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📰 QUALCOSA CHE SUONA VERO

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Un sistema che ci consente di avere successo con le nostre manipolazioni è la capacità di fare o dire qualcosa che suona vero. Prendiamo ad esempio quando iniziamo la nostra seduzione e ti diciamo che siamo innamorati di te da diversi anni, ma non ci siamo mai stati capaci di dirtelo fino ad ora. Cosa succede quando viene detto qualcosa di simile?

1. Sei sbalordito che qualcuno ti dica questo di punto in bianco;
2. È comunque una bella sensazione perché sentirsi dire che qualcuno ti ama, fa presa sul desiderio di una persona di essere amata e specialmente con un individuo empatico che è un devoto d’amore;
3. Il concetto di qualcuno che ti ama in silenzio e da lontano si accorda anche con un’idea di romanticismo;
4. È una sorpresa, ma una di quelle piacevoli, eccitanti che ha catturato il tuo interesse.

Alcune persone potrebbero essere abbastanza sbalordite per queste cose. Il loro desiderio di essere amate, e probabilmente il bisogno di essere amate, derivanti dal danno che hanno subito ad un certo punto, le porta ad accogliere questo annuncio di amore con entusiasmo e più che altro, ad innamorarsi rapidamente di chi ha fatto l’annuncio.

Alcune persone possono essere deliziate da questa dichiarazione improvvisa, ma si chiedono come possa essere così. Non chiedono alla persona come è successo, non desiderano essere scortesi o non vogliono correre il rischio di perdere questo nuovo amore. No, invece considerano come è potuto arrivare ad essere così.

“Beh, ci conosciamo da quando eravamo a scuola.”

“I suoi genitori e i miei genitori sono sempre stati buoni amici e si sono sempre tenuti in contatto”.

“Lavoriamo nello stesso ufficio. Va bene, non parliamo spesso, ma mi vede sempre ogni giorno dall’altra parte del piano.”

“Siamo membri dello stesso club da anni, quindi ha un senso.”

La vittima si convince perché c’è qualcosa che suona vero. Se tu e il narcisista vi conoscete da molto tempo, avete contatti in comune, frequentate gli stessi posti, è del tutto concepibile, vero, che questa persona possa anche essere stata innamorata di te da lontano per anni? La fede nell’amore, il piacere acquisito perché è stato detto questo, la connotazione romantica che nasce da queste circostanze e infine il fatto che ci sia qualcosa che suona vero, tutto si combina nella mente della vittima e si innamora per la dichiarazione.

Anche nel raro caso in cui la vittima possa solo mettere in discussione la buona fede di questa dichiarazione d’amore, noi siamo in grado di affrontarlo. Come? Usando di nuovo qualcosa che suona vero.

Prendi ad esempio: –

“Ma ci siamo a malapena parlati per tutto il tempo, come puoi amarmi in questo caso?”

“Non ho bisogno di parlare con te per sapere cosa provo. Ho visto il tuo modo di essere con la gente, gentile, premuroso, il modo in cui fai sentire le persone a proprio agio, il modo in cui fai ridere le persone, quanto sei bravo nel tuo lavoro. Queste sono tutte le qualità che mi hanno fatto innamorare di te e altro ancora.”

Altri complimenti che fanno presa sull’ascoltatore. È anche probabile che il narcisista abbia osservato la sua vittima, parlato con gli amici o i colleghi della vittima e setacciato il suo profilo sui social media per scegliere ulteriori informazioni che, quando messe assieme, si aggiungono alla veridicità del caso che una persona si sia innamorata della vittima.

“Ma ti conosco a malapena, condividiamo solo lo stesso condominio.”

“Forse, ma ti vedo passare ogni giorno e potresti non avermi notato, ma io ti ho notato.”

Di nuovo, è del tutto concepibile.

“Anni dici, perché non hai detto nulla prima?”

“Perché volevo essere sicuro di ciò che sentivo. Non volevo precipitare le cose e credo sempre che se una cosa è giusta, dovrà accadere”.

Di nuovo, c’è una credibilità a ciò che viene detto.

Contiamo sul suggerimento che qualcosa è vero, il fatto che sia credibile, il desiderio della vittima di credere nell’amore, di volere una storia d’amore, di avere qualcosa di meraviglioso che allevia il dolore delle passate sofferenze e che combinato insieme rende la magia non solo possibile ma probabile. Se c’è qualcuno che ti presta attenzione, qualcuno che dichiara di amarti, la maggior parte degli individui empatici vogliono crederci e non vogliono correre il rischio che venga sviato interrogando la persona su ciò che realmente intende. La vittima convince se stessa che ciò che è stato detto è sincero, perché ha qualcosa di verità, oppure se fa domande questo ci fornisce proprio un’ulteriore opportunità di aggiungere altre parole su di lei che hanno qualcosa di verità.

Una volta che ti rendi conto che questa è una manipolazione che la nostra specie mette in atto, la vedrai accadere con frequenza allarmante oppure ti guarderai indietro e ti renderai conto di quanto spesso è stata usata per ingannarti e imbrogliarti, allo scopo di farti credere che ciò che abbiamo detto e fatto era autentico. Tutto per il suggerimento che c’è qualcosa che ha l’anello della verità.

“Mi dispiace, ho detto quello che ho fatto, sono stato molto sotto pressione.”

(Ha lavorato duramente di recente, mi ha detto e me l’hanno detto anche i suoi colleghi)

“Non voglio fare alcun errore questa volta, per favore dammi una possibilità di renderti felice.”

(Lei ha detto di aver rovinato le sue precedenti relazioni. Suppongo che abbia imparato da quello.)

“Ho finalmente capito di cosa ho bisogno e cosa devo dare. Mi ci è voluto un po’ di tempo, ma finalmente con te, so che andrà bene.”

(Mi ha parlato delle altre relazioni che ha avuto che non hanno funzionato).

“Ti renderò i soldi quando riceverò il mio bonus.”

(Mi ha mostrato il suo contratto che confermava che aveva diritto a un bonus un paio di settimane fa.)

“Non ti farò del male, a me è stato fatto del male e non potrei farlo a nessun altro”.

(La sua famiglia mi ha detto che è stato ferito in precedenza.)

“È un viaggio di lavoro dell’ultimo minuto, sono cose che capitano. Sono solo pochi giorni. Tornerò prima che tu lo sappia.”

(Ha menzionato viaggi di lavoro in passato ed è un posto impegnativo quello in cui lavora.)

“Mi dispiace che tu non abbia potuto rintracciarmi, a volte ho solo bisogno di spazio per risolvere le cose, sai come a volte sono capace di chiudermi in me stesso.”

(Sì, a volte è tranquillo.)

“No, lei è solo un’amica, non hai nulla di cui preoccuparti.”

(Ha parlato di lei come un’amica di scuola in precedenza.)

Che sia sedurti, farti fare qualcosa per noi, giustificare le tue preoccupazioni, deviare la colpa, rifiutare di far qualcosa o un centinaio di altre manipolazioni, abbiamo un’istintiva capacità di indurti ad accettare ciò che diciamo e facciamo, a crederci o a non dubitare più di noi per questa capacità di aggiungere qualcosa che suona vero. È solo dopo l’evento che arrivi a capire e comprendi che non c’è mai stata verità. La deduzione, l’insinuazione o il suggerimento erano fondati su bugie.

Come è allora che a quelle che sono bugie viene in qualche modo dato quell’anello di verità?

La risposta a questa domanda è che esiste anche un altro ingrediente essenziale che ci consente di mettere in atto questa manipolazione. Ciò che diciamo, non importa quanto plausibile, convincente, persuasivo, quanto sincero possa sembrare, ha bisogno di un’altra cosa per farlo funzionare. Ha bisogno di qualcos’altro nell’equazione per trasformare la menzogna in una verità apparente e sostenibile.

Qualcosa che è particolarmente ricettivo a questa tattica. Qualcosa che è aperto alla sua applicazione. Qualcosa che gli permette di essere così efficace.

Tu.

H.G. TUDOR

Something That Rings True

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👤 HO VISTO QUALCOSA NEI TUOI OCCHI

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Ti ricordi la sera che ci siamo incontrati la prima volta? Certo che sì. Tutti ricordano sempre la prima volta che mi hanno incontrato. Che tu sia diventata la mio partner intimo dopo la mia seduzione accuratamente eseguita, che ti abbia ammesso nel mio circolo esterno o che tu fossi lì per servirmi da bere, tutti ricordano sempre la prima volta che si sono imbattuti in me. È invariabilmente l’inizio di qualcosa di memorabile. Ma non preoccupiamoci della mia congrega, dei servi e degli estranei, si tratta tutto di me. E di te. Ti ricordi in quel primo incontro quello che ti ho detto. Sì, apprezzo di averti detto molte cose. Un sacco su di me, naturalmente, ma ti ho anche detto molte cose su di te. Sì, ti ricordi, vero, posso dirlo. Ti ho detto quanto erano magnetici i tuoi occhi. Sei arrossita quando ti ho parlato di questo, ma dalla tua reazione ho capito che qualcun altro ti aveva già detto qualcosa di simile. Hai guardato in basso, quelle ciglia lunghe, definite dal mascara che avevi applicato con tanta cura un paio d’ore prima. Sapevo che ti piaceva quel complimento e sapevo che pensavi di avere occhi attraenti. Nessuno li aveva definiti magnetici prima, tanto era evidente, ma ti era stato detto che avevi occhi bellissimi, occhi sbalorditivi e cose del genere. Ovviamente io ho superato quelle osservazioni standard e francamente banali con il mio riferimento a come “i tuoi occhi ottimistici tenevano con sé il paradiso”, “i tuoi occhi possedevano ogni sorta di desiderio compreso quello sfrenato” e “i tuoi occhi brillavano della luminosità interiore che così tanti di noi trovano così delizioso. “Grandi descrizioni e hanno sempre l’effetto desiderato di indurre una risposta lieta e un complimento in cambio. Si guarda sempre a dare per ricevere. Non c’è altro modo.

Sono sempre tornato ai tuoi occhi, vero? Riferendomi a loro in termini complimentosi e poi mentre ti stringevo, guardavo profondamente nei tuoi occhi, sostenendo il tuo sguardo, lasciando che il silenzio parlasse da solo mentre il tuo corpo si agitava con l’anticipazione intensificata di un gesto così appassionato. Non hai mai voluto interrompere quello sguardo, i tuoi occhi a mandorla, che avevano quello scintillante colore smeraldo, quella sfumatura zaffica simile al mare, quel grigio triste ma che incantava, quel marrone scuro che aveva il sapore della sensualità, resta pietrificato dal mio stesso sguardo. Non veniva detto nulla. Non c’era bisogno di dire nulla, i nostri occhi restavano fissati insieme e l’emozione scorreva da quegli occhi. Una tale espressione risiedeva nei tuoi occhi e in tante occasioni ho bevuto in profondità il carburante che sgorgava, così bene, dal tuo sguardo. Entravo in una stanza e la gioia che mi trasmettevi mentre i tuoi occhi si spalancavano era edificante. Una tale espressione. Dal restringersi per la frustrazione, lo sguardo allucinato in preda alla rabbia, la completa gioia dell sorpresa, la passione ardente, l’esultanza lenta, il rotearre gli occhi dell’orgasmo e le lacrime piene di dolore. I tuoi occhi avevano tutto questo. Ho passato così tanto tempo nei tuoi occhi. Spesso non avevo bisogno di nient’altro che te che mi guardavi. Non era necessario per te parlare, fare gesti o avvicinarti. L’emozione che riuscivi ad accumulare nei tuoi occhi espressivi era qualcosa da contemplare. Certo, io sono sempre stato il catalizzatore. Senza di me non avresti bisogno di fornire una tale gamma di emozioni intense. Senza di me non saresti stato in grado di provare quella vasta gamma di emozioni e permettere loro di formarsi e fluire dai tuoi occhi. Come sempre, io ti ho insegnato e ti ho guidato, assicurandomi che facessi come richiesto. Esperto come sono, ho notato i tuoi occhi dalla prima volta che ho posato i miei su di te. Da quel momento ho saputo che avevo bisogno di possedere quegli occhi, farli miei, catturarli in modo che guardassero sempre verso di me. Il tuo sguardo non è mai stato pensato per gli altri. Erano inferiori a te e chiaramente molto al di sotto di me. Non sono mai stati pensati per essere i beneficiari di tanta magnificenza proveniente dai tuoi occhi. Non era per loro sperimentare il carburante primario che generavi. Solo io avevo diritto a questo. Solo io dovevo ricevere una tale ricompensa ed era giusto e corretto, perché ho investito molto del mio tempo nell’assicurarmi che gli sguardi che mi davi coprissero ogni emozione e fornissero quel carburante di alta qualità. Ho incoraggiato e guidato quell’uso dei tuoi occhi, come un direttore d’orchestra con la sua orchestra. Ti dicevo quando metterli in risalto con mascara, eye liner e ombretto. Decidevo quando dovevano essere al naturale e guardare su di me in nuda innocenza. Ti davo istruzioni su quando dovevi indossare gli occhiali e quando no. Ti vietavo di bere eccessivamente perché quegli occhi non dovevano mai essere iniettati di sangue per l’alcool, anche se quella condizione era ammissibile come conseguenza del tuo turbamento.

Quindi sì, quando ci siamo incontrati la prima volta, sono stati i tuoi occhi a catturare la mia attenzione rapita, i miei complimenti e le mie lusinghe mentre cercavo di possederli. Prestavo la massima attenzione e mi sono reso contro di ciò che avevo da guadagnare dai tuoi occhi impressionanti. Li guardavo e vi guardavo dentro ed è lì che ho visto qualcosa. Ho visto qualcosa nei tuoi occhi che contava più di ogni altra cosa al mondo. Quello che ho visto nei tuoi occhi è stata la cosa che mi ha fatto capire che tu eri quella che doveva essere scelta. Quel qualcosa che ho visto mi ha convinto a garantirmi di legarti a me. Ho guardato nei tuoi occhi e ho visto qualcosa. Ho visto me stesso.

H.G. TUDOR

I Saw Something In Your Eyes