✉ UNA LETTERA AL NARCISISTA N. 36

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Cara T-

Ricordo quando ci siamo incontrate la prima volta. Eri un’undicenne trasandata sullo scuolabus, io avevo 14 anni e vendevo caramelle per la band. Volevi che ti dessi caramelle gratis. Ricordo di aver visto nella tua anima e di pensare a quanto eravamo simili. Entrambe venivamo da famiglie disfunzionali, entrambe figlie di narci, entrambe disperatamente bisognose di qualcuno che ci amasse.
Ricordo quanto fosse orribile la tua vita familiare. Come tutti i tuoi fratelli e sorelle apparivano e si comportavano da bisognosi. Come tua madre sfinita aveva una serie di mariti perdenti, come l’ultimo si era chiuso in bagno con una pistola minacciando di uccidersi se lei non l’avesse ripreso. Ricordo di aver offerto a tua madre di lasciarti vivere con me e che lei mi ha dato la tua custodia quando avevo solo 18 anni ed ero single, così hai potuto avere un po’ di stabilità nella tua vita.
Ricordo quanto tu fossi completamente priva di senso pratico e sciocca, come noi tutti ridevamo alle tue domande e osservazioni. Ricordo di aver pensato che tu e la realtà non vi conoscevate, quanto eri stupida, ma pensavi di essere così intelligente. Come quando mi hai regalato una pianta in vaso per il mio compleanno, pensando che, essendo all’oscuro l’avrei fatta crescere per te, poi il tuo completo sgomento quando ho saputo di cosa si trattava. Ricordo come mi ha rattristato quando mi sono resa conto che eri una narcisista e non potevo fare altro che guardarti usare le persone e mentire.
Ricordo quanto fossi inorridita quando ho saputo di come avevi abbandonato le tue due bambine in una comune del Wisconsin. Che l’unico modo in cui il loro padre le aveva trovate era perché quella di otto anni sapeva il suo numero e lo chiamava. Ricordo quanto pateticamente impazienti erano di venire da me per settimane di fila, quanto entrambe fossero dolci e forti, quanto avessero bisogno di conoscenza e di opportunità di imparare.
Ricordo il mio sconvolgimento quando le tue ragazze, ormai cresciute, mi hanno spiegato perché mi odiavi e rifiutavi di vedermi: eri risentita perché io avevo fatto così tanto per loro nel corso degli anni e perché loro amavano me più di quanto amassero te. Ricordo quanto mi faceva sentire triste sentire che loro ti avevano tagliato fuori dalle loro vite e come erano decise a non sposarsi mai o avere figli propri per il tuo esempio.
Mi ricordo l’ultima volta che ti ho vista, appena un paio di anni fa. Come ci siamo incontrate per un caffè in un ristorante bosniaco e tu mi hai subito raccontato tutto della tua vita e hai cercato di farla sembrare positiva. Come mi hai detto cosa stavi facendo, io mi sono seduta lì a guardarti pensando a come qualsiasi cosa tu abbia mai fatto sia stata davvero egoistica, usando le poche persone della tua vita che si interessavano a te. Come tutti noi ti abbiamo visto per quella che sei veramente e sopportato per pietà, ma tu eri totalmente inconsapevole di ciò che pensiamo. Come hai vissuto sempre in un mondo finto della tua immaginazione come facevi quando eri quella ragazzina di 11 anni che ho incontrato tutti quegli anni fa. Ricordo di aver visto nella tua anima e di pensare a quanto siamo così diverse.
Sempre con amore,
Moi

H.G. TUDOR

A Letter to the Narcissist – No. 36

 

 

 

 

Pubblicato da

Stella SHELF Unmaskers

Sono la ex vittima di un Narcisista di rango Medio/Superiore che dopo questa esperienza devastante ha deciso di approfondire le sue ricerche sul narcisismo ed è nato questo blog

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