👤 ANGELO DI MIA CREAZIONE

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Mi ricordo ancora con una chiarezza che lascia senza fiato, la prima volta che mi sono innamorato. Avevo 17 anni e c’era una ragazza nella mia classe che si chiamava Amanda. Era alta, dall’aria innocente e con il naso leggermente all’insù. I suoi capelli erano chiari e lunghi, ondeggiavano sempre dietro di lei..Sembrava sempre di fretta passando da un posto all’altro ma lo faceva con una camminata misurata che la faceva sembrare in qualche modo eterea.
Stavo lì e la guardavo andare avanti e indietro per i corridoi della scuola, la sua stecca da Hockey che sbucava dalla sua borsa e le scuse che uscivano da quella bocca seducente ogni volta che la stecca andava contro le altre persone. Mi sedevo in classe in modo da poterla guardare senza che mi notasse. Stavo in posizione ore sette dell’orologio rispetto a lei e mi abbeveravo guardando un fotogramma di lei mentre stava chinata sul banco, quelle lunghe dita che stringevano la stilografica, l’inchiostro blu che macchiava il suo dito indice. Quanto amavo il suo polso sottile spesso rivolto verso di me, la carnagione leggermente pallida rispetto al resto di lei che sembrava baciata dal sole.
La sua figura era atletica, la sua pelle leggermente abbronzata e profumava sempre di pulito. Ogni volta che mi passava vicino respiravo profondamente in modo che ogni molecola della sua fragranza mi travolgesse. Stavo sdraiato a letto, gli occhi chiusi ad immaginare che ci incontravamo e passavamo del tempo insieme. Immaginavo di proteggerla dalle cose che potessero profanare una così preziosa persona dato che conoscevo bene le tenebre che si nascondevano aspettando di intrappolare qualcuno puro come lei.
Conosco la mia tipologia e cosa accade nelle nostre menti. Mi masturbavo freneticamente evocando immagini di lei nuda che mi si avvolgevano intorno, le sue morbide labbra premute sulla mia guancia. Non potevo resistere al suo fascino anche se mi maledivo dopo essere arrivato al culmine del piacere per essermi permesso di pensare a lei in questo modo. Ogni tanto mi sorrideva e mi lasciava stordito per la gioia.

Con molta cura ho costruito un portfolio di informazioni riguardanti lei. Non c’era internet ad aiutarmi e la mia opera di spionaggio era una combinazione di osservazione e domande discrete fatte ai suoi amici. Sapevo dove viveva, una piccola cittadina vicina alla mia e la sua camera era sul davanti della casa sopra l’entrata principale. Spesso usava la bici e al Sabato mattina andava a cavallo. Sapevo che era una fan dei Duran Duran e aveva una specie di cotta per Simon Le Bon quando era più piccola. Sapevo che le piaceva fare sport e la sua bibita preferita era il Vimto. A poco a poco ho annotato tutto questo e l’ho memorizzato in previsione del giorno in cui avremmo parlato. Avevo previsto già come chiederle di uscire con me. Avevo pensato che avremmo potuto andare a vedere un film insieme, qualcosa di un po’ spaventoso così quelle dita deliziose avrebbero potuto allungarsi e prendere le mie per farsi rassicurare. Mi chiedevo se sapeva pattinare sul ghiaccio e se no come si sarebbe appoggiata a me mentre ci muovevamo lungo la pista di pattinaggio. Sognavo di prenderle la mano e lasciare che le mie dita accarezzassero la sua pelle così pulita e pura.

Non avevo mai avuto alcun indizio che avesse un ragazzo anche se sapevo dai commenti degli altri della classe che a loro piaceva. Dentro mi sentivo ferito quando li sentivo riferirsi a lei con modi volgari. Lei non apparteneva a loro per poterle parlare in quel modo e durante l’ora di storia meditavo su come far soffrire quegli stupidi per aver biascicato della mia dolce Amanda.

Lungo tutto quel primo anno di college del sesto anno l’ho amata con una nobile purezza e non ho mai parlato a nessuno del fatto che fossi innamorato di lei, ma sapevo che era amore. Come poteva questa potentissima sensazione che provavo ogni volta che la vedevo, la sentivo parlare o ne sentivo il profumo, essere altro? Le vacanze estive furono un vuoto pieno di dolore e quando passavo raramente davanti a casa sua non c’era segno di Amanda. Una volta sono arrivato fino alla porta di ingresso e stavo per lasciarle un messaggio nella cassetta della posta ma poi i miei nervi mi hanno tradito e sono tornato indietro.

Una volta ritornato l’Autunno e con l’inizio del nuovo anno, sono tornato a scuola con aspettativa entusiasta. Seduto nel mio solito posto, aspettando che lei volteggiasse in aula, mi chiedevo se fosse cambiata molto durante le vacanze estive. Il professore arrivò ed iniziò la lezione, ma Amanda non c’era. Non apparve nemmeno nel resto della settimana. E neanche nella successiva. Il mio sonno era frammentato dalle domande su dove fosse finita e alla fine chiesi al nostro tutor. Mi spiegò che la sua famiglia si era trasferita durante l’estate per via del lavoro di suo padre. Non sapeva esattamente dove. La mia rabbia per averla perduta era monumentale ma la tenni nascosta dentro, come mi era stato insegnato non volevo che il mondo vedesse l’agonia che covavo dentro. Provai a chiedere dove si era trasferita ma le mie domande non diedero risultati.

Gli anni sono passati e ho continuato a cercarla. Ho usato la tecnologia per provare a localizzarla ma non è servito a niente. Il suo nome potrebbe essere cambiato e quindi mi sfugge. Ho guardato nei profili dei suoi vecchi amici per vedere se sono rimasti in contatto ma rimane nascosta. Ho portato il peso del mio amore perduto per tutto questo tempo nonostante mi sia rifugiato tra le soffici braccia di innumerevoli donne, ogni volta sperando che Amanda apparisse nel loro abbraccio o nel loro profumo, ogni volta mi lascia distrutto e amaramente deluso. Nessuna di loro si può avvicinare all’angelo che riempiva di grazia la mia classe. Nessuna di loro la eguaglia in purezza e grazia, nelle sue immacolate maniere e nei movimenti graziosi. Il mio amore per Amanda era perfetto e ho paura che niente possa competere. Ogni singola volta loro si mostrano così promettenti e ogni singola volta rimango deluso e pieno di rabbia quando falliscono mostruosamente di fronte alla sua perfezione. Mi rifiuto di rinunciare al mio angelo, non lo farò mai, perché è con lei che troverò la salvezza.

H.G. TUDOR

Angel of My Creation

👤 BRACCATO DALL’AMORE

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Una delle mie ex fidanzate, Kate, era una grande amante degli animali. Stava sempre facendo qualche opera di sensibilizzazione per una scimmia rara in Africa o cuocendo torte per raccogliere fondi per salvare una balena gay o qualcosa del genere. La gente spesso mi rimarcava quanto fortunato fossi ad avere una persona così generosa. Dicevo loro che se avesse passato meno tempo a giocare al Dr. Doolittle beh allora forse non avrei dormito nella camera degli ospiti così spesso. Ricordo che questo causava qualche sguardo perplesso verso di me e non capivo ma poi ho compreso che loro pensavano fossi stato meschino, così dicevo loro che il letto era sempre pieno dei suoi cani quindi non c’era spazio per me. Loro allora sorridevano e annuivano. Troppo facile.

Ad ogni modo, lei era così coinvolta nel volontariato in un rifugio per animali cosa che non mi sorprese e come se non bastasse si aspettava che io portassi a passeggiare e dessi da mangiare al suo cane mentre lei era via a fare San Francesco d’Assisi. Non sto scherzando. Così nelle due serate in cui lei era via, io invitavo a uscire sua sorella Amanda. Lei avrebbe dato da mangiare al cane e io avrei fatto finta di averlo portato a fare una passeggiata. Così mentre lo portavo in giardino e faceva i suoi bisogni che facevo volare nel giardino accanto (ecco perché ho dei nuovi vicini suppongo), Kate pensava che il cane avesse fatto una passeggiata. Così potevo dedicarmi a corteggiare Amanda. Era una preda facile. Trascurata dal suo fidanzato mi ci vollero 2 settimane di messaggi e dichiarazioni di compatibilità e me la potevo portare a letto ogni volta che era in giro. Kate tornava a casa e spendeva un sacco di tempo a curare il suo cane ma io ora avevo di che distrarmi così chiusi un occhio su questo suo pessimo modo di prestarmi attenzione. Non tanto da non continuare a ricordare a Kate quanto mi trascurasse. Ho notato che lei spendeva molto tempo e denaro per stare ancora di più al ricovero per animali, per provocarmi. Sua sorella Amanda iniziò a cambiare. Inizialmente era molto divertente, vibrante, passionale ed interessante ma poi divenne bisognosa e lamentosa ed ebbe l’ardire di criticare la mia fidanzata Kate. Così non andava proprio.
Andò avanti ancora per due volte a settimana fino a quando smisi di invitarla e mi stancai di portarla a letto. Avevo deciso che Kate era la scelta migliore per me tra le due e volevo focalizzare l’attenzione su di lei ma lei si preoccupava sempre di quel maledetto cane.

Dimostrando che prendere decisioni impulsive è il mio tratto distintivo passai subito all’azione. Una sera che Amanda mi aveva chiamato, ho accettato di andare a letto con lei. Prima di fare questo ho lasciato il cane saltare fuori in giardino e ho aperto il cancello, ho iniziato a darmi da fare con Amanda e sono tornato al piano di sotto quando Kate è tornata, ha iniziato subito a chiamare il cane con allarme crescente. Il cane era scappato. Ho incolpato Amanda. Il legame tra sorelle è svanito. La conclusione è stata che Kate non ha mai più parlato con la sorella. Amanda non ha più richiamato o infastidito, il cane è sparito.

Due piccioni con una fava.

H.G. TUDOR

Hounded By Love

👤 LA VOCE DI UN ANGELO

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Posso ancora rievocare la prima vera conversazione che ho avuto con Amanda.

Abbiamo parlato di tanto in tanto nel contesto della nostra classe. Questi scambi non sono andati oltre a semplici saluti o trasmettere un messaggio. Eppure sono memorabili per me, dubito che lei gli abbia dato la stessa importanza che gli attribuivo io.

Era l’inizio di Ottobre nel nostro primo semestre del College del sesto anno ed era stata organizzata una gita scolastica. Era geografia fisica che in gran parte riguardava l’effetto della glaciazione. L’enorme impatto del ghiaccio su un corpo umano nel suo ambiente. (inquietantemente premonitore, non trovi?) Trovavo lo studio delle valli erose dai ghiacciai, delle morene trasversali, creste di roccia sottile per i ghiacciai erosi e striature nelle pareti montuose, interessanti nonostante preferissi la geografia politica. Gli elementi umani mi hanno sempre affascinato.

Ero seduto sul bus con il mio gruppo di amici e stavo ad osservare Amanda che saliva a bordo. Indossava una luminosa giacca da sci gialla (per quegli anni indossare una giacca di quel tipo era considerato il massimo della moda) e teneva in mano la sua cuffia con i ponpon. Potevo vedere le strisce di uno zaino lungo la sua giacca e mentre camminava lungo la corsia del bus ha catturato il mio sguardo e mi ha sorriso. Quelle labbra meravigliose, fresche e prive della maschera del make up che avrei assaggiato sulle altre donne una volta cresciuto, si arricciarono verso l’alto mentre mi sorrideva. Ero ammaliato dall’estensione di quella bocca e dai denti bianchi rivelati, non ho potuto fare altro che rompere il mio sogno ad occhi aperti per rispondere a quel sorriso.
Il chiacchiericcio dei miei amici si allontanava diventano un rumore di sottofondo, mentre sentivo quello strano calore inondarmi.

Più tardi quel giorno ero tutto assorto nel prendere le misure del pavimento di pietra calcarea che era parte del nostro studio in questa gita. L’ampia superficie incisa di pietra calcarea esposta, si diffondeva in tutte le direzioni sulla cima della collina. Il cielo era una mescolanza di azzurro cielo e del grigio invasivo delle nuvole che minacciavano di scendere verso di noi e includerci nel loro abbraccio nebbioso. Era umido e freddo, una brezza leggera ghiacciata mi sfregava la faccia, ma non ci badavo mentre ero concentrato sul mio lavoro.

“Qui è dove sedevano insieme”, disse una voce. Sapevo all’istante chi fosse. Amanda non parlava con l’accento locale. Era qualcosa che mi attirava perché nessuno parlava così. Perfino adesso, nessuno è capace di collocare da dove vengo in questo paese. La neutralità della dizione che condividevamo entrambi non era qualcosa che mancava di colore o spessore, piuttosto ci elevava al di sopra il lamento delle adenoidi e le vocali attenuate dei nostri compagni. Alcuni ci consideravano snob, ma non è corretto, di nessuno di noi si poteva dire che venivamo dalla categoria dell’alta società. Sapevo solo che amavo la sua voce. Era nitida e precisa, ma con un calore che mi faceva venire voglia di sentire ogni parola, ogni sillaba ed immagine che formavano nell’aria mentre vi fluivano attraverso per entrare gentilmente nelle mie orecchie.

Ho smesso di lavorare e mi sono voltato a guardare Amanda che camminava verso di me, saltando un dislivello nella roccia.

“Sì lo so” ho risposto con un piccolo sorriso

“Lo sai?” Ha detto è scesa e si è seduta vicino a dove ero chinato, le sue lunghe gambe atletiche stavano a penzoloni sull’orlo della lastra di pietra calcarea. Non potevo fare a meno di posare i miei occhi sulle sue gambe, vestite con stretti leggings dalla caviglia fino all’orlo della sua lunga giacca. Linee snelle e attraenti.

“Sì, lo so” ho replicato mettendo giù la cartelletta e la penna e sedendomi davanti a lei, riflettendo la stessa posizione. Mi ha guardato per un istante come se mi stesse esaminando, i suoi occhi tondi ed inquisitori. Non ho detto nulla aspettando le sue prossime parole mentre sostenevo il suo sguardo. Come avrei voluto piegarmi verso di lei e baciarla, sentire il calore delle sue labbra contro le mie, in contrasto con la giornata intrisa di ghiaccio intorno a noi.

“Chi era che stava seduto qui insieme, quindi?” mi ha chiesto incrociando le braccia. Ha spostato lo sguardo via dal mio guardando la valle sottostante, lontano da dove eravamo seduti.

“Catherine and Heathcliff ”. Ho risposto.

“Molto bene” ha trillato battendo le mani deliziata. Ha tirato le gambe verso di sé e poi le ha lasciate cadere di nuovo, gli stivali tamburellavano contro la roccia liscia su cui eravamo seduti. La sua gioia alla mia risposta era simile a quella di una bambina, eppure non pensavo a lei come un’immatura, anzi il suo puro e semplice piacere per la mia risposta non solo mi deliziava ma mi faceva sentire più vicino a lei.

“Adoro Cime Tempestose, è uno dei miei libri preferiti” ha spiegato

“È anche uno dei miei preferiti” ho ammesso

“Davvero?” Si è girata a guardarmi. La domanda non era un’accusa ma piuttosto una felice incredulità per il fatto che mi piacesse lo stesso romanzo

“Sì” ho affermato “Lo sto studiando in Letteratura Inglese ma lo avevo già letto prima comunque”

“Mi sarebbe piaciuto fare Letteratura Inglese”, ha ammesso “ma ci sono così tante materie da poter scegliere”

Ho annuito concorde

“Stavano seduti qui abbracciati, solo loro due come se il resto del mondo non importasse o non avesse mai avuto importanza. Mi piacerebbe essere così coinvolta con qualcuno come erano loro, parte uno dell’altro. È così romantico, così bello” ha continuato lei. Stavo a sentire assaporando ogni parola che proveniva da quella bocca meravigliosa. Azzardare a dire che mi sentivo allo stesso modo? Azzardare perfino a suggerire che lo pensavo riguardo a lei?

“Sai, era quando Cathy e Heathcliff erano qui su questa pietra che Heathcliff disse una delle mie parti preferite del libro.”

“Penso di conoscere quale ma mi piacerebbe sentirtela dire”, ho risposto e poi ho sentito che suonavo troppo entusiasta e sdolcinato. Mi ha guardato di nuovo e mi ha fatto ancora quel sorriso.

“Ti piacerebbe?”

Ho annuito.

“Chiudi gli occhi”, disse e sapevo immediatamente la parte che stava recitando. Era quello che Heathcliff diceva a Cathy. Stavo seduto aspettando per il verso successivo, ma invece mi diede una gomitata.

“Andiamo HG, chiudi gli occhi” mi ha esortato. Ho sentito un’ondata dentro quando ha detto il mio nome e ho obbedito immediatamente, chiudendo gli occhi e aspettando ancora una volta che lei parlasse.

“Chiudi gli occhi, se, quando aprirai gli occhi, il giorno sarà assolato e luminoso, così sarà il tuo futuro. Ma se il giorno sarà pieno di tempesta, così sarà la tua vita.”

Ho aspettato che divenisse silenziosa. La mia pelle pulsava e mi sentivo così vivo come se fossi il soggetto delle sue parole.

“Ora, apri gli occhi.”

Ho obbedito e la sua bellissima faccia ha riempito la mia vista. Stava seduta sorridendomi mentre le nubi grigio scure si profilavano dietro di lei, minacciose e inquietanti.

“Qual è la tua parte preferita? deve essere una che viene detta qui, da questo posto.” insistette lei interrompendo i miei pensieri sul suo volto angelico e le tenebre che la sovrastavano. Mi sono fermato per un momento a riflettere e guardare il posto. Le parole crescevano tra i miei pensieri mentre mi giravo verso di lei. Era in attesa, pendeva dalle mie labbra per sapere quello che avrei detto. Avevo la sua intera attenzione. Era focalizzata su di me. Solo me. Ho schiarito la voce e ho iniziato a parlare, pronunciando le parole lentamente in modo intenzionale.

“Ed io faccio una preghiera, e la ripeterò fin che la mia lingua si secchi: Catherine Earnshaw, possa tu non trovar mai riposo fin ch’io vivo! Tu dici che io ti ho uccisa: tormentami, allora. Io so di fantasmi che hanno errato sulla terra. Sta sempre con me… prendi qualunque forma… rendimi pazzo. Ma non lasciarmi in questo abisso, dove non ti posso trovare.”

Le mie parole svanirono e lei mi stava guardando. Il sorriso era sparito e al suo posto c’era uno sguardo di meraviglia sul suo volto. Mi sono accorto che la sua mano aveva preso la mia e che lo aveva fatto ad un certo punto mentre stavo parlando. L’ha stretta e poi lasciata andare, alzandosi in piedi e allontanandosi. L’ho guardata andare via mentre si è girata a guardarmi e mi ha sorriso, quel sorriso ancora una volta, solo per me.

H.G. TUDOR

The Voice of an Angel