📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: OGGETTIFICAZIONE

THE-NARCISSIST-MANIPULATES-_-OBJECTIFICATION.pngC’era una volta una mia fidanzata chiamata Lesley. Il mio metodo preferito di ottenere carburante da lei e allo stesso tempo manipolarla era chiamarla “Cosa”.
Era estremamente sminuente ed in linea con il mio modo di vedere le cose secondo cui le persone sono solo oggetti ed apparecchi che fanno cose per me. Tu puoi essere un dispositivo che fornisce ammirazione, puoi essere un’apparecchiatura premurosa e corrermi attorno.
In alternativa puoi essere un oggetto utile che mi procura ciò che voglio. Una persona è un elettrodomestico, un oggetto. Ero capace di rafforzare questa idea specialmente con Lesley.
Non lo facevo per tutto il tempo. Questo ne avrebbe diluito l’effetto. D’altra parte ero coerente nell’applicazione. In qualche modo era una mezza via rispetto al Trattamento del Silenzio dato che non la riconoscevo totalmente, la sminuivo ma senza ignorarla del tutto. Il fatto è che le parlavo facendola sentire come se dovesse rispondere e nello stesso tempo ottenevo quello che stavo cercando; una reazione.

Iniziavo come prima cosa al mattino. Come sempre, mi svegliavo per primo dato che avevo trascorso una notte di sonno riposante, il sonno del giusto. Lei probabilmente era rimasta sveglia per qualche ora dopo che mi ero girato di spalle quando voleva fare l’amore. Lei sapeva bene come infastidirmi. Mentre stavo disteso appoggiato su un gomito guardando la sua faccia lentigginosa, lei sbatteva le palpebre per svegliarsi. I suoi occhi azzurri incontravano i miei e potevo leggervi la speranza per il fatto che la stavo guardando.

“Ah, Cosa è sveglia” sorridevo mantenendo il mio sguardo fisso. La speranza si infrangeva immediatamente e anche se cercava di nasconderlo, potevo vedere che il mio colpo era andato a segno.

“Oh non fare così, per piacere, è orribile” diceva gentilmente

“Cosa sembra avere qualcosa da dire. ce l’ha sempre” sottolineavo. Lei scuoteva la testa.

“Per favore smetti di fare questa cosa, sai che questa cosa non mi piace”

“Cosa, vuole che la smetta. Cosa, vuole sempre averla vinta.”

“No, non voglio”

“Cosa ora si sta arrabbiando. Cosa perde sempre la pazienza”

“Smetti con questa cosa”. Lei si alzava dal letto e andava a farsi la doccia, io le gironzolavo attorno facendole la radiocronaca.

“Cosa sta lavando Cosa usando il doccia schiuma che ho comprato per Cosa. A Cosa piace avere un buon profumo.”

“Cosa sta lavando i capelli di Cosa ora. Cosa cerca di lavare via la colpa. Cosa odora di questa Cosa.”

Lesley provava ad ignorare i commenti ma sapevo dai suoi sospiri e dal fatto che le spalle le si erano incurvate, che stava avendo effetto su di lei. Dopo averla sottoposta a circa 15 minuti di commenti su quel che stava facendo, cambiavo tattica e iniziavo ad usare questa tecnica in un modo più affascinante.

“Cosa dovrebbe indossare una gonna stretta e una camicetta oggi. Cosa non vuole sembrare troppo sciatta anche se Cosa è, un Venerdì.”

Lesley si metteva l’abbigliamento suggerito. Sapevo perché lo faceva. Lei sentiva che dando questi suggerimenti, anche se la chiamavo “Cosa”, mostravo di provare interesse per lei e se la beveva alla grande. Lei aveva completamente mancato il fatto che era ciò che volevo che lei facesse e non aveva niente a che fare con il fatto di essere interessato a lei.

“Cosa dovrebbe davvero cucinare la colazione dato che non dovremmo essere affamati”

“Cosa dovrebbe assicurarsi che la spesa sia fatta prima che torniamo a casa stasera”

“Cosa dovrebbe ricordare che dobbiamo uscire stasera e Cosa non è invitata”

Lei partiva per il lavoro irritata ma senza voler peggiorare la situazione. La mia tecnica continuava lungo la giornata, le telefonavo

“Cosa, è occupata?”

“Sì lo sono, quindi ora stai parlando con me, giusto?”

“Cosa vuole sapere se sto parlando con Cosa. Ora non lo stiamo facendo” e le mettevo giù il telefono.

Alla sera mi supplicava di smettere di chiamarla Cosa con gli occhi che le si riempivano di lacrime. Lesley aveva avuto abbastanza trattamento di oggettificazione che fosse sostenibile e diviso lungo tutto il giorno. Mentre prendevo il portafoglio per prepararmi ad uscire con i miei amici, senza di lei, mi giravo e le dicevo

“Ora esco. Io e te ci rivediamo dopo”

Il sorriso che scoppiava sul suo viso era immenso appena abbandonavo la telecronaca del Cosa.

“Okay, divertiti” mi rispondeva gentilmente

“Lo farò. Ciao Karen”

Non mi voltavo mai a guardare oltre la mia spalla ma sapevo come l’uso del nome sbagliato l’avesse ferita.

H.G. TUDOR

The Narcissist Manipulates – Objectification

Pubblicato da

Stella SHELF Unmaskers

Sono la ex vittima di un Narcisista di rango Medio/Superiore che dopo questa esperienza devastante ha deciso di approfondire le sue ricerche sul narcisismo ed è nato questo blog

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