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👤 BARARE PER VINCERE

Perché imbroglio? Ho perso il conto delle volte in cui mi è stata fatta questa domanda. Mi insegue dalla mia giovinezza, la stessa domanda sospesa nell’aria come se fosse pronunciata da qualche spettrale accusatore che non mi lascia mai in pace. Ho giocato a giochi di società con i miei fratelli e invariabilmente finivano in urla con l’accusa di barare. Naturalmente non lo ammettevo mai. Anche una sola ammissione significava debolezza e so che una volta che tu ammetti qualcosa verrà fatta di ogni erba un fascio. Dato che baravo con successo a Monopoli (facevo il banchiere e le banconote finivano invariabilmente disperse nel mio mucchio), Cluedo (davo un’occhiata alle carte prima di inserirle nella busta), Scacchi (distraevo il mio avversario e muovevo i pezzi in una posizione più vantaggiosa) Scale e Serpenti (davo un colpo al tavolo e dopo rimettevo a posto i pezzi in posti differenti, per esempio muovevo il mio pezzo oltre il serpente largo al centro) mi crogiolavo nella mia vittoria. Per me, i mezzi giustificano sempre il fine. Se gli altri giocatori erano così stupidi da notare cosa stessi facendo o gli mancava l’astuzia per fare come me, bene, non era un problema mio, giusto? Nessuno ti da un vantaggio in questo mondo. L’ho imparato fin da piccolo e l’ho imparato in fretta. Se hai paura che il tuo esercito soccomba sul campo di battaglia, allora cambia campo di battaglia. Il tuo avversario in una partita è più alto e più forte di te? Colpiscilo forte con un calcio a inizio partita o sottoponilo a un colpo crudele appena è all’angolo. Presto sarà fuori gioco e questo inciderà sulla sua performance.

Le mie prime esperienze mi hanno fornito solide fondamenta mentre crescevo e abbracciavo il mondo.Tutto quello che c’è è per chi se lo prende e la storia non ricorda mai i perdenti. Violare il luogo dove sono custodite le domande d’esame per dare un’occhiata? Perché no? Avvisare gli altri candidati per un lavoro che vincerai sicuramente dato che giochi a golf con l’intervistatore e guardarli svignarsela dal colloquio per non perdere il loro tempo inutilmente. Test antidroga? Ho sottomano un pediatra che conosco che mi fornisce pura urina di bambino per evitare qualsiasi problema. Sottrarsi ad un contratto? Lamentarsi del servizio nonostante sia stato esemplare? Insider trading? Sì, sì e ancora sì. Se non lo faccio qualcun altro lo farà e avranno successo dove dovrei averlo io e non posso. La mia naturale intelligenza e il mio carisma mi aiutano ad ottenere ogni vantaggio che posso attraverso il fascino e solitamente con metodi scorretti.

Prima che punti il tuo santo dito contro di me, guardati tu. Non hai mai consegnato alla polizia il denaro che trovi per strada, giusto? Quando un commesso ti da più resto del dovuto rimani in silenzio. Quante bugie bianche hai detto? So che usi qualche raccomandazione dei parenti per far sì che tuo figlio abbia un posto in quella scuola prestigiosa. Ti sei dato malato al lavoro perché non riuscivi a reggerlo dopo aver bevuto tanto la sera prima? Sì, penso che tu l’abbia fatto. Ti ho visto parcheggiare nel posto disabili al supermercato mentre pioveva. Tu hai barato ripetutamente e sei peggiore di me. Almeno io ho ammesso di farlo. All’inferno, io riconosco ogni volta di prendere ciò che voglio, tu invece no. Neghi di aver fatto qualcosa di sbagliato o mitighi il tuo comportamento dichiarando che lo fanno tutti e quindi perché non dovresti?

Non so perché fai così. Forse perché sei annoiato e hai voglia di creare un po’ di eccitazione. Questo non ti rende così differente da me, no? Il bisogno di eccitazione, il bisogno di causare una reazione. Io so perché lo faccio. Prima di tutto e cosa più importante io ho diritto al successo e devo essere visto sempre come vincitore. Secondariamente l’espressione di disappunto e di protesta indignata riguardo alla mia condotta (specialmente dato che sono intoccabile) mi procura un’ondata di potere mentre mi rifornisce di energia. Ora, devi scusarmi; ho un mercato globale finanziario da truccare e chiude entro un’ora.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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