📰 CONDIVIDO QUELL’EMOZIONE

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Lo spettro emozionale concesso alla mia tipologia è limitato. La maggior parte delle emozioni positive che sperimenti sono venute meno o fuse in una sola sensazione onnipervasiva che è di potere. Laddove potresti sperimentare gioia, euforia, felicità e piacere, noi sentiamo potere. Quella sensazione crescente che ci scorre attraverso di noi come conseguenza della ricezione di carburante, che sia positivo o negativo. Ottengo una promozione? Mi sento potente. La mia squadra di football vince? mi sento potente. Seduco una nuova vittima? Mi sento potente. Sperimento il divertimento, in effetti, ho un eccellente senso dell’umorismo ma se ti faccio ridere attraverso il mio senso dell’umorismo sento ancora una volta un senso di potere.

Non sento la tristezza. Per il beneficio di guadagnare carburante, sono rimasto seduto davanti a numerosi film che sono descritti come strappalacrime e mi sono intrattenuto alternando la vista del film alla reazione della persona, immancabilmente una partner, mentre le loro espressioni cambiavano da compassione, solidarietà e poi le lacrime cominciavano a sgorgare. Ho guardato lo stesso film eppure non ho sentito nulla. Riconosco che le scene recitate dai relativi attori sono di quelle che possono essere classificate come commoventi, tristi e sconvolgenti ma non sento nulla. Quando sposto il mio sguardo sulla singhiozzante partner accanto a me, inizio a sentire qualcosa. Sento disprezzo per l’esibizione di debolezza nel diventare scossa. Non solo il fatto in sé che queste lacrime scorrono ma perché sono generate da una recita. Quanto facilmente la gente cade preda di ciò che viene recitato, ma sono grato di questo, perché se non lo facessero, la mia esistenza sarebbe molto più difficile. Sperimento un certo grado di divertimento, perché qualcuno viene commosso da qualcosa che non è nemmeno reale. Almeno quando le lacrime cadono perché un animale è stato investito sulla strada, o perché un parente ha esalato l’ultimo respiro su questa terra, c’è un evento autentico che causa dolore. Però, è sempre negli altri. Potresti mostrarmi un montaggio di immagini, frammenti di registrazioni che riassumono ciò che le persone considererebbero che induce una reazione di pianto, che sia di dolore o di gioia e rimarrei impassibile. Non significa niente per me. La capacità di sentire tristezza, lutto, dolore e disperazione è stata rimossa. Una volta le conoscevo. Posso ricordarlo vagamente, o almeno penso di poter ricordare, di essere triste. Non so cosa sia l’emozione ma richiamo l’immagine dalle profondità della mia memoria.

Non conosco la colpa. Il rimorso mi è sconosciuto. Non sento rimorso e nemmeno pentimento. La compassione non è mai stata accessibile per me. Come per l’empatia, non sento nemmeno quella. Sono, per via delle mie elevate abilità e della mia intelligenza, capace di capire ciò che le persone devono sentire. Ho trascorso molti anni a guardare e osservare il modo in cui le persone reagiscono a certe situazioni. Capisco quando viene espressa la felicità, so quando deve essere mostrato il rimorso, riconosco quando la tristezza dovrebbe fare la sua apparizione ma non sento nulla di tutto questo. Vedo il tuo dolore, so che dovrei dimostrare un’espressione preoccupata verso di te e chiederti come stai. Questa è l’aspettativa sociale comunemente accettata. Mentre ti seduco, adotterò effettivamente quella maschera di preoccupazione e compassione al fine di ingannarti facendoti pensare che sono una persona affettuosa e amorevole. Posso indossare la maschera che pone le mie espressioni facciali nel posto corretto. Sono capace di adottare il tono di voce appropriato e mettere le mie mani su di te in modo gentile cosa che è associata all’espressione di preoccupazione per qualcuno eppure nonostante tutte queste espressioni, parole e gesti appresi non sento alcuna preoccupazione verso di te. Non mi sento triste per te, non condivido il tuo dolore, non sono preoccupato per te. D’altra parte so che se devo legarti a me ed estrarre carburante da te, tramite la tua espressione grata e la tua riconoscenza per la mia amorevolezza apparente, sono obbligato a mettere la maschera della compassione. Naturalmente, quando la svalutazione verso di te inizia, non vedo alcuna necessità di fingere e anzi la mia mancanza di compassione porta un suo risultato dato che il tuo dolore aumenta tramite il mio atteggiamento sprezzante, il rifiuto di aiutare e la smorfia di sdegno.

L’Inferiore della nostra tipologia spesso non sa nemmeno quale maschera dovrebbe essere adottata e durante la fase di seduzione invece di brancolare goffamente alla ricerca della maschera appropriata, preferiranno abbandonare la situazione, evocando qualche scusa del perché non possono rimanere ed aiutare. I Narcisisti Medi e quelli Superiori della nostra tipologia capiscono che certe risposte sono preferite da te e quindi le maschere verranno create e indossate, ma solo al fine di raggiungere ciò che vogliamo. Se la situazione richiede che i nostri interessi abbiano maggior beneficio dal fatto di non indossare una maschera, allora questo è ciò che accadrà.

La gente spesso fa l’errore di supporre che siamo totalmente privi di emozioni. Questo è sbagliato. Sì, ci sono molte emozioni che, come ho spiegato sopra, non possediamo, ma non siamo privi di tutte le emozioni. Conosco fin troppo bene le emozioni di odio, rancore, frustrazione, irritazione, vergogna, invidia, ira e gelosia. Perché mi sono concesse queste emozioni e non le altre? Nei miei dibattiti con i buoni dottori e per le mie personali considerazioni su questi argomenti è evidente che nell’evoluzione di ciò che sono, è necessario per me possedere queste emozioni perché sono catalizzatori che fanno sì che io mi comporti nel modo in cui faccio così avrò una spinta, sarò brillante, affascinante, seduttivo, sarò scandaloso, grandioso, belligerante e distruttivo, perché alla fine tutte queste cose devono esistere al fine di obbligarmi a ottenere il prezioso carburante.

Se non diventassi geloso di quelli del mio circolo di amicizie che lodano un amico, non mi sentirei obbligato ad attirare i riflettori dell’attenzione su di me rubandogli la scena, raccontando un aneddoto glorioso o facendo un dramma. Se non fossi geloso non farei questi passi e quindi mi sarebbe negato il carburante.

Se non fossi invidioso della nuova macchina sportiva del mio vicino, non sarei stato spinto a lanciare dell’acido per batterie su di essa durante la notte e poi il giorno successivo guardare dalla finestra la sua reazione inorridita nel vedere i danni. Ancora, non otterrei il carburante.

Non sentirei rancore verso il mondo e il suo trattamento verso di me, non sarei costretto a sedurre la gente in modo che mi fornisca quello scudo dal mondo e dalle sue oltraggiose ingiustizie.

Sono queste emozioni negative, i Motivatori Oscuri, che fanno sì che io abbia sempre la spinta. L’assenza degli Ostacoli – rimorso, colpa, empatia, rimpianto ecc..- implica che io non venga fermato o rallentato nella mia eterna marcia in avanti. Non vengo distratto da quell’unico e necessario compito di ottenere carburante.

Questo approccio non significa che la mia vita sia meno nutrita. Sono comunque capace di apprezzare molto di quello che c’è di bello, coinvolgente, affascinante e scintillante in questo mondo. Posso apprezzare la grandiosità dell’architettura antica di secoli. Posso apprezzare la magnificenza di una composizione musicale. Posso apprezzare la bravura atletica di un corridore che vince l’oro alle Olimpiadi. Posso apprezzare il gusto di una cucina eccellente. Posso farlo per via delle mie elevate funzionalità superiori ad altri della mia tipologia che hanno poco o nessun interesse in tali elementi spettacolari di questo mondo. Mentre apprezzerai un brano musicale in quell’istante, starò utilizzando l’esperienza di questo brano di musica per favorire i miei scopi.

1. Potrei dirti di come sia geniale una canzone perché so che sarai soddisfatta di me per averti detto questo e quindi sorriderai, mi apprezzerai e mi darai carburante;
2. Potrei utilizzare l’esperienza di aver ascoltato suonare Sherazade dall’orchestra filarmonica per vantarmi con altre persone e attingere carburante dalla loro reazione di ammirazione e/o gelosia.
3. Potrei utilizzare l’esperienza di conoscere tutta la musica dei Depeche Mode per risultare attraente per un bersaglio perché lei ama la stessa musica, o solo per dimostrare che ho interesse approfondito in un particolare gruppo in modo che sia di maggior interesse per lei.
4. Potrei utilizzare l’esperienza di aver ascoltato una canzone particolare ad un concerto per vincere contro il tuo racconto di averne sentita suonare una diversa in modo da affermare la mia superiorità su di te e provocare una reazione da parte tua e degli altri.

Tu sperimenti certe emozioni coinvolgendoti in certe esperienze. Io in quel momento sperimento un senso di potere o se non lo faccio, immagazzino l’esperienza per usarla per sentirmi potente quando si unisce a qualcos’altro, di solito un dispositivo.

La mia tipologia imita le emozioni perché siamo incapaci di sentirne molte. Quindi ci appoggeremo alle emozioni che abbiamo visto che esibisci e faremo sembrare come se le sentissimo. Conosco molte delle tue emozioni; non le sento. Ci appoggiamo alle tue emozioni perché dipendiamo dalle tue emozioni per esistere. È una sorta di paradosso il fatto che non abbiamo mai coltivato certe emozioni e/o ci siano state strappate via al fine di renderci agili, efficaci ed efficienti, ma dobbiamo anche ricevere quelle emozioni da te al fine di sostenerci. Non vogliamo vedere la tua gioia diretta verso di noi per qualcosa che abbiamo detto o fatto in modo da poter poi avvertire la gioia, ma piuttosto per il potere che viene rilasciato come conseguenza del fatto che la tua gioia ci fornisce carburante positivo. Sono pieno di odio, gelosia, invidia, furia e rancore ma questo non significa che non ci sia posto per accettare il tuo odio verso di me, anzi gli do il benvenuto. Come conseguenza della mia manipolazione verso di te, voglio che resti qui ad urlare il tuo odio verso di me finché la tua voce diventa rauca e gli occhi ti escono dalla faccia. Il carburante che ottengo da un’espressione così intensa di emozione negativa è immenso. Ancora una volta, mi approprio della tua emozione e la uso per i miei scopi personali. Che sia per prenderla al fine di permettermi di mimarla e copiarla, per farmi apparire più accettabile per le altre persone o che sia per sfruttare la tua emozione come carburante per alimentarmi e permettere alla mia esistenza di continuare, troverò sempre un utilizzo per la tua produzione emotiva. Faccio buon uso delle tue emozioni. Sono l’estremo riciclatore.

H.G. TUDOR

I Second That Emotion

👥 LA FUTILITÀ DEI TUOI SENTIMENTI

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I sentimenti sono un onere inutile e e grazie a dio sono stato sgravato da molti di essi; mi sono stati lasciati solo quelli che sono ritenuti necessari per permettermi di perseguire la raccolta del carburante. I sentimenti offuscano e indeboliscono. Quante volte hai sentito la sveglia suonare al mattino e ti sei rivoltato sentendoti come se non volessi alzarti? Molte volte immagino. Quel sentimento di apprensione su cosa ti riserva la giornata, lo sconforto per ciò che ti è accaduto e il timore di ciò che devi fare ti fiacca e ti trattiene. Trascorri gran parte della tua vita nel perseguimento di questa nozione di felicità ma non sei mai veramente felice? Guardi ciò che hai e desideri avere di più? Guardi le altre persone attorno a te e immagini quanto siano felici e desideri essere più simile a loro? Tutto ciò che ne ricavi è amarezza. Forse ti senti felice ma quale empatico che sei vedi quelli che tu consideri meno felici di te e desideri che siano più simili a te. Tutto ciò che ne ricavi è vanagloria. Passi così tanto tempo della tua vita cercando di essere felice e poi ti preoccupi che sia di natura effimera. Esprimi preoccupazione per il fatto che vuoi solo essere felice e passi sempre più tempo a cercare di raggiungere questo stato di nirvana. Soffri di tristezza che porta alla paralisi e all’indecisione. Ti senti frustrato il che risucchia la tua energia e ti lascia con la senzazione di essere svuotato. Sei orgoglioso della tua capacità di provare sentimenti e di essere in grado di metterti nei panni degli altri ma tutto ciò che stai facendo ti rende appesantito. Perché preoccuparsi di perseguire quei sentimenti che sono considerati positivi, come la gioia, la felicità e l’euforia? Lo sforzo vale davvero la pena quando li ottieni per un attimo fuggevole che poi ti catapulta nello sconforto? Qual era il senso di ciò? Perché permettere a te stesso di venire impantanato nel turbamento, nell’infelicità e nello scoraggiamento? Non ottieni nulla mentre sprofondi lentamente in questo pantano di negatività. I tuoi sentimenti ti ingannano, ti schiacciano e soprattutto ci permettono di manipolarti. È perché provi questa gamma di emozioni che ci offri reazioni emotive. Naturalmente sai che queste reazioni emotive creano il mio carburante. La colpa è dei tuoi sentimenti.

Non ho mai fatto miei questi sentimenti. Questo perché la ricerca del carburante non può essere distratta da queste emozioni ingombranti. Non servono a nulla e quindi non sono mai state sviluppate. Sono costruito per acquisire carburante e nient’altro. Sono un progetto efficiente, tenace e controllato. Tutto il carico in eccesso non è stato espulso, non è mai stato sistemato a bordo fin dall’inizio. Io non sono completamente privo di sentimenti. Sono stato sviluppato in modo da permettere a certi sentimenti, quelli che sono utili per il mio scopo, di emergere. Sento la furia che assicura che posso esercitare il controllo sulle altre persone e quindi estrarre carburante da loro. Sento l’invidia che mi spinge a togliere queste caratteristiche alle altre persone di cui ho bisogno per creare il mio costrutto. Se non provassi invidia, non vorrei queste caratteristiche – dal momento che questo sentimento ha uno scopo. Non c’è alcun sentimento superfluo collegato a me. Provo gelosia che di nuovo mi spinge a cercare di superare quella persona lodando i miei risultati e provocando una reazione, il che raccoglie carburante positivo o rimproverando la persona di cui sono geloso e in questo modo raccolgo carburante negativo. Sento l’odio. Questo mi permette di vedere tutto come è veramente. L’odio rovina e mette a fuoco la realtà di questo mondo crudele e quindi sono più in grado di destreggiarmi attraverso di esso. L’odio è viscerale, non è morbido o amorfo. Non si appanna o sfoca. È diretto, va dritto al punto ed elettrizzante nella sua capacità di permettermi di andare sempre avanti. Tutti questi sentimenti e quelli di natura simile sono stati modellati intorno a me per aiutarmi nella mia ricerca di carburante. Ognuno di questi rilascia un metodo per rendermi abile a raccogliere carburante così posso sentire l’emozione fondamentale. La mia ricerca di carburante si basa sull’uso di queste diverse emozioni, col solo scopo di permettermi di sentire quell’emozione che io valuto più di tutte le altre.

Mi sento potente.

Sono potente

H.G. TUDOR

The Futility Of Your Feelings

📑 SOLO UNA VOLTA. MA È ABBASTANZA

 

191122H Just The Once. But It Is Enough.jpgRicordi quando volevi svegliarti, raggiungere il tuo cellulare e trovare quel messaggio amorevole ed edificante che ti avevo mandato? Mi sono sempre alzato prima di te e mi sono assicurato che ti venisse recapitato un delizioso messaggio allettante pronto per quando ti saresti svegliata. Come una tazza di tè al mattino, sul tuo comodino, era quel piccolo gesto che ti faceva sentire speciale. Ti diceva che la prima cosa a cui pensavo quando mi svegliavo eri tu. Questo messaggio di amore, desiderio, passione ed eccitazione ti avrebbe fornito il primo fermento della giornata, un delizioso ricordo di quanto sono speciale e di quanto siamo meravigliosi insieme. Il primo messaggio della valanga che sarebbe seguita nel corso della giornata, decine di piccoli regali incartati che apri mentre sorridi, ridi e ti sciogli. Allora non sapevi che questi messaggi erano stati riciclati da quella venuta prima di te e sarebbero stati usati di nuovo per la tua sostituta. Allora non sapevi che altre due persone stavano ricevendo questi messaggi come prima cosa al mattino.

Ora non c’è niente. Non c’è la suoneria di quel messaggio del primo mattino. Non c’è la luce lampeggiante che ti indica che il messaggio aspetta di essere aperto. C’è il silenzio. Mentre i tuoi occhi si aprono, il condizionamento che ho causato ti fa immediatamente ricordare come eri solita sentirti quando arrivava quel messaggio. Dove una volta ti svegliavi con l’eccitazione nello stomaco ora c’è solo la fitta acuta del dolore, poiché sai che non c’è nulla che ti aspetta. Capisci che è così che dev’essere, la necessità di stare lontana da me, ma fa male. Fa male così tanto e per quanto tempo questo dolore resterà con te? Andrà mai via? Quei mesi di messaggi quotidiani mattutini hanno impresso dentro di te uno schema e una smania e non importa quanto duramente ci provi il primo pensiero della tua giornata è sempre:

“Quattro mesi fa mi stava ancora mandando quei messaggi meravigliosi.” Il mese scorso la frase era la stessa, solo che iniziava con tre. Ti giri sulla schiena e anche se sai che non dovresti, non puoi fare a meno di lasciarmi entrare ancora di più nella tua mente ricordando quelle mattine in cui siamo arrivati in ritardo al lavoro per fare l’amore in modo appassionato. Quella veloce sfrecciata in bagno e poi di nuovo nel letto dove io ti stavo aspettando. Ti volti e guardi il cuscino vuoto e tutte quelle sensazioni dolci-amare fin troppo familiari ti travolgono. Sai che non dovresti farlo. Sai che ora dovresti cercare rifugio tra i fantasmi di quello che una volta è stato, ma questo fa diminuire il dolore, solo per un po’ ed è solo un ricordo, non è vero? Pensare a me solo una volta non può fare alcun male vero? Solo una volta. Fai un sorriso contorto a quella frase che è diventata per te una specie di mantra quotidiano mentre combatti per sfuggire alle tossine che ho lasciato dentro di te, l’eredità della mia, oh, così efficace seduzione e avvelenamento di te. Solo una volta controlli i miei tweet, chi mi sta seguendo e chi sto seguendo. Solo una volta hai parcheggiato vicino a dove abitavo e guardato accasciata al posto di guida per vedere chi potrebbe apparire alla mia porta. Solo una volta hai mandato un’amica a osservarmi ad un evento a cui sapevi che sarei stato presente perché ti riportasse ciò che aveva visto. Solo una volta rileggi le e-mail che ti ho mandato. Era solo una volta per tutte queste cose e di più, beh una volta alla settimana, poi una volta al giorno, ma io non so cosa stai facendo vero, quindi dov’è il danno? Solo una volta ritorni sul mio profilo Facebook, lo scandagli, cercando indizi come un disperato detective intento a rintracciare il prolifico killer. Controlli dove ho messo mi piace, una foto qui, un commento lì, alcuni meme sulle relazioni che potrebbero essere una frecciata per te ma non ne sei sicura. Qualsiasi traccia di te è stata cancellata dal mio profilo, sono spariti i messaggi, i commenti e le foto. Qualcun altra è lì adesso, anche se c’è qualche ambiguità. Una donna dai capelli rossi appare in diverse foto, mentre ride insieme a me. Ne vedi una in cui le sue braccia circondano le mie spalle e senti la gelosia bruciante e la rabbia e maledici sia te stessa che me per questa sensazione. Getti il tablet da una parte, borbottando sottovoce, solo un’occhiata che ti ha rovinato la giornata prima che sia iniziata e prometti di non guardare più. Ma lo farai. Solo un’occhiata. Un viaggio attraverso il carosello di immagini, controllando le dita per vedere se vi sono spuntati anelli, sia mie (sarebbe terribile vedere quegli anelli sul mio anulare, cosa che ti ho sempre negato) che delle donne con cui poso (ti fa sentire un tantino meglio se indossano un anello, il che significa che non staranno con me, vero?)

Scorri i miei post su Twitter e ritorni al profilo del mio sito web di lavoro, a leggere la biografia che conosci a memoria. Le tue dita si posano sulla mia immagine del profilo mentre vedi di nuovo la cravatta che mi hai comprato per quel particolare servizio fotografico. Alcuni giorni desideri che venga aggiornata e poi altri giorni questo aspetto ti fa percepire che forse non ti odio, come potrei se permetto ancora a questa immagine di rimanere? Cerchi di non pensare a me ma in qualche modo la tua mente si aggira lì di sua spontanea volontà, serpeggiando attraverso i mille ricordi che sorgono ogni giorno. Forse resterai per un po’ in mezzo ad essi, solo un minuto di ricordo. Nel fine settimana andavi nella stradina del bosco lungo cui eravamo soliti passeggiare durante le assolate mattine di settembre. Nessun altro è mai stato lì. Solo tu ed io. Hai camminato di nuovo in quella stradina, era l’unica volta in cui avevi bisogno di farlo, di conversare con il fantasma della mia presenza e intanto ti ritrovavi a parlare a voce alta con me come se stessi camminando ancora accanto a te, tenendoti la mano. Doveva essere solo una volta ma sei tornata tre volte da allora, giurando ogni volta che questa volta è quella in cui esorcizzerai quegli spettri.

Cosa sto facendo adesso? Senza dubbio mi sto preparando per andare al lavoro, magari facendo la doccia e cantando come facevo una volta nella doccia che facevamo insieme. Sto con qualcuno? Qualcuno sta preparando la colazione per me o si adagia sul letto aspettando che io torni in camera da letto avvolto da un asciugamano? Sembra che sia passato tanto tempo da quando hai avuto mie notizie e così tante cose restano senza risposta, non dette e irrisolte. Come reagirei se tu mi chiamassi? Non puoi costringerti a cancellare il mio numero, nel caso in cui ci fosse quell’ultima conversazione da poter realizzare e mettere a posto così tanti problemi, uccidere tanti demoni e chiudere così tante porte. Che di sicuro sarebbe tutto ciò che serve? Solo una conversazione. Mantienilo come il business, mantieni le tue emozioni sotto controllo ma solo per ottenere delle risposte in modo da poter andare avanti. Sicuramente questo ti è dovuto? Ti chiedi se risponderei qualora tu mi chiamassi? Come reagirei se vedessi il tuo numero sul display? Dubiti che ti abbia bloccato, perché dovrei farlo? Le tue dita giocano con il tuo telefono, devi sapere, solo una volta, solo per far sparire il dolore. Trovi il mio nome. Vuoi sentire di nuovo la mia voce, parlare, nulla di più, ma ti senti ansiosa e la trepidazione serpeggia su di te. Hai bisogno di sapere. Hai bisogno di risposte. Che ne dici di chiamarmi e interrompere prima che io risponda per vedere se richiamo? Sì, è una buona idea, che dimostrerebbe che voglio parlarti, senza la paura di vedere che ti riattacco. È così. Mi telefonerai di nuovo dopo questi mesi di nulla e lascerai che suoni, allora questa agonia sempre presente potrà essere alleviata. Le domande potranno avere una risposta quando ti richiamo. Non ti scioglierai di nuovo tra le mie braccia. No, resisterai a quei dolci incantesimi perché sai cosa c’è dietro di essi. Ti sei guadagnata le stellette in questo senso ma devi avere questa conversazione, per te stessa. Devi sapere che ti parlerò. Un messaggio non è abbastanza immediato. Potrei non vederlo per un po’ di tempo o ritardare nel rispondere, ma una chiamata persa, che porta un potenziale per urgenza e immediatezza e sono obbligato a rispondere vero? Mi chiamerai. Chiamerai e lascerai suonare. Solo una volta.

H.G. TUDOR

Just The Once. But It is Enough

👤 SEMPRE AL POSTO SBAGLIATO SUL TRONO

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È tardi. È il momento a metà tra l’ora delle streghe e quando il diavolo tormenta la terra, ma il richiamo del sonno non è ancora stato avvertito. L’oscurità mi avvolge, ho solo l’argento brunito della luce lunare per individuare gli oggetti intorno a me e assicurarmi che mantengano una certa familiarità. Fa freddo ma non obietto, contento di sedermi con la finestra aperta e lasciare che l’aria della notte si infiltri nel mio regno. Il freddo tocco dell’oscurità mi dà sollievo e una calma si è posata sulla mia persona. Sono seduto, da solo, eppure non ho alcuna preoccupazione, perché il giorno si è rivelato fruttuoso nella mia ricerca di carburante. Sebbene non sia sazio, non sono né disperatamente bisognoso né rigonfio delle mie ripetute estrazioni. C’è spazio per altro, c’è sempre spazio per altro, ma non sento quel bisogno impellente di acquisire di più. Invece l’immobilità e la calma mi opprimono mentre mi siedo qui e guardo fuori dalla mia situazione sopraelevata, attraverso la finestra spalancata e attraverso il giardino e i campi al di là.

I miei occhi ancora attenti non rilevano alcun movimento di bestia né di brezza. Gli alberi sono ancora immobili in segno di silenzioso saluto. Gli uccelli appena passati in volo hanno fatto il nido per la notte e in lontananza il rumore intermittente di un gufo serve a ricordare che sebbene io sia seduto da solo, c’è ancora qualcosa là fuori. È in momenti come questo, quando la frenesia si è placata, la confusione della foga del giorno ha lasciato il posto a questo stato raro e inusuale che ricordo. Il mio sguardo rimane fisso mentre guardo attraverso quei campi ondeggianti, campi così simili a quelli in cui di solito correvamo, vero? Dove sei? Dove sei ora? Perché non sei seduta accanto a me, il re e la regina come facevamo quando facevamo progetti per le nostre vite così tanto tempo fa? Devi perdonarmi. Non ho pensato a te così spesso o profondamente come avrei dovuto fare, ma ho avuto altre cose da fare. So che capisci. So che ti rendi conto che le richieste fatte a me sono al di sopra degli altri e che devo soddisfare quelle richieste. So che ti rendi conto che rimuginare troppo spesso mi lascerebbe indebolito e questo non deve accadere, ma in momenti come questi, quando mi sento liberato dal mio fardello, allora sono in grado di raggiungerti, ovunque tu sia. Anche se spesso non lo permetto, tu rimani impressa nella mia memoria e so con la stessa certezza che il mondo non smetterà di girare, che tu risiederai sempre nella mia memoria. Eppure, devo confessarlo, non è abbastanza. Qualora un momento o una circostanza portino in superficie un elemento del nostro passato, sono obbligato a spingerlo via, gettarlo in profondità nei meandri della mia mente e confinarlo dietro la porta blindata e il cancello del terrore. Non c’è speranza per me di fare nient’altro dal momento che assecondare i ricordi di quei tempi mi distrarrebbe troppo dai miei sforzi. So che non dovrei agire così, ma devo farlo. Per tali momenti cerco il tuo perdono da quella parte magnanima di te nella piena consapevolezza che non merito nulla. È ora che mi siedo su questa poltrona e anche sulla tua, “i nostri troni” come li chiamavamo una volta, che riesco a permettere al tuo ricordo di impadronirsi di me. Allungo la mano e spero in qualche modo di sentire la tua mano fredda scivolare nella mia ancora una volta, ma non c’è niente. Solo quell’assenza che è rimasta costante, per quanto mi sforzi di riempirla. Ci sedevamo fianco a fianco e guardavamo attraverso quei campi nei quali correvamo per andare nei nostri luoghi segreti, quei santuari e idillii disseminati per tutto il nostro regno. Abbiamo emesso all’unisono le nostre dichiarazioni, abbiamo formulato le nostre ordinanze di governo per migliorare le condizioni dei nostri sudditi e lo abbiamo fatto con grande gioia. Quanto mi manca farlo insieme. Dove sei? Perché ti mostrerai solo come ricordo? Perché non tornerai da me? Potresti farlo, anche se come ombra per tormentarmi mentre mi siedo in mezzo a questa oscurità avvolgente. Sei rimasta lontano da me per punirmi? Forse è così e so che una punizione simile è assolutamente giusta per uno come me. Conosco me stesso per quello che sono e cerco di eliminare ciò che mi attanaglia ogni singolo giorno attraverso il frenetico impiego dei miei sforzi sperando che mi permettano di ottenere l’assoluzione e che tu tornerai. Giuro, giuro su tutto quello che sono, accetterei queste fatiche decuplicate solo per vederti ancora una volta, ascoltare la tua voce e guardarti mentre mi prendi per mano come hai sempre fatto. Ci siamo uniti in una sola cosa e stavamo meglio vero? Torni da me? Torna. Siediti accanto a me ancora una volta e lascia che ritroviamo ciò che una volta avevamo e dovremmo avere sempre.

Mi siedo nell’oscurità mentre pronuncio questi pensieri ad alta voce, la mia voce bassa e ferma sembra distante e incorporea. Mi fermo e aspetto aspettando che tu risponda ma non c’è risposta. Per favore, ritorna da me perché per tutto ciò che ho fatto e per tutto ciò che ho intenzione di fare, senza di te resterò per sempre inappropriato sul trono.

H.G. TUDOR

Forever Wrong Upon The Throne

👤 AMAMI ODIAMI NON IGNORARMI MAI

191106B Love Me, Hate Me, Never Ignore Me.jpgVoglio il tuo amore. Voglio il tuo odio. Voglio la tua gioia. Voglio le tue lacrime. Voglio ogni singola oncia emotiva che possiedi e voglio che sia diretta a me. È facile capire perché chiunque vuole essere amato, perché non è proprio quello che tutti vogliono? Amare ed essere amati. Ovviamente lo è. Ho sempre desiderato essere amato e non importa ciò che ho fatto, non importa quanto duramente ci ho provato, mi è stato negato. Spingiti più forte, vai avanti, lavora di più e lo avrai. Mi è stato promesso più volte questo guadagno e mi sono attenuto a questo. Mi sono sforzato e ho faticato e ho corrotto. Ho studiato, ho obbedito, mi sono allenato, ho corso e ho corso veloce, ho saltato e ho saltato più in alto di chiunque altro. Ho affrontato, ho sparato, ho spinto, ho nuotato, ho scritto, ho assecondato, ho risposto, ho letto e riletto. Ho fatto tutto ciò che mi è stato richiesto. Ti suona familiare? Naturalmente. Sai cosa vuol dire dare tutto di te e non essere ancora abbastanza. Sai come ci si sente a continuare a provare finché ti senti come se non avessi più niente da dare. Perché pensi che siamo così efficaci nell’estrarre questa sensazione da te? È perché la mia tipologia è stata istruita in questa tecnica per così tanto tempo che diventa una seconda natura.

Naturalmente sono stato elogiato. Sono stato incoraggiato. Sono stato supportato. Sono stato spinto. Mi è stato detto insegnato e ordinato. Sono arrivati gli applausi, ma c’era sempre un ammonimento.

“Questo è un risultato eccellente, la prossima volta prova a raggiungere il cento per cento.”

“Tempo brillante ma so che puoi farlo più velocemente. Hai solo bisogno di impegnarti di più.”

“È buono ma non buono come puoi fare tu. Tu sei migliore di quello.”

“Non male ma mi deluderai se non salirai in cima alla classe.”

Tuttavia, pur essendo un elogio con condizioni, era pur sempre un elogio e questo, unito ai miei sforzi, significava che non venivo mai ignorato. I risultati si accumulavano, venivano raccolti premi e ottenuti apprezzamenti. Verso l’alto, sempre verso l’alto. Di conseguenza, la tua lode e ammirazione significa molto per me. Era sempre il modello su cui venivo giudicato e ora è lo stesso. Desidero ardentemente l’adulazione e la passione, è per questo che lavoro così tanto da costringerti a darmele. Lo voglio, voglio essere visto, voglio essere riconosciuto e ciò significa che devo ricevere la tua attenzione intrisa di emozione. Non importa se mi stai urlando o se mi stai implorando di fermarmi, purché sia diretta verso di me. Questo è il motivo per cui tutto ciò che faccio è calcolato per ottenere una reazione.

Quando ti seduco, non devi mai ignorarmi. Ho investito troppo nella tua acquisizione per perderti per qualcun altro o per qualcos’altro. Il mio bombardamento su di te con messaggi e attenzione è fatto per attirarti a me, ma anche per assicurarmi che non ti avventuri da qualche altra parte e mi venga negata la tua attenzione. Questo è il motivo per cui ti scriverò e se non c’è una pronta risposta ti scriverò di nuovo, poi di nuovo, poi ti chiamerò e poi mi presenterò a casa tua. Ho bisogno di sapere che rispondi alla mia seduzione. Ho bisogno di controllarti. Ci sono troppe cose in gioco per permetterti di ignorarmi.

Quando inizia la svalutazione, ancora una volta ho bisogno dell’attenzione emotiva che viene da te che piangi, che urli e che sbraiti. Non mi disturba mai allo stesso modo in cui disturba te quando qualcuno ti urla contro. Io lo chiedo e l’unico effetto che fa è di farmi sentire potente perché so che sono in grado di sollecitare queste risposte da te in virtù delle mie manipolazioni. So senza dire nulla che tu mi implorerai e supplicherai di spiegare cosa c’è che non va, mi inseguirai, gli occhi spalancati per la confusione mentre mi implori di dirti cosa hai fatto di male.

Non sono schizzinoso per le emozioni che rivolgi verso di me. Bene o male le prenderò tutte. Il male, in effetti, mi fa sentire più potente, ma la dolce potenza delle risposte favorevoli e gli occhi ardenti di ammirazione sono ancor più accetti. Questo è uno dei motivi per cui faccio il tira e molla, rendendoti felice e gioiosa nei miei confronti e poi piena di dolore e rabbia. Il contrasto rafforza la mia onnipotenza perché io sono il burattinaio. Un momento riesco a farti ridere e poi con un colpo di interruttore ti ho in lacrime. Questo è potere. Questo è il controllo e questo è ciò che sottolinea la mia grandezza. Sì, so che consideri sbagliato questo comportamento. Ne sono perfettamente consapevole e non mi sono lasciato ingannare da alcuna pretesa del contrario. Sono pienamente consapevole che tale comportamento è considerato, cattivo, sbagliato e malvagio, secondo i tuoi valori, ma devi sapere che questa partita non viene giocata secondo le tue regole. Si gioca con le mie e io devo sempre vincere.

Dovresti essere sleale ed essere la persona cattiva che ho sempre sospettato tu fossi e ignorarmi, allora ti provocherò ancora di più per ottenere una reazione. Poche di voi si rendono conto che questo è lo scopo, almeno, non subito. Non sei in grado di comprendere questa improvvisa escalation, questa commutazione a causa della confusione in cui sei impantanata. Sono contento che sia così perché quando mi ignori, comincio a crollare. L’edificio che ho costruito inizia a incrinarsi, sgretolarsi e rompersi e io devo sfuggire al tuo tradimento e cercare le emozioni degli altri per compensare il tuo comportamento sovversivo. Se non riesco a portare il tuo amore o odio alla ribalta, non posso rimanere ignorato, perché questa sarebbe la mia condanna a morte e non ti permetterò di firmare quel mandato. Devo essere amato perché sono degno dell’amore più completo, devo essere odiato perché le mie opere sono quelle del diavolo e attirano la tua ira furiosa. Guarda sempre verso di me, dammi sempre le tue emozioni e non voltarmi mai le spalle. Fallo e tutto andrà bene. Almeno, per me, ma poi, comunque non ruota tutto attorno a me?

H.G. TUDOR

Love Me, Hate Me, But Never Ignore Me

👤 L’ATTACCAMENTO È LA SEDE DELLA SOFFERENZA

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Questo è un mondo capriccioso, arbitrario e ostile. Deve essere ridotto all’obbedienza, domato e sottoposto allo sforzo del controllo. Il mio controllo.

Questo è il motivo per cui devo fare in modo che ogni apparecchio a cui mi capita di affezionarmi si attacchi a me. Dal mio vicino di casa che saluto e con cui scambio convenevoli banali a vantaggio della mia facciata (anche se prontamente gli infilerò un gancio da macellaio arrugginito in quel suo cranio malformato se mi parlerà di nuovo dei dettagli della ristrutturazione della sua ultima acquisizione immobiliare) ai miei amici che si uniscono a me per un drink in un venerdì sera all’ultima ragazza che sfoggio, tutti loro devono essere attaccati a me.

La creazione del mio costrutto è il dispositivo che fa sì che queste persone si attacchino a me. Quel magnifico edificio che viene creato dagli specchi che mostro a coloro di cui incrocio le strade. Fare in modo che il controllore sorrida sul treno dandogli man forte mentre si occupa di un ostile passeggero adolescente, incoraggiare un amico nei suoi progetti per dimagrire, mostrare a quella potenziale IPPS le sue speranze e i suoi desideri, così inizia a innamorarsi. Tutto questo è il lavoro del costrutto che è progettato per disegnare ogni singola risorsa – dalla terziaria fino alla sempre-così-fondamentale-per-me – Risorsa Primaria Intima – e far sì che si leghino a me.

Se il barista pensa che io sia un cliente simpatico e fedele, un collega junior mi considera un capo ispiratore, la signora che sorpasso un giorno sì e uno no durante la corsa all’aperto mi dà un sorriso di riconoscimento e ammirazione; se un amico mi considera una persona a cui rivolgersi per un consiglio, se lei si innamora perdutamente di me; ci sono migliaia di modi diversi per questi apparecchi di collegarsi a me.

Potrebbe essere un collaboratore geloso che si ribella alla mia arroganza, il fornitore nervoso che teme la mia chiamata per chiedere cosa c’è dietro l’ultimo casino della sua compagnia, lo scartato piangente che una volta era la pupilla dei miei occhi ma ora è un vermiciattolo infestato caduto per il vento, tutti rimangono attaccati a me.

È facendo in modo che questi apparecchi stiano attaccati a me che posso esercitare il controllo mentre li integro nel mio mondo. Sono miei per essere controllati, per essere utilizzati, per estrarre da loro e attraverso questo posso quindi controllare il mio ambiente. Controllando il mio ambiente, ho lo scopo di ridurre al minimo l’agguato traditore o l’insidioso ammutinamento. Mantenendo tutto al suo posto, soggetto al mio controllo e funzionante come richiedo, significa che proseguo dritto e l’ordine è mantenuto.

L’attaccamento è la chiave per raggiungere questo obiettivo. Devo attirarti, agganciarti, afferrarti, devo vincolarti a me, legarti in modo che tu non mi sfugga, ancorarti in posizione, fermarti e assicurare l’attaccamento. Ti darò l’illusione del periodo d’oro, ti mentirò, ti concederò magnanimità, ti mostrerò generosità, mostrerò anche qualche forma di intimità costruita, gentilezza e sostegno, la promessa di carburante e gli anni di verifiche applicate mi consentono di darti quello che vuoi, quindi mi assicuro il tuo attaccamento.

Eppure per tutti questi gasdotti che sono collegati a me, per tutti i ponti che sono stati costruiti, i collegamenti, che sono stati costruiti con cura, sono tutti a senso unico. Sei tu che sei attaccato a me. Io non sento alcun attaccamento per te.

Ecco perché sono così in grado di rivoltarmi contro la persona che presumibilmente amo e guardarla mentre le lacrime gocciolano sul volto incredulo mentre la striglio per aver indossato l’ombreggiatura sbagliata del rosso o essere arrivata con due minuti di ritardo. Ecco perché posso stendermi tra le cosce di seta di un’altra donna e prometterle il mondo mentre tu sei sveglia, chiedendoti dove sono e pregando che non sia stato coinvolto in un incidente stradale. Ecco perché posso assicurarti che verrai promosso entro la fine dell’anno e invece nel prossimo incontro offrire la stessa cosa a qualcun altro. Ecco perché posso decidere di non presentarmi alla cena che hai trascorso un mese a pianificare e andare a vedere un film da un’altra parte. Ecco perché posso distruggere l’orologio di tua nonna con un martello mentre tu osservi, in un attacco di isteria.

La mia assenza di attaccamento mi consente di deludere, rinnegare, imbrogliare, mentire, provocare, ferire, torturare e abusare. Mi dà fluidità, mobilità ed efficienza. Non sono ostacolato dalla colpa, né dal rimorso o dal senso del dovere. Non costituisco alcun legame con te. Non lo sento.

Puoi chiedermi cosa potrei pensare di coloro con cui interagisco e posso evocare i tributi e le frasi fatte in un istante: –

“John? Lavoratore eccellente, non delude mai l’azienda, un membro chiave della squadra.”

“È una donna meravigliosa, non so cosa farei senza di lei. È il mio mondo.”

“È incredibile. Il primo nome sulla lista dei giocatori ogni settimana.”

“NarcSide Inc? Fottutamente geniale. Usali. Io l’ho fatto una volta. Mai andato da nessun’altra parte.”

Ma per tutto questo non provo nulla a titolo di attaccamento. Ti attiro a me, ma io non mi attaccherò a te. Cosa porta l’attaccamento? Nient’altro che sofferenza. Guardati intorno e vedrai l’affanno e il dolore che l’essere attaccati porta alle persone.

Divieni affezionato a un cane che morirà nell’arco di 10 anni e piangi per la perdita del tuo amico peloso. Perché? Perché attaccarsi a qualcosa che semplicemente ti lascerà?

Sei attaccato al tuo datore di lavoro e mostri fedeltà? Per che cosa? Così possono metterti a 90 gradi e fregarti facendoti licenziare e ti mostrano la porta senza nemmeno un flacone di lubrificante per alleviare il dolore dell’esperienza?

Sei attaccato alla tua casa, ma devi venderla, o brucia, o è allagata, o qualcuno irrompe e ancora più dolore viene scaricato su di te.

Sei attaccato al tuo amico e condividi tutto con quella persona e poi un giorno viene falciato da un autotreno e non rimane altro che una macchia sulla strada. Sei sconvolto, senza contare te stesso con il lutto a causa del tuo attaccamento.

Ti leghi ad un amante, una fidanzata, un marito, un compagno solo per permettere loro di tradirti, di lasciarti per qualcun altro, di venire risucchiati in questa spirale mortale riempita di morfina o di afferrarsi il petto quando un attacco di cuore li porta via da te. Il tuo mondo si schianta, sei distrutto, oltre al lutto e tutto questo a causa del tuo attaccamento.

Ti leghi ai figli solo perché ti deludano, scrocchino da te, intraprendano uno stile di vita sgradevole che ti mette in imbarazzo e ti sconcerta perché sei attaccato a loro. O ti preoccupi sempre di come stanno andando a scuola, si assicureranno quel lavoro, supereranno l’esame di guida, troveranno un buon uomo o una donna? I tuoi sentimenti vengono passati attraverso il mulino a causa di questo attaccamento.

Oh, so che mi dirai che guadagni così tanto da questi attaccamenti, amore, felicità, sostegno, comprensione, compagnia, gioia, lealtà, senso di realizzazione e altro ancora. L’ho già sentito prima, ma vedo sempre più la sofferenza che nasce da questi attaccamenti. Non ne vale la pena.

È molto meglio in primo luogo non divenire mai attaccati. Non posso fidarmi. Come posso quando mi è stata data una sana e inoppugnabile lezione che se provi ad attaccarti tutto ciò che ricevi in cambio è rifiuto e sofferenza. Meglio non disturbarsi. Costruisci il muro, scava il fossato, poni le barriere, non permettere a nessuno di entrare e così facendo impedisci a questi attaccamenti che indeboliscono di verificarsi, così ti risparmi l’inevitabile, ed è sempre inevitabile, la sofferenza che aspetta dietro l’angolo.

Eppure, per quanto riguarda me, non ho nemmeno bisogno di considerare di creare quella torre o di assicurarmi che il fossato sia scavato in profondità. Non devo tirare fuori il filo spinato metaforico e le recinzioni elettriche per tenere lontane le persone. Questo è tutto fatto per me perché io non so come connettermi con qualcuno. Non ho idea di come sia fatto.

Posso farli attaccare a me. Questo è facile. Lo faccio da quando riesco a ricordare. Una combinazione di genialità, fascino, magnetismo, manipolazione e identificazione di quelli dal forte al debole e viceversa che sono i migliori che soccombono all’essere attaccati a me. Posso ottenerlo attraverso tutte le varie tecniche di seduzione che ho descritto prima.

Eppure per quanto riguarda tutto quel potere di attrazione, a cui pochi possono resistere, dalla terziaria alla secondaria alla fonte primaria, non so come creare un attaccamento emotivo con qualcuno. Posso allineare interessi e risultati e intuire una reciprocità di intenti, ma non provo nulla per questi apparecchi. Non c’è legame. Non c’è nulla che mi leghi a loro. Il vuoto dentro di me, il vuoto che cerco di riempire di carburante proveniente da tutti quelli nella mia matrice di carburante pervade la mia relazione con quelli che stanno in quella matrice. Io sono vuoto e questo riecheggia nei miei rapporti con tutti quelli che mi circondano.

Qualunque cosa ti spinga a sentirti connessa con qualcun altro, in qualsiasi modo tu lo descriva, e ho sentito persone farlo in molte occasioni, rimango incapace di percepire e sperimentarlo su me stesso.

Non c’è proprio niente lì.

Mi affligge questo? No. Vedo la sofferenza che viene dall’attaccamento e vedo la mia incapacità di collegarmi a qualcuno come un vantaggio, quindi mi viene risparmiato quello che succede a tanti altri.

Il Demone ha avuto tutto questo e può tenerlo.

Io ho abbandonato la sede della sofferenza e ho trovato un nuovo trono.

H.G. TUDOR

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📰 ASCOLTIAMO MAI?

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Potresti non pensarlo ma noi ti ascoltiamo davvero. Ammetto che può sembrare strano perché tu pensi che il nostro modo di comportarci implichi che non sia possibile che ti ascoltiamo. Non prendiamo atto di ciò che dici perché continuiamo a fare le stesse cose che facevamo prima. Continuiamo a ripetere un commento come se non avessimo mai sentito la tua risposta la prima volta. Ci ricordi l’ora in cui ci incontreremo e arriviamo tardi o non lo facciamo affatto. Potresti venire perdonato per aver pensato che siamo pessimi ascoltatori. La realtà è che siamo ottimi ascoltatori. La verità è che scegliamo di ascoltare in modo diverso.

Quando ci urli in faccia, avanzando la tua argomentazione in modo energico risponderemo a quello che stai dicendo, di solito con diniego e deflessione. Non siamo interessati a ciò che stai dicendo, siamo preoccupati di ascoltare i tuoi sentimenti. Vogliamo sentire la rabbia strozzata e ribollente che si manifesta nelle tue parole, perché in questo modo sappiamo (oltre a vedere il tuo viso contorto e arrossato) che hai reagito alla nostra provocazione e di conseguenza ci stai fornendo carburante. Se ti stai lanciando su di noi insulti, chiamandoci di tutti i nomi e rimproverando il nostro gusto di vestirci, il peso e l’intelligenza, non veniamo feriti da queste critiche perché il fatto che stai sputando veleno, urlando di rabbia o urlando di gioia mentre ci insulti significa che stai fornendo emozione che equivale al carburante. I nomi aspri si dissipano semplicemente perché non li sentiamo. Stiamo sentendo l’emozione di ciò che viene detto, questo è ciò che conta. Puoi studiare l’insulto più originale che il mondo abbia mai conosciuto, ma se ce lo lanci contro con emozione, tutto ciò che sentiamo è la tua reazione emotiva. Ti sei mai chiesto perché stiamo sorridendo quando litighi con noi? È perché ci stai dando quello che vogliamo: carburante. Oh, e anche perché sappiamo che sorriderti ti farà infuriare ancora di più.

Ti ascoltiamo con notevole attenzione durante le fasi iniziali della seduzione. Facciamo in modo che ogni pezzetto di informazioni, ogni frammento di conoscenza che ci aiuterà a sedurti e legarti strettamente a noi venga udito e assorbito, archiviato pronto per l’uso al momento opportuno. Ogni volta che ci riveli un nuovo ristorante che hai trovato o un nuovo spettacolo che è appena cominciato e che ti piace, ne prendiamo nota. Quando ci parli dei tuoi amici, ascoltiamo in attesa di portarli anche sotto il nostro incantesimo. Quando ascoltiamo in questa circostanza pensi che siamo attenti e interessati a te. In effetti, lo siamo e la tua reazione a questo è di lodarci, fornendoci in questo modo carburante, e di sentirti attratto da noi, legandovi in tal modo a noi. Il nostro interesse tuttavia non è quello che normalmente percepireste, perché è avvalorato dall’uso che possiamo fare di ciò che ci dici, al fine di proseguire col nostro programma.

Ti ascoltiamo anche per capire come i nostri comportamenti ti influenzano. Ascoltiamo la lode e la gioia che zampillano da te e notiamo ciò che abbiamo fatto che ha causato questo. Quando ti sottoponiamo alla svalutazione, assorbiamo il carburante che rovesci verso di noi, ma ascoltiamo anche come ti sta influenzando. Ci parli di come fa male, di come non riesci a dormire, di come ti senti ansioso, di come ti senti male, di quanto sei spaventato, di come non capisci. Non ci importa come ti senti ma più di tutto siamo interessati a te che ce lo dici. Questo costituisce il feedback basato sulle nostre varie manipolazioni. Mentre raccogliamo il carburante dalla tua supplica piena di lacrime, ci rendiamo anche conto di come ciò che abbiamo detto ha avuto un effetto su di te. Ti ascoltiamo mentre ci spieghi come ti senti perché non lo sentiamo da soli. Abbiamo bisogno di imparare da te in questo senso. Abbiamo bisogno di imparare così possiamo imitare è quando insorge la necessità. Dobbiamo imparare che se qualcuno avverte un senso di perdita, allora piangerà. Di conseguenza, se prevediamo di perderti, una reazione appropriata sarebbe piangere. Abbiamo imparato da ciò che ci hai mostrato e da ciò che ci hai detto. Vedi, ti ho detto che prestiamo attenzione a te. Ti ascoltiamo anche così sappiamo esattamente quanto è stata efficace la nostra manipolazione. È quello che ci stai dicendo che indica un grado di dolore e tristezza trascurabile o è più consistente? Non lo sappiamo da soli perché noi non proviamo tristezza. Quell’emozione ridondante ci è stata strappata o non ha mai permesso di svilupparsi fin dall’inizio. Di conseguenza, per capire cosa rende triste qualcuno, un po’ triste o tremendamente triste, dobbiamo osservare le tue reazioni e ascoltare quello che stai dicendo. Non stiamo ad ascoltare perché siamo preoccupati e perché vogliamo trovare una soluzione al tuo stato di tristezza. Non ci serve assolutamente a niente. Quello che stiamo facendo è ascoltare i particolari della tua infelicità in modo da poterla replicare. Possiamo riprodurre sia il fatto di fingere di sentirci infelici quando capita l’occasione adatta e anche replicarlo per rendere qualcuno infelice ai fini del controllo e della raccolta di carburante.

È attraverso l’ascolto che noi perfezioniamo le nostre capacità manipolative. È attraverso l’ascolto che impariamo tutto su di te, cosa ti piace e cosa non ti piace, quali sono le tue speranze e quali sono le tue vulnerabilità che possiamo sfruttare. Attraverso l’ascolto capiamo come ti senti così possiamo imitarlo. È attraverso l’ascolto che siamo in grado di comprendere come sei influenzato da ciò che facciamo. Sì, passiamo molto tempo a parlare, a dire al mondo di quanto siamo splendidi, e questo naturalmente è vero, ma saresti sorpreso semplicemente per quanto ascoltiamo. Solo perché potremmo non stare ascoltando basandoci su ciò che tu ritieni essere importante non significa che non stiamo ascoltando affatto. Lungi da ciò.

Di conseguenza, la prossima volta che ci implorerai di ascoltarti per una volta o che ci supplicherai di “ascoltare ciò che sto dicendo”, scoprirai che lo stiamo facendo e arriverai a rimpiangerlo.

H.G. TUDOR

Do We Ever Listen?

📰 IL FREDDO SGUARDO MORTO

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Dovresti considerare di essere piuttosto fortunato a ricevere questi assaggi sul funzionamento della mia mente. Di solito non sei in grado di scrutare nella mente oscura della mia specie e di me. Come individuo empatico, coltivi la capacità di comprendere il modo in cui le altre persone pensano e come si sentono. Questo ti fornisce un certo grado di intuizione ed è applicabile a molte delle persone che incontri. Tu usi questa capacità allo scopo di fare cose buone e capisco perché lo fai. Nonostante questa capacità, tuttavia, per noi non funziona. Non sei in grado di stabilire che cosa passa per la nostra mente o cosa potremmo pensare, non serve essere capace di tutto, per essere in grado di farlo. Questo perché noi non ci atteniamo alle normali regole e convenzioni di tutti gli altri. Non percorriamo il sentiero molto usato, ma prendiamo quelle strade che sono lontane dai sentieri battuti. Questi percorsi sono aggrovigliati, non presenti sulle mappe e pericolosi, e sono progettati in modo tale da impedire ad altri di seguirli. Non vogliamo che tu sappia cosa stiamo pensando.

Questo perché non abbiamo alcun desiderio di trasmetterti alcun vantaggio nel cercare di sfuggire ai nostri impatti e rendere più difficile per noi ottenere carburante da te. Dobbiamo nascondere le nostre menti e renderle impenetrabili ai tuoi tentativi di leggerle. Dobbiamo operare attraverso la segretezza e i comportamenti occulti in modo che tu non ci vedi mai arrivare, in modo che tu non sai mai cosa succederà dopo e in modo che tu non abbia opportunità di sfuggirci. Non solo avvolgiamo le nostre menti in questo modo attraverso il nostro rifiuto della logica e l’adozione di comportamenti che sono al di fuori di quelli considerati normali, ma ci assicuriamo anche che tu non possa leggere attraverso i nostri occhi.

Molte persone guardano agli occhi come un dispositivo per valutare più accuratamente ciò che qualcuno potrebbe pensare o forse sentire. Se stiamo spiegando qualcosa a qualcuno e vediamo confusione negli occhi di quella persona, sappiamo che dobbiamo adottare un metodo più chiaro nella nostra spiegazione. Se stiamo trasmettendo alcune notizie e vediamo un’espressione addolorata in quegli occhi, sappiamo (se eri tu che stavi facendo il commento) di dover alterare il modo in cui viene espresso per renderlo meno doloroso o per fare o dire qualcosa che offra supporto. Naturalmente, quando vediamo ciò, semplicemente accresciamo il dolore per estrarre una reazione da te.

Questa debolezza degli occhi nel consentire ad un’altra persona di valutare come qualcuno si sente e quindi accertare ciò che sta pensando non è qualcosa che possiamo tollerare. Questa è vulnerabilità e non ci piacciono affatto le vulnerabilità. Abbiamo abbastanza cose da affrontare, senza che ti permettiamo di vedere ciò che sono. Di conseguenza, al fine di assicurare che la nostra mente sia impermeabile alla tua ispezione, assumeremo uno sguardo freddo e morto nei nostri occhi per renderli impenetrabili o semplicemente ti rimanderemo col riflesso ciò che senti e ti fuorvia. Quando adottiamo questo sguardo freddo, potrebbe essere progettato per indurre in te un senso di terrore, ma ha uno scopo primario. Questo scopo è quello di creare uno scudo in modo che tu non sia in grado di accertare ciò che stiamo pensando e quindi la nostra mente complottante è al sicuro dall’influenza esterna e può procedere coi suoi piani. Qualora dovessimmo riflettere su ciò che ci mostri, lo facciamo per indurti in errore, ma anche per impedirti nuovamente di avere la possibilità di capire cosa sta succedendo nelle nostre menti oscure. Le nostre menti sono il cuore delle nostre operazioni. Le nostre menti controllano tutto al fine di raggiungere il nostro obiettivo di assicurare il carburante e, in quanto tale, questo prezioso dispositivo non deve essere in alcun modo compromesso da persone come te e dalla tua intromissione.

Dobbiamo assicurarci che le nostre menti siano separate, limitate e protette dai tuoi tentativi di leggerci. Se fossi in grado di farlo, ti porteresti via uno dei nostri vantaggi. Noi sappiamo cosa stai pensando e sappiamo cosa farai dopo, perché tu sei un empatico e non solo mostri apertamente il tuo cuore ma anche la tua mente. I tuoi occhi ci permettono di capire ciò che stai pensando e sentendo. La tua mente potrebbe anche essere trasparente o trasmettere i suoi pensieri su uno schermo piatto affinché tutti possano vederli. Sei facile da capire e studiare, ecco perché ti abbiamo scelto. Un destino simile non deve capitare a noi e questo è il motivo per cui ci assicuriamo per tutto il tempo che le nostre menti siano impermeabili alla tua penetrazione.

H.G. TUDOR

The Cold Dead Stare

📰 UTOPIA

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Utopia. Tu la vuoi. Noi te la diamo. Ciò che potresti non realizzare è che sei tu la scintilla d’ispirazione per questa utopia, non noi. Ti permettiamo di disegnare questo mondo ideale. È interessante, che le vostre utopie siano sorprendentemente simili. È un posto dove sei amata, protetta e fatta sentire al sicuro. Per qualcuna di voi implica la trappola dell’agio e del prestigio. La residenza imponente dagli interni arredati con gusto e dotata di tutti i benefici degli avanzamenti tecnologici della nostra società. Potrebbe consistere in un guardaroba che esplode di bellezza e che attira l’attenzione. Potrebbe comprendere ciò che di sensazionale esiste nel mondo dell’arte o i tessuti più lussuosi che il mondo abbia creato in milioni di anni. In altri casi potrebbe essere trovare una tazza di te sul comodino ogni mattina come parte del loro mondo perfetto.

Alcune di voi rifiutano la materialità e preferiscono costruire questa utopia su fondamenta che considerate più soddisfacenti, più profonde e nutrienti. Una terra dove viene dato rispetto reciproco, il semplice piacere di uno splendido tramonto evoca più gioia e soddisfazione di qualunque cosa targata Bulgari o Bentley. Volete essere amate, desiderate, ascoltate. Per alcune può significare un’intensa passione per sesso da atleti prima che la carezza di mani delicate non le culli dentro ad un sonno profondo. La vostra utopia è un posto dove non c’è rabbia, lacrime e la mente è in pace. Un posto dove una mano si intreccia perfettamente in un’altra e non la lascia mai andare, una stretta di mano che dice che va bene essere spaventata ma che non ne hai bisogno perché sarò sempre qui. La consapevolezza che in caso di caduta verrai afferrata al volo. Il lupo verrà sempre tenuto lontano dalla porta e nulla si cela nelle tenebre. È un mondo felice come quello di Alcyone dove il profumo del pane con cipolle e aneto, o della pancetta fritta o dei pancakes significa che siamo insieme e non vorresti mai che questa fragranza si placasse. In moltissime tra voi offrite differenti interpretazioni di cosa è costituita la vostra utopia ma molti temi rimangono gli stessi. Amore, felicità, sorrisi, calore, appagamento, cura, risate e passione sono ricorrenti.

Tu costruisci questa utopia. i mattoni sono nelle parole che dici appena ci conosciamo. Quelle frasi dette nel corso della cena diventano mura che creano magnifici palazzi svettanti nel cielo azzurro. Quei desideri sussurrati sono travi di metallo che si incrociano mentre il monumento della nostra relazione prende forma. Il desiderio nei tuoi occhi genera la campagna ondulata e crea limpidi fiumi che corrono attraverso i bellissimi prati e campi che si formano nella tua utopia. Il tuo tocco causa increspature nel paesaggio, creando e nutrendo mentre l’idillio prende forma.
Tutto ciò che dici e fai, ogni espressione ed ogni sguardo, ogni pensiero e azione è caricato di un potenziale così grande ed è tutto per un bene superiore. È tutto per la costruzione di utopia.Tu ci fornisci i progetti e i materiali e noi ci mettiamo al lavoro, per costruire questo mondo perfetto. Tu dirigi e spieghi come utopia deve apparire, che profumo deve avere, come deve far sentire. Siamo vincolati alle tue istruzioni dato che riflettono unicamente ciò che tu vuoi. Vuoi essere chiamata dolcezza ogni volta che ti baciamo sulle guance? Lo facciamo. Vuoi danzare tutta la notte il più lento dei lenti? Fatto. Vuoi ricevere una lettera d’amore nella tua cassetta postale? Consideralo fatto. Ogni singola parte che costituisce questa utopia è stata creata da te, tutto ciò che facciamo è prendere ciò che vuoi e farlo accadere. Questo è ciò che facciamo. Siamo i mediatori dei tuoi sogni. Prestiamo una così stretta attenzione al modo in cui disegni questo mondo, prendendo nota di cosa deve essere escluso, cosa deve essere incluso ed assicurandoci che ogni dettaglio venga eseguito.

Siamo così immersi nel nostro desiderio di costruirti il tuo mondo perfetto che trascorriamo tutto il tempo che possiamo con te, guardandoti e osservandoti, così che perfino ogni tuo più piccolo atteggiamento venga incluso in questo grande progetto. Siamo così abili che assorbiamo tutto riguardo a te, ogni speranza, ogni desiderio e ogni sogno e poi li intrecciamo dentro questa utopia così che prenda presto forma e tu rimanga a bocca aperta per quanto è meravigliosa. È come se ogni respiro che esali creasse un altro pezzo di questo posto straordinario. Ogni battito del cuore gli infonde vita, ogni piccolo passo che fai trasmette energia in questo mondo delle meraviglie, sembra che i tuoi pensieri siano stati scritti, che in qualche modo siano stati tradotti e fatti diventare realtà. Tu sei l’architetto e noi soltanto i costruttori che si adoperano per darti ciò che vuoi e il ragazzo delle consegne che te lo porta. Nessuno può creare la tua utopia come noi. Nessuno ha l’abilità o la dedizione per portare in vita questo paradiso. Ha davvero importanza che sia una costruzione, fatta di pensieri, sogni e desideri? Naturalmente no, è reale per te come lo schermo che stai fissando ora e la sensazione di avere le farfalle nello stomaco. Lo puoi vedere, assaggiare, sentirne l’odore, ascoltarlo e toccarlo. Sei estasiata per quanto è perfetto, sembra quasi incredibile ma non lo è perché l’hai ispirato tu stessa. Tu hai fornito i disegni e i progetti e noi l’abbiamo portato in vita.

Questo è utopia.

Tutto ciò che hai sempre voluto.

Ora l’abbiamo costruito per te.

Cosa importa che sia un’illusione?

Se anche fosse, beh, sei tu che hai iniziato.

H.G. TUDOR

Utopia

👤 COSA SIGNIFICA IL TUO SORRISO PER IL NARCISISTA

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Adoro quel tuo sorriso speciale. So che la prima volta che ti ho visto metterlo in mostra lo volevo per me. Io volevo essere il destinatario di quel sorriso e lo volevo così tanto, oh così disperatamente che sono andato a prenderti con feroce determinazione. L’ho guardato mentre si formava lentamente, le tue labbra deliziose si curvavano verso l’alto e poi si aprivano per permettere di vedere i tuoi denti. Molti animali scoprono i loro denti come un avvertimento per gli altri di rimanere indietro, ma non tu. Quando hai rivelato i tuoi denti e il tuo sorriso si è allargato in una risata ho osservato pietrificato. Potevo vedere l’effetto che aveva su quelli vicino a te. Potevo vedere come si sentivano più felici nel vedere il tuo sorriso. L’ho notato nei loro volti, nelle loro reazioni e se fossi stato abbastanza vicino non dubito che avrei potuto ascoltare il loro piacere e la loro gioia mentre permettevi loro di crogiolarsi nel calore del tuo sorriso. Era globale. Lo hai mostrato a tutti seduti intorno a quel tavolo e a nessuno è sfuggito. Non sei scoppiato in una risata. Sarebbe stato quasi volgare e avrebbe rovinato l’effetto scintillante del modo in cui hai trasmesso tale emozione agli altri vicino a te. Ho continuato ad osservare dall’altra parte del bar dalla mia posizione, mentre le parole di tutti gli altri presenti quella notte, non posso ricordare ora, non erano altro che rumore bianco. Mi sono permesso solo di sentire le espressioni di irritazione di lei per come mi ero distratto da te.

Ho fatto le mie scuse, fingendo un malessere e ho spedito chiunque fosse con me, non posso ricordare ora, in un taxi con una promessa già infranta di chiamare chiunque fosse, non posso ricordare ora, e una volta che quella persona che non riesco a ricordare è scomparsa, sono tornato al ristorante. Ho preso posto vicino al tuo tavolo, mi sono seduto al bar e mi sono permesso di origliare la conversazione in cui eri impegnata, mentre mi concedevo un esame più attento del tuo sorriso. Appariva frequentemente e non diminuiva mai nel suo splendore. Era coinvolgente, accattivante e io dovevo averlo. Con la consueta disinvoltura, mi sono permesso di unirmi al tuo tavolo una volta concluso il pranzo con il pretesto di fare un’osservazione su qualcosa che avevi detto. Avevo già stabilito dal linguaggio del corpo attorno al tavolo che nessuno degli uomini presenti ti stava accompagnando e il comportamento delle altre donne indicava che non erano altro che amici. Nessun anello era posto al dito nuziale e tu hai risposto alla mia educata intrusione con un breve lampo di quel sorriso. Sapevo che il ponte levatoio era abbassato e la saracinesca era alzata.

Di conseguenza, ho fatto mio il tuo sorriso e come mi sono divertito con quelle labbra perfette mentre si muovevano in quel glorioso sorriso. Avevo conosciuto labbra più carnose, ma le tue non si potevano certo definire sottili. La tua guancia sinistra si è increspata quando hai sorriso generosamente e da allora in poi ho capito che il tuo sorriso era sincero solo per me. Sì, hai sorriso per gli altri ed ero orgoglioso che tu lo facessi, permettendo loro di provarlo ma solo una minima parte di ciò che era riservato a me. Ero l’unico destinatario di tutta la grandezza di quel sorriso e del suo incredibile effetto. Mi hai trasmesso così tanto con il tuo sorriso. Le volte in cui mi hai sorriso in segno di ammirazione mentre parlavo per ore durante le cene, il tuo sorriso di apprezzamento quando facevo qualcosa per te, il sorriso sensuale quando sapevi che il nostro incontro sessuale si stava avvicinando, il sorriso stupito quando ti stordivo con un ulteriore esempio della mia genialità, il tuo sorriso soddisfatto quando mi guardavi attraverso il soggiorno da dove stavi leggendo un libro, sicura e contenta nel nostro mondo in cui il tuo sorriso era mio e di nessun altro. Mi piaceva vedere il tuo sorriso assonnato quando ti giravo verso di te al mattino e ti baciavo dolcemente sul naso. Mi sono dilettato quando mi hai contattato usando la videochiamata sul tuo telefono e hai deliberatamente mostrato solo la tua bocca sorridente. Innumerevoli volte ti registravo mentre lo facevi e riguardavo il filmato quando mi sedevo da solo e godevo della sensazione che mi pervadeva mentre guardavo.

Ciò che ha reso il tuo sorriso così speciale è stato il fatto che tu l’abbia offerto volontariamente a me. Mi hai detto che nessuno ti ha fatto sorridere tanto quanto me. Non l’ho messo in discussione perché sapevo che era una cosa di cui ero pienamente capace. Il tuo dolce sorriso illuminante mi apparteneva, era attivato per me ed esisteva solo per me. Ho lavorato così duramente per assicurarmi che la tua bocca mi desse quel sorriso ancora e ancora e ancora. Mi ha sostenuto e mi ha rinvigorito, trasformando un momento di debolezza in uno di forza edificante in un solo istante. Posso davvero dire che nessun altro ha avuto un sorriso che ha un effetto su di me come il tuo. Ho visto cosa ha fatto per le altre persone e sapevo che stavano solo sperimentando una piccola percentuale di quello che sentivo io perché il vero potere e lo splendore di quel sorriso erano stati conservati solo per me perché tu mi capivi, sapevi quanto ne avevo bisogno e tu eri contenta e lieta di darmelo. Era un bel sorriso, un sorriso accattivante, un sorriso di ammirazione, un sorriso giocoso, un sorriso accattivante, un sorriso seducente, un sorriso edificante e molto altro, ma soprattutto era il tuo sorriso speciale. Speciale per me.

Più di tutto, avevo a cuore il tuo sorriso perché meglio di chiunque altro sapevi come nascondere tutto dietro quel sorriso. Sapevo che questo è quello che avevi fatto e sapevo che lui aveva iniziato a insegnarti a farlo tanto tanto tempo fa. Mi sono assicurato che tu continuassi a usare il tuo sorriso in questo modo. Ho completato il tuo apprendimento. Ora esso nascondeva tutto ciò che il mondo non aveva bisogno di sapere. Ho reso il tuo sorriso extra-speciale vero?

H.G. TUDOR

What Your Smile Means To The Narcissist