👤 VA TUTTO BENE O NON FA COSÌ SCHIFO

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Nella tarda primavera scorsa ho avuto l’occasione di andare in Scozia. Un paese meraviglioso pieno di bellissimi panorami e con moltissima storia. Ho realizzato di essere piuttosto vicino ad un posto dove ho passato una manciata di vacanze durante l’infanzia e ho deciso di guidare fino lì per accertarmi se fosse rimasto come ricordavo. Ho trovato la tenuta con facilità e ho seguito l’unica strada rurale provando a vedere qualcosa di sfuggita, qualcosa che mi ricordasse le nostre visite qui. Questo fino a quando ho girato dalla strada verso un vialetto d’ingresso e sapevo di aver trovato il posto. Ho fermato la macchina e mi sono messo a fissare il vialetto. Era contornato da decine di alberi di ciliegio in piena fioritura. Ho ricordato la prima volta che ho visto questo viale e sono stato riportato indietro alla vivacità del rosa fiorito e a come pioveva sopra di noi mentre mio padre ci portava lungo il vialetto, il vento scomponeva i fiori facendoli cadere sopra di noi. Era quasi un quadro e qualcosa che ho sempre ricordato anche se non così tanto come ciò che avvenne dopo.

Avevamo trascorso una settimana in un hotel a cinque stelle a circa un’ora di strada da dove ci trovavamo adesso. Questo su insistenza di mia madre che aveva dichiarato

“Se devo starci allora voglio essere circondata dal lusso.”

La tipica rabbia gelida garantita finché mio padre, come sempre, concesse e accordò e fu d’accordo che saremmo rimasti prima per una settimana e una volta finito per altri quattro giorni in un sontuoso hotel. Il posto verso cui eravamo diretti era una tenuta di un amico di mio padre. Avevano fatto parte entrambi della Royal Air Force e Geraint, il suo amico, si era ritirato in Scozia per sovrintendere a questa tenuta. Mia madre non aveva più detto nulla dal momento in cui avevamo lasciato l’albergo quella mattina. Stava seduta, la sua ira gelida ghiacciava l’interno della macchina mentre mio padre guidava verso la tenuta. Mia sorella blaterava in modo incessante durante il viaggio, facendo commenti su ogni cosa che passavamo per riempire il silenzio. Mio padre era concentrato sulla strada utilizzando in modo efficace questo gelido viaggio in macchina e senza dubbio domandandosi come avrebbe continuato a comportarsi mia madre una volta arrivati. Io sapevo esattamente ciò che avrebbe fatto e potevo vedere il mio riflesso mentre sorridevo con trepidazione.

La nostra macchina procedeva lentamente lungo questo luminoso tunnel rosa fino a che fummo fermati da un cancello. Su una collinetta a destra c’era una grande e stupefacente casa da cui una figura, che supponevo fosse Geraint, un po’ camminava e un po’ saltellava. I suo pantaloni di velluto rossi ospitavano due gambe che saltavano in mezzo al prato ben curato che abbracciava la collinetta, il colore contrastava con il color senape del maglione e il verde della maglietta sotto. Era colorato come l’entrata della sua tenuta. Mio padre abbassò il finestrino mentre Geraint si avvicinava e diceva con voce tonante nella macchina,

“Ciao ciao, a tutti voi splendide persone, va tutto benone o non fa così schifo?”

L’abitacolo della macchina esplose di risate per questa espressione. Non avevamo mai sentito nulla di quel tipo e unito a questo uomo multicolore che aveva un enorme sorriso sulla faccia eravamo estremamente divertiti. Questo divenne il mantra della settimana dato che io e i miei fratelli appena ce n’era l’opportunità ci chiedevamo l’un l’altro se andava tutto bene o se non faceva così schifo. Mentre stavo ancora ridendo vidi mia madre chinarsi verso il lato di mio padre e trillare

“Geraint che meraviglia vederti. Ti trovo benissimo. Lasciami dire che non vedevamo l’ora di stare da te questa settimana, è terribilmente gentile da parte tua ospitarci. È magnifico, ma dimmi come sta tua moglie?”

Ho sogghignato nel riconoscere che aveva fatto uscire la facciata. Ho dato un’occhiata allo specchietto retrovisore per vedere la reazione di mio padre. Come sospettavo era sollevato.

Noi bambini ci divertimmo durante quella settimana. Eravamo alloggiati in un grande cottage che chiaramente in passato doveva essere la casa di qualcuno che lavorava nella proprietà, un contadino o forse un guardaboschi. Geraint occupava la casa principale dove se ricordo bene mangiavamo tre volte al giorno e c’erano quindici cottage sparpagliati nella tenuta. Passavamo le giornate localizzandoli e aggiungendoli alla mappa che avevamo fatto. Mia madre alternava tra l’essere intensa e affascinante ogni volta che incontrava Geraint e la sua famiglia (stava benone) per poi stare seduta in silenzio quando relegata nel cottage (non così schifo). Come sempre mio padre le svolazzava intorno provando a celebrare le virtù del cottage e lo stile di vita semplice. Il cottage aveva un costante odore di muffa ed era necessario tagliare la legna all’esterno per accendere il camino e metterla nel forno aga per cucinare e riscaldare. A noi piaceva questa differenza dalle comodità usuali di cui godevamo a casa ma a mia madre no. Non emetteva alcun giudizio negativo. Non ne aveva bisogno dato che aveva ripetutamente rimproverato mio padre quando eravamo all’hotel riguardo la sua scelta nel venire a stare in questo “maledetto tugurio medioevale” e mi parve che il lusso più sfrenato su cui aveva insistito non le facesse così schifo dato che aveva trascorso tutto il tempo stroncando mio padre perché voleva vedere il suo vecchio compagno della RAF. Insultare e colpevolizzare poi hanno lasciato posto al suo atteggiamento glaciale per l’intera settimana. Non ricordo che mia madre parlasse a mio padre tranne in presenza di Geraint e della sua famiglia quando mia madre era il fascino personificato, lusinghiera e la star della cena.

Sì, questo viaggio è rimasto nella mia memoria per molte ragioni ma prima di tutto per la frase va tutto benone o non fa così schifo. Ho visto come queste polarità di stato vennero giocate da mia madre come parte della manipolazione su mio padre, la sua quasi straordinaria esitazione tra fascino delizioso e muto risentimento. Lei risplendeva e poi si ricopriva di ghiaccio. Sono venuto dell’idea che questa divertente frase è la più azzeccata per la nostra tipologia. Sia che tutto vada benone, sia bellissimo, meraviglioso e dorato o non faccia così schifo, orribile, terribile e crudele. Non c’è mai una via di mezzo. Nessuna neutralità. Non siamo mediocri o banali. Ti facciamo stare benone o ti sottoponiamo allo schifo.

H.G. TUDOR

Tickety Boo Or Not So Pucker