🎑 LA PRINCIPESSA EMPATICA E LA FERITA

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C’era una volta un narcisista di Medio Rango Maggiore che si faceva chiamare Prince (non la pop star defunta), ma piuttosto perché aveva deciso che lui era un Principe tra gli uomini. Decise che era ora di trovare una Principessa. Aveva avuto un sacco di queste principesse prima, dopo tutto, con il suo bell’aspetto e la sua mente acuta, era un buon partito e non era difficile per lui uscire in un territorio di caccia e irretirne una nuova. Scoprì tuttavia, che dopo un certo periodo di tempo, si era stancato delle loro adulazioni e lodi e si rese conto che aveva bisogno di qualcosa di più, qualcosa di meglio, qualcosa di sostanziale e duraturo dalle sue Principesse, ma poiché non era un Superiore, non capiva bene cosa.

Di conseguenza, si diresse verso uno specchio che aveva trovato e che gli rispondeva. Bene, quando diceva di averlo trovato, l’aveva rubato, ma poi, di nuovo, lui doveva prendere tutto perché dopo tutto era un principe.

“Specchio, specchio che ho rubato, dimmi di chi ho bisogno perché venga fottuto regalmente?”

“Oh ciao Conker Bollocks,” la faccia nello specchio sbadigliò, “Hai bisogno di una Principessa Empatica, amico. Dal momento che questa è una fiaba, sono sicuro che ne arriverà presto una.”

Più tardi quella notte ci fu una terribile tempesta e si udì bussare alla porta del castello. Un po’ inverosimilmente il vecchio Re andò lui stesso ad aprire la porta, anche se come Empatico Portatore si era trovato a correre in giro a fare tutte le faccende per la famiglia reale, e trovò una giovane ragazza inzaccherata.

Era in uno stato terribile a causa della pioggia e della tempesta. L’acqua le usciva dai capelli e dai vestiti; scorreva in cima alle sue scarpe e fuori dai talloni, ma la presentazione del diadema in cima a un cappello dell’Esercito della Salvezza la contrassegnò chiaramente come una donna empatica di distinzione reale.

“Mia cara”, dichiarò il vecchio re, “entra su, hai bisogno di un riparo?”

“Sì, per favore”, rispose la Principessa Empatica, “ho dato la mia stanza presso l’Esercito di Sally a un unicorno senzatetto, quindi non ho alcun posto dove stare.”

Proprio in quel momento apparve il Principe Narci e in un istante sentì che questa signora bagnata fradicia aveva un potenziale significativo. Le si avvicinò, e mentre lei stava lì grondante le fece venti domande per accertare i suoi tratti empatici, di classe e speciali. Tremante per l’eccitazione, il Principe Narci chiamò la Regina.

“Oh mamma, ho una nuova amica. Beh, dico nuova, ci conosciamo da dieci anni e io sono stato innamorato di lei per 8 di quegli anni, ma non sono mai riuscito a dirglielo. Può restare?”

La Regina Narci comparve alla vista.

“Le camere reali sono solo per i reali”, disse con un sogghigno.

“Oh, io sono una Principessa, la Principessa Empatica, vostra maestà,” rispose educatamente la ragazza mentre faceva una riverenza.

“Ti sembra di averne l’aspetto? Io penso di no.”

La Regina Narci percepì la competizione per le attenzioni del principe Narci e non gradì questa intrusione. Tuttavia percepì un’opportunità di triangolazione e potenziale carburante negativo.

“Dal momento che dici di essere una Principessa ed una principessa empatica tra l’altro, se questo è vero presto potrà essere possibile”, dichiarò la Regina Narci.

Scivolò via e schioccò le dita perché lo staff di sette piccoli uomini (che erano impegnati in un programma di Rimborso Communitario dopo certe aggressioni e crimini nella Foresta degli Empatici) la seguissero.

“Può restare mamma o no?”

“Potrebbe”, dichiarò la Regina Narci, “farò in modo che la Suite Amara venga rifiutata per lei.”

La Regina Narci si diresse verso la Suite Amara, i sette piccoli uomini al seguito. Ordinò loro di togliere le lenzuola e poi da una scatola tirò fuori una pietra dura e scura che sembrava assorbire tutta la luce delle lucerne a gas sparse per la stanza.

“Questa ferita concentrata determinerà presto se lei è davvero una Principessa Empatica. Se è l’empatica delicata e sensibile che afferma di essere, allora sentirà questo dolore attraverso qualsiasi cosa”, mormorò la Regina Narci a se stessa.

Collocò la ferita sul letto e poi schioccò le dita ai sette ometti perché vi portassero sopra venti materassi. Poi ordinò loro di mettere venti letti di piume sopra i materassi. Una volta fatto, fu posta una scala accanto all’enorme letto proprio mentre entrava la principessa Empatica.

“Dovresti dormire bene con quel grado di conforto,” disse la Regina Narci mentre se ne andava, seguita dai sette piccoli uomini.

Fredda e stanca, la principessa Empatica cominciò a salire la scala per andare a letto …..

Il mattino seguente la principessa Empatica giunse nella sala da pranzo reale per trovare il principe Narci e la regina Narci che mangiavano formaggio a pasta dura e uva acerba servita dai sette piccoli uomini. La Regina Narci aveva lasciato il Principe Narci nel suo piano, dato che aveva visto grandi benefici ad irretire la principessa Empatica tramite suo figlio e impegnarsi in una sfrenata triangolazione da quel momento in poi.

“Buongiorno,” disse la Principessa Empatica allegramente. I due narci la guardarono con sospetto.

“Come hai dormito?” Chiese il Principe Narci capace a malapena di contenere l’eccitazione.

“Oh terribilmente,” sospirò la principessa Empatica.

Il Principe ghignò.

“Ho chiuso a malapena gli occhi per tutta la notte. Il cielo sa cosa c’era nel letto. Mi sembrava di essere stesa su qualcosa di duro e il mio corpo questa mattina è nero e blu. È terribile, “continuò la Principessa Empatica.

“Nessuno, se non una vera Principessa Empatica, avrebbe una tale capacità di sentire il dolore in quel modo”, disse la Regina Narci mentre passava la sua lingua biforcuta sui suoi denti aguzzi.

“In effetti sono una Principessa Empatica, la Principessa Sue Per Empatica in realtà. Oh, ho sentito il dolore, d’accordo, ma non è stato quello che mi ha tenuta sveglia! “Disse all’improvviso la Principessa Empatica.

“Cosa?” Disse il Principe Narci.

“No, è stato questo!” Gridò la Principessa Empatica e da dietro le sue spalle tirò fuori un grosso strap-on d’oro con le parole “GROSSO Assistente del Principe” impresse lungo di esso.

“Ehm oh ehm mamma!” Mormorò il Principe mentre i suoi occhi si posavano sull’arma d’intrusione anale.

“Era stato lasciato nel letto. Sembra che tu abbia bisogno di questo per farcela, Piccolo Principe Pisciasotto,” sorrise la Principessa mentre spingeva lo strap-on verso la Regina fumante e girava i tacchi.

“Mamma!” Piagnucolò il principe Narci mentre la vergogna della scoperta minacciava il suo costrutto e lui cadeva a terra raggomitolato in una palla.

“Non sono tua madre,” sibilò la Regina Narci mentre usciva dalla sala da pranzo lasciando dietro di sé i sette piccoli uomini sconcertati.

“Questo significa che possiamo tornare da Biancaneve adesso?”, Chiese uno.

“Non lo so, ma ho intenzione di restare per un po’ con la sua principessa Empatica, lei è fortissima”, rispose l’altro e seguì la Principessa Empatica che se ne stava andando.

E così alcune persone vissero per sempre felici e contente.

H.G. TUDOR

The Princess Empath and the Hurt