🆕️ LA PULIZIA DELLA DOTTORESSA O.

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La Dottoressa O.

Ci conosciamo da diversi anni ormai.

Da più tempo rispetto ad alcune mie relazioni intime con le donne. Ora, c’è un risultato per lei.

Dottoressa O.

Naturalmente non è il suo vero nome, ma il nome che le ho dato io poiché è una cosa che può essere detta rapidamente o digitata prontamente e si presta a tale uso in una varietà di modi divertenti.

Il suo vero nome? Bene, il suo nome completo mi è stato fornito quando vi sono stato raccomandato dal dottor M. Quando ho incontrato per la prima volta la dottoressa O, ho verificato che il nome che mi era stato dato fosse anglicizzato dal momento che il suo aspetto e l’accento sempre lievemente riconoscibile che ha mi diceva che non è nata su quest’isola regale.

Avevo ragione.

Ho scoperto che il suo nome è Slavo e in realtà il suo nome è più esilarante e ciò che significa in realtà spiega chiaramente perché si è lanciata a fare i capricci della fuorviante e falsa amante. Quel fatto mi ha sempre fatto sorridere. Il suo secondo nome trova un notevole favore con me, dato il suo significato. Il suo cognome è imperioso e mi piace.

Una volta che ho acquisito questa prima informazione, è stato così soddisfacente sedermi in una delle mie sessioni con lei, fissarla con il mio sguardo incrollabile e poi chiedere come fosse la Dottoressa “Vero Cognome”.

Lei ha spalancato gli occhi e ha distolto lo sguardo. Non avevo bisogno che lei lo facesse per confermare che questo era il suo nome. Il materiale che mi “era arrivato” ha prontamente confermato la sua vera identità. Ciò che mi interessava era il motivo per cui aveva scelto di non usare questo nome evocativo delle sue radici e invece optare per un nome che era certamente elegante ma un chiaro tentativo di prendere le distanze da dove era venuta.

“Allora, conosci il mio nome”, disse con un filo di sfida mentre alzava la testa, la sua coda di cavallo, lucente come sempre, dopo aver senza dubbio lavato i capelli, condizionati e sottoposti a qualche costoso trattamento con olio o simili, immergendoli verso il basso. Il gesto mi mostrò il collo che era nudo. Niente collane o ciondoli, la sua camicetta increspata aperta, il suo collo vulnerabile esposto a me, solo per un istante, ma a quel tempo aveva aumentato il mio bisogno di affondarvi i denti. Questo bisogno era letterale o figurato?

“Sì, conosco il tuo nome”, ho risposto alla Dr O. sempre pulita, sempre elegante. La sua pulizia mi ha sempre invitato. La Scudiera è super pulita e non dubito che avrebbe battuto la Dr O quando si tratta di un confronto di come se la cavano nella loro vita quotidiana nel raggiungere e mantenere quel livello di pulizia, purezza, libere da sporcizia, malattie, puzza e infezioni, eppure entrambe sono campionesse dell’igiene.

La dottoressa O ha un profumo allettante addosso. Sono certo che non indossa mai la fragranza come l’eau de toilette e sicuramente non l’eau de parfum più pesante. No, il suo profumo deriva da qualunque cosa usi per lavarsi. In numerose occasioni ho deviato dalle sue domande, e intanto mi siedo e rifletto su come procede la sua routine mattutina prima che arrivi nelle sue stanze di consulenza. Senza dubbio va nel suo bagno privato (dev’essere un bagno privato e grande) direttamente dal suo letto (dopotutto non c’era nessuno lì che ce la trattenesse) e senza interruzioni nella sua routine di bellezza e igiene. Immaginavo il bagno con le piastrelle bianche immacolate, con ogni superficie di vetro, le cromature e le ceramiche prive di qualsiasi tipo di contaminante. La dottoressa O che si toglie l’abbigliamento da notte (pigiama di cotone a quadretti blu e bianchi in inverno, e canotta e pantaloncini di seta bianchi per l’estate) prima di girare il rubinetto e consentire ai feroci getti d’acqua della sua doccia di scoppiare e raggiungere la temperatura ottimale prima di entrare sotto l’acqua.

Ricordo quanto ero contento quando La Scudiera mi disse che dopo un lungo periodo lontano da casa sua, avrebbe sempre fatto la doccia con la porta del bagno chiusa per quindici minuti (e chiudeva e si copriva la bocca mentre la metteva in azione) per assicurarsi che tutti i batteri che causavano la malattia del legionario venissero rimossi. Faceva come me e me lo ha detto senza alcun indizio o suggerimento che questa era anche la mia abitudine. Ricordo anche che quando me lo disse, mi feci la stessa domanda sulla dottoressa O e se usasse un simile approccio nei confronti della sua doccia. Dati i suoi elevati standard di pulizia e la generale avversione alla contaminazione, sono giunto alla conclusione che lei è senza dubbio una seguace di questa precauzione.

Di conseguenza, immaginavo che la dottoressa O si occupasse di se stessa nella sua doccia e meditavo sui relativi prodotti che potrebbe usare. Mentre lei mi faceva domande e io ascoltavo durante la nostra seduta e mentre rispondevo, la mia mente a triplice monitoraggio rifletteva anche su quell’immagine di lei nascosta dal vapore che si alzava e dal getto dell’acqua, applicando generosamente e meticolosamente l’opportuno bagnoschiuma sulla sua pelle.

Sì, dottoressa O. Un medico molto pulito.

Sembra pulito.

Odora di pulito.

Abiti puliti.

Si muove in modo pulito. Una certa serenità e grazia nei suoi movimenti. Non imbarazzanti, non spasmodici, ma scorrevoli. Un fiume pulito e non inquinato.

Così, mentre nelle nostre prime interazioni ho scoperto quel delicato profumo di cotone, uno di quelli che approvavo, che la fresca fragranza che l’avvolgeva mentre si spostava occasionalmente per la stanza all’inizio e alla fine delle nostre sedute era una di quelle cose che approvavo e l’assenza di qualsiasi cosa fuori posto su di lei, senza sbavature, senza segni, senza pieghe, senza macchie erano tutte questioni che hanno guadagnato il mio benestare. Ho sempre voluto sapere

Dove sta lo sporco?

H.G. TUDOR

The Cleanliness of Dr O

👤 NEL MEZZO

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Ho avuto una seduta con la Dottoressa O. Sembrava così pulita e più invitante che mai. Ero seduto dall’altra parte della stanza rispetto a lei ma il profumo di pulito era percepibile. Scommettevo che se l’avessi assaggiata avrebbe saputo di pulito. I suoi vestiti erano immacolati, i suoi capelli splendenti e raccolti in una coda di cavallo e potevo vedere che le sue unghie erano ancora fresche di manicure. Il tipo di carnagione mi ricordava qualcuno conosciuto molto tempo prima. Immagino che si attenga a un energico regime di dieta, esercizio e cura della pelle per assicurarsi che la sua pelle sana e dall’aspetto soffice, continui ad essere così invitante per me. La Dottoressa O era impegnata nel discutere il mio comportamento.

“Cosa pensi di questo assunto?”ha iniziato, “Il tuo comportamento è ripetitivo. Attiri le persone verso di te, le ferisci e poi le metti da parte solo per poi attirarle di nuovo.”

Ho aspettato mentre prendevo in considerazione il commento.

“Prima che risponda, desidero aggiungere un’obiezione.” Ho commentato.

“Forse potresti rispondere senza l’obiezione. Manterrà le cose più semplici.”

“Ma è importante perché tu comprenda il contesto della risposta.”

“E se invece rispondi prima alla domanda e poi aggiungi l’obiezione?”Ha proposto.

I riflettuto su questo. Facendo così indubbiamente l’avrei compiaciuta. Accontentandola si sentirà attratta verso di me.

“Piuttosto equo. Questo assunto è esatto, tuttavia,” ho risposto.

Lei ha alzato una mano. Normalmente avrei proseguito, dopotutto, chi sulla terra è in diritto di stopparmi quando sto parlando? Continuavo a sentire che essendo indulgente con lei, avrei tratto un beneficio io stesso.

“Grazie. Cosa senti riguardo a questo assunto? Tu sei bloccato nel tuo comportamento.”

Lei ha indagato con una domanda ulteriore, quando invece mi aveva detto che mi avrebbe consentito di aggiungere il monito. Mi ha ingannato. Ho fatto nel modo a cui aveva acconsentito e ora lei sta rinnegando l’accordo. Non ero contento. Potevo sentire la rabbia crescermi dentro. Sapevo perché aveva fatto così. Voleva farmi sentire piccolo. Questo è ciò che fanno tutti, proprio come lei. Provano a farmi sentire piccolo e impotente e inutile e patetico e indegno. Potevo sentire il mio controllo sulla situazione che si allentava. Era la stessa sensazione di cadere intanto che cercavo di saltarci fuori afferrando ciò che mi circonda ma questo muta e si sposta, sfuggendo dalle mie mani.
Potevo avvertire l’abisso aprirsi nell’attesa di inghiottirmi, questo luogo di emozioni perdute con cui combatto ogni giorno. Si sollevavano per trascinarmi nel baratro. Volevano sottomettermi e consumarmi. Potevo sentire la sua voce alla deriva provenire dal basso, eccheggiante e distante eppure in qualche modo nitida. Questa voce spettrale di tanto tempo fa che si annida nell’abisso e che quando accadono momenti come questo, si scatena. Posso sentire le parole, le rimproveranti, criticanti, umilianti parole che si rovesciano da quello spietato squarcio di bocca. Perfavore fermalo. Ti prego, ti prego, ti prego.

“Sì, mi sento bloccato. Sono bloccato con lei.”, ho detto all’improvviso, le parole che uscivano in modo innaturale e affannoso. La Dottoressa O era ancora nella stanza? Non potevo esserne certo, sembrava sfocata come se si fosse sciolta nell’ambiente circostante.

“Sono bloccato a sentire le sleali e ingiuste critiche su tutto ciò che faccio. Ci provo e vado avanti, ci provo ogni singolo giorno, provando a cancellare la sua voce che mi accusa, trovando chi mi loda così che le loro parole la fermeranno dal buttarmi giù. Devo contornarmi con chi mi può aiutare a ridurla e poi cancellarla, sono necessari per aiutarmi a sopravvivere. Mi giro verso gli altri in modo che le loro voci la sommergano, le parole gentili, l’adorazione. Devo avere tutto questo per riuscire a fermarla. Perfino le urla e i singhiozzi pieni di lacrime e le grida, sono preferibili ad ascoltare questa donna e la sua lingua acida. Qualche volta funziona per un po’, la sua voce e perduta nella cacofonia delle altre ma ritorna sempre. Perché? Cosa ho fatto per meritarmi questo? Non mi posso liberare da lei. Perfino quando penso, che questa volta sono riuscito a zittirla, lei in qualche modo torna in superficie. Non posso sopportarlo. Perché mi fai questo? Non ti ho mai fatto niente no? Volevo solo che mi dicessi che quello che facevo andava bene, ottenere la tua approvazione, ma non lo faresti mai, non è vero? Non ti ho mai ferita, ho fatto del mio meglio per te, ma dicevi sempre che potevo fare meglio, potevo migliorare, potevo arrivare più in alto. Volevo solo compiacerti, ci voleva tanto? Dimmi cosa devo fare, perfavore? Voglio solo che smetta, voglio essere buono, te lo dicevo sempre, ma tu rispondevi che ero cattivo perché non facevo ciò che volevi, ma io facevo ciò che volevi, tu lo cambiavi sempre appena mi sembrava di esserci vicino. Ti prego, voglio che ora tu vada via e la smetti di ferirmi, perché continui a farlo, non ne hai avuto abbastanza? Smettila, per piacere smettila, voglio che la smetti, non lo voglio più, non voglio più rimanere bloccato, non voglio rimanere bloccato nel mezzo di questo, mai più, non voglio essere bloccato… nel bel… mezzo…con… te.”

Non riuscivo più a respirare e ormai le mie parole non arrivavano più in superficie. Il mio petto è serrato e l’aria, l’aria è stata rubata dai miei polmoni ora, il pavimento si muove e cambia. Posso sentire qualcosa ma non riesco a capire cosa è stato detto, è come un fragore. Le mie mani rastrellano l’aria come se combattessero avversari invisibili ma sembrano muoversi così lentamente. La Dottoressa O entra brevemente nel mio raggio d’attenzione mentre si muove attraverso la stanza nella mia direzione. Sono caduto e il pavimento si è sollevato per accogliermi mentre le tenebre mi afferravano. L’abbraccio dell’oscurità mi ingoia quando sento

“Mi hai deluso un’altra volta.”

Allora non resta più nulla.

H.G. TUDOR

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👤 METTERE AL POSTO

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Ho imparato dal Dr. E e dalla Dottoressa O che io non sento la stessa gamma di emozioni che senti tu. Io non sento la gioia, non sento la tristezza, non mi sconvolgo, non sento l’empatia.
Le emozioni che mi sono familiari sono la rabbia, il rancore, l’invidia, l’odio, la gelosia, il disprezzo e molte delle sensazioni legate al potere.
Alcuni di questi sentimenti che ho spiegato alla Dottoressa O sono fornite di un’etichetta appropriata. Questo perché ho iniziato la prima sessione discutendo degli stati d’animo per spiegare che ne conosco solo tre; potere, rabbia e ancora potere (attualmente il terzo è un terribile senso di terrore ma questa è una debolezza che non voglio ammettere con la deliziosa Dottoressa O). Ho trovato queste sessioni molto fastidiose dato che preferisco usare la mia intelligenza per interagire con gli altri piuttosto che affidarmi allo spesso incontrollabile, senso emotivo. Lo faccio perché sono un esperto nello studiare e leggere la gente. In accordo a questo, ho imparato quali emozioni utilizzare per negoziare meglio in modo da ottenere ciò che voglio. Ad esempio, ho imparato che quando qualcuno mi comunica che ha avuto una promozione al lavoro devo sorridere e congratularmi. Il processo di decisione di quale maschera devo utilizzare dura un microsecondo, ma adesso sono un esperto.
Naturalmente, dietro la maschera sto complottando come criticare queste buone notizie, dato che sento l’invidia crescere in me, ma questo avviene dopo. Per ora devo sorridere, mostrarmi felice, stringere la loro mano e augurargli il meglio.
In questo modo apparirò il dignitoso e piacevole uomo che conoscono e ammirano.

Di conseguenza, se qualcuno piange significa che ha avuto cattive notizie. In queste circostanze uso una faccia preoccupata (ho copiato quella della mia segretaria dato che è molto brava a interessarsi delle persone) e so che devo dire frasi inutili come “andrà tutto bene, ne sono sicuro” o “queste cose hanno bisogno di tempo ma poi andrà meglio” o “condoglianze” e dare una pacca sulla spalla. Non li abbraccerò però, sarebbe troppo.

Questo è come ho iniziato a costruire il mio repertorio di risposte recitate che trovo un’eccellente idea. Ho bisogno di trovare degli esperti nel mostrare queste emozioni, studiarle e poi replicarle brillantemente in modo che tutti mi guardino come qualcuno che è in sintonia con le umane emozioni e mi ammirino per questo.
Così sono andato in ospedale e ho guardato le infermiere che si prendevano cura delle persone. Ho studiato i poliziotti in tv quando devono dare cattive notizie alle persone. Sono andato a vedere un comico del posto e ho guardato il pubblico rispondere alle sue battute. Ho seguito una partita di football e ho osservato i tifosi (questa è stata davvero un’ottima fonte di una gamma di reazioni- molto istruttivo). Ma ancora meglio, sono andato in un gruppo di teatro amatoriale e mi sono offerto volontario per aiutare con le luci così ho potuto osservare gli attori e sentire cosa il regista diceva loro. Una miniera d’oro. Dopo questo tutti i pezzi sono andati al loro posto riguardo come dovrei comportarmi in certe situazioni. Osservo e ora so quale maschera ho bisogno di indossare.

H.G. TUDOR

Falling into Place

👤 AUTOCONSAPEVOLEZZA

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Uno degli argomenti comuni nelle mie sessioni con il Dr. E e la Dottoressa O. è il loro bisogno (da notare non il mio) che io sia consapevole di ciò che sono. Certamente so chi sono ma ogni volta seguo le loro domande. Inizialmente riguardavano il modo in cui consideravo me stesso. Questa parte mi piaceva e sarei andato avanti per qualche tempo. Mi hanno riportato il fatto che mi considero molto più intelligente della maggior parte della gente, più simpatico, più piacevole e più di successo.
Penso di essere più attraente della maggior parte delle persone. Bene, che diavolo, Sì!
Hanno anche stabilito che sono ossessionato dal potere (chi non lo sarebbe se ha qualche spinta e ambizione- non diventerai certo il Presidente stando seduto qui, no?). Sono anche impulsivo. Sono d’accordo. Sono arrogante (la chiamerei sicurezza ma cos’è una parola?) e amo esagerare i miei successi e le mie abilità. Questo è vero, altrimenti come farei a convincere la gente a fare ciò che voglio.

Le cose poi sono diventate interessanti. l’astuto duetto ha fatto la stessa domanda ad altre persone su come mi percepivano. Sono rimasto affascinato quando mi hanno detto che le percezioni su di me corrispondevano a quello che pensavo di me stesso. Cosa c’è di meglio? Ne ero molto compiaciuto.
la Dottoressa O. mi ha chiesto

“Alcuni di questi tratti potrebbero essere visti negativamente. È così che ti vedono le altre persone. Non ti interessa che ti considerino in modo negativo?”

Ho scosso la testa

“Tu le etichetti come negative. Io considero questi tratti come forti ed è chiaro che le altre persone mi identificano con questi”

Ha alzato le sopracciglia (recentemente sistemate, noto) e ha osservato

“Cosa accadrebbe se ti dicessi che queste persone li considerano tratti negativi?”

“Se lo fanno allora sono gelosi. O suppongo che siano così stupidi da non riconoscere quanto è brillante ciò che faccio”

“Ok, ma se ti dicessi che queste persone sono intelligenti e hanno risposto onestamente e motivando la propria scelta?”
ha insistito lei.
“Non ti piacerebbe che ti apprezzassero per qualità come l’onestà e l’affidabilità?”

“Non mi interessa piacergli o meno, voglio che mi ammirino per quello che sono”
Io so precisamente chi sono. Chiunque cerca di dirti che sono inconsapevole è un idiota. La sola differenza è che alcune persone considerano ciò che sono qualcosa di negativo. Ma io so che si sbagliano. Quello che sono è una cosa buona. Il mondo ha bisogno di gente come me.

H.G. TUDOR

Self Awareness