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📰 SEMPRE NELLA MENZOGNA

Menzogna, invenzione e bugie sono i mattoni e la calce della nostra esistenza. Sono il pane e il burro che ci permettono di avere sostentamento. So che quando tu guardi indietro al periodo d’oro, fatichi sempre a capire che non era reale. Non riesci a comprendere come qualcosa che sembrava così giusto, così vero e così reale potesse essere in realtà qualcosa di così falso. Il nostro comportamento sembrava così genuino. Le nostre dichiarazioni di amore immortale così commoventi ed emotive, come poteva essere una facciata? Sì, ogni tanto pensavi che fossimo un po’ esagerati, ma lo trovavi toccante. Il motivo per cui sembrava così genuino è perché la nostra esibizione era così convincente. Questa esibizione era di un così alto calibro per due motivi. Il primo, perché ci siamo esercitati ripetutamente e possediamo una disinvoltura esperta nell’imitare il comportamento degli altri. Lo abbiamo fatto così spesso e con così tante persone che lo facciamo senza pensare. E nel secondo motivo vi è un’accurata transizione. Lo facciamo senza pensare perché crediamo che sia assolutamente la cosa giusta da fare. Non ci preoccupiamo di esibire una facciata falsa di fronte a te. Non siamo disturbati dal fatto che tutti i nostri sorrisi, baci e convenevoli sono costruiti. Non solo questo non ci pesa perché non siamo progettati per essere gravati da tali preoccupazioni, è anche perché abbiamo la completa ed assoluta convinzione che comportarsi in questo modo è la cosa giusta da fare. Noi abbiamo bisogno di sedurti. Abbiamo bisogno di irretirti e quale modo migliore di farlo se non con questa campagna di amore e desiderio? Dov’è il danno in questo? Ti portiamo dove vogliamo che tu stia, riceviamo mucchi di carburante delizioso e tu ti senti amato, desiderato e posto su un trono in cima a un piedistallo. Di sicuro è un vantaggio reciproco?

È davvero importante che la tua borsa sia una finta Louis Vuitton? Contiene oggetti, fa la stessa funzione e sembra la stessa, quindi dov’è il problema? Quel dvd Blu-ray non è un film con licenza originale, ma puoi sempre guardarlo allo stesso modo con quasi nessun deterioramento nella visione, quindi, di nuovo, qual è il problema? La nostra menzogna funziona per te e funziona per noi.

La nostra facciata nei confronti del mondo di essere affascinante, affidabile e meraviglioso nonostante quella particolare maschera che viene rimossa dietro le porte chiuse è solo un dispositivo necessario. Cosa importa che amici e familiari siano truffati? A loro piaccio, mi ammirano e mi credono così, quindi ancora dove sta il male in questo? Sì, potrebbero non credere a ciò che hai da dire su di me basandosi sulla mia facciata, ma la colpa è tua. Se avessi mantenuto il flusso di carburante questo non sarebbe dovuto accadere. Tutti gli altri là fuori stanno nella beata ignoranza e tu vuoi cambiare le cose. Vuoi che vedano ciò che tu dichiari essere il vero me. Perché? Tutto ciò che farai è turbarli e metterli in allarme. Non è meglio che rimangano avvolti nell’illusione, nella soddisfazione e nell’ignoranza, piuttosto che siano soggetti alla preoccupazione e al timore di cui sembri intenzionato a caricarli? Perché devi proiettare i tuoi problemi sulle altre persone?

Anche quando ti denigro e ti rimprovero anche questo è puramente inventato. Non penso veramente quelle cose orribili che dico e faccio. Le faccio solo perché devo. Devo tenerti al posto, sotto il mio controllo e a vomitare quel carburante negativo che bramo tanto. Se avessi mantenuto la fornitura di carburante di qualità decente, non avrei dovuto dirti queste cose per provocare una reazione. Lo faccio solo perché devo, non intendo niente di tutto ciò. Anche quando tu inneschi la mia furia le mie parole odiose e i perfidi commenti attraverso questa furia esplosiva si basano solo sulla necessità di proteggermi dalle tue terribili critiche nei miei confronti. Non lo dico sul serio, deve solo succedere. Capisci ora perché non è colpa mia? Non c’è una reale intenzione dietro ciò che dico e faccio, sono solo azioni che hanno lo scopo di assicurare che io ottenga il carburante di cui ho bisogno.

Dalla mia seduzione, alla mia facciata a tutte le altre persone e persino alla mia svalutazione di te, tutto si basa su una costruzione. Una serie necessaria di illusioni necessarie per preservare la mia esistenza. Non importa con chi ho a che fare, con chi interagisco o chi entra nella mia sfera di influenza, io lancio le bugie, le falsità e la perfidia. Tutto ciò che dico o faccio è fabbricato, ma ho un’assoluta convinzione della necessità di questo processo in modo che questo, unito a un’assenza di coscienza o di rimorso, mi permetta di sfornare bugie e illusioni come una linea di produzione di fabbrica.

Io sono sempre nella menzogna. E questa è la verità.

H.G. TUDOR

Forever on the Fake

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👥 I GIOCHI VENGONO SEMPRE CONDOTTI

Io adoro giocare. Come ho già scritto, i giochi vengono sempre condotti. Io gioco sempre solo per vincere altrimenti non ha senso. Non posso perdere, sedermi di nuovo, sorridere e accettare che è stata comunque un’esperienza piacevole perché se dovessi perdere, allora non sarebbe stata piacevole. Starei accettando che tu o qualcun altro siete meglio di me. Tu non lo sei. Lui non lo è. Essi non lo sono. Io devo sempre vincere. Per riuscirci, opero per mezzo di un particolare insieme di regole. Tu pensi di sapere quali sono queste regole perché quando ci incontriamo per la prima volta mi diverto a giocare secondo le tue regole, accetto di operare secondo i sistemi e le convenzioni della tua realtà. È facile da fare per me perché tutto sta andando a gonfie vele. Ti sto seducendo e quindi mi stai lasciando vincere perché è bello. Sono contento di andare avanti fingendo di essere d’accordo sul fatto che queste sono le regole di ingaggio, tu pensi di vincere perché stai avendo questa persona meravigliosa, generosa e amorevole. In realtà, sto vincendo io perché sto ricevendo molto carburante positivo da te.

È in seguito che le regole cambiano perché io decido (ed è sempre mia la decisione) che ora osserveremo le regole della mia realtà. Non ti viene dato un regolamento e tu devi indovinare quali sono queste regole. Non appena pensi di averle afferrate e di averle in mano, cambieranno improvvisamente. È simile a una partita di calcio e io sto vincendo tre a zero. Tu segni altri due goal e sei in ascesa e probabilmente pareggerai. Di solito mancano quindici minuti, ma improvvisamente io cambio le regole, quindi rimane solo un minuto. Non riesci a segnare e vinco io. Tu protesti affermando che il tempo non è corretto ma non importa perché io qui sono l’arbitro, gli assistenti e il quarto ufficiale e quello che dico va. Se non ti piace, bello. Prenderò semplicemente la palla e andrò a casa con quella. È come un gioco di freccette dove tu devi partire da 501 e finire con un doppio. Al contrario io parto da 51 e non ho bisogno di un doppio. Tu sostieni che non è giusto, ma perché dovrei preoccuparmene? Io devo vincere. Quindi, tu puoi renderti conto che mi godo una domenica mattina a letto così non mi disturbi. Metterò intenzionalmente la sveglia presto e mi alzerò svegliandoti presto. O se proprio devo restare a letto, m’inventerò un appuntamento misterioso che mi son perso perché tu mi hai lasciato dormire. Quando mi svegli presto la domenica seguente ti sbotterò contro perché sei così egoista e non mi lasci dormire.

Quando pensi di aver accertato quali sono le regole, cambieranno. Tu farai del tuo meglio per cercare di tenere il passo, ma è estenuante e frustrante. Tuttavia, questa manipolazione delle regole per permettere alla nostra specie di vincere non finisce qui. Santo Cielo. Il nostro desiderio determinato di essere sempre il vincitore implica che non solo verrai risucchiato perché noi fingeremo giocare secondo le tue regole e poi le cambieremo, poi noi cambieremo il gioco. Un momento pensi di giocare a Monopoli e poi ti dico che c’era il Professor Plum nello Studio con il Candelabro.

“Ma questo è Cluedo,” dichiarerai piuttosto perplesso.

“Lo so”, sorriderò io in risposta.

“Ma stiamo giocando al Monopoli.

“No non è vero.”

“Sì, è vero, guarda questo tabellone ha sopra le strade di New York.”

“No, no, quelle sono stanze nel palazzo monumentale.”

“Di cosa stai parlando? Vedi qui e qui, i nomi delle strade.”

“Sei cieco? Quelli sono serpenti e scale.”

“Che cosa? Hai cambiato di nuovo.”

“No, non l’ho fatto. Stai solo facendo storie perché stai perdendo.”

“Di cosa stai parlando? Non sto perdendo, stavo vincendo.”

“Niente affatto. Controlla amico.”

“Che cosa?”

Le nostre capacità fenomenali di mentire, spostare la colpa, negare e riflettere implicano che il gioco cambierà. Vieni tratto in inganno, insicuro di te, confuso e continuiamo a farlo. Noi dobbiamo vincere, sempre e tu devi perdere, a tue spese. Applicheremo tutti i nostri metodi di manipolazione per assicurarci che saremo vittoriosi e tu giacerai disteso nella polvere, distrutto e sconfitto. Il nostro successo deve essere in ogni cosa e intendo ogni cosa, dalla più banale alla più importante, la sconfitta non è mai un’opzione per la nostra specie e noi piegheremo, distorceremo e romperemo le regole e cambieremo il gioco per raggiungere questo obiettivo. Ora, facciamo un gioco. È il mio preferito. Potresti saperlo. Si chiama Indovina chi? Non hai possibilità.

H.G. TUDOR

The Games Are Always Being Played

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👤 IL NARCISISTA TI GIUDICA SEMPRE

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“Presenta il prossimo imputato”, dichiara la mia possente voce baritonale dalla mia posizione elevata. Ti ritrovi a essere trascinata e spinta da due dei miei luogotenenti mentre ti trascinano su per le scale. Il rumore di una folla chiassosa cresce mentre emergi sbattendo le palpebre e ansioso sul banco degli imputati. I tuoi occhi guizzano sull’aula affollata mentre cerchi volti riconoscibili, ma nessuno è visibile. Vedi caratteristiche di familiarità, sono i nostri amici e familiari, ma sembrano in qualche modo diversi? Non riesci a capirlo. Vedi solo facce irascibili simili a cera, bocche spalancate, una valanga di rumore biliare che si riversa su di te, le dita che colpiscono l’aria, le braccia che si agitano freneticamente. Una massa ribollente di impazienza e disapprovazione. Il colpo di un martelletto che viene impugnato interrompe la cacofonia e tutti gli occhi si girano, compresi i tuoi su di me, mentre io mi siedo dall’altra parte e al di sopra di te. Vestito in abito giudiziario in accordo col mio stato, ti fisso, gli occhi socchiusi e tu ti restringi di nuovo sotto questo sguardo incrollabile.

“Bene,” annuncio, “Che cosa hai da dire in tua discolpa?”

Tu aggrotti la fronte, confusa da questa domanda. Non sai nemmeno perché sei qui. Non riesci a pensare lucidamente perché hai un forte tremore in mezzo alla fronte e un senso di nausea che sale e scende nello stomaco. Le tue mani tremanti afferrano il parapetto del banco ma tu resti in silenzio.

“Ho detto,” dichiaro a voce più alta, “cosa hai da dire in tua discolpa?”

La folla riunita inizia a dire in coro.

“Che cosa? Che cosa? Che cosa? Che cosa?”

Il rumore aumenta mentre quelli che si sono ammassati nell’aula si sporgono in avanti formando pareti di facce beffarde e sardoniche tutt’intorno a te. Le gallerie sono piene di avidi curiosi e il rumore fa sentire il proprio effetto su di te. Il martelletto ancora una volta interrompe la folla e cala il silenzio. C’è un’aria di attesa mentre io e la folla aspettiamo che tu parli. Senti un colpo al fianco mentre uno dei luogotenenti ti dà una gomitata, un selvaggio sollecito per farti parlare.

“Non capisco perché sono qui”, dici. La tua voce sembra debole e silenziosa, ma è evidente che tutti ti hanno sentito dato che c’è un’inspirazione collettiva e poi senti i commenti lanciati verso di te a intermittenza.

“Idiota!”

“Vergognosa!”

“Così irrispettosa!”

“Stupida!”

I tuoi occhi tornano verso me e mi vedi che mi preparo irto di umiliazione.

“Non capisci?” Esplodo. La folla inizia a farfugliare.

“Non capisce!” “Non capisce!”

“Che impertinenza, dovresti sapere perché sei qui,” dichiaro indicandoti il martelletto contro. Il rumore della folla si attenua mentre la gente si protende in avanti per sentire cosa hai da dire.

“No, non capisco.”

“Beh, dovresti capire e dovresti rivolgerti a me correttamente,” continuo.

“Scusa?”

“Ah, ti scusi, vero? Per cosa ti scusi?” Chiedo cogliendo la tua risposta.

“Ehm volevo dire che non capivo cosa intendessi.”

“Ah, l’ennesima mancanza di comprensione,” annuncio ai versi di disapprovazione della folla. Puoi vedere le teste che si scuotono tutto intorno a te.

“Sei un’idiota? Una pazza? Una sempliciotta? “Chiedo.

“Certamente no.”

“Certamente no, mio signore”, rispondo con un sorriso che non trasmette alcun calore.

Tu aggrotti le sopracciglia ancora insicura su cosa diavolo stai facendo in questo posto e chi sono tutte queste persone, e soprattutto perché io sono seduto come un giudice che ti presiede. Ti do un’occhiata incoraggiante. Tu guardi a sinistra e a destra sentendoti incerta prima di parlare di nuovo.

“Certamente no, mio signore.”

“Finalmente qualche progresso”, dico. La folla annuisce in segno di approvazione.

“Allora, ti chiederò di nuovo, cosa hai da dire in tua discolpa?”

“Non capisco perché sono qui”, alzo le sopracciglia in attesa, “mio signore.”

“Bene, dovresti!” Esplodo io in una rabbia improvvisa.

“Sì, dovresti, sì dovresti”, ripete la folla.

“Perché sono qui?” Dici ma la tua domanda è soffocata dal rumore.

“Una settimana di trattamento del silenzio” annuncio e sbatto il martelletto con un sonoro crack.

“Per cosa?” Gridi sconcertata e allarmata. Alla tua domanda vi è un sussulto tra la folla.

“Due settimane per una tale impertinenza”, aggiungo.

“Non è giusto.”

“Tre settimane perché sfidi la nostra autorità”, annuncio.

“Tu non puoi giudicarmi, questo è ridicolo, non so nemmeno perché sono qui, non so di cosa sono accusata”.

“Tre settimane di trattamento del silenzio e una dose di triangolazione con un rimpiazzo di nostra scelta,” grido io con uno sguardo allegro negli occhi.

“Non puoi farlo”, rivendichi.

“Cosa?” Ruggisco, “Posso fare quello che mi pare.”

“Questo deve essere contro la legge; non è giusto.”

“Io sono la legge!” Ruggisco.

“Di sicuro dovresti dirmi cosa ho fatto?”

“Non devo fare nulla di ciò che dici tu, sono io il giudice.”

“E che dire della giuria, di sicuro loro dovrebbero decidere se sono colpevole o meno, qualunque sia la cosa di cui sono accusata.”

Per un attimo appaio riflessivo.

“Sì, hai ragione, molto bene, lo permetterò,” decreto in tono magnanimo, “non sia mai detto che questa corte è ingiusta. Chiedi alla giuria.”

Indico i giurati seduti sul lato destro e tu li noti per la prima volta. Stanno tutti fissando te. In realtà vedi dodici volte la mia faccia che ti fissa.

“Colpevole!” Annuncia il primo giurato.

“Aspetta, non ti ho ancora chiesto di che cosa sono colpevole!” Protesti tu.

“Colpevole!” Grida il secondo giurato.

“Colpevole!” Grida il terzo.

Tu scuoti la testa completamente sconcertata dall’annuncio di questi verdetti.

“È assurdo, non mi è stata letta alcuna accusa, non ho fatto alcuna ammissione e ci dovrebbe essere un processo. È uno scherzo!” Gridi.

“Sei mesi di gaslighting da eseguire consecutivamente alla sentenza precedente!” Urlo sopra il raglio della folla.

“Non è giusto.”

Le dichiarazioni di colpevolezza continuano a risuonare mentre la folla canta “colpevole, colpevole, colpevole!”.

Un uomo si sporge dentro il banco degli imputati da dietro di te, ti infila un microfono sotto il naso.

“Ciao, Ian Sim del Quotidiano Diffamazione, come ti senti?”

“Cosa?” Rispondi indietreggiando mentre compare un altro microfono.

“Ciao, Mark Mywords dal Bugiardo Globale, come ci si sente ad essere una persona così orribile?”

“Non so di cosa stai parlando.”

“Ciao, Ivor Stain di Channel Bias, pensi di poter affrontare questa sentenza?”

“May Day da Cattive Notizie, è la tua famiglia che ti ha fatto fare questo?”

Altre facce si appoggiano al banco, accalcandosi l’una sull’altra mentre le domande vengono scagliate contro di te. La rumorosità della folla continua mentre i suoi componenti si spingono a vicenda in un delirio. Tu vedi la mia faccia dodici volte mentre i giurati saltano su e giù, fischiando e ridendo mentre indicano nella tua direzione continuando a gridare “colpevole”. Attraverso tutto questo puoi sentire la mia voce da baritono mentre sempre più punizioni si aggiungono alla già fiorente lista e la tua testa gira con la raffica di suoni. I volti si confondono, la nausea ti sale e il cuore ti martella nel petto. Hai caldo, ti senti svenire e le braccia ti afferrano da tutte le parti e ti trascinano lungo il banco.

“Cosa sta succedendo, non capisco, cosa si suppone che abbia fatto?” Mormori.

“Non preoccuparti,” dice una voce calma e tu volti il capo e vedi un’elegante signora accanto a te, i luogotenenti che una volta erano lì sono scomparsi. Chi è questa donna? Da dove viene? Non l’hai mai vista prima.

“Non preoccuparti”, ripete, “Mi prenderò cura di lui al posto tuo”, sorride e ti lascia subito andare. Si allontana dal banco degli imputati e viene verso di me mentre tu cammini con passo malfermo verso la cima delle scale, l’oscurità delle celle da qualche parte sotto di te e poi cadi in avanti e precipiti nell’abisso sottostante.

H.G. TUDOR

The Narcissist Always Judges You

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👥 IL CONDUTTORE DI GIOCHI

191126D The Player Of Games.jpgIo adoro giocare. Come ho già scritto, i giochi vengono sempre condotti. Io gioco sempre solo per vincere altrimenti non ha senso. Non posso perdere, sedermi di nuovo, sorridere e accettare che è stata comunque un’esperienza piacevole perché se dovessi perdere, allora non sarebbe stata piacevole. Starei accettando che tu o qualcun altro siete meglio di me. Tu non lo sei. Lui non lo è. Essi non lo sono. Io devo sempre vincere. Per riuscirci, opero per mezzo di un particolare insieme di regole. Tu pensi di sapere quali sono queste regole perché quando ci incontriamo per la prima volta mi diverto a giocare secondo le tue regole, accetto di operare secondo i sistemi e le convenzioni della tua realtà. È facile da fare per me perché tutto sta andando a gonfie vele. Ti sto seducendo e quindi mi stai lasciando vincere perché è bello. Sono contento di andare avanti fingendo di essere d’accordo sul fatto che queste sono le regole di ingaggio, tu pensi di vincere perché stai avendo questa persona meravigliosa, generosa e amorevole. In realtà, sto vincendo io perché sto ricevendo molto carburante positivo da te.

È in seguito che le regole cambiano perché io decido (ed è sempre mia la decisione) che ora osserveremo le regole della mia realtà. Non ti viene dato un regolamento e tu devi indovinare quali sono queste regole. Non appena pensi di averle afferrate e di averle in mano, cambieranno improvvisamente. È simile a una partita di calcio e io sto vincendo tre a zero. Tu segni altri due goal e sei in ascesa e probabilmente pareggerai. Di solito mancano quindici minuti, ma improvvisamente io cambio le regole, quindi rimane solo un minuto. Non riesci a segnare e vinco io. Tu protesti affermando che il tempo non è corretto ma non importa perché io qui sono l’arbitro, gli assistenti e il quarto ufficiale e quello che dico va. Se non ti piace, bello. Prenderò semplicemente la palla e andrò a casa con quella. È come un gioco di freccette dove tu devi partire da 501 e finire con un doppio. Al contrario io parto da 51 e non ho bisogno di un doppio. Tu sostieni che non è giusto, ma perché dovrei preoccuparmene? Io devo vincere. Quindi, tu puoi renderti conto che mi godo una domenica mattina a letto così non mi disturbi. Metterò intenzionalmente la sveglia presto e mi alzerò svegliandoti presto. O se proprio devo restare a letto, m’inventerò un appuntamento misterioso che mi son perso perché tu mi hai lasciato dormire. Quando mi svegli presto la domenica seguente ti sbotterò contro perché sei così egoista e non mi lasci dormire.

Quando pensi di aver accertato quali sono le regole, cambieranno. Tu farai del tuo meglio per cercare di tenere il passo, ma è estenuante e frustrante. Tuttavia, questa manipolazione delle regole per permettere alla nostra specie di vincere non finisce qui. Santo Cielo. Il nostro desiderio determinato di essere sempre il vincitore implica che non solo verrai risucchiato perché noi fingeremo giocare secondo le tue regole e poi le cambieremo, poi noi cambieremo il gioco. Un momento pensi di giocare a Monopoli e poi ti dico che c’era il Professor Plum nello Studio con il Candelabro.

“Ma questo è Cluedo,” dichiarerai piuttosto perplesso.

“Lo so”, sorriderò io in risposta.

“Ma stiamo giocando al Monopoli.

“No non è vero.”

“Sì, è vero, guarda questo tabellone ha sopra le strade di New York.”

“No, no, quelle sono stanze nel palazzo monumentale.”

“Di cosa stai parlando? Vedi qui e qui, i nomi delle strade.”

“Sei cieco? Quelli sono serpenti e scale.”

“Che cosa? Hai cambiato di nuovo.”

“No, non l’ho fatto. Stai solo facendo storie perché stai perdendo.”

“Di cosa stai parlando? Non sto perdendo, stavo vincendo.”

“Niente affatto. Controlla amico.”

“Che cosa?”

Le nostre capacità fenomenali di mentire, spostare la colpa, negare e deflettere implicano che il gioco cambierà. Vieni tratto in inganno, insicuro di te, confuso e continuiamo a farlo. Noi dobbiamo vincere, sempre e tu devi perdere, a tue spese. Applicheremo tutti i nostri metodi di manipolazione per assicurarci che saremo vittoriosi e tu giacerai disteso nella polvere, distrutto e sconfitto. Il nostro successo deve essere in ogni cosa e intendo ogni cosa, dalla più banale alla più importante, la sconfitta non è mai un’opzione per la nostra specie e noi piegheremo, distorceremo e romperemo le regole e cambieremo il gioco per raggiungere questo obiettivo. Ora, facciamo un gioco. È il mio preferito. Potresti saperlo. Si chiama Indovina chi? Non hai possibilità.

H.G. TUDOR

The Player of Games

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👤 SEMPRE AL POSTO SBAGLIATO SUL TRONO

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È tardi. È il momento a metà tra l’ora delle streghe e quando il diavolo tormenta la terra, ma il richiamo del sonno non è ancora stato avvertito. L’oscurità mi avvolge, ho solo l’argento brunito della luce lunare per individuare gli oggetti intorno a me e assicurarmi che mantengano una certa familiarità. Fa freddo ma non obietto, contento di sedermi con la finestra aperta e lasciare che l’aria della notte si infiltri nel mio regno. Il freddo tocco dell’oscurità mi dà sollievo e una calma si è posata sulla mia persona. Sono seduto, da solo, eppure non ho alcuna preoccupazione, perché il giorno si è rivelato fruttuoso nella mia ricerca di carburante. Sebbene non sia sazio, non sono né disperatamente bisognoso né rigonfio delle mie ripetute estrazioni. C’è spazio per altro, c’è sempre spazio per altro, ma non sento quel bisogno impellente di acquisire di più. Invece l’immobilità e la calma mi opprimono mentre mi siedo qui e guardo fuori dalla mia situazione sopraelevata, attraverso la finestra spalancata e attraverso il giardino e i campi al di là.

I miei occhi ancora attenti non rilevano alcun movimento di bestia né di brezza. Gli alberi sono ancora immobili in segno di silenzioso saluto. Gli uccelli appena passati in volo hanno fatto il nido per la notte e in lontananza il rumore intermittente di un gufo serve a ricordare che sebbene io sia seduto da solo, c’è ancora qualcosa là fuori. È in momenti come questo, quando la frenesia si è placata, la confusione della foga del giorno ha lasciato il posto a questo stato raro e inusuale che ricordo. Il mio sguardo rimane fisso mentre guardo attraverso quei campi ondeggianti, campi così simili a quelli in cui di solito correvamo, vero? Dove sei? Dove sei ora? Perché non sei seduta accanto a me, il re e la regina come facevamo quando facevamo progetti per le nostre vite così tanto tempo fa? Devi perdonarmi. Non ho pensato a te così spesso o profondamente come avrei dovuto fare, ma ho avuto altre cose da fare. So che capisci. So che ti rendi conto che le richieste fatte a me sono al di sopra degli altri e che devo soddisfare quelle richieste. So che ti rendi conto che rimuginare troppo spesso mi lascerebbe indebolito e questo non deve accadere, ma in momenti come questi, quando mi sento liberato dal mio fardello, allora sono in grado di raggiungerti, ovunque tu sia. Anche se spesso non lo permetto, tu rimani impressa nella mia memoria e so con la stessa certezza che il mondo non smetterà di girare, che tu risiederai sempre nella mia memoria. Eppure, devo confessarlo, non è abbastanza. Qualora un momento o una circostanza portino in superficie un elemento del nostro passato, sono obbligato a spingerlo via, gettarlo in profondità nei meandri della mia mente e confinarlo dietro la porta blindata e il cancello del terrore. Non c’è speranza per me di fare nient’altro dal momento che assecondare i ricordi di quei tempi mi distrarrebbe troppo dai miei sforzi. So che non dovrei agire così, ma devo farlo. Per tali momenti cerco il tuo perdono da quella parte magnanima di te nella piena consapevolezza che non merito nulla. È ora che mi siedo su questa poltrona e anche sulla tua, “i nostri troni” come li chiamavamo una volta, che riesco a permettere al tuo ricordo di impadronirsi di me. Allungo la mano e spero in qualche modo di sentire la tua mano fredda scivolare nella mia ancora una volta, ma non c’è niente. Solo quell’assenza che è rimasta costante, per quanto mi sforzi di riempirla. Ci sedevamo fianco a fianco e guardavamo attraverso quei campi nei quali correvamo per andare nei nostri luoghi segreti, quei santuari e idillii disseminati per tutto il nostro regno. Abbiamo emesso all’unisono le nostre dichiarazioni, abbiamo formulato le nostre ordinanze di governo per migliorare le condizioni dei nostri sudditi e lo abbiamo fatto con grande gioia. Quanto mi manca farlo insieme. Dove sei? Perché ti mostrerai solo come ricordo? Perché non tornerai da me? Potresti farlo, anche se come ombra per tormentarmi mentre mi siedo in mezzo a questa oscurità avvolgente. Sei rimasta lontano da me per punirmi? Forse è così e so che una punizione simile è assolutamente giusta per uno come me. Conosco me stesso per quello che sono e cerco di eliminare ciò che mi attanaglia ogni singolo giorno attraverso il frenetico impiego dei miei sforzi sperando che mi permettano di ottenere l’assoluzione e che tu tornerai. Giuro, giuro su tutto quello che sono, accetterei queste fatiche decuplicate solo per vederti ancora una volta, ascoltare la tua voce e guardarti mentre mi prendi per mano come hai sempre fatto. Ci siamo uniti in una sola cosa e stavamo meglio vero? Torni da me? Torna. Siediti accanto a me ancora una volta e lascia che ritroviamo ciò che una volta avevamo e dovremmo avere sempre.

Mi siedo nell’oscurità mentre pronuncio questi pensieri ad alta voce, la mia voce bassa e ferma sembra distante e incorporea. Mi fermo e aspetto aspettando che tu risponda ma non c’è risposta. Per favore, ritorna da me perché per tutto ciò che ho fatto e per tutto ciò che ho intenzione di fare, senza di te resterò per sempre inappropriato sul trono.

H.G. TUDOR

Forever Wrong Upon The Throne