🎗COSA SUCCEDE QUA SOTTO?

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“Fallo di nuovo e te ne pentirai.”

Queste sono le parole che pronuncerò tra circa cinque minuti, ma mi sto anticipando.

Benvenuto nella mia corte. Eccomi, seduto al mio legittimo posto a capotavola. Prominente, elevato e sorvegliante di quelli che sono stati magnanimamente invitati a guardarmi e a crogiolarsi nell’ammirazione della mia gloria. Mi siedo, la forchetta in una mano e il coltello nell’altra. C’è del cibo nel mio piatto, ma non ne tengo conto perché non l’ho preparato io. Invece sorrido. Quel sorriso intenso generoso del magnanimo sovrano che sono, mentre permetto ai miei sudditi di avvicinarsi a me e sperimentare una briciola di come ci si sente ad essere brillante come me. So di essere brillante perché in questo momento le fiamme del potere sono alte e luminose dentro di me. Sono forti, sono intense, e il potere che infondono mi cosparge dappertutto, facendo sì che questo ghigno venga stampato sulla mia faccia. Non potrei togliere questo ghigno neanche se volessi perché vi è stato incementato dal potere che scorre attraverso di me. Questo potere è edificante e corroborante, le fiamme che si attorcigliano che guizzano e salgono dentro di me facendomi sentire come se stessi decollando. Devo lottare per restare al mio posto dal momento che voglio saltare sul tavolo, scaraventare a calci piatti e bicchieri mentre permetto a questo potere di sopraffarmi, punto verso un posto più alto e così potrò parlare con quelle persone riunite e irretirle. La mia mente corre, pensieri che combattono l’uno con l’altro. Vedo i volti sorridenti, le bocche aperte in risate, riesco a sentire il piacere e il divertimento che ho causato tra i miei ospiti a cena. L’ho creato io. Avevo tutti gli occhi su di me, quegli occhi che si allargavano con interesse e adorazione mentre regalavo agli ospiti il mio aneddoto. Ogni paio di occhi interessati, le espressioni di concentrazione, l’attenzione rapita che scorreva verso di me, le bocche chiuse, il silenzio stabilito senza né osare né aver bisogno di interrompermi, hanno tutte dimostrato che ero l’unica attrazione qui. Mentre i miei stessi occhi guardavano di volto in volto, senza mai distinguere veramente chi fosse ogni persona, bevevo il carburante. Non era il riconoscere chi fossero quelle persone, ma piuttosto le emozioni che potevo vedere, udire e sentire. Ogni sguardo di ammirazione, ogni bocca chiusa che mi diceva che la parola era mia e che non avevano bisogno di interrompere perché volevano ascoltare, ciascuna delle persone sedute intorno al tavolo faceva fluire il carburante verso di me, proprio come volevo. Qui, nella mia corte, seduto sul mio trono, sono circondato dai miei luogotenenti e dai membri della mia congrega. Questi individui del circolo ristretto sono solidali, rispettosi e leali nei miei confronti perché sanno quanto siano fortunati ad essere legati a me. Le loro risate, la delizia e l’ammirazione fluiscono nella stanza, come carburante in un serbatoio e io voglio tutto questo. Quanto è meraviglioso questo potere, come mi permette di splendere e abbagliare così ricevo ancora più di questa preziosa risorsa. Annuisco lentamente in segno di riconoscimento, quasi riesco a vedere i condotti che collegano ciascun ospite a me. Posso immaginare il carburante dorato e scintillante che viene pompato verso di me, pronto ad alimentare quelle fiamme di potere, e poi lo vedo.

La tua tubatura è vuota. Niente la percorre. È quello che succede quando vedo che non stai ridendo, non stai nemmeno sorridendo al mio divertente ricordo. Invece, i tuoi occhi mostrano che sei annoiata e li hai proprio distolti mentre giungevo al succo della conclusione della mia storia. In quell’istante le fiamme si smorzano. Si sono spente e improvvisamente il potere che hanno creato sta iniziando a diminuire e io mi sento cadere, affondare e poi quella sensazione di disagio inizia a diffondersi, dal centro del mio petto e si irradia verso l’esterno. Sei seduta lì apparentemente indifferente al mio aneddoto ma non ti basta aver scelto di segnalarmi che non solo non ti diverte, ma ti annoia. Sento la ferita provocata dal tuo sguardo annoiato. Mi provoca dolore, l’evidenza della critica che mi hai inviato, ingiustificata e immotivata.

Poi succede. Sento l’accensione dal momento che la furia con una scintilla l’ha innescata. La rabbia inizia a salire dentro di me. Posso sentire il suo effetto mentre cerco di distorcere la mia faccia in un ringhio ma devo controllarla. Ci sono importanti membri della mia facciata, questo non mi permetterebbe di esplodere come vorrei. Io sento di doverlo fare e farti sapere cosa mi hai fatto. Voglio prendere questo bicchiere di cristallo e scagliarlo dalla mia estremità del tavolo fino alla tua in modo che ti colpisca sulla fronte e ti colpisca dal tuo posto. Voglio spaccare un piatto sopra la tua testa, ma devo controllare queste manifestazioni della rabbia che sta salendo dentro di me. So che posso. L’ho fatto molte volte prima. Per fortuna nessun altro ha visto il tuo comportamento infido e io riesco a spostare il mio sguardo incupito da te alla signora alla mia sinistra e lei continua a sorridere. Sì, sorridi per me Helen, sorridi, sì, bene.

“È stato divertente, adoro le tue storie”, osserva mentre taglia la carne sul suo piatto.

Sento il potere ritornare da questo carburante che lei mi ha fornito. Grazie Helen, grazie, sapevo di potermi fidare di te. Sì, e anche tu Tom, bravo, dolce Tom che non manchi mai di ridere di tutto ciò che dico e lo stai ancora facendo. Posso sentire la rabbia che viene respinta da questo carburante aggiuntivo che continua ad alimentarmi. Sbatto le palpebre due volte, intrappolato tra la furia che regredisce e il potere che deriva dal carburante. Provo sollievo quando il potere comincia a cospargermi di nuovo mentre evito di guardarti e continuo a bere il carburante dei miei amici, i miei amici buoni, gentili e leali. Loro sanno cosa fare. Non mi tradirebbero, non come te. Sto cominciando a chiedermi perché ora mi preoccupo anche di te. E in ogni caso non fa lo stesso se tu contribuisci molto dopo cena. Avevo pensato che ti saresti resa conto che è il tuo ruolo sostenermi e lasciarmi brillare, ma sembra che tu non voglia farlo vero? Non so perché. Come se non fossi stato gentile con te, forse troppo gentile, forse hai bisogno di ricordare perché esisti? Sì, è richiesto un sollecito promemoria. Ti farei fuori in questo momento con un commento tagliente, ma questo potrebbe danneggiare la facciata. Dopo tutto, nessuno ha visto quello che hai fatto e io non sono così stupido da fare qualcosa che danneggia la buona impressione che tutti hanno di me. No, la mia lingua acida, sebbene pruda dalla voglia di scagliarsi contro di te, perché la furia è ancora lì, anche se sta diminuendo, resterà ancora nella mia bocca a questa tavola. Continuo a bere carburante, sentendomi potente, incoraggiato e gonfio. Posso dire che Helen è interessata a me e perché no? Forse è in vista una promozione per lei, spostandola da amica di cerchia ristretta a partner intimo e installazione come fonte primaria. Lei avrebbe colto l’opportunità. Non ho dubbi al riguardo.

Sono costretto a considerare un cambio di personale da una parte quando vedo che lasci il tavolo e ti dirigi verso la cucina. Ecco la mia occasione.

“Scusatemi signore e signori,” sorrido ancora mentre sto in piedi. Tutti gli occhi si muovono ancora, l’attesa trepidante in loro.

“Ho dell’altro vino per te.”

C’è allegria e il carburante scorre ulteriormente in me per questa reazione felice alla mia generosità. Le fiamme ora stanno salendo mentre abbandono il tavolo e le chiacchiere degli ospiti dietro di me ed entro nella cucina dove ti accingi a prendere la torta a strati che hai fatto per il dessert. Ti volti non appena percepisci la mia presenza e sgrani gli occhi dal momento che hai immaginato ciò che sta per succedere. Bene, riconosci la mia grandezza e ciò non crea sfida, ma piuttosto incertezza e paura. Posso vedere la tua preoccupazione impressa sul tuo viso.

“Fallo di nuovo e te ne pentirai,” dico lentamente, i miei occhi fissi sui tuoi, il mio sguardo impenetrabile e oscuro. Ti ritiri mentre incombo su di te. Sento le fiamme che si alzano mentre il carburante negativo pompa da te, la tua paura e apprensione, proprio quello che volevo.

“Fare cosa?” Rispondi.

“Non mentirmi, cazzo” sibilo e questo ti fa saltare. Le fiamme lambiscono un po’ più in alto.

“Non so cosa intendi”, protesti. Sei ferma sul posto ma ti stai allontanando da me, il tuo linguaggio del corpo mi sta alimentando mentre mostra il tuo evidente disagio.

“Sì che lo fai, come ti permetti di distogliere gli occhi?” Incalzo.

“Non l’ho fatto.”

“Stai dicendo che lo sto inventando?”

“No, no, è solo che io, ehm” inizi a piangere, intrappolata tra il desiderio di aggrapparti alla verità, da cercatrice di verità che sei e la paura di farmi infuriare ulteriormente.

“È solo cosa? Sputa fuori”, ordino.

“Io ehm…,”

Voglio sorridere mentre mi diletto nella tua apprensione e nella semplice esibizione del mio potere su di te. In un attimo ho attirato da te il mio carburante negativo e ti ho stordito in un confuso silenzio. È proprio potere.

“Ebbene?” Sollecito. Mi sto divertendo. Questo è tutto buon carburante.

“Niente. Mi dispiace, devo essere stata distratta da qualcos’altro, ho molte cose in testa con il lavoro, sai, le metterò da parte e mi godrò la serata, mi dispiace.”

Le tue scuse rafforzano le fiamme. Sostengo lo sguardo un po’ più a lungo mentre i tuoi occhi scorrono dall’occhio sinistro al mio occhio destro come se ti aspettassi di trovare in essi approvazione o perdono.

“È meglio che tu lo faccia,” dico sottovoce mentre continuo a guardarti, “altrimenti sai cosa accadrà?”

Allungo l’indice della mia mano sinistra e lentamente e deliberatamente lo spingo nel pan di spagna, affondando il dito nella morbida torta. I tuoi occhi fissano il gesto mentre la tua bocca si stringe per la paura. Rimuovo il dito lasciando una profonda ed evidente impronta nella parte superiore della torta mentre mi lecco il dito. Continuo a fissarti e ad aspettare.

Tu annuisci.

Ecco l’obbedienza che ho cercato.

Il carburante scorre e ora che mi sono assicurato che hai capito chi è il padrone e chi è il servo posso voltarmi e tornare dai miei ammiratori che attendono.

Nessuna voce alzata. Nessun piatto rotto. Nessuna porta che sbatte.

Mantenimento della facciata e carburante ottenuto.

Questo è ciò che succede qua sotto.

H.G. TUDOR

What Goes On Below?

Pubblicato da

Stella SHELF Unmaskers

Sono la ex vittima di un Narcisista di rango Medio/Superiore che dopo questa esperienza devastante ha deciso di approfondire le sue ricerche sul narcisismo ed è nato questo blog

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