🎑 JACK E LA COLONNA

Jack And The Pedestal.pngC’era una volta una povera vedova e suo figlio Jack. Un giorno, la madre di Jack gli disse di vendere la loro unica mucca.

“Ma mamma,” protestò Jack, “È la nostra ultima mucca. Se vendiamo Daisy, non avremo latte e se non avremo latte non potremo vendere nulla per guadagnarci da vivere. Lei in effetti è una mucca da mungere, ho imparato tutto a scuola in economia”.

“Non provare a mettermi in imbarazzo usando paroloni”, sbottò la madre di Jack.

“L’economia è per caso una parola lunga?”

“Sì, lo è, e così anche mucca e latte. Ora vai al mercato e smettila di opporti a me o sentirai il dorso della mia mano, buono a nulla.

Quindi Jack partì per il mercato con Daisy e durante il viaggio incontrò un uomo che dichiarò Daisy una giovenca raffinata e matura per la mungitura. Si offrì di comprare Daisy.

“Hmm, cosa mi darai in cambio della mia mucca? Che ne dici di una moneta d’oro?” Chiese Jack.

“Sembri un tipo sveglio, giovanotto, dimmi, hai studiato economia?”

“In effetti sì.”

“Bene, ti offro questi cinque fagioli magici. Piantali e sarai subito in grado di sostituire Daisy con un raccolto redditizio”.

“Fantastico, la madre sarà contenta della mia abilità economica, anche se dovrò disegnarle un diagramma in modo che lei possa capire” sorrise Jack.

Jack prese i fagioli e consegnò Daisy. Jack versò una lacrima perché era affezionato a Daisy dato che era un grande amante degli animali, quindi la sua partenza era piuttosto co-mmuu-ovente.

Quando Jack arrivò a casa sua madre era furiosa.

“Fagioli magici? Fagioli magici? Idiota. Sei troppo credulone. Mi aspettavo che tu tornassi con una borsa piena d’oro, una nuova Mercedes E-class, una vacanza prenotata alle Hawaii e due, no, tre cesti di Fortnum e Mason!” Gridò la madre di Jack.

“Ma mamma, è un pensiero magico. Nessuno pagherebbe quelle cose per una mucca, ma con questi fagioli posso far crescere un campo di fagioli, venderne alcuni e piantarne di più e così provvedere a noi con un’esistenza sostenibile ed ecocompatibile”.

“Sono balle idiota. Io voglio il meglio e me lo merito anche!” Infuriò sua madre. Lo colpì sulla testa, afferrò i fagioli e li gettò dalla finestra.

“Ora, vai a letto e senza cena, ho ehm un visitatore che viene qua” sibilò la madre di Jack.

Sconvolto e affamato, Jack si trascinò a letto e alla fine si addormentò.

Il giorno dopo Jack si svegliò e guardò fuori dalla finestra per vedere fuoriuscire una colonna di marmo con i gradini scolpiti su di essa. Era molto alta e scompariva in alto nel cielo.

Jack sgattaiolò fuori dalla sua stanza e vide sua madre addormentata in un letto con un gruppo di piccoli uomini distesi attorno a lei.

“Non sapevo che stesse aspettando la squadra dei campanari qua per cena, ma suppongo che essi debbano ringraziare mia madre per tutto il suo buon lavoro con la chiesa”, pensò Jack mentre usciva tranquillamente dalla casa e saliva sulla colonna.

Si arrampicò sempre più in alto e mentre lo faceva si sentiva felice, euforico e privilegiato finché quando raggiunse la cima trovò un magnifico castello d’oro. Era molto imponente e mentre Jack gironzolava in esso trovò un enorme tavolo carico del cibo più splendido. Essendogli stata negata la cena, Jack era molto affamato e sebbene sapesse che era sbagliato rubare, ragionò che c’era più che abbastanza cibo da mangiare. Per prima cosa scrisse un PAGHERÒ, poi si arrampicò sull’enorme tavolo e cominciò a rimboccarsi le maniche.

Mentre stava mangiando, Jack sentì una voce tonante.

“Ucci ucci sento odore del sangue di un empatico, che sia intelligente o uno sciocco, lo provocherò finché non mi darà carburante!”

Jack vide un gigante entrare nell’enorme sala da pranzo. Si nascose dietro un enorme tacchino e osservò mentre il gigante si nutriva prima di andarsene. Jack seguì attentamente il gigante che era seduto a contare le monete d’oro in un sacco. Una volta finito, il gigante si diresse verso il suo letto e presto si addormentò. Jack sapeva che rubare era sbagliato ma ragionava sul fatto che il gigante aveva un sacco d’oro e lui poteva fare tanto buon lavoro con un solo sacco di monete d’oro creando un’amministrazione fiduciaria per salvare gli Unicorni Gay nella Foresta dell’Empatia e anche pagare cure mediche per un Principe che aveva creato una pagina di finanziamento collettivo per riparare il suo fondo dopo una terribile violazione. Jack prese con cura uno dei sacchi di monete e si diresse verso la colonna. Scese e porse il sacco a sua madre.

“Dove diavolo sei stato, la casa ha bisogno di essere puli ….oh, cos’è questo?” Chiese la madre di Jack.

“Mamma c’è un castello di giganti in cima a questa colonna piena di cibo e di ricchezze, più che sufficiente per una persona, quindi ho preso questo denaro che potrò usare per fare beneficenza a Salva l’Unicorno Gay e …”

“Sì, sì, sì tu dai quel denaro a me e torni su quella colonna giovanotto, e vedi cos’altro puoi trovare. Nel frattempo io ehm investirò questo denaro.”

Jack, sempre desideroso di compiacere sua madre, fece come gli era stato ordinato e si arrampicò sulla colonna. Tornò al castello del gigante e questa volta trovò il gigante che parlava con una grossa gallina. La gallina sembrava infelice e questo intristì Jack. Quando il gigante si addormentò, Jack afferrò la gallina.

“Non preoccuparti gallina, hai bisogno di molto spazio per vagare e beccare, questo castello non è il posto adatto a te. Puoi vivere nella nostra fattoria e andare dove vuoi. Jack scese dalla colonna e quando raggiunse il fondo alla fine entrò nel cottage per trovare sua madre sdraiata su una grande poltrona reclinabile in pelle, che sorseggiava champagne Deutz e guardava Real Housewives of Faraway Land su un enorme schermo televisivo 4K.

“Madre,” annunciò Jack, “ho salvato questa gallina dalle grinfie del gigante.” Jack fece cadere la gallina su un mucchio di scatole di Gucci.

“Una gallina? imbecille, perché hai preso un’inutile gallina , vai a prendere un altro po’ di…”

Ma proprio in quel momento la gallina depose un grosso uovo d’oro. La madre di Jack l’afferrò e i suoi occhi brillarono di avidità.

“La gallina può vivere con noi piuttosto che in quel castello?” Chiese Jack.

“Oh certo che può, mi prenderò cura di lei. Tu presentati di nuovo su quella colonna e vedi se riesci a salvare altri animali dal gigante. Vedi se riesci a trovare una pecora col vello di platino o una capra con le corna di diamante o una mucca che emette spruzzi di champagne!”

Jack sorrise, felice di compiacere sua madre e di nuovo balzò su per la colonna.

Questa volta trovò il gigante all’ascolto di un’arpa magica che suonava le più belle melodie che riempivano l’aria di musica rilassante. L’arpa suonò finché il gigante si appisolò.

“Immagina quante persone sarebbero rese felici ad ascoltare quell’arpa che suona da sola. Potrei organizzare un concerto di beneficenza per raccogliere fondi in favore di una squadra di ricerca allo scopo di aiutare il Piccolo Bo Peep a trovare le sue pecore e un’altra in modo che i Tre Porcellini possano ricostruire le loro case. Signore, mi piace proprio essere buono!”

Così Jack si avvicinò furtivamente e afferrò l’arpa e mentre cercava l’uscita dal castello, l’arpa, che era ovviamente un’arpa magica, gridò al gigante,

“Padrone, padrone, aiutami, questo ragazzo mi sta rubando, aiuto, aiuto!”

“Ucci ucci, sento odore del sangue di un empatico ladro!”, Tuonò il gigante e balzò in piedi afferrando un’enorme ascia dal muro.

Jack corse più veloce che poteva e raggiunse la colonna in tempi doppiamente più rapidi. Con l’arpa che ancora urlava, corse giù per i gradini del basamento fino a raggiungere il fondo e irruppe nel cottage (che ora sembrava essersi esteso e aveva una piscina) per trovare sua madre seduta con i sette ometti della squadra del campanaio. Indossavano tutti anelli d’oro, collane d’oro e catene d’oro ed erano intenti a mangiare pollo fritto.

“Madre, mamma svelta, il gigante mi sta inseguendo, sta scendendo giù dalla colonna!”

“Che cosa?” Chiese sua madre

“Un’arpa parlante che suona da sola, è meravigliosa, ma …”

“Fa richieste?” Chiese uno dei sette piccoli uomini.

Proprio in quel momento si sentì la voce tonante del gigante che scendeva.

“Che sia intelligente o uno stupido, sto arrivando a provocarlo per avere il suo carburante!”

La madre di Jack saltò su e seguita da Jack e dai sette piccoli uomini che masticavano il pollo si diresse fuori.

La madre di Jack marciò con decisione verso la colonna e mostrando una forza impressionante nella parte superiore del corpo spinse la colonna fino a farla oscillare e poi ci fu un forte grido di dolore prima di un enorme tonfo e una nuvola di polvere in lontananza.

“Evviva!” Gridò Jack, “il gigante crudele è morto!”

“Sicuro ragazzino, quando raggiungi la cima preparati a cadere”, sorrise sua madre mentre si lavava le mani.

“Come hai fatto?”

“Oh è facile far cadere qualcuno dal suo piedistallo quando sai come fare.”

“Fantastico, bene, possiamo andare a prendere il resto del tesoro del gigante ora e distribuirlo ai poveri e ai bisognosi” sorrise Jack.

“Ehm sì, senti tu hai avuto una giornata intensa, vai a prendere del pollo fritto in cucina e io e i ragazzi qui andremo ad assicurarci che lassù nel castello sia sicuro. Andiamo ragazzi. Non esitiamo!”

La madre di Jack e i sette piccoli ometti cominciarono a salire sulla colonna. Jack li guardò sparire tra le nuvole prima di scrollare le spalle.

“Farei meglio a dar da mangiare a quella gallina, sarà affamata, dove sei gallina?” Chiese lui mentre si guardava intorno cercando la gallina stranamente assente.

E Jack non vide mai più sua madre e trovò la colonna chiusa e fissata con filo spinato, telecamere a circuito chiuso e cani da attacco, così si accontentò di insegnare all’arpa le opere di HG Tudor allo scopo di diffondere la parola e di godersi le repliche di Up il Giardino dell’Empatico sulla nuovissima televisione 4K, quindi non era affatto male.

H.G. TUDOR

Jack and the Pedestal

Pubblicato da

Stella SHELF Unmaskers

Sono la ex vittima di un Narcisista di rango Medio/Superiore che dopo questa esperienza devastante ha deciso di approfondire le sue ricerche sul narcisismo ed è nato questo blog

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