📰 LE 5 VOLONTÀ DEL NARCISISTA

191204F The 5 Wants of the Narcissist.jpg1. Voglio il tuo carburante

Voglio il tuo carburante. Lo voglio tutto e lo voglio da te, da lui, da lei, da loro e soprattutto da te. Lo voglio dal momento in cui mi alzo fino al momento in cui vengo abbracciato dal sonno. Voglio che esso si riversi su di me, potente e abbondante, che sgorghi da te. Voglio il tuo carburante positivo, la gioia, l’adorazione, l’amore, la passione e la lode. Voglio il tuo carburante negativo, l’odio, la rabbia, le lacrime e la paura. Versalo sopra di me, immergimi in quel carburante edificante, rinvigorente e sostenitore. Non ce n’è mai abbastanza e voglio continuare a sentire il flusso mentre il tuo carburante aumenta le fiamme dentro di me, che bruciano e si alzano, e mi alimentano mentre lascio una scia su tutto ciò che faccio. Voglio il tuo carburante ora, domani e sempre.

2. Voglio travolgerti

Sono immenso, un gigante, un principe tra gli uomini, un colosso che si muove con facilità e con un obiettivo sulla terra. Voglio sottometterti a me, assicurandomi che non resti traccia di te mentre ti integro pienamente in ciò che io sono. Voglio che i miei tentacoli ti raggiungano, facendosi strada verso i vapori di carburante che emanano da te, i loro sensi che sondano e ti rintracciano. Voglio che si attorciglino su di te e ti trascinino nella mia direzione, legandoti a me fino a che non ti assorbo stabilmente nel mio mondo e nella mia falsa realtà. Voglio che tu sia agganciato, connesso, bloccato, attaccato e incorporato man mano che ti consumi e ti circondi della mia grandezza. Non resisterai per l’euforia e la gioia che provi poiché quando avviene questo processo è irresistibile. Voglio possederti, voglio che tu diventi parte di me, voglio che non ci sia inizio per te e nessuna fine per me.

3. Voglio essere l’unico

Voglio essere quello a cui pensi tutto il tempo. Voglio essere la persona a cui orbiti intorno, il tuo sole, il tuo centro dell’universo. Voglio essere quello che è riconosciuto per la sua grandezza, per la sua brillantezza e le sue conquiste. Non mi interessa che le abbia esagerate o rubate ad altri con cui mi sono imbattuto, avendo strappato via i tratti della loro personalità per aggiungerli alla mia. Non mi mi preoccupo di quello. Tutto quello di cui mi importa è che io sono quello verso cui le teste si girano quando entro in una stanza. Sono quello che viene applaudito. Voglio essere colui che conduce, conquista e punisce. Colui che distrugge mondi e ne crea di nuovi, un dio. Voglio essere quello da cui si diffonde il potere in modo che sia tangibile a tutti quelli che mi guardano. Voglio essere colui che sconvolge e meraviglia. Voglio essere colui che fa. Voglio essere quello che governa, che presiede e che decide. Voglio essere quello su cui ti affidi, a cui ti rivolgi e consacri anche te stesso. Voglio essere quello che è accreditato per tutti i successi, voglio essere colui che è il tuo alfa e il tuo omega, il tuo primo pensiero e il tuo ultimo pensiero. Voglio essere quello il cui nome pronunci assieme al tuo ultimo respiro.

4. Voglio la tua essenza

Sono il ladro di anime, il ciarlatano che viene con promesse ricoperte di zucchero e ti offre il mondo in cambio della tua stessa essenza. Non ti rendi mai conto che questo è il costo di questa transazione, ma voglio succhiare l’essenza da dentro di te, svuotarti di essa e adoperarla per me stesso. Voglio lasciarti un involucro rotto e prosciugato. Voglio che la tua essenza riempia lo squarcio che perdura dentro di me. Voglio che quell’essenza dolce e meravigliosa fluisca attraverso di me, che allevi il dolore, che lenisca il frenetico frenetico e porti conforto e sollievo. Come un fiume purificatore, voglio che la tua essenza passi attraverso di me, spazzando via il male che mi pervade. Voglio che la tua essenza asciughi via la sporcizia, rimuova il fango e porti via le macchie. So che io flirto con ogni tipo di immondizia, ma la tua essenza mi salverà da una simile tentazione. Ecco perché la voglio.

5. Voglio che questo si fermi

O lo faccio?

H.G. TUDOR

The 5 Wants of the Narcissist

📰 RISCHIO DI RECUPERO: IL BISOGNO DELL’ULTIMA PAROLA

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Spesso ribadisco come la chiave per capire con chi sei stato invischiato e quindi massimizzare le tue prospettive di andare avanti, è comprendere che operiamo da una prospettiva diversa da te. Questo è il motivo per cui così tanto di ciò che diciamo e facciamo sembra strano, irrazionale e decisamente perverso, eppure completamente normale e comprensibile per noi. Uno di quei modi in cui la prospettiva influisce sulla dinamica tra la mia specie e la tua tipologia è il fatto che vogliamo sempre l’ultima parola. Ora, naturalmente, potresti esserti detta che dal momento che consideriamo la relazione narcisistica come una (relazione) che dura per sempre, come può esserci davvero un’ultima parola? Ancora una volta, questo non ci importa e questo evidenzia la natura contraddittoria del modo in cui ci comportiamo. Noi siamo quelli che hanno il controllo e dobbiamo sempre esercitare questo stato di cose. Pertanto, all’interno della relazione formale vogliamo l’ultima parola in ogni discussione o questione. Vogliamo l’ultima parola quando diamo la nostra opinione su qualcosa. Vogliamo l’ultima parola quando la relazione formale è stata portata a termine. Infatti, anche se tu termini la relazione formale e ci sfuggi, continueremo a sostenere che abbiamo avuto l’ultima parola e l’abbiamo terminata noi. Oscureremo la situazione per mantenere il controllo e il senso del potere, indipendentemente da ciò che potrebbe effettivamente essere accaduto. Ciò ti causa confusione, frustrazione e sconcerto, il che naturalmente è tutto un buon carburante per noi.

La necessità dell’ultima parola è anche un dispositivo progettato per metterci in rotta di collisione con la tua tipologia. Anche tu vuoi avere l’ultima parola. Vuoi essere in grado di dire la tua. Senti semplicemente che è giusto che tu venga ascoltato. Tu credi che sia un aspetto fondamentale di ogni relazione che tu venga ascoltato e infatti ti trovi così infastidito, turbato e frustrato dal modo in cui operiamo, questo desiderio di avere l’ultima parola, di farci rigar dritti e affermare la tua posizione diventa tutto più importante per te. Se la relazione formale è finita, vuoi anche avere l’ultima parola. Vuoi farci sapere cosa pensi veramente di noi. Vuoi fare un ultimo appello alla normalità che credi ancora si annidi da qualche parte dentro di noi. Vuoi farti sentire da noi, ascoltare e in qualche modo accettare che noi abbiamo torto e tu hai ragione. Questo tuo desiderio di dire l’ultima parola è considerevole e va contro al nostro stesso desiderio che, naturalmente, porta a conflitti, drammi e opposizione, tutto ciò crea carburante che è ciò che noi vogliamo. Sei rimasto infuriato se non hai potuto dire la tua. Sei furioso se ti è stata negata la possibilità di esprimere chiaramente come ti senti. Sei turbato dal fatto che il tuo desiderio di dire ciò che vuoi dire sia stato ignorato, non rispettato e calpestato. Tu vuoi il fine ultimo. Tu vuoi una sorta di chiusura, e avere l’ultima parola mentre entrambi ci fissiamo l’un l’altro attraverso le rovine fumanti della nostra Relazione Formale è qualcosa che ti preme enormemente. Lo sappiamo. Questo è il motivo per cui lo rendiamo così dannatamente difficile da raggiungere, sia parlando sopra di te, urlandoti, allontanandoci o semplicemente scomparendo. Ti senti a pezzi, rinnegato, insoddisfatto e questo ci dà sia il Carburante di Pensiero che il Carburante di Prossimità se restiamo a testimoniare la reazione.

Il bisogno di avere l’ultima parola ti porta anche a essere suscettibile di venire recuperato perché senti che ci sono delle questioni in sospeso che devono essere sistemate. Lo sappiamo e ci basiamo su questo per tenerti agganciato e fornirci carburante senza mai permetterti di sistemare correttamente quelle questioni. Fa tutto parte del modo in cui continuiamo a manipolarti. Senza dubbio ti sei trovato in una situazione del genere. Ora te ne sei andata e sappi che l’ultima cosa che devi fare è interagire con noi in questo modo, non importa quanto possa essere allettante. Hai imparato che si tradurrà solo in carburante, se gestito in modo errato e nell’ipotesi peggiore potresti anche soccombere di nuovo al nostro fascino e trascinato di nuovo nella Relazione Formale. Eppure il desiderio di dire quelle cose che avresti voluto poter dire così tanto tempo fa o anche più di recente rimane forte e potente. Naturalmente quello che puoi dire ora forse differisce da quello che potresti aver risposto allora, quando non sapevi bene come sai ora. Non sapevi con cosa ti eri invischiato, né come eri stato manipolato e quindi le tue parole avrebbero assunto una forma diversa rispetto a se le avessi dette ora, armato di conoscenza e consapevolezza.

Ripensaci, quando è nato il bisogno di dire quelle ultime parole, se avessi potuto dirle, a quell’epoca, quali sarebbero state?

H.G. TUDOR

Hoover Risk : The Need For The Last Word

📰 TU SEI IL CONCORRENTE

 

191110A 🌼 You Are The Competition.jpgSe dovessi chiedere a certe persone quale sia il segreto del loro successo, questi risponderebbero spesso con

“Siamo una squadra”

Questo si applica a matrimoni felici, a una coppia che gestisce una fiorente agenzia pubblicitaria, ad un gruppo di persone che fa eccellenti servizi professionali e a uomini e donne campioni nello sport. Pensa a Lennon e McCartney, Stanlio e Ollio, Abercrombie e Fitch, Fred Astaire e Ginger Rogers, Bill e Ted, Batman e Robin, Marks and Spencer.
Perfino quelli che sono considerati come persone di successo singole sono entusiasti di condividere la gloria e attribuire i motivi del proprio successo come conseguenza di una collaborazione. Il giocatore professionista di golf che riconosce che la sua vittoria al torneo Masters è dovuta allo sforzo congiunto tra lui e il proprio caddy. Il pilota di formula 1 che ringrazia la sua squadra ai box per la loro professionalità e per la velocità nel cambiare le gomme e fare rifornimento. Il campione Olimpico di tuffi che ringrazia il proprio padre per averlo supportato per anni portandolo a gare e allenamenti.

Il mondo è orientato ad incoraggiare la collaborazione e a guidare le persone mettersi insieme per un bene superiore. Vuole che la gente cooperi, lavori insieme, si supporti l’un l’altra e condivida. Riconosce che tante cose diventano migliori quando sono combinate, si uniscono, si integrano. Considera ad esempio frasi come:

“Due teste sono meglio di una.”

“Più siamo più ci divertiamo”

“Mal comune mezzo gaudio”

“Più della somma delle parti”

Guardati intorno e tutto quello che vedrai è che il mondo crede che l’unione è auspicabile. Gin e Tonic, hamburger e patatine, Yin e Yang, Fife and Drum, I due Steve nel garage (Steve Jobs e Steve Wozniak) , Il Gufo e la Gattina (libro inglese per bambini) e perfino le caramelle M&Ms. Il messaggio è semplice, insieme siamo migliori.

Noi lo odiamo.

Noi non vogliamo condividere o mettere insieme le nostre risorse. Quello che ci appartiene rimane sempre nostro. Noi prendiamo dagli altri. Non c’è alcun senso nel lavorare insieme. Non solo sorvegliamo gelosamente ciò che consideriamo nostro, non vediamo alcun beneficio nella collaborazione. È un concetto alieno. Se lavoriamo e viviamo in tandem con altri significa che dobbiamo condividere. Dobbiamo condividere le attenzioni, il riconoscimento, le congratulazioni, i doveri e la pressione. Noi troviamo che questo ci offenda enormemente. Non c’è alcun senso nel condividere il merito con te, significa che ce n’è meno per noi. Meno riconoscimento equivale a meno carburante e queste sono parole che ci fanno terrore nel profondo. Nemmeno se condividiamo il carico di lavoro come aiuto, non condivideremo il nostro fardello con te in modo che ognuno di noi svolga un ruolo per rendere l’operazione più semplice. No, noi scaricheremo tutto su di te e ci spoglieremo di ogni sorta di peso. Dovresti risolvere il problema con il quale ti abbiamo abbandonato e appena c’è profumo di complimenti nell’aria guarda con quanta velocità ritorniamo per rivendicarne il merito. Sì, la situazione è stata risolta dal nostro pensiero fulmineo nel delegarla ad un particolare collega. È stato il nostro comportamento deciso e le profonde qualità da leader che hanno salvato la situazione mentre ti scostiamo da una parte con una gomitata e godiamo dei commenti di congratulazione di un superiore.

Non solo non lavoreremo insieme e non condivideremo, perfino nelle circostanze dove le persone normali si aspettano che questo accada, noi ti consideriamo un nostro avversario. Ci si aspetta che una coppia faccia cose differenti durante una festa, supportandosi l’un l’altro, guardando le spalle all’altro, dando e prendendo e così una fruttuosa alleanza evolve in un apparente beneficio condiviso. Non è il nostro caso. Noi ti vediamo solo come un nostro dispositivo che ci fornisce carburante. Non siamo progettati per fare cose per te (a meno che non vediamo un grande beneficio per noi come conseguenza). Tu sei il nemico. Tu stai tentando di monopolizzare la luce di cui abbiamo bisogno. Tu ci metti in discussione e cerchi di spodestarci dalla nostra posizione di potere. Oh sì, noi conosciamo il tuo gioco. Quando ti vesti in modo elegante tutto quello che stai tentando di fare è renderci meno desiderabili e spostare su di te l’attenzione di tutti al party e di conseguenza negarci l’attenzione che disperatamente vogliamo. Tenendoti in forma vuoi attrarre le persone verso di te invece di noi. Inoltre, stai tentando di alzare la tua desiderabilità in modo da trovare un nuovo partner e lasciarci. Ti abbiamo già capita. Tu leggi molto. Ti abbiamo scovato di nuovo. Lo stai facendo nella speranza di diventare più intelligente di noi e apparire superiore. Vuoi umiliarci. Vuoi essere in grado di batterci in una discussione e farci sentire piccoli. La scuola di cucina a cui ti sei iscritta è uno stratagemma per dimostrare che sei la cuoca migliore a casa (anche se non cuciniamo mai) ma tu vuoi dimostrare di essere superiore rispetto a noi. Perché lo stai facendo? Siamo fatti per lavorare insieme non è vero? Tu continui a fare queste cose per metterci in ombra, facendo in modo che appariamo peggio e superando le nostre abilità e noi odiamo tutto questo.

Naturalmente noi siamo perfettamente in diritto di fare tutto quello che ci piace per mostrare che siamo migliori di te perché noi siamo, migliori di te. È allo stesso modo legittimo da parte nostra tenerti intimorita e sotto controllo. Non devi competere con noi in alcun modo altrimenti prenderai l’attenzione e l’ammirazione dagli altri causando la rimozione del carburante di cui abbiamo bisogno. Come ogni azienda dominante e di successo (ed è quello che siamo, un’azienda, istituita per il rilevamento e l’estrazione di carburante) la competizione deve essere ridotta ed eliminata. Il che significa te.

H.G. TUDOR

You Are The Competition

📰 CONSENSO

 

191107C 🌼 Consent.jpgIl consenso non è una questione che colpisce granché la mente della nostra specie. Questo è dettato dai seguenti fattori:-

1. Il senso che tutto ci sia dovuto. Facciamo ciò che ci va, come ci va, quando ci va e con chi ci piace. Abbiamo accesso ad ogni ambito.
2. La nostra incapacità di riconoscere e rispettare i confini. Questo si collega al nostro senso di diritto laddove nessuno è al di là dei nostri limiti. Una persona ha una relazione? e allora, è un potenziale bersaglio per noi. Questo posto è occupato. Sì, lo è, da noi. Quel drink è destinato a qualcun altro? lo credevi. Invadiamo lo spazio personale, prendiamo cose che non sono nostre, ci impossessiamo delle risorse di altre persone e facciamo come se fossero nostre perché nelle nostre menti, lo sono.
3. Tu sei parte di noi. Incluso dentro di noi, attaccato a noi e dato che sei parte di noi, per quale ragione al mondo dovremmo avere bisogno di chiederti il permesso di fare qualcosa? Non ha senso dalla nostra prospettiva.
4. Siamo incontentabili. Perfino se in realtà pensiamo che potremmo avere bisogno del consenso non importa perché le conseguenze che derivano dal fallimento nell’ottenere il consenso per fare qualcosa a noi non si applicheranno. Siamo capaci di sfuggire alle accuse, sviare le responsabilità e sottrarci dalla colpevolezza.
5. Il nostro senso di superiorità. Il consenso è una catena. Dà restrizioni e ostacola. Siamo il colosso che avanza a grandi falcate ed un tale consenso non si applica a titani quali siamo noi. Il consenso è ciò che i comuni mortali devono ottenere.

Questa attitudine al permesso implica che ci comportiamo come predoni invasori. Tutto è terra di conquista. Come si può manifestare?

Con i Narcisisti Inferiori è palese e ovvio. Ti dirà che si trasferisce da te e si presenterà con la sua valigia e la chitarra (con le corde rotte) e sorriderà mentre ti precede velocemente in casa. Le tue risorse vengono prese – soldi, cibo, energia- senza che venga data alcuna spiegazione. I tuoi amici vengono sequestrati oppure spinti in un angolo e ti viene detto dall’Inferiore ciò che veramente pensa di loro, oppure ci avrà flirtato identificandoli come potenziali per la triangolazione. L’Inferiore inviterà gente senza chiedere, userà la tua auto senza prima verificare (e non rimetterà la benzina usata). Prontamente farà debiti a tuo nome. Se lo affronti riguardo al fatto che non chiede e non ottiene il permesso tutto ciò che sentirà e che lo stai criticando. Raramente si preoccuperà anche solo di pensare a chiedere scusa per le sue azioni. Non ha bisogno di spiegarsi con te. Se decide di rispondere la spiegazione di solito è ovviamente incredibile ma questo non gli importa perché può fare ciò che gli va e tu devi stare al passo con il programma.

“Condividiamo tutto in questa casa.”

“Ciò che è tuo è mio.”

“Non posso credere che tu faccia tante storie.”

“No, non l’ho usato.”

“Non sono stato io.”

“Deve averlo preso qualcun altro.”

Lo può fare perché è chi è e faresti meglio a lasciare da parte le tue lamentele o avrai ciò che ti meriti con gli interessi. La tua persona non si merita di meglio. Verrai palpeggiata in pubblico, ti salterà addosso durante i litigi, ti assalirà, ti stuprerà, aspettati che ti faccia sembrare come vuole senza considerare se vuoi o meno il suo nome tatuato sul collo o se i capelli corti ti stiano davvero bene. Tutto gli è dovuto. Punto.

Il Narcisista Medio è meno brutale ed evidente nel suo comportamento di assorbimento ma non meno invasivo. Differisce dall’Inferiore nel fatto che ha abbastanza controllo per non perdere le staffe quando viene affrontato per aver usato i risparmi per la birra o consumato tutta l’acqua calda senza accendere lo scaldabagno. Piuttosto, il Medio darà una spiegazione, perfino delle scuse (anche se non hanno significato) al fine di assicurarsi che il consenso venga dato retroattivamente.

“Pensavo di avertelo chiesto.”

“Mi spiace, non ci ho pensato. La prossima volta mi ricorderò.”

“È stata un’emergenza e non ho avuto il tempo. Non ti arrabbiare con me.”

“Lo sostituirò domani (non accadrà), cerchiamo di non litigare adesso, ho qualcosa di bello da dirti.”

“Intendevo prenderne un altro, mi sono semplicemente dimenticato perché sono troppo impegnato a starti dietro.”

“Avevo fame; Non ce l’avrai con me per aver mangiato qualcosa no?”

Il Medio ti indurrà con l’imbroglio a concedere il consenso così da poterlo archiviare e utilizzarlo per la prossima volta.

“Ma l’ultima volta non ti importava.”

“L’altra volta avevi detto che andava bene.”

“Non hai detto niente quando l’ho fatto l’altra volta, quindi come potevo sapere che ora non l’avresti accettato? Non sono telepatico.”

Il Narcisista Medio in particolare si impegnerà a farti sentire dispiaciuto per lui in modo da concedere a posteriori il permesso, ti farà sentire in colpa per le obiezioni e ti farà sentire un guastafeste se non acconsenti a ciò che vuole.

E il Superiore? Come puoi aspettarti non c’è alcun palese accaparramento dell’Inferiore dato che il Superiore trova questo comportamento volgare. Non si impegnerebbe nel piagnucolare patetico del Medio, questo è ignobile e indegno del Superiore. Ovviamente il Superiore ha semplicemente grandi, se non grandissime aspettative di poter fare come gli piace però le sue capacità cognitive aumentate e la sua consapevolezza fanno sì che se ce n’è bisogno, andrà semplicemente dritto per la sua strada e farà ciò che gli va ma riconosce il valore nell’ottenere realmente il consenso. In effetti, l’estrazione di questo consenso da una vittima apparentemente riluttante è una sfida che il Superiore gradisce in quanto attira carburante, sottolinea il suo potere ed enfatizza la sua superiorità. Puoi aspettarti che il Superiori utilizzi il ricatto emotivo, la corruzione e la costrizione per estrarre il consenso.

“Se acconsenti a farlo, ti porterò in un posto bello per cena.”

“Se non lo fai, ti lascerò.”

“Se rifiuti potrei dover pubblicare quelle foto tue che ho.”

“Non pensavo fossi noioso, chiunque altro lo farebbe sai?”

“La mia ex lo farebbe senza problemi. Forse ho fatto un errore lasciandola per te?”

Il Superiore farà pressioni, immense pressioni al fine di estrarre questo consenso così che la realtà è che questo consenso non è stato veramente dato, ma questo non fermerà il Superiore. Una volta che hai annuito, detto che sei d’accordo, borbottato “ok, allora” il consenso è stato rilasciato e andrà avanti con qualunque cosa sia ciò che vuole. Non pensare di poter cambiare idea. Nel mondo dei Superiori, non puoi ritirare il consenso che una volta avevi dato e vale per il resto della relazione. Non è applicabile come un’eccezione.

Il Superiore applicherà anche la negazione plausibile ad ogni situazione dove il consenso diventa un problema, così se viene affrontato da una terza parte riguardo al problema del consenso, ad esempio, prendere la macchina di qualcuno o usare i loro soldi, userà una combinazione di fascino e vere e proprie bugie al fine di danneggiare la versione degli eventi della vittima e far apparire che il consenso fosse stato accordato. L’intelligenza strategica del Superiore combinata con i tratti menzionati all’inizio di questo scritto gli permette di comportarsi con impunità riguardo al tema del consenso.

H.G. TUDOR

Consent

👤 AMAMI ODIAMI NON IGNORARMI MAI

191106B Love Me, Hate Me, Never Ignore Me.jpgVoglio il tuo amore. Voglio il tuo odio. Voglio la tua gioia. Voglio le tue lacrime. Voglio ogni singola oncia emotiva che possiedi e voglio che sia diretta a me. È facile capire perché chiunque vuole essere amato, perché non è proprio quello che tutti vogliono? Amare ed essere amati. Ovviamente lo è. Ho sempre desiderato essere amato e non importa ciò che ho fatto, non importa quanto duramente ci ho provato, mi è stato negato. Spingiti più forte, vai avanti, lavora di più e lo avrai. Mi è stato promesso più volte questo guadagno e mi sono attenuto a questo. Mi sono sforzato e ho faticato e ho corrotto. Ho studiato, ho obbedito, mi sono allenato, ho corso e ho corso veloce, ho saltato e ho saltato più in alto di chiunque altro. Ho affrontato, ho sparato, ho spinto, ho nuotato, ho scritto, ho assecondato, ho risposto, ho letto e riletto. Ho fatto tutto ciò che mi è stato richiesto. Ti suona familiare? Naturalmente. Sai cosa vuol dire dare tutto di te e non essere ancora abbastanza. Sai come ci si sente a continuare a provare finché ti senti come se non avessi più niente da dare. Perché pensi che siamo così efficaci nell’estrarre questa sensazione da te? È perché la mia tipologia è stata istruita in questa tecnica per così tanto tempo che diventa una seconda natura.

Naturalmente sono stato elogiato. Sono stato incoraggiato. Sono stato supportato. Sono stato spinto. Mi è stato detto insegnato e ordinato. Sono arrivati gli applausi, ma c’era sempre un ammonimento.

“Questo è un risultato eccellente, la prossima volta prova a raggiungere il cento per cento.”

“Tempo brillante ma so che puoi farlo più velocemente. Hai solo bisogno di impegnarti di più.”

“È buono ma non buono come puoi fare tu. Tu sei migliore di quello.”

“Non male ma mi deluderai se non salirai in cima alla classe.”

Tuttavia, pur essendo un elogio con condizioni, era pur sempre un elogio e questo, unito ai miei sforzi, significava che non venivo mai ignorato. I risultati si accumulavano, venivano raccolti premi e ottenuti apprezzamenti. Verso l’alto, sempre verso l’alto. Di conseguenza, la tua lode e ammirazione significa molto per me. Era sempre il modello su cui venivo giudicato e ora è lo stesso. Desidero ardentemente l’adulazione e la passione, è per questo che lavoro così tanto da costringerti a darmele. Lo voglio, voglio essere visto, voglio essere riconosciuto e ciò significa che devo ricevere la tua attenzione intrisa di emozione. Non importa se mi stai urlando o se mi stai implorando di fermarmi, purché sia diretta verso di me. Questo è il motivo per cui tutto ciò che faccio è calcolato per ottenere una reazione.

Quando ti seduco, non devi mai ignorarmi. Ho investito troppo nella tua acquisizione per perderti per qualcun altro o per qualcos’altro. Il mio bombardamento su di te con messaggi e attenzione è fatto per attirarti a me, ma anche per assicurarmi che non ti avventuri da qualche altra parte e mi venga negata la tua attenzione. Questo è il motivo per cui ti scriverò e se non c’è una pronta risposta ti scriverò di nuovo, poi di nuovo, poi ti chiamerò e poi mi presenterò a casa tua. Ho bisogno di sapere che rispondi alla mia seduzione. Ho bisogno di controllarti. Ci sono troppe cose in gioco per permetterti di ignorarmi.

Quando inizia la svalutazione, ancora una volta ho bisogno dell’attenzione emotiva che viene da te che piangi, che urli e che sbraiti. Non mi disturba mai allo stesso modo in cui disturba te quando qualcuno ti urla contro. Io lo chiedo e l’unico effetto che fa è di farmi sentire potente perché so che sono in grado di sollecitare queste risposte da te in virtù delle mie manipolazioni. So senza dire nulla che tu mi implorerai e supplicherai di spiegare cosa c’è che non va, mi inseguirai, gli occhi spalancati per la confusione mentre mi implori di dirti cosa hai fatto di male.

Non sono schizzinoso per le emozioni che rivolgi verso di me. Bene o male le prenderò tutte. Il male, in effetti, mi fa sentire più potente, ma la dolce potenza delle risposte favorevoli e gli occhi ardenti di ammirazione sono ancor più accetti. Questo è uno dei motivi per cui faccio il tira e molla, rendendoti felice e gioiosa nei miei confronti e poi piena di dolore e rabbia. Il contrasto rafforza la mia onnipotenza perché io sono il burattinaio. Un momento riesco a farti ridere e poi con un colpo di interruttore ti ho in lacrime. Questo è potere. Questo è il controllo e questo è ciò che sottolinea la mia grandezza. Sì, so che consideri sbagliato questo comportamento. Ne sono perfettamente consapevole e non mi sono lasciato ingannare da alcuna pretesa del contrario. Sono pienamente consapevole che tale comportamento è considerato, cattivo, sbagliato e malvagio, secondo i tuoi valori, ma devi sapere che questa partita non viene giocata secondo le tue regole. Si gioca con le mie e io devo sempre vincere.

Dovresti essere sleale ed essere la persona cattiva che ho sempre sospettato tu fossi e ignorarmi, allora ti provocherò ancora di più per ottenere una reazione. Poche di voi si rendono conto che questo è lo scopo, almeno, non subito. Non sei in grado di comprendere questa improvvisa escalation, questa commutazione a causa della confusione in cui sei impantanata. Sono contento che sia così perché quando mi ignori, comincio a crollare. L’edificio che ho costruito inizia a incrinarsi, sgretolarsi e rompersi e io devo sfuggire al tuo tradimento e cercare le emozioni degli altri per compensare il tuo comportamento sovversivo. Se non riesco a portare il tuo amore o odio alla ribalta, non posso rimanere ignorato, perché questa sarebbe la mia condanna a morte e non ti permetterò di firmare quel mandato. Devo essere amato perché sono degno dell’amore più completo, devo essere odiato perché le mie opere sono quelle del diavolo e attirano la tua ira furiosa. Guarda sempre verso di me, dammi sempre le tue emozioni e non voltarmi mai le spalle. Fallo e tutto andrà bene. Almeno, per me, ma poi, comunque non ruota tutto attorno a me?

H.G. TUDOR

Love Me, Hate Me, But Never Ignore Me

📰 IDENTITÀ DA PERFORMANCE

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Mi sono spesso riferito a come i progressi della tecnologia si sono dimostrati un grande vantaggio per la mia specie. Non solo la tecnologia ci consente una maggiore portata, per più persone, più spesso e più facilmente ci fornisce il camuffamento. La genesi del “selfie” è la testimonianza di questo. Una volta se volevi essere in una foto tua, chiedevi a un’altra persona di usare la tua fotocamera per scattare una foto di te e dei tuoi amici o magari di te in uno scenario fantastico. Ora l’avvento del telefono con fotocamera ha permesso a tutti di farsi una foto di se stessi con gli amici, con una persona famosa, di fronte a un monumento, mentre fa uno stupido broncio, tiene in mano la birra e così via. Questo bisogno di stare “nell’inquadratura” è un richiamo ai tratti narcisistici del diritto, della violazione dei confini e della grandiosità. Certamente, non tutti sono della nostra specie e neanche il fatto che hai la tendenza a farti selfie ti rende uno dei nostri. Tuttavia, ciò che provoca è aumentare lo sfondo di tendenze narcisistiche così le nostre possono adattarsi ancora più facilmente a ciò che la società sta facendo. Quindici anni fa, se qualcuno continuava a tormentare altre persone per farsi una foto di se stessi in posizioni e posti diversi, si inarcavano le sopracciglia. Ora, se vedi qualcuno che tiene in alto il telefono e fa il broncio, non batti ciglio. È previsto. Questa tendenza narcisistica è diventata dominante e noi l’accogliamo con favore, poiché consente ai nostri di fondersi con quella corrente principale, permettendoci di muoverci più facilmente tra tutti voi.

Quando ti fai quel selfie, sei impegnato nell’identità da performance. Stai rafforzando la tua identità nei confronti della performance di stare in piedi e scattare una foto di te stesso che poi posti su diversi social media, invii per messaggio ai tuoi amici e probabilmente imposti come immagine di copertina. Il reato di performance è il caso in cui un criminale si impegna in attività delittuose che lui o lei registra. Quanti video hai visto su Facebook dove è in corso uno scontro e nessuno lo ferma, ma invece stanno tutti in piedi intorno con le telecamere tenute in alto a filmare la scena? Quante volte hai visto persone che pubblicano foto di se stesse mentre commettono un atto criminale, che può essere l’uso di droghe, aggredire qualcuno, danni criminali o furti? Include anche quegli atti che potrebbero non essere criminali ma che sarebbero considerati moralmente riprovevoli. Fare fotografie a una persona ubriaca che dorme in mezzo alla strada, piuttosto che aiutarla, scattare foto a qualcuno che si è sporcato o ha vomitato. Fotografare l’incidente o la sventura di qualcuno e aggiungere un commento apparentemente spiritoso in lettere bianche nella parte inferiore dell’immagine. Questi comportamenti sono tutti orientati alla performance, al mettersi in mostra e al dare spettacolo.

Noi siamo maestri nell’identità da prestazione. Siamo definiti da ciò che facciamo nei confronti di un pubblico attento e che ci ammira. Ogni nostra mossa è coreografata, il nostro ingresso attentamente programmato. Camminiamo nel paesaggio urbano con un’immaginaria colonna sonora che ci risuona in testa mentre ci pavoneggiamo, considerando noi stessi in una sorta di film o documentario. Un indovinello una volta diceva

“Una foglia cade in una foresta ma non c’è nessuno che la sente, ha fatto un suono?”

L’equivalente moderno per la nostra specie è,

“Se abbiamo fatto qualcosa ma nessuno l’ha visto, è accaduto davvero?”

Noi siamo definiti da ciò che gli altri ci vedono fare e dalla loro reazione a ciò. Che si tratti di ammirazione, odio, rabbia, turbamento, terrore, dolore, ilarità, divertimento, lode, amore o adorazione, deve sempre esserci un’emozione infusa. Questa reazione definisce chi siamo perché ci fornisce carburante. Ci dice che siamo brillanti, temuti, furiosi, dominanti, divertenti, spiritosi, sensazionali, belli, notevoli e così via. La reazione è tutto per il carburante che fornisce, ma anche perché la nostra performance ci permette di definire ciò che crediamo di essere, l’aspetto esteriore che il mondo deve vedere in contrapposizione a quello che si trova chiuso in profondità e non permettiamo mai che venga visto.

Voi tutti vi impegnate nell’identificare la performance. Spesso ha poche conseguenze ma forma sempre parte di ciò che siete. La crescente tendenza delle persone a impegnarsi in un’identità da performance implica che il nostro bisogno, il nostro assoluto bisogno di farlo, non spiccherà tanto quanto potrebbe. Sì, attira una reazione, ma questo bisogno di attenzione è possibile che non venga sempre visto per quello che è. Le persone ci considerano semplicemente espansivi, bizzarri, divertenti, l’anima della festa, al centro di tutto. Ci sono decine di modi educati per dire cercatore di attenzione senza che tu ti renda conto che è quello che stai facendo. Noi dobbiamo farlo comunque, dobbiamo esibirci dal momento in cui ci alziamo dal letto fino a quando non ci torniamo di nuovo al fine di attingere carburante e creare ciò che vogliamo che il mondo veda. Il mondo può davvero essere un palcoscenico, ma è un palcoscenico per me e la mia specie.

H.G. TUDOR

Performance Identity

📰 ESTREMO

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Noi non facciamo le cose a metà. Non c’è nessuna magnolia che adorna le pareti dove viviamo. Muzak non suona in playback e non scegliamo mai di mangiare gelato alla vaniglia. Se è neutrale, se è al centro della strada e se è seduto sul recinto non ne vogliamo sapere. Se è insipido puoi dimenticartene, se qualcosa è inoffensivo non ha alcuna utilità per noi e parole come ineccepibile, spregiudicato e imparziale sono inutili.

Non siamo interessati a cose giuste o eque e detestiamo l’indifferenza. Se sei non impegnato, di mentalità aperta, equilibrato, distaccato e disallineato, non sei performante come ti vorremmo. Tutto ciò che sa di essere dritto nel mezzo non ha alcun interesse per noi, perché tutto ciò che vogliamo deve essere estremo. Lo vogliamo freddo ghiacciato o caldo bollente. Prendi ad esempio la nostra furia accesa. Quando ci trasmetti un commento su di noi o fai qualcosa che è una critica, e lo fai in modo non emotivo, distaccato e diretto, puoi anche affondare una lancia nei nostri cuori mentre questa critica ferisce e brucia. Per contrastare questo, la nostra furia si accenderà e quindi reagiremo adottando l’estremo. Potremmo scagliarci contro di te, riversare disprezzo ed etichettarti con un miscuglio di parole offensive e cattive, pensate per prendercela con te e farti piangere. Possiamo adottare l’estremo opposto e fornirti la nostra furia fredda e arrogante, lo sguardo gelido e l’indifferenza rivolta verso di te. Noi viviamo e prosperiamo agli estremi. Non c’è mai un assestamento per la via di mezzo. O è festa o carestia.

All’inizio, dobbiamo creare un diluvio di falso affetto quando riversiamo su di voi complimenti e lodi. Le parole arrivano facilmente e queste esclamazioni pronunciate dolcemente o con entusiasmo (anche il nostro metodo di consegna adotta un estremo) si riversano su di te così tu sei immerso nel nostro affetto e amore. Stai affogando nel desiderio, sommerso dalla nostra seduzione e sepolto sotto una valanga di affetto. Ti vengono fatti regali costosi, niente di economico, niente di volgare o malconcio, solo gli oggetti migliori e più deliziosi vengono selezionati per te. Vieni intrattenuto con le storie dei nostri successi, della nostra eccellenza e della nostra genialità. Non sono stato il giocatore dell’anno una volta, ma quattro volte. Non sono solo quello che ha fatturato di più nel dipartimento, ma nell’intera azienda. La mia auto è al top della gamma. Ho sempre mangiato solo cibo biologico, nessuno di quei cibi veloci elaborati fa per me. I miei fazzoletti sono di seta e non di cotone. Ho tre spazzolini da denti per mattina, mezzogiorno e sera. Uso quattro diversi prodotti per la pelle quando mi lavo la mattina. Tu hai letto Guerra e Pace in una settimana? Io l’ho fatto in tre giorni. Non ti mando un messaggio solo una o due volte al giorno, no, quale sarebbe il punto? Ricevi una valanga di messaggi. Impressionato? Dovresti esserlo. Dimostra quanto tu sei speciale e quanto io sono sensazionale essendo in grado ricevere messaggio dopo messaggio da te ed essere ancora un così gran lavoratore come sono io.

Non obbedisco al limite di velocità, quello è per le persone comuni. Quando è ora di uscire e festeggiare, noterai sempre quando il mio seguito e io siamo arrivati. Guarda solo il conto del bar che aumenta. Perché avere un partner quando se ne possono destreggiare cinque? Perché scommettere cento sterline quando con mille si vincerà molto di più? Cinque stelle? Voglio un cinque stelle superiore? Io sono il combattente a cinque stelle: l’Ammiraglio della Flotta, il Feldmaresciallo e il Maresciallo dell’Aeronautica. Alza il volume fino alle undici. Perché una dozzina di ospiti? Facciamo due dozzine. Facciamo uno spettacolo, facciamo un tuffo, spingiamoci oltre. Conduco una vita di eccesso Mi impegno in comportamenti estremi. Non parlo mai e basta, urlo o mi arrabbio o sussurro seduttivamente. Non ho il raffreddore, ho la polmonite e faresti meglio a prenderti cura di me mentre ce l’ho.

Non solo ti faccio salire sulle vette, ma ti porto anche alle estreme profondità. Ti congelo. Ti fustigo con parole acide. Te lo porto via e ti mando a rotolare verso il fondo. Giù, verso il basso ti getterò. Non voglio solo che tu pianga, voglio che ti lamenti e urli. Non voglio che tu sia irritato dal mio comportamento, voglio che tu sia arrabbiato, che tu dia di matto, fuori di te dal fastidio. Non voglio che tu sia triste, voglio che tu sia desolato. Non voglio che tu sia infelice, voglio che tu sia impantanato nella sofferenza. Alto o basso, non importa basta che non sia nel mezzo.

Perché sono così? Perché la mia specie e io non decidiamo mai per okay o bene, ma dobbiamo portarlo fino a eccellente o terribile? Lo facciamo perché l’estremo significa speciale. Estremo significa superiore. Estremo significa che ti accorgerai di me. Non svanisco semplicemente sullo sfondo. Non sono beige. Non affondo in un mare grigio. Sono un’oscurità impenetrabile e sono una luce gloriosa. Non sono un monotono costante, perché io sono il basso pesante, risonante e sonoro e le campane angeliche tintinnanti.

Sono così perché nessuno ricorda l’uomo di mezzo, il livello medio e il mediano. Il neutro non è niente. Io devo essere notato. Devo essere ammirato. Devo stupire e meravigliare. Devo distinguermi, far girare la testa ed essere l’argomento centrale della conversazione, buona o cattiva, non importa fino a purché sia riconosciuto. Devo provocare, stimolare e suscitare, quindi vengo sempre notato e mi viene prestata attenzione. Devo sempre averne per quanto possibile e di nuovo ancora. L’estremo è l’unica opzione disponibile per me. In quale altro modo potrò riempire questo vuoto?

H.G. TUDOR

Extreme

📰 IL NARCISISTA MICRO MANAGER

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Il Micro Manager non è una persona che spiega ciò che lui o lei vuole fare e quindi si affida a qualcun altro per sapere cosa fare e come farlo. Invece, il Micro Manager è una persona che effettivamente controlla la persona incaricata di eseguire l’attività o il progetto e dirige, interferisce e critica eccessivamente, spesso insistendo sui cambiamenti e poi volere che cambi di nuovo nel modo in cui era prima nonostante neghi che era corretto la prima volta. La microgestione non è di per sé un indicatore decisivo del fatto che una persona appartiene alla nostra specie, ma la microgestione è una forma di manipolazione che viene utilizzata dalla nostra specie per controllare ulteriormente e ottenere carburante.

Verrà usata più comunemente in due ambienti; in casa con la Fonte Primaria Intima (“IPPS”) e nel luogo di lavoro con le Fonti Secondarie Non Intime (“NISS”) anche se potresti essere doppiamente sfortunato ed essere una IPPS che lavora anche con noi. Buona fortuna in questo caso.

Nell’ambiente domestico, il Narcisista Micro Manager crea un’atmosfera molto sgradevole, opprimente e impegnativa. Mentre le nostre manipolazioni nel complesso fanno sì che le nostre vittime facciano ipotesi e camminino su quei ben noti gusci d’uovo, il Narcisista Micro Manager fa salire l’esperienza ad un nuovo livello.

Qualunque sia il compito in cui sei impegnato, il Narcisista Micro Manager renderà nota la sua presenza. Ci sono una varietà di modi in cui ciò si manifesterà:

1. Ti guarda svolgere compiti e faccende ma non dice nulla. Se chiedi perché il Narcisista Micro Manager ti sta guardando, ti verrà risposto

“Non badare a me, sto solo fuori dai piedi prima che vada storto.”

“Non posso guardare mia moglie mentre fa un lavoro una volta tanto?”

“Sto solo tenendo d’occhio le cose.”

“Sto aspettando di risolvere le cose quando tutto andrà a gambe all’aria.”

2. Ti passa davanti ripetutamente mentre sei impegnato a fare qualcosa e sospira, alza gli occhi al cielo o fa versi si disapprovazione, e se lo sfidi ti verrà data una delle risposte sopra o simili, oppure negherà di aver detto qualcosa e tu stai immaginando cose.

3. Sta accanto a te e commenta in modo critico ciò che stai facendo, sottolineando che lo stai facendo male, che se continui a far così lo romperai, non funzionerà mai in questo modo, stai andando troppo veloce/troppo lento, e così via. Se reagisci a questo ti verrà detto che stai reagendo in modo eccessivo, che non reggi le critiche o che stavamo solo cercando di aiutare.

4. Fa l’esperto. Piuttosto che criticare espressamente cosa stai facendo come per il punto tre sopra, questa volta il Narcisista Micro Manager ti dirà esattamente come dovrebbe essere fatto secondo le sue conoscenze specialistiche ma ovviamente non ci abbasseremo per aiutarti effettivamente a farlo o per mostrarti come dovrebbe essere fatto. Preferiamo piuttosto stare in disparte e sparare a zero su di te.

5. Si porta dietro l’esperto. Simile a quanto sopra, ma capiterà semplicemente di conoscere un esperto che conosce un modo migliore di potare quel cespuglio e tu se reagisci a questo, allora ci vendicheremo con “Quindi stai dicendo che tale e tale non è un esperto?” allo scopo di farti sentire che hai superato il limite per aver lanciato una simile sfida.

6. Fornisce una radiocronaca su cosa stai facendo come se tu non fossi lì e noi stessimo parlando con qualcun altro. “Non riuscirà mai a farli sedere in modo giusto in questo modo vero?” O “Oh, mio caro, non rimuoverà quella macchia facendo così, che errore da scolaretto.” Questa forma di microgestione è particolarmente disumanizzante dal momento che agisce come se tu non esistessi.

Invariabilmente non starai facendo nulla di male, ma questo osservarti da sopra le spalle ti metterà in imbarazzo e ti renderà ansioso, il che implica che potresti commettere degli errori, che noi ovviamente coglieremo al volo con un grido di trionfo e il troppo familiare “te l’avevo detto”.

Tutto ciò che fai è messo sotto esame, commentato, osservato e infine espressamente o implicitamente criticato. Questo è progettato per farti sentire senza valore e svalutato. È naturalmente finalizzato ad attingere carburante da te attraverso il dolore, l’irritazione, la rabbia o la frustrazione. Qualunque sia la tua reazione, non aspettarti che ti forniremo supporto o incoraggiamento. Invece la tua risposta, benché accolta come carburante, verrà usata contro di te.

“Non ha senso arrabbiarsi, devi imparare a farlo meglio.”

“Non cercare di incolparmi per le tue mancanze, sono stufo che tu faccia questo.”

“Cerco di aiutarti e questo è il modo in cui reagisci? Sei così ingrato.”

“Se tu avessi fatto bene la prima volta non avrei dovuto commentare, giusto?”

Se provi a farci svolgere il compito, scuoteremo semplicemente la testa e andremo via borbottando qualche insulto sottovoce o ti diremo che non è una soluzione cercare di passare il compito a qualcun altro, devi imparare tu come farlo bene.

Dovresti anche aspettarti che la nostra natura contraddittoria faccia una comparsa. Per cui la scorsa settimana ti abbiamo detto che dovresti sempre mettere il latte nella tazza prima di aggiungere la bustina di tè e poi questa settimana è il contrario. Non pensare che farcelo notare ci farà accettare la contraddizione; c’è carburante da raccogliere nel continuare a farlo.

Tutti i tuoi sforzi in casa saranno sottoposti a controllo e osservazione. Ci alzeremo e ti osserveremo mentre stiri o pulisci. Commenteremo il modo in cui stai cucinando la cena, ti occupi del giardino, metti gli oggetti negli armadi e così via. Qualsiasi cosa tu stia facendo sarà soggetta a questo comportamento da parte del Narcisista Micro Manager.

Di seguito sono riportati gli obiettivi del Narcisista Micro Manager:

1. Carburante dalle tue risposte;
2. Esercizio di controllo stretto e dettagliato;
3. Erosione della tua autostima;
4. Gaslighting;
5. Creazione di ansia e tensione

È una cosa a cui tutti quelli della nostra specie si dedicano? No non lo è. Il Narcisista Inferiore si impegnerà in questo comportamento e il suo approccio sarà una delle ripetute critiche e esasperazioni per la tua apparente incompetenza. Tende ad impegnarsi più che altro nei comportamenti 1,2 e 3. Anche il Medio-Rango lo farà e sarà più incline ad operare nel modo descritto nei comportamenti 4,5, e 6. I Superiori, di tutte le scuole di narcisisti sono meno propensi a impegnarsi come Narcisista Micro Manager perché considereranno persino il commentare su cosa stai facendo in giro per casa una cosa al di sotto di loro. Lo considerano troppo banale e noioso per meritare di passare il tempo ad osservarti. Invece, sono molto più propensi a scegliere una Frase Denigratoria Post-Evento del tipo: –

“Questo dolce è abbastanza buono ma ovviamente non è neanche lontanamente buono quanto il mio della scorsa settimana.”

“Questa maglietta vorrebbe essere stirata?”

“Che diavolo è questo aborto di lavoro?”

“Non vincerà alcun premio”.

“Non so perché ti sei infastidito, entro la settimana sarà morto.”

“Non avevo realizzato che Jackson Pollock avesse decorato lo studio”.

“Vedo che il lavavetri cieco ci ha di nuovo fatto visita.”

Il Superiore preferirà semplicemente abbattere il tuo sforzo alla fine, pienamente consapevole dello sforzo che hai messo in quel particolare compito o progetto e annullarlo con un’osservazione sarcastica o dolorosa. È più il suo approccio questo piuttosto che passare il tempo a guardarti fare qualcosa di banale e rimarcarlo.

Quindi come puoi contrastare il Narcisista Micro Manager in casa?

1. Come sempre non reagire alle battute, ai commenti e alle osservazioni. Se eviti di fornire carburante, il Narcisista Micro Manager ha meno di una motivazione per impegnarsi nel comportamento e lo interromperà o almeno lo farà meno spesso.
2. Avvaliti di un professionista per svolgere i compiti. Anche se solo per una settimana, assumi un addetto alle pulizie, un giardiniere, qualcuno per stirare i vestiti, ordinare i pasti da asporto tutte le sere. Quando arrivano i conti da pagare, verrai certamente incolpato, ma ti sarai risparmiato tutta una serie di sforzi.
3. Esegui i compiti per te e per i bambini ma non per il Narcisista Micro Manager. Ovviamente si lamenterà e questo accenderà la sua furia, ma tu stavi venendo comunque minato e svalutato. Succede sempre, ma ti sarai risparmiato un po’ di sforzi. Il Narcisista Micro Manager, pur avendone diritto, desidera anche quei benefici residui che tu fornisci e se li revochi lui cercherà di manipolarti per reintegrarli, e ciò potrebbe avvenire attraverso la fornitura di complimenti e ricompense. Ovviamente c’è il rischio che vengano fatte ulteriori minacce, ma senza dubbio non saranno peggiori di quelle che stai già sperimentando.
4. Non invitare il Narcisista Micro Manager a cercare di fare un lavoro migliore. Gli darai solo carburante e il Narcisista Micro Manager non considererà il tuo comportamento come qualcosa per cui lui si deve correggere. Anche se potresti pensare che vi sia la tentazione per lui di dimostrare la sua superiorità ad eseguire il compito, il suo desiderio di evitare di spendere energia inutilmente e il suo senso di diritto implica che troverà qualche ragione per non farlo.
5. Invece potresti considerare di inquadrare la richiesta in termini di “Ho bisogno che un esperto mi mostri come è fatto”; non sempre funziona ma vi è una migliore possibilità di coinvolgere il Narcisista Micro Manager a dare una mano facendo appello al suo senso di superiorità piuttosto che sfidarlo.
6. Rimanere una IPSS.

H.G. TUDOR

The Micro Managing Narcissist

📰 DERAGLIATO

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Fa male, non è vero? Quando vedi che siamo andati avanti con una fretta indecente e abbiamo intrapreso una nuova relazione. Con il passare del tempo potresti guardare indietro ed essere grato che ci siamo rivolti a qualcun altro anziché a te, ma nel momento in cui sai che stiamo con qualcun altro così presto dopo averti scartato (e anche quando ci sfuggi ancora punge – non ti importava affatto?) ti fa male. Certo che fa male. Hai investito così tanto nel concetto di noi e poi noi abbiamo fatto del nostro meglio per deformare, battere, distorcere, bruciare e distruggere ciò che è stato costruito. Nonostante ciò che è accaduto, rimane il fatto che tu guardi con un misto di dolore e stupore a quanto presto siamo riusciti a trovare qualcun altro e più precisamente, come mettiamo prontamente in mostra questo stato di cose attraverso i nostri ripetuti aggiornamenti e bollettini relazionali.

Non dovresti essere sorpreso da questo sviluppo comunque, una volta che inizi a capire come operiamo. Al momento in cui sei stato scartato, il tuo rimpiazzo era già pronto. Passavamo del tempo con il tuo rimpiazzo, iniziando la triangolazione, seminando i semi del tuo (inventato) comportamento psicopatico con lui e a sedurlo pronti a passare da te a lui con la stessa facilità con cui premi un interruttore. Per noi questa transizione è normale e necessaria. Per te offende il tuo senso di onestà e decenza. Se sei riuscito a sfuggirci prima che avessimo trovato o installato la fonte primaria sostitutiva ci costringi a trovare e/o installare con urgenza. Ci è stata negata la nostra principale fonte di carburante e abbiamo bisogno di crearne immediatamente una nuova. La scelta potrebbe non essere perfetta (ecco perché ti starai chiedendo perché mai stiamo con quella persona) ma noi dobbiamo stare con qualcuno e, naturalmente, vogliamo che tu lo sappia. C’è ancora del carburante da prendere da te e sofferenza da scatenare contro di te.

Eppure, qual’è la situazione se dovesse essere capovolta? Come reagiamo quando ci rendiamo conto che tu hai scelto un altro partner intimo? Qual è la nostra reazione?

Spesso questo non accade per un po’ di tempo. Le ragioni di questo sono molteplici.

1. Ci vuoi ancora. La dipendenza che abbiamo immesso dentro di te significa che, a prescindere dall’abuso e dalla svalutazione, ci vuoi ancora. Potrebbe essere per provare e correggere ciò che è andato storto, potrebbe essere perché vuoi di nuovo il periodo d’oro e/o perché hai così tante domande senza risposta.
2. Non vuoi nessun altro. L’impatto del nostro abuso è così grande che a malapena riesci a superare un giorno figuriamoci pensare di interagire con un’altra persona a livello intimo.
3. Sei preoccupato di poter essere irretito di nuovo e anche quando ricevi approcci ben intenzionati da potenziali pretendenti, li respingi perché sei troppo incerto sulle loro motivazioni. Quindi respingi le persone e preferisci non rischiare di essere irretito di nuovo.
4. Desideri concentrarti su te stesso e sul tuo recupero e non consideri l’inizio di un’altra relazione a livello intimo idonea al raggiungimento di tale obiettivo.
5. Hai la sensazione di non poter attrarre nessun altro, anche se lo volessi. La tua autostima e fiducia in te stesso sono andate in frantumi e l’abuso ha messo a dura prova il tuo patrimonio e le tue risorse, lasciandoti la sensazione di essere una prospettiva poco attraente per un potenziale pretendente.
6. La prospettiva di una relazione intima e romantica rimane troppo dolorosa dopo l’esperienza di essere tutt’uno con la nostra specie e quindi decidi di non rivangare vecchie ferite.

Comprendiamo che ci sono questi diversi motivi per cui è improbabile che tu trovi qualcuno dopo che la Relazione Formale con noi è terminata. Questo è uno dei motivi per cui siamo incoraggiati a continuare a tornare a recuperarti perché è improbabile che ci sia qualche altra persona coinvolta che si dimostra un ostacolo per noi perché mettiamo in atto un Recupero Successivo Benigno e ti riportiamo nelle nostre grinfie.

Tuttavia, succede. Alcuni di voi impiegano molto tempo prima di passare a un’altra relazione per le ragioni sopra esposte. Altri possono andare avanti con maggiore velocità, non sempre per i giusti motivi, ma non è quello che ho intenzione di esaminare qui. In effetti, alcuni di voi sono catturati da un altro membro della nostra specie, cadendo vittima dell’apparente preoccupazione e del fascino esibito da questo cavaliere bianco quando siete ancora ciechi a ciò con cui avete impattato la prima volta. Come ci sentiamo quando vediamo che tu stai con qualcun altro?

La reazione immediata è quella dell’accensione di furia. Tu appartieni a noi. Secondo i termini della Relazione Narcisistica tu ci appartieni per sempre e quindi non ti è permesso entrare in una relazione intima con qualcun altro. Questo è un termine implicito di quella situazione contrattuale. Scegliendo un’altra persona ci stai dicendo che non siamo abbastanza bravi. Come osi commettere un atto così infido? Non importa che ci siamo sbarazzati di te. Non importa che ti abbiamo trattato orribilmente e nessuno (tranne noi) potrebbe biasimarti per esserti allontanato da noi. Il fatto è che noi ci aspettiamo la tua totale lealtà per sempre. La tua scelta di qualcun altro come partner intimo (e questo vale allo stesso modo se scegli un genitore piuttosto che un altro, un fratello o un amico piutotsto che un amico narcisista) è un enorme affronto per noi e ci ferisce notevolmente. Con questa furia accesa cercheremo carburante, sia dalla nostra fonte primaria esistente che da fonti supplementari, se necessario, ma vogliamo anche attingere questo carburante da te e/o dal tuo partner intimo. Vogliamo far deragliare quello che hai. Non ti è permesso essere amato da nessuno tranne noi. Nessuno può renderti veramente felice, a parte noi. Non sarai trattato nel modo in cui meriti di essere trattato da nessuno tranne noi. Tu sei nostra proprietà e nessun altro è ammesso vicino a te. Con la furia accesa e il carburante raccolto per curare la ferita causata da questa critica, qual è la nostra reazione successiva?

1. Verrai diffamato nei confronti di terze persone. Metteremo a punto un’ulteriore campagna diffamatoria che insinua che tu stavi vedendo questa persona alle nostre spalle (anche se potresti non averla neppure conosciuta quando stavamo insieme o che sono passati tre anni da quando tu ed io eravamo nella Relazione Formale). Noi diciamo alla famiglia, agli amici e tutto ciò che possiamo quanto sei stato infedele e traditore. Questo ci fa guadagnare carburante e ha anche il potenziale per influenzare il modo in cui quelle persone ti trattano, permettendo al nostro potere di essere esteso tramite loro.
2. Verrai diffamato nei confronti del tuo nuovo partner intimo. Le bugie scorreranno spesse e veloci mentre cerchiamo di spaventarlo.

“Ho soltanto pensato di farti sapere che è interessata solo ai soldi.”

“Non lo saprai, ma ha un serio problema con il bere. Vattene finché puoi.”

“Spero che tu stia usando il preservativo dopo tutti gli uomini che quella troia ha avuto.”

“Devi dormire con un occhio aperto, è un maniaco.”

“Non ti sarà fedele, lo sai. È una facile. Lo ha fatto a me. Lo farà a te.”

“È una bugiarda nata. Scommetto che ti ha detto che sono un pazzo, non è vero? Sì, stai annuendo. Ha detto la stessa cosa a me del tipo che stava vedendo prima di me. Lei è pericolosa. Ho finito per essere ricoverato in ospedale dopo il modo in cui mi ha trattato. Non c’è bisogno di ringraziarmi, pensavo che dovessi saperlo.”

“Buona fortuna con quell’amichetto, ne avrai bisogno. Cosa voglio dire. Blimey, da dove comincio?”

Il tuo nuovo partner verrà diffamato ai tuoi occhi da noi.

“Ho solo pensato di farti sapere che lui è interessato solo ai soldi. Ho scoperto che non ha un pitale dentro cui pisciare. Non voglio pensare che prenda i tuoi soldi.”

“Non lo saprai, ma ha un serio problema con il bere. Vattene finché puoi. Il mio amico è un dottore e ha visto che è stato in terapia per il bere eccessivo. Ho pensato che dovessi saperlo.”

“Spero che tu gli stia facendo usare i preservativi dopo tutte le donne che ha avuto quel puttaniere.”

“Devi dormire con un occhio aperto, è un maniaco. Il mio compagno è un poliziotto. Ha un elenco di condanne lunga come il tuo braccio. Certo che se glielo chiedi lui lo negherà, ma tu mi conosci, mi sto solo prendendo cura di te. L’ho sempre fatto.”

“Non ti sarà fedele, lo sai. È un infedele. Lo ha fatto a sua moglie. Lo farà a te. Come lo so? Amico di un amico.”

“È una bugiarda nata. Scommetto che ti ha detto che sono un pazzo, non è vero? Non mi conosce neppure e sta dicendo cose su di me. Immagina cosa inizierà a dire di te? È solo questione di tempo.”

“Buona fortuna con quello, ne avrai bisogno. Cosa voglio dire. Blimey, da dove comincio?”

4. Aspettati Recuperi Successivi Benigni mentre affermiamo quanto ci manchi, quanto ti rivogliamo, quanto siamo migliori di questa persona. Se siamo appagati dalla nostra fonte primaria, questo può sempre essere fatto non per riportarti da noi ma solo per rovinare la tua relazione, così tu lasci quella persona aspettandoti di tornare con noi e poi noi ti voltiamo le spalle. Tutto ciò che conta è il carburante che viene dalla nostra nuova fonte primaria ancora funzionante, dalla tua reazione sconvolta al nostro comportamento e dalla consapevolezza di aver rovinato la tua relazione.
5. Intimidazione e recuperi maligni per far sì che il tuo nuovo partner intimo pensi che semplicemente non ne vale la pena, così finisce per lasciarti. “Tu mi piaci, ma è il tuo ex, mi spaventa e non posso permettergli di causarmi problemi al lavoro, mi dispiace, ma devo chiudere.”

Noi vogliamo far deragliare la tua nuova relazione. Vogliamo controllarti. Non vogliamo vederti esercitare il controllo sulla tua vita scegliendo di stare con qualcun altro. Non possiamo sopportare di vederti felice sapendo che ciò è dovuto a qualcun altro. Dobbiamo controllare te e tutto intorno a noi e questo si estende all’influenzare la tua nuova relazione. Cercheremo sempre di mettere zizzania tra te e il tuo nuovo partner intimo, sia figurando che facciamo la cosa giusta mettendoti in guardia da questa persona o affermando che ti amiamo ancora) o facendo una cattiva azione (rendendo troppo esasperante per voi due rimanere insieme) in modo da ottenere carburante dalla tua reazione e dalla sua risposta a questa interferenza e così facendo esercitiamo il nostro potere e controllo, soddisfatti nella consapevolezza che sei di nuovo nostro. Dobbiamo far deragliare la tua felicità in una nuova relazione.

H.G. TUDOR

Derailed

📰 L’ASPETTATIVA DI RICONOSCIMENTO

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“Sai chi sono io?”

Una frase emessa spesso dalla celebrità in agitazione Z-list che sta cercando di superare la selezione all’ingresso e di essere ammessa a un evento speciale o all’area VIP di un club o ristorante. La richiesta di essere riconosciuta così che le venga offerto un trattamento speciale, e le spetta di diritto. Questa è una frase che può anche essere riprodotta in loop attraverso le nostre menti, ogni singolo giorno, perché non importa in quale situazione ci troviamo, con chi siamo e dove ci troviamo, ci aspettiamo di essere riconosciuti. Non è il riconoscimento del nostro nome, associare il nome al volto e capire chi siamo in quel senso. È il riconoscimento del nostro essere individui speciali e importanti. Una persona che è migliore di te, migliore di lui o di lei o di loro. Questo desiderio di essere sempre riconosciuti per quanto siamo straordinari, che il nostro trattamento dovrebbe sempre essere preferenziale a quello di chiunque altro è una cosa che sta sempre con noi.

Quando ci alziamo al mattino e apriamo gli occhi, il nostro sguardo che cade sul tuo oltre a noi, sai chi siamo? Perché non stai facendo qualcosa che si accorda con il mio stato? Dovresti essere sveglio. Dovresti essere presente a me, a fornirmi carburante non appena i miei occhi si aprono. Perché non lo stai facendo? Non capisci quanto sono importante? Mi fai sentire importante? Una leggera spinta sulla spalla e tu mormori. Un’altra spinta gentile e gli occhi si aprono e mentre la tua vista comincia a schiarirsi vedi noi che ti guardiamo e quale anima generosa che sei sorridi, i tuoi occhi si illuminano e tu metti una mano sul nostro braccio. Le prime fiamme della giornata alimentate di carburante iniziano a salire dal momento che hai riconosciuto quanto siamo importanti.

Durante la colazione chiediamo se sai chi siamo? Il nostro cibo preferito dovrebbe essere pronto. Oh bene, l’hai preparato. È chiaro quante cose belle pensi di noi per assicurarti che i nostri cereali desiderati o la nostra colazione fritta siano pronti e in attesa per noi. Hai riconosciuto il nostro bisogno e con questo gesto hai rafforzato la nostra importanza. Ovviamente per te non ci saranno ringraziamenti dati automaticamente. Perché dovremmo farlo? Dopotutto, questo è ciò che ci si aspetta da te. Attraverso le parole, i gesti e le azioni ci si aspetta che tu riconosca il nostro splendore per tutto il giorno. Questo è fondamentale per la nostra esistenza. Nella nostra mente una fanfara suona mentre scendiamo le scale. I bambini si mettono in fila per rendere omaggio al tipo mentre si lancia in cucina. Anche il cane dovrebbe sedere obbediente e riconoscere che un principe tra gli uomini è entrato nella stanza. Ci sentiamo magnanimi, già alimentati dal tuo primo gesto e dalla ricezione di numerosi messaggi di elogio sul nostro telefono segreto che abbiamo controllato mentre eravamo occupati in bagno. Accarezziamo i bambini sulla testa e ti diamo un bacio sulla guancia. Vedi quanto siamo generosi? Quanto sei fortunato ad essere il destinatario di tale gloria dorata che elargiamo. Sai quante persone vogliono guardarci, allungare la mano e toccarci, le loro dita tremanti sfiorano i nostri vestiti e la nostra pelle. Sai chi siamo noi?

Mentre usciamo da casa e vediamo un vicino, ci aspettiamo riconoscimento, ma non arriva. Anziché considerare questo come una svista, il vicino guardava le sue rose piuttosto che noi, siamo irritati da questa mancanza di riconoscerci e c’è una minima ferita causata da questa critica. Il primo nodo di furia si scioglie e stiamo per gridare dall’altra parte della strada per attirare la sua attenzione e assicurare che il dovuto omaggio ci sia reso quando il telefono cellulare squilla e vediamo che è un amico, un membro della cerchia ristretta che sta chiamando. La nostra aspettativa di ulteriori riconoscimenti aumenta con questa telefonata e non delude.

Nel nostro mondo siamo il monarca che attraversa il suo regno, mentre compie il suo Grande Progresso. Procediamo e ci aspettiamo che tutti intorno si inchinino, facciano la riverenza, si tolgano il cappello e si sistemino i capelli in segno di fedeltà e adorazione. L’inferiore della nostra specie non è consapevole di questo bisogno come noi superiori. L’inferiore non può sopportare di essere ignorato, non fatto sentire speciale o notato. Loro non sanno che questo è ciò che non possono sopportare, conoscono solo l’irrequietezza, l’irritazione e poi la rabbia mentre la critica sale. Non vede nulla di sbagliato nel battere le posate sul tavolo per attirare l’attenzione. Se dovessi sfidare quel comportamento e fargli notare che è alla ricerca di attenzione, perderà di vista il problema posto perché la tua sfida di per sé è una mancanza di riconoscimento dello stato elevato dell’inferiore e tutti i discorsi sulla ricerca di attenzione andranno persi dato che lui o lei ti si scaglia contro per ottenere carburante da te. Il medio-rango della nostra specie, e soprattutto il superiore, sa che vogliamo essere riconosciuti, sappiamo che l’irritazione, e poi la furia, deriva dall’incapacità di prestare attenzione a quanto siamo speciali. Non è necessario che qualcuno ce lo dica, deve solo essere un gradito cenno del riconoscimento o un “ciao” caloroso, ma per noi questo equivale al riconoscimento del nostro status elevato. Naturalmente, se i nostri risultati e le nostre realizzazioni venissero lodati come dovrebbero, allora è anche meglio.

Nel nostro mondo il tributo deve essere pagato da tutti coloro con cui veniamo in contatto e ripetutamente da coloro che ci sono più vicini. Non farlo comporterà l’emissione di una critica, per quanto lieve, nei nostri confronti. Il risultato è l’accensione della nostra furia con noi che ci scagliamo, somministriamo un trattamento del silenzio o ci ritiriamo. Questo è il motivo per cui si può stare seduti in un campo magnifico in una giornata di sole, dopo essersi goduti una passeggiata lungo il fiume e ora un picnic, e all’improvviso un commento spinoso viene fuori dal nulla. Non capisci da dove viene, ma è probabile che sia stato il fatto che hai offerto il burro a qualcuno prima di noi e, di conseguenza, non ci hai riconosciuto. So che consideri questo comportamento futile, ma è tutto ciò che serve per manifestare l’irritazione. Può facilmente essere placato dalla pronta fornitura del carburante, piuttosto che infastidirci ulteriormente chiedendo da dove diavolo venisse e sfidarci ancora. So che considererai ridicolo questo stato di cose, l’ho sentito molte volte, ma questo è il modo in cui siamo stati creati e, naturalmente, anche se non ti diciamo mai di cosa si tratta, ci aspettiamo che tu lo riconosca.

H.G. TUDOR

The Expectation of Recognition