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📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: RIVANGARE IL PASSATO

È un metodo essenziale per mantenere il controllo su di te riesumare il passato. Siamo sempre in grado di ricordare alcuni vecchi errori che hai commesso o qualche particolare trasgressione che useremo per adattarli ai nostri scopi attuali. Essere in grado di rivangare il passato ci consente di sviare i tuoi attacchi contro di noi, negare la validità di ciò che stai dicendo e anzi ci consente di metterti sotto esame. Abbiamo una capacità formidabile di ricordare ciò che è successo in precedenza. È come se ogni evento nella nostra vita insieme fosse stato registrato nel mio occhio interiore e in un attimo riuscissi a individuare il ricordo esatto, le circostanze e gli eventi per sostenere la mia posizione e demolire la tua. L’accuratezza puntuale con cui riesco a rispolverare qualcosa che è successo mesi o addirittura anni fa è alquanto sbalorditiva. È ancora più sorprendente perché sembra che ci dimentichiamo sempre degli eventi su cui tu provi ad affidarti. Intendiamoci, è perché hai proprio la tendenza a inventare cose, vero? È una pessima abitudine che hai, mentire per cercare di farmi sembrare cattivo o farmi sentire peggio. Non è qualcosa che sorprenderesti a fare. Assolutamente no.

Tu ti attieni al concetto che una volta che qualcosa è stato messo a tacere la questione è chiusa. È fatto. È concluso. È finito. Noi non condividiamo questo punto di vista. In realtà, tutto ciò che è successo tra noi, che dobbiamo far risorgere per far avanzare la nostra causa contro di te, non è mai concluso. Potrebbe essere sepolto, ma non viene mai sepolto morto. Tutte le discussioni, gli avvenimenti e gli eventi, anche se possono essere stati discussi, sezionati e rimuginati in modo straordinario molte lune fa, sono pronti per essere riportati in vita con un semplice clic. Quella discussione sull’unica volta negli ultimi sei mesi in cui sei uscito con i tuoi amici (anche se ovviamente non è successo senza aver fatto prima una battaglia epica) è iniziata quando sei tornato cinque minuti più tardi di quando avevi detto che saresti tornato. La discussione si è protratta fino a tarda notte fino a quando, alla fine, stanchi e stufi, hai ammesso la sconfitta, ti sei scusato e sei andato a letto. Con tutta la gioia della tua piacevole serata svanita in conseguenza del nostro sbraitare e infuriare. Sapevi che era stato fatto fino allo sfinimento. Non c’era davvero nulla su cui discutere, non che questo ci abbia impedito di intraprendere un circolo vizioso per frustrarti. Questa discussione era conclusa e non c’era bisogno che fosse tirata fuori di nuovo. Anche se c’era. Ti sei organizzato per andare a vedere uno spettacolo con i tuoi amici. Era nell’agenda da almeno otto settimane e tu ci sei andato e non vedevi l’ora di godertelo. Era uno dei tuoi preferiti, uno che amavi da quando eri una bambina. Sapevi che noi non eravamo contenti, potevi vederlo nel gelido sorriso che abbiamo fatto quando siamo usciti per salutare i tuoi amici. Ovviamente non ci interessava essere educati con i tuoi amici mentre aspettavano in macchina. No, volevamo vedere con chi andavi. Stavamo controllando per vedere se la tua storia era vera. Ti abbiamo dato un bacio e ti abbiamo augurato una deliziosa serata anche se dentro di te sapevi che saremmo stati infuriati perché dovevamo prepararci da soli da mangiare e siamo stati lasciati soli per la serata.

Lo spettacolo era magnifico e la tua compagnia eccellente, ma il traffico venendo via dal posto era intenso e sei tornato a casa mezz’ora più tardi di quanto avessi previsto. Si noti che era un tempo stimato, non garantito entro il quale saresti tornato, non che questo fatto avrebbe fatto alcuna differenza per noi. Ci hai inviato un messaggio scritto (non volevi l’imbarazzo di un’orribile telefonata mentre eri seduto nella macchina del tuo amico), avvisandoci del ritardo e del perché. Non hai ricevuto risposta. Questo ti ha detto tutto ciò che avevi bisogno di sapere. Sei entrato in casa e ci hai trovati in attesa, con le braccia incrociate e le sopracciglia alzate.

“Che ora è questa?” L’accusa è stata lanciata. Non c’è un ciao, non chiedo come è andato lo spettacolo o se ti è piaciuta la serata.

“Scusami. C’era un traffico terribile. Hai ricevuto il mio messaggio?”

“Sì, ma non è questo il punto. Sei di nuovo in ritardo. Lo fai apposta, vero?

“Cosa intendi con di nuovo?” Rispondi, una reazione istintiva all’accusa ingiusta, ma non appena l’ultima parola ti è uscita dalla bocca, sai cosa sta per succedere. Puoi quasi sentire la porta del caveau che viene aperta, la relativa cassetta di deposito viene selezionata, la minuscola chiave inserita e girata.

“Hai fatti tardi l’ultima volta che sei uscito.”

“Quello era sei mesi fa.”

“Veramente erano cinque. Era marzo. Non importa se fosse ieri o negli anni passati, sei in ritardo e hai detto che non lo saresti stato. Hai mentito.”

“Ho mentito. Oh, andiamo, tu arrivi in ritardo ogni settimana. O dal bar o da qualche riunione di lavoro e io non mi lamento mai.”

“Si. Ti sei lamentato venerdì scorso e io ti ho detto che dovevo incontrare quei clienti nel bar. Era un incontro di lavoro.”

“Non mi hai detto niente del genere. Ti ho chiamato sei volte per scoprire dove eri.”

“In realtà erano otto volte e non ho risposto perché ero occupato con i clienti. Come ti ho detto. Ricordo di avertelo spiegato chiaramente.”

“Non l’hai fatto. Davvero non l’hai fatto. Guarda, questa è la prima volta che esco da una vita, ora sono a casa, lascia che ti racconti dello spettacolo.”

“No. Non mi distrarrai con i racconti sulle canzoni e i balletti. Sono stufo che tu mi manchi di rispetto in questo modo. Torni sempre tardi quando sei con quelle arpie.”

“Perché dici così?” Chiedi ferita dal commento sui tuoi amici.

“Perché hanno una cattiva influenza su di te. Ti hanno fatto ubriacare quella volta. Ti ricordi? Hai vomitato nel lavandino quando sei entrato e poi sul pavimento.”

“No, non l’ho fatto io, l’hai fatto tu!”

“Non cercare di rigirare la frittata. Ricordo distintamente di averti visto barcollare attraverso la porta perché ero seduto su quella sedia a guardare le notizie.”

“Stavi dormendo al piano di sopra e non ero ubriaco. Io non mi ubriaco.”

“Oh davvero, posso ricordare almeno cinque occasioni in cui sei tornato a casa ubriaco fradicio, che sbattevi contro le pareti e strisciavi su per le scale. Era quella volta che sei andato con Sandra in quel nuovo bar, Apartment è stato chiamato.”

“Di cosa stai parlando? No, non l’ho fatto. “

“Sì, l’hai fatto. Mi stai dando del bugiardo? Ricorda, ho una memoria molto migliore della tua, la tua è chiaramente confusa da tutto il tuo bere.”

E così prosegue. Misfatti passati sia reali che immaginari vengono rivangati e rivolti contro di te. Riesumare il passato va bene per tutte le occasioni. Se ci accusi di flirtare con qualcuno, ti ricorderemo il tuo comportamento sfacciato con nostro fratello. Se ti lamenti perché non abbiamo portato fuori la spazzatura, ti ricorderemo come ti sei dimenticato di prendere il bucato all’asciugatrice in tre diverse occasioni. Accusaci di spendere troppo e noi riesamineremo i tuoi ultimi tre scontrini della spesa ed elencheremo ogni articolo che hai acquistato. La disinvoltura con cui descriviamo questi eventi passati ti ha sconcertato e a volte non sei in grado di ricordare se siamo effettivamente corretti o se lo stiamo inventando. Pensi spesso che stiamo inventando qualcosa, ma la convinzione che dimostriamo ti fa dubitare del tuo ricordo. Questa tecnica è usata frequentemente da noi. Sposta l’argomento della discussione su di te, ti frustra, ti fa arrabbiare e ti turba in modo che tu ci fornisci carburante e spesso ti scusi così noi sappiamo di aver sferrato un colpo e di aver messo un punto di rilievo. Ricordarti il passato, reale o immaginato, è una cosa che facciamo frequentemente. Cosa c’è dietro l’uso di questa tecnica manipolativa per acquisire carburante e controllo? Semplice. Rivanghiamo il passato perché siamo intimoriti da ciò che accade nel presente.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

The Narcissist Manipulates : Digging Up The Past

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📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: SEDUZIONE INSIDIOSA

Prendevi lo stesso treno alle 8-05 del mattino tutti i giorni dal lunedì al venerdì. Ti sedevi sempre al posto vicino al finestrino nei pressi della porta con un posto accanto a te e due posti di fronte a te. Non ti sei mai seduta a leggere il giornale. Non tenevi un libro in mano. Tenevi il cellulare nella borsa piuttosto che smaneggiarlo. Preferivi osservare il paesaggio che passa. Preferivi guardare i tuoi compagni di viaggio. Mi hai detto che il posto di fronte era libero. Hai ricambiato il mio sorriso.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai detto ciao il giorno successivo. Hai sorriso di nuovo. Hai avviato una piccola chiacchierata con me e hai risposto alle mie domande apparentemente innocue. Hai accettato il mio complimento per il tuo profumo con modestia e un grazie. Mi hai detto il tuo nome e io ti ho detto mio.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai detto di nuovo ciao il giorno dopo e quello dopo ancora. Mi hai sorriso per prima questa volta. Hai avviato di nuovo una piccola chiacchierata, ma è cresciuta da piccola a media mentre il treno lasciava la stazione. Mi hai detto dove avevi lavorato e cosa facevi. Mi hai detto dove lavoravi ora. Hai spiegato tutto sulla tua speranza di un trasferimento in altro dipartimento. Mi hai parlato dei tuoi colleghi e hai riso delle mie osservazioni su di loro.

Non avresti dovuto farlo.

Ti sei girata sul tuo seggiolino per cercarmi mentre io entravo in treno. Hai sorriso e il sorriso era più ampio. Mi hai fatto ciao con la mano e abbiamo avviato una conversazione. La piccola chiacchierata era stata lasciata sul marciapiede. Mi hai parlato di questo, di quello e mi hai detto di altro. Ho assimilato tutto questo. Ti ho detto che il tuo abbigliamento ti stava bene e mi hai detto dove lo avevi preso. Mi hai detto dove vivevi. Mi hai detto che vivevi da sola.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai cercato di nuovo come facevi ogni giorno. Mi tenevi sempre il posto. A volte di fronte a te. A volte accanto a te. Avevi sempre molte cose di cui parlare. Mi hai mostrato il tuo nuovo telefono e ho visto il logo di Facebook. Ho anche memorizzato il tuo pin di quattro cifre mentre lo scrivevi cautamente. Mi hai detto che saresti andata a bere qualcosa dopo il lavoro e mi hai detto qual’era il bar.

Non avresti dovuto farlo.

Sono andato al bar ma non ti ho cercato. Invece sei arrivata e mi hai trovato tu. Mi hai invitato. Hai invitato me e i miei due luogotenenti a unirsi a te e ai tuoi colleghi. Mi hai presentato a loro e loro a me. Ti ho fatto ridere. Li ho fatti ridere. Ti ho offerto diversi drink. Mi hai toccato il braccio e il tuo tocco ha indugiato.

Non avresti dovuto farlo.

Le tue impostazioni sulla privacy non sono così buone come dovrebbero essere. Hai messo così tanto della tua vita online. Hai accettato la mia richiesta di amicizia. Mi hai messaggiato per prima quel giovedì sera e io ho risposto. Hai scritto ripetutamente e io ho fatto lo stesso. Mi hai parlato dei tuoi progetti. Mi hai parlato della tua famiglia. Mi hai parlato dei tuoi amici.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai incontrato per un caffè. Hai risposto alle mie domande. Mi hai dato sempre più informazioni man mano che la nostra amicizia cresceva. Mi hai dato il tuo numero di telefono. Mi hai detto del tuo ex. Mi hai parlato di quello prima di lui. Hai mostrato lacrime nei tuoi occhi.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai incontrato per cena. Hai riso alle mie battute. Mi hai detto le tue speranze. Mi hai detto le tue paure. Mi hai detto ciò che ti piaceva e piaceva anche a me. Mi hai detto dove volevi fare un viaggio e pure io volevo fare un viaggio lì. Mi hai guardato negli occhi e mi hai permesso di entrare.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai invitato alla festa a casa tua. Mi hai salutato con gioia. Mi hai fatto entrare in casa tua. Mi hai mostrato i tuoi libri. Mi hai mostrato i tuoi gusti. Mi hai presentato i tuoi amici e hai lasciato che li intrattenessi. Mi hai presentato le nuove reclute. Mi hai versato un drink e io ne ho versato uno a te, poi un altro e un altro ancora. Continuavi a venire a vedermi mentre tenevo in pugno il gruppo. Sorridevi e ridevi e mi hai guardato con qualcos’altro, qualcosa di più nei tuoi occhi. Mi hai baciato.

Non avresti dovuto farlo.

Hai risposto alle mie chiamate. Ad ognuna. Hai parlato con me per ore. Hai risposto a ciascuno dei miei messaggi. Hai mostrato emozione. Hai mostrato delizia. Hai mostrato entusiasmo. Hai accettato i fiori. Mi hai telefonato e mi hai ringraziato. Hai accettato i gioielli. Hai chiamato stridendo di piacere. Hai accettato gli inviti. Mi hai invitato di sopra. Mi hai fatto cenare. Hai insistito perché restassi. Mi hai portato a letto.

Non avresti dovuto farlo.

Eri elettrizzata dai miei biglietti. Andavi alle stelle ai miei messaggi in segreteria. Facevi festa per i miei messaggi. Mi hai ringraziato per la mia generosità. Hai battuto le mani per l’eccitazione quando ti ho mostrato i biglietti. Continuavi a chiedermi di restare. Sei rimasta avvinghiata a me tutta la notte. Mi hai sussurrato all’orecchio e mi hai detto cosa volevi, anche se io già lo sapevo.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai detto di lasciare uno spazzolino da denti. Mi hai assicurato sulla tua macchina. Mi hai dato una chiave. Hai prenotato la nostra prima vacanza insieme. Mi hai presentato alla tua famiglia. Mi hai presentato al tuo capo. Mi hai presentato a lui, a lei, a tutti. Hai creduto a tutto ciò che ti ho detto.

Non avresti dovuto farlo.

Mi hai dato il tuo cuore e hai detto di tenerlo al sicuro. Mi hai detto i tuoi progetti per noi. Mi hai detto che mi amavi anche se l’ho detto prima io. Mi hai detto che una cosa del genere non ti era mai successa prima.

Non avresti dovuto farlo.

Hai fatto questa scelta. Mi hai fatto entrare. Hai ignorato le bandiere rosse. Hai lasciato che i miei tentacoli si avvolgessero intorno a te. Mi hai detto come avevo catturato il tuo cuore e fatto di te una regina. Ti ho sussurrato dolcemente all’orecchio mentre dormivi tra le mie braccia,

“Lo faccio sempre.”

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

The Narcissist Manipulates : Insidious Seduction

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📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: FORNITURA DI CARBURANTE PIANIFICATA

Era una bella serata per una passeggiata. Una passeggiata lungo la banchina. Un sacco di altri pedoni che si godono l’aria ancora tiepida della sera, i bar che costeggiano lo storico lungofiume a ciottoli preso dal rumore e dall’attività. Non eravamo arrivati a quella fase della serata. Non eravamo ancora seduti accanto alle acque tranquille del fiume a ordinare da bere mentre parlavamo e osservavamo. Non avevamo raggiunto quel bar preferito. In effetti, era il bar in cui ci eravamo incontrati per la prima volta una quindicina di mesi fa e ora eccoci qui più di un anno dopo e l’agonia della spregevole svalutazione sta crescendo intorno a te, anche se devi ancora capire cosa significa. Questa sera comunque è destino che ci sia un po’ di tregua dalle macchinazioni e dalle manipolazioni, un ritorno al periodo d’oro, purché ti comporti bene e obbedisca.

Ti guardo inciampare sui ciottoli. La tua scelta dei tacchi (la mia scelta dei tacchi, dato che ti ho ordinato in anticipo quello che avresti dovuto indossare) è elegante e alla moda, ma poco adatta per avventurarti in questa zona della banchina. Naturalmente ho suggerito che dovevamo prendere un taxi per andare direttamente al bar (almeno questo è quello che dirò durante il post mortem che inevitabilmente sorgerà) e quindi camminare in un modo diverso, ma tu hai voluto passeggiare lungo questa particolare tratto e guarda cos’è successo.

Ti guardo inciampare, la caviglia si attorciglia mentre il tagliente tacco a spillo scivola, come la zampa di un giovane cerbiatto sulla pietra levigata, levigata come il ghiaccio dal passaggio di tanti piedi con le scarpe. La tua gamba sinistra scatta fuori mentre tu vai giù, senza riuscire a mantenere l’equilibrio. Non ho reagito abbastanza in fretta da afferrarti mentre inciampavi nonostante ti fossi vicino. Ero distratto da una persona che passava che mi sorrideva e mi forniva un po’ di carburante. Farò, come faccio spesso, una revisione della storia per spiegare che ero più lontano di quanto pensassi e quindi incapace di impedire la tua disgraziata caduta.

Ti guardo inciampare mentre il tuo ginocchio destro colpisce il ciottolo e tu lanci un improvviso grido di dolore. La torsione della tua caviglia e la lacerazione del tuo ginocchio ti causano dolore. Fisso la tua espressione, contorta dal dolore, la bocca aperta e gli occhi che iniziano riempirsi di lacrime, indubbiamente provocate da una combinazione di ferita e imbarazzo. Sento la prima ondata. Balza dentro di me mentre il disprezzo sale. Guardati, inutile e patetica, che scivoli sui ciottoli in quegli stupidi tacchi, a testimonianza della tua vanità. Perché sto con una persona così goffa? Ma non sono solo questi pensieri che guidano questo disprezzo. No, è il fatto che l’emozione che ora è impressa sul tuo viso, il dolore perverso, sono stati causati da qualcosa di diverso da me. Una tale emozione sprecata. Gli occhi lacrimanti, il pianto, i tratti del viso angosciati. Normalmente io sarei l’elemento propulsore per questo, ma non lo sono e questo mi irrita. Sei così inutile, non riesci nemmeno ad arrabbiarti nel modo giusto.

Sento qualcuno emettere un piccolo sussulto e mi rendo conto che altri hanno assistito alla tua caduta. La facciata! La facciata! Dovrei fare qualcosa di fronte a questo branco di estranei. Ti guardo mentre i tuoi occhi a mandorla si voltano a guardarmi. So che dovrei sentirmi preoccupato per te per il tuo incidente. So che dovrei preoccuparmi che sei scivolata e ti sei fatta male, ma a parte il disprezzo non provo niente. Non c’è niente lì per spingermi ad aiutarti, nessun desiderio innato di agire. Sarebbe istintivo per altri che non sono me, ma io sono io e quindi devo analizzare e valutare prima di decidere cosa dovrebbe succedere dopo. So che dovrei tendermi verso di te, sollevarti ed emettere suoni adeguatamente interessati mentre cerco un fazzoletto da mettere al tuo ginocchio insanguinato. Non sento alcun obbligo di farlo. Perché dovrei aiutarti? Mi darà un vantaggio? Forse sì, ma per prima cosa so che c’è una possibilità di carburante negativo fresco e delizioso. La situazione è stata valutata e la mia risposta è stata determinata.

Guardo i tuoi occhi accesi su di me e poi succede. Le fiamme guizzano quando vedo che al dolore fisico ora si è unita l’offesa emotiva mentre mi dai un’occhiata perplessa e poi ferita alla mia mancanza di azione. Eccolo. Questo è ciò che volevo. La tua attenzione emotiva sotto forma di ondata di disprezzo si mescola con il crescente senso del potere, mentre la tua reazione alla mia non-azione mi alimenta. Il tuo dolore irritato è stato causato da me e quindi il carburante fluisce. È buono. Ho lasciato che mi colpisse, correndo verso l’alto, con gli occhi ancora fissi sui tuoi mentre quegli occhi azzurri passavano dal dolore alla perplessità della mia continua esitazione. Resta buono. Quanto posso reggere per questo? Il carburante scorre ma sono consapevole della facciata. Una damigella è in difficoltà e ha bisogno di un cavaliere e qui non saranno ammessi intrusi. Nessun passante crociato dovrà intervenire e rubarmi la scena.

Con la coda dell’occhio vedo un gentiluomo venire avanti per aiutare. Non oggi signore, non oggi! Riprendo vita e mi lancio verso di te.

“Santo cielo, stai bene?” Chiedo mentre le mie mani ti prendono il braccio.

“Sta bene?” Chiede l’uomo che sta ancora insistendo con la sua richiesta.

“Starà bene, l’aiuterò io qui,” rispondo rivolgendomi a lui e facendogli un breve sorriso. I denti sono stati scoperti, il sorriso è lì, ma lo sguardo dice fatti da parte, non che tu possa vedere la mia ostilità verso questo eroe intervenuto. Lui fa un cenno incerto e si allontana. Messaggio ricevuto e capito.

Ti sostengo fino alla panchina vicina e ti offro il mio fazzoletto con un gesto plateale, tamponandoti il ginocchio insanguinato mentre tu sussulti leggermente. Continuo con suoni rassicuranti dato che un paio di persone continuano a guardare. Mi volto e vedo le due donne sorridere rassicurate per la mia azione cavalleresca e il carburante viene accolto con gratitudine.

“Che male”, dici dolcemente. Vedo le due donne allontanarsi.

“È stata colpa tua stupida”, sibilò tranquillamente. Colgo il tuo sguardo ferito e assorbo la tua reazione man mano che viene fornito più carburante.

Osservare. Analizzare. Valutare. Agire. Carburante.

Questo è il nostro mondo. Questa è la nostra prospettiva.

La ripetuta ricompensa del carburante è stata ottenuta.

E tutto questo è stato fatto in soli dieci battiti di cuore.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

The Narcissist Manipulates : Planned Fuel Acquisition

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📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: TRIANGOLAZIONE E ASSASSINIO DI PERSONALITÀ

“Salve signore, molto gentile da parte vostra che vi siate unite a me, so che stavate aspettando questo momento da un po’ di tempo, beh forse sarebbe più esatto se dicessi che una di voi non vedeva l’ora di partecipare a questo incontro e l’altra era un po’ preoccupata di farlo. Ad ogni modo, permettetemi di fare le presentazioni. Miss Victoria Tim, ti presento Miss Prudence Spect. Miss Spect, questa è Miss Tim. Ovviamente io non ho bisogno di presentazioni. Ottimo, beh, ora che ci siamo conosciuti tutti perché non ci sediamo. Stai bene signorina Tim, sembravi sussultare quando ti sei seduta?”

“C’è qualcosa di appuntito su questa panca di legno”, spiega la signorina Tim, “È un chiodo”, tiene in mano l’oggetto incriminato.

“Oh cielo, chi potrebbe averlo lasciato lì?”

“Tu, quasi certamente, è proprio il genere di cosa che faresti per cercare di destabilizzarmi, brutto bastardo.”

“Ora, signorina Tim, per favore, non c’è bisogno di un linguaggio del genere, siamo civili, dopotutto sono sempre stato civile con te, no?” Dichiaro gentilmente.

“Col cavolo sei stato civile, pezzo di merda. Sei il peggior affare che abbia mai avuto la sfortuna di incontrare, ti odio.”

“Per favore, signorina Tim, non ce n’è bisogno e vedo che stai innervosendo la qui presente Miss Spect”

“Come mai lei prende il largo e comodo sedile e io sono appollaiata su questa panca di legno che è troppo bassa, devo allungare il collo per parlare con voi due.”

“Oh, non lo so, ti darei il mio posto, ma è fissato al pavimento come quello di Miss Spect”.

“Beh, allora io e te possiamo scambiarci i posti?” Mi suggerisce Miss Tim.

“Non posso farlo, devo sedermi qui in mezzo e assicurarmi che la conversazione venga mantenuta civile ed educata, non posso essere visto sedermi vicino ad una piuttosto che all’altra.”

“Sempre quello premuroso, vero?” Sogghigna sarcasticamente la signorina Tim.

“Ma naturalmente carissima Vicky, la voce della ragione, come ben sai.”

La signorina Tim storge la faccia al mio commento e poi si volta a guardare dall’altra parte del tavolo Miss Spect che si è seduta senza dire nulla, il suo viso mostra un certo grado di preoccupazione per l’ostilità mostrata da Miss Tim nei miei confronti.

“Non hai detto molto?”, Osserva Miss Tim.

“Beh, no, non ci sono riuscita vero. Guarda Saul, non penso che ci sia alcun motivo che questo incontro continui, mi avevi avvisato di come sarebbe stata e si è comportata come
hai descritto tu. Ora si meraviglia che l’hai lasciata.”

“È un peccato, ho pensato che dopo tutti i bei momenti che abbiamo passato insieme potevamo almeno andare avanti, ma sembra che il vetriolo a cui mi sottoponeva quando le cose andavano male, e continuo a non capire perché lo facesse, continui a fluire.” Commento io.

“Ah, ti sei sentito? Il mio vetriolo? Il mio vetriolo? Tu eri quello che mi maltrattava e mi chiamava di tutti i nomi, mi hai chiuso fuori di casa e mi prendevi le chiavi della macchina perché non andassi da nessuna parte e questa è solo la punta dell’iceberg.”

Io scuoto la testa e faccio suoni palatali.

“Ma Saul ha appena detto che avete passato dei bei momenti insieme, so che è così, noi ci divertiamo molto quando siamo insieme, è così attento e amorevole. Anche così generoso, ti piace il mio braccialetto?” Chiede Miss Spect mentre tira fuori il polso mettendo in mostra un raffinato bracciale Tiffany.

“Ne ho ricevuto uno proprio come questo caro mio, non è un campione di originalità”, borbotta la signorina Tim.

“Dov’è, allora?” Chiedo.

Miss Tim esita.

“L’ho venduto.”

“Oh, comodo così”, Ironizzo dandole un’occhiata consapevole.

“L’ho fatto, non volevo più alcun ricordo delle sue mani su di me.”

“Se ti avesse regalato un braccialetto del genere sicuramente lo avresti tenuto, è così carino,” sorride ora Miss Spect.

“Neanche per idea. Tutte le cose che mi ha regalato le ho bruciate o vendute, anche se mi dispiace ammettere che mi sono liberata di diversa roba buona.”

“È vero, cara Pru, che le ho comprato dei regali, naturalmente niente di così costoso o bello come ho comprato a te, alcuni ciondoli e cose del genere, ma il fatto che lei avrebbe venduto e distrutto i miei doni dimostra la portata della sua cattiveria. So che tu non faresti mai niente del genere, vero?

“Oh, no, perché dovrei mai sbarazzarmi di tutte le cose meravigliose che mi hai comprato, sei così gentile e premuroso,” gorgheggia Miss Spect.

“Goditelo finché dura mia cara, non durerà. Sai, mi faceva pensare la stessa cosa di quella prima di me, l’aveva fatta diventare una specie di alcolizzata pazza, ma dubito che lo sia, non da quando mi sono resa conto di quante menzogne dice questo qua”, rimarca lei puntando un dito verso me.

“Non farci caso Pru, Stephanie, la ragazza che ho avuto prima di Vicky era una donna adorabile. Sfortunatamente ha dovuto trasferirsi a causa di impegni di lavoro. Dopo ero un po’ giù ma poi Vicky è arrivata molto velocemente. Naturalmente non ero in cerca, avevo ancora Stephanie nei miei pensieri.”

“Una totale assurdità, sei tu che sei venuto a cercare me. Mi ha lusingato, inseguito e mi ha fatto promesse di ogni genere, fanno questo come vedi, quelli della sua specie. Mi ha detto che Stephanie era solita attaccarlo e tagliare tutti i suoi vestiti”.

“Ancora bugie, quando mai smetterai? Abbiamo parlato con Stephanie, vero?” Chiedo sapendo che Miss Tim non può farlo.

“Beh no, ma dal modo in cui hai continuato a parlarne sembrava che avrebbe dovuto essere rinchiusa.”

“Non ho mai detto nulla del genere. Vuoi pensare male di lei per impedirmi di pensare a lei perché tu mi volevi. Mi sono innamorato di te, lo ammetto, scusa Pru, ma il motivo per cui ci incontriamo è essere onesti. Mi hai chiesto di Vicky e so che era molto ansiosa di incontrarti dopo che le ho inviato alcune foto di te e me insieme. Dovevate incontrarvi. Dopo il modo terribile in cui sono stato trattato da lei, volevo che vedesse che non mi aveva distrutto e che avevo trovato una persona che mi capiva e si prendeva cura di me, una persona che mi ha preso, l’anima gemella, se vuoi.”

“Certo, Saul, capisco. So da quello che mi hai detto che tu eri ferito e vulnerabile dopo quello che è successo. Vedo che mi hai detto la verità su come, beh, mi dispiace essere diretta Miss Tim, ma tu hai chiaramente dei problemi. Ora sto con Saul e potrebbe non piacerti, ma è così. Non puoi aspettarti di riaverlo dopo quello che gli hai fatto. Non era giusto trattare una persona in quel modo.”

“Non so quale melassa abbia versato nelle tue orecchie, beh, in realtà lo faccio cara Prudence perché ha fatto esattamente la stessa cosa con me. Fece sembrare Stephanie una vera arpia e poi mi attirò. Tutto era dolcezza e luce ma vedrai, tutto si trasformerà in merda, ti manipolerà e ti porterà a giurare che il nero era bianco. È un tipo sveglio gli darò questo,” sputa Miss Tim.

“Non vedo nulla di ciò che descrivi, salvo un uomo gentile e amorevole che è stato gravemente ferito e io ho intenzione di tenerlo. Lui mi ama e io lo amo ed è un amore perfetto, non è così Saul?”

“Certamente, mia cara Vic, voglio dire Pru, abbiamo un amore perfetto e dovrà restare così per sempre.”

“Prendi nota delle mie parole, signorina, ti solleverà così in alto da non poter vedere il suolo e poi ti manderà in frantumi contro il terreno e ti coprirà di sporco, ti distruggerà, ti ferirà e ti porterà via tutto prima di gettarti da una parte,” sibila Miss Tim con gli occhi fiammeggianti di rabbia.

“Possiamo andare Saul, ne ho avuto abbastanza, ho detto che l’avrei incontrata e l’ho fatto, e non mi piace. Non hai bisogno di avere intorno persone così …così tossiche.” Miss Spect si alza dal suo posto.

“Signore, per favore, non possiamo mantenere la calma e avere una discussione matura? Io ho cercato di mediare una discussione ragionevole tra voi due” protesto alzando le mani.

“No, voglio andare Saul, non mi piace lei”, dichiara Miss Spect.

“Esatto, scappa cara e metti la testa sotto la sabbia”, aggiunge la signorina Tim. Miss Spect si gira verso l’uscita.

“Aspetterò fuori Saul, vieni?”

“Beh, se ritieni che questo incontro non serva più a niente, allora, sentiti libera di andartene, sarò da te a breve,” sorrido dolcemente.

“Vai, scappa, tra un anno sarai seduta qui Prudence, oh sì ci sarai. Incontrerai te stessa qui, sai, incontrerai te stessa,” grida Miss Tim. Miss Spect esce dalla stanza e chiude la porta.

“Hai fatto il lavaggio del cervello pure a lei, non è vero, creatura malvagia”, sogghigna Miss Tim.

“Non ho idea di cosa tu stia parlando”, continuo a sorridere mentre mi avvicino. Il sorriso non scompare mai dalla mia faccia mentre parlo lentamente all’orecchio della signorina Tim.

“Ti tengo d’occhio strega, e se la dovessi contattare di nuovo ti distruggerò piccola signora. So dove ti sei trasferita. Quel portone rosso è stato appena dipinto, vero?

Faccio un passo indietro e guardo negli occhi la signorina Tim. Le fiamme si sono estinte e quello sguardo familiare di paura è tornato, quello che conosco così bene. Faccio il giro del tavolo e lascio Miss Tim completamente immobile, con gli occhi fissi in avanti e intanto so che ogni ricordo del suo tormento ora si sta riproducendo nella sua mente.

“È un piacere rivederti, sono certo che non passerà molto tempo prima che succeda di nuovo”, grido allegramente e poi esco dalla porta.

Un altro incontro di successo.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

The Narcissist Manipulates : Triangulation and Character Assassination