogo”, sospira il vecchio, “ho paura che tu non abbia alcuna possibilità. Pensi che questo gruppo sia apparso solo ora sulle specifiche? Niente affatto. Questa folla è stata reclutata e addestrata per mesi ormai. Egli aveva sparso il suo fascino tutt’intorno e devi ammettere che è affascinante; tu stessa te ne sei innamorata per questo, vero?

Annuisci lentamente.

“Quindi c’è da meravigliarsi se anche per tutte queste persone è stato lo stesso. Tu sei sveglia, indipendente e intelligente e sei stata presa. Alcune di queste persone non sono capaci di vedere oltre il loro stesso naso”.

“Ma ho visto i miei amici che lo sostengono, persino mio fratello, perché dovrebbero farlo quando sanno quanto male mi ha trattato?”

“Oh, bene, è furbo. Tuo fratello ottiene lavoro da lui, quindi non lo disprezzerà, non con l’economia che va in questo modo. Le tue amiche? Beh, non sono veramente tue amiche, non trovi? Due di loro hanno progetti su di lui e non vedono l’ora che tu venga abbandonata. Tutti gli altri pensano che sia meraviglioso perché è tutto ciò che hanno sempre visto e quando vengono nutriti tutti i giorni con una dieta del genere alla fine tendono a crederci”.

“Ma ho detto loro quello che ha fatto, ho mostrato loro i messaggi terribili”.

“Lo so, ma lui è arrivato prima. Ha detto loro del tuo caratteraccio e della tua propensione a perdere le staffe e, naturalmente, tutti l’hanno visto a un certo punto, quindi è stata un’ulteriore conferma per loro. È molto persuasivo.”

“Lo so, ma come ha fatto ad avere così tante persone che lo sostengono, guardale,” agita un braccio nella direzione della folla.

“Alla gente piace il successo e vuole starci in mezzo. Molti di loro non amano pensare di essere coinvolti in seccature, così è più facile belare come una pecora e seguire la folla. Lui lo sa e l’ha fatto molte, molte volte. Non hai avuto alcuna possibilità.”

“Ma non è corretto. Voglio dire, in realtà stava dicendo a quella donna tra la folla quello che aveva fatto e lei lo ha distorto, in modo che sembrava che dicesse cose positive su di me.”

“In effetti, è un esperto nel distorcere la verità, così tu sembri una persona pazza e lui rimane quello d’oro.”

“Lo so, vorrei solo che le persone lo ascoltassero e vedessero”.

“Non lo faranno o lo faranno solo in pochi. Impiega un sacco di sforzi nel coltivare la sua facciata di rispettabilità in modo da essere quasi inespugnabile e usa questo per schiacciarti quando pensi di poterlo esporre per quello che è, come hai visto oggi. Hai affrontato la facciata e questo ti ha sovrastato, ha estirpato i tuoi sostenitori e ti ha sputato fuori.”

“Mi scusi per aver chiesto, ma come fa a sapere tutto questo?” Chiedi curiosa di sapere chi è questo estraneo collaborativo.

“Non sei l’unico che ha visto attraverso di lui lo sai? L’ho fatto pure io e mi ha portato dove sei tu adesso.”

“Lo conosce?”

“Oh, certo, non che abbia molto a che fare con me, salvo quando gli conviene rivoltarmi la folla contro quando tutto ciò che ho cercato di fare è essere d’aiuto. A proposito, dobbiamo andarcene, presto tornerà, e i suoi sostenitori cercheranno di mobilitare la folla e non vogliamo essere ancora seduti qui quando succederà”.

“Non possiamo affrontarli, convincerli, mostrare loro com’è. Ora siamo in due, potrebbero ascoltare?”

“Non vogliono saperlo. È più facile in quel modo per loro. Ecco perché non possono vederlo. Il risultato di una cecità e di una mancanza di volontà create dalle sue manipolazioni e dai loro difetti innati. Dai, è ora di andare.”

E vai, sarà meglio.

H.G. TUDOR

Why Can’t They See It Too? The Narcissist’s Façade At Work