🎗COSA SUCCEDE QUA SOTTO?

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“Fallo di nuovo e te ne pentirai.”

Queste sono le parole che pronuncerò tra circa cinque minuti, ma mi sto anticipando.

Benvenuto nella mia corte. Eccomi, seduto al mio legittimo posto a capotavola. Prominente, elevato e sorvegliante di quelli che sono stati magnanimamente invitati a guardarmi e a crogiolarsi nell’ammirazione della mia gloria. Mi siedo, la forchetta in una mano e il coltello nell’altra. C’è del cibo nel mio piatto, ma non ne tengo conto perché non l’ho preparato io. Invece sorrido. Quel sorriso intenso generoso del magnanimo sovrano che sono, mentre permetto ai miei sudditi di avvicinarsi a me e sperimentare una briciola di come ci si sente ad essere brillante come me. So di essere brillante perché in questo momento le fiamme del potere sono alte e luminose dentro di me. Sono forti, sono intense, e il potere che infondono mi cosparge dappertutto, facendo sì che questo ghigno venga stampato sulla mia faccia. Non potrei togliere questo ghigno neanche se volessi perché vi è stato incementato dal potere che scorre attraverso di me. Questo potere è edificante e corroborante, le fiamme che si attorcigliano che guizzano e salgono dentro di me facendomi sentire come se stessi decollando. Devo lottare per restare al mio posto dal momento che voglio saltare sul tavolo, scaraventare a calci piatti e bicchieri mentre permetto a questo potere di sopraffarmi, punto verso un posto più alto e così potrò parlare con quelle persone riunite e irretirle. La mia mente corre, pensieri che combattono l’uno con l’altro. Vedo i volti sorridenti, le bocche aperte in risate, riesco a sentire il piacere e il divertimento che ho causato tra i miei ospiti a cena. L’ho creato io. Avevo tutti gli occhi su di me, quegli occhi che si allargavano con interesse e adorazione mentre regalavo agli ospiti il mio aneddoto. Ogni paio di occhi interessati, le espressioni di concentrazione, l’attenzione rapita che scorreva verso di me, le bocche chiuse, il silenzio stabilito senza né osare né aver bisogno di interrompermi, hanno tutte dimostrato che ero l’unica attrazione qui. Mentre i miei stessi occhi guardavano di volto in volto, senza mai distinguere veramente chi fosse ogni persona, bevevo il carburante. Non era il riconoscere chi fossero quelle persone, ma piuttosto le emozioni che potevo vedere, udire e sentire. Ogni sguardo di ammirazione, ogni bocca chiusa che mi diceva che la parola era mia e che non avevano bisogno di interrompere perché volevano ascoltare, ciascuna delle persone sedute intorno al tavolo faceva fluire il carburante verso di me, proprio come volevo. Qui, nella mia corte, seduto sul mio trono, sono circondato dai miei luogotenenti e dai membri della mia congrega. Questi individui del circolo ristretto sono solidali, rispettosi e leali nei miei confronti perché sanno quanto siano fortunati ad essere legati a me. Le loro risate, la delizia e l’ammirazione fluiscono nella stanza, come carburante in un serbatoio e io voglio tutto questo. Quanto è meraviglioso questo potere, come mi permette di splendere e abbagliare così ricevo ancora più di questa preziosa risorsa. Annuisco lentamente in segno di riconoscimento, quasi riesco a vedere i condotti che collegano ciascun ospite a me. Posso immaginare il carburante dorato e scintillante che viene pompato verso di me, pronto ad alimentare quelle fiamme di potere, e poi lo vedo.

La tua tubatura è vuota. Niente la percorre. È quello che succede quando vedo che non stai ridendo, non stai nemmeno sorridendo al mio divertente ricordo. Invece, i tuoi occhi mostrano che sei annoiata e li hai proprio distolti mentre giungevo al succo della conclusione della mia storia. In quell’istante le fiamme si smorzano. Si sono spente e improvvisamente il potere che hanno creato sta iniziando a diminuire e io mi sento cadere, affondare e poi quella sensazione di disagio inizia a diffondersi, dal centro del mio petto e si irradia verso l’esterno. Sei seduta lì apparentemente indifferente al mio aneddoto ma non ti basta aver scelto di segnalarmi che non solo non ti diverte, ma ti annoia. Sento la ferita provocata dal tuo sguardo annoiato. Mi provoca dolore, l’evidenza della critica che mi hai inviato, ingiustificata e immotivata.

Poi succede. Sento l’accensione dal momento che la furia con una scintilla l’ha innescata. La rabbia inizia a salire dentro di me. Posso sentire il suo effetto mentre cerco di distorcere la mia faccia in un ringhio ma devo controllarla. Ci sono importanti membri della mia facciata, questo non mi permetterebbe di esplodere come vorrei. Io sento di doverlo fare e farti sapere cosa mi hai fatto. Voglio prendere questo bicchiere di cristallo e scagliarlo dalla mia estremità del tavolo fino alla tua in modo che ti colpisca sulla fronte e ti colpisca dal tuo posto. Voglio spaccare un piatto sopra la tua testa, ma devo controllare queste manifestazioni della rabbia che sta salendo dentro di me. So che posso. L’ho fatto molte volte prima. Per fortuna nessun altro ha visto il tuo comportamento infido e io riesco a spostare il mio sguardo incupito da te alla signora alla mia sinistra e lei continua a sorridere. Sì, sorridi per me Helen, sorridi, sì, bene.

“È stato divertente, adoro le tue storie”, osserva mentre taglia la carne sul suo piatto.

Sento il potere ritornare da questo carburante che lei mi ha fornito. Grazie Helen, grazie, sapevo di potermi fidare di te. Sì, e anche tu Tom, bravo, dolce Tom che non manchi mai di ridere di tutto ciò che dico e lo stai ancora facendo. Posso sentire la rabbia che viene respinta da questo carburante aggiuntivo che continua ad alimentarmi. Sbatto le palpebre due volte, intrappolato tra la furia che regredisce e il potere che deriva dal carburante. Provo sollievo quando il potere comincia a cospargermi di nuovo mentre evito di guardarti e continuo a bere il carburante dei miei amici, i miei amici buoni, gentili e leali. Loro sanno cosa fare. Non mi tradirebbero, non come te. Sto cominciando a chiedermi perché ora mi preoccupo anche di te. E in ogni caso non fa lo stesso se tu contribuisci molto dopo cena. Avevo pensato che ti saresti resa conto che è il tuo ruolo sostenermi e lasciarmi brillare, ma sembra che tu non voglia farlo vero? Non so perché. Come se non fossi stato gentile con te, forse troppo gentile, forse hai bisogno di ricordare perché esisti? Sì, è richiesto un sollecito promemoria. Ti farei fuori in questo momento con un commento tagliente, ma questo potrebbe danneggiare la facciata. Dopo tutto, nessuno ha visto quello che hai fatto e io non sono così stupido da fare qualcosa che danneggia la buona impressione che tutti hanno di me. No, la mia lingua acida, sebbene pruda dalla voglia di scagliarsi contro di te, perché la furia è ancora lì, anche se sta diminuendo, resterà ancora nella mia bocca a questa tavola. Continuo a bere carburante, sentendomi potente, incoraggiato e gonfio. Posso dire che Helen è interessata a me e perché no? Forse è in vista una promozione per lei, spostandola da amica di cerchia ristretta a partner intimo e installazione come fonte primaria. Lei avrebbe colto l’opportunità. Non ho dubbi al riguardo.

Sono costretto a considerare un cambio di personale da una parte quando vedo che lasci il tavolo e ti dirigi verso la cucina. Ecco la mia occasione.

“Scusatemi signore e signori,” sorrido ancora mentre sto in piedi. Tutti gli occhi si muovono ancora, l’attesa trepidante in loro.

“Ho dell’altro vino per te.”

C’è allegria e il carburante scorre ulteriormente in me per questa reazione felice alla mia generosità. Le fiamme ora stanno salendo mentre abbandono il tavolo e le chiacchiere degli ospiti dietro di me ed entro nella cucina dove ti accingi a prendere la torta a strati che hai fatto per il dessert. Ti volti non appena percepisci la mia presenza e sgrani gli occhi dal momento che hai immaginato ciò che sta per succedere. Bene, riconosci la mia grandezza e ciò non crea sfida, ma piuttosto incertezza e paura. Posso vedere la tua preoccupazione impressa sul tuo viso.

“Fallo di nuovo e te ne pentirai,” dico lentamente, i miei occhi fissi sui tuoi, il mio sguardo impenetrabile e oscuro. Ti ritiri mentre incombo su di te. Sento le fiamme che si alzano mentre il carburante negativo pompa da te, la tua paura e apprensione, proprio quello che volevo.

“Fare cosa?” Rispondi.

“Non mentirmi, cazzo” sibilo e questo ti fa saltare. Le fiamme lambiscono un po’ più in alto.

“Non so cosa intendi”, protesti. Sei ferma sul posto ma ti stai allontanando da me, il tuo linguaggio del corpo mi sta alimentando mentre mostra il tuo evidente disagio.

“Sì che lo fai, come ti permetti di distogliere gli occhi?” Incalzo.

“Non l’ho fatto.”

“Stai dicendo che lo sto inventando?”

“No, no, è solo che io, ehm” inizi a piangere, intrappolata tra il desiderio di aggrapparti alla verità, da cercatrice di verità che sei e la paura di farmi infuriare ulteriormente.

“È solo cosa? Sputa fuori”, ordino.

“Io ehm…,”

Voglio sorridere mentre mi diletto nella tua apprensione e nella semplice esibizione del mio potere su di te. In un attimo ho attirato da te il mio carburante negativo e ti ho stordito in un confuso silenzio. È proprio potere.

“Ebbene?” Sollecito. Mi sto divertendo. Questo è tutto buon carburante.

“Niente. Mi dispiace, devo essere stata distratta da qualcos’altro, ho molte cose in testa con il lavoro, sai, le metterò da parte e mi godrò la serata, mi dispiace.”

Le tue scuse rafforzano le fiamme. Sostengo lo sguardo un po’ più a lungo mentre i tuoi occhi scorrono dall’occhio sinistro al mio occhio destro come se ti aspettassi di trovare in essi approvazione o perdono.

“È meglio che tu lo faccia,” dico sottovoce mentre continuo a guardarti, “altrimenti sai cosa accadrà?”

Allungo l’indice della mia mano sinistra e lentamente e deliberatamente lo spingo nel pan di spagna, affondando il dito nella morbida torta. I tuoi occhi fissano il gesto mentre la tua bocca si stringe per la paura. Rimuovo il dito lasciando una profonda ed evidente impronta nella parte superiore della torta mentre mi lecco il dito. Continuo a fissarti e ad aspettare.

Tu annuisci.

Ecco l’obbedienza che ho cercato.

Il carburante scorre e ora che mi sono assicurato che hai capito chi è il padrone e chi è il servo posso voltarmi e tornare dai miei ammiratori che attendono.

Nessuna voce alzata. Nessun piatto rotto. Nessuna porta che sbatte.

Mantenimento della facciata e carburante ottenuto.

Questo è ciò che succede qua sotto.

H.G. TUDOR

What Goes On Below?

📰 PERCHÉ NON DIRÀ COSA NON VA?

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Qualcosa non va.

Il fatto che qualcosa non vada ha molte manifestazioni nella dinamica narcisistica. Potresti sperimentare un’improvvisa eruzione di ira, la messa in atto di un trattamento del silenzio mentre ci segui per casa cercando di carpire da noi quale diavolo è il problema. Potrebbe essere che ci supplichi di spiegare mentre tutto ciò che noi facciamo è fissarti con uno sguardo malevolo senza dire nulla. Può degenerare in te che vieni accusata di varie trasgressioni che non hanno senso e certamente non possono essere la cosa che davvero non va poiché le accuse sono completamente infondate. Sei fedele ma accusato di avere ripetute tresche. Non ha senso. Ti è stato detto che non ascolti mai, ma è tutto ciò che hai sempre mostrato di fare. L’argomento delle accuse al vetriolo chiaramente non è ciò che veramente non va.

Potremmo sparire, sottoporti a una sconcertante insalata di parole, trascinarti in una conversazione circolare, triangolarti con l’altra persona angelica, ma ancora non saprai nulla di ciò che effettivamente non va.

Ci esorti ripetutamente a spiegare, elaborare, dettagliare che cos’è a provocare questo comportamento, solo perché parliamo e ti aiutiamo a capire. Sicuramente è una richiesta ragionevole e sensata? Che si tratti di trattamenti del silenzio, triangolazioni, accusarti abusivamente in maniera verbale, picchiarti e tante altre manifestazioni avranno tutti un tratto comune; non ti diremo cosa c’è che non va.

Perché è così preoccupante? Lasciando da parte la spiacevole sensazione di essere colpito, offeso e tutti gli altri effetti delle varie manipolazioni che vengono usate contro di te, il semplice fatto è che alla gente non piace non sapere le cose. Essere all’oscuro è fonte di perplessità e causa ansia. Non sapere qualcosa destabilizza le persone, le rende incerte e disorientate. Proprio come non sapere se ti sei assicurato una promozione, se hai preso il diploma dai risultati degli esami, dov’è il tuo bambino più piccolo quando sei in un supermercato o quale sarà l’esito di una decisione che cambierà la tua vita, la sensazione di non sapere è una cosa che causa ansia a molte persone.

Ciò diventa particolarmente problematico per gli individui empatici. Quando non viene detto cosa c’è che non va da parte di un’altra persona importante, un membro della famiglia o un amico, è anche peggio per un individuo empatico perché questo offende molti tratti empatici.

1. Vuoi essere d’aiuto. Quando vedi che qualcuno è turbato da qualcosa, è una reazione istintiva da parte tua volerlo aiutare e non puoi fare a meno di provare ad aiutarlo. Se non ti viene detto di cosa si tratta, non puoi aiutarlo e aumenta la tua frustrazione.
2. La tua propensione all’autoanalisi. Se non ti viene spiegato qual è il problema, passerai una notevole quantità di tempo a cercare di risolverlo mentre riguardi le conversazioni, analizzi gli eventi recenti, intanto cerchi l’influenza di una terza persona che ha causato il nostro comportamento e alla fine analizzerai se hai causato tu il problema e se sì come.
3. La tua capacità di autoincolparti. Senza essere fornito dei dettagli di ciò che sta causando il nostro comportamento, ti abbandoni al comportamento dei due punti sopra e alla fine tutte le strade portano a un punto di mea culpa mentre ti autopunisci e decidi che devi aver fatto qualcosa di sbagliato. Dopotutto, nessuno si arrabbia senza alcuna ragione?
4. Sei un cercatore di verità. Di conseguenza, è necessario conoscere la verità su ciò che ci sta rendendo furiosi o che ci fa mettere il broncio.
5. Sei un devoto d’amore. La persona che ami è turbata, arrabbiata o tormentata e questo ti fa soffrire. Soffri per il contagio emotivo che ne deriva e senti il nostro dolore come il tuo e a qualsiasi costo vuoi farlo cessare.
6. Ti aspetti l’onestà in tutti i rapporti e specialmente da quelli vicino a te. Ti aspetti che siamo onesti e ti diciamo cosa ci infastidisce.
7. Sei un risolutore di problemi e devi risolvere il problema che è così evidente nel suo aspetto.
8. Sei un buon ascoltatore. Tu vuoi ascoltare e se solo spiegassimo cosa ci sta sconvolgendo così tanto, ti siederesti prontamente ad ascoltare, ma per favore, per favore, che solo ti dica cosa c’è.

L’insieme di questi fattori implica che la nostra mancanza di dirti cosa non va offende così tanto di ciò che è importante per te, con il risultato che ti senti preoccupato, confuso, ferito, ansioso e persino arrabbiato. Questo porta naturalmente ad un punto; carburante.

Dal tuo punto di vista, sai che se parli di un problema ti senti meglio. Un problema condiviso e tutto il resto. Sai anche che hai le competenze e gli strumenti per far sì che tutto vada bene. Hai quella altruistica volontà di occuparti dei bisogni degli altri e di curare gli ammalati. Vuoi collaborare, risolvere il problema, in questo modo ci sentiremo meglio e, a tua volta, ti sentirai meglio anche tu. Non puoi rinunciare non sapendo di cosa si tratta. Devi sapere.

Questo desiderio quasi inevitabile di sapere cosa c’è che non va, ha come risultato che le persone cadono in trappola per il fatto di trovare una ragione per cui non ne stiamo parlando. Questo perché la vittima non sa con cosa ha a che fare. Lui o lei non capiscono che hanno a che fare con uno della nostra specie, bensì in questo modo verranno presi in una delle tante trappole fuorvianti. Questi sono proposti da ragioni popolari ed errate sul motivo per cui alcune persone non parleranno di un problema e nasceranno dall’ignoranza riguardo alla nostra specie. In tal caso sentirai commenti come

“È il tipo forte e silenzioso.”

“Ha problemi a fidarsi delle persone, ecco perché non dice niente.”

“Si sente stupido ad ammettere di avere un problema.”

“Vuole sistemare le cose da solo.”

“Lei non farà affidamento su altre persone. È l’orgoglio.”

“Ha sempre imparato a gestire le cose da solo.”

“Impassibile credo.”

“Lui non gestisce bene le emozioni.”

Sebbene ci possa essere un fondo di verità nell’applicare questi commenti alla situazione, essi non sono la ragione dirimente per aver omesso di comunicarti il problema. La ragione per cui una persona della nostra specie non ti dirà cosa non va va oltre questi commenti.

L’Inferiore

Se sei invischiato con un Narcisista Inferiore non ti dirà cosa non va perché non sa cosa c’è che non va. La sua capacità meno sviluppata di controllare il suo ambiente implica che la minima turbativa minaccia il suo controllo nel suo complesso. Non stai facendo quello che vuole ma non sa quello che vuole. Tutto ciò di cui si rende conto è che qualcosa non va, ma non riesce a identificare cosa. Non è in grado di articolare che cos’è e ciò si manifesta con una sua maggiore irritazione e fastidio. In effetti, l’irrequietezza che prova dalla sensazione di sentirsi come se stesse perdendo il controllo è ciò che sta dietro al suo bisogno di scagliarsi contro di te.

Il tuo desiderio di essere d’aiuto serve solo a infastidirlo ancora di più. Mentre continui a chiedere qual è il problema, in realtà stai rimarcando il difetto e ripetutamente ricordandogli il problema che non è in grado di identificare. Di conseguenza, la sua logica distorta concluderà facilmente che tu sei il problema. Tu sei il problema e i tuoi ripetuti richiami a questa mancanza costituiscono una critica. La furia viene quindi innescata ed esploderà con una furia accesa. Cerchi ancora di accertarti che cosa è sbagliato, ma tutto ciò che fai è versare carburante (in entrambi i sensi) sul fuoco che infuria nell’Inferiore.

Il Medio-Rango

Il Medio-Rango giunge alla stessa conclusione dell’Inferiore, ovvero sei tu il problema. Lo fa molto più velocemente come conseguenza della sua maggiore capacità cognitiva. Non riesce a capire bene cosa di ciò che stai facendo sta causando il suo senso di terrore, quella sensazione di instabilità e vulnerabilità, ma riconosce che è qualcosa che ha che fare con te. Devi essere tu. Non dirà comunque che sei tu perché l’attenzione generata da te che continui a fargli domande lo fa sentire meglio, perché ovviamente è carburante. Sente che sei tu il problema, quindi ha senso tenerti a fare ipotesi su quale potrebbe essere il suo problema. Dopotutto, dovresti essere in grado di capire cosa c’è che non va, senza che lui debba dirtelo, se ci ami veramente. Dovresti essere in grado di accertare il problema e risolverlo perché ci aspettiamo questo livello di telepatia e di critica.

Il Medio-Rango non può dirti cosa è sbagliato, perché proprio come l’Inferiore, non lo sa, ma sa da subito che è qualcosa che ha a che fare con te. Quindi lui vuole che tu trovi una soluzione e risolva il problema e lui non ti fornirà alcuno spunto, perché dovrebbe? Potrà parlare in termini vaghi per mantenere in funzione il gioco di indovinelli, così verrai condotto verso punti morti e vicoli ciechi e per tutto il tempo si otterrà carburante.

Il Superiore

Come ci si aspetterebbe, il Superiore sa perfettamente cosa è sbagliato. Lui sa che sei in colpa (perché ovviamente tutto deve essere colpa tua) e questo è perché stai fallendo nel tuo ruolo. Se funzionaissi come un apparecchio efficace, non si sentirebbe in questo modo. Ovviamente non stai funzionando e quindi devi essere punito fino a quando non inizierai a funzionare di nuovo. Nota con questo in realtà non intende identificare un problema e risolverlo, ma piuttosto che tu inizi a fornire carburante, ad adempiere alle richieste del Superiore e sottometterti al suo controllo.

Il Superiore non ti dirà mai qual è il problema. Fare ciò significherebbe fornire al nemico informazioni segrete e questo non può accadere. Dirti che non stai funzionando e che stai erodendo il suo senso del controllo equivarrebbe a cederti un ulteriore controllo. Il nostro senso di diffidenza ci impedirà di divulgare tali informazioni. Invece, nell’ambito di riconquistare il controllo, il Superiore sa che farti grondare di carburante mentre lo preghi di parlare con te fa tutto parte del gioco che deve essere giocato. È superiore e non è il suo compito darti un’idea della sua mente oscura. Sei lì perché ti vengano fatte pressioni e lui si diletterà nel fare lo stesso tenendoti all’oscuro, sconvolto mentre implori che lui ti parli. Può intraprendere lunghi, ma alla fine insignificanti monologhi, dando spettacolo e pontificando, ma tutto questo viene fatto per legarti in modo più o meno lungo.

Cosa devi fare?

Riconosci che sta accadendo questo e ora capisci il perché.

Chiedi una volta cosa non va. Non aspettarti di ricevere una risposta o se te l’aspetti, non aspettarti che sia significativa o utile. Hai comunque assolto il tuo obbligo chiedendoci qual è il problema.

Capire che chiederci ripetutamente qual è il problema ci sta solo fornendo carburante e ci permette di riprendere il controllo. Se continui a chiedere, noi continueremo semplicemente con il gioco di non dirti nulla. Una volta che vediamo il flusso del carburante, vogliamo che continui a fluire.

Invece, chiedi e se non ricevi alcuna risposta o una risposta priva di significato, afferma solo

“Ok, sono sicuro che me lo dirai quando sarai pronto.”

Poi vai via

Non stai dando carburante, quindi non abbiamo fiutato “sangue” e perciò non c’è frenesia da cibo. Il tuo commento non è una critica, tuttavia, perché hai permesso che il potere venisse attribuito a noi lasciando a noi la decisione. Puoi quindi andare avanti con quello che vuoi fare. Sì, verrai accusato di non avere interesse, ma non reagire. Sì, è probabile che ti trovi ad affrontare ulteriori pressioni per attingere carburante da te, ma allontanati da noi o se non puoi mettiti a fare altre cose e se senti il bisogno di dire qualcosa, fallo in modo neutrale.

“Te l’ho chiesto e capisco che me lo dirai quando deciderai che lo vuoi. Va bene.”

Chiedendo una volta, lasciando la decisione a noi, ribadendo quella posizione (se necessario) non incoraggiando la frenesia da carburante e non ferendoci, la particolare manipolazione che stiamo intraprendendo di non dirti cosa c’è che non va svanirà. Ti sarai quindi risparmiato preoccupazione, energia e ansia.

H.G. TUDOR

Why Won’t He Say What Is Wrong?

📑 PERCHÉ IL NARCISISTA DEVE SEMPRE INCASINARTI LA MENTE?

191202E Why Must The Narcissist Always Mess With Your Mind.jpgI silenzi improvvisi. I periodi di assenza di comunicazione quando prima le onde radio scoppiettavano per lo scambio di messaggi di testo inviati e ricevuti. Le ripetute chiamate durante il giorno per parlare di qualcosa e per parlare di nulla, ora svanite e vuote. L’assenza di un saluto mattutino. L’assenza di qualsiasi saluto. Solo assenza. Silenzi freddi e incessanti che si protraggono per ore, per giorni, per settimane. Ciò che c’era una volta è stato bandito. Per cosa tutto questo? Forse vuole solo un po’ di tempo da solo?

L’incapacità di dire mai mi dispiace. La frustrante mancanza di formulare mai delle scuse, è come se quelle parole non possano essere formate, oppure si manifestano ma qualcosa le fa bloccare così non vedono mai la luce del giorno? La negazione della colpa, la deflessione della colpa, il rifiuto deciso e diretto di ogni responsabilità. Tutto quello che vuoi è sentirla dire una volta, dire scusa, sentire quell’ammissione e intuire che dopotutto esiste un’umanità. Per cosa tutto questo? Forse crede che penserò meno a lei se si scusa con me?

Il carosello infinito della colpa e dell’accusa. La giostrina di quella discussione vertiginosa che non giunge mai a compimento. La schiera di “Non l’ho mai detto”, “Tu fai lo stesso”, “Non puoi continuare ad accusarmi” e molto altro ti lascia disorientato e ti fa venire la nausea. Solo una volta, solo una volta, non si può risolvere qualcosa senza questo fare il giro delle sette chiese? Deve essere sempre così? Perché mai niente viene mai messo a tacere? Perché tutto viene sepolto vivo? Per cosa tutto questo? Forse non mi capisce, forse ho bisogno di essere più chiaro su cosa intendo?

Gli impegni disdetti. Il dare buca. Le promesse di incontrarsi e poi non comparire lasciandoti turbato, infastidito e infelice. Aveva promesso. Aveva promesso che non sarebbe successo di nuovo. Il frequente chiamare e tutto ciò che ricevi è la notifica che il cellulare che stai chiamando al momento non è disponibile. Dov’è? Ha dimenticato? Non può averlo fatto, hai parlato con lui solo quattro ore fa per ricordargli l’appuntamento, soprattutto dopo quello che è successo l’ultima volta. Ti manca e non vedevi l’ora di passare la notte insieme dopo un periodo in cui non avete potuto farlo. Sicuramente avrebbe dovuto ricordarlo? I messaggi di caccia “Dove sei?”, “Sei vicino?”, “Ho aspettato venti minuti, dove sei?”, “Cosa sta succedendo, sono preoccupata”. Per cosa tutto questo? Forse ha dovuto lavorare fino a tardi, o è bloccato in metropolitana o è a corto di batteria sul telefono?

Le ripetute variazioni agli appuntamenti. Le lacrime, le urla, le delusioni, il fornire false spiegazioni per cercare di alleviare il turbamento. Sì, ha detto che ti avrebbe portato fuori oggi, deve essere preso da qualcos’altro, perché non fare qualcosa altrimenti? Come può deludere i bambini in questo modo? Il saltar fuori senza accordo e chiedere di vedere i bambini. Costringendoti a calmarlo in un angolo in modo che i bambini non abbiano paura. Lasci perdere sempre di più. Sempre facendo compromessi. Sempre cercando di spiegare il sempre più inspiegabile. Le discussioni sugli appuntamenti, le bugie su ciò che era stato organizzato, la confusione sui dettagli. Per cosa tutto questo? Sta impazzendo? Forse tu stai impazzendo?

Gli insulti e le insinuazioni, le parole cattive, i rigidi atteggiamenti e i commenti selvaggi. Le invettive del malevolo messaggio inviato alle 3 del mattino, il feroce attacco verbale al telefono, la sgridata di persona proprio prima di una serata fuori. Le taglienti osservazioni personali, le parolacce, offendere ed etichettare. Così doloroso, così avvilente, così sconvolgente. Per cosa tutto questo? Forse semplicemente non ti ama più?

Il cambiare continuamente idea. La bistecca la scorsa settimana doveva essere ben cotta e ora deve essere al sangue. Come ci si aspettava che tu sapessi, ma lo sapevi? L’eruzione e il capriccio che sono seguiti hanno dimostrato che tu eri quello da biasimare. Il rosso è buono, ora è cattivo. Niente soda con la vodka, ma ora sta sbattendo le porte e urlando perché non c’è la soda. Siedi lì, no lì, stai zitto, di’ qualcosa, lasciami in pace, non mi parli mai molto in questi giorni, fai così, no non fare così, chi ti ha insegnato a farlo è geniale, chi ti ha insegnato a farlo che sei un principiante, avanti e indietro, tira e molla, giusto poi sbagliato. Per cosa tutto questo? Forse non riesce a ricordare o semplicemente vuole continuare a cambiare per il gusto di farlo? Forse la pressione del lavoro l’ha davvero colpito in questi giorni?

Il discutere per nulla. Il discutere di nulla. Il discutere quando tutto va bene. Perché è arrabbiata tutto il tempo? Niente va mai bene, ma piuttosto che discuterne in modo civile ed essere ragionevoli l’uno con l’altro, ci deve sempre essere uno scontro. Sarebbe in grado di iniziare una discussione in una stanza vuota. Sembra prosperare nell’attirare l’attenzione. Tutti questi giorni, tutte queste occasioni, tutti questi eventi, tutti rovinati dall’epico capriccio che lei lancia. Per cosa tutto questo? Forse ha problemi con la gestione della rabbia?

Il bouquet di fiori all’improvviso. Il profumo costoso. L’improvviso viaggio verso un posto esotico ed eccitante. La delicata poesia scritta con cura su una targa di rame e posta sotto il cuscino. Le improvvise proclamazioni d’amore. La storia d’amore da capogiro. I grandi gesti. Per cosa tutto questo? Deve davvero, davvero amarmi.

Le accuse, le sfide, il dito puntato e il sogghigno. Il chiederti la verità quando stai dicendo la verità. L’inquisizione e gli interrogatori su tutto e niente. Il modo in cui hai risposto al telefono, il modo in cui indossi il vestito, gli amici da cui hai detto che andavi a far visita, l’ora in cui sei tornato a casa. Sempre le domande, le accuse di mentire, tradire e imbrogliare. Questo succede ogni volta che vuoi fare qualcosa e lui non sembra mai rendersi conto di fare lui tutte queste cose. Per cosa tutto questo? Forse è solo possessivo perché si preoccupa così tanto?

Le bugie. Le storie. Le invenzioni Ogni giorno una nuova vanteria così assurda che deve sicuramente sapere che sta raccontando una balla. Le palesi omissioni della verità. Le ripetute proteste secondo cui questa è la verità anche quando sai che sta mentendo di nuovo. Le bugie quando la verità le sarebbe stata più utile. L’incapacità di sapere che sta mentendo. Il fatto che lei sembra davvero credere che le sue bugie sono la sua verità. Per cosa tutto questo? Forse lei è solo una bugiarda nata e una visionaria?

Le sparizioni ogni volta che hai bisogno di aiuto. Le scuse che ha qualcos’altro di più importante quando tu hai bisogno di supporto. L’improvvisa freddezza quando chiami e spieghi che sei stato di nuovo vittima di bullismo al lavoro. Lo sguardo distante e l’alzare gli occhi al cielo mentre cerchi di spiegare perché stai piangendo. L’improvvisa mancanza di disponibilità quando hai bisogno di una mano. Il fatto che devi difenderti anche se sei troppo debole per stare in piedi e ti gira la testa. Il sottrarsi alla responsabilità, il rifiuto di assistenza e prendere le distanze quando sei ferita. Per cosa tutto questo? Forse semplicemente non sopporta la vista del sangue o non sa cosa fare quando qualcuno è malato?

Il flirtare, lo stare fuori fino a tardi, l’ubriachezza, le droghe, il gioco d’azzardo, l’odore del profumo sui suoi vestiti, gli scontrini dei bar di lap-dance, le ore e ore e ore trascorse a guardare il porno online, l’ossessione per i videogiochi, gli improvvisi e misteriosi viaggi lontano. Per cosa tutto questo? Forse ha una personalità dipendente?

Le lacrime, le suppliche, l’accattonaggio, la richiesta di un’altra possibilità, le assicurazioni che non accadrà mai più, le promesse di farsi aiutare , il panico nei suoi occhi e il lamento dalla sua bocca. Il bisogno, le ripetute richieste di fare le cose giuste, le lunghe spiegazioni complicate, il ripetere che dovremmo stare insieme e quanto stiamo bene reciprocamente, le promesse, il futuro, oh le promesse di ciò che il futuro può riservare ad entrambi. Per cosa tutto questo? Forse lui sta male e non dovresti lasciare qualcuno con un tale bisogno?

Forse ha difficoltà ad esprimersi?

Forse non ha mai avuto nessuno in grado di tenergli testa?

Forse ha problemi ad aver fiducia nelle persone?

Forse è solo disorganizzato?

Forse ha difficoltà ad essere un genitore single?

Forse non può evitare di sentirsi così?

Forse è indeciso?

Forse si sente poco apprezzato?

Forse ti ama davvero?

Forse questo è il suo modo di amarti?

Forse lei è solo diversa?

Forse non ti ama più?

Forse non può fare a meno di essere geloso perché ti ama davvero?

Forse lei dice bugie per sentirsi meglio?

Forse si scontra con le responsabilità?

Forse è stanca?

Forse è spaesato?

Forse è oberato di lavoro?

Forse è stressato?

Forse non sai con cosa sei invischiato?

Forse gli crei troppe scuse?

Per cosa tutto questo?

Carburante.

H.G. TUDOR

Why Must The Narcissist Always Mess With Your Mind?

📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: OGGETTIFICAZIONE

191127 🌼 The Narcissist Manipulates – Objectification.jpgC’era una volta una mia fidanzata chiamata Lesley. Il mio metodo preferito di ottenere carburante da lei e allo stesso tempo manipolarla era chiamarla “Cosa”.
Era estremamente sminuente ed in linea con il mio modo di vedere le cose secondo cui le persone sono solo oggetti ed apparecchi che fanno cose per me. Tu puoi essere un dispositivo che fornisce ammirazione, puoi essere un’apparecchiatura premurosa e corrermi attorno.
In alternativa puoi essere un oggetto utile che mi procura ciò che voglio. Una persona è un elettrodomestico, un oggetto. Ero capace di rafforzare questa idea specialmente con Lesley.
Non lo facevo per tutto il tempo. Questo ne avrebbe diluito l’effetto. D’altra parte ero coerente nell’applicazione. In qualche modo era una mezza via rispetto al Trattamento del Silenzio dato che non la riconoscevo totalmente, la sminuivo ma senza ignorarla del tutto. Il fatto è che le parlavo facendola sentire come se dovesse rispondere e nello stesso tempo ottenevo quello che stavo cercando; una reazione.

Iniziavo come prima cosa al mattino. Come sempre, mi svegliavo per primo dato che avevo trascorso una notte di sonno riposante, il sonno del giusto. Lei probabilmente era rimasta sveglia per qualche ora dopo che mi ero girato di spalle quando voleva fare l’amore. Lei sapeva bene come infastidirmi. Mentre stavo disteso appoggiato su un gomito guardando la sua faccia lentigginosa, lei sbatteva le palpebre per svegliarsi. I suoi occhi azzurri incontravano i miei e potevo leggervi la speranza per il fatto che la stavo guardando.

“Ah, Cosa è sveglia” sorridevo mantenendo il mio sguardo fisso. La speranza si infrangeva immediatamente e anche se cercava di nasconderlo, potevo vedere che il mio colpo era andato a segno.

“Oh non fare così, per piacere, è orribile” diceva gentilmente

“Cosa sembra avere qualcosa da dire. ce l’ha sempre” sottolineavo. Lei scuoteva la testa.

“Per favore smetti di fare questa cosa, sai che questa cosa non mi piace”

“Cosa, vuole che la smetta. Cosa, vuole sempre averla vinta.”

“No, non voglio”

“Cosa ora si sta arrabbiando. Cosa perde sempre la pazienza”

“Smetti con questa cosa”. Lei si alzava dal letto e andava a farsi la doccia, io le gironzolavo attorno facendole la radiocronaca.

“Cosa sta lavando Cosa usando il doccia schiuma che ho comprato per Cosa. A Cosa piace avere un buon profumo.”

“Cosa sta lavando i capelli di Cosa ora. Cosa cerca di lavare via la colpa. Cosa odora di questa Cosa.”

Lesley provava ad ignorare i commenti ma sapevo dai suoi sospiri e dal fatto che le spalle le si erano incurvate, che stava avendo effetto su di lei. Dopo averla sottoposta a circa 15 minuti di commenti su quel che stava facendo, cambiavo tattica e iniziavo ad usare questa tecnica in un modo più affascinante.

“Cosa dovrebbe indossare una gonna stretta e una camicetta oggi. Cosa non vuole sembrare troppo sciatta anche se Cosa è, un Venerdì.”

Lesley si metteva l’abbigliamento suggerito. Sapevo perché lo faceva. Lei sentiva che dando questi suggerimenti, anche se la chiamavo “Cosa”, mostravo di provare interesse per lei e se la beveva alla grande. Lei aveva completamente mancato il fatto che era ciò che volevo che lei facesse e non aveva niente a che fare con il fatto di essere interessato a lei.

“Cosa dovrebbe davvero cucinare la colazione dato che non dovremmo essere affamati”

“Cosa dovrebbe assicurarsi che la spesa sia fatta prima che torniamo a casa stasera”

“Cosa dovrebbe ricordare che dobbiamo uscire stasera e Cosa non è invitata”

Lei partiva per il lavoro irritata ma senza voler peggiorare la situazione. La mia tecnica continuava lungo la giornata, le telefonavo

“Cosa, è occupata?”

“Sì lo sono, quindi ora stai parlando con me, giusto?”

“Cosa vuole sapere se sto parlando con Cosa. Ora non lo stiamo facendo” e le mettevo giù il telefono.

Alla sera mi supplicava di smettere di chiamarla Cosa con gli occhi che le si riempivano di lacrime. Lesley aveva avuto abbastanza trattamento di oggettificazione che fosse sostenibile e diviso lungo tutto il giorno. Mentre prendevo il portafoglio per prepararmi ad uscire con i miei amici, senza di lei, mi giravo e le dicevo

“Ora esco. Io e te ci rivediamo dopo”

Il sorriso che scoppiava sul suo viso era immenso appena abbandonavo la telecronaca del Cosa.

“Okay, divertiti” mi rispondeva gentilmente

“Lo farò. Ciao Karen”

Non mi voltavo mai a guardare oltre la mia spalla ma sapevo come l’uso del nome sbagliato l’avesse ferita.

H.G. TUDOR

The Narcissist Manipulates : Objectification

👥 UNA COSA PORTA ALL’ALTRA

191104B One Thing Leads To Another.jpg

Così la tua rottura è stata dura e ti ha lasciato ferita, le lesioni fisiche ma soprattutto emotive e ti tieni rinchiusa ormai da mesi. Cercando l’isolamento come mezzo per affrontare il turbamento che hai vissuto e giurando di non uscire mai più. La tua determinazione è aumentata, con quotidiane liberazioni riguardo a ciò che ha fatto che si accumulano mentre ascolti un cumulo di azioni aberranti. Hai deciso di concentrarti su ciò che contava per te e quindi le relazioni sono state relegate nella parte posteriore della tua mente. Sentendoti più forte, le ferite che guariscono ma non ti hanno guarito, affronti ripetuti inviti dai tuoi amici benintenzionati, amici che ti hanno sostenuto in questo periodo sgradevole della tua vita, ad uscire dalla clandestinità e permettere a te stessa di brillare ancora una volta. Accetti e dopo una lunga preparazione esci fuori, come una creatura in letargo e ti unisci ai tuoi amici in quel bar che è stato ristrutturato ed è un’esca per tutte le belle creature.

Vedo che stavi lì al bar. Sei in piedi leggermente appartata dai tuoi amici come se cercassi di preservare il tuo spazio personale. Vedo che la conversazione è diretta verso di te e mi rendo conto che i tuoi amici ti stanno dando quello che io considererei un livello eccessivo di attenzione come se stessero ripetutamente controllando che tu stia bene. Occasionalmente le mani ti toccano il braccio in segno di rassicurazione e le teste si inclinano mentre i visi dolci emanano espressioni gentili. So che sei accudita. So che sei protetta e questo significa che sei stato ferita. Sento l’odore del sangue che è stato versato nel tuo passato e aspetto che vengano impugnati i telefoni per scattare varie fotografie in posa. È tempo di avvicinarsi.

Mi dirigo verso il bar e mi giro leggermente per osservare te e i tuoi amici mentre le foto continuano. Una cattura il mio sguardo e sorrido. Lei risponde sorridendo a sua volta e dà di gomito alla sua amica.

“Gradireste che ne faccia una a tutti voi?” Chiedo mentre mi sposto accanto a te. Seguono cenni di apprezzamento e mi viene consegnato un telefono dopo l’altro, mentre relego la tua foto di gruppo in una memoria digitale. Mi impegno in una conversazione educata ma giocosa con tutti voi, ma resto concentrato sulle tue reazioni. Sei esitante, ma ridi delle mie parole, apparentemente desiderando accoglierle, ma non sono sicuro se dovresti farlo. Tiro fuori il telefono e faccio una foto a tutti voi e poi altero la messa a fuoco in modo che la lente si posi su di te e solo su di te mentre scatto una raffica di foto prima di augurarvi una piacevole serata e di ritirarmi dai miei luogotenenti che mi aspettano. Non passa molto tempo prima che una ricerca della tua immagine mi abbia dato il tuo nome, e sono in grado di accertare alcuni dei tuoi interessi dal tuo profilo di Facebook incluso il fatto che sei una ballerina appassionata e hai vinto diverse gare di ballo. Faccio qualche ricerca sulle gare di danza per giovani uomini e mi preparo l’amo dicendo che sono stato un ballerino da giovane, anche se un infortunio calcistico mise fine ai miei crescenti progressi. Assorbo alcuni elementi chiave della terminologia e poi mi muovo verso di te. Do un colpetto al primo domino e questo inizia a cadere sul secondo.

Parliamo. Beviamo. Balliamo. Imparo più cose su di te. Mi piace giudicare dalle risposte dei tuoi amici. Mi assicuro il tuo numero e ti do il mio. Ti mando un messaggio cortese il giorno successivo. Un appuntamento a cena è assicurato. L’appuntamento va bene. Apprendo più cose su di te, e compilo il mio dossier su di te dal momento che un appuntamento di approfondimento è stato prontamente accettato. Ti sorprendo con biglietti per un balletto. Tu sei deliziata. I dominos continuano a cadere. La tua resistenza svanisce. Il terzo appuntamento è scontato e poi gli appuntamenti diventano più frequenti. Sono a casa tua. Sono nel tuo letto. Sono dentro di te. Tre settimane diventano tre mesi. I domino continuano a cadere mentre so tutto del tuo passato. So anche tutto del tuo presente grazie al mio spiare. Ti inghiotto nel mio mondo con i miei luogotenenti che ti accerchiano. Prendo il fumo e lo getto sugli occhi dei tuoi sostenitori, e intanto ne recluto due nel mio ovile. Ti elevo. Ti attiro. Ti adulo e ti incanto.

Il tuo tempo è con me. Il tuo telefono pieno del mio amore. I tuoi weekend sono riempiti da me. Io rimango da te e tu da me. Compare lo spazzolino da denti e poi la borsa da notte che rimane sul posto. Mi lavi i vestiti e poi sono più le volte che sto lì di quelle in cui non ci sono. Tolgo quelli che non servono dai tuoi contatti ma sembra che tu non lo noti. I tuoi occhi mi mostrano quanto sei incantata e intanto quei dominos continuano a cadere. Le vacanze vengono prenotate mentre comincio a invadere il tuo futuro. Ti controllo il telefono e invio messaggi. Leggo la tua posta ma non ti dispiace dal momento che lo faccio quando sei impegnata per aiutarti. Naturalmente. Le fettine di salame mentre impongo il mio mondo su di te e tu prontamente ti sottometti. Conosco tutti i tuoi amici, so tutto del tuo lavoro, dei tuoi hobby e della tua famiglia. Sono considerato il ricostituente ideale dopo “lui” di cui ridiamo e che io conosco, è uno dei miei fratelli, ma non te lo dico mai. Le tue giornate sono già programmate da me e tu mi dici spesso quanto sei fortunata. Io non sono d’accordo. Mi trasferisco ma mantengo la mia casa perché “il mercato non è adatto per vendere proprio ora”. Quella tana non andrà da nessuna parte. Il circolo sociale è stabilito. Tu sei euforica. Ti viene offerto il mondo e, come i dominos clack clack clack, tu accetti tutto. Compare l’anello e tu dici sì. Viene stabilita una data e vengono fatti i progetti mentre io ti dono il futuro. I tentacoli sono tutti intorno a te, le linee del carburante sono al loro posto ma, naturalmente, non te ne accorgi. Io sono con te, in te e attorno a te. Ti siedi a colazione ammirando l’anello luccicante al dito mentre osservi.

“Sai che sono passati sei mesi da quando ci siamo incontrati in quel bar? Chi l’avrebbe mai pensato?

Ti mando quel sorriso speciale e tu non riesci a notare i miei occhi che si scuriscono per un istante, perché devi ancora scoprire che una cosa tira l’altra.

H.G. TUDOR

One Thing Leads To Another

👤 COSA SIGNIFICA IL TUO SORRISO PER IL NARCISISTA

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Adoro quel tuo sorriso speciale. So che la prima volta che ti ho visto metterlo in mostra lo volevo per me. Io volevo essere il destinatario di quel sorriso e lo volevo così tanto, oh così disperatamente che sono andato a prenderti con feroce determinazione. L’ho guardato mentre si formava lentamente, le tue labbra deliziose si curvavano verso l’alto e poi si aprivano per permettere di vedere i tuoi denti. Molti animali scoprono i loro denti come un avvertimento per gli altri di rimanere indietro, ma non tu. Quando hai rivelato i tuoi denti e il tuo sorriso si è allargato in una risata ho osservato pietrificato. Potevo vedere l’effetto che aveva su quelli vicino a te. Potevo vedere come si sentivano più felici nel vedere il tuo sorriso. L’ho notato nei loro volti, nelle loro reazioni e se fossi stato abbastanza vicino non dubito che avrei potuto ascoltare il loro piacere e la loro gioia mentre permettevi loro di crogiolarsi nel calore del tuo sorriso. Era globale. Lo hai mostrato a tutti seduti intorno a quel tavolo e a nessuno è sfuggito. Non sei scoppiato in una risata. Sarebbe stato quasi volgare e avrebbe rovinato l’effetto scintillante del modo in cui hai trasmesso tale emozione agli altri vicino a te. Ho continuato ad osservare dall’altra parte del bar dalla mia posizione, mentre le parole di tutti gli altri presenti quella notte, non posso ricordare ora, non erano altro che rumore bianco. Mi sono permesso solo di sentire le espressioni di irritazione di lei per come mi ero distratto da te.

Ho fatto le mie scuse, fingendo un malessere e ho spedito chiunque fosse con me, non posso ricordare ora, in un taxi con una promessa già infranta di chiamare chiunque fosse, non posso ricordare ora, e una volta che quella persona che non riesco a ricordare è scomparsa, sono tornato al ristorante. Ho preso posto vicino al tuo tavolo, mi sono seduto al bar e mi sono permesso di origliare la conversazione in cui eri impegnata, mentre mi concedevo un esame più attento del tuo sorriso. Appariva frequentemente e non diminuiva mai nel suo splendore. Era coinvolgente, accattivante e io dovevo averlo. Con la consueta disinvoltura, mi sono permesso di unirmi al tuo tavolo una volta concluso il pranzo con il pretesto di fare un’osservazione su qualcosa che avevi detto. Avevo già stabilito dal linguaggio del corpo attorno al tavolo che nessuno degli uomini presenti ti stava accompagnando e il comportamento delle altre donne indicava che non erano altro che amici. Nessun anello era posto al dito nuziale e tu hai risposto alla mia educata intrusione con un breve lampo di quel sorriso. Sapevo che il ponte levatoio era abbassato e la saracinesca era alzata.

Di conseguenza, ho fatto mio il tuo sorriso e come mi sono divertito con quelle labbra perfette mentre si muovevano in quel glorioso sorriso. Avevo conosciuto labbra più carnose, ma le tue non si potevano certo definire sottili. La tua guancia sinistra si è increspata quando hai sorriso generosamente e da allora in poi ho capito che il tuo sorriso era sincero solo per me. Sì, hai sorriso per gli altri ed ero orgoglioso che tu lo facessi, permettendo loro di provarlo ma solo una minima parte di ciò che era riservato a me. Ero l’unico destinatario di tutta la grandezza di quel sorriso e del suo incredibile effetto. Mi hai trasmesso così tanto con il tuo sorriso. Le volte in cui mi hai sorriso in segno di ammirazione mentre parlavo per ore durante le cene, il tuo sorriso di apprezzamento quando facevo qualcosa per te, il sorriso sensuale quando sapevi che il nostro incontro sessuale si stava avvicinando, il sorriso stupito quando ti stordivo con un ulteriore esempio della mia genialità, il tuo sorriso soddisfatto quando mi guardavi attraverso il soggiorno da dove stavi leggendo un libro, sicura e contenta nel nostro mondo in cui il tuo sorriso era mio e di nessun altro. Mi piaceva vedere il tuo sorriso assonnato quando ti giravo verso di te al mattino e ti baciavo dolcemente sul naso. Mi sono dilettato quando mi hai contattato usando la videochiamata sul tuo telefono e hai deliberatamente mostrato solo la tua bocca sorridente. Innumerevoli volte ti registravo mentre lo facevi e riguardavo il filmato quando mi sedevo da solo e godevo della sensazione che mi pervadeva mentre guardavo.

Ciò che ha reso il tuo sorriso così speciale è stato il fatto che tu l’abbia offerto volontariamente a me. Mi hai detto che nessuno ti ha fatto sorridere tanto quanto me. Non l’ho messo in discussione perché sapevo che era una cosa di cui ero pienamente capace. Il tuo dolce sorriso illuminante mi apparteneva, era attivato per me ed esisteva solo per me. Ho lavorato così duramente per assicurarmi che la tua bocca mi desse quel sorriso ancora e ancora e ancora. Mi ha sostenuto e mi ha rinvigorito, trasformando un momento di debolezza in uno di forza edificante in un solo istante. Posso davvero dire che nessun altro ha avuto un sorriso che ha un effetto su di me come il tuo. Ho visto cosa ha fatto per le altre persone e sapevo che stavano solo sperimentando una piccola percentuale di quello che sentivo io perché il vero potere e lo splendore di quel sorriso erano stati conservati solo per me perché tu mi capivi, sapevi quanto ne avevo bisogno e tu eri contenta e lieta di darmelo. Era un bel sorriso, un sorriso accattivante, un sorriso di ammirazione, un sorriso giocoso, un sorriso accattivante, un sorriso seducente, un sorriso edificante e molto altro, ma soprattutto era il tuo sorriso speciale. Speciale per me.

Più di tutto, avevo a cuore il tuo sorriso perché meglio di chiunque altro sapevi come nascondere tutto dietro quel sorriso. Sapevo che questo è quello che avevi fatto e sapevo che lui aveva iniziato a insegnarti a farlo tanto tanto tempo fa. Mi sono assicurato che tu continuassi a usare il tuo sorriso in questo modo. Ho completato il tuo apprendimento. Ora esso nascondeva tutto ciò che il mondo non aveva bisogno di sapere. Ho reso il tuo sorriso extra-speciale vero?

H.G. TUDOR

What Your Smile Means To The Narcissist

📑 PERCHÉ IL NARCISISTA FA TUTTO QUESTO?

191014G Why Does The Narcissist Do All Of This.jpgI silenzi improvvisi. I periodi di assenza di comunicazione quando prima le onde radio scoppiettavano per lo scambio di messaggi di testo inviati e ricevuti. Le ripetute chiamate durante il giorno per parlare di qualcosa e per parlare di nulla, ora svanite e vuote. L’assenza di un saluto mattutino. L’assenza di qualsiasi saluto. Solo assenza. Silenzi freddi e incessanti che si protraggono per ore, per giorni, per settimane. Ciò che c’era una volta è stato bandito. Per cosa tutto questo? Forse vuole solo un po’ di tempo da solo?

L’incapacità di dire mai mi dispiace. La frustrante mancanza di formulare mai delle scuse, è come se quelle parole non possano essere formate, oppure si manifestano ma qualcosa le fa bloccare così non vedono mai la luce del giorno? La negazione della colpa, la deflessione della colpa, il rifiuto deciso e diretto di ogni responsabilità. Tutto quello che vuoi è sentirla dire una volta, dire scusa, sentire quell’ammissione e intuire che dopotutto esiste un’umanità. Per cosa tutto questo? Forse crede che penserò meno a lei se si scusa con me?

Il carosello infinito della colpa e dell’accusa. La giostrina di quella discussione vertiginosa che non giunge mai a compimento. La schiera di “Non l’ho mai detto”, “Tu fai lo stesso”, “Non puoi continuare ad accusarmi” e molto altro ti lascia disorientato e ti fa venire la nausea. Solo una volta, solo una volta, non si può risolvere qualcosa senza questo fare il giro delle sette chiese? Deve essere sempre così? Perché mai niente viene mai messo a tacere? Perché tutto viene sepolto vivo? Per cosa tutto questo? Forse non mi capisce, forse ho bisogno di essere più chiaro su cosa intendo?

Gli impegni disdetti. Il dare buca. Le promesse di incontrarsi e poi non comparire lasciandoti turbato, infastidito e infelice. Aveva promesso. Aveva promesso che non sarebbe successo di nuovo. Il frequente chiamare e tutto ciò che ricevi è la notifica che il cellulare che stai chiamando al momento non è disponibile. Dov’è? Ha dimenticato? Non può averlo fatto, hai parlato con lui solo quattro ore fa per ricordargli l’appuntamento, soprattutto dopo quello che è successo l’ultima volta. Ti manca e non vedevi l’ora di passare la notte insieme dopo un periodo in cui non avete potuto farlo. Sicuramente avrebbe dovuto ricordarlo? I messaggi di caccia “Dove sei?”, “Sei vicino?”, “Ho aspettato venti minuti, dove sei?”, “Cosa sta succedendo, sono preoccupata”. Per cosa tutto questo? Forse ha dovuto lavorare fino a tardi, o è bloccato in metropolitana o è a corto di batteria sul telefono?

Le ripetute variazioni agli appuntamenti. Le lacrime, le urla, le delusioni, il fornire false spiegazioni per cercare di alleviare il turbamento. Sì, ha detto che ti avrebbe portato fuori oggi, deve essere preso da qualcos’altro, perché non fare qualcosa altrimenti? Come può deludere i bambini in questo modo? Il saltar fuori senza accordo e chiedere di vedere i bambini. Costringendoti a calmarlo in un angolo in modo che i bambini non abbiano paura. Lasci perdere sempre di più. Sempre facendo compromessi. Sempre cercando di spiegare il sempre più inspiegabile. Le discussioni sugli appuntamenti, le bugie su ciò che era stato organizzato, la confusione sui dettagli. Per cosa tutto questo? Sta impazzendo? Forse tu stai impazzendo?

Gli insulti e le insinuazioni, le parole cattive, i rigidi atteggiamenti e i commenti selvaggi. Le invettive del malevolo messaggio inviato alle 3 del mattino, il feroce attacco verbale al telefono, la sgridata di persona proprio prima di una serata fuori. Le taglienti osservazioni personali, le parolacce, offendere ed etichettare. Così doloroso, così avvilente, così sconvolgente. Per cosa tutto questo? Forse semplicemente non ti ama più?

Il cambiare continuamente idea. La bistecca la scorsa settimana doveva essere ben cotta e ora deve essere al sangue. Come ci si aspettava che tu sapessi, ma lo sapevi? L’eruzione e il capriccio che sono seguiti hanno dimostrato che tu eri quello da biasimare. Il rosso è buono, ora è cattivo. Niente soda con la vodka, ma ora sta sbattendo le porte e urlando perché non c’è la soda. Siedi lì, no lì, stai zitto, di’ qualcosa, lasciami in pace, non mi parli mai molto in questi giorni, fai così, no non fare così, chi ti ha insegnato a farlo è geniale, chi ti ha insegnato a farlo che sei un principiante, avanti e indietro, tira e molla, giusto poi sbagliato. Per cosa tutto questo? Forse non riesce a ricordare o semplicemente vuole continuare a cambiare per il gusto di farlo? Forse la pressione del lavoro l’ha davvero colpito in questi giorni?

Il discutere per nulla. Il discutere di nulla. Il discutere quando tutto va bene. Perché è arrabbiata tutto il tempo? Niente va mai bene, ma piuttosto che discuterne in modo civile ed essere ragionevoli l’uno con l’altro, ci deve sempre essere uno scontro. Sarebbe in grado di iniziare una discussione in una stanza vuota. Sembra prosperare nell’attirare l’attenzione. Tutti questi giorni, tutte queste occasioni, tutti questi eventi, tutti rovinati dall’epico capriccio che lei lancia. Per cosa tutto questo? Forse ha problemi con la gestione della rabbia?

Il bouquet di fiori all’improvviso. Il profumo costoso. L’improvviso viaggio verso un posto esotico ed eccitante. La delicata poesia scritta con cura su una targa di rame e posta sotto il cuscino. Le improvvise proclamazioni d’amore. La storia d’amore da capogiro. I grandi gesti. Per cosa tutto questo? Deve davvero, davvero amarmi.

Le accuse, le sfide, il dito puntato e il sogghigno. Il chiederti la verità quando stai dicendo la verità. L’inquisizione e gli interrogatori su tutto e niente. Il modo in cui hai risposto al telefono, il modo in cui indossi il vestito, gli amici da cui hai detto che andavi a far visita, l’ora in cui sei tornato a casa. Sempre le domande, le accuse di mentire, tradire e imbrogliare. Questo succede ogni volta che vuoi fare qualcosa e lui non sembra mai rendersi conto di fare lui tutte queste cose. Per cosa tutto questo? Forse è solo possessivo perché si preoccupa così tanto?

Le bugie. Le storie. Le invenzioni Ogni giorno una nuova vanteria così assurda che deve sicuramente sapere che sta raccontando una balla. Le palesi omissioni della verità. Le ripetute proteste secondo cui questa è la verità anche quando sai che sta mentendo di nuovo. Le bugie quando la verità le sarebbe stata più utile. L’incapacità di sapere che sta mentendo. Il fatto che lei sembra davvero credere che le sue bugie sono la sua verità. Per cosa tutto questo? Forse lei è solo una bugiarda nata e una visionaria?

Le sparizioni ogni volta che hai bisogno di aiuto. Le scuse che ha qualcos’altro di più importante quando tu hai bisogno di supporto. L’improvvisa freddezza quando chiami e spieghi che sei stato di nuovo vittima di bullismo al lavoro. Lo sguardo distante e l’alzare gli occhi al cielo mentre cerchi di spiegare perché stai piangendo. L’improvvisa mancanza di disponibilità quando hai bisogno di una mano. Il fatto che devi difenderti anche se sei troppo debole per stare in piedi e ti gira la testa. Il sottrarsi alla responsabilità, il rifiuto di assistenza e prendere le distanze quando sei ferita. Per cosa tutto questo? Forse semplicemente non sopporta la vista del sangue o non sa cosa fare quando qualcuno è malato?

Il flirtare, lo stare fuori fino a tardi, l’ubriachezza, le droghe, il gioco d’azzardo, l’odore del profumo sui suoi vestiti, gli scontrini dei bar di lap-dance, le ore e ore e ore trascorse a guardare il porno online, l’ossessione per i videogiochi, gli improvvisi e misteriosi viaggi lontano. Per cosa tutto questo? Forse ha una personalità dipendente?

Le lacrime, le suppliche, l’accattonaggio, la richiesta di un’altra possibilità, le assicurazioni che non accadrà mai più, le promesse di farsi aiutare , il panico nei suoi occhi e il lamento dalla sua bocca. Il bisogno, le ripetute richieste di fare le cose giuste, le lunghe spiegazioni complicate, il ripetere che dovremmo stare insieme e quanto stiamo bene reciprocamente, le promesse, il futuro, oh le promesse di ciò che il futuro può riservare ad entrambi. Per cosa tutto questo? Forse lui sta male e non dovresti lasciare qualcuno con un tale bisogno?

Forse ha difficoltà ad esprimersi?

Forse non ha mai avuto nessuno in grado di tenergli testa?

Forse ha problemi ad aver fiducia nelle persone?

Forse è solo disorganizzato?

Forse ha difficoltà ad essere un genitore single?

Forse non può evitare di sentirsi così?

Forse è indeciso?

Forse si sente poco apprezzato?

Forse ti ama davvero?

Forse questo è il suo modo di amarti?

Forse lei è solo diversa?

Forse non ti ama più?

Forse non può fare a meno di essere geloso perché ti ama davvero?

Forse lei dice bugie per sentirsi meglio?

Forse si scontra con le responsabilità?

Forse è stanca?

Forse è spaesato?

Forse è oberato di lavoro?

Forse è stressato?

Forse non sai con cosa sei invischiato?

Forse crei troppe scuse per loro?

Per cosa tutto questo?

Controllo e carburante.

H.G. TUDOR

Why Does The Narcissist Do All Of This?

📰 I NARCISISTI SANNO COSA STANNO FACENDO? – IL MEDIO RANGO

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Precedentemente mi sono occupato di precisare se il Narcisista Inferiore sapeva cosa stava facendo e perché, ma ora esaminiamo il Narcisista di Medio Rango. Si può ben accettare che l’Inferiore, da caprone non raffinato e aggressivo, che lui o lei è, semplicemente passa attraverso la vita incosciente del danno che causa, ma sicuramente il più intellettualmente benedetto narcisista di Medio Rango è ben consapevole di ciò che sta facendo? Complotta e pianifica, vero? Sa esattamente come manipolare e riflettere, e architetta in anticipo per ottenere il risultato giusto per lui?

No.

Il Narcisista di Medio Rango (Medio Minore, Medio Centrale e Medio Maggiore) ha un livello maggiore di funzione cognitiva rispetto all’Inferiore. Il Medio Rango esibisce anche una (finta) empatia cognitiva, sapendo abbastanza di come ci si aspetta che lui o lei si comporti per adattarsi, ingannare e quindi intrappolare. Tuttavia, nonostante questa aumentata funzione cognitiva – e il Narcisista di Medio Rango Maggiore può essere molto intelligente – è l’istinto che governa ancora una volta i comportamenti e la risposta del narcisista.

Il Medio Rango non si siede in un vulcano vuoto come un cattivo di Bond che si frega le mani insieme e complotta. Lui o lei non pensa a tutti i modi in cui poter rovinare la vita dell’empatico nelle prossime settimane. Il suo narcisismo opera in modo, come sempre, simile a un meccanismo di autodifesa per consentire al Medio Rango di funzionare ed essere efficace – perché non ha sviluppato altri meccanismi di reazione che hanno i non narcisisti quando percorrono il sentiero della vita. La funzione di questo è istintiva.

Il Medio Rango pensa che si siederà e metterà il broncio in modo da poter affermare il controllo sulla sua paziente consorte e guadagnare carburante mentre lei lo supplica di parlarle? No. Egli sta istintivamente in silenzio perché questa è la risposta ottimale in conseguenza del fatto che è stato ferito. Il suo narcisismo agisce in modo da fargli emettere un trattamento del silenzio. Questo ovviamente attira carburante e afferma la sua superiorità percepita rispetto al relativo apparecchio, ma lui non decide di somministrare un trattamento del silenzio, lo fa e basta. Sa che non le sta parlando.

La Narcisista Medio Rango decide che farà un gioco di pietà coi suoi colleghi sul modo in cui ha ottenuto la promozione, diffamando il capo e guadagnando simpatia per chi ascolta? No, è la sua risposta manipolativa per essere stata ferita e non aver guadagnato la promozione.

Il Medio Rango riconosce che la sua freddezza ti ha turbato? Sì. Vede le tue lacrime, sente il dolore nella tua voce e la tua espressione afflitta. Ciò gli fornisce carburante (anche se non lo riconosce come tale) e sente il potere che deriva dalla fornitura di tale carburante. Questa reazione al flusso di potere potrebbe essere quella di sorridere o farti un ghigno. Potresti quindi pensare: “Lui sa quello che sta facendo”. No, sa che la sua azione ti fa male, ma non si sente in colpa, non ha rimorsi, non si turba a comportarsi in questo modo perché, dal punto di vista narcisistico, è completamente giustificato.

Per capire meglio, immagina che vi sia un Narcisista di Medio Rango e una vittima. Marito e moglie. Entrambi sono stati al lavoro durante il giorno. Il narcisista ha chiamato sua moglie due volte durante il pomeriggio, ma lei non ha risposto: questo lo ha ferito. Inoltre lei ha mancato di richiamarlo. Viene ferito di nuovo. Sua moglie, essendo la Risorsa Primaria Intima, è dipinta di nero come conseguenza del suo pensiero suddiviso. Così, dal suo punto di vista narcisistico, tutto ciò che lei dice e fa sarà visto attraverso una “lente nera” finché non sarà di nuovo dipinta di bianco. Una persona normale e sana dovrebbe capire che la sua mancanza nel rispondere e richiamare significa che è impegnata, forse in una riunione. Il narcisista, governato dalla paranoia e dalla schiacciante necessità di controllo è ferito. Questa persona non sta facendo ciò che vuole, il suo senso del diritto (che lei dovrebbe essere disponibile) è intaccato. Si sente come se stesse perdendo il controllo. Inizia a sentirsi impotente e gli viene in mente il tempo in cui veniva fatto regolarmente sentire in quel modo. Questa situazione deve essere affrontata – deve affermare la sua superiorità e la sua visione annerita della consorte gli consentirà di farlo.

Sua moglie arriva a casa per prima. Il marito entra dalla porta e lei lo saluta con

“Ciao tesoro, cosa hai fatto?”

Una domanda innocua e piacevole, che si informava premurosa sulla giornata del marito.

Il marito non la considera in questo modo. Il suo narcisismo pretende che lui affermi il controllo e che lei venga punita per la sua trasgressione. Lui non pensa

“Non ha risposto alla mia chiamata, devo punirla. Non mi ha richiamato, devo affermare il controllo.”

Questi bisogni di controllo e punizione sono automatici e istintivi. La sua domanda è vista come indiscreta, dispotica e non necessaria.

“Cosa bisogna fare con te?” Le scatta contro. La sua visione dipinta di nero di lei implica che la sua risposta è provocatoria e spiacevole. Sua moglie viene colta alla sprovvista, la sua espressione diventa di dolore e il narcisista riceve carburante da questo.

“Scusa? Cosa c’è che non va? Perché sei così?” Chiede in tono ferito.

Queste domande sono carburante di sfida. L’emozione di lei gli dà energia, ma poiché lei gli sta facendo domande, lo sta sfidando e quindi (dal punto di vista del narcisista) continua a rifiutare il controllo e a ribellarsi a lui.

Il Medio Rango non pensa

“Ah bene, è arrabbiata e confusa. So che lascerò andare.” Invece, la sua risposta istintiva, che è automatica e rapida al fine di preservarlo come dovrebbe fare il suo meccanismo di autodifesa, gli fa rispondere

“Non c’è niente di sbagliato in me. Sei tu, sempre ficcanaso, a farmi domande, a cercare di controllarmi.”

La moglie è di nuovo colta alla sprovvista. Sa che non sta controllando (anche se poi ovviamente può iniziare a dubitare di ciò) ma è confusa. La sua confusione è benvenuta, la rende più facile da controllare. Le sue risposte continuano ad alimentare il narcisista. Il Medio Rango però non sta considerando quello che dirà dopo per continuare a confonderla, non sta valutando come guadagnare più carburante da lei, non sta valutando come affermare il suo controllo su di lei, tutto accade come una questione di istinto. Sa che lei è sconvolta, ma è colpa sua perché il narcisismo fa sì che sia colpa di chiunque, tranne che del narcisista. Sa che i suoi commenti la turbano, ma sono necessari perché lei è l’aggressore.

Una terza persona che assiste a questa scena direbbe che il narcisista ha risposto in modo sgradevole all’inizio e quindi è lui il problema.

Il narcisista non vede questo e non lo può vedere. Pensa di essere lui la vittima. Pensa che la sua consorte sia il problema perché non ha risposto alla sua chiamata e non lo ha richiamato. Il suo narcisismo gli fa pensare che lei sia dispotica e quindi REAGISCE al suo comportamento violento; di conseguenza non è lui l’istigatore. Questo è il motivo per cui, insieme a una mancanza di rimorso e senso di colpa, il Narcisista di Medio Rango non vede nulla di sbagliato in ciò che sta facendo, perché tutto ciò che fa è rispondere al comportamento irragionevole di un altra persona e quindi lui è nel giusto.

Questa maggiore consapevolezza cognitiva del Medio Rango dà origine anche alla facciata. Un Inferiore avrebbe una relazione e non si curerebbe di chi lo sa – il coniuge cornuto è in colpa qualunque sia la ragione e chiunque osi dire qualcosa di negativo sulla sua infedeltà è un idiota. Il Narcisista di Medio Rango sa che la società considera l’infedeltà come una cosa negativa. Lui non lo fa e inoltre il suo narcisismo gli darà molte ragioni per cui dovrebbe commetterlo. Tuttavia, poiché ha abbastanza consapevolezza cognitiva per riconoscere che questo viene disapprovato, nasconderà iol tradimento (a meno che non vi sia una prioritaria ragione vantaggiosa per non farlo) il che dà l’impressione che si senta in colpa per il suo comportamento. Non è così, lui non vuole che la sua facciata venga danneggiata, non vuole che la seccatura della stabile vita domestica (con il suo carburante e i suoi residui benefici) venga danneggiata. Ma, di nuovo, lui non pensa in questi termini, sa solo che la gente si accanirà contro di lui per aver tradito sua moglie, quindi lo tiene nascosto.

Può sembrare che il Narcisista di Medio Rango si senta davvero in colpa per il suo comportamento. Che è sinceramente dispiaciuto e che farà ammenda. Niente affatto. Ancora una volta, apprende abbastanza dall’osservazione istintiva che non parlare con qualcuno per una settimana fa male e viene considerato come una “brutta cosa”, e si spingerà fino al punto di ammettere che MA ci sarà sempre una ragione o una scusa. Dirà

“So che ti fa male quando non ti parlo per una settimana, MA se non mi avessi tormentato, non avrei bisogno di una pausa.”

Istintivamente sposta la colpa durante questi momenti di apparente contrizione.

Alcuni Medio Rango Centrali e Medio Rango Superiori possono pianificare di ovviare ai torti percepiti che hanno subito, ma questa rimane una risposta istintiva. Non pensa: “So che è sbagliato quello che sto progettando, ma che diavolo, lo farò comunque.” Sa che la gente potrebbe considerarlo sbagliato, ma sa di essere giustificato perché è stato offeso, ferito, in qualche modo gli è stato fatto un torto – cioè ferito o sfidato – e quindi la sua azione è giustificata e necessaria.

Quando il Medio Rango mente, non sa che sta mentendo. La bugia è la sua verità perché il suo narcisismo fa sì che la sia – il suo narcisismo devierà la colpa, attribuirà la colpa a te, revisionerà la storia, negherà e così via – fa tutto parte delle risposte istintive che sono assolutamente necessarie affinché il narcisista riacquisti e mantenga il controllo ed è il risultato de Le Doppie Linee di Difesa del Narcisista.

Quando il Medio Rango mette in atto il gaslighting, non sa che lo sta facendo. Può essere in contraddizione con ciò che ha detto cinque minuti prima ma il suo narcisismo lo rende cieco riguardo a questo, deve farlo, così il meccanismo di difesa rimane intatto ed efficace, e quindi crede sinceramente che quello che sta dicendo è giusto e oltretutto tu sei in torto, perciò sei tu il problema.

Questo è il motivo per cui i Narcisisti di Medio Rango credono di essere brave persone, addirittura persone empatiche e che l’altra persona (la vera vittima) sia il problema. Questo è il motivo per cui la vera vittima viene etichettata come abusatore, tormentatore e persino narcisista e il Narcisista di Medio Rango crede davvero che sia così. Non pensa “So che sono il problema e non è lei, ma ho intenzione di incasinarle la testa” – crede davvero che la vittima sia la fonte del problema perché in questo modo le sue reazioni e azioni hanno assoluta convinzione, hanno la migliore possibilità di un esito positivo (vale a dire carburante e controllo) e quindi la manipolazione va avanti all’infinito senza alcuna prospettiva di cambiamento.

H.G. TUDOR

Do Narcissists Know What They Are Doing? The Mid Ranger

📰 I NARCISISTI SANNO COSA STANNO FACENDO? – IL NARCISISTA INFERIORE

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I narcisisti sanno cosa stanno facendo? Molte vittime risponderebbero un sonoro “sì” a questa domanda. Commenti come questi sono comuni:

– “È così strategico nel modo in cui mi manipola, sa benissimo ciò che sta facendo.”

– ” Oh lei sa come farmi uscire di testa, sa ciò che fa perché fa sempre dei sorrisetti mentre lo sta facendo.”

– “È un uomo intelligente, come può non sapere ciò che sta facendo?”

– ” Lei lo deve sapere quanto mi ferisce quando inizia a schiaffeggiarmi”

Però, non è nemmeno lontanamente così netto. Ci sono due fattori che governano la consapevolezza del narcisista. Primo, la scuola di narcisisti con cui sei coinvolto (Inferiori, Medi oppure Superiori) e secondariamente la questione del controllo.

La Scuola Inferiore

Il Narcisista Inferiore (inferiore minore, centrale e maggiore) attraversa la vita come una palla da demolizione. Questo è il suo modo, o la modalità principale. Non ti piace cosa sta facendo? Testone – accettalo – sei tu il problema. Fermare ciò che sta facendo? Aspettati un pugno in faccia. Provare a fargli prendere responsabilità per le proprie azioni? Buona fortuna, aspettati una violenta esplosione e un rigetto assoluto.

L’inferiore sa di averti dato un pugno in testa? Certo che lo sa. Sa che lo ha fatto come conseguenza del fatto che tu l’hai ferito e che la sua violenza fisica è la manifestazione della sua furia innescata? No, non lo sa.

L’Inferiore sa che ti sta tradendo con tua sorella? Certo che sì. Lo considera sbagliato? No. È consumato dalla colpa per ciò che ha fatto? No, non sa nemmeno cosa sia la colpa.

Il Narcisista Inferiore che denigra verbalmente uno dei suoi dipendenti al lavoro sa che sta bullizzando quella persona? No. Dalla sua prospettiva, quel lavoratore è inappropriato, è troppo lento, è arrivato tardi di nuovo, dice la parola sbagliata, non lavora abbastanza duramente e quindi la sua risposta è totalmente giustificata. Non fa ciò che lui vuole, deve aspettarsi di essere affrontato. Non è bullismo, è sistemare il problema.

L’Inferiore sa che i suoi commenti provocatori sul tuo aspetto sono dolorosi e vengono detti per ottenere carburante? No. Non ha empatia di sorta, nemmeno la (finta) empatia cognitiva e quindi non riconosce che ciò che sta dicendo è offensivo o potrebbe essere interpretato come tale. Non capisce perché stai piangendo dopo che ti ha detto che con quel nuovo vestito viola assomigli al Pillsbury Doughboy. Nella sua mente il commento era giustificato. Se lo spingi a spiegare perché ha fatto quel commento, aspettati l’utile risposta “Perché l’ho detto.” o “È così e basta, ok?”

Gli atti dell’Inferiore sono tutta una questione d’istinto e solo di istinto. Sì, se tu gli sei scappato potrebbe mettere insieme un piano per guidare fino a dove sei ora e dare un calcio alla porta e portarti fuori tirandoti per i capelli fino al luogo a cui a quanto pare appartieni – ma quel “piano” rimane una reazione istintiva. Sa cosa sta facendo, ma per via del bisogno di controllo, non vede il proprio comportamento come sbagliato, inappropriato o dannoso. È ciò che deve essere fatto.

Questa soverchiante e sempre presente necessità di controllo implica che l’Inferiore reagirà con un atto istintivo – che sia violenza fisica, sessuale, distruggere proprietà, spararti in faccia – ma non vede nulla di male in questo. Viene fatto per ottenere carburante, viene fatto per mantenerti nella sua matrice del carburante, viene fatto per affermare il suo bisogno di superiorità su di te, viene fatto per reprimere qualsiasi ribellione da parte tua e viene fatto per rigettare qualsiasi concetto di responsabilità per le sue azioni MA lui questo non lo sa. Non pensa “la spingerò giù dalle scale perché sta rifiutando il mio controllo su di lei e deve essere punita”. Semplicemente commette l’azione. Non pensa al perché lo sta facendo, lo fa e se gli viene chiesto perché allora potresti non ottenere nemmeno risposta, forse una scrollata di spalle o semplicemente un ringhioso “se lo meritava”. Se interrogato sul perché se lo meritava, si ritorna a “Perché se lo meritava.”

Questo comportamento è visto attraverso la differente prospettiva narcisistica. Tu, in quanto vittima, non hai questa prospettiva. La tua prospettiva immancabilmente ti fa pensare che il narcisista sappia ciò che fa. Questa vostra prospettiva si origina per due ragioni.

1. Sai perché fai le cose, conosci la logica sottesa alla maggior parte di esse (se non tutte) e le conseguenze e quindi ti aspetti che chiunque altro si comporti in un modo simile e quindi abbia lo stesso livello di consapevolezza; e

2. Il tuo pensiero emozionale ti spinge a credere che il narcisista sappia cosa sta facendo e il motivo perché questo poi fa sì che tu cerchi di ottenere che il narcisista affronti questo comportamento. Se lui o lei sanno cosa stanno facendo, allora sicuramente potranno ascoltare per ragionare, riflettere e riconoscere e scegliere un corso d’azione alternativo? in breve – possono cambiare. Come sai, questo desiderio di cambiamento, di guarire e sistemare è l’essenza della vittima empatica. Il tuo pensiero emozionale lo sa questo e quindi, al fine di mantenerti in relazione con il narcisista (che è tutto ciò che il tuo pensiero emozionale vuole che tu faccia) ti inganna a pensare che il narcisista sappia cosa sta facendo perché poi questo alimenta aspettative (ecco di nuovo questa terribile parola) che tu possa fare qualcosa a riguardo. Quindi, invece di andare via e rimanere fuori, tu rimani provando a ragionare con il narcisista, provando a fargli comprendere come le sue azioni hanno impatto su di te, che sono sbagliate e di come se solo cambiasse allora tutto andrebbe bene.

Di conseguenza, la tua prospettiva empatica ti porta a pensare che il narcisista sia strategico nel suo comportamento (da qui il motivo per cui così tante persone fanno un errore in buona fede quando pensano di essere state intrappolate dal raro Narcisista Superiore quando non lo sono state) e in realtà il comportamento del Narcisista Inferiore è sempre e solo istinto.

L’Inferiore non ha alcun concetto di colpa, nessuna idea di rimorso, nessuna coscienza. Non la può avere perché questo renderebbe quel meccanismo di difesa che è il suo narcisismo, inefficace e questo non può mai avvenire. L’Inferiore è liberato dalla conoscenza del perché agisce nel modo in cui lo fa, manca delle funzioni cognitive perfino per spiegarlo in qualche modo (che naturalmente se anche potesse sarebbe una bugia, ancora il narcisismo che lo protegge) e quindi ecco perché non ottieni alcuna spiegazione riguardo al suo comportamento o se ci riesci, sono di natura rudimentale e del tipo sbrigativo, brusco spiegato sopra.

Il Narcisista Inferiore è consapevole delle azioni che mette in atto – sa che ti ha dato un pugno, sa che ha spaccato il finestrino della tua auto, sa che ti sta stuprando nel sonno – ma non fa piani, non vede nulla di male in ciò che sta facendo (per via della necessità di controllo tramite il suo senso che tutto gli sia dovuto, il rigetto di responsabilità, la sua assenza di coscienza) e non lo vede come manipolatorio o reprensibile. È solamente ciò che deve essere fatto, beh, perché è così, o no? Ora, smetti di interrogarlo e fai come ti è stato detto. O sarà peggio per te.

H.G. TUDOR

Do Narcissists Know What They Are Doing ? The Lesser Narcissist

👥 È TUTTO COLLEGATO

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Così la tua rottura è stata dura e ti ha lasciato ferita, le lesioni fisiche ma soprattutto emotive e ti tieni rinchiusa ormai da mesi. Cercando l’isolamento come mezzo per affrontare il turbamento che hai vissuto e giurando di non uscire mai più. La tua determinazione è aumentata, con quotidiane liberazioni riguardo a ciò che ha fatto che si accumulano mentre ascolti un cumulo di azioni aberranti. Hai deciso di concentrarti su ciò che contava per te e quindi le relazioni sono state relegate nella parte posteriore della tua mente. Sentendoti più forte, le ferite che guariscono ma non ti hanno guarito, affronti ripetuti inviti dai tuoi amici benintenzionati, amici che ti hanno sostenuto in questo periodo sgradevole della tua vita, ad uscire dalla clandestinità e permettere a te stessa di brillare ancora una volta. Accetti e dopo una lunga preparazione esci fuori, come una creatura in letargo e ti unisci ai tuoi amici in quel bar che è stato ristrutturato ed è un’esca per tutte le belle creature.

Vedo che stavi lì al bar. Sei in piedi leggermente appartata dai tuoi amici come se cercassi di preservare il tuo spazio personale. Vedo che la conversazione è diretta verso di te e mi rendo conto che i tuoi amici ti stanno dando quello che io considererei un livello eccessivo di attenzione come se stessero ripetutamente controllando che tu stia bene. Occasionalmente le mani ti toccano il braccio in segno di rassicurazione e le teste si inclinano mentre i visi dolci emanano espressioni gentili. So che sei accudita. So che sei protetta e questo significa che sei stato ferita. Sento l’odore del sangue che è stato versato nel tuo passato e aspetto che vengano impugnati i telefoni per scattare varie fotografie in posa. È tempo di avvicinarsi.

Mi dirigo verso il bar e mi giro leggermente per osservare te e i tuoi amici mentre le foto continuano. Una cattura il mio sguardo e sorrido. Lei risponde sorridendo a sua volta e dà di gomito alla sua amica.

“Gradireste che ne faccia una a tutti voi?” Chiedo mentre mi sposto accanto a te. Seguono cenni di apprezzamento e mi viene consegnato un telefono dopo l’altro, mentre relego la tua foto di gruppo in una memoria digitale. Mi impegno in una conversazione educata ma giocosa con tutti voi, ma resto concentrato sulle tue reazioni. Sei esitante, ma ridi delle mie parole, apparentemente desiderando accoglierle, ma non sono sicuro se dovresti farlo. Tiro fuori il telefono e faccio una foto a tutti voi e poi altero la messa a fuoco in modo che la lente si posi su di te e solo su di te mentre scatto una raffica di foto prima di augurarvi una piacevole serata e di ritirarmi dai miei luogotenenti che mi aspettano. Non passa molto tempo prima che una ricerca della tua immagine mi abbia dato il tuo nome, e sono in grado di accertare alcuni dei tuoi interessi dal tuo profilo di Facebook incluso il fatto che sei una ballerina appassionata e hai vinto diverse gare di ballo. Faccio qualche ricerca sulle gare di danza per giovani uomini e mi preparo l’amo dicendo che sono stato un ballerino da giovane, anche se un infortunio calcistico mise fine ai miei crescenti progressi. Assorbo alcuni elementi chiave della terminologia e poi mi muovo verso di te. Do un colpetto al primo domino e questo inizia a cadere sul secondo.

Parliamo. Beviamo. Balliamo. Imparo più cose su di te. Mi piace giudicare dalle risposte dei tuoi amici. Mi assicuro il tuo numero e ti do il mio. Ti mando un messaggio cortese il giorno successivo. Un appuntamento a cena è assicurato. L’appuntamento va bene. Apprendo più cose su di te, e compilo il mio dossier su di te dal momento che un appuntamento di approfondimento è stato prontamente accettato. Ti sorprendo con biglietti per un balletto. Tu sei deliziata. I dominos continuano a cadere. La tua resistenza svanisce. Il terzo appuntamento è scontato e poi gli appuntamenti diventano più frequenti. Sono a casa tua. Sono nel tuo letto. Sono dentro di te. Tre settimane diventano tre mesi. I domino continuano a cadere mentre so tutto del tuo passato. So anche tutto del tuo presente grazie al mio spiare. Ti inghiotto nel mio mondo con i miei luogotenenti che ti accerchiano. Prendo il fumo e lo getto sugli occhi dei tuoi sostenitori, e intanto ne recluto due nel mio ovile. Ti elevo. Ti attiro. Ti adulo e ti incanto.

Il tuo tempo è con me. Il tuo telefono pieno del mio amore. I tuoi weekend sono riempiti da me. Io rimango da te e tu da me. Compare lo spazzolino da denti e poi la borsa da notte che rimane sul posto. Mi lavi i vestiti e poi sono più le volte che sto lì di quelle in cui non ci sono. Tolgo quelli che non servono dai tuoi contatti ma sembra che tu non lo noti. I tuoi occhi mi mostrano quanto sei incantata e intanto quei dominos continuano a cadere. Le vacanze vengono prenotate mentre comincio a invadere il tuo futuro. Ti controllo il telefono e invio messaggi. Leggo la tua posta ma non ti dispiace dal momento che lo faccio quando sei impegnata per aiutarti. Naturalmente. Le fettine di salame mentre impongo il mio mondo su di te e tu prontamente ti sottometti. Conosco tutti i tuoi amici, so tutto del tuo lavoro, dei tuoi hobby e della tua famiglia. Sono considerato il ricostituente ideale dopo “lui” di cui ridiamo e che io conosco, è uno dei miei fratelli, ma non te lo dico mai. Le tue giornate sono già programmate da me e tu mi dici spesso quanto sei fortunata. Io non sono d’accordo. Mi trasferisco ma mantengo la mia casa perché “il mercato non è adatto per vendere proprio ora”. Quella tana non andrà da nessuna parte. Il circolo sociale è stabilito. Tu sei euforica. Ti viene offerto il mondo e, come i dominos clack clack clack, tu accetti tutto. Compare l’anello e tu dici sì. Viene stabilita una data e vengono fatti i progetti mentre io ti dono il futuro. I tentacoli sono tutti intorno a te, le linee del carburante sono al loro posto ma, naturalmente, non te ne accorgi. Io sono con te, in te e attorno a te. Ti siedi a colazione ammirando l’anello luccicante al dito mentre osservi.

“Sai che sono passati sei mesi da quando ci siamo incontrati in quel bar? Chi l’avrebbe mai pensato?

Ti mando quel sorriso speciale e tu non riesci a notare i miei occhi che si scuriscono per un istante, perché devi ancora scoprire che una cosa tira l’altra.

H.G. TUDOR

It Is All Connected