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👤 SEMPRE AL POSTO SBAGLIATO SUL TRONO

È tardi. È il momento a metà tra l’ora delle streghe e quando il diavolo tormenta la terra, ma il richiamo del sonno non è ancora stato avvertito. L’oscurità mi avvolge, ho solo l’argento brunito della luce lunare per individuare gli oggetti intorno a me e assicurarmi che mantengano una certa familiarità.

Fa freddo ma non obietto, contento di sedermi con la finestra aperta e lasciare che l’aria della notte si infiltri nel mio regno. Il freddo tocco dell’oscurità mi dà sollievo e una calma si è posata sulla mia persona. Sono seduto, da solo, eppure non ho alcuna preoccupazione, perché il giorno si è rivelato fruttuoso nella mia ricerca di carburante. Sebbene non sia sazio, non sono né disperatamente bisognoso né rigonfio delle mie ripetute estrazioni.

C’è spazio per altro, c’è sempre spazio per altro, ma non sento quel bisogno impellente di acquisire di più. Invece l’immobilità e la calma mi opprimono mentre mi siedo qui e guardo fuori dalla mia situazione sopraelevata, attraverso la finestra spalancata e attraverso il giardino e i campi al di là.

I miei occhi ancora attenti non rilevano alcun movimento di bestia né di brezza. Gli alberi sono ancora immobili in segno di silenzioso saluto. Gli uccelli appena passati in volo hanno fatto il nido per la notte e in lontananza il rumore intermittente di un gufo serve a ricordare che sebbene io sia seduto da solo, c’è ancora qualcosa là fuori. È in momenti come questo, quando la frenesia si è placata, la confusione della foga del giorno ha lasciato il posto a questo stato raro e inusuale che ricordo.

Il mio sguardo rimane fisso mentre guardo attraverso quei campi ondeggianti, campi così simili a quelli in cui di solito correvamo, vero? Dove sei? Dove sei ora?

Perché non sei seduta accanto a me, il re e la regina come facevamo quando facevamo progetti per le nostre vite così tanto tempo fa? Devi perdonarmi. Non ho pensato a te così spesso o profondamente come avrei dovuto fare, ma ho avuto altre cose da fare.

So che capisci. So che ti rendi conto che le richieste fatte a me sono al di sopra degli altri e che devo soddisfare quelle richieste. So che ti rendi conto che rimuginare troppo spesso mi lascerebbe indebolito e questo non deve accadere, ma in momenti come questi, quando mi sento liberato dal mio fardello, allora sono in grado di raggiungerti, ovunque tu sia.

Anche se spesso non lo permetto, tu rimani impressa nella mia memoria e so con la stessa certezza che il mondo non smetterà di girare, che tu risiederai sempre nella mia memoria. Eppure, devo confessarlo, non è abbastanza. Qualora un momento o una circostanza portino in superficie un elemento del nostro passato, sono obbligato a spingerlo via, gettarlo in profondità nei meandri della mia mente e confinarlo dietro la porta blindata e il cancello del terrore.

Non c’è speranza per me di fare nient’altro dal momento che assecondare i ricordi di quei tempi mi distrarrebbe troppo dai miei sforzi. So che non dovrei agire così, ma devo farlo. Per tali momenti cerco il tuo perdono da quella parte magnanima di te nella piena consapevolezza che non merito nulla.

È ora quando mi siedo su questa poltrona e accanto alla tua, “i nostri troni” come li chiamavamo una volta, che riesco a permettere al tuo ricordo di impadronirsi di me. Allungo la mano e spero in qualche modo di sentire la tua mano fredda scivolare nella mia ancora una volta, ma non c’è niente.

Solo quell’assenza che è rimasta costante, per quanto mi sforzi di riempirla. Ci sedevamo fianco a fianco e guardavamo attraverso quei campi nei quali correvamo per andare nei nostri luoghi segreti, quei santuari e idilli disseminati per tutto il nostro regno.

Abbiamo emesso all’unisono le nostre dichiarazioni, abbiamo formulato le nostre ordinanze di governo per migliorare le condizioni dei nostri sudditi e lo abbiamo fatto con grande gioia. Mi manca farlo insieme o sono stato solo condizionato a credere che mi manchi?

Dove sei? Perché comparirai solo come ricordo? Perché non tornerai da me? Potresti farlo, anche se come ombra per tormentarmi mentre mi siedo in mezzo a questa oscurità avvolgente. Sei rimasta lontano da me per punirmi? Forse è così e so che una punizione simile è assolutamente giusta per uno come me. Conosco me stesso per quello che sono e cerco di eliminare ciò che mi attanaglia ogni singolo giorno attraverso il frenetico impiego dei miei sforzi sperando che mi permettano di ottenere l’assoluzione e che tu tornerai. Giuro, giuro su tutto quello che sono, accetterei queste fatiche decuplicate solo per vederti ancora una volta, ascoltare la tua voce e guardarti mentre mi prendi per mano come hai sempre fatto. Ci siamo uniti in una sola cosa e stavamo meglio vero? Torni da me? Torna. Siediti accanto a me ancora una volta e lascia che ritroviamo ciò che una volta avevamo e dovremmo avere sempre.

Mi siedo nell’oscurità mentre pronuncio questi pensieri ad alta voce, la mia voce bassa e ferma sembra distante e incorporea. Mi fermo e aspetto aspettando che tu risponda ma non c’è risposta.

Per favore, ritorna da me perché per tutto ciò che ho fatto e per tutto ciò che ho intenzione di fare, senza di te sarò sempre in torto sul trono.

E io devo avere ragione.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

Forever Wrong Upon The Throne

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