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πŸ“ LA COMPRENSIONE DEL NARCISISTA E L’USO DELLE LACRIME – PARTE UNO

Lacrime. Si potrebbe considerarle la massima incarnazione dell’emozione. Le lacrime compaiono quando si sperimenta qualche tipo di emozione estrema. Lo so perchΓ© ho guardato in tante occasioni mentre cercavo di capire le circostanze in cui qualcuno piange e perchΓ© lo fa. Capisco che quando compaiono le lacrime, che si accumulino negli occhi, che sia la singola lacrima che scivola lungo una guancia o la cascata che lascia gli occhi cerchiati e annebbiati, Γ¨ la conseguenza del fatto che provi emozione in un alto dosaggio.] Quello che dovevo imparare era quali emozioni erano associate all’emissione di acqua dagli occhi. La prima emozione che si Γ¨ presentata alla mia comprensione per come ha causato le lacrime Γ¨ stato il dolore. Mi sono ricordato che da bambino mio fratello minore era un po’ incline agli incidenti. Se c’era il ramo di un albero, cadeva giΓΉ da quello, se c’era un muro, cadeva di sotto e una volta riuscΓ¬ persino a “cadere” da un tappeto e a slogarsi la caviglia. I tagli e le escoriazioni lo avrebbero fatto ululare di dolore mentre giaceva lΓ¬ a singhiozzare o si allontanava zoppicando con le lacrime che gli scorrevano sul viso in cerca di nostro padre. Ho visto come una ferita fisica come una gamba sbucciata o un avambraccio contuso provochino un’ondata di lacrime. Mio fratello minore avrebbe atteso la presenza del mio padre preoccupato, di solito condotto sul posto da mia sorella sempre premurosa e le sue lacrime sarebbero state asciugate con un grande fazzoletto bianco in segno di consolazione e venivano propinate parole lenitive. Io non ero incline agli incidenti e quindi raramente suscettibile di lesioni fisiche salvo quando era premeditato. Ricordo che una volta poggiai la mano sul bordo della griglia e all’istante comparve una ferita rossa dolorante. Mi sono presentato a mia madre che era lΓ¬ vicino mentre sentivo le lacrime formarsi nei miei occhi.

“Niente lacrime HG,” disse lei con fermezza, “le lacrime mostrano le paure, non aver paura”, mi istruΓ¬ mentre lanciava un’occhiata superficiale alla mia ferita e mi indicava il rubinetto dell’acqua fredda. Le lacrime venivano dal male fisico, ma questo non doveva essere per me.

All’incirca nello stesso periodo ho capito che le lacrime venivano generate dalla tristezza ed era mia sorella che le mostrava di piΓΉ. Ero solito trovarla in uno dei suoi numerosi nascondigli (li conoscevo bene, li usavo io stesso) e lei piangeva tranquillamente. Le chiedevo perchΓ© piangeva perchΓ© volevo sapere. Ripensandoci, non ho mai provato nient’altro che curiositΓ  quando la vedevo con gli occhi gonfi e le guance macchiate di lacrime.

“PerchΓ© stai piangendo Rachael?” Le chiedevo.

“La mamma mi ha urlato perchΓ© non avevo riordinato la mia stanza, mi ha detto che ero una ragazza cattiva e sporca e non mi piace che lei me lo dica, mi sconvolge.”

Io annuivo e comprendevo, lasciandola sola. È stata istruttiva nel mostrarmi che la tristezza ha causato le lacrime. Il suo coniglio Γ¨ fuggito dalla gabbia ed Γ¨ scomparso, quindi lei ha pianto perchΓ© l’ha perso. È mancata a una festa di compleanno perchΓ© era malata, quindi ha pianto perchΓ© era triste per il fatto che non poteva giocare con gli altri bambini. Se guardava qualcosa in televisione, spesso piangeva perchΓ© le dispiaceva per i bambini affamati in Africa o per le vittime di qualche terremoto. Lei piangeva e chiedeva a mio padre perchΓ© Dio faceva queste cose e lui faceva del suo meglio per confortarla e spiegare. Era sempre bravo a trovare una spiegazione, ma era un uomo molto brillante, colto e con una fame acuta di conoscenza che invariabilmente manteneva. Quindi c’era almeno qualcosa che avevo ereditato da lui. Osservavo affascinato come Rachael piangeva e lui la tirava su e faceva gentili versetti per cercare di calmarla. Nel momento in cui posΓ² la sua mano gentile sul mio singhiozzante fratello ferito, vidi come questa dimostrazione di lacrime, sia di sofferenza fisica che emotiva suscitava compassione e cura in lui. Non li respingeva mai, non li accanava mai per affrontarli o per prendersela con loro, ma assecondava sempre il loro turbamento fino a quando non lo cacciava via e li faceva sentire meglio. Questo ha sempre attirato l’attenzione su di lui, piΓΉ di quanto abbia mai fatto io. Tutto quello che dovevano fare era piangere e la compassione sarebbe fluita con la conseguente attenzione. L’ho imparato abbastanza velocemente.

Io, al contrario, non ricordo di essermi mai sentito triste. Ci ho provato e i buoni dottori me l’hanno chiesto in numerose occasioni.

“Come ti sei sentito quando ti Γ¨ successo qualcosa di brutto?” Chiedeva il dott. E.

“Cosa intendi per brutto?” Spesso devo aiutarlo a fornire un contesto alle sue domande. Pensavo che ormai avesse imparato.

“Se hai fatto qualcosa di sbagliato, per esempio.”

“Mi comportavo bene da bambino. Facevo ciΓ² che mi dicevano. Ho visto cosa sarebbe successo se non l’avessi fatto.”

“Capisco, i tuoi genitori ti hanno mai detto di no?”

“SΓ¬.”

“Come ti sei sentito allora?”

“Risentito, arrabbiato, determinato,” ho risposto rapidamente.

“Triste?”

“No.”

“Irritato?”

“No.”

“E dopo l’incidente?”

Ho guardato male il dottor E, perchΓ© non mi piaceva che mi saltasse addosso senza un adeguato preavviso. Che almeno si fosse ricordato di farvi riferimento secondo l’etichetta che avevo richiesto. Rimasi in silenzio.

“Non ti sei sentito triste dopo quello?”

“No.”

“Come ti sei sentito?”

Mi sono fermato. Non volevo ripercorrere questo, ma sapevo che non si sarebbe fermato finchΓ© non mi avesse tirato fuori qualcosa. Avrebbe punzecchiato e sondato per soddisfare il suo egoistico desiderio di sapere come mi sentivo. Mi sentivo vuoto e mi sentivo arrabbiato, ma ora mi ero reso conto che se glielo avessi detto sarebbe andato avanti ancora piΓΉ a lungo. Qui la veritΓ  non mi sarebbe stata utile. Rimasi immobile e in silenzio.

“Come ti sei sentito?”

Notai che il suo tono era diventato piΓΉ gentile, piΓΉ penetrante.

Poi ho pensato a tutte le ingiustizie che avevo sempre sofferto, alla ferita che mi era stata inflitta, al diniego del mio splendore, alla mancanza di risultati, alla mancanza di riconoscimento quando meritavo molto di piΓΉ. Mi sono concentrato sui tempi in cui venivo ignorato dagli sciocchi, sul fatto che sono stato consegnato a una ricerca infinita di carburante. Ho portato in primo piano la ferita che tengo sotto controllo tranne che per momenti come questo e ho messo fuori la stanza e il dottor E dalla mia mente mentre permettevo alle porte di aprirsi. Infine l’effetto desiderato Γ¨ arrivato, anche se ci ha messo un po’ di tempo e alla fine ho sentito le lacrime negli occhi. Ho sbattuto le palpebre per assicurarmi che il dottor E lo notasse e finalmente ho sentito una lacrima, solo una piccola, perΓ², uscire e farsi strada sotto il mio occhio. Mi sono strofinato l’altro occhio, con l’aspetto malinconico e ancora non ho detto nulla. Il dottor E Γ¨ rimasto zitto, mentre io fissavo il pavimento desiderando che un’altra lacrima si unisse alla prima e per fortuna finalmente Γ¨ arrivata rotolando verso il basso, una piΓΉ grande questa volta che Γ¨ atterrata sulla mia coscia sinistra. Lo avrΓ  visto. Non l’ho guardato, ma mi sono concentrato ancora sul pavimento, evocando tutta la ferita che riuscivo a raccogliere nella speranza di mantenere questo aspetto.

“Vedo che ti turba, forse dovremmo lasciar perdere. Possiamo tornarci in un secondo momento”, ha detto lui a bassa voce.

Ho annuito.

Quelle prime osservazioni su come funzionava il gioco del pianto avevano avuto successo ancora una volta.

H.G. TUDOR

The Narcissist’s Understanding and Use of Tears – Part One

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