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👤 LA CHIAVE D’ACCESSO

Con la breve ingiunzione da parte di mia madre di assicurarmi che parlassi o ne avrei subito le conseguenze, tornai nello studio del dottor M. Ci sedemmo e lui sorrise prima di
aggiustarsi i pantaloni della tuta, tirandoli verso la coscia. Lanciai una rapida occhiata alle sue regioni inferiori, ma non era ancora emerso alcun buco.

“Ora signor Tudor, non abbiamo fatto molti progressi la settimana scorsa. Non è un problema. Mi chiedevo se forse ti sentivi più disponibile a parlare con me in questa occasione?”

Iniziai ad annuire e poi parlai.
“Molto bene.”
“Eccellente. Di cosa vorresti parlare?
“Chiese.

“Perché sono qui ovvero perché sono seduto nel tuo studio”, ho chiarito prima che lui iniziasse a fornirmi una risposta intelligente sul significato della mia esistenza. Sapevo perché la mia famiglia aveva insistito che io vedessi il dottor M e, più recentemente, di sottolineare la necessità di parlargli, ma volevo sapere cosa pensava. In questo modo sarei stato più preparato a sviarlo.

“Perché pensi di essere qui con me?” Rispose a caso. Meraviglioso. Era una di quelle persone che rispondevano a una domanda con un’altra domanda.

“Ho chiesto prima io”, sottolineai. Lui annuì.
“La tua famiglia è preoccupata per te.”  Sbuffai, e questo sembrò prenderlo di sorpresa.
“Quei bastardi si preoccupano solo di se stessi.”
“Perché dici così?” Chiese il dottor M prendendo nota della mia osservazione.
“Non importa, va’ avanti, stavi parlando.”

“La tua famiglia è preoccupata per te. Mi sono incontrato con loro e mi hanno fornito informazioni di base. Sono consapevole che sei una persona molto ambiziosa e lo sei sempre stato. La tua famiglia è preoccupata, tuttavia, che non ti fermi davanti a nulla per ottenere quello che vuoi, che tu disprezzi la maggior parte delle persone e che ti lasci dietro una scia di carneficina. Penso che sia un modo sintetico di metterla. Vogliono che io discuta di questo con te e avere la mia opinione.” spiegò.

“Sono tutte stronzate,” osservai. La mia voce era bassa ma il veleno era tangibile. Il dottor M rimase in silenzio.

“Non ho idea di cosa stiano parlando. Non mi fermo davanti a niente per ottenere ciò che voglio? Non si sono mai lamentati dei miei risultati prima. Non gli piace che io li stia mettendo in ombra. Ecco qual’è il problema. Lo fanno sempre. Cercare di fare dei loro problemi i miei problemi, ne sono stufo e stanco. Mi sono fatto la mia strada e l’ho fatto anche maledettamente bene e tutto ciò che vogliono fare è abbattermi. È la gelosia. Ecco perché ho poco a che fare con loro. Te l’hanno detto? Scommetto che hanno cercato di inventare che sono distaccato e che non partecipo mai alle riunioni di famiglia, vero? Non mi invitano mai da loro. Mi tengo maggiormente in contatto con mio fratello minore e lui mi parla di questi incontri e lo scopro sempre dopo l’evento. Mio fratello minore ha parlato con te?”

Il dottor M annuì.
“Chi altro?” Chiesi.
“Entrambi i tuoi genitori, tua sorella, tuo fratello minore e tua cugina, Charlotte.”

“Uh, la solita cricca. Tutti loro sono bugiardi. Hai idea di cosa significhi dover sopportare tutti loro? Mio Dio è un miracolo che io sia un successo. Mia madre cerca sempre di addossare le colpe delle sue mancanze su di me. Le piacerebbe piantare un microchip nella mia testa e controllarmi. Sarebbe l’ideale per lei. Ha controllato mio padre per anni. Non è davvero un tipo cattivo veramente, ma è caduto sotto il suo incantesimo e crede a tutto ciò che dice lei e se non osa farlo, beh, diciamo che ne ha subito le conseguenze troppe volte in passato, così ha imparato la lezione. È una sua debolezza e io lo odio perché è così. Dovrebbe opporsi a lei piuttosto che essere il suo sacco da box metaforico. Cerca sempre di mantenere la pace prima di tutto e poi prende le parti di lei. Ha subito il lavaggio del cervello e mia sorella è altrettanto cattiva. Gesù, lei ha sempre deferito a mia madre, ma poi non ha mai potuto prendere una decisione da sola. Quindi anche Charlie ha avuto il suo peso giusto? Sai perché dottor M? È perché lei mi vuole per sé e io non lascerò che questo accada. Scommetto che non te l’hanno detto vero? È totalmente innamorata di me e, dato che l’ho respinta, ecco che lei va a ripagarmi inventando bugie su di me. Non escluderei che quell’arpia provasse a internarmi, sai. Non vuoi credere a niente delle molte cose che ti dirà.”

Il dottor M stava buttando giù la nota strana mentre parlavo. Sì, prendi degli appunti dottor M e puoi dir loro cosa penso di loro. Come osano? Come osano i bastardi capire che sono io quello col problema. Dovrei esserci abituato, ma mi fa ancora infuriare. Mi alzai, agitato per questo attacco ingiustificato contro di me.

“Questo è quello che fanno sempre dottore. Io sono quello che ha sofferto per mano di loro. Anni interi, ma se la rigirano e cercano di incolpare me. Ho fatto buon viso a cattivo gioco e loro non possono sopportare di vedermi fare le cose bene così congiurano queste cose. Bugiardi tutti loro.”

Stavo camminando su e giù davanti al camino e lottavo per resistere all’impulso di afferrare uno dei tronchi e scagliarlo contro il grande specchio che era appeso sopra il camino.

“Vorrei che fossero tutti morti dottore, non ne hai idea. Le volte in cui avrei voluto che venissero spazzati via in qualche incidente d’auto o che un edificio cadesse su di loro mentre sono dentro. Hanno reso la mia vita un inferno e proprio mentre mi sto liberando di loro tirano fuori questa sceneggiata. Li odio. Sono sorpreso che anche mio fratello si unisca a questo, pensavo che avesse un po’ di buonsenso.”

“Tuo fratello ha espresso notevole preoccupazione per te e vuole aiutarti”, propose il dott. M.

“Non ho bisogno di aiuto. Ti suggerisco di riempire le tue sessioni con loro. Avrai molto materiale per le tue ore di strizzacervelli o per qualunque pubblicazione tu scriva. Mia madre è una maniaca del controllo con un problema col bere, mio ​​padre è senza spina dorsale, mia sorella è una vittima professionista, oh sì, chiedile del suo matrimonio fallito, ma assicurati di avere a portata di mano il cuore sanguinante e i violini. Mia cugina, come ho detto, è una lasciva ninfomane e per quanto riguarda mio fratello, è sceso in basso a mio avviso unendosi a questa cricca di perfidia.”

Sputai fuori le parole mentre agitavo le braccia, facendo mulinare il vento nell’aria. Mi sentivo un po’ meglio per questa esplosione di stizza, tornai al mio posto e mi sedetti. Il dottor M stava ancora scrivendo.

“Quindi dottor M non c’è davvero niente da vedere qui. So che vorrai guadagnare un po’ di soldi da noi e lo rispetto, tu sei come me, vedi un’opportunità e la sfrutti. Niente di male in questo. Lascia che ti dia un consiglio. Devi proporre di lavorare con quei bugiardi e lasciar perdere il tuo coinvolgimento con me. Non hai nulla da ottenere qui ma per quanto riguarda loro, beh, farai una fortuna sistemando quel ginepraio che è la loro vita”.

Mi sedetti di nuovo e sorrisi mentre il dottor M continuava a scrivere. Avevo parlato proprio come lei aveva sollecitato. Avevo fatto come mi era stato detto. Ancora. Questa volta però stavo contrattaccando.

H.G TUDOR

The Key To Entry

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👤 RIMPIANTI

Il Dr. E mi ha spiegato di voler discutere con me il problema del rimpianto.

“Hai mai avuto rimorso per qualcosa?” ha chiesto.

“No” ho risposto prontamente.

“Capisco. Cosa hai compreso riguardo al rimpianto?”

“È un’emozione di tristezza o forse disappunto per qualcosa che hai fatto o hai fallito nel fare”

“Quando hai sperimentato questa emozione?” ha chiesto.

“Non l’ho fatto”

“Perché?”

“Vediamo. Probabilmente perché non ho nulla per cui esprimere rimpianto. L’assenza di qualcosa tende ad essere la ragione per cui tu non hai qualcosa. Sei d’accordo?”

“Ok. Ora, in molte spiegazioni tu hai spiegato riguardo a cose che avevi fatto, sì ” Ha notato che facevo per interromperlo ma ha continuato “So che tu aggiungi dettagli alle cose a mio beneficio e apprezzo che tu condivida informazioni con me. Questi atti di commissione e omissione rendono le persone arrabbiate con te, ferite e sconvolte. Sei d’accordo?”

Ho annuito.

“Okay. Ora voglio ipotizzare che una persona potrebbe sentire rimpianto nell’aver causato che queste persone si sentissero in quel modo. Sei d’accordo?”

“Tu potresti sentire rimorso Dr. E, Io no”

“Perchè?”

“Perché riguardo a quale parte del discorso, Perché tu puoi sentire un senso di rimpianto o perché io non posso farlo?

Se era irritato dalla mia pedanteria non lo stava mostrando.

“La seconda”

“Perché non ho colpa. In tutte queste situazioni è l’altra persona che sbaglia”

“Potresti fare qualche esempio?”

“Okay. Il cane di Kate è sparito. Ti ricordi cosa ti ho detto a riguardo?” Lui ha annuito. “Se se ne fosse presa cura nel modo giusto e mi avesse dato le attenzioni che merito non si sarebbe perso. Cristopher che è stato licenziato dalla sua posizione, era un incompetente. Emily continuava a farmi la domanda sbagliata ecco perché l’ho trattata in quel modo. Sophie continuava a chiedermi cosa stavo pensando ed è per questo che ho perso le staffe e ho rotto la sua televisione. Riguardo a Paula, era in ritardo così me ne sono andato lasciandola a piedi. Vuoi che vada avanti?”

“No, è sufficiente”

“Se le persone si fossero impegnate di più, se fossero state più riflessive, questo non sarebbe successo. Io lo faccio perché loro no? Te lo dico io perché. Diventano deboli e autocompiaciuti. Pensano di poter evitare di investire energie nella nostra relazione, che sia intima o meno. Se tu non nutri qualcosa appassirà e morirà. Fanno tutto da soli e sono gli unici che sbagliano. La mia reazione è perfettamente naturale. Sono in diritto di rispondere in quel modo. Non possono giudicarmi, non hanno la giurisdizione per farlo, certamente non quando mi deludono ogni singola volta. Fanno tutto da soli con la loro debolezza e il loro piagnucolare, la riluttanza nel fare quello di cui c’è bisogno, quello che io ho bisogno. Mi danno il voltastomaco dottore, mi fanno davvero vomitare. Hai una qualche idea di come sia difficile trovare qualcuno che mantiene vivo il mio interesse, qualcuno abbastanza scintillante da eguagliare la mia brillantezza? È impossibile. Ci ho provato Dr. E, ho sanguinato provando ad offrire loro il mondo nella speranza che almeno uno di essi corrispondesse alle mie aspettative e non mi deludesse. Succede sempre. Resto sempre deluso. Lei lo ha fatto la prima volta e poi è successo ancora e ora si è ripetuto. Perché? Cosa faccio di così sbagliato per meritare di essere trattato in questo modo? Non rimpiango niente, Dottore, perché niente è colpa mia.

H.G. TUDOR

Regrets

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👥 NASCONDERTI DA TE STESSO

Un’altra seduta con il dott. E. Mentre ero seduto nel suo studio mi chiedevo quanto fosse stato speso finora per quella presunta terapia. Poche migliaia di sterline, senza dubbio, e ho immaginato che sia il Dr E che la Dr O sarebbero stati più che contenti di continuare queste consultazioni data la loro natura redditizia. Il cinico che era in me rifletteva sul fatto che le risorse finanziarie erano tali che loro avrebbero esteso questa durata della terapia per tutto il tempo che potevano. Questo non mi riguarda. Non ero io che pagavo e di solito mi piaceva il battibecco con i bravi dottori. Mi divertiva. Tuttavia, dato che rimuginavo sul fatto che il richiamo dello sporco lucro fosse ciò che aveva motivato il Dr E e la Dr O, mi sono reso conto che almeno davano l’impressione di volermi aiutare. So dalle svariate sedute che molto riguardava il fatto che acquisissi consapevolezza e intuizione al fine di prendere decisioni informate su ciò che volevo io, piuttosto che un’impostazione prescrittiva da parte di questi primari, ma io ho capito che a loro in realtà importava. Volevano aiutarmi. Questo naturalmente era il motivo principale per cui ero contento di continuare a presentarmi e di essere sottoposto alle loro domande; questi due esaminatori di HG esibivano tratti empatici e quindi si dimostravano attraenti per me. La mia tolleranza per il loro ripetuto sondaggio di aree della mia vita che preferivo mantenere chiuse e sbarrate è sorto perché mi hanno fornito l’attenzione che è così vitale per la mia esistenza. Sapevo anche che lì c’era un’ammirazione anche per me. Era evidente nel modo in cui i due mi guardavano, specialmente la dottoressa O. Sapevo che, in quanto studiosi, ammiravano la mia maniera di essere così sincero riguardo al modo in cui mi comportavo. Potevo vedere come ammiravano il modo in cui sono stato creato. Sapevo che a loro non piaceva, come può piacere uno come me, dato l’abuso che ho perpetrato liberamente come un contadino che sparge i semi, ma avevano quella profonda ammirazione per questa efficiente macchina che era stata spogliata di tutte le emozioni non necessarie e super-caricata con determinate caratteristiche al fine di funzionare alla massima efficacia. Di conseguenza, anche i medici mi fornivano ciò di cui avevo bisogno e il nostro rapporto poteva continuare all’infinito. Continuavano ad essere affascinati da me e volevano aiutarmi. Io, a mia volta, ero contento di impegnarmi in questo rapporto perché mi forniva qualcosa che richiedevo. L’accordo era reciprocamente soddisfacente, anche quando i dottori divagavano in territori che era meglio lasciar stare.

“Ciao HG come stai?” Chiese il dott. E. Io esitai. Di solito non si informava su come stavo. Altri avrebbero tirato fuori una simile domanda di solito non interessati alla risposta, ma si limitavano a mostrare una formalità. Il dottor E non ha fatto una domanda del genere e il fatto che lo faccia ora mi mette in guardia.

“Sto benissimo, grazie per la tua gentile richiesta,” risposi con un sorriso. Non indagai su come stava lui; Non ero interessato e non dovevo fingere un tale interesse.

“Bene. Andiamo subito al sodo, chi sei tu? “

“H G Tudor”.

“Infatti lo sei. C’è altro?”

Mi fermai. Vedo, dottor E, che stiamo andando in profondità oggi vero? Molto bene, staniamo dove vuoi andare.

“La domanda su chi sono io è una cosa che dipende dal contesto”, iniziai. Il dott. E iniziò a prendere appunti.

“Come una persona definisce se stesso è ciò che sospetto sia dove vuoi davvero arrivare.” Guardai il dottor E per un segno di affermazione, ma non c’era.

“Ho un’idea di chi sono io? Come c’è arrivato? So chi sono o cerco di farmi definire dagli altri? Sono un’identità indipendente che è stata plasmata dalle mie stesse decisioni o sono un prodotto degli altri e delle loro esperienze? Sono consapevole di chi sono o devo ancora scoprire tutto ciò che sono?”

“Tutte domande interessanti, ma lasciami tornare alla mia domanda iniziale”, interruppe il dottor E, “chi sei tu?”

“Chi sono? Sono molte cose per molte persone. Amico, amante, capo o confidente sono etichette che sono applicabili a me. Conquistatore, seduttore, vittima e profanatore sono altre che sono ugualmente applicabili. Carismatico, raffinato, intelligente, interessante, stimolante, di successo e affascinante sono anche le caratteristiche che si uniscono per creare ciò che sono.”

“Capisco. Diresti quindi che sei sicuro di sapere chi sei?”

“Sì.”

“Pensi che se facessi questa domanda alla tua famiglia e ai tuoi amici, ai tuoi colleghi o persino alla mia segretaria, darebbero risposte simili a quelle che mi hai dato tu?”

Sbuffai.

“I bugiardi si annidano nelle file di quelli che hai descritto e non hanno altro che malevolenza nei miei confronti. La loro perfidia è così grande che posso avvertire il suo fetore mentre sono seduto qui. Chiedi con ogni mezzo ma non ti sarà dato nulla se non una sequela di bugie. Insulti e attacchi alla mia buona natura.”

“Quindi tutti ti insulterebbero?”

“No, non tutti, ci sono quelli che mi conoscono per quello che sono.”

“Si potrebbe dire che tutti ti conoscono per quello che sei?”, Insisté il dott. E.

“No. Ci sono quelli che hanno in programma di abbattermi e sono loro che pensano di conoscermi ma hanno costruito un’idea di ciò che sono ed è un’idea falsa che viene usata per servire i loro nefandi propositi. Altri riconoscono la mia grandezza e si accontentano di accoglierla.”

“Ma non potrebbe essere il caso che a queste categorie di persone capiti di comprendere semplicemente diversi elementi di te. I tuoi ammiratori conoscono l’H.G. che è generoso, interessante e affascinante. Quelli che consideri come denigratori forse conoscono una parte diversa di te, il profanatore e il conquistatore a cui hai fatto riferimento, così questo li induce a considerarti in una luce meno positiva?”, Chiese il dott. E.

“No. Il profanatore e il conquistatore sono artifici creati da coloro che cercano di farmi del male. Lascia che lo facciano e io sarò ciò che pensano che sia. Non è più di quanto meritino. Creano una simile mostruosità con la loro perfidia e attacchi ingiustificati, così lasciamo che conoscano la bestia, lasciamo che sentano il loro alito caldo e fetido in faccia, il graffiare dei loro artigli contro la loro pelle che cede e il pieno orrore del potere sul loro essere. Loro lo creano, lasciamoli subire,” sputai, la semplice considerazione di quelli che mi avevano fatto un torto facendo innescare la mia furia.

“Non potresti possedere tutti quegli attributi? Non potrebbe essere che li hai tutti e la gente ne vede alcuni prima di altri?”

“No”, dissi con fermezza. Il dottor E annuì e tacque.

“Cosa penseresti se ti dicessi che penso che tu ti stia nascondendo da te stesso?”

Distolsi lo sguardo dal dottor E e mi concentrai su una foto sul muro. Non questo, non ricominciare da capo. Non permettergli di ottenere un appiglio H.G. Respingi l’attacco, espelli l’intruso, caccialo.

“Non mi nascondo.”

“Ma potresti non capire che lo stai facendo?”

“No.”

“Potrebbe essere che non sai chi sei?”

“No.”

“Potrebbe essere che tu lo sappia, ma preferisci non prenderlo in considerazione?”

“No.”

“Questo argomento di discussione ti sta mettendo a disagio?”

“No.”

Spostai lo sguardo di nuovo verso il dottor E. Forza, continua a cercare di colpire le mie difese, non ci riuscirai. Conosco il tuo gioco Dr E. So dove stai cercando di portarmi ma io non ci andrò.

“Ottimo. Torniamo al modo in cui consideri te stesso, approfondisci questo”, Invitò.

Il senso di sollievo mi investì, ma non diedi alcun segno esteriore del suo effetto. Sorrisi, esultante per aver respinto questo sondaggio ancora una volta ed eccitato dalla prospettiva di parlare più nei dettagli della mia materia preferita; me.

H.G. TUDOR

Hiding From Yourself

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👤 LE GIOIE DELLA TERAPIA E IL NARCISISTA

È un fatto riconosciuto che non ci vedi mai arrivare. Siamo creature insidiose e pervasive. È stupefacente che non veniamo visti perché difficilmente arriviamo in silenzio. Siamo presenti con grandi fanfare, fuochi d’artificio, luci lampeggianti e suoni sinfonici. Non puoi perderti noi ma ovviamente tutto questo oscura ciò che siamo veramente. Anche quando le nostre vere intenzioni cominciano a manifestarsi, non riconosci ancora ciò che siamo. Ci sono quelli di voi che ci incontrano una volta e poi cadono in preda una seconda o anche una terza volta, questo è il modo in cui ci addentriamo nelle vostre vite. Non sai mai chi siamo quando entriamo per la prima volta nella tua vita e spesso non te ne rendi conto fino a qualche anno dopo quello che ti è successo. Alcuni non raggiungono mai l’illuminazione. Tutto ciò che facciamo è progettato per ingannare. Siamo avvolti nell’inganno, traspare da noi e fa scomparire tutto ciò che ci circonda, ma raramente tu vedi tutto ciò. Siamo maestri dell’inganno, mascherati e ammantati, le nostre vere intenzioni nascoste dietro una patina di adulazione e un muro di manipolazione. Sappiamo che dai la colpa a te stesso quando finalmente realizzi con chi hai danzato. Siamo consapevoli che vedi tutto ciò troppo chiaramente dopo l’evento e incolpi ripetutamente te stesso. Davvero non dovresti essere così duro con te stesso, non hai mai avuto una possibilità. Non sei solo te che non riesci a penetrare il nostro velo di segretezza, spesso anche i cosiddetti professionisti falliscono. Se non possono vederci loro, tu puoi essere perdonato per questo, vero?

C’è un esercito di terapisti, medici, consulenti, allenatori della vita e così via. Chiamali come vuoi e, per tutta la loro brillantezza accademica, le loro parole rassicuranti e la presunta intuizione, vi sono molti (anche se non tutti, ammettiamolo) che non sono in grado neanche di rilevarli. Non hanno sperimentato quello che hai sperimentato tu e quindi possono parlare solo da una posizione di conoscenza appresa, piuttosto che vissuta. Molti della nostra specie non hanno mai avuto alcuna interazione con queste persone, dal momento che rifiutiamo di riconoscere che c’è qualcosa di sbagliato in noi e ancora meno vediamo il bisogno di essere sottoposti a questo scrutinio. Ciò riduce le prospettive per questi professionisti di ottenere una comprensione adeguata. Inoltre, nelle occasioni in cui potrebbe capitare loro di avere uno della nostra specie nel loro studio, facciamo tutto ciò che è nel nostro ampio potere carismatico per convincerli che non solo non c’è nulla di sbagliato in noi, ma siamo noi le vittime di un vile comportamento proprio da parte della persona che ci ha costretti ad andare da questo strizzacervelli. Di conseguenza, le loro opportunità di capirci e imparare da noi sono limitate e questo a sua volta ci consente di continuare senza ostacoli nelle nostre macchinazioni.

Prima dei bravi dottori che sembrano almeno sapere quello che stanno facendo, ho allegramente frequentato le sedute con i terapeuti e il loro genere in cinque occasioni. Come potrei rinunciare a una così succulenta opportunità di raccogliere più carburante da questo nuovo avvento e anche da te. In un primo momento resistevo a qualsiasi tentativo di entrare in questa arena della psicoanalisi, puramente per aumentare la tua sofferenza, il dolore e la frustrazione. Alla fine, e spesso quando percepivo il rischio che tu potessi volontariamente minacciare la mia fornitura di carburante, acconsentivo a partecipare. Mi sono preparato in anticipo mentre selezionavo tutti gli strumenti di fascino e adulazione dal mio Armamentario del Diavolo. Oh, quanto mi sono piaciute quelle sessioni. La mia altra metà avrebbe sempre pagato per queste, quindi c’è stato un sacco di carburante da subito e assaporai l’opportunità di dimostrare loro la mia natura amabile e affascinante. In queste sessioni con terapeuti e simili ho sempre adottato una doppia strategia. Fascino da un lato e plausibile negabilità dall’altro.

Mi presentavo nel posto giusto, in anticipo, rilassato e non vedevo l’ora di poter dire a qualcuno tutto di me per un’ora e pagato da te. Ero piacevole, coinvolgente e consideravo il tempo come una chiacchierata con il caminetto mentre parlavo bene della mia altra metà, dei miei amici, del mio lavoro e dei miei risultati. Parlavo anche di alcuni dei miei interessi, in particolare film, e chiedevo sempre all’altra persona dei suoi film preferiti. Non mi hanno mai rifiutato una risposta. La prima sessione è stata sempre un gioco da ragazzi dal momento che tergiversavo finché scadeva il tempo. Continuavo a farlo in ogni sessione e spesso mi permettevano di parlare e parlare. Potevano tentare di indirizzare la conversazione su qualcosa di rilevante per il mio comportamento e io lo riportavo su qualcos’altro. Il primo consigliere che ho visto ha ammesso dopo cinque sessioni che non c’era nulla di cui discutere molto, con gioia mia e sgomento della fidanzata di allora.

Diventava una sfida ogni volta che si presentava la questione dell’aiuto, della terapia o del trattamento. Volevo andare avanti e tirare fuori il carburante positivo dal terapeuta e poi attingere carburante negativo da chiunque avesse insistito per farmi partecipare.

“Sì sta andando bene, veramente abbiamo solo fatto una chiacchierata. È proprio molto amichevole.”

“È chiaro che mi apprezza dal momento che ride sempre alle mie battute”.

“Sapevi che tifa per la mia stessa squadra di calcio? Si siede anche alla stessa postazione.”

“Non ho il permesso di parlartene.”

L’ultima è una delle preferite in quanto la pseudo-riservatezza che applico alla situazione ti frustra e ti irrita perché, dopo tutto, tu devi sapere perché vuoi aiutare e dato che non ti diciamo nulla in base alle istruzioni impartite dal terapeuta il tuo disorientamento e la tua frustrazione aumentano.

Laddove il mio avversario ha insistito sul problema, mi ha chiesto e ha continuato a chiedermi dei presunti comportamenti che tu gli hai spiegato in precedenza, io sono sempre in grado di portare questo dubbio nella conversazione che indebolisce ogni tentativo di identificare ciò che sono veramente. È ridicolo. Quando ti ho intrappolato per la prima volta non ti mostro i miei veri colori, quindi pensi che mi comporterei diversamente con qualcuno che sta cercando di intrappolarmi e di inchiodarmi? Ovviamente no. Il catalogo del comportamento al di fuori degli impegni normativi mi viene riconsegnato e sono in grado di occuparmi di tutto. Sono una persona abbastanza astuta da rendermi conto che una spudorata smentita sembrerà evasiva e potrebbe allertare il mio esaminatore. Invece, giustifico il presupposto problema.

“Sì ammetto che a volte mi fa perdere la pazienza ma a chi non succede? Lavoro per molte ore e divento un po’ irritabile a volte, so che non dovrei, solo che sono umano, no?”

“È piuttosto sensibile, quindi tende ad esagerare. Ha passato un brutto periodo col suo ultimo ragazzo come vedi. Cerco di essere di supporto ma può essere difficile perché lei vede così tante cose allo stesso modo di quando stava con lui. Non la biasimo, solo che a volte è difficile trattare con me, sono sicuro che tu sai cosa intendo, per esempio c’è stata una volta …”

“Abbiamo una relazione appassionata quindi ci sono momenti negativi e positivi. C’è molta energia passionale tra di noi e a volte ci sfugge un po’ di mano, da entrambe le parti, ma è così che siamo noi. Riconosco la mia responsabilità in questo, che dopo tutto è il motivo per cui sono qui e lo apprezzerei davvero se tu potessi aiutarmi ad aiutarla. Che cosa suggerisci?”

I fatti sono ridimensionati, gli esempi diluiti e gli eventi sfocati. La negazione plausibile è srotolata e alleata con il fascino che emano mi allontano con un altro ammiratore della mia collezione e tu ti stupisci di come pare che l’abbia passata liscia di nuovo. Davvero non dovresti (anche se sono contento che tu lo sia) essere così sconvolto da questo dal momento che hanno davvero poche possibilità di scoprire ciò che siamo veramente. Cosa ne pensi del dott. E e della dottoressa O? Sì, ci sono voluti due di loro con una manovra a tenaglia e solo perché ho dovuto arrendermi a loro, ma quella guerra è ancora in corso e c’è ancora molto da ottenere.

H.G. TUDOR

The Joys Of Therapy and The Narcissist

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👤 APPENA USCITO – PRIMO ROUND

So che molti di voi mi chiedono delle mie interazioni con i bravi dottori, Dr E e Dr O quindi ho pensato di riportarvi indietro. Torno indietro. Il mio primo coinvolgimento con queste persone del campo medico non è stato con il dottor E o la dottoressa O, ma con un collega a cui mi riferirò come il dottor M. Ho pensato di riportarvi al mio primo incontro con il dott. M. Era un freddo giorno d’inverno quando entrai nell’edificio elegante dove il dottor M aveva le sue stanze di consulenza. Si trovano nello stesso edificio dove in seguito avrei appreso che praticavano il dottor E e la dottoressa O. Sono stato introdotto in un salotto che aveva un fuoco acceso ma non era illuminato. La stanza era comunque calda. Il dottor M era già seduto di fronte alla sua ampia scrivania. Si è alzato per salutarmi ma io sono passato davanti a lui e mi sono seduto su una sedia. Ha cercato di non sembrare sorpreso, ma sapevo che lo era. Si è seduto e si è accomodato al suo posto mentre univa i polpastrelli insieme creando un triangolo e appoggiava le mani sul petto. Stava chiaramente cercando di evocare un’immagine di intelligenza. Io non ero impressionato.

“Buongiorno signor Tudor, sono il dottor M., lavorerò con te. Grazie per aver sistemato i dettagli amministrativi con la mia segretaria, capisco che sia un po’ un pasticcio, ma i documenti devono essere pronti. Ho pensato che oggi potremmo avere una discussione generale piuttosto che lanciarci in dettagli specifici. Una chiacchierata con il caminetto se vuoi. Di solito prendo appunti ma non lo farò oggi. Quindi permettimi di chiederti come stai?”

Non ho detto niente. Ho guardato le scarpe del dottore. Ho notato che portava gli stivali del Chelsea che mi interessavano, ma non abbastanza per fare dei commenti. Il dottore aspettava e potevo sentire un orologio che ticchettava nella stanza. Era da qualche parte dietro di me. Non c’era nessun altro suono. Le pareti di questo vecchio edificio erano spesse, non come il materiale fatto con lo sputo delle costruzioni moderne. Anche la porta era massiccia. Nessun rumore sarebbe stato udito dall’esterno e ho pensato che nessuno avrebbe sentito nemmeno quello che veniva detto qui.

“Ho chiesto come stai?” Ha ripetuto il dottore dopo un momento di attesa. Ho spostato lo sguardo per guardarlo ma non ho detto nulla. Sembrava imperturbabile dal mio silenzio.

“Molto bene. Iniziamo col discutere del perché sei da me oggi.”

Ho aspettato, ma non c’era alcun dubbio. Sono rimasto in silenzio. Ho guardato verso la scrivania del dottor M. Era un pezzo d’antiquariato di un collega fatto di mogano ed era rivestito in pelle marrone. Era uno di quei grandi banchi che aveva decorazioni da entrambe le parti in modo che un socio, in qualsiasi attività potesse essere, si potesse sedersi su un lato e un sottoposto, una specie di impiegato, si sedesse direttamente di fronte a lui dividendo la scrivania. C’era una grande sedia di cuoio dall’altra parte della scrivania. Sulla parte superiore erano poggiati un paio di libri, anche se non riuscivo a leggere i titoli da dove ero seduto e una pila di carte ordinate. Potevo vedere anche una penna poggiata a lato.

“Capisco che non vorresti essere qui ma ora ci sei. Per aiutarci a vicenda, dobbiamo avere una conversazione”, ha affermato il dott. M.

Ho agitato di nuovo il mio sguardo su di lui e mi sono concentrato sul suo vestito. Era blu scuro, dall’aspetto pesante, molto probabilmente di lana. C’era una righina nel materiale. Mi chiedevo se avesse acquistato due paia di pantaloni assieme al completo. Sembrava un uomo che passava molto tempo sul suo fondischiena e questo poteva significare che il cavallo di lana dei suoi pantaloni si sarebbe consumato presto. Un secondo paio era d’obbligo. Ho dato un’occhiata al cavallo del dott. M per cercare di accertarmi se potessi vedere la formazione completa. Una piccola apertura nei pantaloni attraverso la quale si poteva vedere la sua biancheria intima bianca senza dubbio. Finora la lana stava resistendo.

“Ottimo. Perché non mi dici qualcosa di te?”, Ha invitato.

Sono rimasto perplesso prima, ma ora mi stavo annoiando. Ho lasciato che i miei occhi vagassero verso il camino. È stato rilevante e ho pensato che fosse un peccato che non ci fosse il fuoco acceso. Potevo vedere i ceppi accatastati all’interno del camino ma le fiamme erano assenti. Senza dubbio sarebbe in contrasto con la sicurezza del paziente avere un incendio qui. Ho esagerato usando la parola paziente. Era quello che mi considerava. Non ero un paziente. Non ero un imbecille bavoso, sospinto dentro dallo staff in uniforme bianca e seguito da parenti ansiosi. Non ero un deficiente gonfio dal bere il cui cervello si era ridotto in poltiglia in anni di abuso di alcool, quindi si sarebbe automaticamente sporcato. Quelli erano il tipo di degenerati, certamente ben curati dopo i degenerati che di solito venivano in questi posti.

“Quando sei pronto, signor Tudor”, mi ha rivolto un breve sorriso che presumibilmente intendeva rassicurarmi. L’ho guardato di nuovo e l’ho fissato con uno sguardo assente. Sorprendentemente ha incontrato il mio sguardo. La sua espressione non era di sfida, non era minacciosa. Mi ha solo guardato come io guardavo lui. Ha gettato uno sguardo verso la scrivania e si è mosso leggermente sulla sedia. Sì, era incline ad agitarsi, quel cavallo sarebbe stato presto consumato su quel vestito. La sua camicia era bianca e mi divertiva. Solo gli ufficiali di polizia e i piloti delle compagnie aeree indossano camicie bianche. Anche se ho potuto vedere che era costosa non avrebbe dovuto essere bianca. Ho notato che era a due polsini quindi quantomeno era qualcosa. Il polsino singolo avrebbe generato scherno e, cielo, vietato indossare una camicia a maniche corte sotto una giacca del completo: me ne sarei andato.

“Abbiamo un sacco di tempo, quindi solo quando sei a tuo agio”

In effetti abbiamo avuto un sacco di tempo. Due ore di valore grazie alla potenza del libretto degli assegni dei miei genitori. Quindi noi due eravamo seduti in quel grande salotto con il fuoco assente e abbiamo lasciato passare due ore in completo silenzio. Il dottor M non ha detto altro mentre aspettava che io parlassi e io non ho detto altro perché non avevo niente da dirgli. Mi sono concentrato sull’uso del mio silenzio per farlo sentire a disagio. Potrei dire dal modo in cui ha continuato a spostarsi sulla sedia che voleva parlare o ascoltare. Mi ha fatto parlare in diverse occasioni, ma qualcosa gli ha impedito di farlo. Ho occupato i miei pensieri con la pianificazione del resto della mia giornata e anche come avrei potuto attirare la sua segretaria dall’aspetto freddo ma ovviamente assai efficiente nel mio mondo. Ho percorso una serie di situazioni che hanno fatto passare il tempo piuttosto rapidamente. Mi sono quasi sorpreso quando il dottor M si è schiarìto la gola e ha parlato.

“Bene, il nostro tempo è finito questa settimana, signor Tudor. Ci rivedremo la prossima settimana allo stesso giorno e alla stessa ora. Buona giornata” disse gentilmente mentre si alzava dal suo posto.

Non ho detto niente. L’ho oltrepassato e mi sono diretto verso la porta mentre la sovratensione iniziava dentro di me.
Il primo round a HG.

H.G. TUDOR

Seconds Out, Round One

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👤 L'AMORE È UN CONCETTO APPRESO

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Come sai come amare? Sei stato seduto ad occhi spalancati di fronte al grande schermo mentre personaggi dai vestiti colorati si abbracciavano l’un l’altro su una colonna sonora zuccherosa
e così questo ti ha infuso il concetto di cosa fosse l’amore? Quei personaggi dei cartoni ti hanno spiegato cos’è amare? Le loro voci esagerate e le loro assurde pagliacciate, seguite dalla morale della storia ti hanno insegnato cos’è l’amore? Forse hai letto sull’amore, lo hai ascoltato nelle canzoni, e hai studiato i molti modi in cui questa fondamentale emozione appare e influenza le persone. È probabile che tu sia stato influenzato da questi passaggi estremamente commoventi nelle grandi opere dedicate all’amore. È probabile che tu sia stato catturato da tormentoni e da motivetti orecchiabili che inoltre affermavano di dirti cosa fosse l’amore. Hanno tutti giocato un ruolo. Potresti aver imparato sull’amore dalla versione sfornata dai media, il romanticismo Hollywoodiano, arditi eroi, belle fanciulle, torte con cuori dorati, il buon uomo che cavalcando corre in soccorso, l’anima ribelle salvata dall’amore. L’amore potrebbe esserti stato spiegato dal pulpito come amore spirituale, qualcosa che trascende ogni manifestazione terrena, un amore così potente e totale che ha sacrificato il suo unico figlio al fine di dimostrare l’amore verso l’umanità. Questo amore divino è tutto intorno a te, tocca ciascuno e tutti ed è potente nei suoi effetti. Potresti aver imparato l’amore armeggiando furtivamente in fondo ai vicoli, sgattaiolando nelle camere da letto quando così giovane, l’esplorazione di parti del corpo così calde e impellenti era accompagnata da quelle dichiarazioni d’amore sempre così sincere. Un viaggio a casaccio attraverso dieci anni incontrollati mentre nulla e tutto assume un senso nell’insieme. Ripensandoci, l’amore potrebbe esserti apparso nella forma di qualcosa di piccolo e peloso, un incondizionato (a patto di essere nutrito) amore che è leale, generoso e sempre così carino. Così tanti precettori eruditi, lezioni apprese e sostenitori saggi di ciò che è l’amore. Ama il prossimo tuo, ama te stesso, l’amore è tutto ciò di cui hai bisogno, donna innamorata, doveva essere amore, quella piccola pazza cosa chiamata amore, conoscerlo è amarlo, abbiamo trovato l’amore, quanto è profondo il tuo amore? L’amore è tutto intorno a noi, dentro di noi, tra noi, ci solleva e ci delude. È ovunque e potresti benissimo aver imparato in merito all’amore dalle cose qui sopra e da altre ancora.

Però, è molto più probabile che l’amore ti sia stato insegnato da quelli che ti hanno creato, quelle due persone che si sono riunite e attraverso il loro piacere ti hanno creato. Due persone che hanno deciso che si sarebbero assunti la responsabilità di creare la vita, nutrirla e portare una nuova persona nel mondo. Queste due persone hanno accettato molte, moltissime responsabilità da una decisione e da un’azione tale. Soprattutto la responsabilità di insegnare ad una persona cos’è l’amore. Tramite la loro rappresentanza hanno fornito a ciascuno di noi l’idea di cosa sia l’amore. Una comprensione radicale e viscerale di come fa sentire l’amore, di cosa sembra, di come suona. Questo è l’amore. Da questi due individui più che da qualsiasi altra cosa siamo stati iniziati al concetto di cos’è l’amore. Questa infarinatura è durata un tempo notevole e anche se ci sono altri fattori che devono essere considerati, è questa la lezione che è stata appresa immancabilmente per prima e l’unica lezione che risuona sopra tutte le altre. Siamo nelle loro mani così spesso quando viene il momento di imparare sull’amore. Quindi, cos’è questo amore che viene insegnato? Ha così tante, tantissime sfaccettature.

L’amore è quando ti viene detto di non fidarti mai di nessuno.

L’amore è quando ti viene fatto riscrivere l’intero compito solo per un errore di ortografia.

L’amore è quando vieni mandato fuori in una fredda giornata d’inverno e devi rimanerci finché tutte le tre strofe di “Ode all’Autunno” non sono recitate correttamente.

L’amore è sapere che nulla va mai abbastanza bene.

L’amore è comprendere che qualcun altro sa meglio di te cosa è meglio per te.

L’amore è estraniarsi dalla realtà.

L’amore è stare dritti contro una parete molte ore per aver parlato a sproposito.

L’amore è per i deboli.

L’amore è quando ti viene detto che quando me ne andrò nessuno si curerà di te.

L’amore è avere successo.

L’amore è costruire un muro il più alto possibile.

L’amore è sforzarsi finché non fa male e guadagnare quel brusco cenno finale di approvazione.

L’amore è essere visti e non sentiti.

L’amore è adempiere al tuo potenziale e garantire quell’eredità.

L’amore è farti male anche se mi fa male, ma qualcuno in questa casa deve farlo altrimenti chi lo farà?

L’amore è rimproverarti da solo prima di essere rimproverato.

L’amore è vivere nell’ombra e sperare di non essere notato.

L’amore è essere il massimo.

L’amore è preservare il potere.

L’amore è quando ti viene negato un compleanno perché gli altri bambini sono troppo stupidi.

L’amore è essere sminuiti per prevenire la vanità.

L’amore è un riconoscimento avaro e l’ordine di metterci più impegno, spingerti oltre, arrampicarti più in alto, correre più veloce, studiare più a lungo.

L’amore è bruciarti la mano ma senza piangere.

L’amore è non dire nulla del nostro segreto.

L’amore sono le giuste botte.

L’amore è distaccarsi e far finta che le cose non sono mai avvenute.

L’amore è essere mandati via

L’amore è il non detto.

L’amore è uno splendido isolamento.

L’amore mi ha insegnato questo modo.

H.G. TUDOR

Love is a Taught Construct

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👤 IL BARATTOLO DI BISCOTTI

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Quando ero bambino, la mia nonna cucinava i più deliziosi e profumati biscotti al forno che esistano. La sua casa si riempiva dell’aroma di questi dolcetti mentre cuocevano nel forno. Li sfornava e metteva le teglie tutte in fila a raffreddare mentre i miei fratelli e io stavamo lì a osservare, con gli occhi spalancati e l’acquolina in bocca. I gusti con cui erano fatti erano così allettanti. Gocce di cioccolato, burro di noccioline, impasto di cioccolato, cannella, mirtilli e arance e cioccolato bianco. Non ci era permesso di mangiarli quando erano caldi, anche se sapevano dalla nostra mamma dei biscotti che avevano un sapore sensazionale in quel modo. La selezione di dolcetti dall’acquolina in bocca vennero messi in un grande barattolo per i biscotti e posizionati su una mensola.

“Ora”, la mia nonna annunciò, “i biscotti vanno meritati. A ogni buon comportamento il risultato sarà un biscotto del vostro gusto preferito.”

“Mi piace più di tutti quello con le gocce di cioccolato” disse mia sorella più grande.

“Preferisco quello con il burro di noccioline”, annunciò il mio fratello maggiore.

“È alla cannella per me” rilanciò il mio fratellino più piccolo mentre frizzava per l’eccitazione. Io rimanevo senza dire niente.

“E tu HG? Qual è il tuo preferito? mi chiese la mia nonna mentre si abbassava a livello della mia faccia.

“Mi piacciono tutti nonnina, non ne ho un preferito” le ho risposto

La mia nonna si mise a ridere.

“Oh non puoi averli tutti HG, starai male” mi disse e mi scompigliò i capelli.

“Lo farà nonna, è avido”, mia sorella mi rimproverò e io le diedi la mia occhiata. L’avevo perfezionata guardandomi allo specchio durante l’estate precedente. Restringevo gli occhi e fissavo lo sguardo rievocando ogni tipo di rabbia, odio e disprezzo che potevo raccogliere. Funzionava meglio se pensavo alle cose che mi facevano arrabbiare. Richiamavo il momento in cui ero stato messo fuori dalla squadra di calcio della scuola senza un motivo apparente. Ricordavo quando il mio dipinto non aveva vinto la competizione organizzata dalla chiesa (“Ma sei arrivato secondo” si era congratulato il mio fratellino più piccolo, cosa c’è di buono nell’essere secondi?!) e ogni altra ingiustizia che mi era stata inflitta. Rievocavo la rabbia provata per ogni atto di esclusione e fallimento nel riconoscere i miei talenti e la canalizzavo nella creazione di questo sguardo freddo e maligno. Quando lo sparai verso mia sorella lei immediatamente si mise tranquilla. Sapeva bene che non doveva ostacolarmi quando le davo quello sguardo.

“Bene” la nonna continuò mentre si rialzava “se tutti voi mi aiutate a lavare le teglie potrete avere un biscotto per ognuno. Deridevo i miei fratelli vedendoli radunarsi intorno pronti ad aiutare in un modo così compiacente per un così magro premio.
Mi sono girato e sono uscito dalla stanza riluttante all’idea di partecipare alla loro sottomissione collettiva.

“Non vuoi un biscotto?” disse mia nonna, la sua voce mi seguiva mentre camminavo in giardino.

“No grazie” ho risposto oltre la mia spalla e mi sono messo ad arrampicarmi sul mio albero preferito per arrivare in alto tra i suoi rami e stare seduto in un così splendido isolamento guardando attraverso il grande giardino che circondava l’impressionante casa dei miei nonni. Sono rimasto seduto lì per ore, padrone di tutto ciò che sorvegliavo.

Quando sono tornato per la cena i miei fratelli mi ricordarono quanto erano deliziosi i biscotti che avevano gustato ma io rimanevo impassibile di fronte alle loro provocazioni inefficaci perché sapevo che il mio trionfo avrebbe sorpassato i loro risibili risultati. Semplicemente sorrisi e mangiai la mia cena.

Quella sera aspettai quando tutto il resto della casa fosse immerso nel sonno e andai da basso, in cucina. In piedi sul pavimento di pietra, la luce della luna che scintillava nella stanza facendo splendere il barattolo di vetro. Mi arrampicai su uno dei mobili e rivendicai il mio premio. Ho messo il barattolo giù di fronte a me e ho tolto il coperchio prima di immergerci dentro la mano e selezionare il biscotto con il cioccolato bianco. L’ho divorato in 3 morsi. Ne ho preso uno alla cannella e l’ho divorato prima di attaccarne uno ai mirtilli e arancia. Ne ho recuperato uno alle gocce di cioccolato, al burro di noccioline e al gusto di cioccolato, li ho messi vicini a me pronti da portare a letto. La mia mano indugiava ancora sul barattolo. Quanto avrei voluto prenderne un altro alla cannella, romperlo e metterlo vicino al letto di mio fratello minore ma sapevo che sarebbe stato futile.
La mia nonna non avrebbe mai potuto ricordare quanti biscotti di ogni tipo aveva fatto e non avrebbe mai notato che ne erano spariti sei durante la notte. Queste erano le basi del mio successo. Quindi non c’era motivo di tracciare una pista fino al letto di mio fratello minore, non importa quanta soddisfazione potevo avere nel vederlo accusato e piangente mentre protestava di essere innocente. Ho messo a posto il barattolo e raccolto la mia ricompensa pronto a tornare a letto e godermi i miei snack rubati riflettendo sulle mie abilità. Anche allora conoscevo le debolezze della gente e come sfruttarle al meglio.

H.G. TUDOR

The Cookie Jar