📰 IMPEGNO NASCOSTO

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Quante volte sei rimasto fuori dalla porta dello studio, e hai premuto l’orecchio contro la porta nella speranza di sentire qualcosa? Molte volte scommetterei. Lo accosti di più e chiudi gli occhi come se interrompere un senso potesse facilitarne un altro. È quella la nostra voce che puoi sentire? È difficile dire come il battito frenetico e ansioso del tuo cuore fa rimbombare il sangue nelle tue orecchie e non puoi dire se siamo noi a parlare in un lieve mormorio, il suono di una televisione o il ronzio incessante della tecnologia dall’altra parte della porta. Stiamo parlando con qualcuno oppure è il clack della tastiera mentre le nostre dita ci scivolano sopra? Cosa stiamo facendo oltre questa porta? La tua mano raggiunge la maniglia ma sai che è inutile. La porta sarà chiusa. Non è passato molto tempo da quando abbiamo iniziato questi soggiorni notturni nello studio, che era stata installata una serratura e non hai mai visto la chiave. La stanza è sempre chiusa quando ci siamo dentro. La stanza è sempre chiusa quando non ci siamo dentro. Non hai l’accesso. Una volta sei andato a cercare una scala, deciso a sbirciare dalla finestra e vedere cosa c’è dentro. Strani pensieri di assistere a bizzarri esperimenti sfioravano la tua mente, visioni di qualche bestia ibrida incatenata e ingabbiata, un mostro ancora da scatenare, eppure, alzando lo sguardo, vedevi che le tende erano state chiuse. Ancora una volta ti abbiamo escluso.

Anche se una porta chiusa a chiave non ti avesse impedito l’accesso, sai che non appena avessi iniziato ad aprire la porta, saremmo comparsi davanti, la faccia che riempie l’apertura, la massa corporea dietro di essa che ti impedisce di spingerla e di aprirla oltre, la nostra faccia sospettosa che non ti permette di vedere cosa si trova all’interno. Ben presto ti porteremmo via, borbottando che abbiamo un lavoro importante da fare. Bofonchieresti gentilmente, suggerendo che abbiamo lavorato troppo duramente e invitandoci a farti entrare in modo da poterci massaggiare le spalle, ma il tuo suggerimento non meriterebbe nemmeno una risposta in quanto la porta verrebbe chiusa di nuovo. “Non devi passare” potrebbe anche essere stato inciso sul legno.

Ora ci passi davanti, la fredda luce blu che filtra da sotto la porta, la prova della tecnologia che lavora all’interno. Ti fermi sempre e pensi a ciò che potremmo star facendo. Che cosa ci coinvolge a tal punto che siamo impegnati in questo posto quasi ogni sera, da dopo cena fino a tarda notte. Hai rinunciato a cercare di rimanere sveglio per la nostra eventuale comparsa a letto. Ora, ti svegli di notte e scopri che siamo magicamente apparsi accanto a te, dopo essere entrati silenziosamente nella stanza e infilati nel letto. Di tanto in tanto hai provato a cercare la chiave mentre dormivamo per tentare di accedere al nostro luogo di rifugio, ma sei giunta a paventare e temere il contraccolpo di un comportamento così clandestino come se dormissimo con un occhio solo. Ti becchiamo sempre quando inizi a vincere con noi al nostro stesso gioco, con attività furtive e segrete.

La verità è che tu non hai idea di cosa succede quando ci concediamo la nostra vita notturna. Potresti sentirti dire che stiamo lavorando o godendoci la visione di un film in pace, senza l’interruzione di bambini, animali, telefoni, o di te. Potrebbe esserci anche un film sullo sfondo, ma l’unico lavoro che viene intrapreso è di tipo complottante. Siamo impegnati a curare il nostro crescente regno di ammiratori mentre ci muoviamo tra il primo telefono, il secondo telefono e il computer. I fili tecnologici si dipartono da questi dispositivi mentre setacciamo i siti di appuntamenti, riprendiamo i flirt della sera prima con qualcuno dal nickname invitante e messaggiamo a botta e risposta con una nuova conquista su Facebook. La nostra casella di posta si gonfia del frutto delle nostre nefande fatiche, lo schermo del computer contiene una serie di schede e notifiche diverse mentre il mondo dei social media illumina il monitor. Messaggi, emoticon e immagini si riversano su di noi mentre beviamo questo carburante. Rispondiamo ai messaggi di testo, facciamo piani per gli incontri, ci permettiamo di mandare trabocchetti sessuali per catturare una vittima compiacente e di richiedere molte foto da mettere nell’hard disk collegato al computer. Il calore che emana da questi scambi alimenterebbe facilmente la casa per una settimana. Puoi sentire un film ma non sarà l’ultimo uscito o qualche produzione accolta da critiche. Invece guarderemo con occhi vitrei le figure nude che si contorcono fuori dal verso immaginato. Le nostre dita stringono il mouse e con ogni click ci addentriamo sempre di più nella vasta gamma di materiale pornografico, i nostri gusti diventano sempre più estremi e pericolosi. Alcune notti potremmo passare dieci secondi a guardare un pezzo di video prima che i nostri occhi vengano attratti da un’anteprima più avvincente sotto cui dobbiamo fare diligentemente click. Poi un altro e un altro ancora. Osserviamo tutto ma non vediamo nulla mentre svolazziamo come una farfalla da un sito porno a un altro, cercando attraverso le categorie, inserendo le nostre ricerche mentre cerchiamo quel colpo inafferrabile che ci soddisfa. I nostri occhi si spalancano quando arriva un’e-mail e la apriamo immediatamente, deliziandoci nei messaggi che possiamo vedere accumulati sui nostri telefoni. Ci stiamo rimpinzando di flirt, infedeltà e voyeurismo. Come un ghiottone non ne abbiamo mai abbastanza perché ci riempiamo di carburante che scorre da tante linee di rifornimento. Mentre lo facciamo, i nostri pensieri vagano da soli, senza dubbio, chiedendo cosa stiamo facendo e ci concediamo un sorriso mentre assaporiamo quella goccia di carburante negativo, immaginando il tuo disagio e la tua solitudine.

Inizia come un’ora dopo cena. Poi due. Presto gli appuntamenti esterni iniziano a essere scartati ed evitati per tornare alla nave madre e connetterci a tutti gli ammiratori in attesa nelle chat, su Internet e nel cyberspazio. Presto l’intera serata è dedicata a questa ricerca e poi sanguina durante le prime ore fino a quando siamo ancora seduti su di giri e alimentati, cliccando e navigando finché non vediamo le prime luci dell’alba all’orizzonte. Questa è la nostra vita notturna.

H.G. TUDOR

Hidden Engagement

👤 LA TORRE RELAZIONALE

191018E The Relational Tower

Sono seduto in alto nella mia Torre Relazionale. Posso vedere così tante cose da questo trono.

Guardo verso nord e vedo le linee dorate e scintillanti che si estendono da me ai miei leali sudditi attraverso il territorio. Vedo i miei sostenitori, i miei seguaci e la mia compagnia andare avanti con la loro vita quotidiana, restando allo stesso tempo legati a me. Sentono che tale privilegio è connesso a me, al loro sovrano e io mi nutro di quel senso di privilegio e ammirazione, e di quell’adorazione che si intreccia attorno ad esso.

Guardo verso sud e vedo altre linee di oro lucente che collegano me ai miei più devoti luogotenenti. Dal mio punto di osservazione posso dar loro un segnale e obbediranno, eseguendo i miei comandi, rispettando i miei dettami e eseguendo le mie istruzioni. È una fonte di grande conforto guardare verso di loro e osservare la loro operosità nei miei confronti.

Guardo ad est e aggrotto le sopracciglia davanti alle legioni riunite che marciano verso di me. I malcontenti, i respinti, gli sciocchi e gli idioti, tutti quelli che hanno impugnato le armi contro di me e ora marciano nell’aspettativa di spodestarmi. Eppure altre linee si estendono da me a questi traditori. Linee viola scuro, quasi invisibili contro il firmamento glorioso, queste innumerevoli linee che hanno unito permanentemente a me questi trasgressori e mediante le quali io tiro, contorgo e strappo. Essi gemono, piangono e si lamentano del loro destino, ma non c’è speranza per nessun altro perché questi sono coloro che portano la macchia del tradimento, il putrido odore di sedizione sprigiona dai loro strambi contorni. Lasciateli venire, lascia che avanzino verso di me e io li osserverò mentre si infrangono contro la mia torre, come onde contro le rocce mentre vengono mandate a sparpagliarsi e dissolversi in così tanti spruzzi. Li osservo da lontano, talvolta che comandano ai miei luogotenenti di entrare nella mischia per circuire con lusinghe e dirigere, una miriade di oro e viola scintillanti e lucenti quando le linee si intrecciano. Ogni tanto il viola diventa dorato, quando con un mio dono paradisiaco concedo la mirabile gioia ai pochi eletti.

Guardo ad ovest e lì vedo te. Brilli di una tale gloria, la linea d’oro tra te e me che sprizza di effervescenza. Una linea spessa che ti si avvolge attorno ai polsi, al dorso e alla gola, che manda quella preziosa essenza verso di me. Ci sono giorni in cui quella connessione si oscurerà al viola della colpa, la linea spessa si allungherà e si assottiglierà, ma non si spezzerà mai. Ti guardo mentre cammini verso di me, a faccia in su, gli occhi estatici, le mani protese mentre la luce arde più luminosa e quelli che sono inferiori a me avrebbero difficoltà a tenere gli occhi su di te, ma io lo farò sempre. Anche se di tanto in tanto potrei distogliere la mia faccia da te, i miei occhi bui ti cercheranno sempre.

Ti osservo mentre cammini verso di me, i sostenitori, i luogotenenti, gli emarginati e te. Posso vedere tutto da questa posizione elevata mentre organizzo, dirigo e orchestro. So cosa vuoi. So cosa volete tutti, ognuno di voi.

Sono collegato a tutti voi, siete legati a me, alcuni più stretti di altri, alcuni con quelle catene che mordono e bruciano, altri che non sollevano obiezioni alla loro serica schiavitù, ma tutti sono legati a me. Ho fatto in questo modo. Volevo questo. Sono collegato a così tanti di voi. Ho una relazione con ognuno. La nostra vicinanza relazionale varia da estraneo a partner intimo, da seguace ad amico di cerchia ristretta, da collega a familiare e così via. Rapporti. Ne ho a centinaia e ne creo di più ogni giorno, protendendo i miei viticci d’oro e porpora per rimanere esattamente dove voglio essere – al centro della mia torre.

So perché vi dirigete tutti verso di me. Volete entrare in questa torre ed ottenere il permesso da me. Desiderate togliere il lucchetto al vasto cancello e passare attraverso l’imponente portale per permettervi di salire i tortuosi gradini di pietra, passando ogni volta senza ostacoli o complicazioni attraverso le molte porte e i molti cancelli che proteggono il mio santuario.

So che vuoi entrare nel mio santuario.

Alcuni di voi vogliono prendersi cura di ciò che si trova lì. Alcuni di voi desiderano possedere ciò che vi salta agli occhi. Alcuni di voi desiderano chiederne una parte ed esserne per sempre pervasi degli effetti. Alcuni di voi desiderano diffondere ciò che si trova in questo santuario. Alcuni di voi desiderano capire cosa si trova lì. Alcuni di voi desiderano distruggere ciò che viene rivelato.

Di qualsiasi cosa si tratti, le centinaia di relazioni che ho, non importa quanto lunghe, quanto solide e quanto stretto sia il legame o di quale altro tipo possano essere, tutti cercano di entrare nella mia Torre Relazionale e addentrarsi nel santuario.

Questo non può accadere.

Io ho fatto questa torre. L’ho costruita alta. Ho costruito le pareti profonde e spesse, fatte dalle pietre della negazione e le lastre di digressione tutte tenute al posto con la malta di carburante. Ho modellato le spesse assi della porta dalla proiezione, il legno imbullonato insieme attraverso la triangolazione e la serratura creata da uno sguardo d’acciaio e dalla risolutezza ferrea. Il pesante chiavistello che è posto su questa è nato dal trasferimento di colpa. Ho messo molte trappole e insidie all’interno di questa torre per impedire a chiunque di raggiungere il santuario. I gradini di pietra sono spalmati di vetriolo, le pareti sono piene di diffamazione, i calderoni attendono di riversare su di te la loro furia accesa e ti gettano in profonde fosse di disperazione. La pietra è così spessa che qui c’è solo silenzio, come se le pareti stesse ti stessero dando uno sguardo freddo e funesto. Tutto ciò che ho imparato verrà usato per ostacolare la tua progressione, intralciarti e ostacolarti in modo che tu non possa mai raggiungere quel santuario.

So che tutti voi volete andare lì. So che tu vuoi entrare nel profondo di me, nel mio santuario interiore, ma non posso permetterlo. Non oso. Non posso ammettere nessuno. Mai.

Ho costruito questa torre alta. L’ho costruita spessa. L’ho resa impenetrabile.

L’ho costruita per tenerti fuori.

L’ho costruita per tenermi dentro

Siamo sempre connessi ma finché rimango nella mia Torre Relazionale in così splendido isolamento, il mio santuario interiore resta protetto e pure io.

H.G. TUDOR

The Relational Tower

📰 CALCOLO SOSPETTO

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La tecnologia è un vantaggio per la nostra specie. Ci consente di raggiungere più persone di quanto mai sia accaduto ai fini di un rapido getto di carburante o come parte della campagna organizzata per sedurre la prossima vittima che sarà la nostra fonte primaria. La prevalenza di piattaforme di social media, blog, chat e cose simili ci fornisce un pubblico pronto a dichiarare la nostra brillantezza. Sia che si tratti di un succinto tweet, una foto della nostra ultima avventura ciclistica su Facebook, il successo culinario che è stato condiviso su Instagram, ci sono tanti modi per annunciare la nostra magnificenza. Non abbiamo bisogno di stare vicino a queste persone. La portata è di milioni, perciò quando riceviamo un commento di lode, un like o un love dal pulsante pertinente, quella dose improvvisa di carburante arriva verso di noi. È un colpo quasi istantaneo. Spara qualcosa attraverso l’etere elettronico e in pochi istanti una dose sicura di carburante tornerà qui per la nostra gioia. Che metodo meraviglioso e semplice.

Ancora migliore è l’uso dei nostri computer per cercare i bersagli, controllare le loro informazioni online per accertare se saranno adatti ai nostri scopi e quindi a scavare per prendere informazioni che possono essere utilizzate nella seduzione dei nostri obiettivi. È tutto lì. Il computer ci ha utilizzato per trovare le informazioni che costituiscono il fondamento delle nostre campagne ed è anche lo strumento delle nostre campagne. Così tanti modi ripetuti di bombardare qualcuno con il nostro presunto amore. Il nostro incessante impegno e monitoraggio. I modi in cui possiamo rimanere in contatto con diverse potenziali vittime mentre valutiamo chi sarà la migliore. Il modo in cui possiamo definire il tuo rimpiazzo dato che riteniamo che il tuo carburante positivo sta diminuendo e la tua svalutazione sta proprio dietro l’angolo. Il modo in cui possiamo triangolarti con un macchinario mentre i nostri occhi rimangono bloccati sullo schermo e intanto ci impegniamo nei nostri flirt online e nella raccolta di carburante. Il computer è veramente nostro amico, ma è anche molto utile per te capire con cosa hai a che fare.

Il nostro uso del computer è un indicatore significativo dell’individuo con cui hai a che fare. Che si tratti di un tablet, di un laptop, di un PC o di un telefono cellulare (in fin dei conti si sta davvero portando un piccolo computer in borsa o in tasca di questi tempi) puoi aspettarti di scoprire un simile comportamento segreto e furtivo da parte della nostra specie quando si tratta dell’uso del computer per mandare avanti le nostre macchinazioni. Il computer è il centro nevralgico delle nostre operazioni e come tale è una cosa che custodiremo. Di conseguenza, dovresti essere consapevole di attività e comportamenti come: –

1. Chiudere il computer quando tu sei nelle vicinanze;
2. Commutazione delle schermate quando tu sei nelle vicinanze;
3. Rifiutare di farti usare il dispositivo;
4. Se sei in grado di utilizzare il dispositivo, non ti consentiremo di conoscere la password e anzi la inseriremo noi per te;
5. Se sei in grado di utilizzare il dispositivo, gironzoleremo attorno a te mentre lo fai;
6. Se sei in grado di utilizzare il dispositivo, scoprirai che l’account e-mail è bloccato o vuoto, la cronologia delle ricerche è vuota, non vi è alcun elemento predittivo nella barra di ricerca che può dare indizi su ricerche precedenti e frequenti e i documenti sono bloccati.
7. Se ti viene fornito un accesso illimitato a un dispositivo informatico, è altamente probabile che utilizziamo un dispositivo diverso per i nostri lavori oscuri di cui non sei a conoscenza, altrimenti non è possibile che ti consentiamo di utilizzare quel dispositivo in modo così libero. In questo caso è necessario che tu abbia identificato altre bandiere rosse che indicano che è più che probabile che stai interagendo con un narcisista perché aumenti la possibilità che noi utilizziamo due computer. Se non ci sono altre bandiere rosse, il tuo libero accesso al computer sarà puramente una conseguenza di usarlo non avendo nulla da nascondere e lui o lei non userà un dispositivo segreto.

Faresti bene a considerare le abitudini informatiche della persona con cui stai e soprattutto se hai il sospetto di avere a che fare con uno della nostra specie. Comprendi che il computer (nelle sue varie forme) costituisce la piattaforma per gran parte di ciò che facciamo. Raccogliere nuove vittime e sedurle, organizzare ed eseguire la tua svalutazione, orchestrare la campagna diffamatoria contro di te. Dovresti sapere che il computer è uno strumento che viene usato contro di te e puoi utilizzarlo come un barometro del nostro atteggiamento nei tuoi confronti che a sua volta ti permetterà di capire cosa puoi aspettarti che accada.

Gran parte di ciò che facciamo avviene attraverso il dispositivo elettronico perché ciò ci consente di dominare pienamente nel ritrarre ciò che desideriamo nei confronti del mondo in generale. Permette un accesso considerevole, fornisce una piattaforma per annunciare i nostri risultati e non è un’esagerazione affermare che costituisce la sala motori delle nostre attività.

Non ti consentiremo mai l’accesso ai nostri computer, ma se c’è un dispositivo condiviso dovresti cercare due cose. La prima è che dopo averlo usato, la nostra casella di posta elettronica, la cronologia di navigazione e i messaggi saranno più puliti di un laboratorio di ricerca sulle malattie contagiose. Questa situazione persisterà per qualche tempo. La seconda è che quando c’è qualcosa da leggere in quella casella di posta, in quella cronologia di navigazione e in quei messaggi, dovresti sapere che volevamo che tu lo vedessi perché la tua svalutazione è iniziata e questa è l’esca elettronica che è stata impostata per provocarti. Tieni a mente, questo è proprio ciò a cui noi siamo preparati perché tu lo veda, allo scopo di raccogliere carburante. Ciò che sta realmente accadendo sui nostri dispositivi a cui non ti consentiremo di accedere (e quelli di cui non conosci nemmeno l’esistenza) è molto, molto peggio.

H.G. TUDOR

Suspect Computing

📰 NON DEVI ENTRARE!

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La tana è una posizione molto importante per la mia specie. Può assumere diverse forme ma il messaggio che ti si manda è molto chiaro; non sei il benvenuto. La nostra specie deve sempre avere una tana in cui possiamo ritirarci. È il nostro sacro territorio in cui non ti è permesso di avventurarti. Quando ci impegniamo per la prima volta con te, dovresti notare due cose che invariabilmente si verificano. Passeremo la maggior parte del nostro tempo dove vivi tu. Questo ci consente di starti accanto tutte le volte che possiamo per continuare a sedurti. Significa anche che le tue risorse sono quelle che vengono utilizzate. Il tuo cibo, il tuo abbonamento della via cavo e le tue utenze che utilizziamo noi e dato che è casa tua non contribuiremo a queste bollette. Se richiesto, faremo notare che abbiamo le nostre spese generali da coprire, anche se ovviamente saranno ridotte perché raramente ci stiamo. Stiamo a casa tua e ci assicuriamo che ci fornisci un mazzo di chiavi in modo che possiamo andare e venire. Naturalmente non ti verrà dato un mazzo di chiavi di casa nostra. Quando decidiamo che vogliamo impegnarci nei nostri metodi di raccolta del carburante e/o decidiamo di sottoporti a un periodo di efficace trattamento del silenzio, torniamo a casa nostra. Tu non puoi entrare e noi siamo in grado di vederti supplicare e implorare attraverso un varco nelle tende quando compari desideroso di vederci mentre cerchi di capire il motivo per cui siamo appena scomparsi.

Riguardo alle occasioni in cui ti permettiamo di rimanere presso casa nostra poi, è poco più di una licenza che è revocabile in un attimo. Se ti vogliamo fuori dal nostro spazio, ti terremo fuori, indipendentemente dall’orario, dal tempo o dalla convenienza. Ci piace far questo per rafforzare il fatto che siamo noi a controllare questa relazione e non tu.

Anche se ci trasferiamo insieme stabilmente in una casa o ne compriamo un’altra, dovremo manipolare la situazione in modo che la tua casa venga venduta e il ricavato venga utilizzato per la casa comune mentre noi teniamo la nostra casa. Sarai sconcertato da una tale mossa, ma noi troveremo un pretesto per farlo.

“Rappresenta un’utile opportunità di investimento, quindi ho intenzione di tenerla.”

“Ora è il momento giusto per vendere in quella zona”.

“Ho bisogno di un punto d’appoggio per quando lavoro fino a tardi in città.”

“Voglio che il mercato riprenda prima di considerare di vendere la casa.”

“Non voglio venderla perché la mia ex moglie verrà ad ficcare il naso per avere una parte del ricavato.”

Troveremo la ragione per non venderla. Questo ovviamente non è il vero motivo. Vogliamo tenerla come nostra tana. Potremmo decidere di fornirti un mazzo di chiavi per questa casa, ma poi quando tenti di usarlo per andare dentro a cercarci, la porta sarà chiusa, quindi non vi puoi accedere. Le tue grida di frustrazione si rivelano deliziose mentre siamo seduti e ti ascoltiamo.

Alcune volte useremo le camere d’albergo come tane o l’ufficio o un bar. Purché sia qualche posto in cui possiamo ritirarci e che ti faccia indovinare dove siamo andati mentre ti affanni a telefonarci e a mandarci un messaggio, allora serve al suo scopo.

Se non c’è un’altra casa creeremo una tana all’interno della casa che condividiamo. Lo studio avrà una serratura e noi terremo la chiave addosso tutto il tempo. Potrebbe essere una taverna per soli uomini nel seminterrato o il capanno del giardino, ma c’è una semplice regola che riguarda questa tana. Può essere dentro o intorno alla nostra casa che abbiamo acquistato insieme, ma non devi entrarci mai. La consideriamo la nostra sala del trono dove sediamo e tracciamo i nostri piani. I pochi scelti saranno ammessi per ribadirti come non sei abbastanza speciale per essere ammesso dentro e scatenare quindi una tua reazione. Sappiamo che uscirai pazza a chiederti cosa stiamo facendo in questo posto, specialmente se i nostri ospiti sono del sesso opposto. Trascorreremo ore in questo luogo, nascosto, spesso persino dormendoci. Qui possiamo inviare i nostri messaggi e impegnarci nelle nostre telefonate con altre fonti di carburante, liberi da interferenze ma guadagnando sempre carburante da te, poiché sappiamo che andrai nei pazzi a pensare a quello che stiamo facendo. Possiamo entrare nelle chat room, farci strada attraverso i siti di appuntamenti e i blitz dei social media, tutti trincerati nella nostra sala di controllo. Saremo lieti di inviarti un messaggio che ti convince a portarci da mangiare o da bere e lasciarlo alla porta. Ovviamente accetterai per provare a dare un’occhiata furtiva a cosa sta succedendo dentro o per cercare di parlare con noi, ma la porta ti sarà chiusa in faccia.

A volte la tana avrà carattere temporaneo. Se dovessimo decidere che desideriamo un po’ di ritiro tardivo di notte quando tu ti aspetti intimità e amore, ci trasferiremo a dormire nella stanza degli ospiti, girando la serratura che avevamo montato. Ci sdraieremo lì sorridendo mentre ti sentiamo bussare alla porta e singhiozzare affinché torniamo nel nostro letto.

La tana è molto importante per noi. Ci dà un chiaro modo di rafforzare il nostro controllo e la nostra superiorità, ci fornisce una base da cui possiamo impegnarci nei nostri piani e tramare ed è essenziale nell’attuazione del trattamento del silenzio.

Se ti rendi conto che la persona con cui hai una relazione crea e utilizza tane, con ogni probabilità lui o lei è uno di noi. Ora sai che c’è questa possibilità, ma non entrerai lo stesso.

H.G. TUDOR

https://narcsite.com/2016/03/20/you-shall-not-pass/