Pubblicato il Lascia un commento

📰 SETTE BUGIE PER SETTE ALTRI

Le bugie che diciamo che si riferiscono ad altre persone.

1. Lei è solo un’amica

Oh no lei non la è. Pur essendo del tutto vero che abbiamo amici, sia nel cerchio intimo che in quelli esterni, che sono dell’altro sesso, dovresti essere cosciente che pur potendo essere questo il loro stato attuale, nei termini della loro abilità nel fornirci carburante, una volta avevano un ruolo differente. La parola chiave qui è “solo”. Lo diciamo per enfatizzare che questa persona è un’amica e niente di più così non pensi di poterci attribuire alcuna colpa. La realtà è che questa persona è stata una partner intima ed è stata retrocessa ad amica ma è ancora decisamente in gioco. Le teniamo appese alla speranza di credere che verranno ripristinate e quindi continuano a fornirci carburante. Secondariamente, lei verrà usata per triangolare sia ora come amica contro di te come partner e poi come partner ripristinata contro di te come partner scaricata. Lei verrà tenuta per sostituirti perché ci desidera ancora. Vuole ancora il periodo d’oro. Lei è la competizione che noi incoraggiamo.

2. Lei è solo un’amica, di nuovo.

Guarda, chi è tornata? In effetti non è lei, è un’altra ma corrisponde allo stampo del “solo un’amica” nella descrizione di lei che ti sto facendo per deviare quelle occhiate accusatorie che ci stai dando. Ancora una volta questa persona sarà un’amicizia del cerchio intimo o esterno di amici, forse “solo” una conoscente ma noi abbiamo dei piani per lei. Questo è il tuo rimpiazzo che siamo impegnati a sedurre, come abbiamo fatto con te. Questa è la persona che ci fornirà del fresco e rinvigorente carburante dopo che ti abbiamo buttata giù dal piedistallo. Sta arrivando, credimi. Questa è la competizione.Di nuovo.

3. Sono così orgoglioso di mio figlio/figlia

Io punto in alto e mi aspetto che i miei figli seguano le mie orme, dopotutto, loro sono solo una parte di me, un’ estensione di me e mi aspetto che facciano ciò che desidero, invece di trovare la loro strada nella vita. Li forzerò ad eccellere a scuola, nello sport, nella musica e così via perché i loro successi in realtà sono i miei successi. Mio figlio si è diplomato con onore, ha preso da me la sua intelligenza. Mia figlia ha vinto il campionato d’atletica della contea; sono sempre stato un eccellente corridore. Questi successi dipendono da me e mi prenderò tutti i meriti per questo, spostando i riflettori da loro a me dove devono stare. Non sono per niente orgoglioso di loro. Sono orgoglioso di me.

4. Lei mi maltrattava

Chi ti ha preceduto era una persona orribile. Ho fatto tutto ciò che potevo per lei. Tutto. Ho dato tutto me stesso per la nostra relazione e come sono stato ripagato? Bugie, controllo e soprusi. Lei mi ha impedito di vedere gli amici, mi ha rubato i soldi, ha detto bugie al mio capo così ho perso il lavoro, mi ha colpito e ha reso la mia vita un assoluto inferno. Sono scappato via da lei e lei continua a venirmi dietro perché non riesce a lasciarmi perdere. Ha sempre voluto causarmi dei problemi. Sembra che viva di questo. Ci deve essere chiaramente qualcosa che proprio non va in lei se si comporta in questo modo. Se mai la incontrassi, attenta, lei ti dirà ogni sorta di bugie su di me. Non credere a nulla di ciò che dice, lei è cattiva, pura cattiveria.
Ho detto la mia ex? Qui stavo parlando ancora una volta di me.

5. Lui è un mio carissimo amico

Sì quel famoso attore laggiù. Lo vedi? Sì è proprio lui. È un mio carissimo amico. Lo conosco da anni. Lui pensa che io sia un grande. Abbiamo trascorso dei gran bei momenti insieme. Certo è spesso occupato così non ci vediamo tanto quanto vorremmo, ma quando lo facciamo, ragazzi quanto ci divertiamo. Potrei raccontarti tantissime storie su di lui, ma naturalmente non lo farò, sono un modello di discrezione lo sai. Ci siamo incontrati ad una prima qualche anno fa, ho dimenticato quale sia precisamente, ma abbiamo legato subito. Lo faccio sempre con la gente, semplicemente sono un uomo di mondo, perfetto per legare con le persone. Conosco abbastanza gente famosa se devo essere onesto ma non mi piace molto parlarne. Se andrò là a salutarlo? Naturalmente, con tutta probabilità verrà lui a parlare con me dopo aver finito di parlare con i suoi fan. Gli piace occuparsi di questi impegni prima di parlare con i suoi veri amici. Mentre aspettiamo lascia che ti racconti di qualche altro vip di cui sono amico.

6. La mia famiglia ha problemi

È terribile ma la mia famiglia ha problemi. Speravo non fosse così. Speravo che fossero più come i tuoi. Sembri avere un rapporto così bello con i tuoi genitori e tuo fratello. Io non ce l’ho con i miei. Tutto per via della gelosia, vedi. Terribile no? Sentiti libera di essere triste per me. Bene, Grazie. Sì, sono sempre stato quello di successo della famiglia e per qualche ragione, invece di supportarmi e lodarmi per i miei risultati non ho avuto altro che insulti, girate di spalle e cattiverie. Non importa quanto ci abbia provato, non importa ciò che faccio, è sempre lo stesso. Non ottengo riconoscimenti per i sacrifici che faccio. Non ho comprensione o compassione perché loro sono ossessionati da se stessi, troppo occupati a gridare “Guardami” per preoccuparsi di me. Non è stato facile per me sai? Posso apparire di successo e brillante ma è stato difficile arrivare in cima e loro non mi hanno mai aiutato. Li odio. So che non dovrei dirlo ma diresti lo stesso se fossi stata trattata nel mio stesso modo. Sono spaventato che tu li possa incontrare ad un certo punto, sembreranno tutti dolci e solari all’inizio, ma non farti ingannare. Sotto la superficie sono cattivi.

7. Lui è un bugiardo

Lui? Oh una volta eravamo davvero ottimi amici, ma ora non più, non dopo quello che mi ha fatto. Gli ho prestato dei soldi, abbastanza a dire il vero. Era in un momento difficile per via del lavoro e non riusciva a pagare le bollette, almeno questo è quello che mi ha detto. Poi ho scoperto che aveva dei debiti di gioco e invece di dargli dei soldi gli ho permesso di azzerare quei debiti. Non mi sarebbe dispiaciuto se fosse stato onesto, ha sperperato tutto e ha aumentato i suoi debiti. È tornato con una storia triste riguardo al fatto che aveva bisogno di soldi per spese mediche ed essendo uno stupido altruista ci sono caduto. Chiedi cosa voleva davvero? Oh puoi immaginarlo, più soldi. Sono un tale idiota ma non posso fare a meno di provare ad aiutare le persone. Gli ho detto no dopo quello e sai che mi ha risposto? Invece di capire ed essere grato per tutto quello che ho fatto per lui, ha iniziato a raccontare a tutti che ero io quello a cui doveva dei soldi. Riesci a crederci? Ecco perché non voglio più avere niente a che fare con lui. Mente continuamente quindi stai attenta ci proverà sicuramente e cercherà di metterti contro di me. Grazie al cielo sono arrivato prima io.

H.G. TUDOR

7 Lies For 7 Others

Pubblicato il Lascia un commento

📰 INTRAPPOLATO: LA MACCHINA

Controllo.

Noi dobbiamo controllare tutto ciò che ci circonda. Dobbiamo farlo per poter ottenere carburante. Dobbiamo farlo perché la nostra naturale paranoia ci porta a dover esercitare la nostra volontà su coloro che ci circondano, prima che essi possano fare lo stesso con noi e senza dubbio con conseguenze catastrofiche. Solo esercitando il controllo possiamo essere sicuri e soddisfatti che l’ordine delle cose sarà come noi lo richiediamo. Noi odiamo essere soggetti al controllo degli altri. Ci porta alla mente cose che è meglio lasciar stare.

Questa necessità e desiderio di controllo ci obbliga a regolare le nostre manipolazioni in modo da poter progettare situazioni in cui possiamo ottenere un controllo totale. Il controllo totale sorge quando ti abbiamo intrappolato.

Questo concetto di intrappolarti funziona su più livelli. Il livello più ampio è entro i confini della relazione narcisistica. Questo è il motivo per cui consideriamo permanente il tuo coinvolgimento con noi. Noi abbiamo scelto te e ora ci appartieni. Ovviamente tu non hai voce in capitolo, perché dovresti averla quando non sei del nostro calibro? L’idea di intrappolarti continua in termini di Relazione Formale. Ecco perché ci muoviamo rapidamente per proclamarti come il nostro ragazzo, fidanzato, partner, moglie e così via. Il ricorso a questa etichettatura è più che un modo conveniente di rivolgersi a te. Ti intrappoliamo durante la seduzione con l’illusione che creiamo. Ti intrappoliamo durante la svalutazione attraverso la messa in atto delle nostre macchinazioni per assicurarti che tu resti bloccato e confuso. Posizioniamo trappole tutt’intorno a te in modo che si chiudano e ti trattengano stretto. Ti mettiamo incinta, ti isoliamo dai tuoi amici, ti facciamo rinunciare al tuo lavoro in modo da renderti finanziariamente dipendente da noi (anche se naturalmente più avanti  ci lamenteremo di te che ci sfrutti), ti impediamo di vedere la tua famiglia, diffamiamo le persone con te e te con loro così vieni tagliato fuori dalle tue reti di supporto. Il piazzare e il disporre queste trappole va avanti a vari livelli così tu rimani intrappolato.

Questo intrappolamento continua nelle varie fasi del ciclo narcisistico. Molto spesso si manifesta quando ti svalutiamo. In linea con la necessità di avere un controllo totale, vogliamo pianificare situazioni in cui tu sei sotto il nostro controllo, incapace di sfuggirci e quindi possiamo perfezionare le nostre macchinazioni contro di te ed estrarre da te ciò che vogliamo. Per fare questo, creiamo Trappole Situazionali e ce ne sono molte che vi descriverò nel corso di vari articoli, ma inizieremo con una Trappola Situazionale che è la nostra preferita; la macchina.

Noi saremo naturalmente al volante, dopo tutto la macchina è nostra (e anche se fosse intestata a te sarebbe irrilevante) e quindi dobbiamo essere noi a guidare. Noi scegliamo dove andare, la velocità a cui procediamo, i comandi dell’auto sono sotto la nostra gestione. Tu sei seduto accanto a noi, con la cintura di sicurezza, intrappolato al tuo sedile mentre il mondo scorre via come un lampo. Non puoi sfuggirci. Non puoi saltar fuori dalla macchina. Potresti sganciare la cintura di sicurezza e saltare sul retro del veicolo, se sei abbastanza agile, anche se ti impediremo di provare a farlo. Sei nel posto giusto, proprio accanto a noi e noi lo sappiamo.

Puoi essere ben ammanettato ad una sedia in qualche squallido scantinato, con una sola luce forte che ti illumina la faccia per l’interrogatorio e il trattamento sarà di natura simile. Il viaggio può essere iniziato abbastanza piacevolmente, ma se è un viaggio che si svolge durante il periodo di svalutazione, basta che tu faccia una gaffe nel criticarci che la nostra furia si accende e la cattiveria prende il via. Con te intrappolato sappiamo che ti abbiamo tutto per noi. Non c’è nessun posto dove andare. Con un Medio-Rango o un Superiore, verrai attirato nel veicolo esclusivamente per il nostro scopo di affidarci alla Trappola Situazionale. Il
comportamento che ci ha offeso potrebbe aver avuto luogo prima, in alcuni casi giorni prima e con la mente impegnata nel complotto che va sparata, ci avvaliamo dell’opportunità di costringerti a fare un viaggio con noi. Sarà indubbiamente con qualche falso pretesto; un picnic, un viaggio sulla costa, una gita al centro commerciale. Una volta che sei entrato, la cintura di sicurezza è allacciata e la chiusura centralizzata fa click, sei nostro prigioniero. Il sorriso che avevamo si smorza in un istante e la furia che abbiamo tenuto sotto controllo è ora autorizzata a venire in superficie. Questo ci permette di attingere carburante dalle tue reazioni, dalle tue suppliche, dalle tue domande, dalle tue espressioni perplesse, dallo spavento nei tuoi occhi e cose del genere. Potremmo pure aver riposto la borsa che contiene il tuo cellulare nel bagagliaio così tu non puoi chiamare nessuno. Se cerchi di raggiungere il cellulare, ti verrà strappato e gettato da una parte, possibilmente dal veicolo in movimento, così ci assicuriamo che tu sia isolato e intrappolato.

Non puoi andare da nessuna parte. Non c’è nessuno a cui chiedere aiuto. Non puoi uscire da questo spazio ristretto. Quindi ti abbiamo inserito in questa Trappola Situazionale che ci consente di esercitare un completo e totale controllo su di te, permettendoci di fare ciò che ci piace, per il tempo che scegliamo e, di conseguenza, questo controllo totale è un risultato molto importante a cui puntiamo .

Quando ti abbiamo per noi in questo modo, inizia il trattamento spiacevole che è tutto progettato per garantire che tu rimanga soggetto al nostro potere e che tu ci dia carburante. Ci sono molti modi in cui lo mettiamo in atto quando ti abbiamo intrappolato nel sedile passeggero accanto a noi e questi sono alcuni di questi modi:

1. Guidare a velocità eccessiva e/o spericolata;
2. Fare brusche frenate per farti sobbalzare in avanti, poi accelerare, poi frenare di
nuovo forte, catapultandoti avanti e indietro;
3. Frenare bruscamente quando stai per prendere un drink in modo che si rovesci;
4. Alzare la musica molto forte;
5. Contro-interrogarti incessantemente su qualcosa che hai fatto o non fatto;
6. Mettere in atto un trattamento del silenzio;
7. Dirti all’inizio del viaggio che stiamo andando da qualche parte e poi prendere una direzione diversa o superare la destinazione e rifiutarci di spiegare dove stiamo andando;
8. Assalirti fisicamente mentre guidiamo;
9. Guidare di notte in un’area non illuminata accendendo e spegnendo i fari;
10. Sterzare violentemente sulla strada, sorpassare in posti pericolosi;
11. Insultarti ripetutamente;
12. Gridare contro di te;
13. Pungolarti mentre ti facciamo domande.
14. Guidare in silenzio nel bel mezzo del nulla, eccetto le occhiate minacciose che
continuiamo a lanciarti;
15. Minacciare di gettare entrambi con l’auto giù da una scogliera e dirigerci verso quella zona;
16. Minacciare di buttarti giù dalla macchina mentre è in movimento;
17. Fare conversazioni circolari;
18. Fare lunghi monologhi su noi stessi che ti hanno stancato fino alle lacrime.

L’effetto di questo comportamento varierà di intensità. A volte viene fatto puramente per farti  sentire frustrato perché non siamo andati nel posto che ti avevamo promesso. In altre occasioni viene fatto per poter parlare con te e farti domande in modo da farti sentire stanco o a disagio. Poi la cattiveria e l’intimidazione vengono aumentate di nuovo per cui l’intenzione è di spaventarti e di renderti terrorizzato.

Dopo esserci comportati in questo modo e averti lasciato terrorizzato, tremante e spaventato, potremmo guidare intenzionalmente in un’area in cui il traffico è più lento e vi sono altre macchine attorno per metterti alla prova se cerchi di sfuggirci o attirare l’attenzione di qualcun altro. Ti aspetteremo per testare il nostro controllo e se lo farai, ci saranno ulteriori ripercussioni.

Le ripetute messe in atto di questo comportamento finiranno per condizionarti al punto di temere quando ti viene detto

“Andiamo a fare una gita in macchina.”

Dato che sei venuto a sapere fin troppo bene che è molto più di una semplice gita in macchina. È metterti in una cella proprio accanto a noi, una cella dalla quale non puoi muoverti o scappare e quindi possiamo mettere in atto le nostre macchinazioni contorte contro di te, tutto in nome del carburante e di un ulteriore controllo.

Vieni intrappolato e lo facciamo per farti impazzire.

H.G. TUDOR

Trapped : The Car

Pubblicato il Lascia un commento

👥 ALLA FINE DEVE FAR MALE

Ormai sapete tutti che sono spinto dalla fame che infuria dentro di me perché devo cercare il carburante per nutrire la bestia. Per cominciare, il mio carburante deriva dai complimenti e dall’ammirazione che mi hai fatto durante il nostro periodo d’oro. Sì, quel felice, meraviglioso momento in cui tutto ha un sapore migliore, ha un odore più fragrante, sembra più luminoso e suona più nitido. Mi è stato chiesto: perché non posso contenere il mio bisogno di ricevere ammirazione e complimenti per ottenere carburante? Perché devo intraprendere una linea di condotta così distruttiva che porta scompiglio in tutti coloro che mi circondano. Perché deve far così tanto male? Una domanda legittima.

Nel mio caso, ci sono due ragioni per questo. La prima produce quel vecchio adagio secondo cui la familiarità genera disprezzo. Immagina che la fragola sia il tuo gusto preferito di gelato. Ti porto un grande gelato alla fragola in un cono zuccherino. Ci dai una leccata ed è delizioso. Un gusto così fresco, così cremoso, e dentro ci sono anche piccoli pezzi di fragola. È semplicemente il gelato più gustoso che tu abbia mai presentato alle tue papille gustative. Queste fragole sono state coltivate nel giardino di Dio, allevate dagli angeli e cresciute con l’acqua più pura, il terreno più fertile e il sole vibrante. Il latte è stato preso da mucche che pascolano solo sull’erba più verdeggiante, priva di inquinamento e contaminazione. In effetti, ogni ingrediente che è stato utilizzato nella creazione di questa magnifica confezione ghiacciata è il migliore ed è perfetto. Non solo, è stato realizzato dal Supremo Alto Creatore di Gelato. Te ne porto un altro. Perchè no? Questo è un gelato adatto per i campioni. Mangi questo secondo gelato, ma ormai ti senti pieno. Ne porto un terzo, il sapore è comunque ottimo ma non altrettanto buono. Ora ti do la buona notizia che mangerai gelato alla fragola per colazione, pranzo e cena e non mangerai nient’altro. Presto, lo straordinario gusto del gelato non ti piacerà più. Anzi, cominci ad essere terrorizzato alla vista del gelato quando ti viene portato e il fatto che devi mangiarlo ti fa irritare. Ora ne sei stufo, ha perso la sua attrattiva.

Questo è quello che succede a me. Succede sempre. Dato che sono programmato per cercare una gratificazione istantanea, anche le sensazioni più meravigliose presto sbiadiscono. Non sono fatto per il lungo termine, non ho desiderio di longevità. Se fossi io a mangiare il gelato, avrei bisogno di andare a cercare una stracciatella di menta oppure vaniglia o forse una succulenta bistecca. Ho bisogno di qualcosa di diverso per darmi quella botta. Perché non mollare il gelato alla fragola e cercare quella nuova sensazione di gusto, perché devo sottoporre il gelato a una campagna di comportamenti selvaggi e cattivi? Una ragione è che, dal momento che ho investito tanta energia per ottenere tutto quel gelato alla fragola, non ho intenzione di lasciarlo andare. Devo trattarlo in modo diverso e in questo modo prendermi una pausa dal suo gusto. Con te, ho bisogno di staccarmi dalla lode e dall’ammirazione che mi offri ormai stantie. Semplicemente non fa per me. Allo stesso modo, ho investito energia per sedurti e non voglio lasciarti andare. Devo trattarti in modo diverso per cambiare la dinamica. Ho bisogno di tenerti attorno così mi impegno in una campagna disorientante che fa sì che tu ti attacchi di più a me. Cercherò ovviamente altra ammirazione da nuove risorse. Ci sono così tanti sapori da assaggiare per me. Una volta eri brillante e nuovo. Non più. Qualcun altro è più brillante e più nuovo.

Tornerò da te, come tornerò dal gelato alla fragola. Ho dimenticato quanto mi ha disgustato, quindi lo mangerò di nuovo e wow, ha un buon sapore. Allo stesso modo, ti concederò un breve ritorno al periodo d’oro. Mi prodighi di complimenti e amore nati dal sollievo e me la godo. Vale comunque la legge dei rendimenti decrescenti, e presto mi stanco della tua ammirazione, così come mi stanco del gelato alla fragola e ancora una volta devo prendermi una pausa, senza mai spezzare il legame con te o dar via il gelato. Me ne andrò e tornerò, ogni tanto sarò buono con te per ricevere la tua ammirazione così come ogni tanto prenderò una pallina di gelato alla fragola. In pratica questa familiarità e mancanza di volontà di lasciarti andare fa sì che devo trattarti male per far riemergere il carburante positivo su una base rara mentre attingo carburante negativo per avere il contrasto.

Ho menzionato due ragioni. La seconda ragione nasce da occasionali scorci di realtà. Solitamente, dimoriamo nel nostro falso costrutto in cui ti abbiamo trascinato. Tu puoi ottenere qualcosa, o un collega può ottenere un nuovo contratto, oppure notiamo che un amico acquista un’auto nuova fiammante. Questo ci mette davanti un doloroso promemoria dei nostri limiti e il nostro odio per le luci della ribalta spostate altrove, anche se provvisoriamente. In tal caso dobbiamo attaccare. Dobbiamo denigrare, disprezzare e svilire per creare di nuovo quel contrasto, ti facciamo sembrare cattivo e noi sembriamo buoni. Buttandoti giù te, o l’amico o il collega ci sentiamo potenti e di avere di nuovo il controllo. L’orrenda sensazione svanisce. In queste occasioni, l’invidia e la paura ci spingono ad essere pessimi con te. Dobbiamo farlo per farci sembrare superiori al confronto.

In entrambi i casi dobbiamo fornire un contrasto per mantenere il nostro carburante. Quindi, tutto non può essere rose e fiori in giardino, abbiamo bisogno di spruzzare l’erbicida sopra i fiori che hai cresciuto per assicurarci di ricevere il carburante che è il nostro scopo primario nella vita.

H.G. TUDOR

In the End It Has to Hurt

Pubblicato il Lascia un commento

📰 MALINCONIA DA COMPLEANNO

Succede ogni anno e tu inizi a temerne l’apparizione all’orizzonte di entrambi i nostri compleanni, il tuo e il mio. In totale onestà diresti che preferiresti che non fosse nemmeno accaduto. Il giorno trascorre camminando sulle uova mentre aspetti l’inevitabile discussione e la strigliata che riceverai. L’annuale senso di disappunto accadrà ancora e ancora e tu spererai che cambi in qualche modo, ma non accade mai.

Iniziamo con il mio compleanno. Dedichi tempo e soldi per rendere il mio compleanno un avvenimento divertente e memorabile. Io dedico un determinato livello di energia per assicurarmi che sia memorabile, ma per le ragioni sbagliate.
Tu organizzi qualcosa di particolare per renderlo un momento speciale e fai notevoli sforzi per organizzare un party a sorpresa o un viaggio da qualche parte che sai che mi piacerà. Setacci cataloghi e Internet provando a trovare quel regalo che speri mi tiri fuori un sorriso. La maggior parte delle persone sarebbero felice con metà dell’impegno che metti per compiacermi al mio compleanno. Non io. L’avvenimento può comportare una giornata ideale e un regalo spettacolare ma proprio come l’anno scorso e l’anno prima, finirà in una litigata e noi ce la prenderemo con te.

In apparenza, uno immagina che solo per una volta trascorreremo la giornata senza causare qualche tipo di dramma. Dopo tutto, il giorno riguarda noi. Esattamente ciò che ci piace e che vogliamo. Le persone ci augurano buon compleanno, ci mandano biglietti, ci danno regali e tu corri attorno sollevando e sostenendoci ( più del solito). I riflettori sono puntati su di noi. Beviamo tutto questo carburante ma ne vogliamo ancora di più. Ogni singolo istante deve essere nostro. Non aspettarti che ringraziamo te o chiunque altro che ci fa un regalo. Ricorda, noi siamo in diritto di riceverli. Possiamo anche ricevere regali da venti persone ma tu sai che insisteremo continuamente su quella persona che non ci ha fatto il regalo come ci aspettavamo. Diventa il focus della nostra irritazione. I regali brillanti e pensati vengono lasciati da un lato mentre ci lamentiamo contro quest’unica persona che non ci ha comprato qualcosa. Non importa se ci hanno mandato un biglietto, non importa se non abbiamo mandato loro un regalo per il compleanno (e non lo abbiamo mai fatto) e non importa se nessun altro si aspetterebbe che questo parente lontano mandasse un regalo. Ci lamenteremo e lo ripeteremo e sbraiteremo riguardo a questo.

Guai se non ci dai l’esatto regalo che aspettavamo. Se fallisci in questo noi criticheremo e ci scaglieremo contro di te. Non è possibile che tu ci ami se non sai nemmeno farci il regalo giusto. Convenientemente ignoreremo il fatto che quello che ci hai comprato è un regalo meraviglioso e che in realtà ci piace. Non è questo il punto. Non è il regalo che volevamo e tu sarai sottoposta alle nostre pungenti osservazioni. E se per uno strano fortuito caso tu riuscissi, superando tutte le barriere, a indovinare ciò che vogliamo (non aspettarti un aiuto da parte nostra nella spiegazione ci ciò che desideriamo, noi ci aspettiamo che tu lo sappia per telepatia) e ci facessi il regalo corretto, non aspettarti sorrisi e ringraziamenti. Abbiamo bisogno di fare una scenata. Anzi, osserveremo

“Vedo che finalmente hai fatto una cosa giusta. Non può certo compensare tutti gli anni in cui hai sbagliato, non è vero?”

Non puoi mai vincere quando si tratta di farci regali. Vorremo sempre buttarti giù, non importa ciò che hai fatto e senza riguardo per gli sforzi e i soldi che hai speso. Saremo sempre insoddisfatti e lo manifesteremo dandoti una strigliata di fronte a tutti durante la festa o facendoti una scenata dopo averti portata fuori dalla location con una scusa. Ogni anno ascolterai la stessa pungente accusa risuonare nelle orecchie

“Hai rovinato il mio compleanno. Ancora.”

“Quando arriva il tuo compleanno la situazione fa schifo uguale. Sistematicamente fingeremo di scordarcene. Non ti far ingannare dai nostri ripetuti apparenti vuoti di memoria. Noi ci ricordiamo tutto e il nostro potere di rievocare è spettacolare. Noi sappiamo che il tuo compleanno è all’orizzonte e come per la maggior parte delle cose genera in noi due reazioni. Da un lato non sopportiamo l’imminente anniversario perché è un giorno orientato nei confronti di un individuo, vale a dire te. Non riguarda noi e non lo sopportiamo. È raro che tu permetta che i riflettori siano su di te (ormai sei così abituata a puntarli su di noi che rinunci sempre a fissarli su di te) ma conservi la futile idea che in tanti giorni debba essere fatto proprio per il tuo compleanno. Lo troviamo irritante. Questo è un giorno che riguarderà te e quindi dove otterremo il nostro carburante? Questa prospettiva genera terrore e orrore dentro di noi.

Viceversa, godiamo del tuo compleanno perché sappiamo, che malgrado ogni precedente delusione, ti aspetterai che quest anno le cose siano differenti.
Preghi il tuo dio personale che per piacere, solo per una volta, il giorno passi senza incidenti e che tu ti possa divertire. Tu non sei particolarmente preoccupata di fare qualcosa di speciale, forse una cena fuori da qualche parte e il regalo non deve essere costoso, purché dimostri che sia stato pensato in qualche modo. Le tue idee sono basate sulla speranza rispetto all’aspettativa. Non sarà diverso perché abbiamo bisogno di rovinarlo. Abbiamo bisogno di farti sentire arrabbiata e ridicolizzata. Per ottenere questo ci sono varie cose che facciamo al tuo compleanno:

1. Ci dimentichiamo completamente. Se alle sei di sera menzioni che è il tuo compleanno ce la prenderemo con te spiegando quanto siamo stati occupati al lavoro o che c’è qualche altra cosa questione urgente che ce l’ha fatto passare di mente. Noi ci dimentichiamo deliberatamente e non tollereremo che critichi la nostra omissione.

2. Organizziamo qualcosa di lussuoso ma sapendo che non è qualcosa che tu apprezzi in realtà. Come sempre, farai buon viso a cattivo gioco e rimedierai un rigido sorriso sulla tua faccia. Noi sappiamo ciò che stai davvero pensando perché sappiamo che è qualcosa che a te non piace. Di fatto, è più probabile che abbiamo organizzato qualcosa che piace a noi. Lo facciamo perché chiunque possa vedere che grande e delizioso gesto abbiamo fatto e beviamo tramite l’ammirazione di lui o lei. Ci permette anche di stuzzicarti ripetutamente insinuando che non ti piace. Ti spingiamo a fare una piccola ammissione che non è proprio ciò che ti aspettavi e scoppiamo in una rabbia piena di indignazione mentre ti accusiamo di essere ingrata dopo tutti gli sforzi che abbiamo fatto.

3. Compriamo un regalo simbolico e sottolineiamo che il tuo 43esimo compleanno non è qualcosa da celebrare, no? Non è certo un traguardo. Usiamo questo per rimarcare l’avanzare degli anni e sottolineare i tuoi vari difetti.

4. Organizziamo un delizioso compleanno per te ma lo roviniamo spostando i riflettori verso di noi. Arriviamo tardi, flirtiamo con un’ospite o costruiamo un dramma in modo che tutti guardino verso di noi e non verso di te. Ci lamenteremo coi camerieri durante la cena fuori in famiglia, quando non c’è alcun bisogno di farlo. Vogliamo fare scena e spostare le luci su di noi.

5. Ricorderemo il tuo compleanno e lo trascorreremo facendo ciò che vuoi e saremo gentili con te fino al tardo pomeriggio quando deliberatamente tireremo su un litigio uscito assolutamente dal nulla. Il carburante che otteniamo da questo comportamento è il più dolce perché l’abbiamo costruito su di te, il tuo atteggiamento sulla difensiva si è sciolto nel vedere che facevamo qualunque cosa che ti piacesse. Stavamo aspettando. Aspettavamo che ti sentissi bene e felice per poi buttarti giù così la tua reazione emotiva è stata molto più elevata.

Questo comportamento non viene riservato al tuo compleanno anche se godiamo al massimo nel rovinare il tuo compleanno. Lo facciamo con il compleanno dei nostri bambini, amici e familiari. Odiamo il fatto che riguardi qualcun altro odiamo vederlo o che sia felice. Nel nostro mondo, nessun altro è autorizzato a compiere gli anni e crediamo che ogni giorno sia il nostro compleanno e che tutti debbano riconoscerlo comportandosi adeguatamente.

Sappiamo che vorresti che il tuo compleanno fosse cancellato dal calendario. È sempre un giorno orribile in una forma o in un’altra e vorresti che non avesse luogo. Noi facciamo un grande cerchio rosso intorno ad esso sul calendario nella nostra mente e accanto scarabocchiamo le parole “Festa del Carburante”.

H.G. TUDOR

Birthday Blues

Pubblicato il Lascia un commento

👤 SOLA

Mi piace quando sei sola. È il mio posto preferito per te. Quando ci incontriamo la prima volta se accenni al fatto di sentirti sola o mandi un patetico tweet compiangendo la tua solitudine, allora lo userò contro di te. Tanto valeva aprirsi il petto con un coltello e mettersi a gridare “Vieni a prendermi”. Le donne in stato di solitudine sono massivamente suscettibili ai miei approcci quando decido di sommergerti nel mio bombardamento di lusinghiere e premurose attenzioni. Queste donne stanche del loro stato di single si crogiolano nel solitario isolamento del mio interesse per loro. La bandiera rossa potrà anche sventolare segnalando il pericolo ma non la vedrai o se la vedrai penserai “che carina”.

Potrai anche sentirti desiderata e speciale ma tutto quello che sto facendo è muoverti. Ti sto trasportando dalla tua solitudine al mondo reale di isolato splendore della mia falsa realtà.
Una volta che ti ho posizionato lì mi occupo di farti tagliare fuori dalla famiglia, amici e conoscenti. Tu concorderai con la mia opera denigratoria delle persone che una volta ti erano care e vedevi regolarmente. Vuoi più di quello zucchero che sto versando su di te. Per farlo hai bisogno di trascorrere più tempo con me e meno con chiunque altro. Non è certo un sacrificio, non credi? Ogni voce di dissenso è marginale rispetto all’intelligente campagna denigratoria contro queste persone (attenta- questa stessa campagna verrà usata contro di te tra non molto). Tu sei un’impaziente co-conspiratore felice di scaricare queste persone (come puoi essere così crudele?) con la ripetuta promessa premio di ottenere maggiori intossicanti attenzioni da parte mia.

Una volta tagliati tutti questi legami, sei mia. Dipendente da me per qualsiasi cosa. Non hai nessuno su cui contare e ti puoi sempre focalizzare su di me. Mentre faticosamente tenti di compiacermi sempre di più, la realizzazione del tuo isolamento diventa sempre più evidente. Tu puoi sentire di nuovo i rampicanti della solitudine avvolgersi intorno a te. Lo so che sentirai questo e so che farai di tutto per aggrapparti a me, la tua vita è su una zattera, il tuo barlume di speranza nella terra selvaggia. Tutto pur di non rimanere sola. Mi spiace ma è troppo tardi. Il tuo isolamento è sigillato dal momento in cui sei rimasta ad ascoltarmi. Sei così sola, nessuno può sentirti urlare.

H.G. TUDOR

Lonely

Pubblicato il Lascia un commento

📰 TROPPO TARDI PER DORMIRE TROPPO PRESTO PER ALZARSI

Giri la testa e ci sono i numeri elettrici beffardi che si illuminano mostrando 4:02 a.m. Ci hai aspettato, in vista del nostro ritorno. Volevi assicurarti che non fossimo troppo ubriachi ed eri pronto a fornirci un grande bicchiere d’acqua e a chiederci come è andata la serata. Non eri del tutto sicura di dove eravamo andati o con chi, perché le nostre risposte erano vaghe, qualcosa di borbottato sugli amici e un nuovo bar, ma sapevi che era meglio non continuare a chiedere. Sai che se vogliamo dirti i dettagli, lo faremo, altrimenti è meglio restare zitti. Non è sempre stato così. In effetti, una volta non uscivamo mai senza di te. Preferivamo anche stare con te, godendoci una piacevole serata di buon cibo, vino e un film, oppure andavamo a letto presto, dove ci avvinghiavamo l’uno all’altra, mentre ci esploravamo e ci deliziavamo. Passi una mano sul lenzuolo liscio e lo senti freddo. Non c’è stato il calore di un corpo a riscaldare il letto accanto a te. Una volta avevi la facoltà di girarti e vederci lì distesi, contenti e tranquilli, con un lieve russare che usciva dalle nostre bocche mentre eravamo sdraiati supini sulla schiena. Ora devi evocare l’immagine per vederci lì, visto che è passato così tanto tempo da quando ci hai visti lì.

Alla fine ti sei diretta a letto a mezzanotte e nel tuo solito modo eri preoccupata che non fossimo ancora tornati a casa ma esibendo quell’atteggiamento ragionevole per cui sei nota, hai preferito dire a te stessa che ovviamente ci stiamo divertendo e che avresti fatto meglio a salire di sopra e andare a dormire. Solo che non ci riesci. Chiudi gli occhi e tutto ciò che vedi nella tua mente sono le immagini di noi che ce la spassiamo con altre donne. Non riconosci i loro volti, ma sono giovani, dalla pelle liscia, vestite in modo succinto e avvinghiate intorno a noi, un ammasso di carne che si contorce con noi al centro. Vorresti non aver pensato così, ma questo è ciò che si forma sempre nella tua mente ogni volta che facciamo tardi. Vorresti non aver considerato ciò che potrebbe accadere, ma a dire la verità non ti abbiamo dato l’attenzione o le rassicurazioni che ti davamo una volta. Ora senti che ti stiamo prendendo in giro mentre rivolgiamo la nostra attenzione su qualcun altra. Ti volti e guardi di nuovo l’orologio e vedi che sono passati appena cinque minuti. Dove siamo? Chiameresti ma sai che non ha senso. Il telefono sarà stato spento o sarà in modalità silenziosa infilato in una tasca da qualche parte per assicurarsi che non ci siano interruzioni. Vorresti che la tua paranoia fosse solo quella, ma sai che non c’è una buona ragione per stare fuori fino a tardi. Non c’è mai. Le prove sono aumentate progressivamente mentre queste escursioni notturne aumentano di frequenza da mensile a settimanale. Hai sentito il forte profumo su di noi quando finalmente siamo apparsi e siamo scivolati silenziosamente sotto le lenzuola. In altre occasioni hai notato l’odore di sapone o gel doccia poiché è chiaro che abbiamo tolto l’odore riconoscibile del sesso dalle nostre parti basse, dalle nostre dita e dalle nostre bocche. A volte sentendoci entrare in casa sei venuta fuori e hai acceso la luce nel corridoio, inquadrandoci in piena luce mentre stavamo lì in piedi. Ci guardavi e notavi che in realtà eravamo un po’ troppo composti, i capelli lisciati a posto, la maglietta infilata dentro come se avessimo preparato il nostro aspetto prima di tornare. Quel mezzo sorriso che abbiamo sempre indossato mentre ti guardavamo non ti è mai stato d’aiuto.

Eri solita fare le domande,

“Dove sei stato?”

“Che ora pensi sia?”

“Cosa diavolo stavi facendo?”

Ma sei sempre stata ignorata. Indipendentemente dall’atteggiamento adottato, dalla preoccupazione che potevamo aver avuto un incidente, sconvolta dal fatto che ci eravate mancati, rabbia per la nostra mancanza di considerazione tornando così tardi (o così presto dipendente da come la considerate) non è mai stata generata la reazione che volevi. Non abbiamo mostrato vergogna, nessuna colpa, nessun dispiacere. In realtà, era proprio l’opposto, una spavalderia arrogante mentre stavamo assorbendo la tua uscita di emozioni. Questo ti ha sempre sorpreso. Hai pensato che ce la saremmo svignata o saremmo andati oltre, dicendoti di stare zitta, ma no, siamo rimasti in piedi e ti abbiamo lasciato scaricare. Ancora più derisione e sempre con quello strano sguardo nei nostri occhi, come se stessimo osservando la preda, e quell’inclinazione volgare della bocca. A cosa pensavamo davvero quando ci hai dato una bella strigliata o pianto per quanto era tardi e abbiamo implorato di sapere cosa stavamo facendo.

Ora non ha senso. Resti a letto nella speranza che arrivi il sonno ma non arriva mai. Tante domande ti girano nella mente.

Dove siamo?

Con chi siamo?

La baciamo come siamo soliti baciare te?

La amiamo?

Fa male ma non puoi lasciar perdere. Vuoi che ci spieghiamo, che ti diamo la conferma della nostra infedeltà e ammettiamo le numerose trasgressioni, ma non succede. Alla fine compariamo, scivolando accanto a te ma sempre in qualche modo riuscendo a trasmettere quell’aria di non farci domande, facciamo come ci pare. Ogni volta sembra che sia sempre più tardi fino a che ora siamo arrivati al punto di impedirti di dormire ma non vale mai la pena di alzarsi. Resta l’ansia, che ti travolge mentre sei presa tra volerti confrontare con noi e non volerlo fare, perché fare un passo del genere equivarrà ad ammettere che c’è davvero qualcun’altra. Per ora, accetti le spiegazioni che ti diamo il giorno seguente.

“Ho incontrato alcuni amici che non vedevo da un po’, quindi si è fatto tardi”.

“Profumo? Sì, c’era una signora che conosco tramite il lavoro del bar e che aveva addosso un sacco di profumi.”

“Senti odore di sapone? Bene, mi lavo le mani dopo aver usato il bagno lo sai.”

“Ho perso la cognizione del tempo.”

“Mi stavo divertendo e volevo continuare, è un crimine?”

I commenti sono sempre fatti senza guardarti direttamente, ma ti lanciamo uno sguardo obliquo come per controllare se ti stai bevendo le nostre bugie. Adesso riconosci i segnali, ma ancora ti aggrappi alla speranza che non sia vero, che le bugie siano la verità e che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Tu vorresti non esserti sentita in questo modo ma tu ci ami ancora e non vuoi perderci, tu temi il vuoto di un mondo senza di noi e così accetti questo stato di essere dimenticata mentre noi abbracciamo la notte. Sei rassegnata alla tua condizione di rimanere sveglia, agitata e preoccupata, sapendo che probabilmente sei lontana dalla nostra mente. Non puoi farci nulla per il modo in cui ti senti, ma a volte, mentre giaci nel letto gelido, i primi accenni dell’alba oltre le tapparelle, vorresti non esserti sentita affatto così. Forse allora questo immobilismo svanirebbe, questa esistenza tra qualcosa e niente, la sospensione del non sapere ma neanche essere ignoranti. Questo è ciò che ti affligge di più. Questo vivere in mezzo. Questo sopravvivere negli spazi, albergare negli interstizi, occupare l’entroterra tra le cose. È estenuante. Se solo tu potessi rimuovere il tuo immobilismo e raggiungere un posto o l’altro. Ora come ora, ti giri e guardi l’orologio ancora una volta e vedi che ora è troppo tardi per dormire e troppo presto per alzarsi. Ancora una volta sei nel mezzo.

H.G. TUDOR

Too Late to Sleep, Too Soon to Rise

Pubblicato il Lascia un commento

📰 FANTASMI

Che tu creda o no nei fantasmi, certamente noi ci comportiamo con alcune caratteristiche simili. Compariamo dal nulla. È come quando non sei capace di ricordare l’inizio di un sogno, vero? Non riesci a ricordare come siamo apparsi. L’abbiamo appena fatto. Sembravamo fonderci nella tua vita con la disinvoltura di un fantasma che cammina attraverso un muro. Arriviamo come fantasmi nella tua vita. Come se vedessi un fantasma, quando ci subisci, non è un evento che dimenticherai in fretta. Ci avviciniamo a te, ci inseriamo nelle nostre vite e creiamo con te una connessione dopo l’altra mentre traiamo nutrimento da te. Come uno spettro ci attacchiamo a te e iniziamo progressivamente a succhiarti la forza vitale mentre inghiottiamo il carburante che ci dai.

Spesso svaniremo proprio come siamo arrivati, senza alcun preavviso o annuncio e per quanto ci provi (a cercarci) non ci ritroverai. È come se fossimo scomparsi dalla faccia della terra. Naturalmente abbiamo scelto il momento della nostra fuga senza preoccuparci del suo effetto su di te. Scivoliamo via come una nebbia che si dissolve. Una volta eravamo ovunque, ci avvolgevamo attorno a te e ti attraevamo. Proprio come uno potrebbe essere trapassato dall’apparizione di qualche spirito. Sei incantato dal nostro aspetto, c’è qualcosa di etereo e misterioso che ti rende attratto da noi e poi siamo spariti.

Siamo lo spirito elusivo che ora è introvabile. Potresti andare nello stesso posto in cui ci siamo manifestati per la prima volta, ma non c’è traccia di noi. Non abbiamo lasciato alcuna impronta, nessuna traccia della nostra esistenza quando provi a cercarci, proprio come i nostri cugini spettri, e poi improvvisamente siamo tornati. Rientriamo nella tua vita e continuiamo a tormentarti. Siamo incessanti e sempre presenti, alla deriva su di te mentre riprendiamo la nostra estrazione di carburante. Riprendiamo il prosciugamento del tuo spirito, facendoti sanguinare mentre le nostre mani fredde e morte ti afferrano ancora una volta.

Le persone hanno molte teorie su cosa sarebbero i fantasmi se esistessero davvero. Alcuni suggeriscono che dove c’è stata un’improvvisa esplosione di emozioni, un’esperienza intensificata, è stata creata un’impronta sul tessuto dell’esistenza. Questa impronta appare a coloro che sono idonei a vederla. Si osserva che quell’impronta ripete la stessa cosa più e più volte. Cammina sullo stesso percorso, passa attraverso lo stesso muro e poi svanisce solo per apparire la notte successiva nello stesso posto. Lo spirito segue la stessa routine come un pezzo di video che si ripete in un loop infinito. Proprio come un fantasma del genere adottiamo sempre lo stesso comportamento. Le stesse azioni tutte concertate per ossessionarti mentre estraiamo il nostro carburante. Gli stessi gesti, le stesse azioni che devono essere tutte riprodotte. Alcuni credono che un fantasma sia l’anima di qualcuno che ha subito la dannazione eterna. A lui o lei è stato negato l’ingresso in paradiso o all’inferno e invece è stato condannato a camminare sulla terra per l’eternità, ripetendo una routine incessante. La nostra infinita ricerca di carburante ci trova in una posizione simile. Dobbiamo attraversare la vita, essere irrequieti e non trovare mai la pace. Ci spostiamo da un posto all’altro, incapaci di riposare e di essere soddisfatti. Invece siamo spinti ad avanzare, afflitti dalla maledizione del nostro bisogno di carburante. Quindi dobbiamo ossessionare gli altri, mentre il nostro aspetto porta con sé paura e spavento allo stesso modo in cui il terrore segue l’aspetto di uno spettro.

Incapace di adattarci davvero, siamo fantasmi alla festa. Anche quando siamo scomparsi, resta una freddezza latente che ti colpisce fino al cuore. Ci senti ancora, puoi sentire l’effetto del nostro aspetto agghiacciante. Sei diffidente e ansioso in quanto sai che compariremo ancora una volta. Assolutamente quando è un mistero, ma dal momento che siamo arrivati per la prima volta e siamo spariti per la prima volta, saremo fantasmi nella tua vita e continueremo la nostra persecuzione. Meglio consultare quell’esorcista.

H.G. TUDOR

Ghosts

Pubblicato il Lascia un commento

👥 COSA PENSA IL NARCISISTA: TRATTAMENTO DEL SILENZIO PRESENTE

Penso di aver detto abbastanza. Vorrei che tu pensassi lo stesso. Non hai mai smesso di chiedermi della mia giornata di lavoro mentre io cerco di guardare lo sport in televisione. E così via, hai continuato a fare domande su domande. Mi chiedo perché tu sia così fottutamente interessata. In cerca di qualcosa vero? Stai cercando di prendermi in giro? Non lo farai. Io sono più intelligente di te. Molto più intelligente. Quello che faccio al lavoro non ha nulla a che fare con te e non scoprirai i miei progetti lì fino a quando non deciderò che dovrai saperlo. E non è il momento, quindi vorrei che tu restassi tranquilla e permettimi di guardare questo gioco. Continui ad andare avanti, parlando sopra il mio programma televisivo il che mi dice che consideri la mia esperienza di visione non importante e che mi dice che ovviamente pensi che io non sia importante e tu dovresti sapere da ora che sono importante. Odio che tu faccia questo. Posso sentir bruciare del tuo atteggiamento egocentrico e infido, e mi addolora, ma so cosa fare. So come fermare questo dolore e credimi, lo farò e lo farò ora.

Non sai mai quando tacere vero? Immagino tu pensi di essere gentile a chiedermi come è andata la mia giornata, ma non te ne importa, lo fai solo per amore delle apparenze, per farti sembrare buono, il partner premuroso e interessato. Conosco il tuo gioco. Ti ho capito, sei una truffa. Yap, yap, yap, come un irritante cucciolo intorno alle caviglie, avanti senza sosta. Stai solo zitto, lo farai? Non riesco a concentrarmi con te che mi ronzi intorno come una vespa.

“Come sta andando la nuova recluta?”

“Come si sta sviluppando il progetto?”

“Dove sei andato per quel pranzo d’affari? Era buono? Cosa hai mangiato? Con chi eri?”

Stai zitto. No, stai ancora chiacchierando. Non penso che tu stia aspettando una risposta, vero? Solo facendo domande per sembrare che mi stai coinvolgendo nella conversazione quando tutto ciò che stai facendo è impegnarti in un altro dei tuoi monologhi inutili ed egoisti. Lo sai quanto sembri noioso? Se non stessi cercando di concentrarmi su questa partita, penso che scivolerei in coma ascoltandoti con le tue inutili opinioni e le tue banali osservazioni.

Stai zitto e basta. No? Ottimo. Lo farò. No, non sto dicendo nulla. Non ho nemmeno intenzione di annuire, scuoto la testa o faccio un grido affermativo. Niente. Un silenzio totale.

Mio Dio, ti sei fermato. Forse ti sei ricordato che hai bisogno di respirare? Ah, eccellente hai notato che non sembro più ascoltare. Credimi, sto ascoltando e lo sto facendo con notevole attenzione, perché ho bisogno di ascoltare ciò che sta arrivando a modo mio. Fammi indovinare, penso che partirai con “Mi stai ascoltando?” Da un momento all’altro e sì, eccolo come previsto. Non ho intenzione di rispondere. Vai avanti, ripeti la domanda e come mi aspettavo lo fai. Ora ho la tua attenzione, no? Posso vederti con la coda dell’occhio mentre guardo lo schermo fingendo che le figure che girano con la palla siano più interessanti di te. Non lo sono perché quello che stai iniziando a fare è ciò che mi interessa. Posso vederti che ti protendi in avanti, cercando di attirare la mia attenzione. So che ci sei ma non ti riconoscerò. A volte mi lanci qualcosa per attirare la mia attenzione, di solito un cuscino. Non è una brutta azione, non come quando io lancio delle cose a te. Questo mi ricorda che devo sostituire quella tazza di caffè che ti ho lanciato addosso. Quel giorno andavi di fretta quando partì e si schiantò contro il muro. Ad ogni modo, quello era la settimana scorsa e questo è ora, e posso sentirti fare la domanda una terza volta. Sarà il cuscino? No, hai scelto di alzarti in piedi. Accidenti, devi cercare di affermare un po’ di autorità fin dall’inizio.

“Sto parlando con te.”

So che è così ma non ti rispondo, tuttavia già posso sentire la crescente irritazione nella tua voce, e già posso sentire le fiamme che si alzano dentro di me mentre bruciano via il freddo, aspro gelido della tua critica. Quel dolore sta già svanendo.

“Mi rispondi per favore?”

No non lo farò. Devo voltare la testa in modo che tu non veda il mio ghigno al tuo tentativo di comandare. Mi diverte. Posso vedere le tue mani spostarsi sui fianchi e quasi mi aspetto che tu pesti il piede a terra.

“Che cosa c’é? Perché non mi rispondi?”

La voce sale più in alto, segnalando la tua ansia e frustrazione e le fiamme continuano a svilupparsi dentro di me. Mantengo l’espressione di pietra, gli occhi neri come l’inchiostro che fissano lo schermo. Riesco a vedere il movimento sul televisore, ma è come se lo guardassi da molto lontano, mentre tutto ciò su cui mi sto concentrando ora è la tua voce e la continua e deliziosa sensazione fiammeggiante che si riversa su di me.

“Perché non mi rispondi?”

Le domande sono cambiate ora giusto? Un passaggio dalla tua curiosità sul mio lavoro a te che ora mi chiedi perché sono caduto in silenzio. Puoi continuare a chiedere e so che lo farai. Andrai avanti per un po’ di tempo. Uscirai dalla stanza cercando di imporre una risposta da parte mia, ma la tua porta sbattuta manterrà le fiamme ardenti. Tornerai dentro. Lo fai sempre. Tornerai pentito e ti scuserai anche se non saprai per cosa stai cercando di scusarti. Tuttavia, questo non ti impedirà di attraversare un carosello di ragioni nella speranza di rompere il mio silenzio.

“Ti ho turbato?”

“Ho detto qualcosa di sbagliato?”

“Non ti ho ascoltato?”

“Ho detto qualcosa di offensivo?”

“Per favore, cosa ho fatto di sbagliato?”

“Per favore, mi parlerai?”

“Lo odio. Odio litigare. Cos’è che ti ho fatto?”

Ogni volta che fai queste domande, il dolore e la preoccupazione nella tua voce continuano ad accrescere il senso di potere che sento. La ferita che hai creato si è chiusa da tempo e ora sto assaporando il crescente potere che mi attraversa. Non hai idea di cosa stai facendo mentre provi, come fai sempre, a fare le cose per bene. Rimarrò seduto qui, senza nemmeno guardarti. Non proverai a metterti davanti a me mentre guardo la televisione. Non oserai far questo o spegnerlo. Ti ricordi cosa è successo l’ultima volta quando l’hai fatto vero e so che non avresti fretta di sperimentarlo di nuovo. Posso sedere e godere del mio potere su di te e tu continui ad aumentarlo con le tue domande pietose e lamentose. Cercherai di scoprire cosa c’è che non va, incolperai te stesso e inizierai a scusarti mentre ti scervelli per indovinare che cosa hai fatto di sbagliato nella speranza di imbatterti nell’argomento giusto e fare le cose giuste. Ma fallirai. Poi vai avanti e cerchi di corrompermi per parlare con te, suggerendo di uscire, o che i miei amici passano a bere qualcosa domani sera o che tu mi cucini qualcosa di speciale. Continua, non risponderò. Non ti guarderò nemmeno. Sei completamente invisibile per me per quanto ti riguarda.

Mi chiedo per quanto tempo manterrò questo silenzio con te? Non hai ancora capito cosa fare, mi fa piacere dirlo. Continui a chiedere, tormentare e interrogare, spinto dalla tua stessa ansia che ti fa desiderare di accertare quello che è successo e fare le cose giuste. Ciò significa che potresti interrompere per mezz’ora, ma poi riprendi, provando una tattica diversa. Se sapessi che tutto ciò che dovresti fare è fare esattamente ciò che sto facendo io, questo cesserebbe. Te ne andresti in silenzio e continueresti con quello che vuoi fare e io inizierei a parlarti e a riconoscerti di nuovo mentre considero una diversa manipolazione da usare contro di te per raccogliere il mio prezioso carburante. Fortunatamente, la tua natura empatica che implica che vuoi capire, vuoi aggiustare e guarire, ti farà rimanere appeso lì e per tutto il tempo mi fornirai carburante e forza. Finché lo farai, il silenzio continuerà.

H.G. TUDOR

What The Narcissist Thinks : Present Silent Treatment

Pubblicato il Lascia un commento

📑 GUARDARTI MENTRE TI SGRETOLI

Noi non diamo supporto. Siamo troppo concentrati su noi stessi e la nostra caccia giornaliera per il carburante di cui abbiamo bisogno, per essere preoccupati di te. Siamo tutti presi dal nostro mondo personale e non siamo interessati al tuo.
L’unico momento in cui prestiamo attenzione verso di te è quando ci fornisci carburante o quando smetti di fornirci carburante. Tutto ciò che facciamo è incentrato attorno a noi. Questo perché dobbiamo ottenere carburante, perché senza di esso ci disintegreremo. La fame di questo carburante non finisce mai e di conseguenza tutta la nostra energia deve essere applicata per ottenerlo. Questo ci lascia privi di energia per chiunque altro.

Essendo tu una che si prende cura degli altri, ti piacerebbe pensare che la persona con cui condividi la tua vita, o con cui lavori a stretto contatto, sia disponibile a sostenerti. Questo potrebbe significare darti supporto emotivo quando stai passando un momento difficile o reggere la tensione permettendoti di ridurre i carichi su te stessa. Tu doni e sei felice di farlo, quindi perché non dovrebbero fare altrettanto? Questo è il punto di vista di qualcuno che opera normalmente secondo le regole e i ruoli del tuo mondo.
Questo non si applica a noi. Noi non possiamo darti supporto dal momento che non abbiamo nulla a disposizione per farlo.

In aggiunta a questo, non sappiamo come dare supporto emotivo. Sì possiamo vedere come vengono fatte cose del genere. Abbiamo anche osservato i modi con cui date supporto emotivo ad altre persone e sappiamo le frasi che vengono usate, le espressioni che si formano sulla faccia delle persone e i gesti che vengono fatti. Abbiamo visto tutto questo e potremmo salire sul palco. Anzi lo abbiamo fatto in passato. Lo abbiamo fatto mentre ti stavamo corteggiando. Quando volevamo che tu rivelassi le tue debolezze e vulnerabilità, quello che ti farà sicuramente rattristare e arrabbiare. Potrebbe perfino essersi verificato un episodio dove avevi bisogno di supporto emotivo. Eravamo felici di fare le cose meccanicamente perché eravamo nella fase in cui stavamo investendo su di te per ottenere il nostro carburante. Ci accontentavamo di fare i giusti versi, darti un abbraccio e fare quella panacea di tutti i mali che è una tazza di tè. Tutto questo è stato imparato da altri. Non sentivamo nulla per te. Non possiamo metterci nei tuoi panni (dio non voglia che ciò possa accadere) non possiamo empatizzare con ciò che stai sperimentando, né potremo mai farlo. Di nuovo, ti inganniamo facendoti pensare che siamo persone altruiste e che si prendono cura degli altri. Diamo prova di questo approccio quando stiamo insieme all’inizio e questo ti attrae verso di noi. Alza le aspettative di poter contare su di noi e rivolgerti a noi quando hai bisogno. È tutto falso.

Inoltre, quando hai bisogno di sostegno e lo aspetti da noi, ci stai mostrando che sei debole. Noi disprezziamo la debolezza. Scoprirai che la nostra tipologia raramente si trova vicino a bambini, malati e anziani. Questo perché sono tutti deboli e vogliono costantemente supporto. Non vogliamo che ci venga ricordato di questo fatto. Non possiamo essere disturbati da te che ingombri la nostra via di passaggio del carburante. Un’esibizione di debolezza ci fa infuriare. Una persona normale che dovesse vedere qualcuno in una posizione di debolezza lo vedrebbe degna d’aiuto e l’assisterebbe. Abbiamo visto come questa reazione venga naturale alle persone normali. A noi non accade.

Se sei fortunata ci allontaneremo dalla situazione in un’istante. Inventeremo qualche scusa urgente; troviamo un impegno urgente che avevamo dimenticato per assicurarci di poterci allontanare da te e dal tuo malanno, guaio o ferita. Probabilmente non vedrai mai quanto veloci ci muoviamo quando dobbiamo allontanarci da qualcuno che ha bisogno di aiuto. Se non riusciamo ad uscire dalla situazione allora semplicemente staremo fermi e guarderemo verso di te. Tu potresti allungare una mano verso di noi, gli occhi pieni di lacrime di dolore e ti daremo solo uno sguardo vuoto. Sappiamo che dovremmo aiutarti, ce lo hanno insegnato convenzioni e osservazione, ma non possiamo farlo. Siamo incapaci di uscirne ma siamo anche incapaci di aiutarti. Questo richiede compassione e noi non ne abbiamo. Ci richiede di usare le nostre energie per aiutarti e ci è proibito farlo.

La nostra reazione finale quando hai bisogno di supporto è diventare offensivi. I sentimenti di disagio che hai generato dentro di noi ci fanno sentire meno potenti il che puzza di inferiorità. Noi conosciamo un solo modo per cancellare una tale sensazione. Abbiamo bisogno di riaffermare il nostro potere e questo significa che dobbiamo prendercela con te. Diventa necessario sottoporti a ulteriori insulti e commenti denigratori, in un momento in cui ti senti ferita e vulnerabile.

“Per cosa piangi? Ho passato di peggio”

“Sono stanco e stufo che tu sia patetica. Fattene una ragione”

“Secondo me (inserire nome del soggetto di triangolazione) non farebbe tutta questa tragedia.”

“È solo un cane, ne prenderai un altro. Davvero, quante storie per uno stupido animale”

“Tu sei isterica, hai bisogno di aiuto”

“Smettila di piangere o ti darò un motivo per farlo.”

“Giusto. Attira l’attenzione su di te durante il mio compleanno.”

Ci scagliamo contro di te con queste parole nel tentativo di farti stare peggio e sentirci meglio noi, perché è tutto ciò che ci importa. Ti inganniamo facendoti pensare che teniamo a te. Questa è una falsa credenza. Non aspettarti sostegno da parte nostra.

A dimostrazione della nostra leggendaria ipocrisia ci aspetteremo che invece tu lo faccia sempre verso di noi. Quando abbiamo bisogno tu devi intervenire immediatamente, perfino quando stai vivendo tu stessa delle difficoltà. Quando abbiamo un graffietto ci aspettiamo che tu ci faccia stare meglio anche se tu stessi sanguinando a morte davanti a noi. Come per molti nostri comportamenti non riteniamo il nostro modo di agire verso di te come l’indicazione del modo in cui dovresti comportarti verso di noi. Se ci dividessi a metà molto probabilmente scopriresti questa frase scolpita dentro di noi come su un pezzo di roccia

“Fai come dico, non come faccio”.

H.G. TUDOR

Watching You Crumble

Pubblicato il Lascia un commento

📰 ABBASSARE LE IMPOSTE

Una volta che iniziamo la svalutazione di una delle nostre vittime, esiste una vasta gamma di tecniche manipolative che possono essere utilizzate per soddisfare il nostro obiettivo di estrarre carburante negativo da te. Alcuni di questi metodi sono sottili e potrebbero non essere notati dal soggetto, come la triangolazione con un oggetto. Altri sono brutali e coinvolgono la distruzione di oggetti l’agitare i pugni e il pestare con gli stivali. Spesso succede che non ti rendi conto che è iniziata la svalutazione perché non hai ancora familiarità con questa parola o anche con ciò che significa. Noterai comunque un cambiamento nel nostro comportamento. Uno di questi cambiamenti è assimilabile a noi che abbassiamo le imposte ogni volta che ci occupiamo di te.

C’è stato un tempo in cui uscivamo dalla macchina e trottavamo verso il punto in cui stavi aspettando sulla porta mentre ti avvolgevamo le braccia attorno e ti abbracciavamo appassionatamente. La nostra faccia si illuminava e la nostra gioia nel vederti sembrava abbastanza genuina. Questo succedeva ogni volta che venivamo a trovarti, come se non ti avessi visto da mesi, anche se è passato solo un giorno da quando ti abbiamo aspettato l’ultima volta. Ora quando ti incontriamo non c’è un balzo gioioso verso di te, il sorriso sembra forzato e non c’è più luce nei nostri occhi. Mentre una volta erano illuminati di un blu brillante e scintillavano, ora sembrano solo scialbi e ottusi, più scuri del solito. Cerchi di sollevarci il morale con quel tuo modo di fare instancabile. Chiedi cosa c’è che non va e ti viene sempre data una risposta: “niente”.

“Sei sicuro?” Chiedi, “sembri infelice.”

“No, non c’è niente.”

“Puoi dirmelo.”

Ci rendiamo conto che dobbiamo dire qualcosa ma siamo contenti della tua preoccupazione e del carburante che fornisce.

“Va tutto bene. Non c’è niente che non va.”

“Non sembra sia così. Per favore, dimmi cosa ti passa per la testa.”

È ora di aumentarlo un po’ ed estrarre un altro po’ di carburante.

“Ho detto che non c’è niente che non va,” scatto e tiro via la mano dalla tua. La tua faccia passa dalla preoccupatazione al turbamento e il carburante scorre.

Questo continua come una volta eravamo soliti parlare per ore al telefono di ogni genere di cose e ridevamo e pianificavamo, ora parliamo ancora a lungo (o meglio sembra che tu stia facendo più che parlare stavolta) mentre traiamo il carburante negativo da te. Cerchi di trovare nuovi argomenti per mantenere la conversazione, ma le nostre risposte sono limitate, il nostro tono piatto e poi irritabile mentre cerchi di rimanere pimpante e ottimista, ma la tristezza e la confusione sono fin troppo evidenti nella tua voce. Deve essere così. Ne abbiamo bisogno.

“Semplicemente non capisco,” protesti piacevolmente, “sembri così diverso in questi giorni.”

“Veramente? In che modo?”

“È come, è come se avessi a che fare con qualcun altro.”

“Beh, è assurdo, sono io.”

“Sì, lo so, ma tu non sei lo stesso.”

“Certo che sono uguale, stai immaginando cose.”

“No non è vero. Non sembri essere interessato a me quanto lo eri prima.”

“Lo sono, è solo, sai, ho un sacco di cose da fare al momento.”

“Lo capisco ma è più di questo. È come se stessi parlando con un’altra persona. Non ti sembri connetterti a me allo stesso modo di prima.”

“Non capisco cosa intendi.”

“Come posso mettertela? È come se avessi preso una decisione consapevole per allontanarti da me e non dici le cose che eri solito dire. Eri sempre solito firmare i tuoi messaggi con tre baci e ora ce n’è solo uno.”

“Sei preoccupata per quanti baci metto sui miei messaggi?” Chiedo incredulo.

“No, beh sì, beh non è quello. Quello è solo un sintomo di qualcos’altro. Mi preoccupa perché ti amo così tanto. È come se avessi abbassato le imposte e innalzato barriere quando siamo insieme. C’è una distanza tra noi che una volta non c’era.”

“Non l’ho notato.” (Certo che l’ho notato, so esattamente di cosa stai parlando.)

Passi quindi molti minuti cercando di trasmettere questo senso di distanza e alienazione mentre io ascolto. Non ascolto le parole che dici, né presto attenzione alla spiegazione, sono troppo impegnato a concentrarmi sul dolore nella tua voce, sulla frustrazione e sull’esasperazione mentre succhio il carburante dalle tue frasi. Questa tecnica è sottile. È facile da mettere in atto e ci consente di attingere carburante negativo da te senza che tu capisca cosa stiamo facendo. È spesso l’inizio del periodo di svalutazione quando la semplice cessazione del comportamento aureo produce di per sé una reazione che fornisce carburante. Non abbiamo bisogno di sconvolgerti, non abbiamo bisogno di urlare o gridare, non c’è bisogno di guidarti in una danza confusa e allegra con i nostri dinieghi e le nostre deflessioni. Il semplice atto di tirare su il ponte levatoio e non permetterti più di accedere alla parte meravigliosa di noi, all’illusione che è, resta altamente efficace.

“Mi sento come se tu stessi abbassando le imposte e io mi trovassi di fronte a una persona diversa. Tu non sei il HG che conosco e amo. Sei un’altra persona.”

È tempo di lanciarti una piccola ancora di salvezza per darti speranza.

“Mi dispiace, penso che a volte quando sono sotto pressione mi chiudo in me stesso. I miei amici hanno osservato questa cosa in precedenza. È solo una cosa che capita. Penso che sia ciò a cui ti stai riferendo. Non significa che ti amo di meno. Proprio ieri sera stavo fissando la sedia dove di solito ti siedi desiderando che tu fossi lì davanti a parlare con me.”

Questo dovrebbe funzionare.

“Ecco, questo è l’HG che conosco, tornato in un istante. Vorrei essere stata seduta anch’io su quella sedia, mi sei mancato così tanto la scorsa notte.”

È davvero così facile.

H.G. TUDOR

Bringing Down the Shutters