📰 CUCCIOLO

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“Bombasexy”

“Angelo”

“Bimba”

“Tesoro”

“Principessa”

“Piccola”

“Pinguina”

“Scricciolo”

“Lucciolina”

Dall’ovvio e usato alla corruzione e bastardizzazione del tuo nome passando per l’assolutamente bizzarro, i nomignoli sono elementi comuni delle relazioni. I genitori possono avere un diminutivo o un vezzeggiativo per il proprio figlio, usiamo diminutivi per i nostri amici ma più spesso vengono usati nel contesto di una relazione sentimentale. Il loro uso è per indicare tenerezza e per evidenziare qualcuno di speciale ed unico (anche se utilizzare bimba non vincerà premi in questa categoria) tra questa persona e la sua metà. Quando utilizzati nel contesto di una relazione non narcisistica sono piuttosto innocui, forse alludono a qualcosa per prendere in giro e potrebbe essere leggermente imbarazzante (ad esempio chiamare qualcuno lucciola-verme luminoso perché diventa rosso e si imbarazza facilmente) ma generalmente sono usati come un epiteto affettuoso e gentile. Questa situazione diventa corrotta e totalmente differente nelle nostre mani. Noi usiamo regolarmente nomignoli per le nostre fonti primarie, ma i nostri motivi per cui lo facciamo non riguardano la tenerezza sincera piuttosto una serie di motivazioni più nefaste:

1. Viene fatto per sembrare che si prova tenerezza per te così che tu pensi di essere speciale per noi. Ti meriti che ti venga dato un nomignolo e quindi vieni portata a pensare che naturalmente a noi importa di te e ti amiamo dato che abbiamo compiuto questo fatto. Viene fatto perché è un passo abituale in molte relazioni intime e tutto ciò che facciamo è imitarlo allo scopo di farti pensare che la relazione tra te e noi è magnifica, speciale, meravigliosa.

2. Tu sei nostro possesso. Dandoti un’etichetta in questa maniera ti stiamo marchiando e mettendo un timbro secondo cui ci appartieni. Ci permette di esercitare controllo su di te.

3. Noi oggettifichiamo tutti i nostri dispositivi e dandoti un nomignolo stiamo rinforzando questo. Possiamo chiamarti “angelo” ma nelle nostre menti sei solo un angelo, una delle centinaia o migliaia là fuori. Nello stesso modo in cui quelli che si ritrovano in una situazione difficile potrebbero usare il loro nome con un rapitore al fine di umanizzare loro stessi e l’altra persona, noi utilizziamo i nomignoli per disumanizzarti. È il nostro punto di vista il fatto che sei un oggetto per noi ed è molto più facile controllare e maltrattare un oggetto.

4. Utilizziamo lo stesso nomignolo per molti dei nostri dispositivi. Ci saranno delle differenze quando ad esempio il nomignolo gioca sul tuo nome, così se ti chiami Rebecca, possiamo chiamarti Beccipops, ma se è un nomignolo che non ha nulla a che fare con il tuo nome effettivo o una tua caratteristica specifica allora dovresti sapere che molte fonti primarie prima di te hanno avuto tutte lo stesso nome e anche quelle che verranno dopo di te.

5. Utilizzando un nomignolo e mantenendo lo stesso per tutte le nostre fonti primarie minimizziamo il rischio di chiamarti, accidentalmente, con il nome sbagliato provocando interrogatori e una vera sfida. Quindi, se ti chiamiamo “Zuccherino” e abbiamo una relazione, anche l’altra persona verrà chiamata “Zuccherino”. Se mai aveste accesso al cellulare del narcisista, non stupitevi di vedere Zuccherino 1 e Zuccherino 2 nella rubrica.

6. Come molte cose narci, ciò che concediamo poi lo tiriamo via per sconvolgerti ed esercitare il controllo su di te. Quindi se ci siamo sempre riferiti a te come “Roba che scotta” puoi aspettarti che arrivata la svalutazione ci riferiremo a te con il tuo nome effettivo invece di corrompere il nomignolo, ad esempio chiamandoti “Surgelata”. Questo viene fatto per provocarti una reazione e sentirti ferita da questo cambiamento dal vezzeggiativo affezionato.

7. In certi casi, il nomignolo potrebbe davvero sembrare un complimento verso di te ma in realtà ha un significato nascosto per la nostra specie e anche se sorridi quando senti usare questo nome, in realtà dentro stiamo ridendo di te perché non ti accorgi di essere stata insultata. Un esempio potrebbe essere scherzare riferendoci a te come “la boss”. Quindi di fronte a te e alla nostra congrega possiamo dire;

“Grazie per la proposta, ne parlerò con la boss”

Tu sorridi a questo rispetto affezionato verso la tua autorità ignorando il fatto che la mia congrega e io sappiamo che significa Best of Seven Sluts- Meglio di Sette Puttane, essendo un riferimento a come ti consideriamo sessualmente.

8. In certi casi, dimentichiamo chi sei effettivamente (perché ti consideriamo un oggetto) ma se chiamiamo un oggetto “Gnometta” allora possiamo ripiegare su questo e riferirci a te con questo nome senza sembrare stupidi per esserci scordati come ti chiami.

9. Possiamo inventarci nuovi e differenti nomignoli che sono insultanti, irrispettosi e spiacevoli quando ci lanciamo nella tua svalutazione. Possiamo chiamarti “Orticaria” perché continui ad apparire dove non vogliamo vederti. Possiamo chiamarti “Il Pirata” perché hai poco seno, ad esempio un petto incavato. Possiamo etichettarti come La Spina perché sei una spina nel fianco o possiamo scegliere semplicemente Cosa come i lettori abituali sapranno dal mio trattamento verso Lesley

https://conoscereilnarcisista.com/2018/11/19/cosa

10. Insisteremo sul fatto che utilizzi un nomignolo per noi ma lo sceglieremo. Nessuno che sia normale sceglie il proprio diminutivo e poi dice alla gente di usarlo. Diminutivi e nomignoli si evolvono da caratteristiche osservate da quelli attorno al destinatario del nome. Il fatto che compariamo e ti diciamo di chiamarci “Palle d’oro” è una prova del nostro senso che tutto ci sia dovuto e della nostra grandiosità.

L’uso di nomignoli da parte della nostra specie non deve mai essere considerato gentile ed elogiativo. È un mezzo per sminuirti, irritarti ed esercitare il nostro controllo su di te, allo stesso modo di qualcuno che tiene un animale domestico, che è come sei considerata visto che ti teniamo in una delle nostre gabbie dorate.

H.G. TUDOR

Pet

👤 CONFORMITÀ INANIMATA

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Gli oggetti inanimati mi affascinano. Mostrami un bellissimo orologio con il suo complicato meccanismo in mostra e starò seduto per un lungo periodo ammirandone la fattura. Adoro toccare uno dei miei completi godendo della sensazione della stoffa, sarò piacevolmente soddisfatto di ammirare il modo in cui è appeso e naturalmente come mi sta guardandomi allo specchio. Una scultura, un quadro, una macchina o un gioiello. Tutto questo mi suscita ammirazione. Sono oggetti di bellezza e status e come tali appartengono pienamente al mio mondo. Inoltre, fanno esattamente ciò che voglio. Amo la mia lavastoviglie. Funziona sempre. Premo il bottone e obbedisce ai miei comandi, quietamente rimuove i residui dalle stoviglie costose. I bicchieri escono brillanti, senza strisce o segni. Ogni singola volta. Gli oggetti sono affidabili. Eseguono ciò che gli chiedo di eseguire. Non amo nulla di più che un elettrodomestico. Soddisfa, obbedisce, consegna. Amo i possedimenti.

Amo possederti e fare di te un oggetto inanimato. È così che ti vedo. Sei un dispositivo di cui mi aspetto che farà ciò che voglio. Non sei altro che un’estensione di me, posta qui per eseguire le mie esigenze e i miei capricci. Amo attribuire nomi di marche alle mie ex ragazze. Becky era Zanussi – era brava in scienze, quindi era un dispositivo scientifico. Sarah era Nike dato che dovevo solo dirle “Fallo e basta” (lei mi chiamava Burger King- facciamo a modo tuo, mi piaceva abbastanza). Un’altra era Energizer perché continuava ad andare e andare (ma questa è un’altra storia). Mi piace pensare di essere Tag Heurer (indovinato: è un gioco mentale). Io oggettivizzo tutti e valuto come possano essere una buona applicazione per me. Ti possiedo e devi agire come dico io. Tutti i miei altri beni lo fanno, perché dovresti essere diversa?

H.G. TUDOR

Inanimate Appliance

📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: OGGETTIFICAZIONE

78956207_114861789984237_5872096544269795328_n.jpgC’era una volta una mia fidanzata chiamata Lesley. Il mio metodo preferito di ottenere carburante da lei e allo stesso tempo manipolarla era chiamarla “Cosa”.
Era estremamente sminuente ed in linea con il mio modo di vedere le cose secondo cui le persone sono solo oggetti ed apparecchi che fanno cose per me. Tu puoi essere un dispositivo che fornisce ammirazione, puoi essere un’apparecchiatura premurosa e corrermi attorno.
In alternativa puoi essere un oggetto utile che mi procura ciò che voglio. Una persona è un elettrodomestico, un oggetto. Ero capace di rafforzare questa idea specialmente con Lesley.
Non lo facevo per tutto il tempo. Questo ne avrebbe diluito l’effetto. D’altra parte ero coerente nell’applicazione. In qualche modo era una mezza via rispetto al Trattamento del Silenzio dato che non la riconoscevo totalmente, la sminuivo ma senza ignorarla del tutto. Il fatto è che le parlavo facendola sentire come se dovesse rispondere e nello stesso tempo ottenevo quello che stavo cercando; una reazione.

Iniziavo come prima cosa al mattino. Come sempre, mi svegliavo per primo dato che avevo trascorso una notte di sonno riposante, il sonno del giusto. Lei probabilmente era rimasta sveglia per qualche ora dopo che mi ero girato di spalle quando voleva fare l’amore. Lei sapeva bene come infastidirmi. Mentre stavo disteso appoggiato su un gomito guardando la sua faccia lentigginosa, lei sbatteva le palpebre per svegliarsi. I suoi occhi azzurri incontravano i miei e potevo leggervi la speranza per il fatto che la stavo guardando.

“Ah, Cosa è sveglia” sorridevo mantenendo il mio sguardo fisso. La speranza si infrangeva immediatamente e anche se cercava di nasconderlo, potevo vedere che il mio colpo era andato a segno.

“Oh non fare così, per piacere, è orribile” diceva gentilmente

“Cosa sembra avere qualcosa da dire. ce l’ha sempre” sottolineavo. Lei scuoteva la testa.

“Per favore smetti di fare questa cosa, sai che questa cosa non mi piace”

“Cosa, vuole che la smetta. Cosa, vuole sempre averla vinta.”

“No, non voglio”

“Cosa ora si sta arrabbiando. Cosa perde sempre la pazienza”

“Smetti con questa cosa”. Lei si alzava dal letto e andava a farsi la doccia, io le gironzolavo attorno facendole la radiocronaca.

“Cosa sta lavando Cosa usando il doccia schiuma che ho comprato per Cosa. A Cosa piace avere un buon profumo.”

“Cosa sta lavando i capelli di Cosa ora. Cosa cerca di lavare via la colpa. Cosa odora di questa Cosa.”

Lesley provava ad ignorare i commenti ma sapevo dai suoi sospiri e dal fatto che le spalle le si erano incurvate, che stava avendo effetto su di lei. Dopo averla sottoposta a circa 15 minuti di commenti su quel che stava facendo, cambiavo tattica e iniziavo ad usare questa tecnica in un modo più affascinante.

“Cosa dovrebbe indossare una gonna stretta e una camicetta oggi. Cosa non vuole sembrare troppo sciatta anche se Cosa è, un Venerdì.”

Lesley si metteva l’abbigliamento suggerito. Sapevo perché lo faceva. Lei sentiva che dando questi suggerimenti, anche se la chiamavo “Cosa”, mostravo di provare interesse per lei e se la beveva alla grande. Lei aveva completamente mancato il fatto che era ciò che volevo che lei facesse e non aveva niente a che fare con il fatto di essere interessato a lei.

“Cosa dovrebbe davvero cucinare la colazione dato che non dovremmo essere affamati”

“Cosa dovrebbe assicurarsi che la spesa sia fatta prima che torniamo a casa stasera”

“Cosa dovrebbe ricordare che dobbiamo uscire stasera e Cosa non è invitata”

Lei partiva per il lavoro irritata ma senza voler peggiorare la situazione. La mia tecnica continuava lungo la giornata, le telefonavo

“Cosa, è occupata?”

“Sì lo sono, quindi ora stai parlando con me, giusto?”

“Cosa vuole sapere se sto parlando con Cosa. Ora non lo stiamo facendo” e le mettevo giù il telefono.

Alla sera mi supplicava di smettere di chiamarla Cosa con gli occhi che le si riempivano di lacrime. Lesley aveva avuto abbastanza trattamento di oggettificazione che fosse sostenibile e diviso lungo tutto il giorno. Mentre prendevo il portafoglio per prepararmi ad uscire con i miei amici, senza di lei, mi giravo e le dicevo

“Ora esco. Io e te ci rivediamo dopo”

Il sorriso che scoppiava sul suo viso era immenso appena abbandonavo la telecronaca del Cosa.

“Okay, divertiti” mi rispondeva gentilmente

“Lo farò. Ciao Karen”

Non mi voltavo mai a guardare oltre la mia spalla ma sapevo come l’uso del nome sbagliato l’avesse ferita.

H.G. TUDOR

The Narcissist Manipulates – Objectification

📰 IO OGGETTO

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La mia specie vi considera come oggetti. Vi consideriamo come apparecchi che servono per una funzione; obbedirci. Il mondo deve girare intorno a me. Io sono il centro dell’universo. Devo avere questo come costante. Assicurandomi che il mondo ruoti intorno a me, ricevo il carburante che mi consente di esistere. Sono in grado di esercitare il controllo che garantisce il flusso del carburante. Ricevo i tratti e i benefici aggiuntivi che ritengo necessari e a cui mi considero autorizzato. Affinché queste cose accadano e affinché possano continuare, ho bisogno di totale obbedienza. Se desidero far bollire dell’acqua, la metto in un bollitore. Premo l’interruttore e il bollitore svolge la sua funzione finché l’acqua non ha bollito e poi si spegne. Se voglio più acqua bollente in un secondo momento, ripeto il processo. Il bollitore funzionerà sempre per me. Premo il pulsante. Lui risponde. Bolle l’acqua. Fa esattamente quello che voglio. Non mi sfida. Non rifiuta di far bollire l’acqua. Non inizia a bollire l’acqua e poi a metà strada ferma e si spegne. Non fa raffreddare l’acqua. Non trasforma l’acqua in acqua marrone. Funziona. Naturalmente, nel tempo, il bollitore potrebbe sviluppare un guasto. Non funziona più come voglio. È una questione semplice. O riparo il bollitore o più probabilmente lo scarto e lo sostituisco con un modello più nuovo e brillante che funziona come dispongo e chiedo.

Il tuo ruolo è quello di funzionare per me. Devi fornirmi carburante. Devi fare le cose per me. Mi aspetto che ciò accada quando lo richiedo, a mio parere, senza esitazione, obiezioni o prestazioni parziali. Richiedo prestazioni e risposte ottimali. Devo disumanizzarti e ridurti allo stato di un oggetto affinché questo accada. Devo anche oggettificarti perché nel mio mondo non esiste nulla al di fuori di esso tranne me.

C’è un tipo di empatico che, per dirla semplicemente, si sente in sintonia con il mondo e la sua energia. L’empatico è, se vuoi, collegato al mondo e quindi percepisce cambiamenti di energia, sia buoni che cattivi. È particolarmente in sintonia con tutto ciò che lo circonda e quindi “sente” su un livello più alto. Ovviamente non mi identifico in questo dato che non sono un empatico, ma questo è quello che mi è stato descritto. Mi è stato anche fatto notare che la mia specie e la tua specie sono agli estremi opposti dello stesso spettro. Io vedo la forza in una tale prospettiva. Mentre ci sono quelli che si sentono in sintonia con il loro ambiente e che fanno parte di quell’ambiente, io, al contrario, considero l’ambiente come parte di me. Devo modellare l’ambiente, controllarlo, dominare. Deve essere soggiogato ai miei bisogni. Ecco perché sono ossessionato dal concetto di controllo. Questo è il motivo per cui ogni singola situazione in cui mi trovo deve essere conforme a ciò di cui ho bisogno. Anche tu fai parte dell’ambiente e ne consegue che devi far parte di me. Questo è il motivo per cui la mia specie non riesce a vedervi come individui separati e distinti, ma piuttosto come oggetti che sono inseriti in noi e assimilati in noi. Tu sei lì per servirmi. Io sono lì per controllarti. Affinché questo stato di cose possa essere creato è necessario che tu venga visto come un oggetto. Se ti considerassi un individuo indipendente, in possesso dei tuoi desideri, pensieri e azioni, questo mi causerebbe una notevole preoccupazione. Avrei più volte paura che tu “facessi le tue cose” e di conseguenza non riusciresti a darmi quello di cui ho bisogno per esistere. Così, io e la mia gentilezza, ti riduciamo allo status di oggetto per rimuovere questo senso di indipendenza e questo a sua volta toglie la paura che tu non riesca o funzioni male.

Questo è il motivo per cui quando ci sfidi in qualche modo o asserisci la tua indipendenza e identità, la nostra reazione è severa. Non solo ci stai criticando suggerendoci che non ti abbiamo sotto controllo, accendendo così la nostra rabbia, stai anche tentando di affermare che tu non sei un oggetto, e questo minaccia il nostro ambiente e il nostro controllo. Tale minaccia si traduce in una dura reazione da parte nostra al fine di rimetterti in riga, rimuovere la tua indipendenza, erodere il tuo senso di separazione e assimilarti di nuovo nella nostra funzione e controllo.

La tua oggettificazione è un dispositivo necessario per permetterci di affermare il controllo su di te e sul nostro ambiente in modo che i nostri bisogni siano soddisfatti e la nostra esistenza sia preservata. Poiché ti consideriamo parte di noi, se cerchi di staccarti da noi, è come se ci venisse tagliata una mano. Per assimilarti a noi dobbiamo erodere ogni senso di indipendenza che potresti avere. Questo è il motivo per cui le nostre varie manipolazioni sono progettate per logorarti così non avrai più l’energia necessaria per inveire contro di noi. Questo è il motivo per cui le nostre varie macchinazioni sono progettate per condizionarti a comportarti nello stesso modo più e più volte, proprio come una macchina, in modo da renderti affidabile e prevedibile. Rendiamo il tuo mondo caotico così da diventare l’unico elemento di stabilità. Il nostro comportamento apparirà casuale e arbitrario ma noi restiamo lì, una costante nella tua vita e questo ti costringe ad aggrapparti a noi e nella nostra mente questo ti fa essere incluso dentro di noi. Generandoti un ambiente instabile attorno, vogliamo che tu ti sposti nella stabilità che rappresentiamo rimanendo una costante.

Anche la nostra incapacità di empatizzare è cruciale nella tua oggettificazione. Dal momento che non sentiamo il bisogno di preoccuparci o di mostrare compassione, ciò rende anche molto più facile per noi considerarti come un oggetto e quindi soddisfare i requisiti che ho descritto sopra. Non proviamo nulla per te in termini di preoccuparci di te. Se non funzioni, ti odieremo, proveremo rabbia verso di te, frustrazione e gelosia che tu possa essere funzionante per un altro, ma non per noi (per esempio dando la tua attenzione emotiva (carburante) a qualcuno diverso da noi, anche se quella persona non ha bisogno del tuo carburante, non ci importa, il fatto è che lo richiediamo noi). I nostri sentimenti nei tuoi confronti, dal momento che ti oggettifichiamo, sono simili al fastidio perché un’auto non si avvierà. La gelosia perché la falciatrice del nostro vicino è più efficace della nostra. Odio verso il trapano che non perfora dritto. Le nostre reazioni perché questi oggetti non funzionano sono esattamente le stesse che ci sono per te quando non riesci a fare quello che vogliamo, e questo a sua volta continua ad aumentare il senso di oggettificarti.

La nostra oggettificazione di te è determinata attraverso diversi meccanismi. Come ho spiegato sopra, se il bollitore smette di funzionare, lo scarto e ne prendo uno nuovo. Quindi tu sei trattato come non indispensabile e se smetti di fornirmi carburante, ti scarto e ti sostituisco. Cerco il controllo totale su di te per negarti la possibilità di prendere le tue decisioni. Non solo ti dirò cosa dire e cosa fare, mi aspetto che tu sia sempre compiacente con ciò che voglio, ponendo le mie esigenze al di sopra delle tue. Negandoti questa indipendenza del processo decisionale, ti oggettifico ulteriormente. Dato che non mostro preoccupazione per i tuoi sentimenti, questa è un’azione considerevolmente disumanizzante che aumenta la tua oggettificazione. Grazie al mio enorme senso di diritto, ti tratto come ritengo opportuno. Proprio come un piatto. Posso lavare il piatto, lucidare il piatto, rompere il piatto, grattare la decorazione e così via. Faccio quello che voglio al piatto perché lo possiedo ed è mio compito fare con esso come ritengo opportuno. Io mantengo la convinzione di possederti e quindi posso fare con te come ritengo opportuno. Non ho alcun riguardo per come ti senti riguardo al modo in cui ti tratto e questo, unito con il mio possesso di te, ti oggettifica ulteriormente. Ti considero uno strumento che è stato fornito per servire ai miei scopi. Mi dai del carburante, mi dai soldi, mi fai cenare, mi dai gratificazione sessuale, fai il bucato, ti prendi cura dei bambini e così via. Questo è previsto e ancora, trattandoti come uno strumento in questo modo, la tua oggettivazione continua.

Tutti questi vari modi di considerarti e di trattarti si combinano per far sì che ti consideriamo un oggetto ma anche perché tu ti senta oggettificato. È un processo a doppio senso. Non solo ti vediamo come un oggetto, vogliamo che tu ti senta come un oggetto perché in questo modo hai maggiori probabilità di funzionare nel modo che richiediamo.

Oggettificarti ha uno scopo considerevole per noi nell’assicurarci che tu ci fornisca ciò di cui abbiamo bisogno, che tu rimanga sotto il nostro controllo e di conseguenza funzioni. È anche utile come mezzo per far uscire il carburante da te perché ti arrabbierai o sarai sconvolto per essere trattato in questo modo e per avere il tuo senso di identità violato. Inoltre, ci permette di erodere la tua autostima perché noi tutti cerchiamo la conferma di ciò che siamo da altre persone (addirittura, la mia stessa esistenza si basa su questo) e quindi se ti invalidiamo trattandoti come un oggetto, rimuoviamo la tua autostima, iniziamo a distruggerti, il che inoltre significa che hai meno probabilità di scappare e sfuggire al nostro controllo.

Il bisogno di oggettificarvi è fondamentale per la nostra esistenza. Adoperiamo vari metodi per realizzare questa oggettificazione. Vi vediamo come oggetti, dobbiamo vedervi come oggetti e vi trattiamo come oggetti.

H.G. TUDOR

https://narcsite.com/2017/05/12/i-object-3/