📑 LA STELLA CHE SI DISSOLVE

191122D The Fading Star.jpgTutti quelli che fanno parte della nostra Matrice di Carburante hanno un ruolo nel mantenere la nostra esistenza. Il nostro costrutto, ciò che imprigiona il demone e ciò che vogliamo che il mondo veda, deve essere mantenuto per preservare la nostra esistenza. Altrimenti, iniziamo a svanire mentre il costrutto si sbriciola e crolla. Il mantenimento di questo costrutto dipende interamente dalla fornitura di carburante e voi ne fate parte integrante. Come si collegano quindi i vari tipi di dispositivi al fine di impedirci di svanire?

Ho spiegato come attingiamo carburante da fonti primarie, secondarie e terziarie. Queste fonti variano in potenza e sono influenzate naturalmente dal metodo di fornitura del carburante. La fonte primaria rimane la nostra più importante fonte di carburante poiché è questa persona, di solito il partner intimo, con cui stiamo più di chiunque altra, ma anche che ha la maggiore reazione emotiva a ciò che diciamo e facciamo. Pertanto, questa persona ci fornisce la maggior parte del carburante e del tipo più potente. Sono anche coloro che soddisfano Gli Scopi Primari (che includono il carburante) più di chiunque altro. La fonte primaria è naturalmente il più importante fornitore di carburante, motivo per cui seduciamo questa persona con tanta dedizione, scateniamo una così terribile svalutazione e continuiamo a recuperarla dopo la fuga o il disimpegno. Facciamo un tale investimento in te come fonte primaria che consideriamo nostro diritto continuare a prelevare carburante da te, che sia positivo o negativo, che sia ora, la prossima settimana o tra dieci anni. Tu appartieni a noi, nella nostra mente.

Le fonti secondarie sono quelle che danno un buon carburante e sono invariabilmente quelle che fanno parte della nostra facciata. I nostri luogotenenti e la circolo sociale sono tratti dalle fonti secondarie – amici, familiari e colleghi – con cui interagiamo spesso, ma non nella stessa misura della nostra fonte primaria. E le fonti secondarie non danno lo stesso elevato carburante della fonte primaria. Le fonti secondarie svolgono una funzione eccellente come parte della facciata e il mantenimento di questa facciata è importante, quindi preferiamo mantenere le stesse persone e continuare ad aggiungerne. Le fonti secondarie godono invariabilmente di lunghi periodi d’oro con noi. Questo perché la nostra chiamata su di loro è intermittente e quindi è molto meno probabile che consideriamo il loro carburante stantio. Inoltre, possiamo avere molte fonti secondarie ma abbiamo sempre una sola fonte primaria. Quindi, se una tale fonte secondaria non ci ammira molto (ma non ci sta criticando e continua a fornire carburante), non merita una svalutazione. Resta leale, resta parte della facciata e passeremo a un’altra fonte secondaria per aumentare il carburante. Non è necessario svalutare o abbandonare la fonte secondaria iniziale. Perciò potresti vedere la nostra tipologia avere un amico che è “la stella del momento” perché il loro carburante è migliore di altre fonti secondarie e quindi il carburante cede di qualità ma non è un problema dato che possiamo aggiungere un’altra fonte secondaria o passare a un’altra che forse non abbiamo visto da un paio di mesi. Ciò è vantaggioso in quanto significa che la nostra energia può essere conservata per svalutare la fonte primaria mantenendo al contempo una gamma di fonti secondarie funzionanti a portata di mano e la facciata intatta.

Le fonti secondarie raramente smettono di fornire carburante. Non ne hanno bisogno. Una fonte primaria può farlo a causa della caduta in uno stato di salute cagionevole causata dalla svalutazione o perché impara come affrontare la nostra specie come risposta all’abuso. La fonte secondaria, quasi sempre trattata con un periodo d’oro prolungato, non ha bisogno di adottare una posizione di non fornitura di carburante.

Una fonte secondaria potrebbe tuttavia criticarci e, in tal caso, potrebbe essere soggetta a svalutazione, ma di solito sono escluse dal circolo e sostituite abbastanza facilmente. Verrà diffamata e fatta sentire come un’estranea, con il narcisista che usa la facciata e altre fonti secondarie per raggiungere questo scopo. Ci piace creare i nostri gruppi e se qualcuno che è una fonte secondaria minaccia la nostra supremazia o fornisce una critica, verrà espulsa dal gruppo.

L’occasione per la svalutazione della fonte secondaria è rara. Succede solo in due casi. In primo luogo, la risorsa ha criticato il narcisista (questa critica potrebbe giungere attraverso qualcosa che viene detto al narcisista o qualcosa che è stato fatto, ad esempio l’esporre il comportamento del narcisista agli altri) e così la furia viene accesa e il narcisista decide che questa persona deve essere resa un esempio di, prima di essere scartato, per mostrarlo al resto del circolo sociale in carica.

In secondo luogo, in un’istanza ancora più rara può accadere quando il narcisista non ha una fonte primaria. Se c’è assenza di una fonte primaria per un periodo di tempo, diciamo un numero di settimane, i livelli di carburante del narcisista saranno stati messi alla prova. Avrà cercato di sedurre e installare una nuova fonte primaria sostitutiva e il più delle volte il narcisista in quella situazione è in grado di farlo con successo. Tuttavia, supponiamo che ciò non sia avvenuto. Il narcisista si rivolge alle sue fonti secondarie e terziarie (quasi più alle terziarie) e fa affidamento più del solito su di loro perché gli forniscano carburante durante l’assenza della fonte primaria. All’inizio non ci sono problemi, le fonti secondarie forniscono carburante positivo che sostiene il narcisista, ma se ha solo poche fonti secondarie, allora non ci vorrà molto prima che le sue richieste di carburante superino il combustibile positivo che esse possono dare. La qualità inferiore del loro carburante (rispetto alla fonte primaria) viene evidenziata dall’assenza della fonte primaria. È anche perché ne viene posta loro una maggiore richiesta.

Alla fine, la fonte primaria per il narcisista verrà sempre prima di chiunque altro e sarà anche molto più vicina. Non importa quanto sia allettante. Se la fonte secondaria ha a che fare con la sua famiglia, il suo lavoro e così via, potrebbe non essere disponibile a fornire carburante. Se ciò dovesse accadere, in combinazione con l’aumento della domanda e la mancanza di una fonte primaria, la tensione sulle fonti secondarie positive inizierà a rivelarsi. Ciò significa che il narcisista dovrà aggiungere nuove fonti secondarie e / o svalutare le fonti secondarie per passare al carburante negativo, in modo sa essere sostenuto. Questo funzionerà per un periodo di tempo con l’amico confuso della cerchia ristretta che è una fonte secondaria, che sta cercando di capire perché il suo presunto migliore amico lo sta ignorando e subito dopo cerca di ricucire la relazione. Una fonte secondaria tuttavia non sosterrà la svalutazione così a lungo quanto una fonte primaria e potrebbe persino condizionare anche altre fonti secondarie, facendo notare come viene trattata. Il narcisista sta già soffrendo per una riduzione dei livelli di carburante e la supremazia della sua facciata è stata messa in discussione. Questo ne fa aumentare le richieste per lui.

Le fonti terziarie forniscono la minima quantità di carburante e generalmente godono anche di lunghi periodi d’oro – ad esempio la signora che lavora nella stazione di servizio o il postino – dal momento che da loro viene attinto solo su base intermittente. Le fonti terziarie possono anche essere utilizzate immediatamente per il carburante negativo, ad esempio rimproverare un cameriere o gridare al commesso. Noi non li consideriamo necessari per il mantenimento della facciata, il loro carburante negativo fornisce una spinta utile e tale comportamento arrogante può impressionare una fonte primaria (o secondaria) e ricavarne carburante positivo se necessario.

Se non c’è una fonte primaria per un certo periodo di tempo, aumenta la dipendenza dalle fonti terziarie. Ci sarà una maggiore attività nell’uso della tecnologia per attirare queste persone verso il narcisista – come sui siti di incontri, chat rooms o attraverso i social media, ma se l’affidamento è frequente e la qualità del carburante alta, diminuirà rapidamente e coloro che sono stati legati al narcisista in questo modo verranno scartati e sostituiti prontamente con nuove fonti terziarie remote. Ci sarà un alto turnover. Allo stesso tempo, il narcisista probabilmente si butterà sempre di più su fonti fisicamente vicine man mano che il livello del carburante diminuisce. Questo avviene per due motivi. In primo luogo, ha bisogno più che mai del carburante da fonti terziarie e il combustibile negativo è meglio di quello positivo. In secondo luogo, sarà furioso di essersi ritrovato in questa posizione (non avere una fonte primaria senza averne una su cui buttarsi), quindi le fonti terziarie sopportano il peso di questa rabbia.

Un narcisista senza una fonte primaria finirà per allontanare le fonti secondarie e in certi ambienti, ad esempio una piccola città, si darà da fare per sostituirle quando le persone si renderanno conto di quello che lui è. Può mancargli l’energia per mantenere il ricambio delle fonti terziarie remote e passa il suo tempo a scagliarsi contro quelli che sono fisicamente vicini. A questo punto il narcisista è costretto a perdere la facciata (dal momento che così tante persone conoscono il suo comportamento) per continuare a estrarre carburante. È ora che ha tre scelte: –

1. Assicurarsi immediatamente una nuova fonte primaria;
2. Spostare il suo ambiente in modo da poter cercare nuove fonti secondarie e terziarie e ricostruire la sua facciata; oppure
3. Cadere in depressione e inattività mentre i suoi livelli di carburante precipitano.

Il narcisista diventa una stella che si dissolve. Una volta splendente, magnifico e luminoso, la sua perdita della fonte primaria e l’incapacità di trovarne un’altra implica che il seducente splendore svanisce mentre un buco nero l’attende. Comincia a dissolversi quando entra in una crisi da carburante. Così puoi vedere quanto siano fondamentali le fonti primarie nell’esistenza della nostra specie e perché facciamo un tale sforzo per assicurarcele, sostituirle e recuperarle di nuovo.

H.G. TUDOR

The Fading Star

📰 LA ZONA DI GUERRA

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C’è un tratto di terra. Tu conosci questo tratto di terra. Hai visto questo tratto di terra molte volte. Ora lo stai guardando. È sul lato di una collina; l’angolo è ripido, il che significa che ogni passo che fai mentre ti porti in avanti richiede uno sforzo considerevole mentre l’incessante forza di gravità prova a trascinarti di nuovo indietro per la collina. Questo tratto di terra è un territorio pieno di fango ribollente, fango denso e stucchevole che ti risucchia, mentre sei intento a frenare la tua avanzata. Tuttavia sai che devi attraversare questo tratto di terra, quindi raccogli le forze, ti cingi i fianchi e parti.

Il filo spinato posto su questo tratto di terra ti si impiglia nei vestiti, i commenti pungenti si insinuano in questo pezzo di filo arrotolato e attorcigliato nei tuoi vestiti e sussulti come se ti venisse trapassata la tua pelle. Cerchi di sollevare la gamba sopra questo filo quando senti il piede che ti regge in equilibrio sprofondare nel fango. Senti il rat-ta-ta-ta della feroce raffica di proiettili di bile che vengono sparati nella tua direzione. La mitragliatrice di malevolenza sputa fuori bugie e insulti che cospargono il terreno intorno a te, fischiando oltre la tua testa e spruzzando tutto intorno con un approccio a casaccio. Sei abituato a questo, ma non lo rende affatto più facile perché sai che questa mitragliatrice sembra avere una scorta illimitata di quei proiettili. Per evitare di essere colpito ti lanci in avanti, sentendo un altro colpo dal filo che ti graffia attraverso i vestiti mentre colpisci il terreno con uno duro colpo. Il vento viene spinto fuori dai tuoi polmoni mentre sei disteso nel fango, la mitragliatrice continua a vomitare le sue accuse rabbiose. Senti il fischio di qualche ordigno in arrivo, forse una di quelle bombe a mano che ci piace lanciarti da diverse angolazioni. Non puoi vederlo ma sai che sta arrivando e ti metti in testa il cappello di latta, sperando che ti manchi mentre cerchi di sprofondare nel fango per evitare ferite. C’è un boato alla tua destra e ti prepari ma le schegge selvagge di falsità questa volta ti mancano. Ti arrampichi, freddo e inumidito dal fango che ora ti si attacca addosso, gli occhi che guizzano a destra e a sinistra nel modo in cui ti sei abituato. I tuoi sensi sono in moto frenetico mentre la tua ipervigilanza aumenta. Non sai per quanto tempo riesci a tenerlo a bada mentre cerchi con lo sguardo un cecchino sul crinale che potrebbe colpirti con un colpo ben piazzato dal suo fucile di contraccolpi casuali. Le tue orecchie si sforzano di ascoltare il rumore di un’altra bomba a mano piena di odio o il cicaleccio caustico della mitragliatrice malevola. C’è un ruggito nelle tue orecchie. È il suono del sangue che scorre nel tuo corpo, spinto dal tuo cuore tuonante o è il muggito del tuo aggressore? È diventato così difficile discernere in questi giorni.

Corri in avanti adottando la tuo consueta andatura a zig zag per evitare i tentativi di abbatterti. Carichi, a testa in giù, le gambe che battono forte il fango, ogni passo sembra richiedere sempre più tempo mentre senti che ti stai muovendo al rallentatore. L’aria è viva con l’odore di cordite, veleno e vetriolo. Alla tua destra c’è un suono fluttuante e tu istintivamente ti getti di nuovo a terra, infrangendoti nel fango e senti il calore sopra la testa mentre una fiammeggiante nuvola di furia brucia, agitandosi e fluttuando dal lanciafiamme brandito dal tuo aggressore. L’aria è surriscaldata e puoi sentire il calore attraverso il collo e la schiena mentre stai giù. Non puoi restare qui a lungo anche se sai che sarai un facile bersaglio per il mortaio che farà piovere su di te le sue brutali bombe. Cominci a gattonare, il calore continua a impossessarsi dell’aria, i proiettili che ti colpiscono e ti passano accanto, cadendo nel fango mentre tu strisci, il respiro irregolare, i polmoni che bruciano. Non hai notato quanto stai tremando dal momento che sei troppo impegnato a cercare di evitare le scariche che ti vengono lanciate contro.

Il calore è scomparso e a fatica ti metti in piedi, quando senti l’ack-ack-ack di un’arma più grande che scarica le sue munizioni abusive contro di te. Ti accorgi che di questi pezzi di ordigni onerosi ce ne sono tre mentre il nemico ti sta triangolando nel tentativo di abbatterti. Ti dirigi a sinistra e torni a destra mentre ti chiedi dove sono i tuoi alleati, dove sono andati? Puoi ricordare vagamente che una volta c’erano altri che ti sostenevano e ti aiutavano a salire su questo pendio, incoraggiandoti e spingendoti, ma le loro voci sono sparite. Uno alla volta il nemico li ha eliminati lasciandoti isolato e solo.

Questo pendio che ora minaccia di fermare la tua avanzata una volta era una bella collina abbellita da un’erba verdeggiante che ondeggiava nella tiepida brezza. I fiori la adornavano sotto un sole dorato che splendeva mentre tu correvi lungo il pendio ogni giorno con facilità e così privo di preoccupazioni. Il ricordo di quel tempo svanisce quando senti il rumore del rombo e vedi la canna di un carro armato che arriva nella tua vista. Sai cosa sta arrivando da questo carro armato del terrore, una salva di bossoli graffianti, progettati per mandarti a volare per aria, stordito e disorientato. La canna sta oscillando mentre il tuo tormentatore prende la mira e tu con notevole sforzo continui la tua avanzata. Sembra che tu stia attraversando l’inferno. Il baccano, le improvvise esplosioni di un fuoco furioso e una luce accecante contro il cupo cielo grigio, i bombardamenti, i tonfi, il rumore acuto dei proiettili, il rumore ovattato dell’energia negativa di bombe, bossoli e granate assorbite dal fango. Sei sotto attacco da tutte le parti mentre ti lanci in avanti e superi un’altra serie di commenti spinosi, evitando di essere catturato su di essi. Atterri e vedi avanti il crinale che indica la fine di questo tratto di terra. La fine della discesa. Devi solo arrivare lì e sarai protetto da questo assalto, fuori portata e sicuramente in grado di riposare e raccogliere le tue forze. Noti per la prima volta che i tuoi denti stanno battendo per la paura, quasi imitando il cicaleccio dei covi delle mitragliatrici che stanno mandando a fuoco verso di te i loro proiettili ripieni di veleno. La terra geme in segno di protesta mentre una fila di proiettili sbatte in terra e tu lo prendi come il segnale per andare ancora avanti. Senti il pulsare del motore dell’aeromobile mentre un aereo del dolore si avvicina pronto a far cadere un dispositivo incendiario su di te per farti bruciare o una bomba terrificante per farti esplodere in mille pezzi con la forza del suo vetriolo. Il tuo respiro è irregolare e puoi sentire le tue gambe tremare, il bilancio di questa avanzata ora si aggiusta sul tuo corpo che ha sopportato così tanto. Ancora cinque passi e poi sicuramente avrai raggiunto la sicurezza. Il ruggito della battaglia raggiunge un crescendo, il malevolo metallo lacera l’aria mentre l’aereo si avvicina, il carro armato si piega, la canna cerca di tenere il passo con te. Quattro passi. I proiettili sibilano e un’altra bomba a mano esplode dietro di te. Tre passi. C’è il sibilo di una bomba che cade che sostituisce tutto l’altro clamore di guerra. Due passi. Il tuo cuore sta per esplodere. Un passo. Ora tutto è stato lanciato contro di te per impedirti di raggiungere il crinale. Un’enorme esplosione esplode alle tue spalle, furiosa e spaventosa mentre tu vieni scagliato nell’aria, sopra il crinale e il suolo macchiato di fango, sfilacciato, sanguinante e malconcio che ti schianta al suolo e ti rigiri, una volta, due e una terza volta.

Il mondo alla fine smette di girare su di te. La rotazione della scena e i suoni frenetici della battaglia sono divenuti ovattati e distanti. Senti il tuo stesso cuore che pulsa ancora, il suono del tuo respiro pesante mentre ti controlli con la mente e ti rendi conto di essere intatto. Appena.

Apri gli occhi e ti volti per vedere dove sei arrivato e questo ti sta dando una sorta di tregua. Sei in un fosso o forse in una trincea e non puoi vedere altro che due argini di terra su entrambi i lati di te che ti forniscono protezione. Ce l’hai fatta. Hai attraversato la zona di guerra. Hai attraversato quel tratto di terra e ci sei riuscito. L’euforia ti percorre mentre a tentoni ti siedi. Sopra il crinale alla tua destra c’è il posto da dove sei appena arrivato, ma cosa si trova a sinistra? Con attenzione sbirci oltre il bordo della trincea.

C’è un pendio davanti a te. Un tratto di terra. Conosci questo tratto di terra. Lo conosci bene. È fango ribollente con i nidi delle mitragliatrici che fiancheggiano i lati del pendio e questo ripido tratto di terra porta a un crinale.

Sì, tu conosci questo tratto di terra.

H.G. TUDOR

The War Zone

📑 LA PAURA

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La paura arriva in molte forme. Ha la capacità di causare terrore, ansia e nervosismo. La paura è uno degli strumenti più potenti che esistono per facilitare il controllo su qualcuno. Ripensa a quando eri un bambino piccolo e alle cose che ti spaventavano. Molte di esse hanno un’applicabilità universale. Quante volte hai gridato a tua madre e tuo padre durante la notte perché eri spaventato dai “mostri sotto il letto” ed eri terrorizzato dal fatto che una volta chiusa la porta della camera da letto qualcosa sarebbe venuto fuori dall’armadio e indotto una paura assoluta in ogni parte di te? Forse erano le strane forme che si formavano quando la luce veniva spenta con la sola luce della luna che filtra attraverso la fessura delle tende, così che l’ombra proiettata attraverso la stanza appariva come una vecchia strega che aspetta di venire e portarti via e mangiarti. Quante volte eri stato avvisato da bambino di non parlare mai con estranei, di non salire mai in macchina con qualcuno che non conoscevi e di non accettare mai dolci da uno sconosciuto? Ti ricordi come questo evocava immagini di vecchi puzzolenti in impermeabili macchiati che aspettavano di rapirti e farti sparire misteriosamente per rinchiuderti chissà dove? Forse c’era quella casa sulla strada del ritorno da scuola che aveva richiamato su di sé una certa reputazione. Era cadente, il giardino era coperto di vegetazione, con cespugli che si riversavano sul sentiero, le finestre sporche e la vernice che si screpolava. Non eri mai sicuro se qualcuno effettivamente vivesse lì. Alcuni avevano detto che lì viveva una strega, e aspettava che i bambini passassero da soli per afferrarli e rinchiuderli nella sua cantina a morire di fame. Altri in pomeriggi tempestosi raccontavano storie che facevano drizzare i capelli sulla nuca sugli spiriti che infestavano la vecchia casa. Un amico avrebbe giurato di essere passato, una sera umida e ventosa, proprio mentre si stava facendo buio e di aver visto il volto di un fantasma bambino che lo fissava da una finestra al piano di sopra, le sue mani spettrali che bussavano alla finestra come se chiedessero aiuto. Dopo aver sentito quella storia, hai preso un altro percorso per tornare a casa da scuola in modo da non dover più oltrepassare questa particolare casa. Se non era possibile, vi passavi accanto correndo, a testa bassa, urlando a squarciagola per coprire eventuali strani suoni che potrebbero provenire dal bambino fantasma intrappolato, e intanto non osavi nemmeno guardare verso la casa. La paura ha spesso accompagnato la tua infanzia e ti ha provocato notti insonni, incubi e una riluttanza ad andare a letto. Ricordi di essere stato mandato a letto e di fissare le scale nell’oscurità chiedendoti cosa ti stesse aspettando? Come non volevi apparire spaventato di fronte ai tuoi genitori (specialmente dato che ti avevano lasciato stare alzato ancora un po’ perché ora eri un “ragazzo/ragazza”). Volevi restituire indietro quelle parole mentre indugiavi alla base delle scale, il corridoio più freddo del soggiorno da cui ti eri avventurato. Quante volte il rumore della casa che si assestava, con strani gemiti e scricchiolii ti convincevano che qualcuno stava aspettando sulla porta fuori dal campo visivo, il piede con lo stivale pesante appoggiato sul pavimento scricchiolante, l’ascia arrugginita stretta nelle dita unte dalle unghie lunghe? La vista di un pagliaccio ti ha fatto correre a nasconderti tra le pieghe del vestito di tua madre, quella strana bocca maliziosa e accentuata che crea panico nella tua piccola mente? Cos’ha in mente per te quel misterioso clown?

Potrebbe essere stata una riluttanza a camminare a piedi nudi nel mare o in un fiume perché non riuscivi a vedere dove stavi mettendo i piedi. Hai sentito qualcosa sfiorarti il piede, molto probabilmente alghe, ma nella tua mente un pesce dai denti di rasoio stava per darti un morso alla caviglia o un granchio stava per darti una sforbiciata di tenaglia all’alluce. Ti sei voltato e hai corso urlando dal bordo del mare per tornare alla sicurezza della spiaggia di sabbia. Potrebbe esserci un vicolo di assassini nella tua città, un passaggio male illuminato tra due strade che durante il giorno bera una scorciatoia comoda e facile, ma di notte la presunta riserva di mercanti di coltelli in agguato e strangolatori dai denti gialli che stavano solo aspettando di balzar fuori e prendere la tua vita. Sei rimasto a fissare il vicolo cercando di farti passare la paura, ma non se n’è andata e invece hai deciso di percorrere la lunga strada. Ci sono voluti venti minuti in più, ma almeno sei tornato a casa sano e salvo.

La paura ha continuato a perseguitare la tua vita mentre crescevi. Potresti non essere più preoccupato per l’uomo nero, ma si è trasformata nella paura che viene dal trovare un gonfiore sul tuo corpo e non sapere cosa sia. L’incertezza sull’azienda per cui lavori ti fa girare e rigirare di notte. Ti chiedi da dove arriverà la prossima busta paga, temendo per il futuro. Camminare da solo lungo una strada di notte e sentire i passi dietro di te causa ancora un aumento della frequenza cardiaca. Un’occhiata alle tue spalle mentre attraversi la strada per il marciapiede non fa altro che aumentare la tua preoccupazione mentre anche una figura incappucciata attraversa la strada. Il tuo passo si fa più veloce con l’aumentare della paura e la tua mente si riempie di immagini di furto, stupro o omicidio. Quando sei da solo in casa di notte, il rumore di un colpo dal piano di sotto ti fa sedere di scatto sul letto. Cos’è stato quel rumore? Lo hai sognato? C’era qualcuno che stava entrando? Era qualcosa che non apparteneva a questo mondo, forse un poltergeist che lanciava un libro contro un muro. Non puoi vedere cosa ha causato il rumore e immediatamente la paura prende forma nel buco dello stomaco, la tua mente da corsa che evoca una serie di spiacevoli scenari mentre rifletti e intanto strisci in cima alle scale e scruti per vedere se riesci ad accertarti di cosa era.

La paura si impadronisce di te e rende la tua ragione difettosa. Ti stringe attorno alla gola impedendoti di gridare e trasforma le tue gambe in pietre così che tu sei pietrificato in senso figurato e incapace di sfuggire a quel tormentatore invisibile. La paura ti prosciuga, ti paralizza e farai qualsiasi cosa per sfuggire a quella sensazione di paura. È pervasiva, dannosa e controllante.

Le tue più grandi paure derivano sempre dall’ignoto. È ciò che non puoi vedere che ti causa il più grande terrore. Quando non riesci a vedere qualcosa, sei immerso nella paura, la sua presa ghiacciata prende piede e tu ti sgretoli. L’ignoto e l’invisibile creano la paura. Questo è il motivo per cui siamo così efficacemente devastanti nel nostro controllo su di te. Questo è il motivo per cui creiamo una tale paura paralizzante in te.

H.G. TUDOR

The Fear

👤 TUTTA SOLA

191031F All Alone

Hai mai avuto la sensazione che qualcosa non quadra? Cos’era quel rumore che hai sentito solo ora? Era un sogno o era realtà? Sembrava un motore. Un motore profondo e rauco che riconosci e che hai sentito molte volte. Ti siedi sul letto e vedi che sono quasi le tre del mattino. Pieghi la testa e ascolti, le orecchie tese per quel suono familiare e spaventoso. Non senti niente. Forse il motore è stato spento e quel veicolo ora è rimasto ad aspettare fuori. Sono io, dici, nella pozza di oscurità gettata da un recinto, vigile e che osserva la tua casa? Quella nodosa sensazione fa presto ad afferrarti lo stomaco mentre lentamente emergi dal letto. Ti muovi attentamente sentendoti come se il fruscio del piumone o i tuoi piedi nudi sul pavimento emettessero un suono che io potrei sentire. Sai che è sciocco perché il mio udito non è così acuto, ma ti trovi sui carboni ardenti e di conseguenza ti muovi nello stesso modo. Ti dirigi verso la finestra dove le tende sono tirate. Hai voglia di gettarle indietro con un movimento improvviso sperando di farmi saltare. Vedi un’immagine della mia faccia premuta contro la finestra, sbirciare diabolica, prominente e snervante. Con cautela, sposti leggermente la tenda e guardi attraverso lo spazio. Il tuo campo visivo è limitato e non puoi vedere tutto ma il mio veicolo non sembra essere lì. Sto guardando quelle tende che una volta ero solito tirare delicatamente? Oppure mi aggiro per l’esterno della tua casa, alla ricerca di una finestra aperta o di una porta non chiusa a chiave? Hai trattenuto il respiro, non osando respirare, il tuo cuore che batteva forte e ti rimbombava nelle orecchie e ti chiedi se hai scambiato quel suono con quello del motore della mia auto, ma tu sai cosa hai sentito. Forse ero appena passato? Quante volte hai visto una Mercedes nera antracite con la coda dell’occhio mentre passeggiavi per i negozi, andavi in un bar o uscivi dal lavoro? Il tuo cuore salta ogni volta che ne vedi una e i tuoi occhi guizzano sulla targa per verificare se è la mia macchina. Naturalmente, ora potrei aver cambiato auto. Non lo sai per certo. Vuoi passare davanti al luogo in cui vivo e accertare che macchina guido in modo da poterla tenere d’occhio, ma temi che io possa vedertelo fare e trovare soddisfazione dalla tua apparizione. Qualcosa non quadra. In questi giorni sperimenti spesso questa sensazione. Ti si drizzano i capelli sul collo quando senti di essere osservata. Quando stai per uscire dall’ufficio, stai in piedi dietro il vetro e l’acciaio a scrutare la piazza fuori per vedere se sono lì. Pensi di avermi visto due volte ma poi me ne sono andato, evidentemente in allarme per aver percepito la tua presenza. Una volta ti incamminavi tranquillamente dal tuo posto di lavoro al parcheggio, ma ora ti affretti, sperando di non essere individuata e sperando che la tua auto non sia stata manomessa. I tuoi occhi seguono la stessa procedura. Danno uno sguardo ai finestrini per assicurarsi che non siano stati distrutti. Guardi il parabrezza per vedere se un biglietto pieno di odio si trova nascosto sotto uno dei tergicristalli. Ce ne sono stati molti anche se sono sempre stampati, quindi non sei mai stata in grado di dimostrare che arrivavano da me (non ne saresti in grado comunque – li ho stampati al PC di un luogotenente non al mio, non sono un dilettante). I tuoi occhi guardano l’esterno della carrozzeria in cerca di segni di graffi, ammaccature e fari rotti prima di controllare lo scarico e le gomme. Non entri mai senza assicurarti che nessuno sia in agguato sul sedile posteriore e una volta dentro blocchi le porte con la chiusura automatica e poi ti concedi di respirare.

C’è qualcosa di strano. È la stessa sensazione di quando vai da qualche parte da sola. I tuoi passi sono frettolosi, occhiate furtive lanciate dalla tua spalla, i vicoli controllati, mentre cammini lungo il marciapiede, lontana da cancelli e siepi. Attraversi la strada quando una figura oscura cammina verso di te. Spesso hai qualcuno che ti accompagna ma non sempre è possibile. Tiri leggermente la tenda da una parte per aumentare il campo visivo. Puoi vedere tutto alla sinistra della tua casa, ma nulla sembra essere fuori posto. Guardi verso la strada ma non riesci a vedere nessun veicolo, ma di nuovo potrei essere parcheggiato dietro l’angolo e ora essere in piedi all’ombra di un albero a guardare il tuo viso pallido che sbirciava fuori. Guardi il tuo cellulare, sempre carico e pronto, e pensi di chiamare la polizia, ma cosa diresti loro? Che pensi di aver sentito il motore della mia macchina? Sono stati in giro una volta questa settimana e anche se sono sempre educati, hai l’impressione che gli ufficiali stiano cominciando a pensare che senti e vedi cose. Puoi dirlo. Le loro garbate rassicurazioni non mascherano del tutto i toni rassegnati con cui parlano. Dovresti chiamare la polizia? Potrebbe essere una cosa sensata. Anche se sto osservando, l’arrivo di una macchina di pattuglia dovrebbe farmi scappare di corsa, e se venissi beccato mentre sto fuori in agguato in questo momento? Sarebbe bello. Poi di nuovo, forse dovresti aspettare di avere qualche prova concreta, finché non mi vedi e poi dovresti chiamare. Non vuoi che la polizia ti etichetti come una perditempo, ma qualcosa non quadra.

Cambi posizione in modo da poter guardare a destra e maledici silenziosamente una piega nella tenda che ti copre la visuale. Dovrai tirarla da parte e questo sicuramente mi avviserà della tua presenza. Con la mano tremante, muovi la tenda e poi ti sporgi in avanti per poter guardare oltre il giardino. Con disinvoltura esperta lasci che i tuoi occhi si spostino sul giardino, sul muro e sul recinto, alla ricerca di forme estranee. I tuoi occhi si fermano su qualcosa nell’angolo del giardino, dove il muro e la recinzione si incontrano, una pozza d’ombra. C’è una figura lì? Guardi fissa, mentre gli occhi si abituano all’oscurità e aspetti. Ti senti stordita mentre osservi cercando di vedere se quella forma nera come l’inchiostro sono io o solo l’immaginazione che in questi giorni sembra essere fuori controllo. No, non riesci a vedere nessuno. I tuoi occhi controllano di nuovo il giardino dal tuo alto punto di osservazione ma non vedi nulla. E se fossi sotto la finestra, stretto contro la porta d’ingresso e nascosto alla vista? E se fossi andato in giro attorno al retro della casa? Hai chiuso a chiave il cancello laterale, vero? Non riesci a ricordare. Pensi di averlo fatto ma hai ripetuto così tanti controlli prima di ritirarti di notte che è diventato qualcosa di sfocato. Tutti i cancelli devono essere controllati, le finestre chiuse a chiave con le chiavi tolte – anche durante l’estate sopporti il caldo invece di tenere le finestre aperte. Le maniglie delle porte vengono testate due volte e altre due volte. Porte francesi tirate e spinte per assicurarsi che siano sicure. È un rituale notturno ma necessario. Un amico ti ha suggerito un cane, ma chi si prenderebbe cura di lui mentre sei al lavoro? Una volta ti sentivi al sicuro qui, soprattutto quando vivevo qui con te, ma ora non più e trasferirsi, col mercato attuale non è un’opzione. Forse un inquilino sarebbe la soluzione? Il denaro sarebbe ben accetto e anche la compagnia, ma questa è la tua casa e non sopporti di essere costretto a fare questi passi per la mia insistente presenza.

Ogni giorno quando torni dal lavoro spazzi la casa assicurandoti che non c’è stato nessuno che è entrato durante il giorno. Cerchi qualcosa che è stato spostato o è fuori posto, il che indica che un dispositivo o una videocamera potrebbero essere stati collocati nel tuo salotto o in camera da letto. Eri contenta di aver cambiato subito le serrature quando tutto è andato a rotoli. Dovresti avere il posto perfettamente spazzato. Eri solita passeggiare per la casa nuda ma ora non più, ti senti persino a disagio a stare nella doccia, quando guardi nervosamente verso l’alto in cerca della luce rossa che denota che una telecamera è stata collocata su una mensola e tu vieni osservata. Ora in nessun posto ti senti al sicuro da me. Il tuo sonno è frammentato e questo ti ha portato a lottare per valutare se le tue paure sono reali o immaginate. Ci sono ancora troppe chiamate anonime, messaggi vuoti da numeri sconosciuti e strani messaggi in segreteria lasciati al lavoro. Sai che sono ancora là fuori da qualche parte e non hai idea di cosa potrei fare.

Non riesci vedere nessuno fuori e rifletti se dovresti controllare il retro, ma hai davvero bisogno di dormire. Ti abbassi e ti siedi sul bordo del letto, ascoltando qualcosa, qualsiasi cosa. Ti viene incontro solo il totale silenzio. Nessun motore vibrante, nessun rumore di passi sul vialetto esterno, nessun avanzare di soppiatto su per le scale, nessun vetro infranto, nessuna porta forzata. Continui a guardare fuori ma nulla si muove. Forse era un sogno? No, hai sicuramente sentito quel singolare ruggito del motore ma forse era più lontano o qualcun altro con la stessa macchina. È possibile non è vero? Il tuo respiro si fa più lento e inizi a convincerti che si trattava di un altro falso allarme. Tuttavia, hai quella sensazione che ci sia qualcosa di strano. Ti senti come se io fossi stato vicino. I tuoi occhi si lanciano verso l’armadio, la mente improvvisamente è riempita dal pensiero che ci sia io dentro, a spiare attraverso le antine e a divertirmi per la tua espressione paurosa. Cerchi di distogliere il pensiero ma non puoi. Un’improvvisa palla di rabbia si forma dentro di te e con un grido salti su, apri le porte dell’armadio e infili le mani negli indumenti, spingi e tiri ma trovi solo vestiti e top, abiti e maglioni appesi con cura. Non sono lì. Chiudi le porte e ti butti di nuovo nel letto, saltandoci sopra, come una bambina spaventata che deve correre dalla porta al letto, così i mostri sotto il letto non le afferrano le caviglie. Una volta in quel letto, sei in un bozzolo di sicurezza. Ti tiri il piumone sopra la testa e ti sdrai lì, raggomitolata in una palla, imprecando contro di me e respirando affannosamente.

Alla fine emergi, la faccia accaldata dal respirare sotto il piumone e sei grata per l’aria fredda della tua stanza. Ti sdrai di nuovo e permetti a te stessa di srotolarti gradualmente, le orecchie continuano ad ascoltare un suono ma non ne arriva nessuno. Guardi l’orologio e vedi che ora sono le 3-15 del mattino e dovresti davvero dormire. Rotoli di lato e aggiusti il cuscino, pregando che il sonno ti faccia presto visita. Se solo la sensazione che ci sia qualcosa di strano ti lasciasse.

Arriva il mattino e tu esci dal letto con gli occhi gonfi, ma grata di avere almeno dormito. Ti occupi della tua solita routine in bagno prima di vestirti e scendere le scale pronta a preparare la colazione. Mentre scendi le scale ti fermi e vedi qualcosa che giace sul tappeto sotto la buca delle lettere alla porta d’ingresso. È quadrato e di plastica. Sono solo le 7 e il postino non c’è ancora stato, anche se non hai sentito nessuno che metteva qualcosa nella cassetta delle lettere. Sali lentamente le scale mentre quella sensazione di qualcosa di strano ti opprime. Vedi che è una custodia di CD che è stata depositata. Non è giusto. Nessuno ha preso in prestito qualcuno dei tuoi CD. C’è qualcosa che assolutamente non quadra. Con lo stomaco in sobbuglio e il respiro affannoso, il cuore martellante e la nausea crescente, prendi il CD e lo giri per leggere la copertina.

The Police: Every Breath You Take (Trad. “Ogni volta che prendi respiro “ n.d.t.)

Quella era una delle tue canzoni preferite, non è vero?

Finché non ti ho detto cosa significava davvero il testo.

H.G. TUDOR

All Alone

📑 UN TERRORE PAUROSO

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La paura arriva in molte forme. Ha la capacità di causare terrore, ansia e nervosismo. La paura è uno degli strumenti più potenti che esistono per facilitare il controllo su qualcuno. Ripensa a quando eri un bambino piccolo e alle cose che ti spaventavano. Molte di esse hanno un’applicabilità universale. Quante volte hai gridato a tua madre e tuo padre durante la notte perché eri spaventato dai “mostri sotto il letto” ed eri terrorizzato dal fatto che una volta chiusa la porta della camera da letto qualcosa sarebbe venuto fuori dall’armadio e indotto una paura assoluta in ogni parte di te? Forse erano le strane forme che si formavano quando la luce veniva spenta con la sola luce della luna che filtra attraverso la fessura delle tende, così che l’ombra proiettata attraverso la stanza appariva come una vecchia strega che aspetta di venire e portarti via e mangiarti. Quante volte eri stato avvisato da bambino di non parlare mai con estranei, di non salire mai in macchina con qualcuno che non conoscevi e di non accettare mai dolci da uno sconosciuto? Ti ricordi come questo evocava immagini di vecchi puzzolenti in impermeabili macchiati che aspettavano di rapirti e farti sparire misteriosamente per rinchiuderti chissà dove? Forse c’era quella casa sulla strada del ritorno da scuola che aveva richiamato su di sé una certa reputazione. Era cadente, il giardino era coperto di vegetazione, con cespugli che si riversavano sul sentiero, le finestre sporche e la vernice che si screpolava. Non eri mai sicuro se qualcuno effettivamente vivesse lì. Alcuni avevano detto che lì viveva una strega, e aspettava che i bambini passassero da soli per afferrarli e rinchiuderli nella sua cantina a morire di fame. Altri in pomeriggi tempestosi raccontavano storie che facevano drizzare i capelli sulla nuca sugli spiriti che infestavano la vecchia casa. Un amico avrebbe giurato di essere passato, una sera umida e ventosa, proprio mentre si stava facendo buio e di aver visto il volto di un fantasma bambino che lo fissava da una finestra al piano di sopra, le sue mani spettrali che bussavano alla finestra come se chiedessero aiuto. Dopo aver sentito quella storia, hai preso un altro percorso per tornare a casa da scuola in modo da non dover più oltrepassare questa particolare casa. Se non era possibile, vi passavi accanto correndo, a testa bassa, urlando a squarciagola per coprire eventuali strani suoni che potrebbero provenire dal bambino fantasma intrappolato, e intanto non osavi nemmeno guardare verso la casa. La paura ha spesso accompagnato la tua infanzia e ti ha provocato notti insonni, incubi e una riluttanza ad andare a letto. Ricordi di essere stato mandato a letto e di fissare le scale nell’oscurità chiedendoti cosa ti stesse aspettando? Come non volevi apparire spaventato di fronte ai tuoi genitori (specialmente dato che ti avevano lasciato stare alzato ancora un po’ perché ora eri un “ragazzo/ragazza”). Volevi restituire indietro quelle parole mentre indugiavi alla base delle scale, il corridoio più freddo del soggiorno da cui ti eri avventurato. Quante volte il rumore della casa che si assestava, con strani gemiti e scricchiolii ti convincevano che qualcuno stava aspettando sulla porta fuori dal campo visivo, il piede con lo stivale pesante appoggiato sul pavimento scricchiolante, l’ascia arrugginita stretta nelle dita unte dalle unghie lunghe? La vista di un pagliaccio ti ha fatto correre a nasconderti tra le pieghe del vestito di tua madre, quella strana bocca maliziosa e accentuata che crea panico nella tua piccola mente? Cos’ha in mente per te quel misterioso clown?

Potrebbe essere stata una riluttanza a camminare a piedi nudi nel mare o in un fiume perché non riuscivi a vedere dove stavi mettendo i piedi. Hai sentito qualcosa sfiorarti il piede, molto probabilmente alghe, ma nella tua mente un pesce dai denti di rasoio stava per darti un morso alla caviglia o un granchio stava per darti una sforbiciata di tenaglia all’alluce. Ti sei voltato e hai corso urlando dal bordo del mare per tornare alla sicurezza della spiaggia di sabbia. Potrebbe esserci un vicolo di assassini nella tua città, un passaggio male illuminato tra due strade che durante il giorno bera una scorciatoia comoda e facile, ma di notte la presunta riserva di mercanti di coltelli in agguato e strangolatori dai denti gialli che stavano solo aspettando di balzar fuori e prendere la tua vita. Sei rimasto a fissare il vicolo cercando di farti passare la paura, ma non se n’è andata e invece hai deciso di percorrere la lunga strada. Ci sono voluti venti minuti in più, ma almeno sei tornato a casa sano e salvo.

La paura ha continuato a perseguitare la tua vita mentre crescevi. Potresti non essere più preoccupato per l’uomo nero, ma si è trasformata nella paura che viene dal trovare un gonfiore sul tuo corpo e non sapere cosa sia. L’incertezza sull’azienda per cui lavori ti fa girare e rigirare di notte. Ti chiedi da dove arriverà la prossima busta paga, temendo per il futuro. Camminare da solo lungo una strada di notte e sentire i passi dietro di te causa ancora un aumento della frequenza cardiaca. Un’occhiata alle tue spalle mentre attraversi la strada per il marciapiede non fa altro che aumentare la tua preoccupazione mentre anche una figura incappucciata attraversa la strada. Il tuo passo si fa più veloce con l’aumentare della paura e la tua mente si riempie di immagini di furto, stupro o omicidio. Quando sei da solo in casa di notte, il rumore di un colpo dal piano di sotto ti fa sedere di scatto sul letto. Cos’è stato quel rumore? Lo hai sognato? C’era qualcuno che stava entrando? Era qualcosa che non apparteneva a questo mondo, forse un poltergeist che lanciava un libro contro un muro. Non puoi vedere cosa ha causato il rumore e immediatamente la paura prende forma nel buco dello stomaco, la tua mente da corsa che evoca una serie di spiacevoli scenari mentre rifletti e intanto strisci in cima alle scale e scruti per vedere se riesci ad accertarti di cosa era.

La paura si impadronisce di te e rende la tua ragione difettosa. Ti stringe attorno alla gola impedendoti di gridare e trasforma le tue gambe in pietre così che tu sei pietrificato in senso figurato e incapace di sfuggire a quel tormentatore invisibile. La paura ti prosciuga, ti paralizza e farai qualsiasi cosa per sfuggire a quella sensazione di paura. È pervasiva, dannosa e controllante.

Le tue più grandi paure derivano sempre dall’ignoto. È ciò che non puoi vedere che ti causa il più grande terrore. Quando non riesci a vedere qualcosa, sei immerso nella paura, la sua presa ghiacciata prende piede e tu ti sgretoli. L’ignoto e l’invisibile creano la paura. Questo è il motivo per cui siamo così efficacemente devastanti nel nostro controllo su di te. Questo è il motivo per cui creiamo una tale paura paralizzante in te.

H.G. TUDOR

A Fearful Terror

📑 IL NARCISISTA CHE SI DISSOLVE

191024G The Fading Narcissist.jpgTutti quelli che fanno parte della nostra Matrice di Carburante hanno un ruolo nel mantenere la nostra esistenza. Il nostro costrutto, ciò che imprigiona il demone e ciò che vogliamo che il mondo veda, deve essere mantenuto per preservare la nostra esistenza. Altrimenti, iniziamo a svanire mentre il costrutto si sbriciola e crolla. Il mantenimento di questo costrutto dipende interamente dalla fornitura di carburante e voi ne fate parte integrante. Come si collegano quindi i vari tipi di dispositivi al fine di impedirci di svanire?

Ho spiegato come attingiamo carburante da fonti primarie, secondarie e terziarie. Queste fonti variano in potenza e sono influenzate naturalmente dal metodo di fornitura del carburante. La fonte primaria rimane la nostra più importante fonte di carburante poiché è questa persona, di solito il partner intimo, con cui stiamo più di chiunque altra, ma anche che ha la maggiore reazione emotiva a ciò che diciamo e facciamo. Pertanto, questa persona ci fornisce la maggior parte del carburante e del tipo più potente. Sono anche coloro che soddisfano Gli Scopi Primari (che includono il carburante) più di chiunque altro. La fonte primaria è naturalmente il più importante fornitore di carburante, motivo per cui seduciamo questa persona con tanta dedizione, scateniamo una così terribile svalutazione e continuiamo a recuperarla dopo la fuga o il disimpegno. Facciamo un tale investimento in te come fonte primaria che consideriamo nostro diritto continuare a prelevare carburante da te, che sia positivo o negativo, che sia ora, la prossima settimana o tra dieci anni. Tu appartieni a noi, nella nostra mente.

Le fonti secondarie sono quelle che danno un buon carburante e sono invariabilmente quelle che fanno parte della nostra facciata. I nostri luogotenenti e la circolo sociale sono tratti dalle fonti secondarie – amici, familiari e colleghi – con cui interagiamo spesso, ma non nella stessa misura della nostra fonte primaria. E le fonti secondarie non danno lo stesso elevato carburante della fonte primaria. Le fonti secondarie svolgono una funzione eccellente come parte della facciata e il mantenimento di questa facciata è importante, quindi preferiamo mantenere le stesse persone e continuare ad aggiungerne. Le fonti secondarie godono invariabilmente di lunghi periodi d’oro con noi. Questo perché la nostra chiamata su di loro è intermittente e quindi è molto meno probabile che consideriamo il loro carburante stantio. Inoltre, possiamo avere molte fonti secondarie ma abbiamo sempre una sola fonte primaria. Quindi, se una tale fonte secondaria non ci ammira molto (ma non ci sta criticando e continua a fornire carburante), non merita una svalutazione. Resta leale, resta parte della facciata e passeremo a un’altra fonte secondaria per aumentare il carburante. Non è necessario svalutare o abbandonare la fonte secondaria iniziale. Perciò potresti vedere la nostra tipologia avere un amico che è “la stella del momento” perché il loro carburante è migliore di altre fonti secondarie e quindi il carburante cede di qualità ma non è un problema dato che possiamo aggiungere un’altra fonte secondaria o passare a un’altra che forse non abbiamo visto da un paio di mesi. Ciò è vantaggioso in quanto significa che la nostra energia può essere conservata per svalutare la fonte primaria mantenendo al contempo una gamma di fonti secondarie funzionanti a portata di mano e la facciata intatta.

Le fonti secondarie raramente smettono di fornire carburante. Non ne hanno bisogno. Una fonte primaria può farlo a causa della caduta in uno stato di salute cagionevole causata dalla svalutazione o perché impara come affrontare la nostra specie come risposta all’abuso. La fonte secondaria, quasi sempre trattata con un periodo d’oro prolungato, non ha bisogno di adottare una posizione di non fornitura di carburante.

Una fonte secondaria potrebbe tuttavia criticarci e, in tal caso, potrebbe essere soggetta a svalutazione, ma di solito sono escluse dal circolo e sostituite abbastanza facilmente. Verrà diffamata e fatta sentire come un’estranea, con il narcisista che usa la facciata e altre fonti secondarie per raggiungere questo scopo. Ci piace creare i nostri gruppi e se qualcuno che è una fonte secondaria minaccia la nostra supremazia o fornisce una critica, verrà espulsa dal gruppo.

L’occasione per la svalutazione della fonte secondaria è rara. Succede solo in due casi. In primo luogo, la risorsa ha criticato il narcisista (questa critica potrebbe giungere attraverso qualcosa che viene detto al narcisista o qualcosa che è stato fatto, ad esempio l’esporre il comportamento del narcisista agli altri) e così la furia viene accesa e il narcisista decide che questa persona deve essere resa un esempio di, prima di essere scartato, per mostrarlo al resto del circolo sociale in carica.

In secondo luogo, in un’istanza ancora più rara può accadere quando il narcisista non ha una fonte primaria. Se c’è assenza di una fonte primaria per un periodo di tempo, diciamo un numero di settimane, i livelli di carburante del narcisista saranno stati messi alla prova. Avrà cercato di sedurre e installare una nuova fonte primaria sostitutiva e il più delle volte il narcisista in quella situazione è in grado di farlo con successo. Tuttavia, supponiamo che ciò non sia avvenuto. Il narcisista si rivolge alle sue fonti secondarie e terziarie (quasi più alle terziarie) e fa affidamento più del solito su di loro perché gli forniscano carburante durante l’assenza della fonte primaria. All’inizio non ci sono problemi, le fonti secondarie forniscono carburante positivo che sostiene il narcisista, ma se ha solo poche fonti secondarie, allora non ci vorrà molto prima che le sue richieste di carburante superino il combustibile positivo che esse possono dare. La qualità inferiore del loro carburante (rispetto alla fonte primaria) viene evidenziata dall’assenza della fonte primaria. È anche perché ne viene posta loro una maggiore richiesta.

Alla fine, la fonte primaria per il narcisista verrà sempre prima di chiunque altro e sarà anche molto più vicina. Non importa quanto sia allettante. Se la fonte secondaria ha a che fare con la sua famiglia, il suo lavoro e così via, potrebbe non essere disponibile a fornire carburante. Se ciò dovesse accadere, in combinazione con l’aumento della domanda e la mancanza di una fonte primaria, la tensione sulle fonti secondarie positive inizierà a rivelarsi. Ciò significa che il narcisista dovrà aggiungere nuove fonti secondarie e / o svalutare le fonti secondarie per passare al carburante negativo, in modo sa essere sostenuto. Questo funzionerà per un periodo di tempo con l’amico confuso della cerchia ristretta che è una fonte secondaria, che sta cercando di capire perché il suo presunto migliore amico lo sta ignorando e subito dopo cerca di ricucire la relazione. Una fonte secondaria tuttavia non sosterrà la svalutazione così a lungo quanto una fonte primaria e potrebbe persino condizionare anche altre fonti secondarie, facendo notare come viene trattata. Il narcisista sta già soffrendo per una riduzione dei livelli di carburante e la supremazia della sua facciata è stata messa in discussione. Questo ne fa aumentare le richieste per lui.

Le fonti terziarie forniscono la minima quantità di carburante e generalmente godono anche di lunghi periodi d’oro – ad esempio la signora che lavora nella stazione di servizio o il postino – dal momento che da loro viene attinto solo su base intermittente. Le fonti terziarie possono anche essere utilizzate immediatamente per il carburante negativo, ad esempio rimproverare un cameriere o gridare al commesso. Noi non li consideriamo necessari per il mantenimento della facciata, il loro carburante negativo fornisce una spinta utile e tale comportamento arrogante può impressionare una fonte primaria (o secondaria) e ricavarne carburante positivo se necessario.

Se non c’è una fonte primaria per un certo periodo di tempo, aumenta la dipendenza dalle fonti terziarie. Ci sarà una maggiore attività nell’uso della tecnologia per attirare queste persone verso il narcisista – come sui siti di incontri, chat rooms o attraverso i social media, ma se l’affidamento è frequente e la qualità del carburante alta, diminuirà rapidamente e coloro che sono stati legati al narcisista in questo modo verranno scartati e sostituiti prontamente con nuove fonti terziarie remote. Ci sarà un alto turnover. Allo stesso tempo, il narcisista probabilmente si butterà sempre di più su fonti fisicamente vicine man mano che il livello del carburante diminuisce. Questo avviene per due motivi. In primo luogo, ha bisogno più che mai del carburante da fonti terziarie e il combustibile negativo è meglio di quello positivo. In secondo luogo, sarà furioso di essersi ritrovato in questa posizione (non avere una fonte primaria senza averne una su cui buttarsi), quindi le fonti terziarie sopportano il peso di questa rabbia.

Un narcisista senza una fonte primaria finirà per allontanare le fonti secondarie e in certi ambienti, ad esempio una piccola città, si darà da fare per sostituirle quando le persone si renderanno conto di quello che lui è. Può mancargli l’energia per mantenere il ricambio delle fonti terziarie remote e passa il suo tempo a scagliarsi contro quelli che sono fisicamente vicini. A questo punto il narcisista è costretto a perdere la facciata (dal momento che così tante persone conoscono il suo comportamento) per continuare a estrarre carburante. È ora che ha tre scelte: –

1. Assicurarsi immediatamente una nuova fonte primaria;
2. Spostare il suo ambiente in modo da poter cercare nuove fonti secondarie e terziarie e ricostruire la sua facciata; oppure
3. Cadere in depressione e inattività mentre i suoi livelli di carburante precipitano.

Il narcisista diventa una stella che si dissolve. Una volta splendente, magnifico e luminoso, la sua perdita della fonte primaria e l’incapacità di trovarne un’altra implica che il seducente splendore svanisce mentre un buco nero l’attende. Comincia a dissolversi quando entra in una crisi da carburante. Così puoi vedere quanto siano fondamentali le fonti primarie nell’esistenza della nostra specie e perché facciamo un tale sforzo per assicurarcele, sostituirle e recuperarle di nuovo.

H.G. TUDOR

The Fading Narcissist

👤 COME UN’AUTOSTRADA

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Quando arrivo con la mia lussuosa e costosa macchina è troppo difficile resistere a quella portiera aperta dal lato del passeggero e tu salti su senza esitazione. Non ti condurrò per una corsa gentile attraverso le ondulate strade di campagna e nemmeno per una gita da vagabondi lungo la costa. No. Sempre dritti in autostrada. Tu vieni spinta indietro verso il sedile dalla brusca accelerazione mentre ci allontaniamo veloci. Lasci andare una risata deliziata per l’ondata di eccitazione mentre proseguo dritto nella corsia di sorpasso e la freccia del contachilometri sale man mano che andiamo sempre più veloci. È esaltante essere portate da un pilota così disinvolto e magistrale.

L’autostrada dove ti conduco l’ho costruita io di proposito. Taglia attraverso il panorama, non ci gira intorno, non procede sopra o sotto bensì va dritta attraversandolo. Non ci sono ostacoli per la mia autostrada. È diretta ed efficiente. La sua costruzione ha ucciso ogni cosa che fosse d’intralcio mettendo la sua impronta su tutto quello che la circonda. Niente può evitare che miglio dopo miglio si estenda su tutto il territorio. Nulla può mettersi sulla strada della mia autostrada.

Ti meravigli di quanto velocemente ti possa portare in così tanti luoghi diversi. Sorridi mentre spingi il naso contro il vetro e guardi la segnaletica passare in un flash
“Desiderio”, “Paradiso”, “Eccitazione” e “Piacere” sono tutti scritti sui segnali stradali. La mia autostrada ti porta in questi posti in pochi secondi e non appena ne abbiamo visitato uno torniamo indietro veloci nella notte verso la prossima destinazione. L’autostrada ci porta direttamente nei migliori ristoranti, le destinazioni più esotiche, i concerti dove ci permette di arrivare proprio di fronte al palco e quei luoghi esclusivi e difficili che hai sempre provato a raggiungere improvvisamente sono proprio davanti a te, tutto grazie a questa ampia rete autostradale.

La mia autostrada non ha mai ingorghi per il traffico, è libera da cantieri e prende sempre la via più diretta per una destinazione. Toglie il respiro per quanto veloce ci si viaggia, nonostante tu ti senta sempre al sicuro, nella consapevolezza che mi sto prendendo cura di te su questa strada moderna e ben tenuta.

Occasionalmente vedi persone che riconosci ferme sulla corsia d’emergenza. Sono alcuni della tua famiglia che ci osservano passare veloci. Mentre corriamo vedi i tuoi amici che hanno parcheggiato su un lato della strada. Alzi una mano per salutarli ma è troppo tardi. Li abbiamo già superati lasciandoli indietro lontani, solo una macchia sfocata. Comunque non te ne preoccupi mentre vedi un altro segnale che indica la prossima destinazione e cresce la trepidazione nell’aspettare l’arrivo in questo posto incantevole. Tutti i pensieri sulla famiglia, gli amici e i tifosi sono lasciati indietro, tanto velocemente quanto li abbiamo sorpassati.

Qualche volta pensi di vedere il flash di un segnale di pericolo su uno dei tabelloni in alto ma sto andando così veloce lungo questa ampia autostrada che non ne puoi essere sicura.

“Diceva pericolo incombente?” mi chiedi mentre passiamo velocemente sotto un altro segnale illuminato.

“Oh è solo un test di routine, non hai bisogno di preoccuparti di questo” sorrido e tu sei istantaneamente rassicurata. Ti metti comoda sul tuo sedile mentre il mondo e la tua vita passano in un lampo ma sei troppo focalizzata su ciò che ci attende alla prossima destinazione per preoccuparti di cosa ti scorre davanti. È la corsa della tua vita e non vuoi che si fermi mai.

Improvvisamente l’auto frena bruscamente. Le gomme stridono e rilasciano fumo per la violenza con cui l’auto si è fermata. Vieni sbalzata in avanti dal sedile e quasi sbatti la testa contro il cruscotto. Disorientata ti raddrizzi mentre si apre la portiera del lato passeggero.

“Fuori” ordino. Il sorriso è svanito ed ora è stato rimpiazzato da una faccia che stenti a riconoscere mentre fisso in avanti.

“Scusa? Cosa?” farfugli confusa.

“È ora di andare. Devi andare da quella parte” indico aggressivamente puntando il dito dietro di te.

“Che significa? Perché ci siamo fermati? Non capisco” protesti.

“Fuori! Fuori! Fuori! abbaio e bruscamente ti spavento facendoti scappare fuori e tu rimani tremante sull’asfalto.

“La tua vita è da quella parte”, aggiungo sbattendo la portiera e tu guardi mentre con un ruggito del motore prendo la via di fuga verso un grande segnale con scritto “Carburante in Arrivo”

Mi guardi scomparire dalla vista e poi ti volti a guardare l’autostrada vuota e silenziosa che si estende lontano verso lunghe distanze. Inizia a camminare, confusa e sconvolta.

Il tuo ritorno verso la vita è proprio come la mia autostrada

Lungo e grigio scuro.

H.G. TUDOR

Like A Motorway

📰 CINQUE PAURE DEL NARCISISTA

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1. Te ne andrai

Tu sei la nostra prima fonte di carburante, il nostro donatore di vita e senza questo prezioso carburante siamo gettati nel caos, oblio minaccioso all’orizzonte. Tu hai firmato un contratto non scritto per rifornirci di potente e delizioso carburante fino a quando non decidiamo il contrario. È la nostra decisione. Non la tua. Noi sappiamo cosa fare con te, il ripetuto tira e molla, i giochi, gli abusi e sebbene noi ci basiamo sul nostro significativo potere di manipolazione e il tuo quasi infaticabile desiderio di guarire, resistere e far funzionare le cose, c’è sempre un piccolo dubbio che forse questa volta ci siamo spinti troppo in là? È il briciolo di preoccupazione che questo sia il momento in cui metti insieme i pezzi e realizzi con chi stai avendo a che fare e quindi decidi di scappare da noi. Lasciarci quando non abbiamo ancora assicurato il tuo rimpiazzo o che lui o lei stiano lavorando alla massima efficienza ci mette in pericolo. Se ci lasci la nostra provvista di carburante viene danneggiata, forse perfino interrotta. Se ci lasci hai strappato via il nostro controllo ed è qualcosa di intollerabile. Se te ne vai ci stai dicendo che non siamo gli esseri superiori che sosteniamo di essere, ci stai disprezzando e stai sottostimando la nostra magnificenza.

2. Vengo ignorato

Ci sono alcuni a cui la luce dei riflettori causa di arrossire per l’imbarazzo, quel calore ustionante che li fa sentire a disagio. Non è il nostro caso. La sua luce ci porta calore e potere. Abbiamo bisogno della luce dei riflettori come le piante hanno bisogno del sole. Ci crogioliamo nella sua brillante luce ardente e ci godiamo l’attenzione che ne viene mentre beviamo a fondo il carburante fornito. Se dovessi muovere i riflettori lontano da noi, il gelido brivido del crudele e desolato mondo dove siamo stati messi diventa troppo reale e questo ci ferisce. La rimozione della luce dell’attenzione è una critica e ci colpisce nell’essenza. Tutti gli occhi devono essere rivolti a noi, le orecchie immobili nell’ascolto estimatore della nostra oratoria, l’attenzione deve essere focalizzata su di noi. Riguarda noi, non te. Sia che si tratti solo di te o me, un gruppo di amici in un locale, una riunione familiare o una riunione al lavoro, tutti devono sapere che siamo qui e devono reagire alla nostra presenza. Non ci importa quanto ci vuole basta che sia carica di emozioni. Se tu ci ignori ci stai dicendo che siamo senza valore e questo ci riporta ad un luogo che abbiamo represso nelle profondità delle nostre menti. Non ci ignorare mai, non possiamo sopportare quando accade.

3. Vengo smascherato

Sia che si tratti di essere smascherato come narcisista o della rivelazione delle mie macchinazioni abusanti nel caso in cui tu non sappia pienamente da chi sei stato intrappolato, la paura dello smascheramento si annida dentro di noi. Naturalmente reagiremo e combatteremo contro di esso, sicuramente negheremo, svieremo e batteremo in ritirata dal tuo infido comportamento di dire al mondo chi siamo. Ti dipingeremo come un bugiardo, una persona pazza e un visionario anche se, per quelli di noi che sono abbastanza consapevoli, le tue parole sono come frecce di verità che piovono sopra di noi lacerando e ferendo. Sia che si tratti dello smascheramento in cui tu, come fonte primaria, ci dici ciò che siamo o uno smascheramento maggiore della nostra facciata accuratamente costruita, abbiamo paura che questo accada perché ci fa male, ci brucia e ci ferisce. Noi contrattaccheremo, cercheremo una punizione per questo che sia la più atroce contro di te ma questo richiede energie preziose che preferiremmo di gran lunga usare in un modo più produttivo. Nel peggiore dei casi, la tua rivelazione ci spingerà in nuovi territori di caccia che significa che dobbiamo ricostruire dal nulla il nostro perverso impero. Sorgerà ancora ma avremmo preferito non subire l’agonia che questo comporta o lo sforzo che richiede.

4. Sono esausto

Cammino come un dio su questa terra, un colosso a cavalcioni di questo pianeta, guidando e proseguendo mentre le fila ammassate di ammiratori mi guardano con stupore e meraviglia. Sono onnipotente, immortale e inarrestabile, il mio potere è senza fine mentre seduco, maltratto e riciclo. C’è così tanto carburante da bere e non mi fermerò mai. Però, occasionalmente si manifesta quella scintilla di preoccupazione. E se perdessi i miei poteri? E se l’abilità di sedurre iniziasse a diminuire? E se perdessi l’appetito per maltrattare e abbattere? E sei dicessi l’indicibile e ammettessi di essere stanco di questa routine senza fine? E se non avessi più la fame o il desiderio di braccare i miei terreni di caccia e volessi una conclusione? E se volessi rimuovere la mia corona da demagogo e lasciare il trono vuoto, i miei appetiti diminuiti e i miei sensi indeboliti? Cosa farei dopo? Mi scrollo subito di dosso queste terribili considerazioni ma rimangono nell’ombra, occasionalmente mi chiamano. Io le dissipo tanto velocemente quanto si manifestano ma continuano a tornare una volta ogni tanto.

5. Il demone riesce a fuggire

E se come conseguenza di tutte le cose precedenti non riuscissi più a tenere il vile demone dentro la prigione che ho costruito per essa? E se un giorno riuscisse a fare breccia nei muri ed emergesse dalle profondità della sua prigione così da venire in superficie, soffiandomi e tormentandomi, quelle che una volta erano minacce sussurrate diverrebbero realtà. E se mi portasse nell’abisso e mi forzasse a guardare nel grande vuoto, l’oblio solo ad un passo di distanza, i venti ululanti di desolazione soffiano intorno a me. Qualche volta e questa è un’occasione rara, ma quando tutto è immobile e oscuro questo pensiero prende forma nella mia immensa mente, questo orribile, terribile pensiero mentre sento gli artigli del vile demone contro la schiena, pronta a spingermi alla pazzia.

H.G. TUDOR

https://narcsite.com/2019/03/14/5-fears-of-the-narcissist-3/

📰 CINQUE RANCORI DEL NARCISISTA

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La perdita del nostro prezioso carburante ci indebolisce. Le critiche, quando vengono pronunciate in modo privo di emozioni, ci feriscono e abbiamo bisogno di carburante per riprenderci da tali critiche ingiuriose. Se quel carburante non è disponibile o viene ridotto, ci troviamo in uno stato pericoloso che causa panico, caos e una reazione frenetica per evitarlo. Molte cose possono mandarci in questo stato, uno stato che chiamo Il Precipizio. Ecco cinque cose che odiamo e che inizieranno la discesa verso Il Precipizio.

1. Non Essere Invitato

Il nostro senso massiccio del diritto implica che dovremmo sempre essere invitati agli eventi. Che si tratti di un compleanno, una festa di pensione, un matrimonio o una laurea, dovremmo essere invitati a partecipare. Com’è possibile che l’ospite non ci vuole lì? Siamo la stella dello spettacolo, l’attrazione principale, la ragione di esserci. Le persone non sono lì per il festeggiato, vogliono vederci. Non si sono veramente disturbati per la coppia felice, preferiscono essere intrattenuti da noi e dai nostri racconti di successo, o perché noi esibiamo i nostri superlativi passi di danza durante il ricevimento. Un evento non è un evento senza di noi. Siamo l’archetipo della vita e l’anima della festa. I fuochi d’artificio volano quando compariamo, la polvere di stelle viene lanciata liberamente attorno e aumentiamo il volume a undici. Non riusciamo a capire perché non dovremmo essere invitati quando portiamo così tante cose alla festa. Questo ci priva di un’enorme opportunità di estrarre carburante da così tante persone quando le emozioni elettrizzeranno l’aria. È come sparare a un pesce nel barile e non siamo stati invitati. Ciò non solo toglie un’occasione d’oro di assumere carburante, ma suggerisce anche che non siamo voluti, che in qualche modo non siamo all’altezza di partecipare a questo evento. È privo di senso e in quanto tale è una critica enorme per noi. Come osano non invitarci? È nostro diritto essere lì. Questo è il nostro pubblico, la nostra corona, sono i nostri ospiti felici, non quelli di qualcun altro. Odiamo non essere invitati. Ecco perché compariremo comunque e ci comporteremo come se fossimo i primi nella lista degli invitati.

2. Arrivare Secondi

Siamo nati vincitori, pionieri, leader e campioni. Il numero uno è tutto ciò che conta. È qui che viene diretta l’adorazione. Ecco perché il podio del vincitore è più alto degli altri due. Ecco perché il vincitore ottiene il primo premio, gli applausi, l’ammirazione e gli elogi. Appartengono tutti a noi. Siamo destinati a vincere ed essere il campione è il nostro giusto posto. Nessuno vuole l’argento. Chi vuole essere il secondo classificato? Ciò significa fallimento. Ciò significa che qualcun altro ti ha superato. Ciò significa che qualcun altro avrà tutta l’attenzione. Il secondo è inutile. Il secondo è superfluo. Non voglio la commiserazione e l’elogio a vuoto per esserci arrivato così vicino, io voglio vincere. Se sono secondo, vengo considerato inferiore, non dello stato elevato che so di essere, ma ho bisogno che gli altri accettino e rinforzino. Arrivare secondo racchiude tutto ciò che è associato al risultato che ti rende ciò che sei ed è qualcosa che giustamente non dovrebbe mai essere associato a me. Odio arrivare secondo. Io voglio vincere. In tutto e per tutto il tempo, dall’essere il primo in fila, il primo ad essere servito, quello che emette più fatture, il più grosso venditore, quello con la migliore auto, quello che la gente saluta sempre per primo, quello che vince la discussione, e farò tutto questo a qualsiasi costo per te e in ogni modo contorto e complicato che eviti l’orrore di essere il secondo.

3. Il Riflettore che Splende Altrove

Perché ascolti lui e non me? È un idiota e non sa nulla. Ascolta me. Sono molto più interessante. Qualunque cosa lui abbia fatto io l’ho già fatta e poi anche un po’ meglio. Ha testa? Sì, hai visto il mio testone? Non prestare attenzione ad altre persone, presta attenzione a me. Il riflettore deve essere su di me per tutto il tempo. Io vivo la mia vita come se fossi protagonista di un film con la mia colonna sonora personale che mi riecheggia nelle orecchie mentre vado avanti con la mia giornata. Dal momento in cui mi alzo dal mio letto tutti gli occhi devono essere su di me, che mi osservano, mi ammirano e mi danno attenzione. Qualunque cosa io stia facendo, deve essere vista da qualcuno meglio se da più persone, e che la loro visione sia accompagnata da lodi, ammirazione, odio o rabbia. Non importa quale sia l’emozione che accompagna la loro attenzione finché è su di me. Manda quell’attenzione altrove e mi viene detto che non sono importante e, peggio ancora, qualcun altro è più importante di me. Non è giusto. Non può essere così. Come puoi pensare che quella persona sia più divertente, più bella, più accattivante di me? Dirigi i riflettori altrove e mi dirai che non sono abbastanza bravo e io so di esserlo. Non è vero?

4. Riconoscimento Non Dato

Il mio arrivo da qualsiasi parte dovrebbe essere accompagnato da una fanfara. Dovrei essere annunciato ovunque io vada. La gente dovrebbe inchinarsi all’accettazione della mia grandezza, prostrarsi alla mia solennità, salutare, baciarmi la mano, scendere inginocchiarsi e fare qualsiasi altra cosa sia necessaria per mostrarmi sottomissione. Mi dev’essere dato il dovuto riconoscimento perché sai chi sono? Devo sempre essere menzionato nei comunicati. Dev’essere sempre fatto riferimento a me durante un incontro. Devo essere indicato, identificato ed evidenziato coerentemente col mio status superiore. Non posso sopportare quando non mi viene dato il diritto di essere riconosciuto. Io ho questo diritto dato da Dio e tu dovresti rispettare il tuo obbligo di riconoscere me e tutti i miei incredibili risultati.

5. Stare Solo Per Troppo Tempo

Le persone spesso pensano che la mia specie non sopporti di stare sola. Non è del tutto esatto. Possiamo essere contenti di stare soli per un periodo di tempo in cui riceviamo molto carburante. C’è sempre spazio, naturalmente, per più carburante, ma quando ne abbiamo ricevuto quantità copiose, siamo contenti di essere lasciati in pace, così possiamo goderci la nostra gloria costruita e rivolgere la nostra mente alla nostra prossima conquista. Questo tempo da solo ci consente di complottare, far programmi e pianificare. Quando dico da solo, intendo lontano dalle persone fisicamente ma anche non in contatto con loro tramite la tecnologia. In completo isolamento. Se abbiamo incamerato abbastanza carburante, possiamo sopportarlo per un po’ di tempo. Qui sta la parte importante. Per un po’ di tempo.

Se rimaniamo soli per troppo tempo e l’effetto del carburante diminuisce, diventiamo irrequieti, poi ansiosi e poi gettati nel panico mentre ci dirigiamo verso Il Precipizio. Essere lasciati soli per troppo tempo significa che le persone non devono più essere interessate a noi altrimenti perché siamo soli? Non vogliono contattarci, interagire con noi, tessere lodi verso di noi, farci sentire ricercati, odiati, amati o adorati. Il loro interesse deve essere altrove se siamo stati lasciati soli per troppo tempo e questa non è una cosa che possiamo sopportare. Stiamo venendo ignorati, ostracizzati ed esclusi. Noi abbiamo bisogno delle persone. Abbiamo bisogno di attenzione. Abbiamo bisogno di te. Per favore. Mi hai sentito? Ho detto che abbiamo bisogno di te. Apri la porta e lasciami uscire ora. Ho bisogno di attenzione, di qualsiasi attenzione, da qualcuno non importa chi, solo non lasciarmi da solo per troppo tempo.

H.G. TUDOR

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👤 PRESENZA

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Puoi sentirmi accanto a te? Ci sono. Sono con te. Ci sono sempre. Anche quando non sono fisicamente presente, sono accanto a te, avvolto intorno a te e con te. Ho promesso che sarei sempre stato con te e facevo sul serio con quella promessa. Il mio ruolo è assicurarmi di essere sempre lì, così tu ti senti sicuro e rassicurato dalla mia presenza. Mi senti lì? Sì, certo, puoi sentirmi nella bocca dello stomaco, quella leggera sensazione che è un misto di gioia e attesa. Riesci a sentire il mio tocco sulla tua pelle? Sì, quella sensazione di formicolio che stai provando in questo momento sono io che sto mettendo una mano su di te per proteggerti. Senti il mio respiro sul collo mentre sussurro accanto a te? Così ho pensato. Io sono ovunque e sempre con te, mantenendo il mio ruolo di tuo guardiano e protettore. Non sei mai solo e quindi non devi mai sentirti solo. Io ti osservo sempre e mi assicuro che non ti vengano arrecati danni. Quando ti svegli in mezzo a quelle ore buie e hai la sensazione di stare per cadere, io sarò lì a prenderti. Ti ho tra le braccia perché sono forte e senza paura. Qualsiasi fionda e freccia ti arrivi contro, puoi stare tranquillo sapendo che non penetrerà mai le mie difese. Ho costruito le mie spesse mura, le alte torri e la mia cittadella è inespugnabile. Sei al sicuro lì. Senti la mia essenza dentro di te, che ti innalza e ti guida? Senti il mio tocco sulla tua spalla che ti conduce attraverso quel labirinto di indecisione e trepidazione? Lo attraverserai facilmente. Senti la mia mano nella tua perché io non ti lascerò mai andare. Ti guiderò oltre quei falsi guardiani che si contorcono dalla gelosia per ciò che abbiamo, le loro parole sediziose rimbalzano contro il mio scudo e si dissolvono sulla giusta verità che risiede lì. Questi gargoyles non possono farti del male. Possono fischiare e annaspare nell’aria, ma ciò mette in evidenza solo la loro impotenza, perché non possono perforare il velo che ho disegnato su di te che ti protegge dalla mia stessa presenza. Quando ti senti disperato, penetra nel profondo di te stesso e mi troverai lì. Un nucleo di rassicurazione che è dentro di te pronto per essere chiamato ogni volta che ne hai bisogno. Io sono su di te, dentro di te e intorno a te, e ti proteggo con la mia enorme apertura alare angelica, così i bruti e i demoni non riescono a trovare la via. Questi ciarlatani e pervertiti cadono ai tuoi piedi, sopraffatti dalla magnificenza che esibisci mentre la mia aura brilla intorno a te. Sono sempre lì per te, a guidarti, a condurti, a proteggerti e completarti. Mi senti?

Sono avvolto intorno a te e ti spremo dell’alito della vita. Mi senti? Senti quella fredda mano di terrore mentre ti afferra la gola, impedendoti di gridare? Ricordi le volte in cui ti svegliavi tremando mentre l’incubo aveva la sua presa su di te mentre ti sentivi paralizzato e incapace di parlare? Ti senti che ti faccio questo adesso? Senti le mie tossine che si riversano nel tuo corpo indebolito mentre banchetto su di te? Io sono tutto intorno a te. Ruoto tutto attorno a te. Io sono dentro di te. La tua pelle prude per quel senso di sporcizia che ti è rimasto addosso per così tanto tempo? Riesci a sentire le parole al vetriolo mentre le sibilo nelle tue orecchie devastate? Certo che puoi perché sono accanto a te. Senti il mio respiro caldo e fetido contro la tua guancia mentre continuo con la mia tirata di abusi, le parole sporche che si riversano come una fontana di sporcizia che schizza contro la tua pelle una volta immacolata e vi si attaccano? Provi per quanto possibile a rimuoverle, non importa quanto t’impegni a tirare e strofinare, il fango non può essere rimosso perché io sono tutto intorno a te. Sono aggrovigliato tra i tuoi capelli, in agguato sotto le tue palpebre, nascosto sotto le tue unghie e pulsante nel tuo cuore. Sono seduto sul tuo petto come un peso di piombo che ti schiaccia lentamente mentre più pesi vengono accumulati e l’aria malsana nei tuoi polmoni ti viene prontamente spinta dentro. Il mio tocco inquinante intacca la tua pelle e le mie unghie affilate ti lacerano, lasciando graffi su di te che pungono e continuano a ricordarti della mia presenza. La mia anima annerita si è versata nella tua bocca, nel tuo naso e nelle tue orecchie, infestandoti. Il veleno ti blocca i polmoni, ti si versa nel sangue e insidiosamente si insinua nel tuo cuore debole. Mi senti dentro di te ora? Questo crescente senso di panico ti dice che sono parte di te adesso? Quella brutta angoscia ti segnala che tu ed io siamo diventati una cosa sola? Tu hai dato il consenso, naturalmente. Mi volevi tutto per te, intorno a te e dentro di te, te lo ricordi? O per caso la nebbia che ti ha avvolto sta offuscando la tua mente e rallentando il tuo pensiero? I tuoi occhi, una volta così pieni di vita e di vitalità, ora mostrano solo quel riflesso opaco del mio viso malvagio mentre tengo la tua testa floscia accanto alla mia e scruto nei tuoi occhi cercando quel guizzo di carburante che so essere ancora da qualche parte dentro di te, in attesa di essere estratto. Senti i fili mentre li tiro, e intanto ti prendo le braccia e ti faccio continuare la danza con me anche se non hai voglia di farlo? Senti che quelle appendici ti tirano via portandoti in luoghi in cui non vuoi andare quando una volta lo volevi? Puoi sentirmi? So che puoi perché mi hai fatto entrare. Mi hai permesso di entrare e ti ho inondato della mia magnificenza per far entrare la mia malevolenza. Riesci a sentire qualcosa di diverso dalla mia presa malevola intorno a te? Sospetto di no dato che vedo che ti stai indebolendo dal momento. Ti ho inghiottito, abbracciato e avvolto. Tu ed io ci siamo uniti e siamo diventati una cosa sola. Tu sei me e io sono te. Dimmi, come ci si sente?

H.G. TUDOR

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