📑 IL FREDDO CONFORTO

191122A The Cold Comfort.jpgÈ una nostra caratteristica ben riconosciuta che non proviamo empatia. Sappiamo come mostrare empatia. Tu e altri l’avete mostrata in molte occasioni, così sappiamo quale espressione del viso adottare, l’inclinazione della testa, il linguaggio del corpo appropriato come una mano sul braccio o un braccio intorno alle spalle. Abbiamo ascoltato con molta attenzione, quindi comprendiamo le frasi da tirar fuori,

“Mi dispiace sentire questo.”

“C’è qualcosa che posso fare per essere d’aiuto; deve essere terribile.”

“Capisco cosa hai passato, credimi e dimmi solo come posso aiutarti”.

“So come ti senti.”

“Mi sentirei sconvolto anch’io se fosse successo a me.”

Ho visto persone come te in azione che esibiscono la loro natura empatica e ho setacciato anche internet per raccogliere anche lì alcune frasi appropriate. Metti insieme tutto questo e la nostra tipologia sarà in grado di esibire uno sfoggio convincente di empatia che ingannerà pressoché tutti. Vedrai questa falsa empatia esibita durante la seduzione quando desideriamo mostrarti come siamo una persona gentile, premurosa e comprensiva, così ti sentirai attratto ancora di più da noi. Conosciamo altrettanto bene i giusti destinatari di questa falsa empatia: i malati, gli anziani, i gatti randagi, i senzatetto, le vittime del terremoto, il bambino con lo stomaco gonfio perché non ha mangiato per giorni, i paesani dall’aspetto serio affollati attorno al nuovo investito e così via. Sì, conosco tutti quelli che hanno bisogno di alcune reazioni empatiche e le mostrerò di fronte a te, così tu sei sempre più attratto da me. Cosicché mi adatto.

È, ovviamente, tutto per sfoggio. Non la sento. Niente affatto. Non una virgola, uno granello o una scintilla di empatia. Mostrami un resoconto di qualche tragedia e i miei occhi scivoleranno sul testo mentre registro ciò che è successo. Dentro non sento niente. Non c’è risposta. Non mi dispiace per le persone coinvolte nelle conseguenze dell’uragano. Non immagino come dovrebbe essere per loro e come devono sentirsi. Certamente sono abbastanza intelligente per sapere come devono sentirsi, ma non mi metto nei loro panni. Non immagino come debba essere per loro. Non vi è alcuna tensione alle corde del mio cuore, un sentimento di turbamento, sconforto o persino rabbia per l’ingiustizia che possono aver sofferto. Naturalmente, mentre cerchi la mia risposta dopo avermi avvertito di questo ultimo disastro, formerò una fronte corrugata, scuoterò la testa e scriverò alcune parole appropriate per farti pensare che mi dispiace. Questo succederà, naturalmente, se voglio la tua reazione positiva ossia che osservi con approvazione la mia presunta compassione. Se non cercherò più carburante positivo da te, allora lo userò come un’opportunità per provocarti.

“E?” È in genere un buon punto di partenza per ottenere una reazione da parte di un individuo empatico a qualcosa di terribile.

“Cosa intendi con “e”? Queste persone sono senza casa e ferite. Vivono su una piccola isola e non hanno energia elettrica e acqua pulita”.

“Che cosa ti aspetti che io faccia al riguardo? Non dovrebbero vivere lì allora.”

“Che cosa? Lo pensi davvero?

“Sì. È una loro scelta Devono arrangiarsi.”

Ciò invariabilmente provocherà un attonito silenzio o una protesta. Puoi seguirmi mentre mi allontano chiedendomi come posso non sentire nulla per queste persone. Puoi esprimere rabbia o indignazione e naturalmente questo è ciò che voglio che tu faccia. Il fatto è che non sento niente. Se vedo un appello di beneficienza in televisione, resto indifferente. Non ho nulla in comune con le persone che chiedono aiuto. Non riesco a identificarmi in alcun modo con il modo in cui devono sentirsi. È una totale disconnessione.

La situazione è diversa con coloro con cui interagisco e specialmente con quelli che sono un partner intimo quando ti sto svalutando. Se sei malato e vuoi un po’ di sostegno e quelle tre parole tremanti “tenera amorevole cura”, io non sento nulla. Sento un travolgente senso di disgusto e repulsione. Come sono arrivato ad accoppiarmi con una persona così patetico e debole? Perché ho accettato di vivere con qualcuno che sta starnutendo, tossendo e gracchiando? Stanno cercando di infettarmi, vero? Cercano di farmi scendere al loro livello. So qual è il loro piano e non mi farò ingannare. Non vedo alcuna ragione per cui dovrei sprecare tempo ed energie ad aver a che fare con una persona così. È un esaurimento delle mie risorse e c’è poco o punto carburante da ottenere. Inoltre, il senso di disgusto mi spinge ad allontanarmi da te. Non posso sopportare di vedere una tale debolezza, una tale malattia e una tale infermità. Devo scappare e così sparirò, a volte con una scusa e spesso senza per evitare questa scena orribile.

Quando sei turbato, forse per una brutta giornata di lavoro o per una discussione con un amico e stai piangendo a spiegare cosa ti turba, aspettati di ricevere una scrollata di spalle. Cosa ti aspetti che io faccia al riguardo? È un tuo problema, non mio. Risolvi la situazione da solo. Se ti ostini a supplicarmi di ascoltarti e di aiutarti, allora mi irrito perché requisisci il mio tempo in questo modo. Non ti rendi conto che ho molto da fare con me stesso? Non posso rinunciare alle mie stesse macchinazioni e alla raccolta di carburante per giocare alla posta del cuore con le tue lagne e i tuoi piagnistei. Le tue patetiche preoccupazioni mi infastidiscono e puoi aspettarti che ti rimproveri per far crescere la tua disperazione, in modo da attirare almeno un po’ di carburante negativo dal tuo turbamento. In questo modo la situazione non verrà completamente cancellata. Se il tuo turbamento è ancora maggiore a seguito della perdita del tuo lavoro o di un lutto, non mostreremo alcun riguardo per i tuoi sentimenti e, anzi, sfrutteremo la tua disgrazia durante la nostra svalutazione. Coglieremo questa opportunità quando sarai vulnerabile ad estrarre ulteriore carburante. Questo è ciò che conta per noi. Sentiamo il bisogno di carburante. Non proviamo alcuna compassione o calore nei tuoi confronti e anzi il tuo egoismo nel concentrarti su te stesso quando dovresti essere presente con noi ci fa infuriare. Ti faremo notare che non ti sei mai preoccupato molto di quel membro della famiglia quando era in vita, quindi perché ti stai preoccupando ora che è passato a miglior vita? Piangi per il tuo licenziamento e ti diciamo che te lo meriti perché non stavi lavorando abbastanza assiduamente. Estrarremo quel combustibile negativo dalle tue lacrime, dalla tua ferita, dalla tua frustrazione e dalla tua rabbia e una volta che è stato ottenuto ti lasceremo con questo (tuo dolore). Abbiamo ottenuto quello che vogliamo e ci sono altre cose, in particolare altre persone con cui possiamo passare il tempo meglio, piuttosto che rimanere con te ed essere sottoposti alla tua pietà egocentrica. Sappiamo che consideri questo comportamento aberrante e senza cuore, ma non c’è speranza per nient’altro. Non proviamo compassione o empatia. Non abbiamo bisogno di fingere perché possiamo attingere carburante negativo, non abbiamo bisogno di renderti come noi o che tu ci ammiri e ci fornisci carburante positivo. Questo è come siamo stati creati. Questo è il freddo conforto che riceverai sempre da noi ogni volta che avrai un momento di bisogno, turbato o angosciato. Abituati a questo.

H.G. TUDOR

The Cold Comfort

📰 LA TERAPIA

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Noi non abbiamo bisogno di terapie. La risposta al perché è così è semplice. Non c’è nulla che non va in noi.
Occasionalmente possiamo essere costretti a sottoporci a un trattamento ma è un’altra storia. Non sentiamo l’impulso a sottoporci volontariamente all’analisi e terapia perché non c’è niente che non va in noi. Sì, sappiamo che il nostro modo di trattare le altre persone è spesso spiacevole e ha notevoli lati negativi per quelli che ne sono vittime ma questo ancora non rappresenta una buona ragione per cui dobbiamo avere bisogno di una qualche forma di assistenza. Il modo in cui ci comportiamo è il modo in cui ci comportiamo. Fattene una ragione. Non possiamo trattenerci dall’agire in questo modo perché è il modo in cui siamo stati progettati. Noi dobbiamo ottenere il nostro prezioso carburante e se questo significa prendercela con qualcuno e ferire gli altri, emozionalmente e fisicamente allora questo è il prezzo che deve essere pagato. Da te.

Devi inoltre ricordare che dato che non abbiamo il concetto di empatia, quando vediamo che il nostro comportamento danneggia gli altri non ci influenza. Non ci sentiamo colpevoli, non proviamo vergogna per ciò che abbiamo fatto e non sentiamo il bisogno di porre rimedio al danno ingiurioso che abbiamo fatto agli altri. Questo è il nostro modus operandi e non può essere cambiato. Aggiungi la nostra assenza di rimorso e avrai due grandi ragioni per cui non andremo nella direzione di farci curare per cambiare il nostro atteggiamento.

Naturalmente, ci saranno volte in cui parleremo della possibilità di andare in terapia

“Ho bisogno di aiuto. Adesso lo so. Tu sei l’unica che può farlo.”

“Se cercherò assistenza per questa terribile malattia, resterai e mi aiuterai?”

“Non so perché lo faccio, forse ho bisogno di aiuto. Mi aiuterai?”

“Cambierò, andrò a farmi visitare da qualcuno, solo non lasciarmi, ti prego”

Sono tutte promesse vuote. Ricorda, le parole ci vengono facili. Facciamo penzolare queste carote di penitenza e comprensione per farti fare ciò che vogliamo. Una volta che siamo al sicuro e tu provi a riscuotere l’assegno che abbiamo firmato scopri che non solo la banca è stata chiusa ma rasa al suolo. Non è solo la questione che non ci sia nessuno da cui incassare, non c’è un luogo dove si possa farlo.

La terapia è per i deboli e gli stupidi. Sottoporsi ad essa è un’ammissione di debolezza. Nei rari casi in cui accada, è solo per permetterci di ottenere qualcosa che vogliamo o vogliamo evitare che ci succeda qualcosa di drastico e quindi riteniamo che la contropartita valga la pena. Lo facciamo nella certezza che qualsiasi trattamento non avrà effetti perchè:

1. Usiamo le nostre arti subdole manipolative per ingannare la persona che ci tratta che arriva alla conclusione che non c’è niente che non vada in noi.
2. Trascorriamo il tempo provando a sedurre il terapista e questo può funzionare o se sopravvive alla nostra manipolazione è comunque forzato ad interrompere le sedute.
3. Non vogliamo cambiare e vediamo le azioni del terapista come una sfida diretta che dobbiamo contrastare. La nostra energia è canalizzata nel frustrare e sconfiggere lui o lei e non nell’applicarci al trattamento.
4. Consideriamo la terapia come una fonte di carburante.

Il risultato è che è inutile. La realtà è che solo quelli che sono impegnati con noi sono gli unici che finiscono per aver bisogno di una terapia. Spesso accade che la nostra condotta sconcertante e disorientante verso di te ti porti a non sapere più dove sbattere la testa. Hai bisogno di risposte e se sei fortunato, capiti da un professionista che abbia una conoscenza approfondita della nostra tipologia. Sono capaci di illuminarti su ciò che hai passato, favorire la tua comprensione e tenerti la mano mentre passi nel difficile e doloroso momento della liberazione dalla nostra morsa. Tu sei benedetta dalla comprensione intuitiva attraverso questo trattamento.
In certi casi, l’abuso che somministriamo è tale da danneggiare seriamente il destinatario e quindi la terapia è necessaria per gestire i sintomi del nostro comportamento verso di te. Le ripercussioni su di te sono serie e hanno effetti a lungo termine.
Noi non abbiamo bisogno di terapie, tu sì. Nell’andare in terapia spesso realizzi per la prima volta cosa hai incontrato e a cosa sei stata sottoposta.

H.G. TUDOR

The Treatment

👤 OSSERVARE LE STELLE CON LA SCUDIERA

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Io e la Scudiera abbiamo vagato di recente nelle campagne. Era un festino di blu scuro, verde e azzurro, con la magnifica campagna intorno a noi. Non vedevamo nessuno e nessuno vedeva noi. L’unico suono era quello del ruscello che scorreva veloce verso la nostra casetta e persino quello venne silenziato quando svoltammo dietro la curva del nostro santuario tra le montagne.

Il cielo senza nuvole che aveva abbracciato una giornata insolitamente calda rimane intatto all’arrivo della notte. Dopo una cena soddisfacente, La Scudiera e io abbiamo spento ogni luce elettrica, lanterna e candela nel rifugio e poi ci siamo avventurati fuori mentre i nostri occhi si adattavano all’oscurità. La luna era bassa a est, essendoci appena avventurati oltre l’orizzonte e la fila degli alberi sotto di esso, il suo pallore lattiginoso non era in grado di influire sostanzialmente sul mantello dell’oscurità che ora si avvolgeva tutto attorno a noi.

Salimmo sull’ampia veranda che circonda il nostro rifugio e poi ci sdraiammo sulla schiena l’una accanto all’altro mentre guardavamo verso l’alto verso il cielo che si spostava. L’aria della sera era fresca, ma non gelida e tutto ciò che si sentiva era il gorgoglio del ruscello poco lontano. Gli uccelli e gli animali erano caduti in silenzio e i rumori brutali del genere umano erano assenti da questo paradiso. Niente clacson, niente motori, niente sirene.

Silenzio.

Mentre giacevamo lì, l’immensità dello spazio incombeva su di noi. Le stelle luccicanti distanti anni luce scintillavano e brillavano per noi. Migliaia di esse, chiare e visibili, dal momento che non solo eravamo liberi dal rumore dell’umanità, ma ci era stato risparmiato l’effetto inquinante di migliaia di lampioni e il bagliore proiettato attraverso decine di migliaia di finestre dalla luce delle lampade, dallo splendore degli schermi e dai neon lampeggianti. Il cielo notturno non era contaminato dal costrutto dell’umanità ed era sospeso su di noi come aveva fatto per miliardi di anni prima della nostra apparizione.

La Scudiera non disse nulla. Io restai in silenzio mentre ero lì sdraiato e fissavo il cielo. L’Orsa Maggiore fu immediatamente evidente e al suo interno Il Carro o come i nostri amici transatlantici l’avrebbero chiamato, Il Grande Carro. Abbassai gli occhi e guardai le costellazioni del Leone e della Lince che si annidavano sotto il grande orso. Mentre giravo la testa, potevo vedere la Via Lattea, come una macchia stellare attraverso il centro del cielo, che si estendeva su quasi tutto il mio campo visivo mentre guardavo la cima di questa montagna dal mio punto di osservazione attraverso decine di migliaia di anni luce di spazio.

Ho pensato a come sono stato capace di vedere tutto ciò dalla mia posizione sul tetto del paese e che molto lontano e molto sotto di me correvano i servitori, i sottoposti e i terziari e quanto fossero ignari dello splendore e della maestà che aumentavano vertiginosamente sopra di loro. Sentii un ghigno di disprezzo formarsi sulle mie labbra mentre contemplavo le orde di ignoranti che avrebbero fissato il marciapiede, il tappeto erboso e la schiuma piuttosto che sollevare la testa e godere di questa vista. ‘È sempre stato così. Guardano sempre nel modo sbagliato. Ecco perché non mi vedono mai arrivare. Persino quelli che hanno rotto con le convenzioni e rifiutato di passare una vita a fissarsi le scarpe vedrebbero solo un piccolo frammento di ciò che io e La Scudiera stavamo guardando. Se fortunati, vedrebbero alcune stelle, forse parte di una costellazione, ma la loro visione sarebbe oscurata dall’inquinamento luminoso, che rovina lo spettacolo e rafforza il fatto che avrebbero vissuto la vita senza una vera visione e chiarezza. I miei pensieri sulla loro frustrazione e risentimento se fossero stati informati di ciò che si perdevano causavano quell’impulso di potere quando arrivò il Carburante di Pensiero, e atterrò molto più potente e abbondante del Carburante di Prossimità che La Scudiera aveva fornito durante la nostra visita.

“È davvero spettacolare”, disse dolcemente la Scudiera dolcemente accanto a me. La sua voce chiara ed elegante si intromette delicatamente nei miei pensieri pieni di disprezzo e li disperde. La dispersione di quei pensieri tuttavia è stata rapidamente seguita da quel forte frammento di invidia poiché lei stava facendo commenti sulle stelle e i cieli sopra, il suo carburante era diretto altrove e anche se il suo tono era quello di ammirazione e gioia e le sue parole di apprezzamento, non erano rivolte a me. Questo era uno spreco. Eppure questa non era l’occasione per frenarmi con lei, per niente. Il suo carburante doveva essere mio, ma non mi sarei scagliato, non ce n’era bisogno.

“Sì, è assolutamente maestoso”, risposi mentre mi preparavo a commentare per attingere carburante da lei.

“E vedi Giove? Laggiù. Riesci a vedere quella “stella” luminosa che è Giove, a sud-ovest”, ho spiegato e sollevato una mano, allungando un dito e puntandolo verso il gigante del nostro sistema solare.

“Dov’è per cortesia?” Chiese lei, e io sentii le fiamme del carburante alzarsi di nuovo dal momento che le sue parole di indagine erano dirette a me, poiché io e lei eravamo seduti lì.

“Siediti tra le mie gambe”, le diedi istruzioni e anche lei si sedette e si trascinò in posizione, la sua schiena premuta contro il mio petto, l’esterno delle sue cosce che sfiorava l’interno delle mie. Appoggiai il mento sulla sua spalla, potevo sentire il profumo leggero del suo shampoo dei suoi lunghi capelli biondi e misi il braccio intorno a lei.

“Segui il mio dito”, dissi e attesi mentre indicavo Giove.

“Ah, sì, lo vedo. Adoro che tu conosca cosa c’è nel cielo, ma tu hai sempre amato le stelle e i pianeti, vero?”

Il carburante positivo mi si riversò addosso.

“Oh sì”, confermai edificato dalla sua convalida della mia indicazione e dal suo ricordo di ciò che le avevo detto in precedenza.

La sentii appoggiarsi a me e riconobbi che questo ancora una volta segnalava la sua tranquillità e che era a suo agio con me. Sentii istintivamente la puntura di aculei contro questa vicinanza, ma la presenza del suo carburante mi permise di superarla e permisi al contatto di continuare.

“E ora, se segui il mio dito, ti condurrò a Saturno”, spiegai. Lei fece una breve e calda risata verso il mio dito interplanetario e più carburante si riversò su di me.

“La prossima volta dovresti portare il tuo telescopio, HG, così potremo vedere le lune e gli anelli”, suggerì.

“Certamente”, risposi.

Restammo entrambi in silenzio mentre io abbassavo il braccio e lei rimase immobile, incastrata tra le mie gambe e appoggiata a me. Si mosse leggermente, come per accoccolarsi ancora più vicino a me e questo atto di affetto fece sì che ottenessi ancora più carburante. Così mi sedetti, il suo dio, a presiedere la galassia. Assolutamente adatto.

“Cosa provi quando guardi questo?” Mi chiese.

Non risposi immediatamente. Ciò dava l’impressione di serietà e della dovuta considerazione alla sua domanda ed era un’utile effetto collaterale della mia pausa. Il fatto era che il mio ritardo nella risposta non era dovuto al voler trasmettere tale importanza, anche se ovviamente avrei sostenuto che era così, ma nasceva dalla mia considerazione su cosa dirle.

Dovrei sostituire la conoscenza con il sentimento e permettere allo splendore letterario della mia mente istruita di colmare le lacune causate da ciò che sono? Dovrei chiudere il buco con aggettivi e osservazioni poetiche? Dovrei affrontare l’abisso con l’acquisizione dei sentimenti descritti forniti da altri che avevo sentito, visto e letto, rivendicandoli come miei?

O dovrei presentare la mia realtà?

Dovrei dirle che il mio sentimento per quella visione era vuoto come lo spazio tra le stelle che brillavano sopra di noi? Dovrei dirle che sono stati i servi a farmelo sentire, anche se solo leggermente?

Dovrei dirle che è stata lei a farmelo sentire più di ogni altra cosa, ovvero il potere?

H.G. TUDOR

Stargazing With The Shieldmaiden

👤 LE GIOIE DELLA TERAPIA E IL NARCISISTA

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È un fatto riconosciuto che non ci vedi mai arrivare. Siamo creature insidiose e pervasive. È stupefacente che non veniamo visti perché difficilmente arriviamo in silenzio. Siamo presenti con grandi fanfare, fuochi d’artificio, luci lampeggianti e suoni sinfonici. Non puoi perderti noi ma ovviamente tutto questo oscura ciò che siamo veramente. Anche quando le nostre vere intenzioni cominciano a manifestarsi, non riconosci ancora ciò che siamo. Ci sono quelli di voi che ci incontrano una volta e poi cadono in preda una seconda o anche una terza volta, questo è il modo in cui ci addentriamo nelle vostre vite. Non sai mai chi siamo quando entriamo per la prima volta nella tua vita e spesso non te ne rendi conto fino a qualche anno dopo quello che ti è successo. Alcuni non raggiungono mai l’illuminazione. Tutto ciò che facciamo è progettato per ingannare. Siamo avvolti nell’inganno, traspare da noi e fa scomparire tutto ciò che ci circonda, ma raramente tu vedi tutto ciò. Siamo maestri dell’inganno, mascherati e ammantati, le nostre vere intenzioni nascoste dietro una patina di adulazione e un muro di manipolazione. Sappiamo che dai la colpa a te stesso quando finalmente realizzi con chi hai danzato. Siamo consapevoli che vedi tutto ciò troppo chiaramente dopo l’evento e incolpi ripetutamente te stesso. Davvero non dovresti essere così duro con te stesso, non hai mai avuto una possibilità. Non sei solo te che non riesci a penetrare il nostro velo di segretezza, spesso anche i cosiddetti professionisti falliscono. Se non possono vederci loro, tu puoi essere perdonato per questo, vero?

C’è un esercito di terapisti, medici, consulenti, allenatori della vita e così via. Chiamali come vuoi e, per tutta la loro brillantezza accademica, le loro parole rassicuranti e la presunta intuizione, vi sono molti (anche se non tutti, ammettiamolo) che non sono in grado neanche di rilevarli. Non hanno sperimentato quello che hai sperimentato tu e quindi possono parlare solo da una posizione di conoscenza appresa, piuttosto che vissuta. Molti della nostra specie non hanno mai avuto alcuna interazione con queste persone, dal momento che rifiutiamo di riconoscere che c’è qualcosa di sbagliato in noi e ancora meno vediamo il bisogno di essere sottoposti a questo scrutinio. Ciò riduce le prospettive per questi professionisti di ottenere una comprensione adeguata. Inoltre, nelle occasioni in cui potrebbe capitare loro di avere uno della nostra specie nel loro studio, facciamo tutto ciò che è nel nostro ampio potere carismatico per convincerli che non solo non c’è nulla di sbagliato in noi, ma siamo noi le vittime di un vile comportamento proprio da parte della persona che ci ha costretti ad andare da questo strizzacervelli. Di conseguenza, le loro opportunità di capirci e imparare da noi sono limitate e questo a sua volta ci consente di continuare senza ostacoli nelle nostre macchinazioni.

Prima dei bravi dottori che sembrano almeno sapere quello che stanno facendo, ho allegramente frequentato le sedute con i terapeuti e il loro genere in cinque occasioni. Come potrei rinunciare a una così succulenta opportunità di raccogliere più carburante da questo nuovo avvento e anche da te. In un primo momento resistevo a qualsiasi tentativo di entrare in questa arena della psicoanalisi, puramente per aumentare la tua sofferenza, il dolore e la frustrazione. Alla fine, e spesso quando percepivo il rischio che tu potessi volontariamente minacciare la mia fornitura di carburante, acconsentivo a partecipare. Mi sono preparato in anticipo mentre selezionavo tutti gli strumenti di fascino e adulazione dal mio Armamentario del Diavolo. Oh, quanto mi sono piaciute quelle sessioni. La mia altra metà avrebbe sempre pagato per queste, quindi c’è stato un sacco di carburante da subito e assaporai l’opportunità di dimostrare loro la mia natura amabile e affascinante. In queste sessioni con terapeuti e simili ho sempre adottato una doppia strategia. Fascino da un lato e plausibile negabilità dall’altro.

Mi presentavo nel posto giusto, in anticipo, rilassato e non vedevo l’ora di poter dire a qualcuno tutto di me per un’ora e pagato da te. Ero piacevole, coinvolgente e consideravo il tempo come una chiacchierata con il caminetto mentre parlavo bene della mia altra metà, dei miei amici, del mio lavoro e dei miei risultati. Parlavo anche di alcuni dei miei interessi, in particolare film, e chiedevo sempre all’altra persona dei suoi film preferiti. Non mi hanno mai rifiutato una risposta. La prima sessione è stata sempre un gioco da ragazzi dal momento che tergiversavo finché scadeva il tempo. Continuavo a farlo in ogni sessione e spesso mi permettevano di parlare e parlare. Potevano tentare di indirizzare la conversazione su qualcosa di rilevante per il mio comportamento e io lo riportavo su qualcos’altro. Il primo consigliere che ho visto ha ammesso dopo cinque sessioni che non c’era nulla di cui discutere molto, con gioia mia e sgomento della fidanzata di allora.

Diventava una sfida ogni volta che si presentava la questione dell’aiuto, della terapia o del trattamento. Volevo andare avanti e tirare fuori il carburante positivo dal terapeuta e poi attingere carburante negativo da chiunque avesse insistito per farmi partecipare.

“Sì sta andando bene, veramente abbiamo solo fatto una chiacchierata. È proprio molto amichevole.”

“È chiaro che mi apprezza dal momento che ride sempre alle mie battute”.

“Sapevi che tifa per la mia stessa squadra di calcio? Si siede anche alla stessa postazione.”

“Non ho il permesso di parlartene.”

L’ultima è una delle preferite in quanto la pseudo-riservatezza che applico alla situazione ti frustra e ti irrita perché, dopo tutto, tu devi sapere perché vuoi aiutare e dato che non ti diciamo nulla in base alle istruzioni impartite dal terapeuta il tuo disorientamento e la tua frustrazione aumentano.

Laddove il mio avversario ha insistito sul problema, mi ha chiesto e ha continuato a chiedermi dei presunti comportamenti che tu gli hai spiegato in precedenza, io sono sempre in grado di portare questo dubbio nella conversazione che indebolisce ogni tentativo di identificare ciò che sono veramente. È ridicolo. Quando ti ho intrappolato per la prima volta non ti mostro i miei veri colori, quindi pensi che mi comporterei diversamente con qualcuno che sta cercando di intrappolarmi e di inchiodarmi? Ovviamente no. Il catalogo del comportamento al di fuori degli impegni normativi mi viene riconsegnato e sono in grado di occuparmi di tutto. Sono una persona abbastanza astuta da rendermi conto che una spudorata smentita sembrerà evasiva e potrebbe allertare il mio esaminatore. Invece, giustifico il presupposto problema.

“Sì ammetto che a volte mi fa perdere la pazienza ma a chi non succede? Lavoro per molte ore e divento un po’ irritabile a volte, so che non dovrei, solo che sono umano, no?”

“È piuttosto sensibile, quindi tende ad esagerare. Ha passato un brutto periodo col suo ultimo ragazzo come vedi. Cerco di essere di supporto ma può essere difficile perché lei vede così tante cose allo stesso modo di quando stava con lui. Non la biasimo, solo che a volte è difficile trattare con me, sono sicuro che tu sai cosa intendo, per esempio c’è stata una volta …”

“Abbiamo una relazione appassionata quindi ci sono momenti negativi e positivi. C’è molta energia passionale tra di noi e a volte ci sfugge un po’ di mano, da entrambe le parti, ma è così che siamo noi. Riconosco la mia responsabilità in questo, che dopo tutto è il motivo per cui sono qui e lo apprezzerei davvero se tu potessi aiutarmi ad aiutarla. Che cosa suggerisci?”

I fatti sono ridimensionati, gli esempi diluiti e gli eventi sfocati. La negazione plausibile è srotolata e alleata con il fascino che emano mi allontano con un altro ammiratore della mia collezione e tu ti stupisci di come pare che l’abbia passata liscia di nuovo. Davvero non dovresti (anche se sono contento che tu lo sia) essere così sconvolto da questo dal momento che hanno davvero poche possibilità di scoprire ciò che siamo veramente. Cosa ne pensi del dott. E e della dottoressa O? Sì, ci sono voluti due di loro con una manovra a tenaglia e solo perché ho dovuto arrendermi a loro, ma quella guerra è ancora in corso e c’è ancora molto da ottenere.

H.G. TUDOR

The Joys Of Therapy and The Narcissist

📰 I NARCISISTI SANNO COSA STANNO FACENDO? – L’INFERIORE

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I narcisisti sanno cosa stanno facendo? Molte vittime risponderebbero un sonoro “sì” a questa domanda. Commenti come questi sono comuni:

– “È così strategico nel modo in cui mi manipola, sa benissimo ciò che sta facendo.”

– ” Oh lei sa come farmi uscire di testa, sa ciò che fa perché fa sempre dei sorrisetti mentre lo sta facendo.”

– “È un uomo intelligente, come può non sapere ciò che sta facendo?”

– ” Lei lo deve sapere quanto mi ferisce quando inizia a schiaffeggiarmi”

Però, non è nemmeno lontanamente così netto. Ci sono due fattori che governano la consapevolezza del narcisista. Primo, la scuola di narcisisti con cui sei coinvolto (Inferiori, Medi oppure Superiori) e secondariamente la questione del controllo.

La Scuola Inferiore

Il Narcisista Inferiore (inferiore minore, centrale e maggiore) attraversa la vita come una palla da demolizione. Questo è il suo modo, o la modalità principale. Non ti piace cosa sta facendo? Testone – accettalo – sei tu il problema. Fermare ciò che sta facendo? Aspettati un pugno in faccia. Provare a fargli prendere responsabilità per le proprie azioni? Buona fortuna, aspettati una violenta esplosione e un rigetto assoluto.

L’inferiore sa di averti dato un pugno in testa? Certo che lo sa. Sa che lo ha fatto come conseguenza del fatto che tu l’hai ferito e che la sua violenza fisica è la manifestazione della sua furia innescata? No, non lo sa.

L’Inferiore sa che ti sta tradendo con tua sorella? Certo che sì. Lo considera sbagliato? No. È consumato dalla colpa per ciò che ha fatto? No, non sa nemmeno cosa sia la colpa.

Il Narcisista Inferiore che denigra verbalmente uno dei suoi dipendenti al lavoro sa che sta bullizzando quella persona? No. Dalla sua prospettiva, quel lavoratore è inappropriato, è troppo lento, è arrivato tardi di nuovo, dice la parola sbagliata, non lavora abbastanza duramente e quindi la sua risposta è totalmente giustificata. Non fa ciò che lui vuole, deve aspettarsi di essere affrontato. Non è bullismo, è sistemare il problema.

L’Inferiore sa che i suoi commenti provocatori sul tuo aspetto sono dolorosi e vengono detti per ottenere carburante? No. Non ha empatia di sorta, nemmeno la (finta) empatia cognitiva e quindi non riconosce che ciò che sta dicendo è offensivo o potrebbe essere interpretato come tale. Non capisce perché stai piangendo dopo che ti ha detto che con quel nuovo vestito viola assomigli al Pillsbury Doughboy. Nella sua mente il commento era giustificato. Se lo spingi a spiegare perché ha fatto quel commento, aspettati l’utile risposta “Perché l’ho detto.” o “È così e basta, ok?”

Gli atti dell’Inferiore sono tutta una questione d’istinto e solo di istinto. Sì, se tu gli sei scappato potrebbe mettere insieme un piano per guidare fino a dove sei ora e dare un calcio alla porta e portarti fuori tirandoti per i capelli fino al luogo a cui a quanto pare appartieni – ma quel “piano” rimane una reazione istintiva. Sa cosa sta facendo, ma per via del bisogno di controllo, non vede il proprio comportamento come sbagliato, inappropriato o dannoso. È ciò che deve essere fatto.

Questa soverchiante e sempre presente necessità di controllo implica che l’Inferiore reagirà con un atto istintivo – che sia violenza fisica, sessuale, distruggere proprietà, spararti in faccia – ma non vede nulla di male in questo. Viene fatto per ottenere carburante, viene fatto per mantenerti nella sua matrice del carburante, viene fatto per affermare il suo bisogno di superiorità su di te, viene fatto per reprimere qualsiasi ribellione da parte tua e viene fatto per rigettare qualsiasi concetto di responsabilità per le sue azioni MA lui questo non lo sa. Non pensa “la spingerò giù dalle scale perché sta rifiutando il mio controllo su di lei e deve essere punita”. Semplicemente commette l’azione. Non pensa al perché lo sta facendo, lo fa e se gli viene chiesto perché allora potresti non ottenere nemmeno risposta, forse una scrollata di spalle o semplicemente un ringhioso “se lo meritava”. Se interrogato sul perché se lo meritava, si ritorna a “Perché se lo meritava.”

Questo comportamento è visto attraverso la differente prospettiva narcisistica. Tu, in quanto vittima, non hai questa prospettiva. La tua prospettiva immancabilmente ti fa pensare che il narcisista sappia ciò che fa. Questa vostra prospettiva si origina per due ragioni.

1. Sai perché fai le cose, conosci la logica sottesa alla maggior parte di esse (se non tutte) e le conseguenze e quindi ti aspetti che chiunque altro si comporti in un modo simile e quindi abbia lo stesso livello di consapevolezza; e

2. Il tuo pensiero emozionale ti spinge a credere che il narcisista sappia cosa sta facendo e il motivo perché questo poi fa sì che tu cerchi di ottenere che il narcisista affronti questo comportamento. Se lui o lei sanno cosa stanno facendo, allora sicuramente potranno ascoltare per ragionare, riflettere e riconoscere e scegliere un corso d’azione alternativo? in breve – possono cambiare. Come sai, questo desiderio di cambiamento, di guarire e sistemare è l’essenza della vittima empatica. Il tuo pensiero emozionale lo sa questo e quindi, al fine di mantenerti in relazione con il narcisista (che è tutto ciò che il tuo pensiero emozionale vuole che tu faccia) ti inganna a pensare che il narcisista sappia cosa sta facendo perché poi questo alimenta aspettative (ecco di nuovo questa terribile parola) che tu possa fare qualcosa a riguardo. Quindi, invece di andare via e rimanere fuori, tu rimani provando a ragionare con il narcisista, provando a fargli comprendere come le sue azioni hanno impatto su di te, che sono sbagliate e di come se solo cambiasse allora tutto andrebbe bene.

Di conseguenza, la tua prospettiva empatica ti porta a pensare che il narcisista sia strategico nel suo comportamento (da qui il motivo per cui così tante persone fanno un errore in buona fede quando pensano di essere state intrappolate dal raro Narcisista Superiore quando non lo sono state) e in realtà il comportamento del Narcisista Inferiore è sempre e solo istinto.

L’Inferiore non ha alcun concetto di colpa, nessuna idea di rimorso, nessuna coscienza. Non la può avere perché questo renderebbe quel meccanismo di difesa che è il suo narcisismo, inefficace e questo non può mai avvenire. L’Inferiore è liberato dalla conoscenza del perché agisce nel modo in cui lo fa, manca delle funzioni cognitive perfino per spiegarlo in qualche modo (che naturalmente se anche potesse sarebbe una bugia, ancora il narcisismo che lo protegge) e quindi ecco perché non ottieni alcuna spiegazione riguardo al suo comportamento o se ci riesci, sono di natura rudimentale e del tipo sbrigativo, brusco spiegato sopra.

Il Narcisista Inferiore è consapevole delle azioni che mette in atto – sa che ti ha dato un pugno, sa che ha spaccato il finestrino della tua auto, sa che ti sta stuprando nel sonno – ma non fa piani, non vede nulla di male in ciò che sta facendo (per via della necessità di controllo tramite il suo senso che tutto gli sia dovuto, il rigetto di responsabilità, la sua assenza di coscienza) e non lo vede come manipolatorio o reprensibile. È solamente ciò che deve essere fatto, beh, perché è così, o no? Ora, smetti di interrogarlo e fai come ti è stato detto. O sarà peggio per te.

H.G. TUDOR

Do Narcissists Know What They Are Doing ? The Lesser Narcissist

📰 LE PORTENTOSE CONSIDERAZIONI DEL NARCISISTA

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Ci sono diversi modi per individuare un narcisista, ma una delle chiare distinzioni nasce da ciò che viene detto quando ti viene dato un primo avvertimento su ciò che si trova sotto la maschera. La maggior parte delle persone si accorge di averlo notato o, se lo fa, gli dà scarsa importanza, ma ciò che segue ti elenca 15 espressioni pronunciate che ti fanno capire che sei stato essere irretito da un nostro simile.

È noto che il nostro genere opera indossando maschere. Abbiamo imparato a ritrarre quelle emozioni che non proviamo. Abbiamo accertato che in determinate situazioni ci si aspetta che rispondiamo in un modo particolare. Sappiamo che indossando una maschera particolare è più facile affascinarti e sedurti. Siamo consapevoli che mantenendo una certa maschera la cattiva malevolenza che si nasconde sotto può essere tenuta sotto controllo in modo da ottenere l’accettabilità e il perseguimento dei nostri programmi. Ci sono occasioni in cui ti daremo un’idea di cosa si nasconde sotto questa maschera. Non mi riferisco a quando togliiamo la maschera e ti sottoponiamo a svalutazione. Questo è un atto fatto di proposito e intenzionale da parte nostra. Non sto facendo riferimento a quando la maschera si rompe in conseguenza dell’innesco della nostra furia e l’inferiore e il medio-rango del nostro genere non sono in grado di mantenere a posto la maschera di modo che la furia accesa esplode e la bestia maligna si scatena. Tuttavia, ci sono occasioni in cui ti concediamo un’occhiata fugace sotto la maschera perché tu veda cosa c’è sotto. Questo accadrà durante il periodo di seduzione. A volte è una conseguenza dell’effetto di un particolare agente, come l’alcol. A volte, specialmente con il superiore del nostro tipo, viene fatto intenzionalmente per valutare la tua reazione. In questo caso, ti diciamo cosa ci aspettiamo da te per vedere se se ti tiri indietro davanti a questo suggerimento, o se più probabilmente rispondi in modo positivo oppure con un rifiuto.

“Non potrei mai immaginare che tu faccia questo.”

“Ma questo non succederà con me. Può succedere con altre persone, ma io ti tratterò meglio di loro.”

“Tu non sei così, non essere sciocca.”

“Non ti ci vedo a fare una cosa del genere, sei troppo carino.”

Se rispondi in questi termini quando ti è stato dato un simile avvertimento, allora per noi è un semaforo verde che ti abbiamo sotto il nostro controllo e che ti concederai ai nostri desideri e alle nostre macchinazioni. Ci permette anche, quando alla fine ci comporteremo nel modo descritto più avanti durante la svalutazione, di gettartelo in faccia dicendo.

“Ti avevo avvertito.”

“Perché ti lamenti? Ti avevo detto in anticipo che sarebbe successo questo.”

“Te l’avevo detto.”

“È inutile ora piangere per questo. Te l’avevo detto com’ero.

“Te l’avevo detto e tu hai scelto di stare con me. È colpa tua.”

Ciò non solo ci consente di evitare la colpa, cosa per noi indispensabile, ma ne consegue anche che tu reagisci e ci fornisci carburante.

Con l’inferiore o il medio-rango del nostro tipo, è più probabile che questi commenti vengano pensati ad alta voce. La maschera scivola, involontariamente per un momento, attraverso la spiegazione di un comportamento futuro prima che ci si renda conto di ciò che è stato detto e la rivelazione viene accantonata, negata o fatta passare come un commento sciocco dovuto al fatto di aver bevuto o di essere stanco. Perché questi commenti escono in questo modo dall’inferiore e medio rango del nostro genere? Si tratta di colpa o rimorso? No, perché quelle emozioni non sono sentite dalla nostra specie. È dovuto alla mancanza di controllo. Il comportamento “cattivo” che uscirà fuori ad un certo punto è in agguato sotto la superficie e come un gatto che lotta per uscire da un sacco, vuole sempre spuntare, ma gli viene impedito dal mantenimento della maschera che indossiamo. Occasionalmente, per una perdita di controllo – può essere il bere, può essere la stanchezza, può essere per una disattenzione – ciò che si nasconde sotto fa una breve e fugace comparsa prima che prendiamo di nuovo il controllo. Qui ci sono quindici manifestazioni funeste e frasi tipiche della nostra tipologia. Semmai dovessi sentire questi commenti, dovresti prestare attenzione all’avvertimento che ti viene dato.

1. Sono una persona cattiva davvero.
2. Ti farò solo del male.
3. Dovresti starmi lontano.
4. Faccio cose cattive. Non posso farci nulla. Lo faccio sempre.
5. Ti farò desiderare di non avermi mai incontrato.
6. Andrà male, succede sempre.
7. Finirai per odiarmi.
8. Tu non sai a cosa stai andando incontro con me.
9. Non dovresti farlo.
10. Dovresti andartene finché puoi.
11. Finirà male.
12. Devo ferire le persone.
13. Non voglio ferirti, ma lo farò.
14. Voglio solo che mi convenga.
15. Non sono quello che pensi che io sia.

H.G. TUDOR

The Portentous Remarks of the Narcissist

📰 I NARCISISTI SANNO COSA STANNO FACENDO? – IL MEDIO RANGO

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Precedentemente mi sono occupato di precisare se il Narcisista Inferiore sapeva cosa stava facendo e perché, ma ora esaminiamo il Narcisista di Medio Rango. Si può ben accettare che l’Inferiore, da caprone non raffinato e aggressivo, che lui o lei è, semplicemente passa attraverso la vita incosciente del danno che causa, ma sicuramente il più intellettualmente benedetto narcisista di Medio Rango è ben consapevole di ciò che sta facendo? Complotta e pianifica, vero? Sa esattamente come manipolare e riflettere, e architetta in anticipo per ottenere il risultato giusto per lui?

No.

Il Narcisista di Medio Rango (Medio Minore, Medio Centrale e Medio Maggiore) ha un livello maggiore di funzione cognitiva rispetto all’Inferiore. Il Medio Rango esibisce anche una (finta) empatia cognitiva, sapendo abbastanza di come ci si aspetta che lui o lei si comporti per adattarsi, ingannare e quindi intrappolare. Tuttavia, nonostante questa aumentata funzione cognitiva – e il Narcisista di Medio Rango Maggiore può essere molto intelligente – è l’istinto che governa ancora una volta i comportamenti e la risposta del narcisista.

Il Medio Rango non si siede in un vulcano vuoto come un cattivo di Bond che si frega le mani insieme e complotta. Lui o lei non pensa a tutti i modi in cui poter rovinare la vita dell’empatico nelle prossime settimane. Il suo narcisismo opera in modo, come sempre, simile a un meccanismo di autodifesa per consentire al Medio Rango di funzionare ed essere efficace – perché non ha sviluppato altri meccanismi di reazione che hanno i non narcisisti quando percorrono il sentiero della vita. La funzione di questo è istintiva.

Il Medio Rango pensa che si siederà e metterà il broncio in modo da poter affermare il controllo sulla sua paziente consorte e guadagnare carburante mentre lei lo supplica di parlarle? No. Egli sta istintivamente in silenzio perché questa è la risposta ottimale in conseguenza del fatto che è stato ferito. Il suo narcisismo agisce in modo da fargli emettere un trattamento del silenzio. Questo ovviamente attira carburante e afferma la sua superiorità percepita rispetto al relativo apparecchio, ma lui non decide di somministrare un trattamento del silenzio, lo fa e basta. Sa che non le sta parlando.

La Narcisista Medio Rango decide che farà un gioco di pietà coi suoi colleghi sul modo in cui ha ottenuto la promozione, diffamando il capo e guadagnando simpatia per chi ascolta? No, è la sua risposta manipolativa per essere stata ferita e non aver guadagnato la promozione.

Il Medio Rango riconosce che la sua freddezza ti ha turbato? Sì. Vede le tue lacrime, sente il dolore nella tua voce e la tua espressione afflitta. Ciò gli fornisce carburante (anche se non lo riconosce come tale) e sente il potere che deriva dalla fornitura di tale carburante. Questa reazione al flusso di potere potrebbe essere quella di sorridere o farti un ghigno. Potresti quindi pensare: “Lui sa quello che sta facendo”. No, sa che la sua azione ti fa male, ma non si sente in colpa, non ha rimorsi, non si turba a comportarsi in questo modo perché, dal punto di vista narcisistico, è completamente giustificato.

Per capire meglio, immagina che vi sia un Narcisista di Medio Rango e una vittima. Marito e moglie. Entrambi sono stati al lavoro durante il giorno. Il narcisista ha chiamato sua moglie due volte durante il pomeriggio, ma lei non ha risposto: questo lo ha ferito. Inoltre lei ha mancato di richiamarlo. Viene ferito di nuovo. Sua moglie, essendo la Risorsa Primaria Intima, è dipinta di nero come conseguenza del suo pensiero suddiviso. Così, dal suo punto di vista narcisistico, tutto ciò che lei dice e fa sarà visto attraverso una “lente nera” finché non sarà di nuovo dipinta di bianco. Una persona normale e sana dovrebbe capire che la sua mancanza nel rispondere e richiamare significa che è impegnata, forse in una riunione. Il narcisista, governato dalla paranoia e dalla schiacciante necessità di controllo è ferito. Questa persona non sta facendo ciò che vuole, il suo senso del diritto (che lei dovrebbe essere disponibile) è intaccato. Si sente come se stesse perdendo il controllo. Inizia a sentirsi impotente e gli viene in mente il tempo in cui veniva fatto regolarmente sentire in quel modo. Questa situazione deve essere affrontata – deve affermare la sua superiorità e la sua visione annerita della consorte gli consentirà di farlo.

Sua moglie arriva a casa per prima. Il marito entra dalla porta e lei lo saluta con

“Ciao tesoro, cosa hai fatto?”

Una domanda innocua e piacevole, che si informava premurosa sulla giornata del marito.

Il marito non la considera in questo modo. Il suo narcisismo pretende che lui affermi il controllo e che lei venga punita per la sua trasgressione. Lui non pensa

“Non ha risposto alla mia chiamata, devo punirla. Non mi ha richiamato, devo affermare il controllo.”

Questi bisogni di controllo e punizione sono automatici e istintivi. La sua domanda è vista come indiscreta, dispotica e non necessaria.

“Cosa bisogna fare con te?” Le scatta contro. La sua visione dipinta di nero di lei implica che la sua risposta è provocatoria e spiacevole. Sua moglie viene colta alla sprovvista, la sua espressione diventa di dolore e il narcisista riceve carburante da questo.

“Scusa? Cosa c’è che non va? Perché sei così?” Chiede in tono ferito.

Queste domande sono carburante di sfida. L’emozione di lei gli dà energia, ma poiché lei gli sta facendo domande, lo sta sfidando e quindi (dal punto di vista del narcisista) continua a rifiutare il controllo e a ribellarsi a lui.

Il Medio Rango non pensa

“Ah bene, è arrabbiata e confusa. So che lascerò andare.” Invece, la sua risposta istintiva, che è automatica e rapida al fine di preservarlo come dovrebbe fare il suo meccanismo di autodifesa, gli fa rispondere

“Non c’è niente di sbagliato in me. Sei tu, sempre ficcanaso, a farmi domande, a cercare di controllarmi.”

La moglie è di nuovo colta alla sprovvista. Sa che non sta controllando (anche se poi ovviamente può iniziare a dubitare di ciò) ma è confusa. La sua confusione è benvenuta, la rende più facile da controllare. Le sue risposte continuano ad alimentare il narcisista. Il Medio Rango però non sta considerando quello che dirà dopo per continuare a confonderla, non sta valutando come guadagnare più carburante da lei, non sta valutando come affermare il suo controllo su di lei, tutto accade come una questione di istinto. Sa che lei è sconvolta, ma è colpa sua perché il narcisismo fa sì che sia colpa di chiunque, tranne che del narcisista. Sa che i suoi commenti la turbano, ma sono necessari perché lei è l’aggressore.

Una terza persona che assiste a questa scena direbbe che il narcisista ha risposto in modo sgradevole all’inizio e quindi è lui il problema.

Il narcisista non vede questo e non lo può vedere. Pensa di essere lui la vittima. Pensa che la sua consorte sia il problema perché non ha risposto alla sua chiamata e non lo ha richiamato. Il suo narcisismo gli fa pensare che lei sia dispotica e quindi REAGISCE al suo comportamento violento; di conseguenza non è lui l’istigatore. Questo è il motivo per cui, insieme a una mancanza di rimorso e senso di colpa, il Narcisista di Medio Rango non vede nulla di sbagliato in ciò che sta facendo, perché tutto ciò che fa è rispondere al comportamento irragionevole di un altra persona e quindi lui è nel giusto.

Questa maggiore consapevolezza cognitiva del Medio Rango dà origine anche alla facciata. Un Inferiore avrebbe una relazione e non si curerebbe di chi lo sa – il coniuge cornuto è in colpa qualunque sia la ragione e chiunque osi dire qualcosa di negativo sulla sua infedeltà è un idiota. Il Narcisista di Medio Rango sa che la società considera l’infedeltà come una cosa negativa. Lui non lo fa e inoltre il suo narcisismo gli darà molte ragioni per cui dovrebbe commetterlo. Tuttavia, poiché ha abbastanza consapevolezza cognitiva per riconoscere che questo viene disapprovato, nasconderà iol tradimento (a meno che non vi sia una prioritaria ragione vantaggiosa per non farlo) il che dà l’impressione che si senta in colpa per il suo comportamento. Non è così, lui non vuole che la sua facciata venga danneggiata, non vuole che la seccatura della stabile vita domestica (con il suo carburante e i suoi residui benefici) venga danneggiata. Ma, di nuovo, lui non pensa in questi termini, sa solo che la gente si accanirà contro di lui per aver tradito sua moglie, quindi lo tiene nascosto.

Può sembrare che il Narcisista di Medio Rango si senta davvero in colpa per il suo comportamento. Che è sinceramente dispiaciuto e che farà ammenda. Niente affatto. Ancora una volta, apprende abbastanza dall’osservazione istintiva che non parlare con qualcuno per una settimana fa male e viene considerato come una “brutta cosa”, e si spingerà fino al punto di ammettere che MA ci sarà sempre una ragione o una scusa. Dirà

“So che ti fa male quando non ti parlo per una settimana, MA se non mi avessi tormentato, non avrei bisogno di una pausa.”

Istintivamente sposta la colpa durante questi momenti di apparente contrizione.

Alcuni Medio Rango Centrali e Medio Rango Superiori possono pianificare di ovviare ai torti percepiti che hanno subito, ma questa rimane una risposta istintiva. Non pensa: “So che è sbagliato quello che sto progettando, ma che diavolo, lo farò comunque.” Sa che la gente potrebbe considerarlo sbagliato, ma sa di essere giustificato perché è stato offeso, ferito, in qualche modo gli è stato fatto un torto – cioè ferito o sfidato – e quindi la sua azione è giustificata e necessaria.

Quando il Medio Rango mente, non sa che sta mentendo. La bugia è la sua verità perché il suo narcisismo fa sì che la sia – il suo narcisismo devierà la colpa, attribuirà la colpa a te, revisionerà la storia, negherà e così via – fa tutto parte delle risposte istintive che sono assolutamente necessarie affinché il narcisista riacquisti e mantenga il controllo ed è il risultato de Le Doppie Linee di Difesa del Narcisista.

Quando il Medio Rango mette in atto il gaslighting, non sa che lo sta facendo. Può essere in contraddizione con ciò che ha detto cinque minuti prima ma il suo narcisismo lo rende cieco riguardo a questo, deve farlo, così il meccanismo di difesa rimane intatto ed efficace, e quindi crede sinceramente che quello che sta dicendo è giusto e oltretutto tu sei in torto, perciò sei tu il problema.

Questo è il motivo per cui i Narcisisti di Medio Rango credono di essere brave persone, addirittura persone empatiche e che l’altra persona (la vera vittima) sia il problema. Questo è il motivo per cui la vera vittima viene etichettata come abusatore, tormentatore e persino narcisista e il Narcisista di Medio Rango crede davvero che sia così. Non pensa “So che sono il problema e non è lei, ma ho intenzione di incasinarle la testa” – crede davvero che la vittima sia la fonte del problema perché in questo modo le sue reazioni e azioni hanno assoluta convinzione, hanno la migliore possibilità di un esito positivo (vale a dire carburante e controllo) e quindi la manipolazione va avanti all’infinito senza alcuna prospettiva di cambiamento.

H.G. TUDOR

Do Narcissists Know What They Are Doing? The Mid Ranger

📑 COSA PENSA DAVVERO IL NARCISISTA QUANDO C’È BISOGNO DI AIUTO

190826D What The Narcissist Really Thinks When Help Is Needed.jpgÈ una nostra caratteristica ben riconosciuta che non proviamo empatia. Sappiamo come mostrare empatia. Tu e altri l’avete mostrata in molte occasioni, così sappiamo quale espressione del viso adottare, l’inclinazione della testa, il linguaggio del corpo appropriato come una mano sul braccio o un braccio intorno alle spalle. Abbiamo ascoltato con molta attenzione, quindi comprendiamo le frasi da tirar fuori,

“Mi dispiace sentire questo.”

“C’è qualcosa che posso fare per essere d’aiuto; deve essere terribile.”

“Capisco cosa hai passato, credimi e dimmi solo come posso aiutarti”.

“So come ti senti.”

“Mi sentirei sconvolto anch’io se fosse successo a me.”

Ho visto persone come te in azione che esibiscono la loro natura empatica e ho setacciato anche internet per raccogliere anche lì alcune frasi appropriate. Metti insieme tutto questo e la nostra tipologia sarà in grado di esibire uno sfoggio convincente di empatia che ingannerà pressoché tutti. Vedrai questa falsa empatia esibita durante la seduzione quando desideriamo mostrarti come siamo una persona gentile, premurosa e comprensiva, così ti sentirai attratto ancora di più da noi. Conosciamo altrettanto bene i giusti destinatari di questa falsa empatia: i malati, gli anziani, i gatti randagi, i senzatetto, le vittime del terremoto, il bambino con lo stomaco gonfio perché non ha mangiato per giorni, i paesani dall’aspetto serio affollati attorno al nuovo investito e così via. Sì, conosco tutti quelli che hanno bisogno di alcune reazioni empatiche e le mostrerò di fronte a te, così tu sei sempre più attratto da me. Cosicché mi adatto.

È, ovviamente, tutto per sfoggio. Non la sento. Niente affatto. Non una virgola, uno granello o una scintilla di empatia. Mostrami un resoconto di qualche tragedia e i miei occhi scivoleranno sul testo mentre registro ciò che è successo. Dentro non sento niente. Non c’è risposta. Non mi dispiace per le persone coinvolte nelle conseguenze dell’uragano. Non immagino come dovrebbe essere per loro e come devono sentirsi. Certamente sono abbastanza intelligente per sapere come devono sentirsi, ma non mi metto nei loro panni. Non immagino come debba essere per loro. Non vi è alcuna tensione alle corde del mio cuore, un sentimento di turbamento, sconforto o persino rabbia per l’ingiustizia che possono aver sofferto. Naturalmente, mentre cerchi la mia risposta dopo avermi avvertito di questo ultimo disastro, formerò una fronte corrugata, scuoterò la testa e scriverò alcune parole appropriate per farti pensare che mi dispiace. Questo succederà, naturalmente, se voglio la tua reazione positiva ossia che osservi con approvazione la mia presunta compassione. Se non cercherò più carburante positivo da te, allora lo userò come un’opportunità per provocarti.

“E?” È in genere un buon punto di partenza per ottenere una reazione da parte di un individuo empatico a qualcosa di terribile.

“Cosa intendi con “e”? Queste persone sono senza casa e ferite. Vivono su una piccola isola e non hanno energia elettrica e acqua pulita”.

“Che cosa ti aspetti che io faccia al riguardo? Non dovrebbero vivere lì allora.”

“Che cosa? Lo pensi davvero?

“Sì. È una loro scelta Devono arrangiarsi.”

Ciò invariabilmente provocherà un attonito silenzio o una protesta. Puoi seguirmi mentre mi allontano chiedendomi come posso non sentire nulla per queste persone. Puoi esprimere rabbia o indignazione e naturalmente questo è ciò che voglio che tu faccia. Il fatto è che non sento niente. Se vedo un appello di beneficienza in televisione, resto indifferente. Non ho nulla in comune con le persone che chiedono aiuto. Non riesco a identificarmi in alcun modo con il modo in cui devono sentirsi. È una totale disconnessione.

La situazione è diversa con coloro con cui interagisco e specialmente con quelli che sono un partner intimo quando ti sto svalutando. Se sei malato e vuoi un po’ di sostegno e quelle tre parole tremanti “tenera amorevole cura”, io non sento nulla. Sento un travolgente senso di disgusto e repulsione. Come sono arrivato ad accoppiarmi con una persona così patetico e debole? Perché ho accettato di vivere con qualcuno che sta starnutendo, tossendo e gracchiando? Stanno cercando di infettarmi, vero? Cercano di farmi scendere al loro livello. So qual è il loro piano e non mi farò ingannare. Non vedo alcuna ragione per cui dovrei sprecare tempo ed energie ad aver a che fare con una persona così. È un esaurimento delle mie risorse e c’è poco o punto carburante da ottenere. Inoltre, il senso di disgusto mi spinge ad allontanarmi da te. Non posso sopportare di vedere una tale debolezza, una tale malattia e una tale infermità. Devo scappare e così sparirò, a volte con una scusa e spesso senza per evitare questa scena orribile.

Quando sei turbato, forse per una brutta giornata di lavoro o per una discussione con un amico e stai piangendo a spiegare cosa ti turba, aspettati di ricevere una scrollata di spalle. Cosa ti aspetti che io faccia al riguardo? È un tuo problema, non mio. Risolvi la situazione da solo. Se ti ostini a supplicarmi di ascoltarti e di aiutarti, allora mi irrito perché requisisci il mio tempo in questo modo. Non ti rendi conto che ho molto da fare con me stesso? Non posso rinunciare alle mie stesse macchinazioni e alla raccolta di carburante per giocare alla posta del cuore con le tue lagne e i tuoi piagnistei. Le tue patetiche preoccupazioni mi infastidiscono e puoi aspettarti che ti rimproveri per far crescere la tua disperazione, in modo da attirare almeno un po’ di carburante negativo dal tuo turbamento. In questo modo la situazione non verrà completamente cancellata. Se il tuo turbamento è ancora maggiore a seguito della perdita del tuo lavoro o di un lutto, non mostreremo alcun riguardo per i tuoi sentimenti e, anzi, sfrutteremo la tua disgrazia durante la nostra svalutazione. Coglieremo questa opportunità quando sarai vulnerabile ad estrarre ulteriore carburante. Questo è ciò che conta per noi. Sentiamo il bisogno di carburante. Non proviamo alcuna compassione o calore nei tuoi confronti e anzi il tuo egoismo nel concentrarti su te stesso quando dovresti essere presente con noi ci fa infuriare. Ti faremo notare che non ti sei mai preoccupato molto di quel membro della famiglia quando era in vita, quindi perché ti stai preoccupando ora che è passato a miglior vita? Piangi per il tuo licenziamento e ti diciamo che te lo meriti perché non stavi lavorando abbastanza assiduamente. Estrarremo quel combustibile negativo dalle tue lacrime, dalla tua ferita, dalla tua frustrazione e dalla tua rabbia e una volta che è stato ottenuto ti lasceremo con questo (tuo dolore). Abbiamo ottenuto quello che vogliamo e ci sono altre cose, in particolare altre persone con cui possiamo passare il tempo meglio, piuttosto che rimanere con te ed essere sottoposti alla tua pietà egocentrica. Sappiamo che consideri questo comportamento aberrante e senza cuore, ma non c’è speranza per nient’altro. Non proviamo compassione o empatia. Non abbiamo bisogno di fingere perché possiamo attingere carburante negativo, non abbiamo bisogno di renderti come noi o che tu ci ammiri e ci fornisci carburante positivo. Questo è come siamo stati creati. Questo è il freddo conforto che riceverai sempre da noi ogni volta che avrai un momento di bisogno, turbato o angosciato. Abituati a questo.

H.G. TUDOR

What The Narcissist Really Thinks When Help Is Needed

👤 NIENTE È IMPOSSIBILE

190823C Nothing’s Impossible.jpgCi sono volte in cui anche il mio fascino è limitato e si rifiuta di estendersi. Ciò accade spesso quando ho sottoposto una vittima a un feroce periodo di svalutazione, in modo da essere stata spinta al limite ed essere al punto di rottura. Si muove qualcosa dentro di lei che la induce a decidere che ha bisogno di sfuggirmi. Potrebbe non comprendere appieno il motivo, ma sa che deve andarsene. Può essere che un’influenza esterna stia interferendo nei miei piani di denigrazione accuratamente predisposti e questa ingerenza minaccia di perforare persino la mia scorta di delizioso carburante negativo. È in questi momenti quando guardo alla potenziale perdita di un rifornimento di carburante succulento che metto in atto un gioco particolare per impedire la cessazione della fornitura. In tali circostanze farò in modo che ci siamo solo io e te e che il rischio di interferenza esterna sia al minimo. Devo assicurarmi di avere la tua totale attenzione e non ci sarà qualcun altro che cerca di mettere i bastoni tra le ruote. Voglio che siano esclusi e cacciati in modo da potermi concentrare interamente su di te e fare il mio ultimo tiro di dadi.
“So che questa volta dovrò cambiare”, inizierò mentre ti fisso col mio sguardo più serio. Tu interrompi quello che stai facendo e mi guardi e già posso vedere l’indecisione nei tuoi occhi mentre parto con questa frase. È sempre una buona mossa iniziale. Tu e i tuoi simili amate pensare che possiamo cambiare, che c’è qualcosa di buono dentro di noi che può essere sfruttato e usato per rimetterci in carreggiata. Siete grandi sostenitori della redenzione.

“Ho bisogno che un miracolo mi aiuti questa volta”, continuo mentre sottolineo il peso del compito che mi aspetta. Conferendo una tale solennità alla tua dichiarata intenzione di partire, dimostro quanto sto prendendo sul serio la tua minaccia. Dentro, esplodo di rabbia per la tua audacia, osando persino suggerire che mi lascerai. Me, tra tutte le persone, io che ho fatto tanto per te. È tutto ciò che posso fare per contenere la furia, ma so che devo farlo perché un’esplosione ora sarebbe ciò che alla fine ti spinge ad andar via.

“Come siamo arrivati ad essere così distanti?” Chiedo fissandoti con uno sguardo supplichevole. Sottolineando che una volta eravamo così vicini, anzi inseparabili, faccio appello al tuo desiderio di riportarci ancora una volta a quella vicinanza. Questo ti permette anche di parlare, e parlare è qualcosa che ti piace fare. Ti lascio tirar fuori tutte le presunte ingiustizie che presumibilmente hai subito per mano mia. Ne sento poche perché so che ti sbagli e tutto si basa sulle tue percezioni errate su di me. Questa volta devo solo lasciarle riversare su di me per permettere alla mia influenza di venire esercitata su di te. Non posso sopportare di essere criticato e dentro sto morendo, ma incasso questo colpo per il bene più grande, il bene più grande di assicurare che questa preziosa riserva di carburante rimanga intatta.

“Dimmi solo cosa hai bisogno che faccia e lo farò”, me ne esco poi, portandoti a pensare che tu hai un po’ di potere e autorità su di me, quando ovviamente non ne hai. Di nuovo, al fine di servire i miei scopi, sono contento di permetterti di pensare che puoi avere un po’ di influenza su di me. Di nuovo questo ti darà la possibilità di specificare tutti i cambiamenti e i comportamenti correttivi che ti aspetti che io metta in atto. Annuirò ed emetterò i suoni appropriati mentre tu sproloqui sui cambiamenti che vuoi che io faccia. Colgo le frasi che ho sentito usare da altre persone in così tante occasioni per consentirmi di proseguire col mio inganno. Resti fregato da esso in ogni occasione. So che funziona e questo è il motivo per cui lo faccio.

“So che possiamo superare tutto questo, niente è impossibile”, aggiungo mentre prendo le mani e fisso i tuoi occhi. Invariabilmente questa frase mi assicura che mi darai ancora un’altra possibilità e il tuo sollievo oscura il mio, dato che so che ti possiedo ancora una volta. La tua gioia di non separarmi mi fornisce ulteriore carburante e posso concederti un breve periodo d’oro a titolo di ricompensa. Dopotutto, puoi anche godertelo perché non durerà a lungo vero?

📰 RISCHIO DI RECUPERO: IL BISOGNO DELL’ULTIMA PAROLA

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Spesso ribadisco come la chiave per capire con chi sei stato invischiato e quindi massimizzare le tue prospettive di andare avanti, è comprendere che operiamo da una prospettiva diversa da te. Questo è il motivo per cui così tanto di ciò che diciamo e facciamo sembra strano, irrazionale e decisamente perverso, eppure completamente normale e comprensibile per noi. Uno di quei modi in cui la prospettiva influisce sulla dinamica tra la mia specie e la tua tipologia è il fatto che vogliamo sempre l’ultima parola. Ora, naturalmente, potresti esserti detta che dal momento che consideriamo la relazione narcisistica come una (relazione) che dura per sempre, come può esserci davvero un’ultima parola? Ancora una volta, questo non ci importa e questo evidenzia la natura contraddittoria del modo in cui ci comportiamo. Noi siamo quelli che hanno il controllo e dobbiamo sempre esercitare questo stato di cose. Pertanto, all’interno della relazione formale vogliamo l’ultima parola in ogni discussione o questione. Vogliamo l’ultima parola quando diamo la nostra opinione su qualcosa. Vogliamo l’ultima parola quando la relazione formale è stata portata a termine. Infatti, anche se tu termini la relazione formale e ci sfuggi, continueremo a sostenere che abbiamo avuto l’ultima parola e l’abbiamo terminata noi. Oscureremo la situazione per mantenere il controllo e il senso del potere, indipendentemente da ciò che potrebbe effettivamente essere accaduto. Ciò ti causa confusione, frustrazione e sconcerto, il che naturalmente è tutto un buon carburante per noi.

La necessità dell’ultima parola è anche un dispositivo progettato per metterci in rotta di collisione con la tua tipologia. Anche tu vuoi avere l’ultima parola. Vuoi essere in grado di dire la tua. Senti semplicemente che è giusto che tu venga ascoltato. Tu credi che sia un aspetto fondamentale di ogni relazione che tu venga ascoltato e infatti ti trovi così infastidito, turbato e frustrato dal modo in cui operiamo, questo desiderio di avere l’ultima parola, di farci rigar dritti e affermare la tua posizione diventa tutto più importante per te. Se la relazione formale è finita, vuoi anche avere l’ultima parola. Vuoi farci sapere cosa pensi veramente di noi. Vuoi fare un ultimo appello alla normalità che credi ancora si annidi da qualche parte dentro di noi. Vuoi farti sentire da noi, ascoltare e in qualche modo accettare che noi abbiamo torto e tu hai ragione. Questo tuo desiderio di dire l’ultima parola è considerevole e va contro al nostro stesso desiderio che, naturalmente, porta a conflitti, drammi e opposizione, tutto ciò crea carburante che è ciò che noi vogliamo. Sei rimasto infuriato se non hai potuto dire la tua. Sei furioso se ti è stata negata la possibilità di esprimere chiaramente come ti senti. Sei turbato dal fatto che il tuo desiderio di dire ciò che vuoi dire sia stato ignorato, non rispettato e calpestato. Tu vuoi il fine ultimo. Tu vuoi una sorta di chiusura, e avere l’ultima parola mentre entrambi ci fissiamo l’un l’altro attraverso le rovine fumanti della nostra Relazione Formale è qualcosa che ti preme enormemente. Lo sappiamo. Questo è il motivo per cui lo rendiamo così dannatamente difficile da raggiungere, sia parlando sopra di te, urlandoti, allontanandoci o semplicemente scomparendo. Ti senti a pezzi, rinnegato, insoddisfatto e questo ci dà sia il Carburante di Pensiero che il Carburante di Prossimità se restiamo a testimoniare la reazione.

Il bisogno di avere l’ultima parola ti porta anche a essere suscettibile di venire recuperato perché senti che ci sono delle questioni in sospeso che devono essere sistemate. Lo sappiamo e ci basiamo su questo per tenerti agganciato e fornirci carburante senza mai permetterti di sistemare correttamente quelle questioni. Fa tutto parte del modo in cui continuiamo a manipolarti. Senza dubbio ti sei trovato in una situazione del genere. Ora te ne sei andata e sappi che l’ultima cosa che devi fare è interagire con noi in questo modo, non importa quanto possa essere allettante. Hai imparato che si tradurrà solo in carburante, se gestito in modo errato e nell’ipotesi peggiore potresti anche soccombere di nuovo al nostro fascino e trascinato di nuovo nella Relazione Formale. Eppure il desiderio di dire quelle cose che avresti voluto poter dire così tanto tempo fa o anche più di recente rimane forte e potente. Naturalmente quello che puoi dire ora forse differisce da quello che potresti aver risposto allora, quando non sapevi bene come sai ora. Non sapevi con cosa ti eri invischiato, né come eri stato manipolato e quindi le tue parole avrebbero assunto una forma diversa rispetto a se le avessi dette ora, armato di conoscenza e consapevolezza.

Ripensaci, quando è nato il bisogno di dire quelle ultime parole, se avessi potuto dirle, a quell’epoca, quali sarebbero state?

H.G. TUDOR

Hoover Risk : The Need For The Last Word