📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: OGGETTIFICAZIONE

78956207_114861789984237_5872096544269795328_n.jpgC’era una volta una mia fidanzata chiamata Lesley. Il mio metodo preferito di ottenere carburante da lei e allo stesso tempo manipolarla era chiamarla “Cosa”.
Era estremamente sminuente ed in linea con il mio modo di vedere le cose secondo cui le persone sono solo oggetti ed apparecchi che fanno cose per me. Tu puoi essere un dispositivo che fornisce ammirazione, puoi essere un’apparecchiatura premurosa e corrermi attorno.
In alternativa puoi essere un oggetto utile che mi procura ciò che voglio. Una persona è un elettrodomestico, un oggetto. Ero capace di rafforzare questa idea specialmente con Lesley.
Non lo facevo per tutto il tempo. Questo ne avrebbe diluito l’effetto. D’altra parte ero coerente nell’applicazione. In qualche modo era una mezza via rispetto al Trattamento del Silenzio dato che non la riconoscevo totalmente, la sminuivo ma senza ignorarla del tutto. Il fatto è che le parlavo facendola sentire come se dovesse rispondere e nello stesso tempo ottenevo quello che stavo cercando; una reazione.

Iniziavo come prima cosa al mattino. Come sempre, mi svegliavo per primo dato che avevo trascorso una notte di sonno riposante, il sonno del giusto. Lei probabilmente era rimasta sveglia per qualche ora dopo che mi ero girato di spalle quando voleva fare l’amore. Lei sapeva bene come infastidirmi. Mentre stavo disteso appoggiato su un gomito guardando la sua faccia lentigginosa, lei sbatteva le palpebre per svegliarsi. I suoi occhi azzurri incontravano i miei e potevo leggervi la speranza per il fatto che la stavo guardando.

“Ah, Cosa è sveglia” sorridevo mantenendo il mio sguardo fisso. La speranza si infrangeva immediatamente e anche se cercava di nasconderlo, potevo vedere che il mio colpo era andato a segno.

“Oh non fare così, per piacere, è orribile” diceva gentilmente

“Cosa sembra avere qualcosa da dire. ce l’ha sempre” sottolineavo. Lei scuoteva la testa.

“Per favore smetti di fare questa cosa, sai che questa cosa non mi piace”

“Cosa, vuole che la smetta. Cosa, vuole sempre averla vinta.”

“No, non voglio”

“Cosa ora si sta arrabbiando. Cosa perde sempre la pazienza”

“Smetti con questa cosa”. Lei si alzava dal letto e andava a farsi la doccia, io le gironzolavo attorno facendole la radiocronaca.

“Cosa sta lavando Cosa usando il doccia schiuma che ho comprato per Cosa. A Cosa piace avere un buon profumo.”

“Cosa sta lavando i capelli di Cosa ora. Cosa cerca di lavare via la colpa. Cosa odora di questa Cosa.”

Lesley provava ad ignorare i commenti ma sapevo dai suoi sospiri e dal fatto che le spalle le si erano incurvate, che stava avendo effetto su di lei. Dopo averla sottoposta a circa 15 minuti di commenti su quel che stava facendo, cambiavo tattica e iniziavo ad usare questa tecnica in un modo più affascinante.

“Cosa dovrebbe indossare una gonna stretta e una camicetta oggi. Cosa non vuole sembrare troppo sciatta anche se Cosa è, un Venerdì.”

Lesley si metteva l’abbigliamento suggerito. Sapevo perché lo faceva. Lei sentiva che dando questi suggerimenti, anche se la chiamavo “Cosa”, mostravo di provare interesse per lei e se la beveva alla grande. Lei aveva completamente mancato il fatto che era ciò che volevo che lei facesse e non aveva niente a che fare con il fatto di essere interessato a lei.

“Cosa dovrebbe davvero cucinare la colazione dato che non dovremmo essere affamati”

“Cosa dovrebbe assicurarsi che la spesa sia fatta prima che torniamo a casa stasera”

“Cosa dovrebbe ricordare che dobbiamo uscire stasera e Cosa non è invitata”

Lei partiva per il lavoro irritata ma senza voler peggiorare la situazione. La mia tecnica continuava lungo la giornata, le telefonavo

“Cosa, è occupata?”

“Sì lo sono, quindi ora stai parlando con me, giusto?”

“Cosa vuole sapere se sto parlando con Cosa. Ora non lo stiamo facendo” e le mettevo giù il telefono.

Alla sera mi supplicava di smettere di chiamarla Cosa con gli occhi che le si riempivano di lacrime. Lesley aveva avuto abbastanza trattamento di oggettificazione che fosse sostenibile e diviso lungo tutto il giorno. Mentre prendevo il portafoglio per prepararmi ad uscire con i miei amici, senza di lei, mi giravo e le dicevo

“Ora esco. Io e te ci rivediamo dopo”

Il sorriso che scoppiava sul suo viso era immenso appena abbandonavo la telecronaca del Cosa.

“Okay, divertiti” mi rispondeva gentilmente

“Lo farò. Ciao Karen”

Non mi voltavo mai a guardare oltre la mia spalla ma sapevo come l’uso del nome sbagliato l’avesse ferita.

H.G. TUDOR

The Narcissist Manipulates – Objectification

👤 RIMPIANTI

78817330_118051059665310_3838490088652668928_n.jpgIl Dr. E mi ha spiegato di voler discutere con me il problema del rimpianto.

“Hai mai avuto rimorso per qualcosa?” ha chiesto.

“No” ho risposto prontamente.

“Capisco. Cosa hai compreso riguardo al rimpianto?”

“È un’emozione di tristezza o forse disappunto per qualcosa che hai fatto o hai fallito nel fare”

“Quando hai sperimentato questa emozione?” ha chiesto.

“Non l’ho fatto”

“Perché?”

“Vediamo. Probabilmente perché non ho nulla per cui esprimere rimpianto. L’assenza di qualcosa tende ad essere la ragione per cui tu non hai qualcosa. Sei d’accordo?”

“Ok. Ora, in molte spiegazioni tu hai spiegato riguardo a cose che avevi fatto, sì ” Ha notato che facevo per interromperlo ma ha continuato “So che tu aggiungi dettagli alle cose a mio beneficio e apprezzo che tu condivida informazioni con me. Questi atti di commissione e omissione rendono le persone arrabbiate con te, ferite e sconvolte. Sei d’accordo?”

Ho annuito.

“Okay. Ora voglio ipotizzare che una persona potrebbe sentire rimpianto nell’aver causato che queste persone si sentissero in quel modo. Sei d’accordo?”

“Tu potresti sentire rimorso Dr. E, Io no”

“Perchè?”

“Perché riguardo a quale parte del discorso, Perché tu puoi sentire un senso di rimpianto o perché io non posso farlo?

Se era irritato dalla mia pedanteria non lo stava mostrando.

“La seconda”

“Perché non ho colpa. In tutte queste situazioni è l’altra persona che sbaglia”

“Potresti fare qualche esempio?”

“Okay. Il cane di Kate è sparito. Ti ricordi cosa ti ho detto a riguardo?” Lui ha annuito. “Se se ne fosse presa cura nel modo giusto e mi avesse dato le attenzioni che merito non si sarebbe perso. Cristopher che è stato licenziato dalla sua posizione, era un incompetente. Emily continuava a farmi la domanda sbagliata ecco perché l’ho trattata in quel modo. Sophie continuava a chiedermi cosa stavo pensando ed è per questo che ho perso le staffe e ho rotto la sua televisione. Riguardo a Paula, era in ritardo così me ne sono andato lasciandola a piedi. Vuoi che vada avanti?”

“No, è sufficiente”

“Se le persone si fossero impegnate di più, se fossero state più riflessive, questo non sarebbe successo. Io lo faccio perché loro no? Te lo dico io perché. Diventano deboli e autocompiaciuti. Pensano di poter evitare di investire energie nella nostra relazione, che sia intima o meno. Se tu non nutri qualcosa appassirà e morirà. Fanno tutto da soli e sono gli unici che sbagliano. La mia reazione è perfettamente naturale. Sono in diritto di rispondere in quel modo. Non possono giudicarmi, non hanno la giurisdizione per farlo, certamente non quando mi deludono ogni singola volta. Fanno tutto da soli con la loro debolezza e il loro piagnucolare, la riluttanza nel fare quello di cui c’è bisogno, quello che io ho bisogno. Mi danno il voltastomaco dottore, mi fanno davvero vomitare. Hai una qualche idea di come sia difficile trovare qualcuno che mantiene vivo il mio interesse, qualcuno abbastanza scintillante da eguagliare la mia brillantezza? È impossibile. Ci ho provato Dr. E, ho sanguinato provando ad offrire loro il mondo nella speranza che almeno uno di essi corrispondesse alle mie aspettative e non mi deludesse. Succede sempre. Resto sempre deluso. Lei lo ha fatto la prima volta e poi è successo ancora e ora si è ripetuto. Perché? Cosa faccio di così sbagliato per meritare di essere trattato in questo modo? Non rimpiango niente, Dottore, perché niente è colpa mia.

H.G. TUDOR

Regrets

👤 OSSERVARE LE STELLE CON LA SCUDIERA

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Io e la Scudiera abbiamo vagato di recente nelle campagne. Era un festino di blu scuro, verde e azzurro, con la magnifica campagna intorno a noi. Non vedevamo nessuno e nessuno vedeva noi. L’unico suono era quello del ruscello che scorreva veloce verso la nostra casetta e persino quello venne silenziato quando svoltammo dietro la curva del nostro santuario tra le montagne.

Il cielo senza nuvole che aveva abbracciato una giornata insolitamente calda rimane intatto all’arrivo della notte. Dopo una cena soddisfacente, La Scudiera e io abbiamo spento ogni luce elettrica, lanterna e candela nel rifugio e poi ci siamo avventurati fuori mentre i nostri occhi si adattavano all’oscurità. La luna era bassa a est, essendoci appena avventurati oltre l’orizzonte e la fila degli alberi sotto di esso, il suo pallore lattiginoso non era in grado di influire sostanzialmente sul mantello dell’oscurità che ora si avvolgeva tutto attorno a noi.

Salimmo sull’ampia veranda che circonda il nostro rifugio e poi ci sdraiammo sulla schiena l’una accanto all’altro mentre guardavamo verso l’alto verso il cielo che si spostava. L’aria della sera era fresca, ma non gelida e tutto ciò che si sentiva era il gorgoglio del ruscello poco lontano. Gli uccelli e gli animali erano caduti in silenzio e i rumori brutali del genere umano erano assenti da questo paradiso. Niente clacson, niente motori, niente sirene.

Silenzio.

Mentre giacevamo lì, l’immensità dello spazio incombeva su di noi. Le stelle luccicanti distanti anni luce scintillavano e brillavano per noi. Migliaia di esse, chiare e visibili, dal momento che non solo eravamo liberi dal rumore dell’umanità, ma ci era stato risparmiato l’effetto inquinante di migliaia di lampioni e il bagliore proiettato attraverso decine di migliaia di finestre dalla luce delle lampade, dallo splendore degli schermi e dai neon lampeggianti. Il cielo notturno non era contaminato dal costrutto dell’umanità ed era sospeso su di noi come aveva fatto per miliardi di anni prima della nostra apparizione.

La Scudiera non disse nulla. Io restai in silenzio mentre ero lì sdraiato e fissavo il cielo. L’Orsa Maggiore fu immediatamente evidente e al suo interno Il Carro o come i nostri amici transatlantici l’avrebbero chiamato, Il Grande Carro. Abbassai gli occhi e guardai le costellazioni del Leone e della Lince che si annidavano sotto il grande orso. Mentre giravo la testa, potevo vedere la Via Lattea, come una macchia stellare attraverso il centro del cielo, che si estendeva su quasi tutto il mio campo visivo mentre guardavo la cima di questa montagna dal mio punto di osservazione attraverso decine di migliaia di anni luce di spazio.

Ho pensato a come sono stato capace di vedere tutto ciò dalla mia posizione sul tetto del paese e che molto lontano e molto sotto di me correvano i servitori, i sottoposti e i terziari e quanto fossero ignari dello splendore e della maestà che aumentavano vertiginosamente sopra di loro. Sentii un ghigno di disprezzo formarsi sulle mie labbra mentre contemplavo le orde di ignoranti che avrebbero fissato il marciapiede, il tappeto erboso e la schiuma piuttosto che sollevare la testa e godere di questa vista. ‘È sempre stato così. Guardano sempre nel modo sbagliato. Ecco perché non mi vedono mai arrivare. Persino quelli che hanno rotto con le convenzioni e rifiutato di passare una vita a fissarsi le scarpe vedrebbero solo un piccolo frammento di ciò che io e La Scudiera stavamo guardando. Se fortunati, vedrebbero alcune stelle, forse parte di una costellazione, ma la loro visione sarebbe oscurata dall’inquinamento luminoso, che rovina lo spettacolo e rafforza il fatto che avrebbero vissuto la vita senza una vera visione e chiarezza. I miei pensieri sulla loro frustrazione e risentimento se fossero stati informati di ciò che si perdevano causavano quell’impulso di potere quando arrivò il Carburante di Pensiero, e atterrò molto più potente e abbondante del Carburante di Prossimità che La Scudiera aveva fornito durante la nostra visita.

“È davvero spettacolare”, disse dolcemente la Scudiera dolcemente accanto a me. La sua voce chiara ed elegante si intromette delicatamente nei miei pensieri pieni di disprezzo e li disperde. La dispersione di quei pensieri tuttavia è stata rapidamente seguita da quel forte frammento di invidia poiché lei stava facendo commenti sulle stelle e i cieli sopra, il suo carburante era diretto altrove e anche se il suo tono era quello di ammirazione e gioia e le sue parole di apprezzamento, non erano rivolte a me. Questo era uno spreco. Eppure questa non era l’occasione per frenarmi con lei, per niente. Il suo carburante doveva essere mio, ma non mi sarei scagliato, non ce n’era bisogno.

“Sì, è assolutamente maestoso”, risposi mentre mi preparavo a commentare per attingere carburante da lei.

“E vedi Giove? Laggiù. Riesci a vedere quella “stella” luminosa che è Giove, a sud-ovest”, ho spiegato e sollevato una mano, allungando un dito e puntandolo verso il gigante del nostro sistema solare.

“Dov’è per cortesia?” Chiese lei, e io sentii le fiamme del carburante alzarsi di nuovo dal momento che le sue parole di indagine erano dirette a me, poiché io e lei eravamo seduti lì.

“Siediti tra le mie gambe”, le diedi istruzioni e anche lei si sedette e si trascinò in posizione, la sua schiena premuta contro il mio petto, l’esterno delle sue cosce che sfiorava l’interno delle mie. Appoggiai il mento sulla sua spalla, potevo sentire il profumo leggero del suo shampoo dei suoi lunghi capelli biondi e misi il braccio intorno a lei.

“Segui il mio dito”, dissi e attesi mentre indicavo Giove.

“Ah, sì, lo vedo. Adoro che tu conosca cosa c’è nel cielo, ma tu hai sempre amato le stelle e i pianeti, vero?”

Il carburante positivo mi si riversò addosso.

“Oh sì”, confermai edificato dalla sua convalida della mia indicazione e dal suo ricordo di ciò che le avevo detto in precedenza.

La sentii appoggiarsi a me e riconobbi che questo ancora una volta segnalava la sua tranquillità e che era a suo agio con me. Sentii istintivamente la puntura di aculei contro questa vicinanza, ma la presenza del suo carburante mi permise di superarla e permisi al contatto di continuare.

“E ora, se segui il mio dito, ti condurrò a Saturno”, spiegai. Lei fece una breve e calda risata verso il mio dito interplanetario e più carburante si riversò su di me.

“La prossima volta dovresti portare il tuo telescopio, HG, così potremo vedere le lune e gli anelli”, suggerì.

“Certamente”, risposi.

Restammo entrambi in silenzio mentre io abbassavo il braccio e lei rimase immobile, incastrata tra le mie gambe e appoggiata a me. Si mosse leggermente, come per accoccolarsi ancora più vicino a me e questo atto di affetto fece sì che ottenessi ancora più carburante. Così mi sedetti, il suo dio, a presiedere la galassia. Assolutamente adatto.

“Cosa provi quando guardi questo?” Mi chiese.

Non risposi immediatamente. Ciò dava l’impressione di serietà e della dovuta considerazione alla sua domanda ed era un’utile effetto collaterale della mia pausa. Il fatto era che il mio ritardo nella risposta non era dovuto al voler trasmettere tale importanza, anche se ovviamente avrei sostenuto che era così, ma nasceva dalla mia considerazione su cosa dirle.

Dovrei sostituire la conoscenza con il sentimento e permettere allo splendore letterario della mia mente istruita di colmare le lacune causate da ciò che sono? Dovrei chiudere il buco con aggettivi e osservazioni poetiche? Dovrei affrontare l’abisso con l’acquisizione dei sentimenti descritti forniti da altri che avevo sentito, visto e letto, rivendicandoli come miei?

O dovrei presentare la mia realtà?

Dovrei dirle che il mio sentimento per quella visione era vuoto come lo spazio tra le stelle che brillavano sopra di noi? Dovrei dirle che sono stati i servi a farmelo sentire, anche se solo leggermente?

Dovrei dirle che è stata lei a farmelo sentire più di ogni altra cosa, ovvero il potere?

H.G. TUDOR

Stargazing With The Shieldmaiden

👥 NASCONDERTI DA TE STESSO

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Un’altra seduta con il dott. E. Mentre ero seduto nel suo studio mi chiedevo quanto fosse stato speso finora per quella presunta terapia. Poche migliaia di sterline, senza dubbio, e ho immaginato che sia il Dr E che la Dr O sarebbero stati più che contenti di continuare queste consultazioni data la loro natura redditizia. Il cinico che era in me rifletteva sul fatto che le risorse finanziarie erano tali che loro avrebbero esteso questa durata della terapia per tutto il tempo che potevano. Questo non mi riguarda. Non ero io che pagavo e di solito mi piaceva il battibecco con i bravi dottori. Mi divertiva. Tuttavia, dato che rimuginavo sul fatto che il richiamo dello sporco lucro fosse ciò che aveva motivato il Dr E e la Dr O, mi sono reso conto che almeno davano l’impressione di volermi aiutare. So dalle svariate sedute che molto riguardava il fatto che acquisissi consapevolezza e intuizione al fine di prendere decisioni informate su ciò che volevo io, piuttosto che un’impostazione prescrittiva da parte di questi primari, ma io ho capito che a loro in realtà importava. Volevano aiutarmi. Questo naturalmente era il motivo principale per cui ero contento di continuare a presentarmi e di essere sottoposto alle loro domande; questi due esaminatori di HG esibivano tratti empatici e quindi si dimostravano attraenti per me. La mia tolleranza per il loro ripetuto sondaggio di aree della mia vita che preferivo mantenere chiuse e sbarrate è sorto perché mi hanno fornito l’attenzione che è così vitale per la mia esistenza. Sapevo anche che lì c’era un’ammirazione anche per me. Era evidente nel modo in cui i due mi guardavano, specialmente la dottoressa O. Sapevo che, in quanto studiosi, ammiravano la mia maniera di essere così sincero riguardo al modo in cui mi comportavo. Potevo vedere come ammiravano il modo in cui sono stato creato. Sapevo che a loro non piaceva, come può piacere uno come me, dato l’abuso che ho perpetrato liberamente come un contadino che sparge i semi, ma avevano quella profonda ammirazione per questa efficiente macchina che era stata spogliata di tutte le emozioni non necessarie e super-caricata con determinate caratteristiche al fine di funzionare alla massima efficacia. Di conseguenza, anche i medici mi fornivano ciò di cui avevo bisogno e il nostro rapporto poteva continuare all’infinito. Continuavano ad essere affascinati da me e volevano aiutarmi. Io, a mia volta, ero contento di impegnarmi in questo rapporto perché mi forniva qualcosa che richiedevo. L’accordo era reciprocamente soddisfacente, anche quando i dottori divagavano in territori che era meglio lasciar stare.

“Ciao HG come stai?” Chiese il dott. E. Io esitai. Di solito non si informava su come stavo. Altri avrebbero tirato fuori una simile domanda di solito non interessati alla risposta, ma si limitavano a mostrare una formalità. Il dottor E non ha fatto una domanda del genere e il fatto che lo faccia ora mi mette in guardia.

“Sto benissimo, grazie per la tua gentile richiesta,” risposi con un sorriso. Non indagai su come stava lui; Non ero interessato e non dovevo fingere un tale interesse.

“Bene. Andiamo subito al sodo, chi sei tu? “

“H G Tudor”.

“Infatti lo sei. C’è altro?”

Mi fermai. Vedo, dottor E, che stiamo andando in profondità oggi vero? Molto bene, staniamo dove vuoi andare.

“La domanda su chi sono io è una cosa che dipende dal contesto”, iniziai. Il dott. E iniziò a prendere appunti.

“Come una persona definisce se stesso è ciò che sospetto sia dove vuoi davvero arrivare.” Guardai il dottor E per un segno di affermazione, ma non c’era.

“Ho un’idea di chi sono io? Come c’è arrivato? So chi sono o cerco di farmi definire dagli altri? Sono un’identità indipendente che è stata plasmata dalle mie stesse decisioni o sono un prodotto degli altri e delle loro esperienze? Sono consapevole di chi sono o devo ancora scoprire tutto ciò che sono?”

“Tutte domande interessanti, ma lasciami tornare alla mia domanda iniziale”, interruppe il dottor E, “chi sei tu?”

“Chi sono? Sono molte cose per molte persone. Amico, amante, capo o confidente sono etichette che sono applicabili a me. Conquistatore, seduttore, vittima e profanatore sono altre che sono ugualmente applicabili. Carismatico, raffinato, intelligente, interessante, stimolante, di successo e affascinante sono anche le caratteristiche che si uniscono per creare ciò che sono.”

“Capisco. Diresti quindi che sei sicuro di sapere chi sei?”

“Sì.”

“Pensi che se facessi questa domanda alla tua famiglia e ai tuoi amici, ai tuoi colleghi o persino alla mia segretaria, darebbero risposte simili a quelle che mi hai dato tu?”

Sbuffai.

“I bugiardi si annidano nelle file di quelli che hai descritto e non hanno altro che malevolenza nei miei confronti. La loro perfidia è così grande che posso avvertire il suo fetore mentre sono seduto qui. Chiedi con ogni mezzo ma non ti sarà dato nulla se non una sequela di bugie. Insulti e attacchi alla mia buona natura.”

“Quindi tutti ti insulterebbero?”

“No, non tutti, ci sono quelli che mi conoscono per quello che sono.”

“Si potrebbe dire che tutti ti conoscono per quello che sei?”, Insisté il dott. E.

“No. Ci sono quelli che hanno in programma di abbattermi e sono loro che pensano di conoscermi ma hanno costruito un’idea di ciò che sono ed è un’idea falsa che viene usata per servire i loro nefandi propositi. Altri riconoscono la mia grandezza e si accontentano di accoglierla.”

“Ma non potrebbe essere il caso che a queste categorie di persone capiti di comprendere semplicemente diversi elementi di te. I tuoi ammiratori conoscono l’H.G. che è generoso, interessante e affascinante. Quelli che consideri come denigratori forse conoscono una parte diversa di te, il profanatore e il conquistatore a cui hai fatto riferimento, così questo li induce a considerarti in una luce meno positiva?”, Chiese il dott. E.

“No. Il profanatore e il conquistatore sono artifici creati da coloro che cercano di farmi del male. Lascia che lo facciano e io sarò ciò che pensano che sia. Non è più di quanto meritino. Creano una simile mostruosità con la loro perfidia e attacchi ingiustificati, così lasciamo che conoscano la bestia, lasciamo che sentano il loro alito caldo e fetido in faccia, il graffiare dei loro artigli contro la loro pelle che cede e il pieno orrore del potere sul loro essere. Loro lo creano, lasciamoli subire,” sputai, la semplice considerazione di quelli che mi avevano fatto un torto facendo innescare la mia furia.

“Non potresti possedere tutti quegli attributi? Non potrebbe essere che li hai tutti e la gente ne vede alcuni prima di altri?”

“No”, dissi con fermezza. Il dottor E annuì e tacque.

“Cosa penseresti se ti dicessi che penso che tu ti stia nascondendo da te stesso?”

Distolsi lo sguardo dal dottor E e mi concentrai su una foto sul muro. Non questo, non ricominciare da capo. Non permettergli di ottenere un appiglio H.G. Respingi l’attacco, espelli l’intruso, caccialo.

“Non mi nascondo.”

“Ma potresti non capire che lo stai facendo?”

“No.”

“Potrebbe essere che non sai chi sei?”

“No.”

“Potrebbe essere che tu lo sappia, ma preferisci non prenderlo in considerazione?”

“No.”

“Questo argomento di discussione ti sta mettendo a disagio?”

“No.”

Spostai lo sguardo di nuovo verso il dottor E. Forza, continua a cercare di colpire le mie difese, non ci riuscirai. Conosco il tuo gioco Dr E. So dove stai cercando di portarmi ma io non ci andrò.

“Ottimo. Torniamo al modo in cui consideri te stesso, approfondisci questo”, Invitò.

Il senso di sollievo mi investì, ma non diedi alcun segno esteriore del suo effetto. Sorrisi, esultante per aver respinto questo sondaggio ancora una volta ed eccitato dalla prospettiva di parlare più nei dettagli della mia materia preferita; me.

H.G. TUDOR

Hiding From Yourself

👤 UNA CIOTOLA DI CILIEGIE

190920C A Bowl of Cherries.jpgIo ho un Amico del Circolo Interno. È quello che le persone considererebbero generalmente come un “buon uomo”. È più vecchio di me, non abbastanza vecchio  per essere un padre. Piuttosto lo zio più giovane che è con i piedi per terra, ma si gode un po’ di sale della vita. Combatte le frodi nelle organizzazioni governative, si gode una birra, ama il suo sport, un entusiasta uomo di famiglia, devoto e svolge un ruolo nella parrocchia locale, suona strumenti musicali, scrive poesie e ogni sabato fa la spesa e passa un’ora a chiacchierare con un suo amico di famiglia. Lui e io ci godiamo il cibo italiano e un buon dibattito mentre mettiamo il mondo al posto. Si gode ​​un’accanita discussione ed è tutto buon carburante, ma non c’è mai alcun rancore dopo, anche quando ho girato e girato per evitare di ammettere una certa questione. Ogni volta che ci incontriamo inizia sempre col ricordarmi che la mia vita è una ciotola di ciliegie.

“Sì, HG è una ciotola di ciliegie. Guardati. Un uomo istruito con molti amici, un buon lavoro, letterato, capace di fare ciò che vuole, e viaggi. Organizzi il tuo tempo in modo da poter passare il tempo con molte persone e soprattutto con le ragazze. Santa Toledo, le ragazze. Le affronti e nessun disguido ma non sei mai turbato da questo vero? A volte vorrei essere single e più giovane così da potermi unire a te in queste avventure. Tu sei un uomo a suo agio nella sua stessa pelle. Posso vederlo e ciò significa che puoi avere una vita che è una ciotola di ciliegie”.

Mi piace sempre questo suo piccolo discorso. È importante che le persone riconoscano la  mia posizione elevata e i benefici che ne derivano. Non mostra mai gelosia né giudica quello che faccio (anche se ovviamente non sa tutto). Considera i miei comportamenti come “passatempi” e “avventure”. La conservazione più giovane con il mondo ai suoi piedi. Racconterò l’ultima storia delle mie attività mentre lui sorseggia la sua rioja. Ride e scuote la testa mentre gli descrivo quello che ho fatto, ma non è mai allarmato da quello che gli dico. È un grande sostenitore del vivere la vita fino in fondo, del cogliere le opportunità e del dar fuoco al mondo. Tutto ciò che faccio io naturalmente. C’è solo un argomento dove commenta in modo leggermente negativo. I bambini.

“Allora HG,” inizierà prima di inghiottire ancora vino e accendere un’altra sigaretta se stiamo cenando a casa sua, “quando possiamo aspettarci dei bambini? Tutte queste signore, e non puoi dirmi che non vogliono un piccolo HG con cui condividere le ciliegie?”

“Forse un giorno”, mento, dal momento che non ho intenzione di avere figli. Non sa che ci ho pensato un po’ di tempo fa.

“Beh, sei nel periodo migliore, quindi quelle ciliegie continueranno ad apparire, succose e mature, ma seriamente, un uomo dovrebbe avere figli. Io ne ho quattro. Due da ciascuna moglie. I bambini sono un grande conforto. Ti dice che qualcuno può sopportarti se vuole portare la tua prole, ti danno qualcosa per cui lottare, qualcosa per cui vivere e poi hai degli eredi mentre li vedi andare per il mondo facendo a modo loro.”

Sorrido e gli permetto di dire tutto questo. Lo sento ogni volta che ci incontriamo.

“Devi aver incontrato la donna giusta ormai, giusto? Non hai problemi ad attirarle con la tua grande ciotola di ciliegie vero?”

“È in parte vero, ma c’è così tanto da fare e condividere quelle ciliegie non è davvero in programma.”

“Andiamo”, sorride, “ne hai più che abbastanza e dovresti condividerle. Dovresti far piovere i tuoi regali su qualcuno di speciale e sulla tua prole. È la cosa giusta da fare. Non devi preoccuparti, ragazzo mio, di condividere quelle ciliegie che sai. Ne hai sempre una ciotola piena e se ne condividerai qualcuna in giro sarai sempre in grado di prenderne altre, vero?”

“Non ce ne sono mai abbastanza e devo stare attento sai, ci sono troppe persone che mi
ruberebbero le ciliegie e mi lascerebbero senza niente.”

“No non è vero, te l’ho detto prima, le ciliegie sono lì per condividerle, non per
accumularle. Devi ascoltarmi. Condividi e continua a raccogliere.”

Sorrido e lo lascio continuare con il suo monologo sulle ciliegie e i bambini. Ha ragione anche se io sono colui che raccoglie le ciliegie. Sono in alto, elevato sopra ogni altra cosa intorno a me e raggiungo quei posti che le persone piccole non potranno mai raggiungere. Posso spostarmi da una parte all’altra, su e giù e assicurarmi di ottenere sempre le ciliegie più saporite e succulente prima di chiunque altro. Posso vederle rosse scure e con quella lucentezza raffinata che aspettano solo di essere colte da me e solo da me. Così tante da raccogliere là fuori per cercare di riempire la mia ciotola. Se solo riuscissi a scoprire un modo per tappare il buco nella mia ciotola, in quel caso forse potrei essere tentato di condividere.

H.G. TUDOR

A Bowl of Cherries

👤 APPENA USCITO – PRIMO ROUND

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So che molti di voi mi chiedono delle mie interazioni con i bravi dottori, Dr E e Dr O quindi ho pensato di riportarvi indietro. Torno indietro. Il mio primo coinvolgimento con queste persone del campo medico non è stato con il dottor E o la dottoressa O, ma con un collega a cui mi riferirò come il dottor M. Ho pensato di riportarvi al mio primo incontro con il dott. M. Era un freddo giorno d’inverno quando entrai nell’edificio elegante dove il dottor M aveva le sue stanze di consulenza. Si trovano nello stesso edificio dove in seguito avrei appreso che praticavano il dottor E e la dottoressa O. Sono stato introdotto in un salotto che aveva un fuoco acceso ma non era illuminato. La stanza era comunque calda. Il dottor M era già seduto di fronte alla sua ampia scrivania. Si è alzato per salutarmi ma io sono passato davanti a lui e mi sono seduto su una sedia. Ha cercato di non sembrare sorpreso, ma sapevo che lo era. Si è seduto e si è accomodato al suo posto mentre univa i polpastrelli insieme creando un triangolo e appoggiava le mani sul petto. Stava chiaramente cercando di evocare un’immagine di intelligenza. Io non ero impressionato.

“Buongiorno signor Tudor, sono il dottor M., lavorerò con te. Grazie per aver sistemato i dettagli amministrativi con la mia segretaria, capisco che sia un po’ un pasticcio, ma i documenti devono essere pronti. Ho pensato che oggi potremmo avere una discussione generale piuttosto che lanciarci in dettagli specifici. Una chiacchierata con il caminetto se vuoi. Di solito prendo appunti ma non lo farò oggi. Quindi permettimi di chiederti come stai?”

Non ho detto niente. Ho guardato le scarpe del dottore. Ho notato che portava gli stivali del Chelsea che mi interessavano, ma non abbastanza per fare dei commenti. Il dottore aspettava e potevo sentire un orologio che ticchettava nella stanza. Era da qualche parte dietro di me. Non c’era nessun altro suono. Le pareti di questo vecchio edificio erano spesse, non come il materiale fatto con lo sputo delle costruzioni moderne. Anche la porta era massiccia. Nessun rumore sarebbe stato udito dall’esterno e ho pensato che nessuno avrebbe sentito nemmeno quello che veniva detto qui.

“Ho chiesto come stai?” Ha ripetuto il dottore dopo un momento di attesa. Ho spostato lo sguardo per guardarlo ma non ho detto nulla. Sembrava imperturbabile dal mio silenzio.

“Molto bene. Iniziamo col discutere del perché sei da me oggi.”

Ho aspettato, ma non c’era alcun dubbio. Sono rimasto in silenzio. Ho guardato verso la scrivania del dottor M. Era un pezzo d’antiquariato di un collega fatto di mogano ed era rivestito in pelle marrone. Era uno di quei grandi banchi che aveva decorazioni da entrambe le parti in modo che un socio, in qualsiasi attività potesse essere, si potesse sedersi su un lato e un sottoposto, una specie di impiegato, si sedesse direttamente di fronte a lui dividendo la scrivania. C’era una grande sedia di cuoio dall’altra parte della scrivania. Sulla parte superiore erano poggiati un paio di libri, anche se non riuscivo a leggere i titoli da dove ero seduto e una pila di carte ordinate. Potevo vedere anche una penna poggiata a lato.

“Capisco che non vorresti essere qui ma ora ci sei. Per aiutarci a vicenda, dobbiamo avere una conversazione”, ha affermato il dott. M.

Ho agitato di nuovo il mio sguardo su di lui e mi sono concentrato sul suo vestito. Era blu scuro, dall’aspetto pesante, molto probabilmente di lana. C’era una righina nel materiale. Mi chiedevo se avesse acquistato due paia di pantaloni assieme al completo. Sembrava un uomo che passava molto tempo sul suo fondischiena e questo poteva significare che il cavallo di lana dei suoi pantaloni si sarebbe consumato presto. Un secondo paio era d’obbligo. Ho dato un’occhiata al cavallo del dott. M per cercare di accertarmi se potessi vedere la formazione completa. Una piccola apertura nei pantaloni attraverso la quale si poteva vedere la sua biancheria intima bianca senza dubbio. Finora la lana stava resistendo.

“Ottimo. Perché non mi dici qualcosa di te?”, Ha invitato.

Sono rimasto perplesso prima, ma ora mi stavo annoiando. Ho lasciato che i miei occhi vagassero verso il camino. È stato rilevante e ho pensato che fosse un peccato che non ci fosse il fuoco acceso. Potevo vedere i ceppi accatastati all’interno del camino ma le fiamme erano assenti. Senza dubbio sarebbe in contrasto con la sicurezza del paziente avere un incendio qui. Ho esagerato usando la parola paziente. Era quello che mi considerava. Non ero un paziente. Non ero un imbecille bavoso, sospinto dentro dallo staff in uniforme bianca e seguito da parenti ansiosi. Non ero un deficiente gonfio dal bere il cui cervello si era ridotto in poltiglia in anni di abuso di alcool, quindi si sarebbe automaticamente sporcato. Quelli erano il tipo di degenerati, certamente ben curati dopo i degenerati che di solito venivano in questi posti.

“Quando sei pronto, signor Tudor”, mi ha rivolto un breve sorriso che presumibilmente intendeva rassicurarmi. L’ho guardato di nuovo e l’ho fissato con uno sguardo assente. Sorprendentemente ha incontrato il mio sguardo. La sua espressione non era di sfida, non era minacciosa. Mi ha solo guardato come io guardavo lui. Ha gettato uno sguardo verso la scrivania e si è mosso leggermente sulla sedia. Sì, era incline ad agitarsi, quel cavallo sarebbe stato presto consumato su quel vestito. La sua camicia era bianca e mi divertiva. Solo gli ufficiali di polizia e i piloti delle compagnie aeree indossano camicie bianche. Anche se ho potuto vedere che era costosa non avrebbe dovuto essere bianca. Ho notato che era a due polsini quindi quantomeno era qualcosa. Il polsino singolo avrebbe generato scherno e, cielo, vietato indossare una camicia a maniche corte sotto una giacca del completo: me ne sarei andato.

“Abbiamo un sacco di tempo, quindi solo quando sei a tuo agio”

In effetti abbiamo avuto un sacco di tempo. Due ore di valore grazie alla potenza del libretto degli assegni dei miei genitori. Quindi noi due eravamo seduti in quel grande salotto con il fuoco assente e abbiamo lasciato passare due ore in completo silenzio. Il dottor M non ha detto altro mentre aspettava che io parlassi e io non ho detto altro perché non avevo niente da dirgli. Mi sono concentrato sull’uso del mio silenzio per farlo sentire a disagio. Potrei dire dal modo in cui ha continuato a spostarsi sulla sedia che voleva parlare o ascoltare. Mi ha fatto parlare in diverse occasioni, ma qualcosa gli ha impedito di farlo. Ho occupato i miei pensieri con la pianificazione del resto della mia giornata e anche come avrei potuto attirare la sua segretaria dall’aspetto freddo ma ovviamente assai efficiente nel mio mondo. Ho percorso una serie di situazioni che hanno fatto passare il tempo piuttosto rapidamente. Mi sono quasi sorpreso quando il dottor M si è schiarìto la gola e ha parlato.

“Bene, il nostro tempo è finito questa settimana, signor Tudor. Ci rivedremo la prossima settimana allo stesso giorno e alla stessa ora. Buona giornata” disse gentilmente mentre si alzava dal suo posto.

Non ho detto niente. L’ho oltrepassato e mi sono diretto verso la porta mentre la sovratensione iniziava dentro di me.
Il primo round a HG.

H.G. TUDOR

Seconds Out – Round One

👤 NON STASERA CAROLINE

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I lettori fissi forse ricorderanno la cara, dolce Caroline, una mia ex fidanzata che aveva un’enorme coscienza e cercava sempre di fare la cosa giusta. Lei spesso voleva controbattere alle mie manipolazioni ma non poteva farlo perché era dell’idea che fosse sbagliato. Sbagliato perché lei non credeva all’incrocio di fuoco con fuoco. Sbagliato perché sosteneva sempre che avessi bisogno di aiuto per superare i problemi che evidentemente avevo. Lei era dolce ma spesso così incauta. Caroline era particolarmente entusiasta per i film horror. Io inizialmente lo trovavo leggermente in disaccordo con ciò che era lei per quanto naturalmente abbracciai il suo entusiasmo per questi film come parte del rispecchiamento dei suoi gusti. Ho scoperto che in realtà preferiva thriller psicologici e inquietanti horror, non vero e proprio cinema Gore. La ragione per questo divenne evidente. Le piaceva essere terrorizzata al cinema perché la rendeva amorosa, vogliosa, eccitata, chiamatelo come volete e la faceva desiderare di andare dritti a fare l’amore dopo ogni visita al cinema. Avremmo fatto uscite al cinema circa ogni settimana e qualche volta due volte in un weekend per la sua dose di terrore e poi successivamente di sesso.

Una volta che iniziò il periodo di svalutazione con Caroline, sapevo, come spesso avviene, che il ritiro dell’interesse sessuale verso di lei avrebbe provocato il dolore appropriato, l’irritazione e la reazione frustrata che mi avrebbero fornito il carburante negativo che bramavo. Sapevo anche d’altra parte che si stava confidando con una manciata di persone al di fuori della relazione (nota- assicurarsi sempre un Luogotenente nella fazione della fonte primaria) e non avrei fatto insudiciare il mio nome in un modo simile. Primo, non volevo che queste ascoltatrici (due di loro le avevo identificate come bersagli potenziali) pensassero che avessi un appetito sessuale ridotto quando non era proprio questo il caso, ovviamente a loro non sarebbe stato detto che questa apparente perdita di libido era emersa in conseguenza di una manipolazione. Secondo, non volevo che lei guadagnasse solidarietà e supporto dalla sua fazione riguardo la mia revoca di attenzione sessuale.

Di conseguenza, la tattica doveva causare il ritiro senza che questo fosse direttamente collegato a me. Naturalmente avevo identificato che la partecipazione al cinema per guardare film spaventosi era il catalizzatore che accendeva la sua libido. Per lei, una serata al cinema era una notte di sesso. Di conseguenza doveva essere la serata film il bersaglio. Avevo bisogno di mantenere la mia apparenza (quanto meno) di essere ragionevole così sarei stato in grado di ottenere comprensione alla sua mancanza nel coinvolgersi in un’unione sessuale e anche di evitare che sembrasse come se fossi io quello che stava sabotando la serata film. Doveva essere l’unica a sabotare la serata film e quindi se noi o meglio lei non avesse visto il film non ci sarebbe stato del sesso a seguire. Sarebbe stata una sua azione e io avrei potuto lamentarmi giustamente del fatto che fossi quello che non aveva fatto sesso come conseguenza del suo egoismo.

In accordo a questo, i miei obiettivi con Caroline erano i seguenti: –

1. Causare la revoca del sesso rimanendo senza colpa e quindi con un terreno di lamentele;
2. Sabotare la sua partecipazione alla serata cinema senza che sembrasse che fossi stato io a farlo;
3. Far sì che fosse lei a causare il sabotaggio in modo da rimanere innocente.

Sapevo che lei aspirava ad una macchina nuova e mi ero impegnato in false promesse future suggerendo che ci saremmo organizzati perché lei avesse un’auto nuova. Continuavo a rimandare e sapevo che si stava irritando per questo perché voleva una macchina più grande per via dei consumi incrementati che stava facendo associati al suo lavoro. Sabato quando quella sera avevamo programmato di andare al cinema, sono ritornato a casa con un paio di dépliant di un concessionario.

“Cos’hai lì?” ha chiesto piuttosto piacevolmente

“Oh un paio di brochure per la nuova Jaguar, mi piacerebbe cambiarla”

“Cosa? Di già?”

“Che vuoi dire?” ho chiesto.

“Beh hai la tua macchina da meno di un anno”

“E?”

“Beh, non hai bisogno di una macchina nuova, io sì”

“Ah è così, vero?” ho chiesto.

“Così come?”

“Non mi è concesso di guardare”

“Hai detto che ti piacerebbe cambiarla”

“L’ho detto ma non è lo stesso di “prendo una macchina nuova” ma, oh no, devi dare per scontato che sai cosa voglio dire, proprio nello stesso modo in cui tu presumi sempre di sapere cosa sia il meglio per me. Se voglio una macchina nuova, la prenderò, sono soldi miei.”

“Sì, sì, ok , ma avevi promesso che avremmo cambiato la mia macchina.”

“No, affatto”

Ha fatto una pausa provando a tenere sotto controllo la sua crescente esasperazione.

“Sì, l’hai fatto.”

“Stai insinuando che ho mentito” , ho detto con fermezza e calma. Lei si è interrotta.

“L’hai fatto non è vero, fottuta serpe,” le ho sibilato.

Potete immaginare come andò il resto della conversazione. L’ho ingannata e l’ho pressata finché non è scoppiata a piangere dalla frustrazione. L’ho riempita di argomentazioni finché non si avvicinò il momento di uscire per il cinema.

“Sei di nuovo in uno dei tuoi umori, non ci vengo al cinema con te visto che sei stato così orribile,” ha dichiarato.

“Mi sta bene. Ci andrò per conto mio.”

L’ho vista rimanere a bocca aperta. Si aspettava che la convincessi a venire. Probabilmente si aspettava anche che le ordinassi una macchina nuova per persuaderla ad andare al cinema. Ecco quanto poteva essere manipolatoria questa donna e non ci stavo cascando. Scusatemi, questo è come successivamente ho descritto la conversazione, quando ho raccontato del maltrattamento a cui sono stato sottoposto.
Sapevo che lei si aspettava che le parlassi dolcemente per convincerla ad accompagnarmi al cinema, ma non lo stavo facendo. Dovetti girare la testa in modo che lei non vedesse il mio sorriso di soddisfazione. Ero alimentato dalla sua irritazione e frustrazione. Sapevo anche che avrebbe maledetto il fatto di essere venuta al cinema e che a sua volta avrebbe rimpianto la perdita del catalizzatore del suo coinvolgimento sensuale che altrimenti si sarebbe goduta del tutto. Mi sono precipitato verso la porta mentre lei faceva un suono di protesta e mi sono diretto alla macchina.

Ho adottato uno sguardo scuro sul volto, come se fossi io ad essere stato offeso dal suo rifiuto di accompagnarmi al cinema ma la realtà era che ne fui deliziato. Avevo attinto carburante, affermato il mio controllo, rinforzato la mia superiorità, e potevo guardarmi il film senza che qualcuno mi afferrasse il braccio in preda al terrore ogni cinque minuti. Potevo anche lamentarmi del suo comportamento con chiunque avessi scelto e sapevo che le sue opzioni per lamentarsi erano state notevolmente limitate perché aveva scelto di non venire al cinema, cosa che a sua volta aveva frustrato il suo previsto piacere più tardi.

Questo è come pensa un Narcisista Superiore. Pianificando in avanti al fine di assicurarsi il carburante, il controllo e la vittoria finale.

H.G. TUDOR

Not Tonight, Caroline

👥 INESPUGNABILE

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Un’altra seduta con il dott. E. Mentre ero seduto nel suo studio mi chiedevo quanto fosse stato speso finora per quella presunta terapia. Poche migliaia di sterline, senza dubbio, e ho immaginato che sia il Dr E che la Dr O sarebbero stati più che contenti di continuare queste consultazioni data la loro natura redditizia. Il cinico che era in me rifletteva sul fatto che le risorse finanziarie erano tali che loro avrebbero esteso questa durata della terapia per tutto il tempo che potevano. Questo non mi riguarda. Non ero io che pagavo e di solito mi piaceva il battibecco con i bravi dottori. Mi divertiva. Tuttavia, dato che rimuginavo sul fatto che il richiamo dello sporco lucro fosse ciò che aveva motivato il Dr E e la Dr O, mi sono reso conto che almeno davano l’impressione di volermi aiutare. So dalle svariate sedute che molto riguardava il fatto che acquisissi consapevolezza e intuizione al fine di prendere decisioni informate su ciò che volevo io, piuttosto che un’impostazione prescrittiva da parte di questi primari, ma io ho capito che a loro in realtà importava. Volevano aiutarmi. Questo naturalmente era il motivo principale per cui ero contento di continuare a presentarmi e di essere sottoposto alle loro domande; questi due esaminatori di HG esibivano tratti empatici e quindi si dimostravano attraenti per me. La mia tolleranza per il loro ripetuto sondaggio di aree della mia vita che preferivo mantenere chiuse e sbarrate è sorto perché mi hanno fornito l’attenzione che è così vitale per la mia esistenza. Sapevo anche che lì c’era un’ammirazione anche per me. Era evidente nel modo in cui i due mi guardavano, specialmente la dottoressa O. Sapevo che, in quanto studiosi, ammiravano la mia maniera di essere così sincero riguardo al modo in cui mi comportavo. Potevo vedere come ammiravano il modo in cui sono stato creato. Sapevo che a loro non piaceva, come può piacere uno come me, dato l’abuso che ho perpetrato liberamente come un contadino che sparge i semi, ma avevano quella profonda ammirazione per questa efficiente macchina che era stata spogliata di tutte le emozioni non necessarie e super-caricata con determinate caratteristiche al fine di funzionare alla massima efficacia. Di conseguenza, anche i medici mi fornivano ciò di cui avevo bisogno e il nostro rapporto poteva continuare all’infinito. Continuavano ad essere affascinati da me e volevano aiutarmi. Io, a mia volta, ero contento di impegnarmi in questo rapporto perché mi forniva qualcosa che richiedevo. L’accordo era reciprocamente soddisfacente, anche quando i dottori divagavano in territori che era meglio lasciar stare.

“Ciao HG come stai?” Chiese il dott. E. Io esitai. Di solito non si informava su come stavo. Altri avrebbero tirato fuori una simile domanda di solito non interessati alla risposta, ma si limitavano a mostrare una formalità. Il dottor E non ha fatto una domanda del genere e il fatto che lo faccia ora mi mette in guardia.

“Sto benissimo, grazie per la tua gentile richiesta,” risposi con un sorriso. Non indagai su come stava lui; Non ero interessato e non dovevo fingere un tale interesse.

“Bene. Andiamo subito al sodo, chi sei tu? “

“H G Tudor”.

“Infatti lo sei. C’è altro?”

Mi fermai. Vedo, dottor E, che stiamo andando in profondità oggi vero? Molto bene, staniamo dove vuoi andare.

“La domanda su chi sono io è una cosa che dipende dal contesto”, iniziai. Il dott. E iniziò a prendere appunti.

“Come una persona definisce se stesso è ciò che sospetto sia dove vuoi davvero arrivare.” Guardai il dottor E per un segno di affermazione, ma non c’era.

“Ho un’idea di chi sono io? Come c’è arrivato? So chi sono o cerco di farmi definire dagli altri? Sono un’identità indipendente che è stata plasmata dalle mie stesse decisioni o sono un prodotto degli altri e delle loro esperienze? Sono consapevole di chi sono o devo ancora scoprire tutto ciò che sono?”

“Tutte domande interessanti, ma lasciami tornare alla mia domanda iniziale”, interruppe il dottor E, “chi sei tu?”

“Chi sono? Sono molte cose per molte persone. Amico, amante, capo o confidente sono etichette che sono applicabili a me. Conquistatore, seduttore, vittima e profanatore sono altre che sono ugualmente applicabili. Carismatico, raffinato, intelligente, interessante, stimolante, di successo e affascinante sono anche le caratteristiche che si uniscono per creare ciò che sono.”

“Capisco. Diresti quindi che sei sicuro di sapere chi sei?”

“Sì.”

“Pensi che se facessi questa domanda alla tua famiglia e ai tuoi amici, ai tuoi colleghi o persino alla mia segretaria, darebbero risposte simili a quelle che mi hai dato tu?”

Sbuffai.

“I bugiardi si annidano nelle file di quelli che hai descritto e non hanno altro che malevolenza nei miei confronti. La loro perfidia è così grande che posso avvertire il suo fetore mentre sono seduto qui. Chiedi con ogni mezzo ma non ti sarà dato nulla se non una sequela di bugie. Insulti e attacchi alla mia buona natura.”

“Quindi tutti ti insulterebbero?”

“No, non tutti, ci sono quelli che mi conoscono per quello che sono.”

“Si potrebbe dire che tutti ti conoscono per quello che sei?”, Insisté il dott. E.

“No. Ci sono quelli che hanno in programma di abbattermi e sono loro che pensano di conoscermi ma hanno costruito un’idea di ciò che sono ed è un’idea falsa che viene usata per servire i loro nefandi propositi. Altri riconoscono la mia grandezza e si accontentano di accoglierla.”

“Ma non potrebbe essere il caso che a queste categorie di persone capiti di comprendere semplicemente diversi elementi di te. I tuoi ammiratori conoscono l’H.G. che è generoso, interessante e affascinante. Quelli che consideri come denigratori forse conoscono una parte diversa di te, il profanatore e il conquistatore a cui hai fatto riferimento, così questo li induce a considerarti in una luce meno positiva?”, Chiese il dott. E.

“No. Il profanatore e il conquistatore sono artifici creati da coloro che cercano di farmi del male. Lascia che lo facciano e io sarò ciò che pensano che sia. Non è più di quanto meritino. Creano una simile mostruosità con la loro perfidia e attacchi ingiustificati, così lasciamo che conoscano la bestia, lasciamo che sentano il loro alito caldo e fetido in faccia, il graffiare dei loro artigli contro la loro pelle che cede e il pieno orrore del potere sul loro essere. Loro lo creano, lasciamoli subire,” sputai, la semplice considerazione di quelli che mi avevano fatto un torto facendo innescare la mia furia.

“Non potresti possedere tutti quegli attributi? Non potrebbe essere che li hai tutti e la gente ne vede alcuni prima di altri?”

“No”, dissi con fermezza. Il dottor E annuì e tacque.

“Cosa penseresti se ti dicessi che penso che tu ti stia nascondendo da te stesso?”

Distolsi lo sguardo dal dottor E e mi concentrai su una foto sul muro. Non questo, non ricominciare da capo. Non permettergli di ottenere un appiglio H.G. Respingi l’attacco, espelli l’intruso, caccialo.

“Non mi nascondo.”

“Ma potresti non capire che lo stai facendo?”

“No.”

“Potrebbe essere che non sai chi sei?”

“No.”

“Potrebbe essere che tu lo sappia, ma preferisci non prenderlo in considerazione?”

“No.”

“Questo argomento di discussione ti sta mettendo a disagio?”

“No.”

Spostai lo sguardo di nuovo verso il dottor E. Forza, continua a cercare di colpire le mie difese, non ci riuscirai. Conosco il tuo gioco Dr E. So dove stai cercando di portarmi ma io non ci andrò.

“Ottimo. Torniamo al modo in cui consideri te stesso, approfondisci questo”, Invitò.

Il senso di sollievo mi investì, ma non diedi alcun segno esteriore del suo effetto. Sorrisi, esultante per aver respinto questo sondaggio ancora una volta ed eccitato dalla prospettiva di parlare più nei dettagli della mia materia preferita; me.

H.G. TUDOR

Impregnable

👤 DIMMI A COSA STAI PENSANDO

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Forse ricordi Sophie che è stata una delle mie ex-fidanzate. Lei era quel tipo di persona spensierata e passava da persona a persona dando amore con vivacità augurando loro il meglio. Era come una macchina che sputa fuori auguri, gentilezze e complimenti.

“Stai proprio bene, sei dimagrita”

“Quella gonna ti sta davvero bene”

“Ho sentito che vi siete sposati, sarete davvero felici. È davvero meraviglioso.”

“Hey che grande notizia del tuo nuovo lavoro. Sono davvero contenta per te.”

“Sembri così contento, sono davvero felice per te.”

Lei era davvero, davvero di buon carattere. Oh e le serviva davvero tanto. Non c’era nemmeno un grammo di cattiveria nel corpo di Sophie e vedeva sempre il lato bello di tutto. A mia volta ero affascinato per come lo gestiva e anche enormemente attratto dalla sua capacità di trasformare la sconfitta in una vittoria.

“È scontroso perché è stanco, lavora troppo lo sai.”

“Credo che non avesse tempo di parlarmi oggi, ha davvero grandi responsabilità. Davvero.”

“Non mi importa che si sia dimenticato del mio compleanno, sono solo davvero contenta di stare con lui, è abbastanza come regalo per me.”

“Non l’ho sentito quindi credo sia fuori con gli amici. È davvero bello passare del tempo con altre persone ogni tanto, mantiene le cose brillanti.”

Lei semplicemente saltellava allegramente distribuendo gentilezza e calore come se fosse tutto quello che era programmata per fare. Ho tratto questa conclusione perché dietro l’eterno sorriso, gli occhi scintillanti e le espressioni esultanti che indossava non c’era davvero molto altro. Non aveva alcun interesse politico, attualità, sport, storia, letteratura e così via. Ascoltava pazientemente se mi lanciavo contro l’ultima proposta riguardante l’immigrazione, annuendo e sorridendo e quando le chiedevo cosa ne pensasse diceva,

“Oh tutto questo è per gente davvero intelligente. Non per me.”

Non era mai sprezzante nel senso di riversare disprezzo solo perché non era interessata o non capiva. No, semplicemente non aveva interesse perché sentiva che era superiore a lei, non qualcosa di cui dovesse preoccuparsi. Era preoccupata di una cosa sola; saltellare intorno come una specie di fatina moderna spargendo ovunque bontà. Penso che mancasse molto nel senso di opinioni personali e pensieri perché solitamente sviava ogni tentativo di farle criticare qualcosa con un commento di modestia come quello sopra. Non sembrava mai essere colta in un momento di riflessione. Non sembrava mai fermarsi a pensare. Mi chiedeva solamente cosa pensavo io. Lo faceva continuamente. Era sempre preoccupata di sapere cosa stavo pensando.

“Che hai in mente?”

“Un penny per i tuoi pensieri?”

“A cosa stai pensando?”

“Dove hai la testa oggi?”

“Che succede lì sopra?”

Continuamente durante la giornata, mentre eravamo seduti a guardare la televisione, dopo che avevamo fatto l’amore, durante la cena, mentre passeggiavamo, mentre mi facevo la barba e così via. Voleva sempre sapere a cosa stavo pensando. Così glielo dicevo. Dal banale (Questo gel per la barba non è così buono come l’ultimo che ho comprato) passando per l’amorevole (stavo solo pensando quanto è meraviglioso stare con te) al feroce (“mi stavo solo chiedendo per quale ragione al mondo sto con una donna con la testa così vuota come te”). Questo era tutto quello che voleva sapere. Cosa stavo pensando? Andava avanti senza sosta, chiedendo e chiedendo e non importava cosa dicessi, che fossero complimenti o commenti brutali o frivolezze, lei sorrideva e annuiva soddisfatta.

Tutto questo la rendeva molto attraente per una persona come me all’inizio dato che era un generatore di carburante di gran quantità ma una volta consumato tutto, era davvero difficile denigrarla in modo da farla reagire nel modo che volevo. Mi faceva venire in mente quel giocattolo Gli Ovetti. Lo slogan de Gli Ovetti era “Gli Ovetti traballano ma non cadono”. Sophie era così. Se ero orribile con lei manteneva il sorriso (anche se pensavo o almeno speravo che stesse morendo dentro) creando scuse e trovando una motivazione per la mia sgradevolezza. Gli insulti sembravano solamente rimbalzarle sopra. Rompere piatti e soprammobili la faceva rimanere ferma a guardare con uno sguardo lievemente perplesso sul viso prima che rassettasse i pezzi. Non piangeva o mostrava paura. Stavo seduto a flirtare con altre donne su internet e facevo commenti a Sophie su quanto fossero attraenti. Mi guardava convenendo con le mie osservazioni e facendo complimenti su quanto fossero bianchi i loro denti o di come le piacesse il loro stile di capelli. Se stavo fuori fino a metà mattina mi chiedeva solo com’era andata la mia nottata. Sono sicuro che poteva sentire l’odore delle altre donne su di me ma non sembrava reagire. Era come se fosse avvolta in questa patina di gentilezza che era impervia a qualsiasi cattiveria le lanciassi. Rispondeva con un commento distensivo, trovando una scusa per ciò che avevo detto o fatto oppure semplicemente non reagiva andando avanti con la sua giornata. Mi chiedevo se mi avesse capito e questo fosse il suo modo di annullarmi. Come aveva fatto a fare una cosa simile? Chi l’aveva messa su questa strategia?

Un weekend stava con me nella mia casa e sono ritornato prima di quanto si aspettasse. Non mi aveva sentito entrare (spesso si è detto che riesco a muovermi con una strana abilità di essere molto calmo, saltando fuori senza avvertire) e potevo sentirla parlare dalla camera da letto. Sono strisciato più vicino e attraverso la porta leggermente socchiusa mi sono accorto che parlava con se stessa.

“Non devi pensare, non pensare Sophie. Continua solo a farlo. Sorridi e splendi, splendi e sorridi. Continua ad andare avanti. Non pensarci. Lo sappiamo che succede quando ci pensi. Accadono brutte cose ma noi non faremo cose brutte vero? No. Solo cose belle. Non sono io quella che pensa, lui lo fa. Devo sapere cosa sta pensando e poi posso renderlo felice, è più che giusto, lo merita no? Non pensare Sophie, non devi farlo, dai, ce la puoi fare, lo fai sempre. Fallo e non fantasticare.”

L’ho rubato e poi ho realizzato di cosa avevo bisogno per romperla.

Dopo questo, ogni volta che mi chiedeva cosa stessi pensando, rispondevo dicendo “Niente”. Appariva confusa e rifaceva la domanda. Ripetevo la mia risposta. Allora appariva lievemente ansiosa. Mi giravo verso di lei chiedendo

“Cosa ne pensi Tu”

Provava a sviare la mia domanda chiedendomelo ancora o cambiando argomento ma ora sapevo come arrivare a lei. Non le dicevo cosa stavo pensando e al suo posto la inseguivo per farmi dire cosa ci fosse dentro quella sua testa zuccherosa. Funzionò. È diventata irritata, arrabbiata, frustrata e ansiosa così ho continuato ancora ancora e ancora. Non avevo idea perché la turbasse così tanto. I suoi occhi si sono riempiti di panico mentre continuavo a non dirle nulla e poi è sembrato che si rimpicciolisse, la sua luce si è oscurata mentre le chiedevo cosa stesse davvero pensando. Non poteva farvi fronte. Non avevo capito cosa stesse pensando da causarle così tanto sgomento e non mi importava, tutto ciò che mi importava era essere in grado di provocarla per darmi quella reazione emotiva. Sembrava che pensare troppo da parte sua fosse una cosa veramente pericolosa. La cosa importante era che avevo capito come provocarle la fornitura di carburante negativo. Ti fa pensare, non è vero?

H.G. TUDOR

Tell Me What You Are Thinking

👤 PUNTO DI VISTA DISTORTO

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In una discussione con il Dr E iniziata in una delle nostre sessioni, lui mi ha invitato a considerare il punto di vista delle persone con cui interagisco. In questa particolare occasione stavamo discutendo di quelle situazioni dove una vittima desidera smettere di interagire con me e lui voleva sapere se io potevo comprendere perché arrivava ad avere questo punto di vista. Dato che sono un tipo intelligente sono capace di capire come le persone si sentano nell’essere destinatarie dei miei comportamenti. Capisco che l’ansia, l’allerta costante, la sofferenza e la rabbia seguono il modo in cui tratto le persone. Anche se lo so non mi importa. Le persone fanno l’errore di pensare che io sia sprezzante verso i sentimenti delle persone. Non è così. Posso vedere che sono scossi. Vedo che sono arrabbiati. So tutto di questo. Quello che le persone spesso non realizzano è che i miei bisogni devono venire per primi. Ho bisogno del mio carburante. Se questo significa che tu debba singhiozzare per me, questo accadrà in modo che io abbia il mio carburante. Se ci fosse un altro modo di ottenerlo, lo userei. Se questo modo alternativo non ti lasciasse sconvolta lo assumerei, ma non c’è un altro modo, non quando mi stanco di te. Ho bisogno dell’energia e questo significa che devi soffrire perché io possa rifornirmi.

Capisco come ti senti perché ho visto queste reazioni molte molte volte. So come appare la rabbia, so come è la sofferenza e ho visto la disperazione molto spesso. Posso comprendere il tuo punto di vista quando discuti con me, ma non lo ammetterò. Voglio che continui a litigare in modo da darmi il mio carburante.Impiegherò un circolo vizioso per far sì che il dramma continui. Voglio che esplodi di frustrazione e mi riempi di attenzioni facendolo. Ascolto tutto quello che mi dici (anche se ti prendo in giro dicendo che non posso sentirti così che parli a voce più alta e ti esasperi). Le persone pensano che io non possa comprendere quale sia il loro punto di vista. Io posso ma deve sempre essere sottomesso al mio desiderio di energia. Naturalmente, dicendo questo posso estrarre molto più carburante da te perché ora sai che io capisco il tuo punto di vista ma non voglio prestarvi alcuna attenzione e questo ti farà infuriare ancora di più.

H.G. TUDOR

Point Askew