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🆕 CENTRATO IL BERSAGLIO

Mi allontano dal gruppo con cui sono nel bar, le risate al mio racconto sono ancora forti e invadenti al punto da indurre gli altri clienti a guardare dalla nostra parte. Più carburante per me, ovviamente. È allora che la vedo, in piedi al bar che tenta di attirare l’attenzione del barista. Non sta spingendo in aria un biglietto o uno scontrino chiedendo di essere servita, non sta saltellando su e giù nel tentativo di farsi notare da quel cameriere, no, sta aspettando pazientemente. Un buon segnale. Pazienza.

È alta, non alta quanto me, ma solo circa dieci centimetri più bassa. Un’altezza eccellente. Indossa un abito elegante stretto, nero, no è blu marino e mostra un corpo palestrato e adeguatamente nutrito. Sa come prendersi cura di se stessa. Dalla stoffa vedo che non si tratta di un abito di moda veloce ma piuttosto di un capo durevole di abbigliamento classico. Questo mi dice anche che ha mantenuto la forma e le dimensioni del suo corpo per diverso tempo. Saggia, di classe e disciplinata. Super.

La Fonte Primaria Intima è in svalutazione. È da un’altra parte. Dove? Da qualche parte, ma questo è irrilevante in questo momento. Sapevo che avresti fatto quella domanda, quindi l’ho fatta io e ho risposto. Devo tornare sull’argomento in questione.

Noto i polsi sottili e il modo in cui si appoggia al bancone del bar, le sue mani appoggiate sulla pochette sul bancone. Non riesco a distinguere il marchio da dove mi trovo. Le sue unghie sono curate, ma non in modo appariscente, non brandisce artigli sgargianti multicolori, ma piuttosto unghie ordinate con smalto che è una sfumatura di rosso difficile da vedere perfettamente per via delle luci colorate che giocano sulle sue mani, che provengono dalle lampade sopra il bar. Le sue dita sono lunghe, agili, sospetto che sappia suonare uno strumento musicale e riesco a immaginare un libro in quelle mani ordinate. Preferisce la consistenza e la sensazione del libro rispetto al sorbirsi elettronicamente i suoi pasti letterari. Per un attimo mi chiedo se una copia de Il Sesso e il Narcisista o Manipolato sia mai arrivata nelle sue mani, e questo mi diverte.

I suoi capelli sono biondo cenere e sono tagliati fino alle spalle che sono nude. Ha delle buone spalle, definite, forti, fatte per essere afferrate. Fatte per essere morse. La sua pelle sembra avere una leggera abbronzatura, non sembra una persona che si espone molto al sole. Continua a guardare oltre il bancone mentre aspetta di fare l’ordine.

Ora ho concorrenza. In realtà, è lusinghiero per me definirla concorrenza, ci sarebbe una descrizione migliore, una distrazione? Chi altro rivendica questo, o piuttosto chi potrebbe provare a rivendicare lei? Smetto di guardarla per accertare se qualcuno la sta osservando, veglia su di lei, mi sta osservando mentre la guardo. C’è un gruppo a sinistra, tutte donne, e vedo un paio di sguardi su di lei, senza dubbio per vedere se è stata servita e se sta portando loro il cocktail richiesto. Non ci sono uomini nel gruppo e il modo in cui gli uomini la guardano fa pensare ad amicizia, piuttosto che a qualcosa di più significativo. Non ha un orientamento bisessuale, anche se sono sicuro che può accettarlo se glielo ordino, in caso di necessità. Nella rapida scansione della zona adiacente al bancone non individuo nessuno che possa dimostrarsi un ostacolo o una distrazione.

Ora, la parte più importante. Il viso e in particolare gli occhi. Continuo a fissarla, ignorando una domanda da parte di uno degli amici dietro di me, lui può aspettare. Non insiste nel chiedermi una risposta, sa che è meglio non insistere, ecco perché è una Fonte Secondaria Non Intima da molto tempo, alcuni imparano.

Il mio sguardo si perde in lei. Dai, guardami. La sollecito nella mia mente. Voltati, rivolgiti a me, HG vuole vedere di più. La musica nel bar si è attenuata, il parlottio, il fragore intermittente delle risate, il rumore dei bicchieri e del movimento si è fatto ovattato e represso mentre la mia attenzione si concentra su questa signora.

Nella mia visione peroferica, vedo che il problema proviene da sinistra. Oh, io non la penso così. Un altro cliente si sta dirigendo verso il bancone e, da quel cretino che è, si metterà tra me e la mia cava. Faccio un uso considerevole della mia visione periferica, mi è molto utile sia nella mia vita professionale che privata, mi accorgo di ciò che sta per accadere prima degli altri e ciò mi dà un netto vantaggio.

Faccio un passo avanti e procedo verso il bancone, costringendo l’intruso a girarmi intorno e andarmi dietro. Se mi fosse andato davanti, mi sarei scontrato con lui, gli avrei preso il portafoglio, glielo avrei lanciato alle spalle e gli avrei chiesto “È tuo?” per farlo spostare. Beh, è una cosa molto più sottile che buttarlo a terra, non è questo il bar per quel tipo di comportamento. Non stasera comunque.

Intrufolarsi nella tasca risulta superfluo e ora sono a circa due metri dalla signora mentre sto al bancone, inclinato in modo da starvi parzialmente appoggiato, i miei occhi che rimangono fissi su di lei. Lei guarderà verso di me, sentirà la mia presenza e distoglierà lo sguardo da me. Aspetto.

Gira la testa e mi guarda. I suoi occhi incontrano i miei. Dura poco, poi distoglie lo sguardo e so cosa succederà. Sì, i suoi occhi tornano e mi guarda ancora una volta, la mia presenza l’aveva spinta a guardare verso di me e poi quel primo scambio di sguardi erano stati sufficienti ad accendere il suo interesse.

In quell’istante, mentre guarda me che guardo verso di lei, ecco che accade la magia. Vedo in quegli occhi castani la comprensione, la gentilezza, l’onestà, la decenza, l’intelligenza, la mente curiosa. Ho passato così tanti anni a imparare cosa significano gli occhi e mi sono assicurato di sapere cosa sei solo guardandoli. Io prendo così tanto da essi, tu dai così tanto da ciò che brilla dai tuoi occhi e quando dico tu, intendo tutti gli empatici del mondo.

Non c’è niente che si possa fare al riguardo, tranne forse indossare degli occhiali da sole, ma sembrerebbe piuttosto stupido in un bar di notte e lei non è Anna Wintour, per fortuna. Non sei in grado di nascondere quell’empatia bruciante che è sempre presente nei tuoi occhi. Non puoi fare la gentilezza, l’onestà, la natura premurosa che irradia dai tuoi occhi e gli occhi così li riconosco e li prendo come bersaglio. L’espressione di quegli occhi è aperta e accogliente. Lì non c’è difesa. Non ci sono muri, fossati, torri per respingere, solo calore e l’empatia emotiva che fluisce.

Lo sguardo nei suoi occhi è rafforzato dal leggero sorriso che c’è dentro, è un senso di autorimprovero, come se non dovesse guardare e fosse a disagio nel farlo. Riconoscimento dei confini. Lei ce l’ha. Io no. Il suo naso è lungo e ben delineato. Indossa un trucco che accentua piuttosto che coprire e stabilisco che ha trent’anni, un po’ più giovane di me. Il suo viso ha una morbidezza, individuo un senso di forza ma non è dura. Questa non è una faccia che si trova alle fermate degli autobus in una gelida pioviggine invernale.

Il fatto che la trovo in questo bar indica che ha un reddito abbastanza buono. Non c’è un individuo che la accompagna, il che sostiene il fatto che è  indipendente, non che si rivelerebbe insormontabile se fosse attaccata in qualche modo a un’altra persona. Le persone ci sono tutte per essere prese.

Tutte le informazioni di cui sopra sono state assimilate in meno di un minuto.

La voglio. Voglio possederla. È un altro trofeo da collezionare. Lei conosce le regole, tutti le conoscono. Se compari sul mio radar, mi appartieni. Sei mio. Non opporrà alcuna resistenza severa, posso già accorgermene dal modo in cui mi ha guardato. È interessata, è contenta di avere l’attenzione dello sconosciuto bello e ben vestito. Vuole sapere perché l’ha guardata, vuole sapere perché ha sorriso e non ha distolto lo sguardo, ma ha continuato a immergervisi. Certo, non ha idea che lui stia già iniziando a bere un po’ di carburante suo, ma questo non ha importanza per lei. Per me è importante. È importante che venga portata sotto il mio controllo. Sento lo sfarfallio del rinvigorente carburante fresco dell’empatico che si mescola con il carburante stabile delle fonti secondarie che sono state raccolte intorno a me dalla mia congrega. Il suo è delizioso, leggero e scintillante, lo sento frizzante dentro di me. Voglio di più. Voglio pescare in un nuovo condotto, attaccarlo a me e sentire quel potente, abbondante, pieno di carburante che pompa e scorre lungo il condotto da lei a me. Voglio quel carburante perché segnala che sta venendo sotto il mio controllo per entrare dentro di me, sostenermi, riempirmi, assicurarmi che il demone rimanga quieto.

Ho un’altra che mi apparterrà. Proprio come tutte le altre. Tutti gli altri possedimenti. È mia, lei non lo sa, ma lo capirà presto e lo farà senza che neanche glielo debba dire. Imparerà e accetterà di essere mia proprietà con gioia quasi ingenua. Lo fanno tutte.

Voglio educarla, voglio portare i suoi ricordi dentro di me. Voglio consumare le sue esperienze, voglio infondere il suo mondo nelle mie vene e sentirla muoversi attraverso di me. Voglio il suo respiro, voglio il suo bacio, voglio che tutti i suoni e le immagini che percepisce diventino miei. Voglio chiudere gli occhi e vederla a otto anni spensierata che corre in un prato baciato dal sole. Voglio vederla il giorno della sua laurea, che sorride a quei genitori sempre più orgogliosi. Voglio vederla nervosa in cima alla sua prima pista nera e poi dare un grido di paura eccitata mentre parte, che diventa il costante grido di trionfo mentre padroneggia la pista. Voglio che i suoi pensieri fluiscano dentro di me, voglio assorbire la sua conoscenza e comprensione, voglio che tutto di lei appartenga a me.

Lei continua a guardarmi, poi distoglie lo sguardo e poi mi guarda di nuovo. Il suo sorriso si fa più radioso e lei guarda in basso e poi in su, con quegli occhi, quel santuario che mi fa cenno e promette tanta salvezza.

Il condotto è ora collegato e il carburante inizia a fluire.

Sento l’ondata che sale e la vista mi si restringe mentre le immagini giocano sul suo viso elegante e bello.

Ho centrato il bersaglio.

H.G. TUDOR

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