🎑 TREMOTINO E IL RE NARCI

C’era una volta un Luogotenente che era povero, ma che aveva una bella figlia empatica. Ora accadde che doveva andare a parlare con il Re Narci e, al fine di ingraziarsi il Re Narci e fornire alcuni benefici residui, il Luogotenente disse al re: “Ho una figlia che può trasformare la spazzatura in incantevole splendore, per esempio, puttanate in periodi d’oro.”

Il Re Narci disse al Luogotenente: “È un mestiere che mi aggrada, se tua figlia è intelligente come dici, portala domani al Palazzo della Speranza Perduta e io la metterò alla prova”.

E quando la figlia empatica fu portata dal Re Narci, questo la condusse in uno scompartimento abbastanza pieno di puttanate, le diede una ruota e una bobina e disse:

“Non mi va di usare la mia energia, quindi ho bisogno che tu trasformi queste puttanate in periodi d’oro che io possa usare sui miei soggetti intrappolati. Se entro domani non hai trasformato tutte queste puttanate in periodi d’oro, dovrai essere scartata e diffamata.”

A quel punto il Re Narci chiuse a chiave la figlia empatica nello scompartimento e la lasciò per andare a recuperare la regina ospite di Sheba. Così la figlia del povero Luogotenente si mise a sedere e non riusciva a capire cosa fare per la sua vita. Non aveva mai raccontato bugie ed era una persona onesta, e quindi non aveva idea di come le puttanate potessero essere trasformate in periodi d’oro. Divenne sempre più spaventata finché alla fine cominciò a piangere.

Ma all’improvviso la porta si aprì, entrò un ometto e disse: “Buona sera, padrona Empatica, perché mai stai sprecando tutto quel delizioso carburante negativo in una stanza piena di puttanate?”

“Ahimè,” rispose la ragazza, “Devo trasformare queste puttanate in periodi d’oro e non so come fare.”

“Cosa mi darai se lo faccio io al tuo posto?” Chiese l’ometto, fregandosi le mani nell’attesa.

“Non ho altro da darti che la mia ammirazione e il mio apprezzamento”, rispose la figlia del Luogotenente.

“Può bastare,” ghignò l’ometto.

Si sedette di fronte al volante e whirr, whirr, whirr, la bobina era piena. Mise un altro mulinello e poi un altro e andò avanti così fino al mattino girando le puttanate fino a quando non ci furono che bobine di periodi d’oro.

All’alba il Re Narci era già lì perché non dormiva molto e quando vide tutti i periodi d’oro ne fu deliziato, ma il suo cuore oscuro divenne solo più avido. Fece portare la figlia del Luogotenente in un’altra stanza piena di puttanate, che era molto più grande.

“Bene, ho un banchetto in arrivo e non riesco a tirar fuori ancora una volta tutti i miei falsi aneddoti, quindi ho bisogno che tu mi trasformi qualche altro periodo d’oro per far drizzare gli occhi e le orecchie di tutti coloro che partecipano. Queste puttanate sono state a lungo infettate, per fortuna, se sapessi come farlo, mi vergognerei per alcuni dei loro contenuti. Trasforma questo lotto in periodi d’oro nel corso di una notte oppure ti scarterò, ti diffamerò e ti recupererò più volte malignamente.” comandò il Re Narci.

Sgomenta, la ragazza ricominciò a piangere e in un attimo l’ometto ricomparve ancora una volta nella stanza.

“Santa Toledo, sei matta? Così tanto carburante e tu lo stai sprecando.”

“Mi dispiace, ma mi sento in colpa per tutto, è proprio così che sono. Devo convertire questa stanza piena di puttanate in periodi d’oro oppure avrò un riscontro deludente da parte del re.”

“Capisco. Cosa mi darai se lo faccio io al tuo posto?” Chiese l’ometto.

“Non ho nulla ma posso solo darti il mio apprezzamento e la mia ammirazione ancora una volta,” rispose la ragazza.

“Nah, ne ho avuta un sacco da parte tua, è noiosa e stantia. Ti dico io cosa, mi siederò, farò la conversione e ti offenderò in tutti i modi possibili, così tu piangi e quindi io avrò le tue lacrime e la tua infelicità”.

“Veramente? Sembra una cosa strana da fare quando potrei essere così entusiasta e riconoscente per te. Onestamente, ti ammirerei sempre e per sempre, sei stato così gentile con me.”

“Salvati ragazza, apri i rubinetti o dovrai dare il culo al re” dichiarò l’ometto.

“Molto bene,” rispose la ragazza.

Così l’ometto si mise al lavoro e mentre la ragazza piangeva e si lamentava, ridacchiava tra sé mentre lavorava a modo suo attraverso l’alfabeto di Insulti Svalutanti, definendola ogni sorta di cose orribili. All’alba tutte le puttanate erano diventate periodi d’oro.

Il Re Narci si sbalordì e si rallegrò col potere che gli scintillava negli occhi alla vista di tanti periodi d’oro che avrebbe potuto riversare sulle ignare vittime. Tuttavia, non era abbastanza e fece portare la figlia del Luogotenente in una stanza enorme piena di puttanate.

“Mio Dio, chi ha creato tutte queste puttanate?”, Chiese la ragazza stupita che potesse essere accumulata una tale quantità.

“Non hai mai sentito uno dei miei discorsi?” Chiese il Re Narci in qualche modo irritato.

“Trasforma tutto questo in periodi d’oro e fallo in una notte e se ci riesci ti renderò la mia Fonte Primaria Intima, ehm intendo moglie.”

Il Re Narci partì per recuperare malignamente i residenti di un villaggio vicino e lasciò la ragazza da sola. A tempo debito comparve l’ometto.

“Bene, Arriverò fino ai piedi della scala!” Annunciò quando vide le montagne di puttanate intorno alla ragazza, “Pensavo di poterlo beccare, ma questo ragazzo, sarà difficile batterlo.”

“Cosa mi darai se trasformerò le puttanate in periodi d’oro una terza volta?” Chiese

“Non mi è rimasto nulla. Ho esaurito le lacrime e mi sento insensibile.”

“Non va molto bene. Ti dico cosa, se diventerai la regina, sarai obbligata a farti mettere incinta dal Re Narci così da essere legata a lui, quindi prenderò il tuo primogenito ai fini della triangolazione.”

Chissà se questo accadrà mai, pensò la Figlia del Tenente e non sapendo in quale altro modo cavarsela essendo alle strette, acconsentì.

E quando il Re Narci arrivò alle 6 del mattino dopo una notte di seduzione, trovò tutto ciò che aveva desiderato e prese in moglie la Figlia del Luogotenente, che divenne una fonte primaria intima e venne trattata come una regina.

Circa un anno dopo lei mise al mondo un bel bambino e non dedicò mai un pensiero a quell’ometto buffo, ma una sera, mostrando un evidente disinteresse per i limiti, l’ometto entrò nella sua camera e disse:

“Ho un enorme senso del diritto, quindi dammi ciò che voglio.”

La regina inorridì e offrì al buffo ometto i suoi tratti caratteriali e molti benefici residui incluso un abbonamento completo a Netflix e l’uso esclusivo di una carrozza di cristallo, ma l’ometto rifiutò.

“No, il carburante di recupero e il potenziale di triangolazione di tuo figlio mi sono molto più cari che abbuffarmi di spettacoli di fantascienza per tutto il giorno.”

Allora la regina cominciò a gemere e piangere. L’ometto non sperimentava il suo carburante negativo da un anno, quindi lo fece sentire meglio e si chiese se sarebbe stato meglio tenere la regina come fonte secondaria non intima da cui avrebbe potuto continuare a tornare.

“Ti dico cosa, visto che sono un tipo onesto o almeno così pensa la mia facciata, ti darò tre giorni e se in questo tempo scoprirai il mio nome, allora potrai tenere il bambino”.

Così la regina pensò per tutta la notte a tutti i nomi che avesse mai sentito, e ordinò a un messo di andare in giro per tutto il paese a chiedere, in lungo e in largo, qualsiasi altro nome che potesse esistere. Il messo, che aveva assistito a questo teatrino così tante volte, decise invece di andare alla biblioteca del castello e fare qualche ricerca su questo strano ometto che la regina aveva descritto. Trovò alcuni tomi di un individuo sagace noto come HG Tudor. Si sistemò per leggere i libri che portavano titoli del tipo “Racconti di Furia di Folletti”, “Andare in No Contact” e Cacciare ometti fastidiosi” e “Sparisci! Come battere Ometti divertenti”. “Piuttosto che perdere tempo a trovare i nomi, il saggio messo lesse e rilesse e poi prese solo la lista dei nomi dell’ultima volta che era stato inviato in missione e la consegnò alla regina perché la usasse prima di tornare alla sua ricerca.

Quando l’ometto arrivò il giorno successivo, iniziò con Anima gemella, Vero Amore e Stella Splendente, e pronunciò tutti i nomi che conosceva, uno dopo l’altro, ma a ciascuno l’ometto disse: “Non è il mio nome”.

Il secondo giorno aveva fatto richiesta su un blog popolare dei nomi delle persone che i commentatori conoscevano, e ripeté al buffo ometto i più insoliti e curiosi. Forse ti chiami Tubby, Dickula o Narcopatico, ma lui rispondeva sempre: “Non è il mio nome”.

Il terzo giorno il messo, che francamente trovava assurda tutta questa ricerca del nome, tornò di nuovo e disse: “Non sono stato in grado di trovare un solo nome nuovo, quindi immagino che tu sia un coglione di merda.”

“Oh mio Dio,” gridò la regina, “cosa devo fare, non voglio perdere il mio bambino e farlo triangolare dal fratello più brutto di Yoda.”

Il messo aveva già visto questo gioco molte volte in passato, ma andava avanti solo perché di solito la paga al castello era buona e la vista dalla sua torretta era impressionante, così sopportava il rituale di questi ripetuti recuperi da parte del buffo ometto. Dopo molti anni, però, il messo aveva fatto alcuni importanti progressi nella sua ricerca e inoltre ne aveva piene le scatole, così sentì che era ora che la sciarada finisse.

“Vostra maestà, se posso dare un suggerimento, quando questo Trem … er piccolo buffo uomo appare, non preoccuparti di conoscere il suo nome, ma anzi ignoralo.”

“Ignorarlo, ma perché?”

“Credimi, ho sopportato questo scenario trenta volte in vita mia e ad essere sincero, ho bisogno di una pausa da tutto questo correre qua e là per ricerche e commissioni ridicole. Se vuoi levarti dai piedi questo pazzoide, ignoralo e basta. Posso garantire che non prenderà il tuo bambino.”

E quando poco dopo entrò l’ometto e chiese: “Allora, padrona regina, qual’è il mio nome?”

La regina non disse nulla.

“Ho detto qual è il mio nome?”

La regina fissò fuori dalla finestra.

“Il mio nome? Il mio nome? Qual’è?” Urlò l’ometto saltando da un piede all’altro.

Ma la Regina seguì il consiglio del messo e ignorò completamente l’ometto. Non è importante cosa lui le abbia detto e quanta scena abbia fatto, lei semplicemente lo ignorò finché lui nella sua furia accesa piantò il piede destro così profondamente in terra che entrò tutta la gamba, e poi in preda alla rabbia si tirò la gamba sinistra con entrambe le mani così forte che si squarciò in due e sparì.

La Regina sorrise e cullò il suo bambino mentre il messo ringraziava il suo dio personale che il carosello era finalmente finito.

H.G. TUDOR

Rumplenarcskin